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Nasce “Longevity Valley”, nel Lazio un campus per la scienza della longevità

17 Ottobre 2026 ore 11:17
Nasce “Longevity Valley”, nel Lazio un campus per la scienza della longevità

ROMA (ITALPRESS) – È stato presentato ieri presso l‘ambasciata d’Italia a Washington il progetto “Longevity Valley”, un‘iniziativa volta a sviluppare nel Lazio un campus e un ecosistema scientifico e industriale di nuova generazione dedicati alla scienza della longevità e alla medicina preventiva.

L’iniziativa promossa dalla Longevity Valley Authority, insieme a un gruppo di imprese e investitori internazionali, prevede la realizzazione di un campus con infrastrutture di ricerca condivise, basate su intelligenza artificiale, automazione e bioingegneria, destinate a ospitare imprese e istituzioni scientifiche internazionali, con ricadute positive sul piano scientifico e occupazionale.

L’operazione è seguita dal ministero delle Imprese e del Made in Italy, attraverso la segreteria tecnica del Comitato interministeriale per l’attrazione degli investimenti esteri (CAIE), in stretto raccordo con la Regione Lazio.

“Con questo progetto l’Italia si candida a diventare un hub di riferimento nelle scienze della longevità. Un’iniziativa che unisce ricerca scientifica, sviluppo industriale e occupazione qualificata, con ricadute importanti per il Lazio e per l’intero sistema produttivo nazionale”, ha dichiarato il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso. “È il risultato di un lavoro di squadra con la Regione e i soggetti privati, che dimostra la capacità del nostro Paese di attrarre grandi investimenti internazionali e tradurli in opportunità concrete di sviluppo”, ha concluso Urso.

“Siamo una regione leader nelle biotecnologie e nelle scienze della vita. La scelta del Lazio per ospitare il grande progetto della Longevity Valley conferma la forza di un ecosistema che è tornato a essere capace di attrarre investimenti internazionali e sviluppare innovazione. Il nostro obiettivo è trasformare questo patrimonio di ricerca e competenze in opportunità concrete: nuova occupazione qualificata, crescita economica e soluzioni innovative per migliorare la salute e la qualità della vita delle persone. La Regione Lazio accompagnerà con determinazione ogni fase di questo progetto, che riteniamo strategico e storico”, ha dichiarato il presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca.

“Questo progetto si inserisce nella nostra strategia di attrazione degli investimenti. La Regione Lazio si è infatti dotata della piattaforma Invest in Lazio, in sinergia con il portale Invest in Italy del Mimit, per promuovere l’attrazione di investimenti produttivi sul territorio, anche grazie al supporto del Consorzio Unico Industriale del Lazio, che ha attivato un contact point per fornire tutte le informazioni e l’assistenza tecnica necessarie, coordinare e semplificare l’iter burocratico e autorizzativo, oltre a supportare gli investitori nell’individuazione delle aree disponibili”, ha dichiarato la vicepresidente della Regione Lazio e assessore allo Sviluppo economico, al Commercio, all’Artigianato, all’Industria e all’Internazionalizzazione, Roberta Angelilli.

 “Abbiamo scelto l’Italia e il Lazio per la qualità della loro ricerca e delle loro competenze industriali, con l’ambizione di costruire un campus a sostegno di aziende leader nel settore delle biotecnologie e delle deep-tech, utilizzando l’intelligenza artificiale, l’automazione, la bioingegneria e le infrastrutture di ricerca condivise per accelerare il percorso dalla scoperta scientifica all’applicazione commerciale. Vogliamo creare un ecosistema in grado di sostenere i cambiamenti sociali che possono essere generati nella medicina preventiva e nella longevità. Il coinvolgimento del Mimit e della Regione Lazio è essenziale per realizzare questa visione”, ha dichiarato Gregory Bailey, co-fondatore di Longevity Valley Authority, società italiana guidata dal ceo Tiziana Zampieri.

Nel dettaglio, Longevity Valley punta a realizzare un campus in grado di sostenere la prossima generazione di imprese biotech e deep tech, offrendo anche alle realtà più piccole l’accesso a laboratori e tecnologie che, singolarmente, sarebbero fuori dalla loro portata, per accelerare il percorso dalla scoperta scientifica all’applicazione commerciale.

Attorno al campus si svilupperà un ecosistema dedicato alla medicina preventiva e alla longevità, in collaborazione con importanti istituzioni scientifiche internazionali, tra cui il Buck Institute for Research on Aging, riconosciuto a livello mondiale come uno dei principali centri di ricerca sulla biologia dell’invecchiamento.

Accanto alla ricerca su nuove terapie e dispositivi, il progetto mira a esplorare, attraverso la sperimentazione in contesti reali, il contributo di ambiti quali l’assistenza sanitaria, l’alimentazione, l’ambiente costruito, la mobilità e l’organizzazione del lavoro, producendo evidenze scientifiche e modelli applicabili ben oltre il territorio, con un potenziale impatto rilevante per società in cui l’invecchiamento della popolazione rappresenta una sfida economica crescente.

-Foto ufficio stampa Regione Lazio-
(ITALPRESS).

Lazio, la sanità presenta il conto: 82 milioni ad Angelucci. Una stangata per il bilancio regionale

17 Ottobre 2026 ore 09:00

Una controversia nata nel 2010, nella quale Il gruppo San Raffaele ottiene ragione dal Consiglio di Stato, le opposizioni chiedono chiarezza e la Giunta Rocca annuncia nuovi ricorsi. Sullo sfondo, il paradosso della sanità pubblica chiamata a saldare il conto con quella privata.

Da tre a 82 milioni: il conto che fa tremare la Pisana

Sedici anni di contenziosi, tre amministrazioni regionali e un conto finale da far impallidire qualsiasi direttore finanziario. La Regione Lazio si ritrova a dover riconoscere 82,14 milioni di euro al gruppo San Raffaele, riconducibile ad Antonio Angelucci, imprenditore della sanità privata e deputato della Lega.

Tutto comincia nel 2010, quando la Giunta Polverini impone una riduzione del 4% ai budget delle strutture accreditate. Il San Raffaele contesta il provvedimento e avvia una battaglia giudiziaria che, dopo pronunciamenti inizialmente favorevoli alla Regione, approda a un esito opposto davanti al Consiglio di Stato. Il particolare più clamoroso riguarda le cifre. La Regione aveva ipotizzato un pagamento di poco superiore ai tre milioni. Il gruppo privato ne chiedeva circa 60, oltre agli accessori. Alla fine, tra rivalutazioni e interessi, il conto riconosciuto supera gli 82 milioni.

La sanità pubblica paga quella privata

La somma compare nella deliberazione approvata il primo ottobre dalla Giunta Rocca, all’interno di oltre 83 milioni di debiti fuori bilancio.

Secondo quanto riportato dal quotidiano Domani, le risorse potrebbero essere reperite attraverso il fondo rischi della Gestione sanitaria accentrata. Una prospettiva che ha acceso lo scontro politico: mentre ospedali e servizi territoriali devono fare i conti con risorse limitate, una cifra imponente viene destinata a chiudere un contenzioso con un operatore privato. Le opposizioni, da Pd a M5S, Azione e Italia Viva, chiedono spiegazioni sulla gestione della vertenza, sulle trattative fallite e soprattutto sull’enorme distanza tra la prima valutazione regionale e la cifra definitiva.

Nel mirino finiscono anche le questioni relative all’accreditamento di alcune strutture e il peso complessivo dei contenziosi sanitari con il gruppo Angelucci.

Rocca prepara i ricorsi, ma intanto paga

L’assessore al Bilancio Giancarlo Righini annuncia che la Regione procederà con un ricorso per revocazione e uno in Cassazione. Ma conferma anche l’intenzione di versare quanto dovuto per evitare ulteriori interessi. Intanto, le opposizioni reclamano una seduta della commissione Trasparenza e nuovi chiarimenti dai vertici regionali, a cominciare dal direttore Urbani.

La battaglia, insomma, non è finita. Resta però una domanda politica che supera le carte bollate: come ha potuto una controversia valutata dalla Regione poco più di tre milioni trasformarsi in un esborso superiore a 82? E soprattutto, quali conseguenze avrà sul sistema sanitario laziale?

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Per Lotito esisterebbe un complotto contro la Lazio. Qualcuno vuole fargliela vendere

17 Ottobre 2026 ore 07:30

Il presidente biancoceleste racconta ai magistrati minacce, pressioni e presunte manovre per costringerlo a vendere. Nel mirino ultras, informazione e politica. Ma quando gli chiedono i nomi, il mistero si infittisce.

Più che una deposizione, una sceneggiatura per Sergio Leone. Claudio Lotito entra idealmente nel saloon della giustizia romana con due pistole, una collezione di nemici e la convinzione che qualcuno voglia strappargli la Lazio. Mancano soltanto la polvere del deserto e la colonna sonora di Ennio Morricone.

Il presidente biancoceleste, ascoltato il 30 giugno dalla Procura di Roma come persona informata sui fatti, ha descritto un universo di minacce, contestazioni e possibili interessi nascosti. Una ricostruzione personale che i magistrati dovranno verificare.

Due pistole e un presidente da Far West

Il particolare più cinematografico arriva dall’audizione del 5 marzo davanti alla Commissione parlamentare Antimafia. Lotito racconta di aver girato per un periodo armato con due pistole: un’automatica e una Smith & Wesson. Una davanti, l’altra dietro. Altro che doppio centravanti.

Secondo il senatore, sarebbero state le forze dell’ordine a imporgli simili precauzioni. Una delle armi, sostiene, gli avrebbe perfino salvato la vita in una circostanza che non ha dettagliato.

Il complotto c’è, i nomi un po’ meno

Lotito ritiene che dietro le contestazioni esista una strategia per indurlo a cedere il club. Parla di ambienti ultras, campagne mediatiche, manifesti e settori della politica che gli sarebbero ostili. Ma quando i magistrati chiedono di identificare gli eventuali registi, non arrivano indicazioni precise. Il sospetto ha una trama, ma per ora il cast rimane sconosciuto.

Intanto la Procura indaga per ipotesi di aggiotaggio su Luigi Bisignani, Mauro Masi e Francesco Maiolini, sospettati di un possibile intervento informativo volto a influenzare il titolo della Lazio. Accuse ancora da dimostrare, con gli indagati da considerare innocenti.

Gli ultras, i manifesti e la battaglia per la Lazio

Il patron sostiene che una parte del tifo organizzato abbia interessi economici legati a merchandising e locali dove seguire le partite. Racconta di migliaia di manifesti comparsi contro di lui e di una contestazione che, a suo giudizio, avrebbe superato i confini dello stadio. Anche queste restano affermazioni di parte, prive nel verbale di specifici riscontri. Va inoltre ricordato che gli ultras coinvolti nella vecchia vicenda della presunta scalata alla Lazio furono assolti.

Dal canto suo, Bisignani respinge ogni accusa: sostiene di aver voluto aiutare Lotito, non danneggiarlo, e nega collegamenti con il tifo organizzato. Il finale, dunque, è ancora tutto da scrivere. La Procura cerca eventuali responsabilità, Lotito denuncia una guerra contro la sua presidenza e i tifosi continuano a chiedere risposte.

Nel frattempo, tra pistole, finanza e politica, la Lazio sembra diventata un western ambientato a Piazza Affari. Con una differenza: nel Far West i duelli si risolvevano all’alba. Qui serviranno le prove.

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