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Un destino cinico e baro mi fa perdere i Massive Attack ma il Primavera Sound di Barcellona è sempre avanguardia

15 Giugno 2026 ore 14:56
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Il Primavera Sound di Barcellona è uno dei pochi posti al mondo dove puoi perdere il concerto che aspettavi da 25 anni e rotti e ripartire, comunque, con la sensazione di aver vissuto qualcosa di irripetibile. L’edizione 2026 appena terminata si è aperta, infatti, con un colpo di teatro, chiamatela contrappasso-ordalia se volete: durante la prima serata ufficiale del giovedì, il Parc del Fòrum è stato investito da una pioggia torrenziale e da un vento semi-artico che hanno costretto gli organizzatori a fermare i palchi principali per ragioni di sicurezza. E tra gli show cancellati, anche quello dei Massive Attack. Sono cresciuto con il trip-hop di Bristol e per l’ennesima volta un destino cinico e baro mi ha impedito di assistere dal vivo alle alchimie audiovisive di Robert Del Naja e soci.

La mia prima giornata si esaurita così, con l’ascolto di appena una metà dei miei adorati Geese. Poi è cominciato il sabba: diluvio universale, o meglio, Apocalypse Now, e ho dovuto rinunciare pure a Father John Misty e Oklou (che si sono esibiti lo stesso, in mezzo al delirio meteo). Anche il live di Mac DeMarco è stato annullato.

Alle 11 della sera, in migliaia siamo fuggiti in direzione metropolitana zuppi fradici d’acqua. Ma il Primavera Sound ha un talento speciale: quello di saper rialzarsi sempre. E venerdì e sabato è tornato a essere il posto migliore del pianeta. Centinaia di migliaia di pacifiche e gioiose persone hanno riempito il Fòrum fino all’ultimo centimetro utile. Ragazze della Generazione Z e attempati ragazzi con i capelli grigi od ormai estinti, pensiamo al sottoscritto, che convivono uniti dalla medesima, quanto sfaccettata, passione musicale. Qui lo slogan “Nobody is normal” non è marketing, ma una pratica quotidiana, così come il grande “No War” impresso nel cuore del festival. Nel vortice di stages, il livello è stato altissimo.

I Cure hanno firmato il concerto dell’anno: due ore e mezza di repertorio attraverso quattro decenni di carriera senza nemmeno una sbavatura, con un Robert Smith ancora capace di tenere insieme epos e spleen. E sfodera ancora perfettamente la sua voce da ragazzo: la new wave, anche quella tinta di dark, mantiene for ever young. I My Bloody Valentine, quelli di Loveless, anno di grazia 199, capolavoro del genere cosiddetto shoegaze e nella top 50 di qualsiasi classifica rock tout court nella storia, hanno (ri)costruito il loro muro di suono distorto, ipnotico e voluttuoso; gli Slowdive hanno regalato una lezione di post-rock delle origini; l’immenso Damon Albarn, qui alla guida dei Gorillaz e non dei Blur, pur folgorato sulla via dell’Oriente ha confermato di appartenere alla ristrettissima genìa degli artisti che trasformano ogni live in evento. È andato in pellegrinaggio da lui persino il premier spagnolo Pedro Sanchez.

Tra le sorprese più scintillanti (almeno per quel che mi riguarda) annoto Addison Rae, ormai popstar a tutti gli effetti, magnetica e spavalda; la mesmerica Ethel Cain, con la sua tenebrosa e polarizzante liturgia sospesa; Little Simz e Sudan Archives, due bombe di energia; la dj-superstar coreana Peggy Gou, il cui set ha chiuso il festival all’alba di domenica. E poi The xx, in grado di ritrovare immediatamente quella cifra sofisticata e minimale che li ha resi una delle band simbolo di questo primo quarto di secolo.

Conclusioni provvisorie: il Primavera Sound, il mio quinto consecutivo, continua a essere un gigantesco laboratorio culturale dove convivono senza steccati rock, elettronica, pop, sperimentazione e avanguardie. Ma resta soprattutto una comunità civile e libertaria intermittente che dimostra come si possa stare insieme senza paura dell’altro, senza aggressività, senza bisogno di alzare muri. Una sublimazione di quelle che Hakim Bey, nel suo libro underground di culto, definì “T.A.Z.”, Zone Autonome Temporanee. Come i nostri sogni migliori. E si pensa subito all’edizione successiva. Tornerete, nel 2027, cari Massive Attack?

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