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Consorzio Zir di Tossilo, la Regione accelera sulla fine del commissariamento

17 Giugno 2026 ore 15:25
Consorzio Zir di Tossilo, la Regione accelera sulla fine del commissariamento

CAGLIARI (ITALPRESS) – “La priorità della Regione è quella di chiudere nel più breve tempo possibile il regime di commissariamento del Consorzio ZIR di Tossilo, per poter iniziare a investire concretamente su queste aree. Per quanto riguarda il subentro nella gestione, come già detto in più occasioni, la Regione non intende in alcun modo precludere la facoltà assolutamente legittima delle comunità locali di autodeterminarsi nella scelta del soggetto che ritengono più opportuno nell’interesse del territorio”. Lo ha ribadito l‘assessore dell’Industria Emanuele Cani nel suo intervento in occasione del Consiglio comunale di Macomer, tenuto ieri sera, avente ad oggetto una mozione sul futuro del Consorzio ZIR (Zona industriale di interesse regionale) di Tossilo.

“Una volta usciti dal regime di commissariamento che, lo ricordo, si protrae da quasi vent’anni, valuteremo tutti assieme quale sia lo strumento migliore per avviare un percorso di riorganizzazione dell’assetto industriale, anche affinando gli aspetti di natura normativa. Noi come Regione faremo la nostra parte, mettendo ordine attraverso l’appianamento dei debiti e delle altre pendenze, affinché il nuovo soggetto giuridico possa insediarsi e dare finalmente dignità amministrativa a questi territori”, ha concluso Cani.

Alla seduta ha preso parte anche l’assessora dell’Ambiente Rosanna Laconi che ha fatto il punto sullo stato di avanzamento del collaudo del termovalorizzatore, che si concluderà il 13 settembre prossimo. “Una volta terminate le pratiche di collaudo, l’impianto entrerà nella vera e propria fase di gestione e quindi sarà fondamentale avere una governance solida affinché possa funzionare a pieno regime in maniera adeguata”, ha sottolineato Laconi, ricordando anche l’importanza di altri asset presenti nell’area industriale di Tossilo, tra cui in particolare l’impianto di compostaggio e la piattaforma di valorizzazione degli imballaggi di carta, plastica, vetro e metalli, e la necessità di porsi l’obiettivo di una loro corretta gestione.

-Foto Regione Sardegna-
(ITALPRESS).

Un’indagine: cresce l’apatia dei cittadini per clima e sicurezza, welfare priorità

17 Giugno 2026 ore 15:05
Un’indagine: cresce l’apatia dei cittadini per clima e sicurezza, welfare priorità

ROMA (ITALPRESS) – Cresce tra i cittadini europei, e in particolare tra i giovani, una forma di stanchezza psicologica (“war fatigue” e “climate fatigue”) verso le grandi minacce globali. Di conseguenza, si registra un netto calo della preoccupazione per il cambiamento climatico, che in Italia è passata dall’82% del 2022 al 70% del 2025. La quotidianità spinge l’opinione pubblica a rimettere al primo posto i bisogni materiali immediati, come il potere d’acquisto, l’inflazione, la povertà e la tenuta della sanità pubblica. E’ la fotografia del Terzo Barometro Eco-Sociale, intitolato “La triplice sfida: sicurezza sociale, ambientale e civile”, curato dal Professor Maurizio Ferrera dell’Università Statale di Milano per Percorsi di secondo Welfare e promosso da Fondazione Lottomatica su dati comparati dell’istituto di ricerca YouGov.
Dall’indagine emerge un forte rifiuto dei cittadini a sacrificare la spesa sociale per finanziare le transizioni: il 49,7% degli italiani è contrario a dare priorità all’ambiente se questo comporta tagli alle tutele, e ben il 62,8% antepone il welfare aziendale e statale agli investimenti militari.
Per superare l’immobilità, il rapporto propone una strategia basata sul concetto di “prontezza” (preparedness) evocato dalla UE, articolata in quattro agende: eco-sociale, clima e sicurezza umana, resilienza civile delle infrastrutture critiche e competitività economica, quest’ultima necessaria a generare le risorse per evitare tagli sociali. Il rapporto lancia infine un monito sulla comunicazione pubblica: l’approccio istituzionale deve evitare allarmismi che generano rifiuto, come il “kit di sopravvivenza” della Commissione UE, giudicato troppo ansiogeno dal 50% degli italiani. Spetta ora alla classe politica guidare il processo con responsabilità, bilanciando sensibilizzazione e rassicurazione.
“Le sicurezze, che emergono come la richiesta più forte da questo studio, richiedono politiche di medio-lungo periodo. Per fare un’operazione verità sulle paure del futuro in una società occidentale attraversata da profondi cambiamenti, la politica deve riappropriarsi del proprio ruolo guida e dire la verità sulle reali sostenibilità finanziarie, climatiche e sanitarie – ha detto la deputata del Partito democratico Paola De Micheli, a margine della presentazione dello studio -. E’ una scelta strategica che rifiuta la rincorsa del consenso hic et nunc, puntando invece sulla fiducia nei cittadini, che sono perfettamente in grado di comprendere la realtà e le soluzioni necessarie per il futuro del Paese”.
“Da questo importante documento del professor Ferrera traspare l’inadeguatezza dell’Unione Europea nel rispondere alle sollecitudini dei cittadini: a fronte di molte paure e ansie, le risposte sono ancora poche – le parole di Marco Osnato, Presidente della VI Commissione Finanze della Camera dei deputati -. In un momento di scarsità di risorse economiche, è necessario trovare nuovi strumenti e percorsi per preservare le sicurezze legate alla salute, all’ambiente e a un sistema di difesa oggi carente. Per fare tutto questo servono competitività e crescita: credo fermamente che lo sviluppo economico sia il motore in grado di generare e sostenere tutte le altre tutele”.

– foto ufficio stampa Fondazione Lottomatica –
(ITALPRESS).

Cina: Shanghai ospita mostra su Giorgio Morandi con oltre 140 opere originali

17 Giugno 2026 ore 15:04
Cina: Shanghai ospita mostra su Giorgio Morandi con oltre 140 opere originali

SHANGHAI (CINA) (XINHUA/ITALPRESS) – Una mostra dedicata a Giorgio Morandi ha aperto al pubblico oggi presso il Museum of Art Pudong (MAP) di Shanghai, nella Cina orientale. Sono esposte oltre 200 opere provenienti da più di 30 istituzioni e collezioni private di tutto il mondo, di cui più di 140 sono opere originali di Morandi.

Co-organizzata dal MAP e dal Museo Morandi di Bologna, la mostra “Giorgio Morandi: Solo” offre una visione panoramica della vita tranquilla e introspettiva dell’artista e della sua fusione spirituale tra culture orientali e occidentali.

Per trasmettere meglio l’essenza dell’opera di Morandi, la sala espositiva di 3.000 metri quadrati del MAP è stata suddivisa in 35 “piccole sale”. L’allestimento complessivo guida i visitatori attraverso spazi modesti, paragonabili per dimensioni agli studi dello stesso Morandi.

“Il titolo della mostra, ‘Solo’, riflette la vita appartata dell’artista e il suo stile pittorico fortemente personale”, ha spiegato Lorenzo Balbi, direttore del Museo Morandi e curatore della mostra. “Per tutta la vita non si sposò e visse da solo, con le sue routine quotidiane concentrate in due piccoli studi, uno a Bologna e l’altro a Grizzana Morandi”.

“Il termine ‘Solo’ evoca anche una performance solistica, suggerendo che i dipinti tranquilli di Morandi risuonano come musica in continuo mutamento, suscitando una ricca gamma di emozioni”, ha aggiunto Balbi.

Giorgio Morandi è considerato uno degli artisti più influenti del XX secolo. La tavolozza dai toni tenui e a bassa saturazione da lui prediletta, oggi ampiamente nota come “colori Morandi”, è diventata un trend molto ricercato nel design contemporaneo.

– Foto Xinhua –

(ITALPRESS).

Larry Johnson: La situazione nel Golfo è stata radicalmente cambiata dai missili cinesi forniti all’Iran.

17 Giugno 2026 ore 11:54

Gli “alleati” arabi degli Stati Uniti si stanno affrettando a concludere accordi di pace direttamente con Teheran.

Diamo atto a Donald Trump di una cosa… Ha mantenuto la parola data e ha revocato il blocco navale americano contro le navi iraniane, e ora l’Iran può contare sul fatto che le sue petroliere entrino ed escano dal Golfo Persico attraverso lo Stretto di Hormuz.

Questo non significa che il memorandum d’intesa con l’Iran, che dovrebbe essere firmato a Ginevra venerdì, entrerà in vigore, ma rappresenta un passo verso la de-escalation. Quindi, la domanda che dobbiamo porci è: perché Donald Trump ha “ceduto per primo” e ha accettato l’offerta dell’Iran lo scorso aprile?

Penso ci siano diverse ragioni, ma la principale è che gli Stati Uniti stanno esaurendo le riserve di petrolio, il che significa che Trump non sarà in grado di mantenere artificialmente bassi i prezzi della benzina.

Secondo quanto riportato dalla CNN, le riserve strategiche di petrolio degli Stati Uniti sono scese al livello più basso dal 1983. Il calo si verifica nel contesto delle continue riduzioni delle riserve volte a mitigare l’impatto del conflitto con l’Iran. Le scorte sono scese a 340,3 milioni di barili, un livello che non si vedeva dai tempi dell’amministrazione Reagan .

Si prevede che il consumo giornaliero di carburante negli Stati Uniti nel 2026 si attesterà tra i 20 e i 21 milioni di barili, il che significa che le attuali scorte di benzina basteranno per due settimane, fino al 1° luglio.

Donald Trump potrà anche essere mentalmente instabile, ma ha comunque il buon senso di capire che la carenza di petrolio e il forte aumento dei prezzi della benzina a luglio sono politicamente inaccettabili.

Un altro fattore è che la scorsa settimana le installazioni e gli aerei americani nel Golfo Persico hanno subito danni significativi.

Gli attacchi statunitensi contro installazioni iraniane nello Stretto di Hormuz, avvenuti il ​​9 e il 10 giugno, hanno provocato una violenta reazione iraniana, che ha colpito obiettivi in ​​Iraq (basi della CIA a sostegno dei curdi), Kuwait (base aerea di Ali Al-Salem, Camp Buering nel nord-est del Kuwait e un centro operativo temporaneo vicino al porto civile di Shuaiba), base aerea Prince Saud vicino a Riyadh, in Arabia Saudita, e base aerea di Mawaffak Al-Salti in Giordania.

Gli attacchi sono stati devastanti e, secondo quanto riferito, hanno coinvolto nuovi missili cinesi forniti all’Iran. Inoltre, gli stati arabi del Golfo stanno esercitando pressioni sugli Stati Uniti affinché cessino di attaccare obiettivi in ​​Iran.

L’Iran, con il sostegno di Cina, Russia e Pakistan, sta attivamente portando avanti negoziati diplomatici con Arabia Saudita, Qatar ed Emirati Arabi Uniti (EAU).

Gli Emirati Arabi Uniti, da tempo una spina nel fianco per l’Iran e l’Arabia Saudita pur essendo considerati un alleato di Israele, hanno inviato una delegazione in Iran il 9 giugno.

Reuters ha riferito che gli Emirati Arabi Uniti hanno accettato di fornire miliardi di dollari all’Iran: due fonti regionali indicano la cifra di 10 miliardi di dollari (di cui oltre 3 miliardi già forniti), mentre altre due fonti parlano di 20 miliardi di dollari. L’accordo prevede che i fondi vengano stanziati in cambio della cessazione degli attacchi iraniani contro gli Emirati Arabi Uniti.

Tuttavia, il Ministero degli Affari Esteri degli Emirati Arabi Uniti ha categoricamente smentito le notizie, affermando che le accuse erano “completamente false e infondate” e che nessun fondo iraniano congelato era stato sbloccato, trasferito o supportato attraverso gli Emirati Arabi Uniti..

Quel che è certo è che gli Emirati Arabi Uniti hanno inviato una delegazione di alto livello per negoziare con il governo iraniano.

Una delegazione qatariota di alto livello è arrivata a Teheran mercoledì 10 giugno per colloqui sulle relazioni bilaterali, gli sviluppi regionali e gli sforzi diplomatici per porre fine al conflitto tra Iran e Stati Uniti. La delegazione è giunta a mezzogiorno, dopo che Trump aveva accusato l’Iran di temporeggiare e dichiarato che Teheran ora deve “pagarne il prezzo”.

L’AFP, citando un diplomatico a conoscenza della questione, ha riferito che una squadra negoziale del Qatar si è recata a Teheran dopo consultazioni con funzionari statunitensi per contribuire a ridurre le divergenze ancora esistenti tra le due parti.

Una fonte pakistana di alto livello, a conoscenza del ruolo del Pakistan nella mediazione dei colloqui tra Stati Uniti e Iran, ha affermato che il Pakistan, con il sostegno di Cina e Russia, sta compiendo progressi nei negoziati con Arabia Saudita e Qatar per porre fine al dispiegamento di basi militari statunitensi nei rispettivi paesi.

Questi colloqui sono coincisi con il rifiuto dell’Arabia Saudita di consentire agli Stati Uniti di utilizzare il suo spazio aereo per colpire obiettivi iraniani nell’ambito del Progetto Freedom.

L’accordo verrà firmato venerdì? Rimango scettico, semplicemente a causa della fortissima reazione negativa contro Donald Trump da parte di funzionari israeliani infuriati e di alcuni politici statunitensi.

Tuttavia, al momento in cui scrivo, lunedì sera, l’accordo sembra essere ancora valido. Perché Donald Trump non ha ancora pubblicato il testo del memorandum d’intesa?

Due possibili spiegazioni (e sarei curioso di sapere quale ritenete più plausibile): 1) Ci sono ancora punti di disaccordo tra Iran e Stati Uniti, e stanno ancora cercando di raggiungere un compromesso; 2) Trump non vuole annunciare i dettagli in anticipo, temendo che una reazione sionista possa far saltare la cerimonia di firma di venerdì a Ginevra. Le montagne russe diplomatiche sono in pieno svolgimento… Quindi, aspettiamo fino a venerdì?

Fonte: Sonar21.com

Traduzione: Luciano Lago

Dyson V12 Detect Slim Absolute (ricondizionato) a un super prezzo su eBay

17 Giugno 2026 ore 09:08

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Il potentissimo aspirapolvere senza fili Dyson V12 Detect Slim Absolute (ricondizionato) è in offerta su eBay con un risparmio di 320 euro.

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Android 17 è arrivato con la bolla delle app, Gemini Omni e altre novità

17 Giugno 2026 ore 08:31

Android 17 è disponibile

Android 17 è disponibile sui Pixel con la bubble bar per il multitasking, Gemini Omni per editare video e Lyria 3 per creare musica.

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