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Taranto, la lotta dei lavoratori del verde pubblico: no ai tagli su orari e salari

di: PC
17 Agosto 2026 ore 20:36

Il Partito Comunista al fianco dei 96 operai e dei sindacati SGC e Cobas: «Il Comune ritiri il bando al ribasso e garantisca la tutela dei lavoratori»

Taranto, 12 ago – Il Partito Comunista esprime totale ed incondizionata solidarietà ai 96 lavoratori addetti alla manutenzione del verde pubblico del Comune di Taranto, in lotta contro l’amministrazione
di centro-sinistra, che ha indetto un nuovo bando per l’affidamento del servizio di gestione del verde.

La gara d’appalto, non solo prevede una durata inferiore rispetto al passato, ma stanzia importi nettamente ridotti rispetto al precedente affidamento.

«Una scelta politica che rischia di tradursi in un pesante taglio dell’orario di lavoro e del salario per gli operai coinvolti – fa sapere il Partito Comunista – Parliamo di lavoratori che svolgono un servizio essenziale, garantendo il decoro, l’ordine e la vivibilità della città.
Ora, dopo una serie di incontri sindacali infruttuosi, il Comune cerca di scaricare la patata bollente sulle aziende che subentreranno nell’autunno prossimo.
È intollerabile che si decida di risparmiare tagliando le risorse destinate ai lavoratori in una città come Taranto, dove la disoccupazione e la precarietà rappresentano già una piaga sociale drammatica. Il Partito Comunista – conclude la nota – sarà sempre al fianco dei lavoratori che, insieme ai sindacati SGC e Cobas, stanno portando avanti una mobilitazione esemplare e unitaria per rivendicare con forza la continuità salariale e di orario di lavoro e una nuova gara d’appalto, con risorse che possano garantire la dignità dei lavoratori e un servizio adeguato».

 

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CBD ad uso orale: il Tar respinge i ricorsi, ma il decreto resta sospeso

17 Agosto 2026 ore 11:40
Il 14 agosto il Tar del Lazio ha pubblicato due sentenze sul CBD, ma su due atti diversi. La n. 14268/2026 respinge il ricorso di Crystal S.r.l. contro la circolare ministeriale del 7 agosto 2024, nella parte che riguarda i cosmetici. La n. 14273/2026 respinge il ricorso di Cbweed S.r.l., rivolto invece direttamente contro il …

I medici mancano dove c’è carenza di programmazione

17 Agosto 2026 ore 11:00

Aumentare indiscriminatamente il numero di laureati in medicina non serve perché i medici mancano solo in alcuni territori e in alcune specialità. Ed è per questi problemi che vanno cercate soluzioni. Tutt’altro discorso vale invece per gli infermieri.

L'articolo I medici mancano dove c’è carenza di programmazione proviene da Lavoce.info.

I medici mancano dove c’è carenza di programmazione

17 Agosto 2026 ore 11:00

Aumentare indiscriminatamente il numero di laureati in medicina non serve perché i medici mancano solo in alcuni territori e in alcune specialità. Ed è per questi problemi che vanno cercate soluzioni. Tutt’altro discorso vale invece per gli infermieri.

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Falsi terremoti: lo strano caso del terremoto del 16 marzo 1883

17 Agosto 2026 ore 09:30

Parlare di terremoti falsi può sembrare un controsenso: un terremoto o è avvenuto o non è avvenuto. In ambito sismologico, tuttavia, il termine assume un significato tecnico preciso. Cerchiamo di spiegare con le parole di E. Guidoboni (1985): “Non c’è dubbio che un terremoto, quale è definito dalla sismologia contemporanea, è riconosciuto in modo non equivoco dai testimoni”, ciò implica che l’evento sismico debba essere stato osservato, con una datazione certa e caratteristiche documentate (come intensità, presenza di danni, ecc.). Fin qui tutto chiaro?

Quando la sismologia moderna iniziò, più o meno a metà del 1800, a catalogare i terremoti, gli studiosi dell’epoca raccolsero informazioni sui terremoti del passato attingendo dalle fonti più disparate, documenti, lettere, memoriali di ogni genere. E non fu inusuale che in quei cataloghi e nelle compilazioni successive venissero inseriti dei veri e propri falsi terremoti. Su questo tema ci sono alcuni studi per terremoti italiani come quelli di Guidoboni e Ferrari, 1989; Bellettati et al., 1993; Albini, 2011.

Ma per quale motivo poteva accadere una cosa del genere?

Succedeva, come ben descritto dagli autori appena citati, che in fonti, magari piuttosto antiche, alcuni fenomeni naturali come frane, venissero descritti come terremoti, terrae motus, definizione peraltro neanche molto errata se si parla di smottamenti e altri eventi simili. Oppure equivoci interpretativi dovuti ad un uso traslato e analogico dei termini usati, o addirittura fonti false, inattendibili e compilazioni errate (Guidoboni, 1985). A questo si potrebbero aggiungere errori di copisti, anticamente, o di stampa in tempi più recenti.

Per citare qualche caso interessante tra i moltissimi, riportiamo la frana di Issime nel 1600, nel già citato lavoro di Guidoboni (1985), oppure l’eruzione gassosa con effetto di sinkhole a Larderello nel 1320 (Meloni, 2009), o infine il falso terremoto del 1346 in Pianura Padana descritto da Camassi e Castelli (2013). La casistica è ampia.

Per avere un’idea concreta di quanto raccontato finora, basta consultare il sito dell’Archivio Storico Macrosismico Italiano (ASMI, Rovida et al., 2017), che raccoglie le fonti disponibili per tutti i terremoti presenti nel Catalogo Parametrico dei Terremoti Italiani (CPTI15, Rovida et al., 2020, 2024), dove esiste, fra le altre selezionabili, la voce “terremoti falsi”. E nell’elenco ve ne sono ben 260, dal 50 d.C. al 1971. Analogamente troviamo segnalazioni di terremoti falsi nel Catalogo dei Forti Terremoti Italiani (CFTI5med, Guidoboni et al., 2018). Pertanto, nei cataloghi sismici precedenti agli attuali erano inclusi almeno 260 eventi, successivamente rimossi dalle compilazioni più aggiornate (Figura 1). 

Figura 1. Pagina di ASMI con la lista e le localizzazioni degli eventi falsi (ASMI – Consultazione per terremoto).

Confutare, correggere, revisionare i dati storici relativi a un evento sismico comporta un lavoro spesso più difficoltoso e complesso rispetto a quello della ricerca di dati sismici ex novo.

Innanzitutto, perché il dato viene presentato già analizzato, configurandosi come un prodotto finito del quale è necessario ricostruire ogni passaggio metodologico; in ultimo, vi è un certo timore reverenziale nei riguardi degli autori dell’epoca, i cui nomi illustri costituiscono tuttora, a distanza di molti decenni, i capisaldi nell’ambito della sismologia storica, richiedendo cautela e rispetto nell’approccio. Nel caso in esame, la figura di riferimento è Michele Stefano De Rossi, fondatore del Bullettino del Vulcanismo Italiano.

Figura 2. Michele Stefano De Rossi (a destra) nell’Osservatorio di Rocca di Papa (foto da Tertulliani, 2019).

Il terremoto del 16 marzo 1883

Il caso trattato nella recente pubblicazione di Paolini e Tertulliani (2026) è quello del terremoto che sarebbe avvenuto nei Monti Prenestini, vicino Roma, il 16 marzo 1883 e come tale presente in catalogo con intensità 7 MCS e magnitudo macrosismica 5.1.

Analizziamo le fonti, anzi la fonte. In base a quanto riportato laconicamente dal Bullettino del Vulcanismo Italiano alla data del 16 marzo del 1883 troviamo: Sera, Palazzuolo presso Albano Laziale, scossa 8°.

Dubbi su questo evento erano già stati espressi da Diego Molin in un suo studio del 1981 sulla sismicità dei Colli Albani dove al riguardo annotava:

16.3.1883, PALAZZOLO, VII grado

È molto probabile che l’intensità attribuita a questa scossa sia errata (errore di stampa?); essa è riportata nelle “Notizie di Marzo” del Bullettino del Vulcanismo Italiano e le è assegnata un’intensità dell’VIII grado della scala De Rossi – Forel (corrispondente al VII grado MCS). Poiché lo stesso Bullettino non la menziona né nella “Rivista sismica di Marzo”, né tra i dati degli osservatori sismici di Velletri e Roma e nemmeno riporta notizie riguardanti i paesi vicini, è probabile che il valore dell’intensità sia notevolmente inferiore a quello assegnatoli.

Nonostante i dubbi del valentissimo collega Molin, l’evento confluì prima nel catalogo PFG (Postpischl, 1985) e successivamente nel CPTI15 con una intensità stimata del 7° MCS (per un confronto tra le scale macrosismiche citate si veda Tertulliani, 2019).

A rendere più confusa la situazione è la localizzazione stessa dell’evento: Palazzuolo presso Albano Laziale. La specifica presso Albano Laziale indicata da Michele De Rossi, scompare nel lavoro di Molin e la localizzazione viene successivamente interpretata come la località Palazzola o Colle di Palazzolo, situata nei pressi di Zagarolo, alle pendici dei Monti Prenestini e come tale confluisce nel catalogo DBMI-CPTI15. Le due località distano circa 15 km l’una dall’altra.

Malgrado queste incongruenze si è giunti a definire quello che rappresenta il più importante e, al tempo stesso, enigmatico, evento sismico dei Monti Prenestini. 

Per comprendere meglio le perplessità sul terremoto del 1883 analizziamo brevemente il contesto sismico dei Monti Prenestini.

La sismicità dei Monti Prenestini

La dorsale dei Monti Prenestini è un piccolo massiccio montuoso della provincia di Roma (Figura 1), compreso tra il complesso vulcanico dei Colli Albani a sud-ovest e le propaggini dell’Appennino centrale a est. La sismicità dell’area è da considerarsi bassa sia in frequenza che in intensità. 

Figura 3 Estrazione dall’archivio ASMI [Rovida et al., 2017] dei terremoti localizzati nell’area dei Monti Prenestini (linea rossa tratteggiata). Con la crocetta rossa è indicato l’evento del 16 marzo 1883. La legenda indica solo genericamente la grandezza del terremoto (da Paolini e Tertulliani, 2026).
Eseguendo un’estrazione di dati dal CPTI15 [Rovida et al., 2020; 2022] nell’area attorno ai Monti Prenestini (linea tratteggiata in rosso in Figura 1), emergono le notizie di pochi terremoti (Tabella 1), con magnitudo massime che raramente raggiungono valori pari a 5.0.
Tabella 1 Lista degli eventi presenti all’interno della linea tratteggiata in Figura 1 (da CPTI15, Rovida et al., 2022).

Fra questi eventi spiccano i due terremoti del 1844 e del 1876 che fecero danni alla città di Palestrina, in provincia di Roma, oltre a quello del 16 marzo del 1883.

Il terremoto del 1876 è l’evento più documentato, procurò danni a Palestrina e ad altre località del circondario, fino ai Castelli Romani (Locati et al., 2022). Anche il terremoto del 1844 danneggiò Palestrina (Tertulliani et al., 1998).

Tutti gli eventi menzionati in tabella hanno lasciato una traccia documentale attraverso la letteratura scientifica dell’epoca, le Cartoline macrosismiche oppure articoli su quotidiani come, ad esempio, il Corriere della Sera del 29-30 ottobre 1876 sul terremoto del 1876: Abbiamo avuto un po’ di terremoto. Veramente a Roma pochissimi se ne sono accorti: la scossa fu assai lieve, in senso ondulatorio, e in un’ora di attività cittadina, nelle ore pomeridiane. Ma nella provincia di Roma, a Palestrina, a Tivoli ed altrove, la scossa fu più forte e grande la paura. 

Al contrario, il terremoto del 16 marzo 1883 a cui è attribuita la massima magnitudo dell’area, localizzato nei pressi di Zagarolo (Roma), cittadina sita tra i Colli Albani e i Monti Prenestini, e con una intensità MCS pari a 7 per la località di Palazzola (frazione di Zagarolo), è dotato di una poverissima documentazione.

La mancanza di documentazione per un terremoto avvenuto vicino a Roma, in tempi abbastanza recenti, e che avrebbe fatto danni significativi risulta però sospetta. 

Analisi di un evento non avvenuto

Diversi elementi inducono a ritenere l’indicazione fornita nel Bullettino del De Rossi come frutto di un errore.

Innanzitutto, l’assenza di una qualsiasi notizia attraverso le Cartoline sismiche. Il sistema delle Cartoline sismiche, messo in piedi da De Rossi fra il 1870 e il 1880 tramite una rete di corrispondenti fissi, era all’epoca ormai avviato e consolidato, e metteva in condizione il mondo scientifico e accademico sia di convalidare l’avvenimento di un evento sismico sia di quantificarne gli effetti sull’uomo e sull’ambiente (vedi un articolo recente sulle Cartoline sismiche).

Pur ammettendo e ipotizzando una eventuale perdita accidentale delle cartoline sismiche legate all’evento studiato, ulteriori elementi fanno dubitare sul reale accadimento che, va sottolineato, venne valutato come 8° della scala De Rossi-Forel su un edificato di pietra, mattoni e privo di cemento armato (equivalente al 7° MCS, lesioni gravi e diffuse negli edifici in muratura). Inoltre:

  • Presso l’Archivio Centrale dello Stato (ACS) – fondo Ministero dell’Interno, telegrammi in partenza (quanto posseduto in ACS per quell’anno) verso le Prefetture (fino all’istituzione del Dip. Di Protezione Civile, 24 febbraio 1992, il compito di intervento e prima assistenza rimase sempre in capo al Ministero dell’Interno), non v’è traccia di telegrammi in partenza. 
  • Il ricordo del luttuoso terremoto di Casamicciola (Isola d’Ischia, Napoli) avvenuto due anni prima (4 marzo 1881) e la cui memoria era ancora viva, non poteva certo far passare inosservato un evento sismico di tale energia, avvenuto alle porte della Capitale.
  • La mancata menzione dell’evento nelle opere di carattere scientifico coeve. Prima tra tutte l’opera del Baratta [1901] oppure quella del Galli [1906].
  • L’assenza di una ancorché minima notizia sui quotidiani locali e nazionali dell’epoca: Il Messaggero (di solito prodigo nell’invio sul posto di propri inviati), La Gazzetta Piemontese, L’Italie, L’Illustrazione Italiana, L’Osservatore Romano e il Corriere della Sera, i quali riportano al contrario, notizie di scosse di terremoto avvenute in quei giorni in Sicilia a seguito dell’eruzione dell’Etna o addirittura nelle vicinanze di Amsterdam a testimonianza dell’attenzione della carta stampata su questi fenomeni, eventi, questi ultimi due, che sono peraltro debitamente annotati nel Bullettino.

In ultimo non va dimenticato che l’area dei Castelli Romani era ben conosciuta dal De Rossi che vi abitava; ad Albano, in particolare, il fratello, Giovanni Battista De Rossi insigne archeologo e studioso di catacombe e antichità paleocristiane, aveva studiato le catacombe di san Senatore e nel fratello Michele trovava spesso valido aiuto nelle ricerche archeologiche. In sintesi, un evento sismico con intensità pari al 7° MCS / 8° Rossi-Forel non poteva non indurre il sismologo De Rossi a un sopralluogo personale quindi a un commento più descrittivo sugli effetti provocati dal sisma, e soprattutto non poteva passare inosservato.

Conclusioni

Dalle pagine del Bullettino traspare l’impegno  continuo, costante e quasi maniacale di Michele Stefano De Rossi: un’opera di catalogazione metodica e puntuale che testimonia una dedizione tale da indurlo a abbandonare definitivamente la carriera giuridica per la sismologia. Risulta dunque complesso rintracciare la causa di tale svista o comprendere le ragioni dell’errore. Si è trattato di un refuso tipografico o magari di un fenomeno reale ma di lieve entità (un 3° grado De Rossi-Forel?) trasformatesi in un 8° durante la fase di stampa del Bullettino? In assenza di prove definitive, resta il fatto che tale informazione errata, recepita nelle bibliografie successive, ha condizionato la valutazione del rischio sismico locale, determinando persino lo spostamento dell’epicentro dai Colli Albani all’area dei Monti Prenestini.

Sul piano strettamente metodologico, la ricerca condotta costituisce un significativo esempio di indagine fondata sull’assenza di fonti documentarie. Proprio tale assenza rappresenta un elemento probatorio rilevante, poiché suggerisce che l’evento non ebbe luogo oppure, nella più prudente delle ipotesi, che si manifestò con un’intensità talmente modesta da non lasciare tracce nella documentazione coeva.

A cura di Andrea Tertulliani, INGV e Salvatore Paolini, ENEA. 

Bibliografia

Albini, P. (2011). The true case of the 1276 fake earthquake. Seismological Research Letters, 82(1), 111-114.

Bellettati, D., Camassi, R., & Molin, D. (1993). Fake quakes in Italy through parametric catalogues and seismological compilations: case histories and typologies. Terra Nova, 5(5), 488-495.

Camassi R., Castelli V., 2013. The curious case of the 1346 earthquake recorded only by very young chroniclers. Seismological Research Letters, 84, 6, 1089-1097. https://doi.org/10.1785/0220130063

Galli I. (1906). I terremoti nel Lazio. Velletri. Tipografia “Pio Stracca”, 132pp.

Guidoboni E. (1985) Immagini e interpretazioni di fenomeni naturali: “Il terremoto” di Issime del 1600-1601, Quaderni storici, Vol. 20, No. 60 (3), pp. 811-838

Guidoboni, E., & Ferrari, G. (1989). The inexact catalogue: the study of more than 1700 earthquakes from the XI to the XX century in Italy. Terra Nova, 1(2), 151-162.

Guidoboni E., Ferrari G., Mariotti D., Comastri A., Tarabusi G., Sgattoni G., Valensise G. (2018) – CFTI5Med, Catalogo dei Forti Terremoti in Italia (461 a.C.-1997) e nell’area Mediterranea (760 a.C.-1500). Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV). https://doi.org/10.6092/ingv.it-cfti5

Locati M., Camassi R., Rovida A., Ercolani E., Bernardini F., Castelli V., Caracciolo C.H., Tertulliani A., Rossi A., Azzaro R., D’Amico S., Antonucci A. (2022). Database Macrosismico Italiano (DBMI15), versione 4.0 [Data set]. Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV). https://doi.org/10.13127/dbmi/dbmi15.4

Meloni, F. “Terremoti e sprofondamenti–similitudine dei percorsi di ricerca storica, tra casi di sostituzione, effetti nel suolo e liquefazioni.” Atti 2 Workshop internazionale:“I Sinkholes. Gli sprofondamenti catastrofici nell’ambiente naturale ed in quello antropizzato”, Roma, 2009.

Molin D. (1981). Sulla sismicità storica dei Colli Albani. CNEN, RT/AMB (81) 11. Roma, 104 pp.

Paolini, S., & Tertulliani, A. (2026). Materiali per un Catalogo dei terremoti italiani: il caso del più forte terremoto dei Monti Prenestini (Lazio), 16 marzo 1883. Quaderni Di Geofisica, 201, 20 pp. https://doi.org/10.13127/qdg/201

Postpischl, D. (1985). Catalogo dei terremoti italiani dall’anno 1000 al 1980, CNR-PFG, Quaderni de «La ricerca scientifica», 114, 2B, Bologna, 239 pp. 

Rovida A., Locati M., Antonucci A., Camassi R. (a cura di) (2017). Archivio Storico Macrosismico Italiano (ASMI). Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV). https://doi.org/10.13127/asmi

Rovida A., Locati M., Camassi R., Lolli B., Gasperini P. (2020). The Italian earthquake catalog CPTI15. Bulletin of Earthquake Engineering, 18(7), 2953–2984. https://doi.org/10.1007/s10518-020-00818-y

Rovida A., Locati M., Camassi R., Lolli B., Gasperini P., Antonucci A. (2022). Catalogo Parametrico dei Terremoti Italiani (CPTI15), versione 4.0. [Data set]. Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV). https://doi.org/10.13127/cpti/cpti15.4

Tertulliani A. (2019): Storia delle scale macrosismiche, Quad. Geofis., 150. https://doi.org/10.13127/qdg/150


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