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Lamborghini Revuelto SV: nata per il puro piacere di guida

15 Agosto 2026 ore 12:48
Quelle due lettere che ha sul fianco sono un'eredità pesante. Cinquantacinque anni fa, con la Miura è iniziata la stirpe delle SV, le Super Veloce. E oggi, alla Monterey Car Week, la Lamborghini prosegue questa tradizione con la nuova Revuelto SV. Non una semplice evoluzione, ma un salto in avanti che a Sant'Agata Bolognese definiscono "The Quantum of Driving". Non punta alla potenza pura, questa SV, ma alla precisione di guida, che vuole regalare a chi la guida un dialogo millimetrico con l'asfalto.   1.065 CV per volare oltre i 345 all'ora Sotto la pelle in fibra di carbonio, aggiornata con tante nuove appendici aerodinamiche, batte l'ultima evoluzione della filosofia HPEV (High Performance Electrified Vehicle). Il V12 aspirato di 6.5 litri eroga 825 CV a 9.250 giri/min, poco sotto il limitatore, fissato a quota 9.500. La sinergia con i tre motori elettrici due a flusso assiale anteriori e uno radiale integrato nel cambio doppia frizione a otto rapporti, alimentati da una batteria agli ioni di litio da 7,3 kWh porta la potenza complessiva a 1.065 CV, con una coppia di sistema che tocca i 1.425 Nm. Numeri da primato, che promettono prestazioni elevatissime: per lo 0-100 km/h bastano 2,4 secondi, i 200 km/h vengono raggiunti in appena 6,7 secondi e la velocità massima supera i 345 km/h. Assetto derivato dalle GT3 Ma la Revuelto SV, come detto, non è solo prestazione pura: il rapporto peso/potenza è di 1,66 kg/CV e la gestione della dinamica veicolo abbandona i compromessi. Sorprende la scelta, squisitamente purista, di adottare ammortizzatori passivi regolabili manualmente a quattro vie, derivati direttamente dall'esperienza nei campionati GT3. Questa soluzione, unita a una nuova cinematica delle sospensioni, secondo la Casa ha permesso di incrementare l'agilità del 17% e l'aderenza laterale del 10% rispetto alla Revuelto standard. Questa supersportiva diventa così uno strumento di precisione, capace di fermare il cronometro a Hockenheim sul tempo di 1:41.6, stabilendo il nuovo primato per le auto di serie sul tracciato tedesco.Per Alessandro Farmeschi, Revuelto Product Line Director, la sigla SV nata, come detto, con la Miura del 1971 e proseguita con Diablo, Murciélago e Aventador è un sigillo che, oltre a segnalare gli allestimenti più performanti, ha un significato profondo per una parte dei clienti più fedeli del marchio. Con la Revuelto SV si apre però un capitolo nuovo: è la prima Super Veloce ibrida della storia. Dove la componente elettrica, ci ha spiegato Farmeschi, non cambia il carattere della vettura ma lo amplifica, rendendo la risposta ancora più diretta e la guida più intensa e coinvolgente. Arriva la modalità di guida Pilota L'aerodinamica non è da meno, con un incremento del carico complessivo dell'80% rispetto al modello originale e un'efficienza migliorata del 60% nel rapporto tra deportanza e resistenza all'avanzamento. All'anteriore, lo splitter e la firma "Omega" verticale ottimizzano i flussi, mentre al posteriore l'ala fissa lavora in concerto con un flap di Gurney per offrire maggiore stabilità alle alte velocità. Anche la frenata è stata oggetto di una rivoluzione: l'impianto CCM-R Plus con dischi anteriori da 420x40 mm permette di arrestare i 1.772 kg della vettura da 200 a 0 km/h in soli 110 metri, vantando una dissipazione del calore superiore del 23%. Al debutto anche la nuova modalità di guida Pilota, gestibile tramite un selettore rosso sul volante che permette di modulare il controllo di trazione su cinque livelli, adattandosi persino all'usura degli pneumatici Bridgestone Potenza Race R. Sarà prodotta in soli 1.963 esemplari, un chiaro omaggio all'anno di nascita del marchio del Toro.

Due Porsche 911 firmate Louis Vuitton e Singer

14 Agosto 2026 ore 07:15

Lusso, artigianalità, personalizzazione e maestria del restauro si uniscono in un progetto ispirato all'arte del viaggio. Ovviamente su quattro ruote. Il team della francese Louis Vuitton e quello di Singer, atelier californiano specializzato nel restauro e personalizzazione di Porsche 911 classiche, hanno lavorato a stretto contatto per un anno realizzando due esclusivi esemplari dello storico modello della Casa di Zuffenhausen. Non si tratta di semplici restomod, ma di una reinterpretazione che ha coinvolto ogni dettaglio funzionale ed estetico delle due vetture impegnando per la prima volta tutti i laboratori della maison francese, dagli artigiani dei bauli a quelli della pelletteria, fino ai maestri orologiai de La Fabrique du Temps.

Coupé color zafferano

La prima vettura, una 911 Reimagined by Singer - Classic su telaio 964 coupé, sfoggia una carrozzeria di fibra di carbonio color zafferano con ala posteriore ad attivazione automatica in funzione della velocità. Il colore, presente negli archivi Louis Vuitton da oltre un secolo e mezzo, richiama anche il Bahama Yellow legato alle prime commissioni Singer, mentre gli pneumatici blu cobalto rendono omaggio a manici e nastri del packaging della maison. Il motore è un boxer sei cilindri 4.0 litri aspirato raffreddato ad aria, abbinato a cambio manuale a sei marce, trazione posteriore, impianto frenante carboceramico e reparto scarico di titanio. Un portapacchi su misura, con attacchi per sci o tavola da surf (sempre, rigorosamente, griffata Louis Vuitton), sottolinea la vocazione al viaggio della vettura. L'abitacolo è rivestito di pelle Vachetta VVT (Vache Végétale Tannée) con cuciture gialle, trapuntatura a motivo malletage e occhielli dei sedili con monogramma LV, mentre manopole di regolazione, interruttori, serrature, linguette di apertura e bocchette dell’aria sono di metallo, prevalentemente rodiato, realizzato utilizzando tecniche artigianali tradizionali. Non mancano alcuni accessori moderni: aria condizionata, Apple CarPlay, supporto da scrivania per l’orologio da cruscotto removibile.

Open air con stile

Il secondo modello, ideato da Nicolas Ghesquière, direttore artistico delle Collezioni Donna di Louis Vuitton, fonde il mondo dell'auto con quello della nautica: il risultato è una 911 Classic Turbo cabriolet realizzata sempre su telaio 964, con carrozzeria di fibra di carbonio bianco Calcaire Lutétien e alettone posteriore whale tail. Il motore è un boxer sei cilindri 3.8 litri biturbo con intercooler aria-acqua, sempre con cambio manuale a sei marce e modalità di guida selezionabili, trazione posteriore, impianto di scarico di titanio e frenante carboceramico, Abs, controllo di trazione e controllo elettronico di stabilità . Gli interni combinano pelle color cognac e legno di noce americano, con un vano bagagli posteriore rivestito con la stessa tecnica usata per i ponti in teak dei motoscafi runabout. Dietro i sedili trova posto un baule su misura composto da tre valigie estraibili, mentre il cofano anteriore ospita ulteriori bauli sempre firmati, ovviamente, Louis Vuitton. Anche questo modello è completato da aria condizionata, Apple CarPlay, supporto da scrivania per l’orologio da cruscotto removibile oltre a copertura auto su misura,

Dettagli unici

Al centro di entrambi i progetti c'è un segnatempo meccanico da cruscotto removibile, trasformabile in orologio da tavolo, realizzato dai laboratori de La Fabrique du Temps Louis Vuitton in Svizzera con lancette e quadranti ispirati all'iconica linea Tambour. Sulla 911 Classic il quadrante è blu cobalto con accenti arancioni, mentre sulla Classic Turbo l'orologio, d'oro, occupa il centro della console e dialoga con un modello da polso Tambour Automatic pensato per la capsule di pelletteria e abbigliamento dedicata al proprietario, che comprende, oltre ai bauli, un abito su misura di seta parachute con cuciture in rilievo, occhiali da sole, caschi di carbonio, guanti da guida e calzature.

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Totem Tiziano: la tela bianca su cui nasceranno le sportive del futuro

14 Agosto 2026 ore 17:14
Alla Monterey Car Week la Totem Automobili ha dato dimostrazione della sua maturità. Presentando la piattaforma che, di fatto, la rende un costruttore d'automobili vero e proprio. La metamorfosi da specialista del restomod a "Boutique Manufacturer", come ai ragazzi veneti guidati da Riccardo Quaggio piace definirsi, si è compiuta con "Tiziano". Che non è l'ennesima special basata su un'auto del passato, ma di una dichiarazione d'indipendenza, il superamento definitivo dei restomod. Addio donor car: d'ora in poi la Totem progetterà integralmente le sue architetture proprietarie. Tela bianca Il cuore di questa rivoluzione nasce da un foglio bianco: la piattaforma Tiziano è una base tecnica modulare basata su una monoscocca di fibra di carbonio. Garanzia di rigidezza e leggerezza, questa "vasca" è flangiata a due telai ausiliari d'alluminio e sormontata da una struttura tubolare che permette di adottare diverse carrozzeria senza intaccare in alcun modo il nucleo strutturale: pura libertà creativa. Da lei nasceranno varie vetture, a partire da quelle della Serie T12, una famiglia di tre sportive molto divese tra loro, nate dal medesimo Dna. Corsa, Lunga e Turismo avranno una morfologie ben distinte e scopi divergenti, con ogni modello che avrà una propria identità stilistica e dinamica.i: la prima sarà destinata alla pista, con volumi estremi, linee tese e meccanica a vista. La Lunga, invece, avrà volumi più muscolosi, forme allungate e un raffinato studio dell'aerodinamica. La Turismo, infine, sarà la più elegante, con un grande equilibrio delle forme e un'anima pensata per il piacere di guida su strada  Materiali aeronautici e V12 aspirato La piattaforma Tiziano segue logiche da competizione pura. Lo schema sospensivo prevede doppi quadrilateri sovrapposti su entrambi gli assi, con cinematica pushrod e rocker per accentrare le masse degli ammortizzatori, regolabili elettronicamente in estensione e compressione. I componenti sono ricavati dal pieno partendo da blocchi di Ergal 7075 T6, una lega che strizza l'occhio all'aeronautica per resistenza e pesi minimi. La dinamica di guida è scolpita da una distribuzione dei pesi che sposta il 55% della massa al posteriore, lasciando il 45% sull'avantreno, dove troviamo uno sterzo con servoassistenza idraulica. Il capitolo propulsivo è un inDietro l'abitacolo troverà posto un V12 aspirato sviluppato da Italtecnica, accoppiato a una trasmissione manuale a sei rapporti con trazione posteriore. L'impianto frenante, firmato Brembo, impiega dischi autoventilanti (anche carboceramici) abbinati a pinze a sei pompanti all'anteriore e quattro al posteriore Si farà attendere L'obiettivo dichiarato dalla Totem, ovviamente, non è quello di una produzione in serie, ma la creazione di vere e proprie "sculture meccaniche". Nel 2027, il marchio veneto svelerà un rolling chassis funzionante, privo di carrozzeria, per mostrare la piattaforma Tiziano prima che le carrozzerie personalizzabili in ogni dettaglio ne definisca l'identità finale. Insomma, la Tiziano non è solo tecnica: è l'ambizioso tentativo di plasmare i classici di domani partendo da un foglio bianco, proprio come si faceva una volta.

F1 | Cadillac, i problemi con i freni bollenti sono un limite di... gioventù, ma anche un'opportunità

14 Agosto 2026 ore 18:28
La corsa di Valtteri Bottas in Ungheria si è purtroppo conclusa con un ritiro dopo appena una ventina di giri, a causa di un problema di surriscaldamento ai freni che il team pensava di aver risolto grazie a un aggiornamento introdotto proprio per contrastare questo fenomeno. È un tema su cui Cadillac lavora da tempo, com’è normale per una squadra nuova, ma che continua a rappresentare una ...Continua a leggere

Aston Martin Valen, la V12 più potente di sempre: 850 CV e 345 km/h

14 Agosto 2026 ore 18:00
La nuova Aston Martin Valen è la più potente supercar a motore anteriore mai realizzata dalla Casa britannica. Il suo V12 5.2 litri biturbo sviluppa 850 CV e 1.000 Nm, mentre la carrozzeria interamente in fibra di carbonio e l'impiego di materiali come titanio, alluminio e magnesio permettono di ridurre il peso fino a 110 kg rispetto alla piattaforma V12 di riferimento. Sarà prodotta in soli 150 esemplari e raggiungerà i 345 km/h. Le prime consegne sono previste nel secondo trimestre del 2027

Aston Martin Valen: l'ultima creatura di Gaydon ha un V12 da 850 CV

14 Agosto 2026 ore 17:43
Dodici cilindri, due turbo e zero elettrificazione: il simbolo di Gaydon viene elevato alla sua massima potenza. L'Aston Martin Valen, svelata alla Monterey Car Week non è semplicemente una "special" della divisione Q: è la celebrazione definitiva del motore anteriore, nonché la vettura stradale a dodici cilindri più potente nei 113 anni di storia del marchio. Il nome, derivato dal latino "valens" (forte, potente), racchiude l'essenza di un progetto limitato a soli 150 esemplari che eleva il concetto di supercar a una dimensione quasi scultorea.Dentro il lungo cofano di fibra di carbonio pulsa l'ultima evoluzione del V12 biturbo di 5.2 litri. I tecnici della divisione Special Vehicle Operations (SVO) hanno portato questo gioiello a potenze mai viste prima: 850 CV e 1.000 Nm di coppia, ben spalmati tra i 2.500 e i 5.000 giri/min. Il cambio è uno ZF a otto rapporti transaxle, che adotta strategie di cambiata derivate da quelle della Vantage GT4 da corsa. Il risultato è un'accelerazione da 0 a 100 km/h in 3,1 secondi e una velocità massima autolimitata di 345 km/h.   Anche lei ha le Pirelli Cyber Tyre Il focus dello sviluppo è stato l'alleggerimento: l'uso estensivo di materiali compositi e leghe leggere ha permesso di risparmiare fino a 110 kg rispetto alla piattaforma V12 standard. Un pacchetto opzionale "lightweight" aggiunge bulloneria di titanio e bracci delle sospensioni d'alluminio ricavati dal pieno, riducendo le masse non sospese di 16,9 kg. La dinamica di guida beneficia di ammortizzatori adattivi Bilstein DTX e di un telaietto posteriore più rigido rispetto alle altre V12, così da massimizzare la precisione nei cambi di direzione. Dopo la Pagani e la McLaren, l'Aston Martin diventa il terzo costruttore a impiegare penumatici Pirelli con tecnologia Cyber Tyre: questo sistema, sviluppato con la Bosch, integra sensori che inviano dati in tempo reale a ABS ed ESP per ottimizzare i parametri di intervento in base alle condizioni reali della gomma. L'impianto frenante carboceramico impiega dischi da 410 mm davanti e 360 mm dietro, ed è pensato per avere un'elevata resistenza al fading. Stampata in 3D Esteticamente, il designer Marek Reichman ha firmato una carrozzeria "full carbon" che rompe con il passato: sparisce il lunotto posteriore a favore di un portellone cieco aerodinamico che nasconde un vano da 170 litri. Il lato B è dominato da uno scarico di titanio con quattro terminali stampati in 3D, le cui valvole si aprono progressivamente per esaltare le frequenze più acute del V12. All'interno, la console inclinata è ispirata alla Valhalla e integra svariate componenti realizzate tramite la tecnica della stampa additiva tridimensionale. Con le prime consegne previste per il secondo trimestre del 2027, la Valen si prepara a diventare un oggetto di culto per chi crede ancora che la potenza, nel suo stato più puro, debba avere dodici cilindri.

F1 | Pirelli conferma: lo studio della Super-Intermedia prosegue nonostante i pochi test sul bagnato

14 Agosto 2026 ore 17:11
Non solo la costruzione e le 5 mescole. Pirelli è al lavoro per definire le gomme per la prossima stagione di Formula 1 e, ormai da diversi mesi, c'è un tema che viene discusso e su cui a Milano studiano da tempo. Si tratta di una gomma da bagnato che, almeno sino a oggi, è conosciuta come Super-Intermedia.
Stiamo parlando di una proposta fatta tempo fa. Una gomma da bagnato unica che ...Continua a leggere

La FIA revoca le restrizioni nei confronti dei piloti di Russia e Bielorussia

14 Agosto 2026 ore 15:57
La FIA ha revocato le restrizioni imposte ai piloti russi e bielorussi e non li vincola più a un impegno di “neutralità”, facendo un passo indietro rispetto alle misure adottate nei loro confronti in seguito allo scoppio della guerra in Ucraina. 
A seguito dell’invasione russa avvenuta nel 2022, la FIA aveva introdotto una serie di sanzioni nei confronti delle organizzazioni e dei ...Continua a leggere

MotoGP | Solo 4 piloti dell'attuale griglia di partenza non hanno ancora vinto: ecco di chi si tratta

14 Agosto 2026 ore 15:09
La competitività del Campionato del Mondo di MotoGP sta diventando sempre più evidente ogni fine settimana in questa stagione 2026. Alla fine dell’era delle moto da 1000 cc, prima del passaggio ai nuovi prototipi da 850 cc con minore aerodinamica previsto per la prossima annata, è innegabile che si stia assistendo a un’interessante varietà ai vertici della serie, per quanto i grandi ...Continua a leggere

Renault 5 E-Tech, primo aggiornamento: cresce l'autonomia e arrivano i cerchi in stile Clio Williams

14 Agosto 2026 ore 14:42
Secondo le ultime notizie diffuse dai media francesi, la piccolina elettrica della Régie si appresta a ricevere affinamenti tecnici e stilistici. Tra leak dai configuratori esteri e fonti interne, emergono chilometri in più di percorrenza, una ricarica più rapida per la versione d'accesso e il possibile debutto di una batteria da 56 kWh.

F1 | Intervista esclusiva: le lezioni di vita e sulle corse che Allan McNish ha imparato da Senna e da Audi

14 Agosto 2026 ore 13:00
Per Allan McNish, storico pilastro dell'Audi e vincitore della 24 Ore di Le Mans, diventare il primo direttore racing della Casa di Ingolstadt in Formula 1 sembra la naturale evoluzione della sua illustre carriera su entrambi i lati del muretto box.
Dopo aver scalato la trafila britannica delle monoposto tra la fine degli anni '80 e l'inizio degli anni '90, la strada di McNish verso il vertice ...Continua a leggere

Nuovo Codice della strada, addio alla cresta sulle spese di accertamento

14 Agosto 2026 ore 12:17
Quant'è odiosa la cresta sulle multe, titolammo su Quattroruote di febbraio 2015 la prima inchiesta sull'anomalo aumento delle spese di accertamento e notifica nei verbali inviati al proprietario dell'auto con cui è commessa una violazione. Una prassi, quella di aumentare surrettiziamente i ricavi derivanti dalle violazioni stradali, intrapresa dai Comuni all'indomani dell'introduzione, nell'estate del 2013, dello sconto del 30% per chi avesse pagato entro 5 giorni dalla notifica. E nel tempo finita fuori controllo se è vero, come è vero, che in alcune realtà si possono sfiorare i 30 euro. Si passerà da 30 a 3 euro Con il nuovo Codice della Strada cambia tutto. Radicalmente. E non perché, come ha chiesto più volte Quattroruote in passato, le spese saranno poste a carico dell'ente da cui dipendono gli agenti o i militari che hanno accertato l'infrazione (anzi, il testo-base su cui è stata aperta una pubblica consultazione che si concluderà il 13 settembre conferma molto chiaramente la regola attuale) ma grazie a tre significative novità per cui, a regime, le spese potrebbero ridursi a poco più di tre euro. Vediamo perché. Tutti i costi saranno a carico del Comune La prima novità è che nel nuovo Codice si stabilisce chiaramente che tra le spese di accertamento possono rientrare solo quelle sostenute per l'individuazione del trasgressore. Si specifica anzi, per evitare che qualche Comune provi comunque a farsi beffe della legge, che non possono rientrarvi quelle sostenute per l'impiego delle apparecchiature utilizzate per l'accertamento della violazione nonché i costi connessi all'assistenza legale, al recupero del credito e alla gestione amministrativa del procedimento sanzionatorio. Insomma, se un Comune si affida a una ditta privata per gestire le multe e il relativo contenzioso, con il nuovo testo la pagherà con le proprie risorse, non con i soldi degli automobilisti. Accesso gratuito alle banche dati della Motorizzazione e dell'Aci Non solo. Al contrario di quanto accade oggi, gli agenti e i militari potranno finalmente accedere gratis sia all'Archivio Nazionale Veicoli della Motorizzazione civile sia al Pra (tutte le banche dati o archivi gestiti da pubbliche amministrazioni, specifica il nuovo Codice). Una cosa da Paese normale, la possibilità che una pubblica amministrazione possa interrogare un'altra pubblica amministrazione senza dover pagare un gettone per ogni click oppure un abbonamento a forfait, che finalmente, dopo decenni, arriverà anche in Italia. Spese di accertamento azzerate. E la notifica digitale costerà solo 3 euro Tutto ciò determinerà l'azzeramento totale delle spese di accertamento. Resteranno a carico di chi è tenuto al pagamento della multa solo le spese di notifica, ossia quelle sostenute dalla pubblica amministrazione per inviare il verbale al domicilio del proprietario dell'auto. Attualmente Poste Italiane si fa pagare un atto giudiziario di peso fino a 20 grammi gestito nei centri business ben 11,67 euro (incluse le spese per le comunicazioni di avvenuta notifica e avvenuto deposito), ma questa somma si riduce già oggi a 3 euro per chi ha la Pec registrata nel Send, il Servizio notifiche digitali della pubblica amministrazione. A regime, quando entrerà in vigore l'obbligo di domicilio digitale per tutti i proprietari di veicoli a motore, tutti pagheranno 3 euro. Così composti: un euro (+IVA) per il costo che il Comune sostiene per accedere a Send, 2 euro di tariffa fissa a carico del destinatario dovuta per il servizio di notifica digitale.Una svolta epocale che finalmente proietterà l'Italia in Europa. Ma riuscirà lo Stato ad arginare la probabile sollevazione dei Comuni che da una dozzina d'anni lucrano sulle multe?

MotoGP | Come un errore umano ha portato alla penalità di Quartararo a Silverstone

14 Agosto 2026 ore 12:02
Fabio Quartararo ha perso i punti conquistati nel GP di Gran Bretagna che la MotoGP ha affrontato a Silverstone nel fine settimana, precipitando al 16° posto a seguito di una penalità di 16". Questa sanzione viene solitamente comminata quando un pilota non ha completato un numero sufficiente di giri con una pressione degli pneumatici superiore a quella richiesta da Michelin per motivi di ...Continua a leggere

1.250 CV, 330 km/h e solo 30 esemplari: ecco la Czinger 21C Spyder

14 Agosto 2026 ore 11:38
La Czinger, piccola azienda californiana specializzata in vetture ad altissime prestazioni, ha svelato alla Monterey Car Week la 21C Spyder, la terza variante dell'omonima hypercar dopo l'HDF e la VMax.Questa volta, come segnala esplicitamente il nome, la particolarità è rappresentata dalla decisione di scoprire il tetto, ma al di là di questo non cambia l'approccio dell'azienda all'esclusività e alle alte prestazioni. La 21C Spyder sarà prodotta a Los Angeles in appena 30 esemplari, ognuno dei quali sarà venduto a partire da 2,75 milioni di dollari (2,38 milioni di euro al cambio attuale).  Le specifiche tecniche La Spyder garantisce prestazioni di altissimo livello grazie al sistema di propulsione ibrido: il V8 biturbo da 2,88 litri "flat-plane" (in posizione centrale e longitudinale) è abbinato a 3 motori elettrici sincroni a magneti permanenti, di cui 2 sull'asse anteriore e un motogeneratore collegato all'albero motore. La potenza combinata è di 932 kW (1.250 CV), di cui 750 con il propulsore a benzina e 500 con i motori elettrici, e una coppia di 938 Nm a 11.000 giri al minuto.Nonostante il peso di 1620 kg (è più alto per i dispositivi di sicurezza aggiuntivi), rimane elevato il rapporto peso/potenza: 260 CV per litro. La potenza del motore viene trasmessa alle ruote tramite un cambio a sette rapporti a frizione singola sviluppato in collaborazione con Xtrac. La coppia istantanea garantita dai motori elettrici e la trazione integrale (la distribuzione dei pesi è di 45:55) consente alla 21C Spyder di raggiungere una velocità massima di 330 km/h (con tetto rigorosamente chiuso) e di coprire lo 0100 in 1,92 secondi. Un nuovo sistema frenante La nuova hypercar della Czinger non ha particolari differenze con le altre sue sorelle, anche se non mancano alcune interessanti novità tecnologiche: tra queste il BrakeNode, il primo sistema frenante al mondo completamente integrato e realizzato con processi di produzione additivi. Il sistema è caratterizzato da una particolare configurazione dei principali componenti: il montante della sospensione, la pinza del freno e i condotti del fluido idraulico sono, infatti, integrati in un unica struttura. In tal modo, secondo l'azienda, gli spazi di frenata vengono ridotti del 15%, la rigidità aumenta del 30% e le masse non sospese vengono tagliate di 2,7 kg (0,7 kg per ruota). Per raggiungere questi risultati si è anche fatto ricorso a leghe di alluminio speciali, al titanio per i pistoni delle pinze e ai materiali carboceramici per le pastiglie. 

Koenigsegg CCGT1, già sold out la supercar da 1.600 CV

14 Agosto 2026 ore 11:23
Koenigsegg presenta a Monterey la CCGT1, che rende omaggio progetto CCGT, la GT1 da endurance sviluppata dalla casa svedese e mai portata in gara. Annunciato nel 2007, il programma venne poi cancellato quando la FIA modificò il regolamento delle GT1, limitandolo a costruttori con maggiori volumi produttivi. L'originale sta per tornare La CCGT GT1, costruita in un solo esemplare, montava un V8 aspirato 5.0 da 600 CV a trazione posteriore, con un cambio sequenziale in magnesio e un'aerodinamica capace di generare oltre 600 kg di deportanza. Quell'auto è stata restaurata dalla Koenigsegg Legend Division, e debutterà nella classe storica GT1. Il modello presentato alla kermesse californiana nasce proprio per celebrare questo ritorno: realizzato base della Koenigsegg CC850, ne verranno prodotti solo 70 esemplari, già tutti venduti prima ancora della presentazione ufficiale. Che alettone! La carrozzeria della CCGT1 è stata completamente ridisegnata: della CC850 originale restano di fatto solo le portiere e il tetto removibile. L'elemento più vistoso di questa hypercar è l'alettone posteriore attivo (con una sottile striscia a LED a tutta larghezza), con 30 gradi di escursione automatica. All'aerodinamica contribuiscono anche lo splitter anteriore, i flap attivi nel sottoscocca, il fondo scolpito e un diffusore dedicato: il carico verticale raggiunge 800 kg a 250 km/h, valore che colloca la CCGT1 tra la Jesko Attack e la Sadair's Spear. Il V8 arriva fino a 1.600 CV Il propulsore è il V8 biturbo Koenigsegg da 1.280 CV con benzina normale e 1.600 CV con bioetanolo E85, ma con una gestione motore in grado di lavorare con qualsiasi miscela dei due carburanti. La presa d'aria sul tetto alimenta un radiatore olio maggiorato e un circuito dedicato al raffreddamento degli ammortizzatori. La trasmissione è la Light Speed Transmission a nove rapporti, gestita da una nuova interfaccia sequenziale denominata Koenigsegg Sequential Shift, che prevede il pedale della frizione per la partenza e le cambiate senza frizione con taglio di accensione, così da replicare l'esperienza della CCGT originale. In alternativa è disponibile il cambio manuale a griglia con sei rapporti della CC850. Due novità assolute Con la CCGT1, Koenigsegg presenta due novità: la prima è il Pacchetto Pista, che comprende roll bar in carbonio, sedili racing compatibili HANS, impianto antincendio, scarico da competizione, martinetti pneumatici integrati, assetto e freni dedicati, un secondo treno di cerchi con gomme da pista e l'accesso ai track day organizzati dalla casa. La seconda novità si chiama Ghost Fibre, ed è un'evoluzione della fibra di carbonio bianca introdotta nel 2009 con il progetto Trevita, e successivamente abbandonata per le difficoltà produttive che comportava. La nuova versione, utilizzata per i pannelli della CCGT1, offre rigidità superiore, un effetto fonoassorbente e minor peso rispetto al carbonio tradizionale.

F1 | I doppiaggi sono diventati complessi: le bandiere blu rischiano di mandare in confusione le PU

14 Agosto 2026 ore 11:03
Nel corso dell’ultima gara in Ungheria, un malfunzionamento del sistema automatico delle bandiere blu ha generato confusione tra i piloti, ormai abituati a ricevere indicazioni molto precise, incluso il numero della vettura a cui è destinata la segnalazione. Un’informazione che risulta particolarmente utile quando si è in piena lotta, evitando di dover dipendere dalle comunicazioni ...Continua a leggere

Ponte Morandi, otto anni fa la tragedia del viadotto genovese

14 Agosto 2026 ore 10:42
14 agosto 2018. Alla vigilia di Ferragosto, un nubifragio si abbatte su Genova. Sembra quasi un segnale di malaugurio perché alle 11.36 uno strallo del viadotto sul Polcevera si rompe, causando il collasso della pila 9 del ponte sull'autostrada A10. una tragedia con pochi precedenti nella storia dell'Italia repubblicana: muoiono 43 persone, si contano decine di feriti e centinaia di sfollati, interi quartieri (Sampierdarena e Cornigliano) pagano le conseguenze del crollo.Sono passati ormai otto anni, ma quell'evento drammatico rimane scolpito nella memoria dei cittadini del capoluogo ligure e di tutti gli italiani. E va ricordata senza se e senza ma, ancor di più alla luce delle novità giudiziarie di poche settimane fa: la sentenza di primo grado nel processo che ha portato alla sbarra decine di persone, tra cui Giovanni Castellucci, ex amministratore delegato di Autostrade per l'Italia, nonché diversi manager e funzionari pubblici.  La sentenza Il dibattimento, iniziato circa quattro fa e caratterizzato da ben 284 udienze e dall'audizione di 282 testimoni, ha portato alla sbarra 57 persone (in realtà 59, ma due sono decedute durante il processo), imputate a vario titolo di reati come disastro colposo, omicidio colposo plurimo e omicidio stradale (in totale i capi di imputazione erano 112, riassunti in un decreto di 1.479 pagine). Nel complesso le condanne hanno colpito 32 persone, per poco meno di 180 anni di reclusione, mentre sono state assolti 25 altri imputati.Tra tutte le condanne spicca quella a Castellucci. I giudici della prima sezione penale del Tribunale di Genova lo hanno condannato a 12 anni di carcere per le responsabilità di una tragedia, che, secondo i giudici, poteva essere evitata: in attesa che vengano pubblicate a gennaio le motivazioni della sentenza, si può ben dire che la corte abbia dato ragione alle accuse della procura, secondo cui gran parte degli imputati sarebbe stata a conoscenza del grave ammaloramento della struttura e non avrebbe fatto abbastanza per investire nella manutenzione ordinaria e straordinaria per far risparmiare soldi al concessionario, e quindi accrescerne i profitti.  Una storia ancora lunga La sentenza è comunque di primo grado e alcuni dei condannati hanno già promesso battaglia, annunciando l'intenzione di fare ricorso in appello. Dunque, del fronte giudiziario se ne parlerà ancora tanto, forse per anni. Purtroppo, la tragedia del Ponte Morandi ha dimostrato, in modo inquietante, lo stato di salute penoso delle nostre infrastrutture. Eppure, al di là delle solite commemorazioni, non pare sia servita a svegliare le coscienze sulla necessità di dare una svolta alla gestione delle opere pubbliche. Certo, il Ponte Morandi è stato sostituito in tempi record dal nuovo viadotto San Giorgio, ma a distanza di otto anni molti dei lavori compensativi sono ancora da completare.A tal proposito, è interessante il punto della situazione fatto dal Sole 24 Ore sui risarcimenti concordati nel 2021 da Autostrade per l'Italia con le varie autorità locali. L'accordo stabilisce opere compensative per un valore di oltre 1,68 miliardi, di cui 583 milioni destinati al nuovo viadotto. E i restanti 1,13 miliardi? La testata li derubrica a lavori ancora da realizzare nonostante siano già stati messi a disposizione dal concessionario.   Per esempio, il comune non ha ancora deciso il destino di 100 milioni per progetti di mobilità, logistica e digitale nell'area genovese. L'autorità portuale, invece, ha già speso quasi tutti i 75 milioni per il riassetto della viabilità portuale. Poi ci sono 930 milioni per due tunnel. Il primo è quello subportuale: erano previsti 700 milioni di euro, ma il budget è salito a 1,1 miliardi (la differenza sarà pagata sempre da Aspi tramite le tariffe autostradali della sua rete) e i lavori sono ancora in alto mare, o quasi. Il lotto A da 210 milioni è partito, mentre per quello B da 800 milioni è stata solo da poco completata la gara di assegnazione. Poi c'è il tunnel di Val Fontanabuona da 230 milioni: il progetto definitivo è atteso per dicembre e l'avvio dei lavori per gennaio.Insomma, secondo il Sole 24 Ore, ci sono ancora da mettere a terra circa 1,13 miliardi di euro. E sono passati otto anni dalla tragedia. 

La Porsche 911 Carrera S ritrova il cambio manuale (ma solo in Nord America)

14 Agosto 2026 ore 10:19
In risposta alla forte domanda da parte dei clienti, Porsche ha deciso di riportare il cambio manuale a sei rapporti sulla 911 Carrera S con l'MT Package, presentato durante la Monterey Car Week. L'iniziativa, almeno per ora, è limitata solo al Nord America. A listino ci saranno quindi in totale sette varianti con la trasmissione manuale, dalla Carrera T alla GT3, con prezzi che partono da 167.100 dollari (circa 145 mila euro) per la coupé, e da 181.000 dollari (poco più di 155 mila euro) per la Cabriolet. Le prime consegne sono previste entro la fine del 2026. La dotazione è più ricca Rispetto alle versioni con il PDK a otto rapporti, la dotazione di serie delle 992.2 con cambio manuale è sensibilmente più ricca, e comprende: ruote posteriori sterzanti, sospensioni PASM Sport con altezza ribassata di 10 mm, pomello del cambio in noce, Sport Chrono Package e taratura specifica dello scarico. A questi si aggiungono i cerchi a bloccaggio centrale, che permettono di rosicare quasi 8 kg sulla bilancia, i sedili sportivi Plus a quattro regolazioni, i terminali in titanio con finiture nere, il frontale SportDesign e sigla "S" rossa al posteriore. Il motore rimane lo stesso Il propulsore rimane il sei cilindri boxer 3.0 biturbo da 480 CV, mentre l'impianto frenante adotta dischi in ghisa da 408 mm all'anteriore e 380 al posteriore, con pinze fisse a sei e quattro pistoncini. Su richiesta è possibile optare per quelli carboceramici, ma anche i sedili a guscio in fibra di carbonio, optional non previsti sulla Carrera T.

WEC | Le responsabilità di Pera: "Anche da Campione continuo a imparare. Rivoglio il Mondiale"

14 Agosto 2026 ore 10:00
Il 2026 è una di quelle stagioni che in molti potrebbero invidiare a Riccardo Pera, tranne che per il dover sempre fare e disfare le valigie praticamente tutte le settimane.
Dopo un inverno in cui si è assicurato il rinnovo di contratto con Manthey Racing per guidare le Porsche gestite dalla squadra tedesca, il pilota toscano si è tuffato in una annata di quelle che non lasciano molto spazio ...Continua a leggere

Ferrari CZ26: la one-off da 1.000 CV che rivoluziona la SF90 Stradale

14 Agosto 2026 ore 09:07
Alla Monterey Car Week Ferrari ha presentato la CZ26, one-off del programma Progetti Speciali che reinterpreta in maniera completamente diversa la SF90 Stradale, frutto di due anni di collaborazione tra un cliente statunitense il Ferrari Design Studio di Flavio Manzoni. Sotto è la stessa, ma fuori è tutta diversa La CZ26 è lunga 4.762 mm, larga 2.005, alta 1.189 e ha un passo di 2.650 mm; della SF90 Stradale conserva impostazione e prestazioni, mentre la carrozzeria (nell'esclusiva colorazione Argento Veloce) è stata ridisegnata da zero, intervenendo in maniera massiccia soprattutto sul frontale, con una nuova mascherina nera che integra i sottolissimi gruppi ottici e le prese d'aria dei freni. Gli elementi aerodinamici sono in color Rosso Lampante, con inserti in fibra di carbonio. Le linee sono più nette, orizzontali, specialmente nel cofano e nella fiancata, con nuove prese d'aria per il motore e una coda tronca con le luci a sbalzo. Sotto questa nuova "pelle" si nasconde un importante lavoro aerodinamico che ha coinvolto tutte le aree della vettura: sono stati riprogettati i sistemi di raffreddamento e gestione dei flussi all'anteriore, i condotti di bypass, il fondo vettura e lo spoiler posteriore, affiancato da un diffusore dedicato, con scarichi in titanio grezzo. Nel lunotto posteriore sono state ricavate aperture specifiche per lo smaltimento termico del vano motore. Elegante e sportiva Esclusivo anche l'abitacolo, con rivestimenti in tessuto tecnico nero, inserti dei sedili realizzati con stampe 3D dedicate, dettagli in Rosso Lampante e la scritta CZ26 ricamata, così come il cavallino rampante nei poggiatesta. Nella plancia e nel tunnel centrale sono presenti elementi in fibra di carbonio lucida con filamenti metallici nella trama. Sotto c'è il V8 da 1.000 CV Invariato il powertrain ibrido plug-in, che rimane quello della SF90 Stradale: un 4.0 V8 biturbo da 797 CV e 804 Nm, abbinato a tre motori elettrici da 162 kW (220 CV) complessivi e una batteria da 7,9 kWh, con 25 km di autonomia in elettrico. La trasmissione è il cambio F1 a doppia frizione e otto rapporti. Questa supercar scatta da ferma a 100 km/h in 2,5 secondi, coprendo lo 0-200 in 6,7 secondi, fino a raggiungere la velocità massima di 328 km/h.

Fiat Cinquecento, i prototipi dei carrozzieri italiani

14 Agosto 2026 ore 07:00

La nuova Fiat Cinquecento non fu soltanto una delle citycar più attese del mercato: diventò, nel 1992, anche una straordinaria fonte d'ispirazione per i più importanti carrozzieri italiani. In occasione del Salone di Torino dello stesso anno, all’interno del progetto “Cinquecento: reinterpretazioni di una vettura da città”, la Casa torinese affidò a firme come Bertone, Pininfarina, Italdesign, Zagato e altre il compito di reinterpretare la piccola utilitaria senza limiti alla creatività. Nacquero così dieci concept unici che anticiparono soluzioni stilistiche, idee di mobilità e persino modelli destinati a lasciare il segno nell'industria automobilistica.

Bertone Cinquecento Rush

Bertone scelse la via dell’edonismo puro, della provocazione e del tempo libero, trasformando la citycar in un audace buggy da spiaggia a ruote scoperte. Caratterizzata da una carrozzeria bicolore gialla e grigia priva di portiere e parabrezza convenzionale, la Rush sfoggiava interni impermeabili di materiale nautico e configurazione a due posti secchi. Tecnicamente conservava il pianale di serie, ma ridefiniva il concetto di “spiaggetta” in chiave moderna e giovanile.

Coggiola Fionda

La carrozzeria Coggiola propose una raffinata coupé sportiva a tre posti e tre volumi, verniciata in un rosso fiammante. La Fionda si distaccava nettamente dalle forme squadrate della Cinquecento originale, introducendo linee tese, fari anteriori ultrasottili a sviluppo orizzontale e un abitacolo arretrato. Il design puntava sulla massima penetrazione aerodinamica, mantenendo inalterata la meccanica anteriore Fiat, ma conferendole un’anima da piccola gran turismo.

I.De.A. Institute Grigua

L’I.De.A. Institute focalizzò lo sviluppo sulla versatilità e sulla mobilità ecosostenibile. La Grigua era una monovolume compatta caratterizzata da un’estesa superficie vetrata e una verniciatura sfumata verde-gialla. Sotto la scocca celava un abitacolo a tre posti (con quello del conducente al centro in posizione avanzata) ritenendo rara l’eventualità che in una city car possano ritrovarsi quattro o cinque passeggeri contemporaneamente. Le forme morbide e ovoidali anticipavano la tendenza delle citycar “monovolume” degli anni successivi, ottimizzando lo spazio interno in rapporto agli ingombri esterni minimi.

Italdesign Cinquecento ID

Giorgetto Giugiaro presentò un modello statico dalle forme spiccatamente ovoidali per ottenere la massima spaziosità. Caratterizzata da una carrozzeria a tre porte con ampie superfici vetrate, puntava sulla massima efficienza aerodinamica e sull’ottimizzazione degli spazi interni: altra caratteristica particolare era il tetto completamente apribile sino a farla diventare una vettura aperta, con al centro un roll-bar per garantirne la sicurezza. Il fortunato design di questo primissimo mock-up fu la base da cui nacque, l’anno successivo, il prototipo ibrido Lucciola, le cui linee vennero in seguito vendute alla Daewoo per dare vita alla Matiz.

Stola Cinquecento Cita

Sviluppata in stretta sinergia con Itca e Maggiora per mostrare le proprie competenze di modellazione, Stola presentò un’elegante roadster a due posti secchi. La vettura manteneva il frontale di serie ma introduceva un terzo volume posteriore generoso e levigato, studiato per alloggiare una capote in tessuto con lunotto in PVC. Disegnata da Aldo Garnero, era un rigoroso esercizio industriale.

Maggiora Cinquecento Birba

Venne concepita come una piccola spider a quattro posti fortemente orientata a una concreta industrializzazione. Mentre la Stola si era occupata della realizzazione dei modelli fisici, Maggiora curò lo sviluppo dei prototipi marcianti, studiandoli in modo che il passaggio alla produzione in serie non presentasse particolari ostacoli tecnici. Rispetto alla Cita di Stola, la Birba si distingueva non solo per la capacità di ospitare due passeggeri in più, ma anche per un design caratterizzato dalla particolare copertura/spoiler al posteriore.

Pininfarina 4x4 Pick-up

Pininfarina interpretò l’utilitaria in chiave utilitaristica e robusta con un pick-up compatto. Dotata di una sponda posteriore apribile, la vettura si caratterizzava per grafiche laterali geometriche che richiamavano il mondo dell’acqua: la vettura disponeva comunque di quattro posti, due nell’abitacolo e due a scomparsa ricavabili nella parte posteriore, lasciando ancora spazio di carico per i bagagli. Il progetto fu studiato ipotizzando l’adozione di una trazione integrale 4x4, rendendola un vero mini-veicolo da lavoro.

Zagato Cinquecento Z-Eco

Invece di puntare sulle sue tradizionali velleità corsaiole, Zagato stupì il pubblico esplorando un concetto radicale di mobilità ecologica e intermodale. La Z-Eco presentava un’audace carrozzeria asimmetrica: se il lato sinistro manteneva l’aspetto di una normale citycar, la porzione posteriore destra era stata radicalmente “tagliata” e scavata per ospitare un vero e proprio alloggiamento integrato su misura (un bike pod) per trasportare una bicicletta. L’idea era permettere al guidatore di parcheggiare l’auto fuori dal centro e coprire l’ultimo miglio pedalando.

Boneschi Baby Taxi

Boneschi scelse la massima razionalità geometrica trasformando la Cinquecento in un Taxi urbano. Con un tetto rialzato per favorire l’accessibilità dei passeggeri e pannelli laterali piatti di alluminio satinato, ha la porta scorrevole solo sul lato destro per i passeggeri e a battente per il conducente. La proposta si configura come una micro-monovolume ideale per i centri storici congestionati.

Maggiora Cinquecento 995 TC

Questa interpretazione trasformava la citycar Fiat in una piccola bomba da pista. Esternamente spiccavano il paraurti anteriore rosso con prese d'aria asimmetriche, lo spoiler sul portellone, lo scarico triangolare e il tappo del serbatoio aeronautico. Nonostante il motore restasse il 903 cm³ di serie, l’assetto era fortemente ribassato grazie a cerchi da 15 pollici con pneumatici Pirelli P7 Corsa e molle rigide. All’interno dominavano sedili a guscio, pedaliera di metallo traforato, plancia bicolore e un roll-bar posteriore che sostituiva i sedili integrando anche un vano porta casco.

Fiat Cinquecento prototipi - 1Ruoteclassiche
Fiat Cinquecento prototipi - 2Ruoteclassiche
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DTM | Squalificata la Lamborghini Temerario della prima vittoria, ma Grasser fa ricorso

14 Agosto 2026 ore 07:34
La storica prima vittoria in assoluto della Lamborghini Temerario GT3 ottenuta a fine luglio ad Oscherleben va in fumo nella serata di giovedì 13 agosto, quando il Dipartimento Tecnico del DTM ha pubblicato un bollettino comunicante la squalifica della vettura di Mirko Bortolotti.
Il fine settimana che la serie tedesca va ad affrontare al Nürburgring inizia nel peggiore dei modi per il ...Continua a leggere

Porsche, nuovo dietrofront sull'elettrico: la Taycan verso lo stop nel 2030

13 Agosto 2026 ore 19:11
La Porsche Taycan doveva essere la punta di diamante delle strategie di elettrificazione della Casa di Zuffenhausen, ma alla fine non si è rilevata il successo sperato.Ora, dalla Germania arriva una notizia sorprendente, ma solo fino a un certo punto:secondo "WirtschaftsWoche", la Porsche prevede di interrompere la produzione della sua ammiraglia elettrica presso l'impianto di Zuffenhausen entro il 2030. La frenata sull'elettrico La decisione rientrerebbe in un accordo tra la direzione e il consiglio di fabbrica, che però non sarebbe stato ancora formalizzato e definito nei dettagli. Come detto, la notizia non deve sorprendere più di tanto perché la Casa tedesca ha da tempo rivisto in profondità le sue strategie di elettrificazione a causa anche della scarsa diffusione delle BEV nel suo bacino di clientela di riferimento. Inoltre, non sono mancati problemi di affidabilità che hanno coinvolto la Taycan, rallentandone le vendite.Ecco perché la direzione ha impresso un deciso colpo di freno al suo percorso di transizione verso la mobilità elettrica, cancellando l'obiettivo indicato nel 2022 di aumentare la quota di veicoli elettrici all'80% delle vendite totali entro il 2030.  Un'arma spuntata La Taycan era considerata il modello di punta delle strategie di elettrificazione. Tuttavia, dopo un iniziale successo commerciale, le vendite sono calate in modo significativo: dalle quasi 41.000 unità del 2023 si è passati alle circa 16.000 dello scorso anno e nei primi sei mesi del 2026 le consegne globali non hanno superato le 6.700. La debolezza della domanda e i risultati commerciali sotto le aspettative hanno già costretto la direzione a interrompere la produzione più volte negli ultimi mesi e a valutare varie alternative, tra cui anche il trasferimento a Lipsia. Ora è arrivata la decisione di continuare a produrla a Zuffenhausen almeno fino al 2030, ma non è ancora chiaro quali siano i programmi per gli anni successivi, né se ci sarà o meno un'erede.  D'altro canto, è ormai chiara la necessità per Porsche di rivedere completamente il suo piano prodotti. Nella gamma elettrica, la Taycan è stata affiancata dalla Macan a batteria, ma da tempo si vocifera della possibilità di una variante termica per la SUV, fino a poco tempo fa del tutto esclusa nel futuro di Zuffenhausen. Per ora Porsche ha preferito non commentare le indiscrezioni della WirtschaftsWoche, ma ha fatto riferimento a quanto dichiarato a fine luglio dall'amministratore delegato Michael Leiters alla "Frankfurter Allgemeine Zeitung". "Non abbiamo intenzione di interrompere la produzione della Taycan a breve termine. Abbiamo investito molto in questo modello e vogliamo aspettare e vedere come si evolve la domanda", ha spiegato Leiters. Ed è proprio il riferimento al breve termine a lasciare aperta la questione sul futuro della berlina elettrica e a generare dubbi e interrogativi.
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