Nell’ambito della prevenzione della peste suina africana, i Nas hanno sequestrato?tre capi ibridi ritenuti a rischio in un allevamento?dell’Appennino Reggiano, dopo aver riscontrato gravi irregolarità su rintracciabilità e biosicurezza. Si tratta di?tre scrofe adulte per le quali il servizio veterinario?dell’azienda Usl – che ha supportato i controlli dei carabinieri?del nucleo antisofisticazioni e sanità di Parma coadiuvati dai?militari forestali – ha disposto l’abbattimento eseguito?dalla polizia provinciale competente per territorio.
Le carcasse degli animali saranno sottoposte agli accertamenti diagnostici previsti dal piano nazionale di sorveglianza, con test specifici per la ricerca del virus della Psa. Gli animali erano inoltre?detenuti all’interno di una struttura non autorizzata e?sprovvista delle necessarie recinzioni di contenimento, in?violazione delle disposizioni vigenti in materia di?biosicurezza. Al titolare dell’allevamento sono state contestate?violazioni amministrative per un importo complessivo pari a?3.400 euro.
Avete presente la celebre Nebulosa di Orione? Ecco, nascosto dietro il suo gas e la sua polvere si trova un oggetto altrettanto spettacolare e variopinto: il complesso delle Nubi Molecolari di Orione, visibile in questa immagine grazie allo strumento agli infrarossi NirCam di Jwst, il James Webb Space Telescope. Selezionata come picture of the month di Jwst per il mese di giugno 2026, riesce a mostrarci uno scenario altrimenti invisibile: in banda ottica, infatti, la luce viene assorbita completamente dal materiale della nebulosa antistante, rendendo le osservazioni impossibili a lunghezze d’onda minori di quelle infrarosse.
Regione all’interno di una nube molecolare in cui si formano le stelle. Lo sfondo è ricoperto da strati di gas e polvere dai colori blu, verde e giallastri. Agglomerati più densi di polvere fredda, di colore che va dal marrone scuro al nero, bloccano completamente la luce. Le stelle si trovano sia all’interno che sopra le nubi, dalle quelle piccole arancioni alle grandi stelle bianche o blu. Le onde e i flussi di gas incandescente di colore biancastro sono generati dai getti delle protostelle che entrano in collisione con il materiale circostante. Crediti: Esa/Webb, Nasa & Csa, T. Megeath, M. Zamani (Esa/Webb)
In realtà, il complesso si divide in quattro parti, denominate da Omc-1 a Omc-4, e la foto scattata da Webb cattura solo una piccola parte di Omc-2, distante 1280 anni luce da noi: una regione ampia circa 150 anni luce in cui è in atto un’intensa attività di formazione stellare che dà origine a questa scenografica composizione di colori.
Le nubi molecolari, infatti, sono enormi agglomerati di gas freddo, molto più densi del mezzo interstellare circostante, ed è proprio questa elevata densità che permette al gas di collassare sotto l’azione della gravità, dando origine alle protostelle, il primo stadio del processo di formazione stellare. Man mano che il materiale continua a precipitare sulla protostella in formazione, si riscalda progressivamente e parte dell’enorme energia liberata durante il processo viene convertita in potenti getti di gas espulsi dai poli della stella. Questi getti generano onde d’urto ad alta velocità che attraversano il gas circostante, comprimendolo e riscaldandolo fino a produrre caratteristiche creste luminose ben definite. Nell’immagine è possibile individuare la posizione delle protostelle, ancora nascoste all’interno dei loro gusci di gas e polvere, seguendo a ritroso la direzione di questi flussi.
Al contrario, stelle già formate hanno disperso gran parte del materiale da cui sono nate attraverso la loro radiazione e i loro venti stellari, e per questo motivo appaiono in regioni relativamente sgombre di gas e polvere, rendendosi osservabili direttamente e illuminando Omc-2 con la loro intensa luce bianco-blu.
A queste zone illuminate si mescolano quelle completamente scure, dove la polvere fredda è così densa da assorbire quasi tutta la luce, mentre le regioni marroni e arancioni indicano la presenza di polvere più calda che assorbe e riemette luce. Le sfumature dal giallo al verde sono dovute in gran parte alle emissioni degli idrocarburi policiclici aromatici, mentre la luce delle stelle e delle protostelle, diffusa dai granelli di polvere, appare sotto forma di foschia blu e ciano.
Le osservazioni di questa regione sono state condotte all’interno di un programma che mira a studiare la formazione stellare all’interno delle nubi Omc-2 e Omc-3. In particolare, i dati di Webb verranno usati per comprendere meglio i fenomeni di accrescimento sulle protostelle e come la presenza dei numerosi flussi di gas nella regione influenzi gli stadi iniziali della vita delle stelle.
L’Interferometria SAR, anche conosciuta con l’acronimo InSAR, è una tecnica di telerilevamento che utilizza immagini satellitari acquisite da sensori noti come Radar ad Apertura Sintetica (SAR) per misurare le deformazioni del suolo con precisione millimetrica. Il SAR è un sensore attivo in grado di acquisire immagini della superficie terrestre sia di giorno che di notte, anche in presenza di copertura nuvolosa. Il principio di funzionamento è basato sull’invio a terra di un segnale elettromagnetico caratterizzato da un’ampiezza, che ci dice quanto è intenso, e una fase, ossia la posizione dell’onda in un certo momento, espressa con valori tra 0 e 360 gradi, che equivalgono a [0 – 2π] radianti. Raggiunto il suolo, il segnale viene diffuso in diverse direzioni e la frazione che torna al sensore è quella che si utilizza nella tecnologia SAR. Avremo quindi un contributo di ampiezza, dipendente dalle caratteristiche degli oggetti a terra e dalla loro capacità di riflettere, e un contributo di fase, legato alla distanza percorsa dal segnale per coprire il tragitto satellite-superficie terrestre. E’ proprio tramite l’analisi dei contributi di fase inviati da un sensore SAR in intervalli temporali differenti che è possibile ricostruire i campi di spostamento indotti sulla superficie terrestre da fenomeni naturali o antropici.
Se il suolo si deforma, ad esempio a causa di un terremoto, immagini SAR acquisite prima (T1) e dopo (T2) l’evento sismico saranno infatti caratterizzate da contributi di fase diversi tra loro. Questo perché la deformazione del suolo indotta dal sisma, avrà un impatto sul tempo di percorrenza del segnale inviato dai sensori (Figura 1).
Figura 1: Principio di funzionamento dell’Interferometria SAR. Se il terreno si deforma nell’intervallo temporale tra la prima acquisizione (T1) e la seconda acquisizione (T2), ci sarà un diverso tempo di percorrenza del segnale elettromagnetico che si traduce in un contributo di fase addizionale nella seconda immagine (linea rossa).
L’interferometria SAR utilizza l’informazione contenuta nella differenza di fase tra due immagini acquisite a cavallo di un evento per calcolare di quanto si è deformato il terreno nell’intervallo temporale tra le due acquisizioni. La mappa delle differenze di fase tra due immagini, pixel per pixel, è il cosiddetto interferogramma, ed è il principale prodotto dell’analisi interferometrica. Esso consiste in un’immagine composta da frange di colore, le frange interferometriche, ognuna delle quali rappresenta un valore di differenza di fase nell’intervallo [-π, π], a sua volta rappresentativo di una deformazione di pochi centimetri. Per avere una rappresentazione maggiormente comprensibile del processo deformativo in atto è quindi necessario trasformare, mediante alcuni passaggi matematici, l’interferogramma in una vera e propria mappa di deformazione, in cui ogni pixel riporta un valore di deformazione assoluto del terreno. Il primo terremoto a essere studiato con questa tecnica è stato il terremoto di magnitudo momento Mw 7.3 nella comunità di Landers, in California, nel 1992. In un lavoro su Nature, gli autori evidenziarono le potenzialità dell’Interferometria SAR, applicata a immagini acquisite dalle missioni ERS-1 dell’Agenzia Spaziale Europea, mostrando per la prima volta come appariva un terremoto visto da satellite (Figura 2).
Figura 2: Interferogramma relativo al terremoto di magnitudo momento Mw 7.3 avvenuto a Landers, in California, nel 1992. Questo evento fu il primo a essere studiato con la tecnica InSAR. Sono ben visibili le cosiddette frange interferometriche in cicli di colore, ognuna delle quali è rappresentativa di una deformazione del terreno di circa 3 centimetri.
I principali eventi in epoca strumentale in Italia
La tecnica interferometrica è sensibile a deformazioni superficiali dell’ordine di diversi centimetri, associate solitamente a eventi sismici di magnitudo momento Mw superiore a 5, che fortunatamente non sono molto frequenti in Italia. A partire dai primi anni ’90, quando i satelliti ERS dell’Agenzia Spaziale Europea hanno acquisito e reso per la prima volta disponibili alla comunità scientifica immagini SAR della superficie terrestre, si possono individuare quattro principali sequenze sismiche che hanno interessato in modo significativo il territorio italiano, con conseguenze talvolta anche drammatiche (Figura 3).
Figura 3: Principali eventi sismici registrati in Italia e analizzati con le immagini SAR. Le stelle gialle rappresentano gli epicentri dei terremoti.
Nel nostro paese, la prima applicazione dell’Interferometria SAR allo studio di un evento sismico risale al terremoto di Colfiorito del 1997 . Il 26 settembre 1997 alle ore 11:40 (ora italiana) un evento sismico di magnitudo locale ML 5.8 (https://terremoti.ingv.it/event/849549) colpì un’area di circa 15 km di lunghezza tra Umbria e Marche, tra Colfiorito (PG) e Serravalle di Chienti (MC). Il sisma enucleò a una profondità di circa 6 km e i risentimenti furono avvertiti distintamente in gran parte dell’Italia centrale. L’analisi InSAR, applicata a una coppia di immagini SAR acquisite dalle costellazioni ERS-2 dell’Agenzia Spaziale Europea, mostrò un abbassamento dell’Altopiano di Colfiorito di circa 25 centimetri (Figura 4), consistente con un meccanismo di faglia di tipo normale tipico delle zone dell’Appennino centrale.
Figura 4: Mappa di deformazione del terreno ottenuta tramite analisi InSAR relativa al terremoto di Colfiorito del 26 settembre 1997 (dati ERS-2).
Il secondo terremoto analizzato con la tecnica dell’Interferometria SAR è stato l’evento di magnitudo momento Mw 6.1 (https://terremoti.ingv.it/event/1895389) che ha colpito L’Aquila durante la notte del 6 aprile 2009. In questo caso le immagini SAR applicate a dati acquisiti durante la missione Envisat dell’Agenzia Spaziale Europea, hanno dato la possibilità di stimare spostamenti cosismici massimi pari a circa 25 cm e un’area di deformazione estesa circa 30 chilometri in lunghezza (Figura 5), permettendo di ricostruire la faglia responsabile dell’evento, anche in questo caso con un meccanismo normale consistente con il regime estensionale dell’Appennino (Atzori et al., 2009).
Figura 5: Mappa di deformazione del terreno relativa al terremoto che ha colpito l’Aquila il 6 aprile 2009 (dati Envisat).
Successivamente, nel maggio 2012 il territorio emiliano è stato colpito da due forti terremoti. Il primo, di magnitudo momento Mw 5.8 e profondità 10 km, avvenuto il 20 maggio nei pressi di Finale Emilia (https://terremoti.ingv.it/event/772691), mentre il secondo di magnitudo momento Mw 5.6 e profondità 8 km localizzato a sud della città di Mirandola (https://terremoti.ingv.it/event/841091), entrambi in provincia di Modena. Questi eventi sono stati oggetto di analisi InSAR utilizzando i dati acquisiti dalle missioni spaziali Radarsat (Agenzia Spaziale Canadese) e COSMO-SkyMed (Pezzo et al., 2013). In particolare questi ultimi dati, distribuiti dall’Agenzia Spaziale Italiana, sono stati fondamentali fin dalle prime fasi di gestione dell’emergenza per una rapida valutazione degli spostamenti cosismici nell’area, stimati intorno ai 14 cm (Figura 6).
Figura 6: Mappa di deformazione del terreno relativa al terremoto dell’Emilia del 2012 (dati Cosmo-SkyMed).
L’ultimo forte evento che ha colpito la nostra penisola è rappresentato dalla sequenza sismica che ha interessato il centro Italia nel 2016-2017 per circa 8 mesi, con più di 3500 eventi di magnitudo maggiore di 2.5, causando gravi danni all’edificato, danneggiando irrimediabilmente il patrimonio artistico e provocando, purtroppo, anche più di 300 vittime. La sequenza è stata caratterizzata da 4 eventi principali: il terremoto di Amatrice/Accumoli (RI) del 24 agosto 2016, con una magnitudo momento Mw pari a 6.0 (https://terremoti.ingv.it/event/7073641), il terremoto di Visso (MC) del 26 ottobre 2016, con una magnitudo momento Mw di 5.9 (https://terremoti.ingv.it/event/8669321), il terremoto di Norcia (PG) del 30 ottobre 2016, con una magnitudo momento Mw di 6.5 (https://terremoti.ingv.it/event/8863681) e il terremoto di magnitudo momento Mw 5.5 avvenuto a Capitignano (AQ) il 18 gennaio 2017 (https://terremoti.ingv.it/event/12697591). Il dato interferometrico ha permesso di stimare la deformazione totale causata dalla sequenza, che ha determinato un abbassamento di circa 1 metro della Piana di Castelluccio (Figura 7), e vincolare geometria, meccanismo e profondità delle faglie responsabili. In questo ultimo caso, l’Interferometria SAR è stata applicata alle immagini delle costellazioni Sentinel-1 dell’ESA, il cui primo satellite è stato lanciato nel 2014.
Figura 7: Mappa di deformazione del terreno relativa al terremoto di Norcia del 30 ottobre 2016 (dati Sentinel-1).
Questo excursus sui principali eventi sismici, che hanno interessato il territorio italiano e che sono stati studiati mediante la tecnica InSAR, ha consentito di apprezzare i significativi miglioramenti raggiunti in questi decenni sia dagli algoritmi e dai software utilizzati per il calcolo degli interferogrammi, che dalla tecnologia applicata ai sensori SAR. Dall’evento di Colfiorito, analizzato con dati ERS, fino alla sequenza che ha colpito il centro Italia tra il 2016 e il 2017, investigata nel dettaglio con dati Sentinel-1, risultano evidenti i progressi nella qualità delle immagini ottenute. I miglioramenti in termini di risoluzione spaziale, tempo di rivisita, prestazioni dei sensori, insieme ad algoritmi di elaborazione dei dati sempre più sofisticati, hanno permesso di affinare in modo sostanziale l’informazione estratta dal dato satellitare, contribuendo a una conoscenza sempre più approfondita e accurata dei fenomeni sismici e della sismicità del nostro Paese.
A cura del Laboratorio GEOSAR dell’INGV
Riferimenti
Massonnet, D., Rossi, M., Carmona, C. et al. (1993). The displacement field of the Landers earthquake mapped by radar interferometry. Nature, 364, 138–142. https://doi.org/10.1038/364138a0
Stramondo, S., Tesauro, M., Briole, P., Sansosti, E., Salvi, S., Lanari, R., Anzidei, M., Baldi, P., Fornaro, G., Avallone, A,, Buongiorno, M. F., Franceschetti, G., Boschi E. (1999). The September 26, 1997 Colfiorito, Italy, earthquakes: Modeled coseismic surface displacement from SAR interferometry and GPS. Geophys. Res. Lett., 26, https://doi.org/10.1029/1999GL900141.
Atzori, S., Hunstad, I., Chini, M., Salvi, S., Tolomei, C., Bignami, C., Stramondo, S., Trasatti, E., Antonioli, A., and E. Boschi (2009). Finite fault inversion of DInSAR coseismic displacement of the 2009 L’Aquila earthquake (central Italy). Geophys. Res. Lett., 36, L15305, doi:10.1029/2009GL039293.
Pezzo, G., Merryman Boncori, J. P., Tolomei, C., Salvi, S., Atzori, S., Antonioli, A., … & Giuliani, R. (2013). Coseismic deformation and source modeling of the May 2012 Emilia (Northern Italy) earthquakes. Seismological Research Letters, 84(4), 645-655.
Cheloni, D., et al. (2017). Geodetic model of the 2016 Central Italy earthquake sequence inferred from InSAR and GPS data. Geophys. Res. Lett., 44, 6778–6787, doi:10.1002/2017GL073580.
Rispetto al tema del ddl caccia che intende modificare la legge 152/92 “si precisa che la comunicazione della Commissione europea in relazione al testo del disegno di legge sulla tutela della fauna selvatica attualmente in discussione in Senato contiene delle osservazioni preventive su disposizioni ancora in corso di esame parlamentare, che non sono da intendersi come una declaratoria di incompatibilità unionale di norme vigenti. Sono valutazioni interlocutorie su un testo non ancora approvato e per le quali non sussiste alcun tipo di omissione informativa. Inoltre, non sussiste un autonomo obbligo di trasmissione al Parlamento di una interlocuzione tecnica riferita a disposizioni non ancora definitive”. Lo ha detto durante il Question time nell’Aula della Camera, il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto, rispondendo a un’interrogazione di Avs sulle iniziative per il rispetto della normativa europea sulla tutela della biodiversità, degli habitat e dell’avifauna selvatica. “Tali osservazioni saranno comunque valutate nelle sedi competenti, anche attraverso il confronto con le altre Amministrazioni interessate, al fine di assicurare la coerenza del testo finale con la disciplina eurounitaria”, spiega Pichetto, “ad ogni buon conto, le osservazioni formulate dalla Commissione si concentrano in particolare: sull’estensione della CACCIA nelle aziende agrituristiche-venatorie oltre la stagione venatoria, e l’eventualità che l’attività riguardi gli esemplari di fauna selvatica presente in loco durante periodi sensibili; la possibilità di estendere i periodi di caccia oltre i limiti oggi previsti; la possibilità di usare dispositivi ottici o optoelettronici per la CACCIA selettiva degli ungulati; la modifica della disciplina sui richiami vivi”. Su tali aspetti, “è in corso un’interlocuzione tra il MASE ed il MASAF, al fine di fornire risposta a quanto evidenziato dai Servizi della Commissione”, sottolinea il ministro. Inoltre, “in ragione dell’iter legislativo in corso, sono in fase di valutazione degli approfondimenti tecnici sulle formulazioni del testo e degli emendamenti, anche allo scopo di tenere conto, ove necessario, dei profili di attenzione evidenziati, senza tuttavia pregiudicare l’autonomia del Parlamento, cui spetta la valutazione e la definizione finale del testo normativo”, conclude PICHETTO.
Otto cani rinchiusi in gabbie piccole e in pessimo stato igienico-sanitario: denunciato il proprietario del terreno dove insisteva un vero e proprio canile abusivo. È accaduto – riporta Ansa – a Scisciano, dove i carabinieri della stazione di San Vitaliano, insieme al personale sanitario della sezione veterinaria dell’Asl Napoli 3 Sud, sono intervenuti presso un terreno a via Molino a seguito di una segnalazione nella quale venivano evidenziati maltrattamenti agli animali. Lungo il terreno, appositamente recintato, militari e sanitari hanno trovato sette cuccioli di chihuahua e un meticcio. I cagnolinI erano rinchiusi in anguste e sporche gabbie, con il meticcio bloccato da una catena al collo. Dopo gli accertamenti del caso, l’appezzamento è stato posto sotto sequestro mentre il proprietario del terreno, un 80enne già noto alle forze dell’ordine, è stato denunciato. Gli otto cani sono stati invece affidati ad una clinica veterinaria convenzionata con l’Asl per le cure del caso.
La nuova indagine antitrust WhatsApp AI sta ridefinendo le regole del gioco per gli assistenti virtuali in Europa. Con una mossa quasi senza precedenti, la Commissione Europea ha ordinato a Meta di fare un passo indietro, imponendo misure cautelari per garantire una concorrenza leale nel settore. Ma cosa significa questo per il mercato e per il futuro della tecnologia? Scopriamolo insieme.
Cosa è successo esattamente? la mossa di Meta e la risposta europea
Il fulcro della questione è la WhatsApp for Business API. Si tratta dell'interfaccia che le aziende usano per comunicare con i clienti sull'app di messaggistica. Fino a poco tempo fa, anche gli assistenti AI di terze parti potevano accedere liberamente a questa API. Le cose sono cambiate il 15 ottobre 2025.
In quella data, Meta ha introdotto una nuova policy che ha di fatto bloccato la concorrenza. L'unica opzione rimasta era utilizzare Meta AI, l'assistente proprietario dell'azienda. Questa mossa ha immediatamente allertato Bruxelles, che ha avviato un'indagine formale. La gravità della situazione ha spinto la Commissione ad agire d'urgenza. Ha imposto delle misure senza attendere la conclusione dell'inchiesta, una procedura estremamente rara e usata solo una volta in passato.
Una posizione dominante che rischia l'abuso
La rapidità dell'intervento europeo si spiega con un concetto chiave: la posizione dominante. Secondo la Commissione, Meta detiene un potere enorme nel mercato delle app di comunicazione. Il timore è che l'azienda possa sfruttare questo vantaggio per eliminare la concorrenza nel nascente settore degli assistenti AI. Bloccando i rivali su WhatsApp, Meta potrebbe infatti consolidare il proprio monopolio. Questo impedirebbe ad altre aziende di competere ad armi pari. Un rischio concreto per l'innovazione e per la libertà di scelta degli utenti.
Il futuro dell’indagine antitrust WhatsApp AI
È importante sottolineare che la decisione attuale è solo una misura provvisoria. L'indagine antitrust WhatsApp AI prosegue e non ha una scadenza definita. Potrebbero servire mesi, o persino anni, per raggiungere una sentenza finale. Nel frattempo, però, le regole del gioco sono state ripristinate per garantire un mercato aperto a tutti.
L'ordine della commissione: cosa deve fare Meta (e in fretta)
L'ordine di Bruxelles è chiaro e perentorio. Meta deve ripristinare la situazione precedente al 15 ottobre 2025. Questo significa garantire di nuovo l'accesso gratuito a WhatsApp per tutti gli assistenti AI concorrenti. L'azienda deve agire immediatamente: ha solo cinque giorni lavorativi di tempo per conformarsi. Le sanzioni in caso di inadempienza sono severe. Si parla di multe fino al 10% del fatturato annuo globale, oltre a penali giornaliere. È un segnale forte che dimostra la determinazione dell'Europa.
Un contesto più ampio: la guerra digitale tra Big Tech e UE
Questa vicenda non è un caso isolato, ma si inserisce in un contesto di tensioni crescenti. Le grandi piattaforme tecnologiche e le autorità europee sono spesso in conflitto. Basti pensare al recente blocco di alcune funzioni di Apple Intelligence a causa del Digital Markets Act (DMA). O alle accuse contro Google per aver favorito il suo assistente Gemini su Android.
La corsa all'intelligenza artificiale è diventata un campo di battaglia normativo. Il caso antitrust WhatsApp AI dimostra che l'Europa è pronta a usare ogni strumento per difendere la concorrenza leale. L'obiettivo è proteggere i mercati emergenti. La partita è solo all'inizio, ma il mercato degli assistenti AI torna a essere, per ora, un campo di gioco aperto.