Con la fusione tra Sea e Sagat si rischia la finanziarizzazione della gestione aeroportuale
La fusione tra Sea, che gestisce Malpensa e Linate e detiene il 30% di Sacbo, società che gestisce l’aeroporto di Orio al Serio, e Sagat, società di gestione dell’aeroporto di Torino, non è stata ancora sottoposta al vaglio dell’Agcm né a quello del Consiglio comunale di Milano. Il Comune di Torino, invece, non è più azionista di Sagat dal 2023.
L’operazione, tuttavia, presenta già oggi un elemento di forte concentrazione proprietaria: F2i controlla il 100% di Sagat e detiene una partecipazione significativa in Sea, con un ruolo che da tempo le consente di incidere sulla governance della società. Inoltre, attraverso i propri diritti di governance e di nomina, F2i potrebbe avere un peso rilevante nella futura azienda aeroportuale.
La concentrazione della proprietà e del controllo di più aeroporti nella stessa area geografica rappresenta un potenziale rischio per la concorrenza, con possibili effetti negativi sulle compagnie aeree e, di conseguenza, sui passeggeri. Se la fusione si concretizzasse, sarebbe quindi necessario verificarne attentamente l’impatto sia davanti all’Agcm sia, qualora ricorrano i presupposti, davanti alla Commissione europea.
Esiste un precedente significativo nel Regno Unito. Nel caso della Baa, allora controllata dal gruppo spagnolo Ferrovial, le autorità britanniche per la concorrenza imposero la cessione di Gatwick, Stansted ed Edimburgo, ritenendo che la proprietà concentrata dei principali aeroporti londinesi, insieme a Heathrow, Luton e London City, potesse ridurre la concorrenza a danno delle compagnie aeree e dei passeggeri. L’autorità britannica stimò che la proprietà comune dei tre aeroporti comportasse costi aggiuntivi per circa 63 milioni di sterline.
La fusione Sea-Sagat creerebbe un grande polo aeroportuale con circa 940 milioni di euro di fatturato e 47 milioni di passeggeri. Le economie di scala e di scopo annunciate, però, sono tutte da dimostrare. È inoltre evidente la sproporzione tra Milano e Torino: 42,3 milioni di passeggeri contro circa 5 milioni. Una differenza di queste dimensioni rischierebbe di rendere Sagat subordinata a Sea, riducendo progressivamente il ruolo e l’autonomia dello scalo piemontese.
A preoccupare sono anche la scarsa trasparenza del progetto, l’assenza di un confronto preventivo con i territori e con le organizzazioni sindacali e una governance che affida a F2i un peso strategico ancora maggiore.
Il rischio è quello di una finanziarizzazione strisciante della gestione aeroportuale, fino a mettere sotto scacco il ruolo dell’azionista pubblico milanese. Una logica che, peraltro, presenta analogie con quanto sta accadendo in A2A, dove la logica finanziaria sembra prevalere sulle esigenze della transizione ecologica e sulla tutela del costo finale dell’energia per i consumatori.
Prima di qualsiasi fusione servirebbero, dunque, un vero piano industriale pubblico, un’analisi trasparente degli effetti sulla concorrenza e sui territori e garanzie verificabili sugli investimenti, sull’occupazione e sullo sviluppo dei singoli scali. Senza queste condizioni, il rischio è che le promesse rimangano sulla carta e che, più che un progetto di sviluppo industriale, si realizzi un’operazione di natura prevalentemente finanziaria.
Non è infatti dimostrato che la fusione produca vantaggi per la collettività. È invece evidente che potrebbe rafforzare ulteriormente il potere di F2i – Fondi Italiani per le Infrastrutture, uno dei principali operatori italiani nel settore dei fondi infrastrutturali, che controlla o partecipa anche alla gestione degli aeroporti di Napoli, Trieste e Salerno, oltre a essere coinvolta nella nuova holding degli aeroporti sardi.
Il punto, quindi, non è soltanto se la fusione sia finanziariamente conveniente per gli azionisti, ma se produca un beneficio reale per i territori, per i lavoratori, per le compagnie aeree e soprattutto per i passeggeri e non faccia sfuggire il controllo al Comune di Milano già messo in discussione.
L'articolo Con la fusione tra Sea e Sagat si rischia la finanziarizzazione della gestione aeroportuale proviene da Il Fatto Quotidiano.