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Sollicciano, sequestrate sette sezioni del carcere fiorentino: violate norme su salute e sicurezza, 200 detenuti da trasferire

16 Giugno 2026 ore 16:33

Una decisione che non ha precedenti per porre rimedio ad un “vulnus” ben noto ma su cui da anni si attendono risposte istituzionali mai arrivate. Il tribunale di Firenze ha disposto sequestro preventivo di sette sezioni del carcere fiorentino di Sollicciano, con trasferimento dei detenuti ospitati nelle stesse, a causa delle condizioni igienico-sanitarie delle celle e di alcuni spazi comuni. Il provvedimento riguarda tre sezioni del reparto giudiziario, tre del reparto penale maschile, più la sezione ‘Accoglienza’.

Si tratta della risposta ad una inchiesta della stessa Procura nata da numerose segnalazioni e ricorsi presentati dai detenuti ai magistrati di sorveglianza in cui si denunciava la situazione di degrado del carcere situato alla periferia ovest ovest del capoluogo toscano, da anni sotto osservazione per un sovraffollamento arrivato a superare picchi del 170% (640 detenuti a fonte di 367 posti disponibili) e che ha portato in anni recenti a numerosi sconti di pena concessi ai detenuti come risarcimento per condizioni di detenzione “inumane e degradanti”, contrarie all’articolo 3 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo.

In particolare una nota della procuratrice di Firenze Rosa Volpe evidenzia che alla base dell’inedito provvedimento di sequestro di sette sezioni del carcere di Sollicciano (le sezioni 1, 2 e 7 del reparto giudiziario maschile e delle sezioni 9, 10 e 12 del reparto penale nonché della sezione Accoglienza) vi siano gravi violazioni delle norme in materia di pulizia dei locali di lavoro”, “abitabilità dei dormitori” e impiantistica elettrica previste dal Testo unico sulla salute e sicurezza sul lavoro. Il decreto di sequestro, aggiunge la procuratrice Volpe, è stato emesso dal gip di Firenze “all’esito di sopralluoghi svolti e di approfonditi accertamenti, consistiti nell’audizione di numerosi testimoni, nell’acquisizione ed esame di documentazione anche fotografica dello stato di tutti gli spazi dei reparti penale e giudiziario maschile dell’Istituto e delle varie sezioni”. Col provvedimento è stato inoltre disposto il trasferimento di tutti i detenuti che si trovavano nelle sette sezioni in altre strutture di reclusione: si tratta di circa duecento detenuti.

Questione su cui è arrivata anche la reazione del ministero della Giustizia, con via Arenula che ha sostanzialmente messo le mani avanti sottolineando le iniziative allo studio del Dap, il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, per risolvere la vergognosa situazione di Sollicciano. Preso atto delle complesse e urgenti condizioni strutturali dell’istituto penitenziario, il Dap ha risolto alcune problematiche, effettuando ristrutturazioni di singoli reparti detentivi. Essendo però necessario un intervento di maggiore portata, è stata già finanziata per la complessiva riqualificazione dell’istituto la somma di nove milioni di euro, a valere sul fondo previsto dalla legge di bilancio 2025″, si legge in una nota del ministero. “Nell’ambito di questa procedura in atto”, prosegue il comunicato di via Arenula, “il 15 maggio scorso si è proceduto all’aggiudicazione della progettazione dei lavori per la completa riqualificazione della Casa circondariale e, allo stesso tempo, per velocizzare i lavori, si sta valutando di anticipare parte di essi, stralciando alcuni interventi prioritari dalla progettazione complessiva. Proprio in virtù di questi lavori programmati, si è previsto un trasferimento di detenuti con destinazione in altri istituti penitenziari, dove sono presenti sezioni o reparti di recente ristrutturazione, che consentono, ad oggi, di ospitare nuovi ingressi. Si darà perciò corso”, annuncia il ministero, “ai lavori necessari nei reparti oggetto di sequestro e al trasferimento dei detenuti secondo quanto già previsto”.

Al G7 vertice sull’Ucraina tra Trump, Macron e Zelensky: Casa Bianca in pressing su Putin che “deve fare un accordo”

16 Giugno 2026 ore 15:32

Non solo l’Iran. Nel G7 francese di Évian, sulle rive del Lago di Ginevra, l’altro dossier al centro dell’attenzione è l’Ucraina e la guerra che da quattro anni sconvolge il Paese dopo l’aggressione da parte della Russia di Vladimir Putin. La riunione dei “sette grandi” della Terra ha coinvolto infatti anche il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, invitato a partecipare al vertice francese. Proprio Zelensky ha avuto questa mattina un importante incontro trilaterale assieme al padrone di casa, il presidente francese Emmanuel Macron, e il suo omologo statunitense Donald Trump, un faccia a faccia atteso da quasi quattro mesi.

Quest’ultimo, fresco di accordo con l’Iran per mettere fine al conflitto nel Golfo Persico, il tempo saprà dire se reggerà o meno di fronte ad un alleato come Israele che ha chiaramente fatto capire di non aver intenzione di fermare la sua offensiva militare in Libano, parte dell’intesa siglata tra Washington e Teheran, vuole ora ottenere una nuova intesa anche sull’altro fronte.

“La Russia dovrebbe raggiungere un accordo, ha perso un numero incredibile di persone e idem l’Ucraina. L’ultimo mese hanno perso tra i due 35mila soldati, è una follia che succede laggiù”, ha detto Trump rivelando inoltre di aver parlato domenica con Vladimir Putin, per poi sottolineare che per un accordo di cessate il fuoco farà “tutto ciò che è in mio potere”. Una delle opzioni, secondo quanto fatto trapelare da fonti francesi, è che la Casa Bianca ripristini le sanzioni sul petrolio russo dopo aver sbloccato la situazione nello Stretto di Hormuz, dove il blocco iraniano aveva spinto l’amministrazione Trump a eliminare in fretta e furia le sanzioni contro il petrolio di Mosca a seguito dello scoppiare della crisi sui mercati energetici.

E sempre da Évian Zelensky ha rimarcato come “i leader del G7 concordano sul fatto che la Russia non stia vincendo”. Parlando al Next Summit alla domanda su come è andato il suo incontro con Donald Trump, Zelensky ha sorriso e ha risposto di avergli “raccontato tutto”. Per il presidente ucraino i leader del G7 hanno dato vita ad un vertice “molto positivo” con un’ampia discussione su come spingere la Russia a negoziare. Zelensky ha detto anche che i leader del G7 concordano all’unanimità sul fatto che “la Russia non sta vincendo ed ha anzi molte vittime, e deve raggiungere un accordo il più rapidamente possibile”. Zelensky ha aggiunto che un numero crescente di russi comprende che il loro Paese non sta vincendo e che la guerra dovrebbe finire: “Meglio tardi che mai”.

It is always important to coordinate positions.
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Завжди важливо координувати позиції.

🇺🇦🇺🇸 pic.twitter.com/pkaU9WTx8e

— Volodymyr Zelenskyy / Володимир Зеленський (@ZelenskyyUa) June 16, 2026

Da Mosca la reazione ufficiale è arrivata per bocca di Dmitri Peskov, il portavoce del Cremlino. Il fedelissimo di Vladimir Putin ha spiegato che il leader russo non ha ricevuto un invito al vertice del G7 a Évian e che “non canali ufficiali tra Mosca e Kiev”, rispondendo a una domanda a una domanda sull’eventualità che Putin avesse ricevuto un invito tramite canali ufficiali e sulle indiscrezioni riguardanti la disponibilità di Zelensky per incontrare Putin a margine del vertice francese.

Chiara Guerra, trovato nel fiume Lemene il corpo dell’insegnante uccisa a coltellate dal nipote 17enne

16 Giugno 2026 ore 12:45

Il corpo di Chiara Guerra, la docente di 53 anni uccisa dal nipote minorenne a San Stino di Livenza, nel Veneziano, è stato individuato dai vigili del fuoco. I caschi rossi erano da giorni impegnati nelle perlustrazioni nei pressi del fiume Loncon che scorre nei pressi del casolare dove la vittima viveva da sola. Per recuperare la salma sono stati impiegati nelle ricerche elicotteri, droni, sommozzatori e il reparto Saf: una corsa contro il tempo per impedire che la corrente trascinasse il cadavere verso la foce del Lemene, in direzione dell’Adriatico, dove poi recuperare il corpo dell’insegnante di lettere all’istituto comprensivo Rita Levi Montalcini di San Stino di Livenza sarebbe diventato probabilmente introvabile.

Il corpo è stato individuato a chilometri di distanza dal luogo in cui era stato gettato dal nipote 17enne, reo confesso dell’omicidio di fronte agli inquirenti nel corso di una lunga audizione col magistrato Carmelo Barbaro della Procura di Pordenone che indaga sul caso. Il giovane l’avrebbe uccisa con almeno 16 coltellate all’interno della legnaia dell’abitazione in cui il ragazzo vive con la famiglia lo scorso giovedì 13 giugno, intorno alle 13:30. Quindi, dopo aver ripulito l’area dal sangue, in realtà poi rinvenuto dagli investigatori, avrebbe caricato il cadavere della zia su una carriola coprendola con un telo per portarla sull’argine del vicino canale Malgher distante circa un chilometro e buttarla in acqua, probabilmente assieme al coltello utilizzato per l’omicidio.

Quanto al movente, non è chiaro cosa abbia provocato la “scintilla” dietro l’omicidio. Testimoni ascoltati dagli inquirenti hanno raccontato di frequenti litigi tra la vittima e il padre del ragazzo per motivi economici relativi al patrimonio familiare, in particolare riguardo un podere familiare da 5mila metri che i due fratelli, entrambi insegnanti, dovevano amministrare. Gli inquirenti stanno anche cercando di capire se il minorenne abbia agito da solo o se sia stato aiutato da un complice. Il ragazzo, che compirà 18 anni fra due mesi, è stato portato in una comunità per minori a Treviso e lunedì il magistrato triestino Nicola Russo ha chiesto la convalida del fermo del giovane. La vittima abitava con la famiglia del fratello nello stesso stabile, abbastanza grande per accogliere entrambi i nuclei. Guerra viveva da sola da quando i genitori erano entrati in una casa di riposo.

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