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Il Tempo pubblica i costi di Report: “Stipendi faraonici”. Gli inviati: “Falso, quereliamo”. Floridia (M5s): “Atto grave, si vuol screditare il programma”

17 Agosto 2026 ore 13:53

Stipendi faraonici e spese incredibili, ecco quanto ci costa Report“. Il quotidiano Il Tempo, di proprietà del deputato della Lega Antonio Angelucci, alimenta la campagna contro il programma d’inchiesta pubblicando un documento interno Rai con una serie di importi in euro, presentati come “l’elenco completo dei compensi percepiti dai trenta giornalisti e autori negli ultimi tre anni”. Sulla base di quei numeri, il giornale diretto da Daniele Capezzone afferma che alcuni di loro “preso abitualmente più di centomila euro l’anno, con casi che hanno superato facilmente i duecentomila fino a toccare i trecentomila euro”, citando volti noti come Giulia Innocenzi, Giorgio Mottola e Bernardo Iovene. Una ricostruzione smentita dagli inviati del programma, che annunciano querela contro Il Tempo e “tutte le testate che riprenderanno le informazioni false e scorrette pubblicate”: “Le somme indicate sono scorrette e artatamente aumentate e non indicano affatto la retribuzione individuale dei singoli inviati ma il totale delle spese sostenute per la realizzazione dei singoli servizi. I giornalisti e le giornaliste di Report hanno per la maggior parte contratti di lavoro autonomo a partita Iva con la Rai e, in base al modello produttivo della trasmissione, autoproducono i propri servizi, pagando dunque di tasca propria i costi di trasferta, di montaggio e tutte le altre spese vive necessarie a condurre per mesi un’inchiesta”, sottolineano in un comunicato.

“Le somme pagate per i servizi giornalistici”, spiegano, “vanno dunque solo in parte a pagare i compensi dei giornalisti, una gran parte copre le spese di produzione già sostenute dagli inviati. Grazie a questo modello produttivo, che scarica i costi vivi sui giornalisti, in questo modo li abbatte. Report è la trasmissione di approfondimento giornalistico meno costosa della prima serata Rai, con circa 150mila euro a puntata, altre nella stessa fascia e sulla stessa rete arrivano a costare il doppio. Se qualcuno intende occuparsi davvero di compensi faraonici in Rai, deve indirizzare l’attenzione ad altri giornalisti, graditi alla politica, che negli ultimi anni sono stati messi alla guida di trasmissioni rivelatesi fallimentari”, concludono gli inviati. Una replica che Capezzone definisce” scombiccherata e controproducente”: “Questi signori si arrampicano sugli specchi parlando di lordo e netto e di spese sostenute. Tutti concetti già spiegati oggi nei nostri articoli. La realtà è che molti di loro incassano più dell’appannaggio annuale spettante al presidente della Repubblica (il quale, meritoriamente, se l’è anche ridotto). Il resto non merita commenti. Solo risposte e approfondimenti in Commissione di Vigilanza”. Sulla vicenda interviene anche il conduttore Sigfrido Ranucci – nella bufera per il caso Lavitola – denunciando la “grave diffusione di un documento interno strategico per l’azienda, visto che rende pubblici i costi di una produzione di punta della Rai come Report. Presenteremo denuncia anche al Comitato etico su chi in Rai abbia fornito al tempo tale documentazione sensibile”, annuncia.

Sullo stesso aspetto batte il consigliere d’amministrazione Rai Roberto Natale, eletto dal Parlamento in quota centrosinistra: “I dati sui compensi dei collaboratori di Report pubblicati oggi da Il Tempo sono di straordinaria gravità. Non certo per gli importi: le cifre comprendono – come sempre per i freelance – i costi di trasferta, di ripresa e montaggio, e solo per ignoranza della materia o per malafede si può evitare di evidenziarlo. La gravità sta nel fatto che la Rai lasci uscire dati riservati che nemmeno a noi consiglieri di amministrazione viene consentito di conoscere”, denuncia. “Dall’inizio del mandato”, spiega Natale, “abbiamo ripetutamente chiesto di poter accedere ai compensi dei collaboratori Rai, ma ci è stato sempre opposto un presunto dovere aziendale di riservatezza. In presenza di questa grave violazione, chiedo all’amministratore delegato un intervento immediato e rigoroso, se necessario investendo la Commissione stabile per il Codice etico attiva in questi giorni. È urgente sapere a quale direzione sia da far risalire la fuga di dati e quali sanzioni verranno adottate. Altrimenti sarà confermato il sospetto che parti dell’azienda stiano contribuendo impunemente a una massiccia campagna di discredito“.

In difesa della trasmissione si schiera anche Barbara Floridia, ex presidente della Commissione di Vigilanza Rai dimessasi a luglio (dopo quasi due anni di boicottaggio dei lavori dell’organo da parte del centrodestra). “La pubblicazione dei costi di Report è un atto grave per due motivi”, afferma la senatrice M5s. “Il primo è che è chiaro l’intento diffamatorio portato avanti dai giornali di Angelucci con l’obiettivo di screditare una delle trasmissioni più importanti del servizio pubblico e puntare alla rimozione del suo conduttore. Ma soprattutto la domanda è: come è possibile che dati che per altre trasmissioni erano stati richiesti in via ufficiale dalla Commissione di Vigilanza Rai non siano mai stati messi a disposizione del Parlamento mentre adesso sono nelle mani di un giornale, di proprietà di un parlamentare di maggioranza, che li usa per attaccare Report? Una cosa è certa: tutta questa situazione conferma che le dimissioni in blocco da parte delle opposizioni erano l’unica strada possibile di fronte a un uso sprezzante delle istituzioni e del servizio pubblico da parte della maggioranza”. Sulla stessa linea gli altri ex rappresentanti M5s in Commissione di Vigilanza, secondo cui l’obiettivo dell’articolo del Tempo è “screditare la trasmissione e il suo conduttore per indebolire entrambi, troppo scomodi per il potere del mondo di Giorgia”.

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GCC non può ignorare i contributi AI, ed ecco arrivare le regole insieme alla sfida nel farle rispettare

17 Agosto 2026 ore 08:45
Può la storica collezione di compilatori fondamentale per Linux ed innumerevoli software open-source ignorare il problema sulla provenienza dei contributi ricevuti? Ovviamente no, e quindi il GCC Steering Committee ha formulato una serie di regole a proposito dell'AI. La sfida? Capire come fare a farle rispettare senza smettere di beneficiare dei vantaggi.

Anthropic Criticized For Adding Watermarks to Text that Claude Generates - or Processes

17 Agosto 2026 ore 04:04
This week Anthropic announced its Claude chatbot will watermark the text it generates, reports the blog Futurism. "It works by making subtle changes in the AI's word choices across the text it generates, which are supposed to be imperceptible to a human but, in aggregate, form a pattern that is detectable with the tool." Anthropic said it was implementing the watermark system in response to the European Union's landmark AI Act passed in 2024, which requires that AI companies mark content that's been generated or edited by their systems. TechCrunch notes that other companies including Google, Meta, Microsoft, OpenAI, and Synthesia have committed to adhering to the EU's code. But "The news about Claude watermarking kicked off a firestorm on X," reports Forbes, "with users panicking that AI-assisted writing will now bear a kind of permanent 'scarlet letter.'" (Forbes wonders if media companies are normalizing AI "while at the same time stigmatizing the output.") But there's another issue. Anthropic said the watermark indicates Claude processed text, Business Insider points out, "not that it was necessarily the original author. The company said marks can remain after Claude proofreads, translates, summarizes, or otherwise edits content... a watermark shows that Claude processed text, not necessarily that it wrote it." In the days since, "Dozens of people have posted on X since Monday that they had canceled their Claude subscriptions, citing the watermark." Vladislav Rajtmajer, a freelance developer in the Czech Republic, told Business Insider he canceled his Claude Max subscription on Tuesday, citing the watermark as the main reason. He said he uses AI for code reviews and translations, and worried an AI label on code shipped to clients could raise questions about authorship or trigger contract penalties... Richard Echols, an AI consultant in Georgia, also said he canceled his Claude Max subscription on Wednesday and that the watermark was a major factor in his decision. He said he uses Claude to create documentation for businesses and worried the mark could appear when he had written the underlying material himself and used the chatbot only for edits. "Even if you edit your own work that you wrote, they add the watermark anyway," Echols said... Anthropic isn't the only AI lab to use watermarks: Google uses its SynthID technology to watermark AI-generated content, and OpenAI uses SynthID for supported images and audio. Elon Musk's social media platform X also adds a "Made with AI" tag on content it determines to be AI-generated or manipulated. Long-time Slashdot reader kmleon (also a tech consultant and RPG researcher) experienced another issue. He'd built some software using their own custom-built AI tool, only asking Claude to do some testing. "Little did I know that Claude would sometimes decide, since it was involved on the edges... to take credit for all of my work, claiming some parts were either '100%' or 'Co-Authored/Created' by Claude.Ai / Claude Code!" I'm sure the good folks at Anthropic will eventually tweak Claude enough to, hopefully, not make these mistakes in the future.... I only became aware of it today, because I recently setup scanners to catch Claude incorrectly watermarking any content it touches for various projects I'm working on. I found that it has (apparently as far back as Sonnet 4.6, but as recently as today, August 14th, 2026) sometimes been mistakenly over-zealous in taking credit for 100% creating or co-authoring docs, code, images, videos, etc. I've only, so far, found about a dozen instances spanning the past year, and most of them appear to have been injected in the last few weeks, so it is not a common issue (yet). On the bright side? Maybe watermarks can help AI stop training on AI-generated text. Although Forbes also reports that Google "announced on Friday that it will now let users remove the visible watermark from AI-generated images, videos and music created with several of its models."

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