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“Non saltate i pasti e mangiate frutta. Scandite la giornata, staccando il cervello con attività”: le strategie per combattere l’ansia e affrontare al meglio la Maturità

17 Giugno 2026 ore 08:14

Ultime ore prima dell’avvio della Maturità. La tensione cresce per i 500mila studenti che da giovedì dovranno affrontare l’esame di Stato, ma qualche strategia per governare le emozioni e per arrivare sereni alla prova c’è: sapere come nutrirsi e come allenare il cervello. Abbiamo chiesto “aiuto” a due esperti: la dietista Elena Piovanelli e il neurologo Michele Gennuso, direttore del Dipartimento di riabilitazione neurologica della Fondazione Camplani nella casa di Cura Ancelle di Cremona, oltre che professore di Neurofisiologia del sistema nervoso presso l’Università degli Studi di Cremona.

Piovanelli lavora in questo settore da oltre vent’anni, tenendo diversi progetti di educazione alimentare nelle scuole. La dietista non ha dubbi: “Prima regola, una buona idratazione. I prossimi giorni dovremo fare i conti con un’ondata di calore con picchi che arriveranno oltre i trenta gradi. Se si beve poco il cervello va in sofferenza, la concentrazione viene meno. Considerando l’età bisognerebbe bere un paio di litri d’acqua al giorno. Frizzante o meno ma acqua”. Attenzione: no all’acqua fredda che potrebbe creare una congestione proprio a poche ore dall’esame.

Altro consiglio: “Non saltare i pasti. Spesso i ragazzi – sottolinea l’esperta – sballano il loro bio ritmo, perdono l’abitudine di far colazione per poi cercare cibi ‘palatabili’. È necessario, invece, fare tre pasti al giorno oltre a due/tre spuntini”. Approvati lo yogurt, la frutta, una fetta di pane e prosciutto o cioccolato. Bocciati gli snack salati perché per “smaltirli serve ancora più acqua”.

Terzo suggerimento: frutta a colazione. La dottoressa Piovanelli non vieta un cornetto o il caffè ma caldeggia meloni, albicocche, ciliegie, frutti di bosco perché contengono acqua, sali minerali, vitamine, anti ossidanti, zuccheri e fibre che contribuiscono al senso di sazietà. Ad andare a braccetto con quest’ultimo incoraggiamento c’è quello di valorizzare i piatti freddi: riso, pasta, cuscus. Infine, “vanno evitati gli alcolici”. Piovanelli sa che molti giovani bevono drink o birra ma consiglia di evitarli almeno in questo periodo: “L’alcool una volta ingerito nelle ore successive va smaltito. La sera non permette di riposare bene”.

Sulla stessa lunghezza d’onda è il neurologo Gennuso: “Una leggenda metropolitana dice che l’uso della cannabis possa contribuire all’apprendimento, ma in realtà le droghe aumentano la perdita delle funzioni mnemoniche. Meglio evitarle, quindi”. Per Gennuso, comunque, la regola principe è “dormire bene. Non bisogna ritardare l’addormentamento stando davanti agli schermi perché i social in modo particolare attivano molto l’attenzione che è la porta d’ingresso della memoria”.

E l’ansia? “C’è, è necessaria perché stimola a trovare percorsi per apprendere ma non deve diventare patologica. Va assecondata ma vanno eliminati i pensieri intrusivi, catastrofici”. Insomma al bando i “ma andrà tutto male” o “non ce la farò”, così anche gli ansiolitici. Ad aiutare i ragazzi, invece, è lo “scandire la giornata – precisa il medico – andando a nuotare, a correre, staccando il cervello con pause e attività che creino gratificazione”. Così anche “studiare in maniera regolare senza la brama dell’imparare tutto all’ultimo minuto”.

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Toto-tracce Maturità, le tre proposte di Galiano: “Deledda, gli 80 anni della Repubblica e il linguaggio dell’odio”

17 Giugno 2026 ore 08:14

Grazia Deledda, gli ottant’anni della Repubblica e il linguaggio dell’odio”. A lanciare una terna secca nel toto tracce è Enrico Galiano, professore di italiano, storia e geografia alle scuole medie dell’istituto comprensivo di Chions, in provincia di Pordenone, ma anche scrittore, molto amato dagli adolescenti e dai docenti.

Il suo pronostico, pensato per ilFattoQuotidiano.it che lo ha raggiunto tra un viaggio e l’altro in treno, non è una profezia perché Galiano sa bene che il tototracce “è un grande sport nazionale in cui è molto difficile vincere”. Ma il suo occhio da insegnante, da appassionato della letteratura, da autore (l’ultimo suo libro è “Il cuore non va a dormire” edito da Einaudi) che guarda con attenzione alla cronaca con la capacità di avere uno sguardo divergente, lo ha portato a ipotizzare queste tre proposte.

Grazia Deledda, per la tipologia A ovvero l’analisi e l’interpretazione di un testo letterario italiano. “Deledda – ci spiega Galiano – perché nel 2026 cade il centenario del Nobel: sarebbe una scelta giusta, anche simbolica. Una grande autrice italiana, spesso lasciata ai margini, che invece avrebbe moltissimo da dire ancora oggi sul destino, sulla libertà, sulle radici, sulla fatica di essere sé stessi dentro un mondo che ti ha già scritto addosso un ruolo”. La scrittrice sarda non è mai stata proposta come autore della prima prova ordinaria negli ultimi decenni. È comparsa solo in alcune prove supplettive ma si tratterebbe di una novità assoluta. Sono in tanti ad averla citata nel “toto-tema” e anche l’IA ha puntato su di lei.

Per la tipologia B, ovvero l’analisi e la produzione di un testo argomentativo, Galiano va sul sicuro: “È molto credibile una traccia sugli 80 anni della Repubblica. Mi auguro però che non diventi una celebrazione da trombone e fascia tricolore, ma una riflessione viva su che cosa significhi oggi essere cittadini: partecipare, scegliere, discutere, avere diritti e anche responsabilità. In un tempo in cui tutti parlano e pochi ascoltano, sarebbe una traccia molto attuale”. Anche in questo caso si tratta di un tema suggerito anche dall’intelligenza artificiale e da molti docenti che in queste ore postano consigli sui social.

Novità assoluta, invece, la proposta di Galiano per la terza pista, ovvero la riflessione critica di carattere espositivo-argomentativo su tematiche di attualità: “Secondo me, riguarda il linguaggio dell’odio e la responsabilità delle parole perché oggi quest’ultime sembrano leggerissime: le scrivi, le posti, le lanci, e dopo un secondo sei già altrove. Però, intanto, quelle parole restano addosso a qualcuno. Feriscono, isolano, accendono rabbia, costruiscono muri. E allora sarebbe bello chiedere ai ragazzi proprio questo: che cosa facciamo, ogni giorno, con le parole che abbiamo in mano?”. Galiano conclude: “Poi naturalmente il ministero potrebbe tirare fuori tutt’altro ma se dovessi giocarmi tre fiches, le metterei qui”.

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La scuola insegna a dare risposte, non a far domande: il linguaggio tecnico delle semisupercazzole intimidisce

17 Giugno 2026 ore 07:15

Di mestiere cerco di spiegare le cose che credo di sapere. Spesso per accorgermi che, mentre lo faccio, non le so pienamente neppure io. Questa tendenza risale a quando mi accorsi, da studente, di capire veramente poco delle lezioni che mi venivano inflitte. Tanto da sentirmi inadeguato allo studio. Poi mi accorsi che anche i miei compagni di scuola capivano poco, ma diligentemente ripetevano quel che avrebbero dovuto apprendere, senza averlo compreso.

Mi trovai allora d’accordo col Manzoni: il latinorum dell’Azzeccagarbugli è una forma di intimidazione dell’ascoltatore ignaro da parte di chi usa un linguaggio forbito e tecnico. L’ignaro si vergogna di non aver capito e quindi accetta la superiorità intellettuale di chi lo intimidisce. L’apice di questa pratica la ritroviamo in Amici Miei, con Ugo Tognazzi che “fa la supercazzola”, una pratica in cui era già stato maestro Ettore Petrolini.

La supercazzola è entrata nei dizionari ed è presente anche in Wikipedia. Cercandola per divertimento ho trovato anche il riferimento ad un mio antico articolo sul Secolo XIX dove introduco una parola derivata: la semisupercazzola. La supercazzola non significa niente. Mentre la semisupercazzola significa eccome, ed è analoga al latinorum, che usa il latino per intimidire, mentre la semisupercazzola usa il linguaggio tecnico. A lezione sfidavo gli studenti ad individuare le semisupercazzole: durante le lezioni introdurrò concetti che, secondo me, non sarete in grado di capire. Voi dovete capire di non star capendo e mi dovete interrompere, chiedendomi di chiarire.

Facevo le mie semisupercazzole e nessuno mi interrompeva: prendevano appunti scrivendo diligentemente quello che l’oracolo enunciava. Dopo un po’ mi fermavo e chiedevo: chi ha capito quello che ho detto cinque minuti fa? Siete in grado di spiegarmelo? Ci volevano settimane per spingerli a far domande. Alla domanda: ma quante volte siete stati esposti alle semisupercazzole? La risposta era invariabilmente: infinite volte. La scuola insegna a dare risposte, non a fare domande.

Basta pensare alla formula più famosa del mondo: E=mc². La troviamo sulle magliette, nei fumetti, tutti la riconoscono come una genialata. L’energia equivale alla massa moltiplicata per la velocità della luce al quadrato. Perché la velocità della luce? perché al quadrato? Un mio amico fisico mi ha detto: ma non è possibile… poi ha fatto l’esperimento e ha scoperto che nessuno la sa spiegare, a parte i fisici. Ha cercato di spiegarmela ma mi sono perso dopo pochi passaggi. Non ho le basi per capirlo. Come probabilmente lui non ha le basi per capire che non è vero che l’ontogenesi ricapitoli la filogenesi. Anche se in un quarto d’ora sono certo di riuscire a farglielo capire. Solo che sono in pochi ad accettare un quarto d’ora di spiegazioni.

Così, chi cerca di spiegare le scienze naturali di solito non usa la semisupercazzola, ma spesso si ferma a nozioni superficiali che generano meraviglia senza portare a consapevolezza, come ho spiegato mille volte nel dire che i copepodi sono gli animali più importanti per il funzionamento degli ecosistemi planetari. Spiegare i copepodi richiede tempo, e poi non sono scenografici come una balena o una barriera corallina. Così nessuno li conosce. Insomma, i naturalisti di solito raccontano storielle carine, arrendendosi alle banalità e dando la sensazione che le cose di cui si occupano siano di importanza marginale.

I rappresentanti di altre discipline usano linguaggi astrusi, enunciati con grande determinazione. Non sono supercazzole, sono semisupercazzole. E di solito promettono mirabilie. Dal progetto genoma che risolve tutti i problemi del mondo vivente, al bosone che finalmente ci dice che c’è una particella che dà la massa alle altre particelle: la particella di Dio. Nessuno capisce veramente gran che, ma sono in pochi a dire: io non ho capito, me lo spieghi meglio? Maurizio Crozza a prendere in giro prima Antonino Zichichi e poi Carlo Rovelli, senza però scalfire l’autorevolezza di questi divulgatori. Non parliamo dei filosofi. Ho comprato Labirinto Filosofico di Massimo Cacciari e mi sono perso dopo le prime pagine, a conferma di quanto sia azzeccato il titolo. Colpa mia, non sono sufficientemente ferrato in quella materia.

Ma se mi chiedono di spiegare a tutti la medusa immortale non mi metto a parlare di transdifferenziamento come se il concetto fosse noto a tutti: in presenza di stress subletali le cellule di Turritopsis si dedifferenziano e poi si ridifferenziano in altri tipi cellulari, invertendo l’ontogenesi per transdifferenziamento.

Quando la notizia della medusa immortale fece irruzione nei media fui persino intervistato in diretta da Emilio Fede che, bontà sua, mi diede un minuto e mezzo per spiegare la cosa nel TG4. Feci una semisemisupercazzola, inevitabilmente, lasciandolo nella convinzione che io sapessi come si fa l’elisir di lunga vita ma che non lo volessi rivelare. Ma né io né i miei colleghi arrivammo a vendere il segreto dell’immortalità, anche se avremmo potuto benissimo farlo. Dicendo che, con opportuni finanziamenti, tra 30 anni avremmo risolto il problema dell’invecchiamento. E, se fossimo rimasti in vita, dopo 30 anni avremmo detto che in 30 anni lo avremmo risolto, e non si morirà più. Dopotutto è quello che fanno quelli che ci promettono la fusione nucleare.

Alla gente piacciono le supercazzole e anche le semisupercazzole. Se cerchi di spiegare le cose in modo comprensibile e non fai promesse mirabolanti sei meno rispettato. Alla fine, anche nelle scienze, il marketing è importantissimo. Nessuno sa che strada faccia l’acqua per diventare plin plin, ma quell’acqua vende bene.

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