L’Associazione Italiana Prepper è lieta di annunciare l’uscita di “Le Avventure di Aippy – Il Grande Blackout”, il primo volume della nuova collana editoriale dedicata alla preparazione alle emergenze per bambini in vendita su Amazon.
Pensata per accompagnare i più giovani alla scoperta della sicurezza e della resilienza con un linguaggio semplice, positivo e mai allarmistico, la collana ha come protagonista Aippy, una simpatica aquila esploratrice che, insieme ai suoi amici, aiuta i bambini a comprendere come affrontare piccoli e grandi imprevisti quotidiani.
Nel primo volume, dedicato al blackout domestico, i giovani lettori imparano l’importanza di mantenere la calma, cercare una fonte di luce sicura, risparmiare energia, comunicare correttamente e aiutare chi si trova in difficoltà.
Il libro unisce racconto, illustrazioni, missioni, giochi, tavole da colorare e attività da realizzare con un adulto. Non si limita quindi a trasmettere nozioni, ma coinvolge attivamente i bambini, stimolando osservazione, autonomia, capacità decisionale e collaborazione familiare.
Con “Le Avventure di Aippy”, AIP Edizioni inaugura un progetto educativo più ampio, pensato per avvicinare bambini, famiglie, scuole e gruppi educativi ai temi della prevenzione e della preparazione consapevole.
Perché essere preparati non significa avere paura, ma imparare ad affrontare ogni situazione con maggiore calma, sicurezza e responsabilità.
Dalle scorte domestiche ai social network: ciò che comunichiamo senza accorgercene
Essere discreti non riguarda soltanto il modo in cui ci vestiamo.
Una persona può utilizzare uno zaino urbano, muoversi in modo naturale e non attirare particolare attenzione, ma allo stesso tempo comunicare una grande quantità di informazioni attraverso ciò che trasporta, ciò che racconta e ciò che pubblica online.
Nelle prime due parti dello Speciale AIP dedicato al Grey Man abbiamo analizzato il concetto e la sua applicazione pratica.
Ora dobbiamo affrontare una domanda diversa:
Che cosa stiamo comunicando agli altri senza rendercene conto?
Per un prepper, questa domanda può riguardare:
scorte;
acqua;
energia;
equipaggiamento;
competenze;
spostamenti;
abitudini familiari;
presenza digitale.
Ed è qui che il Grey Man incontra un altro concetto importante: l’OPSEC.
Il NIST descrive l’OPSEC come un processo sistematico volto a proteggere informazioni generalmente non classificate che potrebbero rivelare capacità e intenzioni. Il processo comprende l’identificazione delle informazioni critiche, l’analisi delle minacce e delle vulnerabilità, la valutazione del rischio e l’applicazione di contromisure appropriate. Unterintelligence and Security Agency sottolinea che l’OPSEC protegge informazioni critiche, classificate o non classificate, che potrebbero essere utilizzate contro un’organizzazione, invitando a osservare le proprie attività anche dal punto di vista di un possibile avversario. Grey Man e OPSEC non sono sinonimi.
Il Grey Man riguarda principalmente la gestione della propria presenza percepibile.
L’OPSEC riguarda la protezione di informazioni e indicatori rilevanti.
I due concetti possono però incontrarsi.
Uno zaino tattico può suggerire la presenza di equipaggiamento.
Una power station trasportata apertamente comunica disponibilità di energia.
Una conversazione può rivelare l’esistenza di scorte.
Una fotografia pubblicata online può mostrare dove vengono conservate.
Concetto AIP
La discrezione non consiste nel mentire. Consiste nel non distribuire informazioni prive di utilità per chi le riceve.
Le informazioni apparentemente innocue
Una singola informazione può sembrare irrilevante.
Il problema nasce quando diverse informazioni vengono raccolte e combinate.
Immaginiamo una persona che nel corso del tempo pubblichi:
una fotografia della propria power station;
un video della dispensa;
immagini dell’impianto fotovoltaico;
un post nel quale annuncia una settimana di vacanza;
fotografie dalle quali è riconoscibile l’abitazione;
immagini del veicolo;
informazioni sulla composizione della famiglia.
Ogni contenuto, preso singolarmente, può apparire innocuo.
Nel loro insieme, però, questi elementi possono ricostruire risorse, abitudini e vulnerabilità.
La metodologia OPSEC considera proprio il valore degli indicatori e delle informazioni che, pur non essendo necessariamente segreti, possono essere raccolti e interpretati. o del blackout
Immaginiamo un blackout urbano prolungato.
Durante le prime ore, molte persone utilizzano telefoni, torce e batterie portatili.
Con il passare del tempo, la disponibilità di energia diminuisce.
Alcuni negozi restano chiusi.
Le comunicazioni diventano più difficili.
La possibilità di ricaricare un telefono acquista maggiore valore.
Una persona attraversa il quartiere trasportando una power station costosa, pannelli solari pieghevoli e diversi dispositivi elettronici chiaramente visibili.
Non sta facendo nulla di sbagliato.
Tuttavia comunica:
di possedere energia;
di avere attrezzatura di valore;
di conoscere sistemi alternativi di alimentazione;
di disporre probabilmente di altre risorse.
Il principio Grey Man suggerirebbe, quando possibile, di ridurre l’esposizione non necessaria dell’attrezzatura.
Questo non significa rifiutare di aiutare gli altri.
Significa decidere consapevolmente come, quando e in quale misura rendere visibili le proprie capacità.
Le risorse comunicano
Una famiglia può rivelare involontariamente la propria preparazione attraverso:
taniche di carburante visibili;
grandi quantità d’acqua trasportate apertamente;
pannelli solari;
generatori;
antenne;
apparati radio;
confezioni di alimenti in grandi quantità;
attrezzature lasciate in vista;
conversazioni con vicini o conoscenti.
Non tutto può o deve essere nascosto.
L’obiettivo non è rendere segreta la propria abitazione.
È imparare a chiedersi:
Questa informazione deve essere visibile a chiunque?
In alcuni casi la risposta sarà sì.
In altri no.
La sicurezza nasce anche dalla possibilità di scegliere consapevolmente.
Il Grey Man digitale
Oggi la discrezione fisica rappresenta soltanto una parte del problema.
Una persona può muoversi in modo ordinario per strada e contemporaneamente aver pubblicato online:
fotografie della propria abitazione;
l’inventario delle scorte;
il modello della power station;
la disposizione dei pannelli fotovoltaici;
dettagli del sistema di sicurezza;
la targa del veicolo;
il luogo nel quale trascorre i fine settimana;
le date delle vacanze;
la posizione di un terreno o di un rifugio.
La CISA raccomanda di prestare attenzione alle informazioni condivise online e di gestire le impostazioni dei social network per migliorare privacy e sicurezza. Raccomanda inoltre di limitare la quantità di informazioni personali pubblicate, evitando dati che possano rendere una persona più vulnerabile, come indirizzi o informazioni sulle proprie abitudini. r moderno, discrezione fisica e sicurezza digitale devono quindi procedere insieme.
A cosa serve passare inosservati per strada se online abbiamo già pubblicato l’inventario della nostra preparazione?
Prima di pubblicare
Prima di condividere una fotografia o un video può essere utile chiedersi:
Sullo sfondo è visibile un indirizzo?
È riconoscibile l’ingresso dell’abitazione?
Sono visibili targhe, documenti o numeri di serie?
Il contenuto rivela la posizione di attrezzature?
Sto mostrando quantità significative di risorse?
Sto comunicando che la casa resterà vuota?
Le fotografie pubblicate in momenti diversi possono essere combinate?
Sto esponendo informazioni relative ad altre persone?
Non è necessario smettere di utilizzare i social network.
È necessario utilizzarli con maggiore consapevolezza.
Anche le conversazioni sono informazioni
Molte informazioni vengono comunicate semplicemente parlando.
Durante un’emergenza, frasi come:
“Abbiamo scorte per tre mesi”;
“Ho un generatore in garage”;
“Conserviamo centinaia di litri d’acqua”;
“Se succede qualcosa andremo nella casa in montagna”;
possono rivelare più di quanto sia necessario.
Questo non significa mentire.
Non significa nemmeno rifiutare ogni dialogo.
Significa comprendere che non tutte le informazioni devono essere condivise con chiunque.
Grey Man e cooperazione
Una delle interpretazioni più problematiche del Grey Man presenta la società come una massa ostile dalla quale nascondersi.
Questa visione è riduttiva.
Durante molte emergenze, vicini, volontari, associazioni e cittadini diventano risorse decisive.
La cooperazione permette di condividere:
informazioni;
competenze;
assistenza;
trasporti;
sorveglianza;
risorse.
La discrezione non dovrebbe degenerare nell’isolamento.
Un prepper responsabile dovrebbe saper distinguere tra:
informazioni che possono essere condivise;
informazioni che è opportuno proteggere;
persone affidabili;
relazioni ancora da costruire;
aiuto sostenibile;
richieste capaci di mettere in difficoltà il proprio nucleo familiare.
Il Grey Man può essere utile durante uno spostamento o in una situazione confusa.
In una comunità stabile e affidabile, invece, la cooperazione può offrire una protezione superiore a quella ottenibile da un individuo isolato.
Principio AIP
La resilienza non nasce soltanto da ciò che possediamo. Nasce anche dalle relazioni che costruiamo prima dell’emergenza.
Quando la discrezione non è la scelta giusta
Non tutte le emergenze richiedono di passare inosservati.
Durante un soccorso, un’evacuazione organizzata o una ricerca, essere visibili può salvare la vita.
In ambiente naturale, colori facilmente individuabili possono facilitare il ritrovamento.
Durante un incendio, un’alluvione o un incidente, segnalare chiaramente la propria posizione può essere prioritario.
Un volontario, un soccorritore o un addetto alla sicurezza deve spesso essere riconoscibile.
Anche chi necessita di assistenza deve rendersi visibile e comunicare chiaramente la propria condizione.
Regola fondamentale
Prima di cercare di passare inosservati, occorre chiedersi se essere riconosciuti o localizzati possa invece aumentare la sicurezza.
Il contesto italiano
Gran parte dei contenuti online dedicati al Grey Man nasce negli Stati Uniti e riflette scenari e modelli sociali non sempre sovrapponibili ai nostri.
In Italia, la normalità può cambiare radicalmente tra:
un centro storico;
una periferia urbana;
un piccolo paese;
una stazione ferroviaria;
un evento sportivo;
una zona montana;
un centro di accoglienza temporaneo;
un’area colpita da terremoto o alluvione.
Non è sufficiente tradurre consigli stranieri.
Occorre interpretarli alla luce:
del territorio;
della cultura;
delle normative;
delle abitudini;
degli scenari realistici italiani.
La preparazione non dovrebbe trasformare una persona in un personaggio.
Dovrebbe permetterle di affrontare meglio la realtà nella quale vive.
Non invisibili, ma consapevoli
La vera forza del Grey Man non consiste nel diventare irriconoscibili.
Consiste nel controllare meglio le informazioni che comunichiamo.
Abbigliamento, equipaggiamento, comportamento, conversazioni e presenza digitale raccontano continuamente qualcosa di noi.
Non possiamo impedire ogni forma di osservazione.
E non dovremmo vivere nascosti.
Possiamo però decidere con maggiore consapevolezza:
cosa mostrare;
a chi mostrarlo;
quando farlo;
quali informazioni proteggere;
quando collaborare;
quando essere visibili;
quando ridurre la nostra esposizione.
Il Grey Man non è un travestimento.
Non è un colore.
Non è uno zaino.
Non è una tecnica infallibile.
È, nella sua interpretazione più utile, una forma di disciplina personale basata sull’adattamento, sulla consapevolezza situazionale e sulla gestione delle informazioni.
Essere preparati non significa necessariamente sembrare preparati.
Ma significa sapere perché si è scelto di mostrare — o di non mostrare — qualcosa.
Conclusione dello Speciale AIP
Nel corso della serie abbiamo seguito tre passaggi.
Comprendere
Il Grey Man non è invisibilità, ma gestione della rilevanza e adattamento al contesto.
Applicare
La discrezione dipende dalla comprensione della linea di base, del flusso, del comportamento e di ciò che l’equipaggiamento comunica.
Proteggere
Le informazioni possono essere rivelate dall’aspetto, dalle risorse, dalle conversazioni e dalla presenza digitale.
Il principio conclusivo è semplice:
La discrezione è utile soltanto quando aumenta realmente la sicurezza.
Nota metodologica
Il riferimento all’OPSEC non implica che la Grey Man Theory costituisca una dottrina militare ufficiale.
I due concetti vengono messi in relazione esclusivamente per evidenziare l’importanza della gestione consapevole delle informazioni e degli indicatori comunicati involontariamente.
Questo articolo ha finalità esclusivamente informative ed educative. I principi descritti devono essere adattati al contesto e non devono ostacolare l’azione delle autorità, dei soccorritori o l’accesso all’assistenza in caso di emergenza.
Baseline, flusso ambientale, abbigliamento e comportamento: come adattarsi al contesto senza trasformarsi in un personaggio
Nella prima parte dello Speciale AIP dedicato al Grey Man abbiamo chiarito che la discrezione non consiste nel diventare invisibili e che non esiste un abbigliamento universalmente adatto a passare inosservati.
Ciò che appare normale in un luogo può risultare insolito in un altro.
Ma come si traduce questo principio nella vita reale?
La risposta non comincia dall’acquisto di uno zaino o dalla scelta di un colore.
Comincia dall’osservazione.
La linea di base: comprendere ciò che è normale
Possiamo utilizzare il termine baseline, o linea di base, per indicare l’insieme dei comportamenti, dei ritmi e delle caratteristiche che, in un determinato luogo e momento, appaiono ordinari.
Entrando in una stazione ferroviaria potremmo osservare persone che:
consultano i tabelloni;
utilizzano il telefono;
trascinano valigie;
aspettano sedute;
camminano verso i binari;
si fermano davanti ai distributori;
parlano a volume moderato.
In uno stadio, in una biblioteca, in un mercato o durante un’evacuazione, la linea di base sarà completamente diversa.
Osservare una baseline significa chiedersi:
come sono vestite mediamente le persone;
cosa trasportano;
a quale velocità si muovono;
quanto parlano;
dove si fermano;
quale livello di agitazione appare normale;
quali direzioni seguono;
quali comportamenti vengono accettati senza particolare attenzione.
Concetto AIP
Prima di cercare di confondersi con un ambiente, bisogna comprenderne la normalità.
La baseline non è però una formula matematica.
Una folla è composta da persone diverse. All’interno della normalità esiste sempre una certa variabilità.
Lo scopo non è diventare una copia degli altri, ma evitare incoerenze inutilmente evidenti.
Il flusso ambientale
Ogni ambiente possiede anche un proprio flusso: il modo in cui persone, mezzi e attività si muovono nello spazio.
In una stazione durante l’ora di punta il flusso può essere rapido e direzionale.
In una piazza turistica può essere lento e irregolare.
In una fila è quasi immobile.
Durante un’evacuazione può diventare veloce, confuso e mutevole.
Una persona può attirare l’attenzione non perché è vestita diversamente, ma perché interrompe il flusso.
Per esempio:
si ferma improvvisamente nel mezzo di un passaggio;
procede nella direzione opposta alla maggioranza;
cambia continuamente percorso;
cammina molto più velocemente o lentamente degli altri;
si volta ripetutamente;
rimane immobile dove tutti stanno lasciando il luogo.
Nessuno di questi comportamenti indica automaticamente un’intenzione ostile.
Può però rendere una persona più riconoscibile.
Il principio pratico è:
Comprendere il ritmo dell’ambiente ed evitare di interromperlo senza una ragione necessaria.
La sicurezza viene comunque prima della discrezione. Se il movimento della folla conduce verso un pericolo, seguirlo soltanto per non distinguersi sarebbe un errore.
La coerenza: quando qualcosa non torna
Spesso l’attenzione non viene attirata da un singolo elemento vistoso, ma da una contraddizione tra ciò che una persona sembra essere e ciò che sta facendo.
Per esempio:
appare rilassata ma controlla continuamente le uscite;
porta una borsa ordinaria ma la protegge in modo ossessivo;
sembra aspettare qualcuno ma osserva sempre lo stesso punto;
è vestita come gli altri ma si muove con un ritmo completamente diverso;
tenta di apparire distratta mentre controlla sistematicamente l’ambiente.
Questi comportamenti non permettono di conoscere le intenzioni della persona.
Rendono però la sua presenza meno facilmente spiegabile e quindi potenzialmente più interessante.
Per il Grey Man, aspetto e comportamento dovrebbero raccontare una storia semplice e coerente.
Non serve inventare una falsa identità.
Spesso basta non rendere misterioso ciò che non ha bisogno di esserlo.
Ridurre la descrivibilità
Immaginiamo di chiedere a qualcuno di descrivere una persona vista pochi minuti prima.
Probabilmente utilizzerà gli elementi più distintivi:
“quello con la giacca gialla”;
“quello con lo zaino militare”;
“quello con il cappello rosso”;
“quello che continuava a voltarsi”;
“quello che parlava ad alta voce”.
Questi elementi diventano appigli descrittivi.
Quando la discrezione è utile, può essere ragionevole ridurre:
grandi loghi;
scritte particolarmente provocatorie;
colori molto insoliti rispetto al luogo;
accessori appariscenti;
equipaggiamento tecnico esposto;
comportamenti ripetitivi;
voce eccessivamente alta;
ostentazione di oggetti costosi.
L’obiettivo non è cancellare la propria identità, ma evitare di creare senza necessità una caratteristica che permetta di essere immediatamente classificati.
Domanda pratica
Se qualcuno dovesse descrivermi tra dieci minuti, quale sarebbe la prima caratteristica che utilizzerebbe?
Il paradosso dell’equipaggiamento tattico
Uno degli errori più comuni consiste nel credere che uno zaino tattico diventi discreto semplicemente perché è nero, grigio o verde oliva.
Può comunque essere riconoscibile per:
pannelli MOLLE;
velcro per patch;
tasche modulari;
cinghie esterne molto evidenti;
moschettoni;
torce o utensili agganciati;
struttura particolarmente rigida.
In determinate circostanze questo non rappresenta alcun problema.
In altre può comunicare:
“Questa persona potrebbe trasportare attrezzatura interessante.”
Il materiale tattico non deve essere demonizzato. Deve essere scelto in base alla funzione e al contesto.
Una comune borsa urbana può contenere:
acqua;
torcia;
power bank;
kit di primo soccorso;
documenti;
radio compatta;
piccoli strumenti di emergenza.
Le capacità restano disponibili, ma non vengono necessariamente dichiarate.
Errore comune
Pensare che esista uno “zaino Grey Man” universale.
La discrezione non è una caratteristica assoluta dell’oggetto. Nasce dalla relazione tra oggetto, persona, comportamento e ambiente.
Scarpe, accessori e piccoli dettagli
Anche elementi apparentemente secondari contribuiscono alla percezione complessiva.
Le calzature devono essere funzionali, ma anche plausibili rispetto al contesto.
Scarponi da montagna sono normali su un sentiero, meno comuni in altri ambienti. Scarpe eleganti possono essere adatte a un centro direzionale e completamente inadatte durante un’evacuazione su terreno fangoso.
Lo stesso vale per:
orologi costosi;
gioielli;
grandi loghi;
accessori tecnici;
profumi particolarmente intensi;
oggetti rumorosi;
strumenti appesi all’esterno dello zaino.
Non è necessario eliminare ogni elemento personale.
Bisogna però ricordare che la nostra presenza viene comunicata attraverso l’insieme dei dettagli.
Il corpo comunica prima delle parole
Una persona che desidera essere discreta potrebbe commettere l’errore di:
evitare ossessivamente il contatto visivo;
mantenere sempre il capo abbassato;
camminare sistematicamente vicino ai muri;
controllare continuamente chi si trova alle spalle;
cambiare bruscamente direzione;
osservare insistentemente uscite e telecamere;
stringere lo zaino al petto;
apparire eccessivamente rigida.
Questi comportamenti possono attirare più attenzione di un atteggiamento naturale.
Il Grey Man non dovrebbe sembrare furtivo.
L’ambiente può essere osservato anche attraverso azioni normali: consultare un tabellone, guardare una vetrina, scegliere un punto con una buona visuale o cambiare posizione con calma.
Anche il contatto visivo deve rimanere naturale.
Fissare insistentemente le persone può risultare invasivo. Evitare ostentatamente lo sguardo di chiunque può apparire altrettanto insolito.
La consapevolezza può essere elevata internamente senza essere ostentata esternamente.
Anche la voce comunica
La discrezione non è soltanto visiva.
Ogni ambiente possiede un proprio livello sonoro.
In una biblioteca si parla diversamente rispetto a uno stadio. In un vagone ferroviario silenzioso, una telefonata ad alta voce può rendere una persona immediatamente memorabile.
Durante una situazione di emergenza, discutere pubblicamente delle proprie scorte, delle attrezzature possedute o della destinazione scelta può comunicare informazioni non necessarie.
La voce può rivelare:
agitazione;
intenzioni;
destinazioni;
disponibilità di risorse;
competenze;
informazioni familiari.
Essere Grey Man non significa non parlare.
Significa valutare quanto, come e con chi parlare.
Discrezione non significa vulnerabilità
Il Grey Man viene talvolta descritto come una persona che dovrebbe sembrare debole, povera o priva di risorse.
Questa interpretazione può essere controproducente.
In alcuni ambienti, apparire eccessivamente vulnerabili potrebbe aumentare il rischio di essere selezionati come bersaglio.
La discrezione non coincide con la sottomissione.
Un atteggiamento equilibrato comprende:
postura sicura ma non aggressiva;
movimenti calmi;
attenzione all’ambiente;
capacità di mantenere una distanza adeguata;
decisioni semplici e tempestive;
assenza di provocazioni;
disponibilità ad allontanarsi prima che una situazione peggiori.
Preparare le decisioni
L’indecisione può rendere più visibili.
Fermarsi improvvisamente, tornare più volte sui propri passi, controllare continuamente il telefono o discutere animatamente su cosa fare può attirare attenzione.
Conoscere in anticipo:
le principali uscite;
un punto di incontro familiare;
modalità alternative di comunicazione;
percorsi secondari;
ciò che deve essere portato con sé;
le condizioni che suggeriscono di lasciare un luogo;
può ridurre l’incertezza.
La preparazione riduce il numero di decisioni che devono essere improvvisate sotto stress.
Un piano non deve essere rigido. Deve fornire opzioni.
Grey Man e consapevolezza situazionale
Grey Man e consapevolezza situazionale sono collegati, ma non equivalenti.
La consapevolezza situazionale riguarda la capacità di:
percepire ciò che accade;
comprenderne il significato;
valutarne la possibile evoluzione;
decidere come comportarsi.
Il Grey Man riguarda soprattutto la gestione di ciò che la propria presenza comunica agli altri.
Una persona può essere discreta ma totalmente inconsapevole di ciò che accade.
Un’altra può essere molto attenta, ma manifestare la propria vigilanza in modo così evidente da attirare l’attenzione.
La condizione ideale consiste nel combinare le due capacità:
osservare senza fissare;
valutare senza giudicare troppo rapidamente;
decidere senza agitarsi;
muoversi senza attirare inutilmente attenzione.
Le sette domande del Grey Man
Prima di entrare in un ambiente o affrontare uno spostamento può essere utile chiedersi:
1. Qual è la linea di base?
Come sono vestite le persone? Cosa trasportano? Come si comportano?
2. Qual è il flusso?
Dove si muovono? A quale velocità? Dove si fermano?
3. Cosa attira l’attenzione?
Oggetti costosi, abbigliamento incongruo, movimenti nervosi o voce alta?
4. Cosa comunica il mio equipaggiamento?
Suggerisce valore, capacità, autorità, vulnerabilità o disponibilità di risorse?
5. Il mio comportamento è coerente?
Ciò che faccio appare naturale rispetto al luogo e alla situazione?
6. Come sarei descritto?
Quale sarebbe la prima caratteristica utilizzata per identificarmi?
7. In questo scenario è davvero utile essere discreti?
Oppure sarebbe più sicuro rendersi visibili, chiedere aiuto o identificarsi chiaramente?
Queste domande non producono una risposta universale.
Producono qualcosa di più utile:
Una decisione adattata al contesto.
Gli errori più comuni
Cercare di essere invisibili
Il Grey Man non si nasconde necessariamente. Si adatta.
Utilizzare sempre colori scuri
Nero, grigio e verde oliva non sono automaticamente discreti.
Indossare un’uniforme da “uomo grigio”
Pantaloni tecnici, cappellino e zaino tattico possono diventare essi stessi uno stereotipo.
Osservare tutto in modo evidente
La vigilanza ostentata può richiamare attenzione.
Evitare sistematicamente lo sguardo
Può risultare più insolito di un breve contatto visivo naturale.
Pensare soltanto all’abbigliamento
Voce, postura, gesti e movimento possono essere più riconoscibili dei vestiti.
Interpretare ogni anomalia come una minaccia
Una deviazione dalla linea di base è un’informazione, non una prova.
La discrezione è adattamento
La pratica del Grey Man non consiste nell’acquistare un prodotto.
Consiste nel comprendere il contesto, osservare prima di agire, scegliere ciò che è funzionale senza ostentarlo e mantenere consapevolezza senza trasformarla in comportamento artificiale.
La discrezione deve sempre rimanere subordinata alla sicurezza.
Continua lo Speciale AIP
Parte 3 — Grey Man, OPSEC e sicurezza digitale
Nella terza parte analizzeremo ciò che comunichiamo senza rendercene conto: scorte, energia, equipaggiamenti, conversazioni, social network e informazioni personali.
Cos’è realmente la Grey Man Theory, cosa può insegnarci la psicologia dell’attenzione e perché passare inosservati non significa diventare invisibili
Quando si parla di preparazione alle emergenze, l’immaginario collettivo tende spesso ad associare il prepper a un’estetica immediatamente riconoscibile: abbigliamento tattico, zaino dotato di sistema MOLLE, scarponi robusti, numerose tasche, strumenti visibili e un atteggiamento costantemente vigile.
Questo tipo di equipaggiamento può essere perfettamente funzionale in determinati ambienti. In una stazione ferroviaria, in un centro commerciale o durante uno spostamento urbano, però, potrebbe comunicare più informazioni di quanto sia opportuno.
Potrebbe suggerire che una persona è organizzata, preparata o in possesso di attrezzature e risorse utili. In condizioni ordinarie ciò potrebbe essere irrilevante. In uno scenario caratterizzato da tensione, scarsità o disordine, invece, attirare inutilmente l’attenzione potrebbe diventare un fattore di rischio.
Da questa considerazione nasce ciò che nel mondo del prepping, del survival e della sicurezza personale viene comunemente chiamato Grey Man, letteralmente “uomo grigio”.
Il Grey Man, però, non è necessariamente vestito di grigio.
Non è invisibile.
E non è una spia.
Il principio può essere riassunto in modo molto più semplice:
Quando la situazione lo richiede, evitare di diventare inutilmente rilevanti agli occhi degli altri.
In breve
Il Grey Man non cerca necessariamente di non essere visto.
Cerca di non offrire ragioni particolari per essere osservato più attentamente, ricordato o selezionato.
Non esiste un colore, un abbigliamento o uno zaino capace di rendere una persona invisibile. La discrezione dipende dalla relazione tra individuo, comportamento, equipaggiamento e ambiente.
Una strategia pratica, non una teoria scientifica
L’espressione Grey Man Theory è molto diffusa negli ambienti prepper e survival, ma non indica una teoria scientifica formalizzata con una definizione accademica condivisa.
Non risulta inoltre prudente attribuirle un’unica origine militare, di intelligence o storica senza disporre di fonti primarie sufficientemente solide.
È più corretto considerarla una strategia pratica composta da principi provenienti da ambiti differenti, tra cui:
Un suggerimento nato dall’esperienza può essere ragionevole senza rappresentare una legge scientifica. Allo stesso modo, uno studio di psicologia non deve essere utilizzato per dimostrare qualcosa che non ha esaminato direttamente.
Vedere non significa necessariamente notare
Ogni giorno siamo esposti a una quantità enorme di informazioni: volti, movimenti, suoni, veicoli, colori, cartelli, oggetti e conversazioni.
Il cervello non elabora tutto con la stessa profondità. L’attenzione seleziona una parte delle informazioni disponibili, privilegiando ciò che appare pertinente rispetto al compito che stiamo svolgendo, ai nostri obiettivi e alle nostre aspettative.
Uno dei fenomeni più conosciuti in questo ambito è la cecità da disattenzione, o inattentional blindness.
Nel celebre studio pubblicato nel 1999 da Daniel Simons e Christopher Chabris, i partecipanti dovevano osservare un filmato e contare i passaggi effettuati da alcuni giocatori. Durante la scena compariva un evento inatteso e molto evidente, che una parte consistente degli osservatori non riferiva di aver notato. Lo studio è diventato noto attraverso il cosiddetto esperimento del “gorilla invisibile”. L’esperimento non dimostra la Grey Man Theory e non prova che una persona possa rendersi volontariamente invisibile.
Dimostra qualcosa di diverso:
Essere presenti nel campo visivo di qualcuno non significa necessariamente diventare il centro della sua attenzione.
Il lavoro di Arien Mack e Irvin Rock sulla cecità da disattenzione ha contribuito a mostrare quanto la percezione cosciente dipenda dall’attenzione dedicata agli stimoli presenti.
Essere visibili, essere notati ed essere ricordati non sono necessariamente la stessa cosa.
L’attenzione non è un interruttore
Sarebbe però sbagliato concludere che sia sufficiente confondersi con lo sfondo per non essere notati.
Ciò che richiama l’attenzione dipende da molti fattori:
ciò che una persona sta cercando;
ciò che si aspetta di vedere;
il compito che sta svolgendo;
le caratteristiche dello stimolo;
la posizione rispetto al punto osservato;
l’esperienza dell’osservatore;
il contesto complessivo.
Anche la posizione di uno stimolo rispetto al centro dell’attenzione può influire sulla probabilità che venga rilevato. Grey Man non può essere ridotto a una formula del tipo:
Colori neutri uguale invisibilità.
Il colore è soltanto una variabile. Possono essere altrettanto importanti:
la forma dello zaino;
la postura;
il modo di camminare;
la velocità dei movimenti;
la direzione dello sguardo;
il tono della voce;
gli oggetti trasportati;
la coerenza complessiva con il luogo.
La domanda corretta non è quindi:
“Quale colore mi rende meno visibile?”
La domanda più utile è:
“Che cosa, in questo specifico ambiente, potrebbe rendermi insolitamente interessante?”
La normalità è contestuale
Non esiste un abbigliamento Grey Man valido ovunque.
Una persona con scarponi, pantaloni tecnici e zaino da escursionismo può essere assolutamente ordinaria all’inizio di un sentiero montano.
Lo stesso abbigliamento potrebbe risultare più riconoscibile in un ambiente professionale o durante una serata elegante.
Un completo formale può essere normale in un centro direzionale e insolito durante un’attività di volontariato in una zona alluvionata.
Persino un colore acceso non è sempre incompatibile con la discrezione. Durante una festa o un evento sportivo, presentarsi completamente vestiti di nero, grigio o verde oliva potrebbe rendere una persona più riconoscibile rispetto a chi indossa i colori diffusi tra i partecipanti.
Il concetto fondamentale è quindi quello della normalità contestuale.
Essere Grey Man non significa adottare un’uniforme. Significa capire che ciò che appare normale in un luogo può risultare insolito in un altro.
Errore comune
Pensare che esista un “look Grey Man”.
Pantaloni tecnici, cappellino neutro, occhiali scuri e zaino tattico possono creare un nuovo stereotipo facilmente riconoscibile.
Non invisibili, ma meno rilevanti
Il termine “invisibile” viene spesso utilizzato nella divulgazione sul Grey Man. È efficace dal punto di vista narrativo, ma rischia di essere fuorviante.
Nessuna tecnica può garantire che una persona:
non venga osservata;
non venga ricordata;
non venga riconosciuta;
non venga ripresa da una telecamera;
non richiami l’attenzione di qualcuno.
Il Grey Man deve essere considerato un tentativo di ridurre la rilevanza non necessaria della propria presenza, non una tecnica di invisibilità.
In termini semplici:
Non diventare la cosa più interessante nell’ambiente, quando non esiste una buona ragione per esserlo.
Il Grey Man non è un travestimento
Trasformare la discrezione in una recita può produrre l’effetto opposto.
Un abbigliamento può apparire formalmente coerente, mentre il comportamento racconta qualcosa di completamente diverso.
Una persona può vestirsi come un escursionista, ma muoversi in modo evidentemente inesperto.
Può utilizzare uno zaino urbano, ma proteggerlo ossessivamente come se contenesse qualcosa di eccezionale.
Può cercare di apparire rilassata, controllando però in continuazione ciò che accade alle proprie spalle.
La discrezione efficace non nasce necessariamente dalla costruzione di una falsa identità.
Nasce soprattutto dalla coerenza tra aspetto, comportamento e contesto.
Un’anomalia non è una prova
Un’altra interpretazione problematica del Grey Man consiste nel considerare ogni persona o comportamento insolito come una possibile minaccia.
Questo approccio può generare valutazioni errate, ipervigilanza e reazioni sproporzionate.
Una persona può deviare dalla normalità di un ambiente per numerose ragioni innocue:
non conosce il luogo;
ha una disabilità;
sta cercando qualcuno;
è in ritardo;
ha ricevuto una telefonata importante;
è semplicemente distratta.
La consapevolezza situazionale richiede osservazione e valutazione, non conclusioni immediate.
Principio AIP
Un’anomalia è un’informazione, non una prova.
I limiti del Grey Man
Il Grey Man:
non garantisce anonimato;
non elimina i rischi;
non sostituisce la consapevolezza situazionale;
non rende invisibili alle tecnologie di sorveglianza;
non impedisce a un osservatore attento di notare una persona;
non è adatto a tutte le emergenze.
Durante una ricerca o un soccorso, essere visibili può salvare la vita.
In ambiente naturale, colori facilmente individuabili possono facilitare il ritrovamento.
Durante un incendio, un’alluvione o un incidente, segnalare chiaramente la propria posizione può essere prioritario.
La discrezione è quindi uno strumento situazionale, non una regola universale.
Comprendere prima di applicare
Il valore del Grey Man non consiste nell’insegnare alle persone a nascondersi.
Consiste nel ricordare che comunichiamo continuamente informazioni attraverso:
l’aspetto;
il comportamento;
ciò che trasportiamo;
il modo in cui ci muoviamo;
il modo in cui interagiamo.
Il Grey Man non è un colore.
Non è uno zaino.
Non è una tecnica infallibile.
È, nella sua interpretazione più ragionevole, una forma di adattamento consapevole al contesto.
E per adattarsi a un ambiente, prima bisogna imparare a leggerlo.
Continua lo Speciale AIP
Parte 2 — Grey Man nella pratica: ambiente, comportamento ed equipaggiamento
Nella seconda parte analizzeremo come osservare la linea di base e il flusso di un ambiente, come scegliere equipaggiamento e abbigliamento coerenti e quali comportamenti possono attirare involontariamente l’attenzione.
Nota metodologica
La Grey Man Theory è un concetto divulgativo diffuso soprattutto negli ambienti prepper, survival e della sicurezza personale, non una teoria scientifica formalizzata.
Gli studi sulla cecità da disattenzione vengono citati per illustrare alcuni meccanismi dell’attenzione umana. Non costituiscono una dimostrazione sperimentale dell’efficacia complessiva del Grey Man.
Fonti essenziali
Simons, D. J., & Chabris, C. F. (1999). Gorillas in our midst: Sustained inattentional blindness for dynamic events. Perception, 28(9), 1059–1074. DOI: 10.1068/p281059.
Nell’aprile del 2025, la penisola Iberica con gran parte della Francia, affronta un blackout su larga scala per diverse ore, causato da un malfunzionamento della linea di distribuzione elettrica.
All’epoca parlammo già di questo episodio con un articolo ad hoc.
Quest’anno, purtroppo, è toccato al nostro paese.
Negli ultimi giorni diverse zone del Nord Italia sono rimaste improvvisamente senza energia elettrica. Guasti alle linee e cabine elettriche hanno lasciato centinaia di famiglie al buio per diverse ore. Episodi simili sono stati segnalati in numerose aree del Paese.
Per molti si è trattato semplicemente di un disagio temporaneo: qualche ora senza luce, il condizionatore fermo e il frigorifero spento. Ma questi eventi rappresentano anche un’occasione per fermarsi a riflettere su un aspetto che spesso diamo per scontato: quanto dipendiamo dall’energia elettrica?
Fino a pochi decenni fa un’interruzione della corrente significava principalmente accendere una candela e attendere il ritorno dell’energia. Oggi la situazione è completamente diversa. La nostra vita quotidiana ruota attorno all’elettricità: lavoriamo da casa, comunichiamo attraverso Internet, paghiamo con strumenti elettronici, utilizziamo cancelli automatici, pompe dell’acqua, sistemi di allarme, elettrodomestici e dispositivi medici. Basta osservare una normale abitazione per rendersi conto di quanto ogni attività dipenda, direttamente o indirettamente, dalla presenza della corrente.
Naturalmente nessuno può affermare che questi blackout siano il segnale di un imminente collasso della rete elettrica italiana. Sarebbe una conclusione affrettata e priva di fondamento. Tuttavia è altrettanto vero che le reti di distribuzione stanno affrontando nuove sfide. Le estati sempre più calde comportano un utilizzo massiccio dei climatizzatori, gli eventi meteorologici estremi diventano più frequenti e molte infrastrutture, realizzate decenni fa, richiedono continui interventi di manutenzione e ammodernamento. In questo contesto è ragionevole aspettarsi che episodi di interruzione dell’energia possano verificarsi con maggiore frequenza rispetto al passato.
La preparazione, però, non nasce dalla paura. Nasce dal buon senso.
Uno dei principi fondamentali del prepping consiste proprio nel prepararsi agli eventi più probabili, non necessariamente a quelli più catastrofici. Un blackout di alcune ore è infinitamente più probabile di molti altri scenari di cui spesso si parla sui social. Eppure sono proprio questi piccoli eventi a coglierci impreparati.
Provate ad immaginare una normale serata estiva. Fuori ci sono oltre trenta gradi, il sole è appena tramontato e improvvisamente tutta la casa rimane al buio. Il condizionatore si spegne, il Wi-Fi scompare, il cancello automatico non si apre più e la batteria del telefono è quasi scarica. Se l’interruzione dovesse protrarsi per qualche ora, anche il frigorifero inizierebbe lentamente a perdere la propria capacità di conservazione e molte persone inizierebbero a chiedersi semplicemente: “E adesso cosa faccio?”
Perché aumentano i blackout?
Le principali cause sono:
temperature sempre più elevate;
utilizzo contemporaneo di milioni di climatizzatori;
infrastrutture elettriche datate in alcune aree;
temporali, vento e alberi che danneggiano le linee;
guasti improvvisi alle cabine di trasformazione.
In molti casi non è la produzione di energia a mancare, ma è la rete di distribuzione locale ad andare in difficoltà.
Nota Ecologica
Caldo, blackout e città sempre più invivibili: non è un caso.
I cavi elettrici che portano energia nelle case passano sottoterra.
Quando aumenta l’uso dei condizionatori, si surriscaldano e devono disperdere più calore.
Il problema? Coprendo il suolo naturale con asfalto e cemento, nelle città le temperature salgono molto di più (a Torino oltre 65°C sull’asfalto). Questo impedisce ai cavi di raffreddarsi.
Risultato:
blackout
cibo che si rovina
allarmi che impazziscono
Persone fragili a rischio vita
E non finisce qui:
Temperature più alte = nubifragi più violenti
Strade, cantine e garage allagati
Altri danni, altri costi.
Il punto è semplice: Il consumo di suolo non è progresso. Il È uno spreco che crea problemi reali per tutti. (nota personale a cura di Lavino Pasquale)
Cosa succede durante un blackout?
Molti pensano semplicemente:
“Si spegne la luce.”
In realtà gli effetti possono essere molto più ampi.
Ad esempio:
il frigorifero smette di raffreddare;
il congelatore inizia lentamente a scongelarsi;
modem e Wi-Fi si spengono;
cancelli elettrici potrebbero non aprirsi;
ascensori fuori servizio;
pompe dell’acqua ferme dove presenti;
POS e bancomat potrebbero non funzionare;
distributori di carburante temporaneamente inutilizzabili;
difficoltà nelle comunicazioni se le batterie delle antenne si esauriscono.
La differenza tra vivere questa situazione con tranquillità oppure con ansia spesso dipende da pochi semplici accorgimenti preparati in anticipo. Avere una torcia facilmente raggiungibile evita di cercare una candela al buio. Una power bank mantenuta carica consente di utilizzare il telefono anche dopo diverse ore. Una piccola radio portatile permette di ricevere informazioni nel caso in cui le reti dati risultino congestionate o temporaneamente non disponibili. Sono oggetti di uso comune, economici e facilmente reperibili, ma che acquistano un valore enorme proprio quando vengono realmente utilizzati.
Anche il comportamento durante un blackout può fare la differenza. Una delle prime reazioni istintive è quella di aprire continuamente il frigorifero per controllare il cibo. In realtà ogni apertura disperde il freddo accumulato, riducendo il tempo di conservazione degli alimenti. Se lo sportello rimane chiuso, un frigorifero moderno riesce generalmente a mantenere una temperatura sicura per circa quattro ore, mentre un congelatore pieno può conservare gli alimenti anche per uno o due giorni.
Frigo e Congelatore – la prima preoccupazione
in caso di disservizio elettrico (blackout), il frigorifero è l’elettrodomestico che occupa il primo posto nei nostri pensieri. Per ovvie ragioni perderà relativamente velocemente la capacità di raffreddamento degli alimenti, così come quella di congelamento, la cosa sarà più celere nel momento in cui apriamo lo sportello. Ebbene c’è una alternativa di backup anche per questo. Il pozzetto congelatore ad apertura verticale lavora meglio. Il frigorifero ha lo sportello ad apertura frontale, per tanto l’aria fredda incamerata, essendo più pesante e posizionata sul fondo della camera, ad ogni apertura uscirà completamente facendo entrare aria più calda. Il pozzetto congelatore invece aprendosi verso l’alto mantiene più facilmente l’aria fredda incamerata, oltre a consumare meno corrente di un qualsiasi frigorifero.
Il dubbio spontaneo che sorge è: il pozzetto però congela! È possibile con qualche accorgimento intelligente adattarne l’uso come frigorifero.
Prima di tutto occorre procurarsi una presa termostata con sonda, quest’ultima andrà inserita all’interno del congelatore in modo da rilevare la temperatura.
La presa poi va collegata ad una power station in modo da alimentare il pozzetto in caso di blackout.
Impostare la temperatura della presa termostata sui 4°\6° che è orientativamente quella del frigorifero.
Collegare poi un pannello solare alla power station.
Come funziona il tutto? Il pozzetto comincerà a raffreddare, ma quando raggiungerà la temperatura impostata sulla presa, questa toglierà alimentazione fino a quando la temperatura del pozzetto non incomincia ad essere più alta di quella impostata
Le prime cose da fare
Quando manca la corrente:
mantenere la calma
verificare se il blackout riguarda solo casa propria
controllare il contatore
osservare se anche i vicini sono senza corrente
evitare di aprire continuamente frigorifero e congelatore
scollegare gli apparecchi elettronici più delicati
lasciare accesa una sola luce per capire quando ritorna l’energia
Vale la pena ricordare anche che non tutti i sistemi di pagamento continuano a funzionare durante un’interruzione prolungata. Alcuni negozi potrebbero non riuscire ad utilizzare i terminali POS, i distributori di carburante potrebbero essere fuori servizio e perfino la rete telefonica, se il blackout dovesse protrarsi a lungo, potrebbe iniziare a risentirne con il progressivo esaurimento delle batterie di backup installate presso le stazioni radio base.
Per questo motivo l’Associazione Italiana Prepper invita da sempre a sviluppare una cultura della resilienza domestica. Non significa riempire il garage di attrezzature costose o immaginare scenari apocalittici. Significa semplicemente essere in grado di affrontare serenamente le prime ventiquattro o quarantotto ore di un imprevisto, riducendo lo stress e aumentando la sicurezza della propria famiglia.
Prepararsi ad un blackout è probabilmente una delle forme di prevenzione più semplici, economiche e concrete che ogni cittadino possa mettere in pratica. Una torcia, una radio, una riserva d’acqua, qualche alimento pronto al consumo e una fonte di energia portatile rappresentano un investimento minimo rispetto alla tranquillità che possono offrire quando tutto, improvvisamente, si spegne.
Il kit anti-blackout
L’Associazione Italiana Prepper consiglia di predisporre un piccolo kit dedicato.
Illuminazione
torcia LED
lampada ricaricabile
batterie di ricambio
Energia
power bank
batterie ricaricabili
caricatore da auto
power station
Comunicazioni
radio AM/FM
radio PMR446
telefono sempre carico
Alimentazione
acqua potabile
alimenti che non richiedono cottura
Sicurezza
candele (solo se utilizzate con attenzione)
fiammiferi
accendino
Comfort
ventilatore USB
ghiaccio sintetico per frigorifero
coperta termica (utile sia in inverno che in estate)
In fondo è proprio questa la filosofia del prepping: non aspettare che si verifichi un’emergenza per iniziare a chiedersi cosa sarebbe stato utile avere. Prepararsi prima significa affrontare dopo qualsiasi imprevisto con maggiore lucidità, sicurezza e consapevolezza. Perché la resilienza non si improvvisa nel momento del bisogno: si costruisce un piccolo passo alla volta, molto prima che si spengano le luci.
Box AIP – La Checklist del Blackout
Puoi affrontare serenamente 24 ore senza corrente?
☐ Ho almeno due torce funzionanti.
☐ Ho batterie di ricambio.
☐ Ho una power bank sempre carica.
☐ Ho una power station sempre carica.
☐ Ho una radio a batterie.
☐ Ho acqua potabile per almeno tre giorni.
☐ Ho alimenti pronti al consumo.
☐ Tutta la famiglia sa dove si trova il kit di emergenza.
☐ So come aprire manualmente il cancello o il garage.
☐ Ho salvato sul telefono i numeri utili del distributore di energia.
Nel mondo della preparazione (prepping), tutto ruota attorno a tre concetti chiave: autonomia, versatilità e conservazione nel tempo. In quest’ottica, gli oli essenziali rappresentano uno strumento estremamente interessante infatti: sono concentrati, multifunzionali, relativamente stabili (se ben conservati) e possono coprire numerose esigenze come la cura della persona, l’igiene, supporto al benessere fino alla protezione degli ambienti e delle scorte.
Questo articolo nasce per spiegare in modo chiaro e pratico cosa sono gli oli essenziali, perché la qualità è fondamentale, come utilizzarli in sicurezza e soprattutto quali non dovrebbero mai mancare nel kit di un prepper. Ah certo, da puntualizzare… Questa è la mia visione, ovviamente a seconda delle varie esigenze e necessità potrebbero esserci oli più idonei rispetto ad altri
Cosa sono gli oli essenziali
Gli oli essenziali sono estratti aromatici altamente concentrati ottenuti da parti di piante officinali (fiori, foglie, cortecce, radici, semi o resine). Non sono oli nel senso classico del termine, ma miscele complesse di molecole volatili prodotte dalla pianta come sistema di difesa, comunicazione e adattamento all’ambiente; proprio per questo la loro densità è più vicina all’acqua che all’olio.
Ogni olio essenziale racchiude il fitocomplesso della pianta: decine (a volte centinaia) di principi attivi che agiscono in sinergia. È proprio questa complessità che rende gli oli essenziali così versatili e difficili da sostituire con prodotti di sintesi.
È importante comprendere che queste sostanze sono esattamente gli “utensili” biochimici che la pianta utilizza per comunicare e difendersi: servono a respingere microrganismi patogeni, insetti e predatori, oppure a trasmettere segnali ad altre piante e all’ambiente circostante permettendogli, addirittura, di avvertire i loro simili di eventuali pericoli. Un esempio? Avete presente l’odore dell’erba appena tagliata? Quell’aroma così familiare non è un profumo: è il risultato di molecole rilasciate in seguito a una ferita! In natura quel segnale indicherebbe la presenza di un erbivoro attivando risposte difensive nelle piante vicine e in alcune specie addirittura di sintetizzare velocemente sostanze tossiche con “l’intento” di dissuadere il predatore.
Queste molecole hanno quindi funzioni ben precise nel mondo vegetale, ma una caratteristica fondamentale degli oli essenziali è che in alcuni casi svolgono effetti diversi, o addirittura complementari, nell’organismo umano. È proprio questa interazione tra biochimica vegetale e fisiologia umana che rende gli oli essenziali così interessanti dal punto di vista funzionale.
Distillazione in corrente di vapore
I metodi di estrazione più comuni sono:
Distillazione in corrente di vapore (la più diffusa e sicura)
Spremitura a freddo (tipica degli agrumi)
Perché la qualità è fondamentale (soprattutto per un prepper)
Nel contesto della preparazione, la qualità non è un dettaglio: è una variabile critica. Buy once, cry once! Compra una volta, piangi una volta ovvero piangi quando paghi il conto. Cosa significa? Niente togliere ai filtri a carbone attivo del discount ma sicuramente un sistema a gravità in acciaio inox (tipo Berkey) o un filtro a fibra cava certificato (come un Sawyer o un Katadyn) sono nettamente superiori di qualità, resistenza e filtrazione.
Tipo
Filtro economico
Filtro di qualità
Costo iniziale
15-20€
50-60€
Capacità filtrante
1000-2000 litri
Oltre 370.000 litri (certificati)
Costo per litro
0,01€/litro
0,00016€/litro
Durata
Spesso usa e getta
Lavabile o riutilizzabile
Lo stesso concetto ha validità per gli oli essenziali!
Un olio essenziale di bassa qualità può essere:
Diluito con solventi o oli vegetali
Ricostruito sinteticamente…
Ossidato o mal conservato
Privo di reale efficacia terapeutica
Un olio essenziale di alta qualità, invece, garantisce:
Maggiore efficacia a dosaggi minimi!
Maggiore stabilità nel tempo!
Minore rischio di reazioni avverse
Affidabilità in situazioni di emergenza!
Per un prepper, pochi oli ma puri e certificati valgono molto più di una collezione mediocre.
A cosa servono gli oli essenziali
Gli oli essenziali non sono “rimedi miracolosi”, ma strumenti naturali multifunzione, in pratica un coltellino svizzero biologico. In un’ottica di autosufficienza possono essere utilizzati per:
1. Igiene e protezione
Azione antibatterica, antivirale e antifungina
Disinfezione di piccole ferite
Igiene di mani e superfici
2. Supporto al benessere fisico
Supporto respiratorio
Sollievo muscolare e articolare
Supporto digestivo
Gestione di stress e sonno
3. Protezione delle scorte
Repellente per insetti e parassiti
Protezione naturale di alimenti secchi
Controllo di muffe e cattivi odori
4. Ambiente e morale
Purificazione dell’aria
Miglioramento del benessere psicologico
Supporto emotivo in situazioni prolungate di stress
Come utilizzare gli oli essenziali (uso consapevole)
Gli oli essenziali sono talmente potenti che se gestiti male potrebbero addirittura creare irritazioni per questo bastano poche gocce e soprattutto saperli usare, ma tranquilli perché tra poco vedremo quelli che sono più innocui e quelli più critici a cui fare maggiore attenzione. Un prepper deve conoscerli e rispettarli.
Modalità principali di utilizzo
Uso ambientale
Diffusione a freddo
Qualche goccia su panno o tessuto
Uso topico (sempre diluito se possibile)
In olio vegetale (mandorle, jojoba, oliva)
In unguenti o oleoliti
In casi più estremi se sai come fare potresti addirittura utilizzare:
Resine (che di per sé hanno già un’azione antisettica)
Argilla
Linfa o succhi vegetali (Aloe, Malva, Piantaggine, Altea…)
Uso pratico
Spray igienizzanti
Repellenti naturali
Pulizia degli strumenti
Sciogli resina
“Inalatore di emergenza”
Antisettici e “disinfettanti”
Acceleratore per accensione del fuoco
Ecc…
Nota importante: l’uso interno da integratore richiede formazione specifica. In un contesto prepper è spesso evitabile ma se necessaria vedremo poi come assumerli. Ovviamente questo non è un consiglio a farne uso perché come spiegavo pocanzi possibili effetti collaterali non sono così rari se utilizzati male.
Come utilizzare gli oli essenziali in sicurezza
Gli oli essenziali non sono delicati: sono concentrati estremi. Per dare un’idea concreta, una singola goccia può contenere l’equivalente dei principi attivi di decine o centinaia di grammi di pianta fresca. Per questo motivo, un utilizzo sicuro richiede conoscenza, dosi corrette e buon senso.
Conservazione: un punto chiave per il prepper
La corretta conservazione determina la reale durata di un olio essenziale.
Regole fondamentali:
Tenere al buio
Al fresco (meglio sotto i 20°C)
In vetro scuro ben chiuso
Lontano da fonti di calore
Durata media:
Agrumi: 1–2 anni
Lavanda, Tea Tree, Eucalipto: 3–5 anni
Resine e legni (incenso, mirra): anche oltre 5 anni
Un prepper dovrebbe ruotare gli oli come fa con il cibo: controllo periodico e uso consapevole.
Ma cosa lo dico a fare a voi… Già sapete!
Il kit di oli essenziali del prepper
Di seguito una selezione essenziale ma completa, pensata per coprire il maggior numero di esigenze con il minimo ingombro.
1. Tea Tree (Melaleuca alternifolia)
Antibatterico e antifungino
Igiene, ferite, micosi
Protezione delle scorte Questo è il RE degli oli (parere personale)
2. Lavanda vera (Lavandula angustifolia)
Calmante, cicatrizzante
Ustioni lievi, stress, sonno
Ottima anche per bambini (ben diluita) Questo olio essenziale è tra i più innocui e versatili da utilizzare
3. Eucalipto radiata
Supporto respiratorio
Purificazione ambienti
Ottimo in caso di raffreddamenti
4. Limone (spremuto a freddo)
Igienizzante
Conservazione e pulizia
Migliora il morale
5. Menta piperita
Tonico e stimolante
Mal di testa, nausea
Aumenta vigilanza e concentrazione
6. Origano compatto (uso esperto)
Potente antimicrobico
Da usare solo molto diluito
“Assicurazione” in situazioni critiche Olio potentissimo va utilizzato con cautela
7. Incenso (Boswellia carterii)
Supporto emotivo
Stabilità mentale
Lunga conservazione
Azione antinfiammatoria
Perché gli oli essenziali hanno senso nella prepping
In uno scenario di emergenza o isolamento prolungato, gli oli essenziali offrono:
Alta resa in poco spazio
Lunga conservazione
Versatilità estrema
Riduzione della dipendenza da prodotti industriali
Non sostituiscono la medicina d’emergenza, ma rappresentano un livello intermedio intelligente tra rimedi improvvisati e farmaci.
Conclusione
Prepararsi significa anche conoscere strumenti antichi con mentalità moderna. Gli oli essenziali, se scelti bene e usati con rispetto, possono diventare alleati preziosi per il prepper consapevole.
Nel prossimo articolo si affronterà in maniera più dettagliata il dosaggio consigliato (previo consulto medico) e come combinarli in soluzione.
Meglio pochi flaconi, ma buoni. Meglio conoscenza, che accumulo cieco.
“Situational Awareness (SA): vedere prima, reagire meglio”
Nel mondo del prepping si tende spesso a concentrare l’attenzione su scorte, attrezzature e piani di emergenza. Tutti elementi importanti, ma non sufficienti. La vera base della preparazione individuale e familiare è una competenza spesso sottovalutata: la consapevolezza situazionale, nota anche come situational awareness.
Essere consapevoli di ciò che accade intorno a noi, comprenderne il significato e anticiparne le possibili evoluzioni consente di ridurre i rischi, evitare decisioni impulsive e affrontare le emergenze in modo razionale, senza ricorrere a comportamenti estremi o allarmistici.
Questo concetto è pienamente coerente con la cultura della protezione civile, che pone al centro la prevenzione, l’autoprotezione e il comportamento responsabile del cittadino prima, durante e dopo un’emergenza.
Cos’è la consapevolezza situazionale
La consapevolezza situazionale è la capacità di osservare l’ambiente, interpretare correttamente le informazioni disponibili e valutare come una situazione potrebbe evolvere nel tempo. È un principio adottato in ambiti come l’aviazione, la sanità d’emergenza e la protezione civile, dove la corretta lettura del contesto è fondamentale per ridurre il rischio e coordinare interventi efficaci.
Nel prepping civile, questa competenza consente di anticipare criticità e adottare comportamenti adeguati, in linea con le indicazioni delle autorità competenti.
I livelli della Situational Awareness (SA)
La consapevolezza situazionale può essere descritta attraverso tre livelli progressivi, pienamente compatibili con l’approccio della protezione civile.
I livelli sono:
Percezione
Comprensione
Proiezione
Questo concetto è ampiamente utilizzato in ambito aeronautico, militare, sanitario e nella protezione civile, ma risulta altrettanto applicabile alla vita quotidiana e al prepping civile.
1) La Percezione
Il primo livello è la percezione:
ciò che si vede
ciò che si sente
ciò che cambia rispetto alla normalità
Consiste nel notare ciò che accade e ciò che cambia rispetto alla normalità. Segnali come un’interruzione improvvisa dell’energia elettrica, un traffico anomalo o l’indisponibilità di servizi essenziali rappresentano elementi che, se osservati con attenzione, permettono una prima valutazione della situazione.
Esempi concreti possono essere:
un’interruzione improvvisa dell’energia elettrica
strade insolitamente congestionate
servizi pubblici non operativi
comportamenti anomali delle persone
Riconoscere ciò che non rientra nella routine è il primo passo verso una corretta valutazione del rischio.
2) La Comprensione
Il secondo livello è la comprensione:
è un evento isolato o diffuso?
è temporaneo o potrebbe protrarsi?
è già accaduto in passato?
In questa fase si attribuisce un significato a ciò che si è osservato. Un blackout che coinvolge più comuni, come accaduto in diverse aree d’Italia, non è solo un disagio temporaneo, ma un evento che può avere conseguenze su mobilità, comunicazioni e accesso ai servizi. È lo stesso principio utilizzato dalla protezione civile per distinguere un evento locale da una criticità più ampia.
Esempi concreti di disagi possono essere:
approvvigionamenti
mobilità
comunicazioni
sicurezza
3) La Proiezione
Il terzo livello è la proiezione e riguarda la previsione degli sviluppi:
cosa potrebbe accadere nelle prossime ore?
quali servizi potrebbero interrompersi?
quali effetti secondari potrebbero manifestarsi?
Ovvero la capacità di anticipare possibili sviluppi. Durante eventi come alluvioni, frane, ondate di calore o forti perturbazioni meteo, prevedere gli effetti secondari consente di adottare comportamenti di autoprotezione e di non ostacolare eventuali operazioni di soccorso.
Consapevolezza situazionale e sicurezza personale nei contesti sociali
Quando si parla di pericoli, spesso si pensa a eventi eccezionali o a scenari estremi. In realtà, molte delle situazioni più rischiose nascono in contesti assolutamente ordinari: una piazza affollata, un concerto, una discoteca, una manifestazione, una serata di festa. Nella maggior parte dei casi, non è l’evento in sé a trasformarsi in tragedia, ma il modo in cui le persone reagiscono quando qualcosa cambia improvvisamente.
La consapevolezza situazionale è proprio questo: la capacità di leggere ciò che sta accadendo intorno a noi, coglierne i segnali iniziali e capire quando è il momento di allontanarsi prima che una situazione diventi pericolosa.
Molti episodi avvenuti negli ultimi anni, come il panico in Piazza San Carlo a Torino nel giugno del 2017 o diversi incidenti in locali e discoteche, mostrano un elemento comune: il pericolo non nasce sempre da un crollo, da un incendio o da un’aggressione, ma dalla dinamica della folla. Quando le persone si spaventano tutte insieme, il movimento collettivo diventa incontrollabile. A quel punto non conta più quanto si è forti o veloci: si viene semplicemente trascinati.
Un caso reale: Piazza San Carlo a Torino
Senza ripercorrere nel dettaglio i fatti avvenuti in Piazza San Carlo a Torino, si vuole portare all’attenzione del lettore una conseguenza significativa della fuga incontrollata della folla. Dopo il diradamento delle persone e quando la macchina dei soccorsi è riuscita ad agire, si è infatti verificato un consistente ritrovamento e conseguente accumulo di scarpe e calzature di vario tipo (vedi foto). Nel video dell’articolo linkato è inoltre possibile osservare chiaramente l’effetto della cosiddetta “marea umana”.
Questo elemento, apparentemente secondario, è in realtà molto significativo. In caso di calca dovuta al cosiddetto effetto “marea umana”, è estremamente facile perdere le calzature, che rappresentano l’unica protezione dei piedi contro oggetti taglienti come cocci di vetro o altri materiali presenti a terra. La perdita delle scarpe aumenta in modo rilevante il rischio di ferimenti e, di conseguenza, anche il rischio di cadute. In un contesto di movimento incontrollato della folla, una caduta può rapidamente trasformarsi in una situazione potenzialmente letale a causa del calpestamento.
Questo episodio mostra in modo molto chiaro che, in simili contesti, la consapevolezza situazionale non serve a “gestire” il panico quando è ormai in atto, ma soprattutto a non trovarsi all’interno della dinamica di panico quando questa si innesca.
fonte Rai News
Considerazioni preventive
La prima e più efficace misura di riduzione del rischio sarebbe stata evitare di trovarsi in una situazione di questo tipo. Per la natura stessa dell’evento, il rischio di comportamenti violenti o di movimenti di massa incontrollati era oggettivamente elevato. È tuttavia importante ricordare che dinamiche simili possono verificarsi anche in contesti ritenuti meno critici, come mercatini, sagre paesane o altri eventi molto affollati.
In termini pratici, alcune semplici attenzioni avrebbero potuto ridurre l’esposizione al rischio:
osservare preventivamente la conformazione dell’area e individuare non solo le vie di uscita principali, ma anche passaggi secondari o meno evidenti, tenendo conto che il comportamento istintivo porta la maggior parte delle persone a dirigersi verso gli spazi più ampi, con conseguente formazione di colli di bottiglia;
mantenersi, per quanto possibile, in prossimità delle vie di fuga già individuate, in modo da poter lasciare l’area tempestivamente ai primi segnali di criticità, evitando di essere coinvolti nel movimento della massa;
in presenza di grandi assembramenti, scegliere un abbigliamento adeguato e in particolare calzature chiuse e ben allacciate, che riducano il rischio di sfilarsi e garantiscano una migliore protezione del piede in caso di spinta o di presenza di oggetti a terra.
Un caso reale:tragedia Crans Montana
Altro caso reale è la tragedia avvenuta nella discoteca di Crans-Montana, è utile soffermarsi su alcuni elementi che aiutano a comprendere come, in contesti chiusi e molto affollati, il rischio principale non sia rappresentato solo dall’evento iniziale, ma soprattutto dalle conseguenze che esso genera in termini di comportamento collettivo e gestione dello spazio.
In situazioni di questo tipo, caratterizzate da elevata densità di persone, scarsa visibilità, rumore e stimoli sensoriali intensi, anche un evento inizialmente limitato — come un principio d’incendio, del fumo o un guasto tecnico — può innescare una reazione a catena estremamente rapida. Inoltre anche l’osservazione delle condizioni del luogo che si va ad occupare per l’evento può lasciare adito a considerazioni personali sulla effettiva sicurezza che questo luogo possa avere. Il panico, unito alla necessità istintiva di allontanarsi dal pericolo, porta molte persone a muoversi simultaneamente verso le stesse vie di uscita, generando sovraffollamento, compressione e, nei casi peggiori, situazioni di schiacciamento.
In ambienti chiusi, la perdita di orientamento è uno dei primi effetti collaterali del panico. La combinazione di luci, fumo, musica ad alto volume, struttura non correttamente adeguata alle norme di sicurezza e confusione rende difficile comprendere dove ci si trovi e quale sia il percorso più sicuro per uscire. In queste condizioni, le persone tendono a seguire il flusso della massa, anche quando questo conduce verso colli di bottiglia o zone già congestionate, aggravando ulteriormente la situazione.
Questo tipo di eventi mostra con chiarezza come, in contesti ad alta densità di persone, il fattore critico non sia solo la presenza del pericolo, ma la dinamica della folla che si genera in risposta ad esso.
Considerazioni preventive
Dal punto di vista della prevenzione individuale, alcune semplici attenzioni possono contribuire a ridurre l’esposizione al rischio in contesti simili:
Effetto Spettatore
evitare ambienti eccessivamente affollati o che trasmettono una sensazione generale di sovraccarico e disorganizzazione;
individuare sempre, al momento dell’ingresso, le uscite principali e secondarie, e mantenere una minima consapevolezza della propria posizione rispetto ad esse;
farsi subito un’idea se il locale effettivamente è sicuro e idoneo al tipo di evento a cui si partecipa, verificare la presenza dei presidi di sicurezza minimi (estintori, illuminazione di emergenza, cassette primo soccorso, etc), in caso di assenza di presidi è consigliabile desistere dal permanere nel locale in questione.
evitare di posizionarsi stabilmente in zone che appaiono già congestionate o difficili da attraversare;
prestare attenzione ai primi segnali di anomalia e non rimandare la decisione di allontanarsi confidando che la situazione si risolva da sola (pregiudizio di normalità) o siano gli altri a risolverla (effetto spettatore).
Anche in questo caso, emerge con chiarezza un principio fondamentale: chi si muove per tempo spesso riesce a evitare di trovarsi coinvolto nella fase più pericolosa dell’evento.
Una lezione generale
La tragedia di Crans-Montana, come altri eventi simili, ricorda che nei luoghi chiusi e affollati il rischio maggiore non è quasi mai legato solo all’evento iniziale, ma alla combinazione tra locali inadeguati, panico, disorientamento e dinamiche di massa.
La consapevolezza situazionale, intesa come attenzione all’ambiente e capacità di riconoscere per tempo i segnali di criticità, rappresenta uno degli strumenti più semplici ed efficaci per ridurre l’esposizione a questo tipo di rischi.
Spesso i segnali ci sono. Prima che una situazione degeneri, l’ambiente cambia: il rumore aumenta, le persone iniziano a voltarsi tutte nella stessa direzione, si percepisce tensione, qualcuno inizia a spingere o a muoversi in modo disordinato. Chi è completamente immerso nel proprio telefono o distratto da quello che sta facendo tende a non notare nulla. Chi invece mantiene un minimo di attenzione all’ambiente circostante si accorge che qualcosa non va, quando c’è ancora tempo per allontanarsi con calma.
Lo stesso principio vale per i rischi di aggressione o rapina. Questi eventi raramente avvengono “dal nulla”. Nella maggior parte dei casi sono preceduti da una fase di osservazione, in cui qualcuno cerca una persona distratta, isolata o disorientata. Una persona che cammina con aria consapevole, che guarda intorno a sé e che sembra sapere dove sta andando, è molto meno attraente come bersaglio rispetto a chi appare completamente assorbito dal telefono o spaesato.
Anche nei locali affollati o nei grandi eventi, la consapevolezza situazionale comincia ancora prima che succeda qualcosa. Entrare in un posto e notare dove sono le uscite, quali sono i passaggi più stretti, dove si concentra più gente, non è paranoia: è semplice buon senso. Se durante la serata si vede che una zona diventa eccessivamente piena, che si fa fatica a muoversi o a respirare, quello è già un segnale di rischio. Oltre una certa densità, le persone smettono di muoversi come individui e iniziano a muoversi come una massa. In quel momento, il controllo personale si riduce drasticamente.
Uno degli errori più comuni è pensare: “Aspetto ancora un attimo e vedo come va”. Purtroppo, quando la situazione peggiora davvero, non c’è più tempo per decidere. Chi si muove per tempo, invece, spesso riesce semplicemente ad andarsene senza nemmeno capire, se non dopo, quanto fosse vicino al problema.
In fondo, la consapevolezza situazionale non è uno stato di allerta permanente e non significa vivere con paura. Significa mantenere un filo di attenzione verso l’ambiente in cui ci si trova, sufficiente per riconoscere quando qualcosa sta cambiando in modo anomalo.
La sua funzione più importante non è aiutare a reagire nel caos, ma evitare di trovarsi nel caos.
Ed è proprio questo che la rende uno degli strumenti più semplici e più efficaci di prevenzione personale e collettiva.
Nei prossimi articoli affronteremo alcuni aspetti psicologici della Consapevolezza Situazionale, tra cui il Gray Man, Normai Bias, Effetto spettatore etc.
Perché la consapevolezza situazionale è centrale nel prepping
Nel contesto italiano, caratterizzato da un territorio fragile e da una frequente esposizione a rischi naturali, la consapevolezza situazionale rappresenta uno strumento fondamentale di prevenzione non strutturale, esattamente come promosso dalla protezione civile.
Essere consapevoli significa:
ridurre la probabilità di esporsi inutilmente al rischio
alleggerire la pressione sui servizi di emergenza
favorire una gestione ordinata e collaborativa delle situazioni critiche
Inoltre la consapevolezza situazionale permette di:
intervenire prima che l’emergenza diventi critica
proteggere la propria famiglia
utilizzare in modo efficiente le risorse disponibili
mantenere lucidità anche in situazioni stressanti
Molte emergenze non diventano crisi per chi riesce a leggere correttamente i segnali iniziali.
Il prepper consapevole non si sostituisce alle istituzioni, ma collabora indirettamente attraverso comportamenti corretti e responsabili.
Applicazione nella vita quotidiana
La consapevolezza situazionale non equivale a vivere in costante allerta. È invece una forma di attenzione equilibrata, simile a quella promossa nelle campagne di informazione della protezione civile.
Al contrario, si basa su:
osservazione calma
attenzione selettiva
conoscenza della normalità
Conoscere il territorio in cui si vive, i principali rischi locali (idrogeologici, sismici, climatici) e le procedure di emergenza previste dal proprio comune consente di riconoscere più facilmente le anomalie e di reagire in modo appropriato.
Anche semplici abitudini quotidiane contribuiscono a rafforzare questa capacità, rendendo il cittadino parte attiva del sistema di protezione civile.
Alcuni esempi pratici:
osservare le uscite quando si entra in un luogo
notare comportamenti fuori contesto
ascoltare le comunicazioni ufficiali, senza ignorare i segnali locali
conoscere la normalità per riconoscere l’anomalia
Errori comuni da evitare
Una cattiva applicazione della consapevolezza situazionale può risultare controproducente. Tra gli errori più frequenti si riscontrano:
l’ipervigilanza, che genera stress e decisioni affrettate
la sottovalutazione del rischio, in contrasto con il principio di prevenzione
l’uso di fonti non ufficiali o non verificate
la dipendenza esclusiva dalla tecnologia, che può non essere disponibile in emergenza
La protezione civile insegna che informazione corretta e comportamento adeguato sono elementi chiave della sicurezza.
Come allenare la consapevolezza situazionale
Allenare questa competenza significa sviluppare una mentalità preventiva. Osservare l’ambiente, analizzare eventi passati e conoscere i piani comunali di emergenza permette di costruire una base solida di consapevolezza. Anche la partecipazione a esercitazioni, incontri informativi o attività di volontariato contribuisce a rafforzare questa capacità.
Più avanti si affronteranno anche esercizi per affinare la propria SA, come ad esempio:
il Gioco di Kim
LA visione Periferica
Caccia agli Oggetti
OODA Loop
Prepararsi non significa aspettarsi il peggio, ma sapere cosa fare se accade.
Box – Cosa fare prima, durante e dopo
La consapevolezza situazionale accompagna ogni fase dell’emergenza.
Prima Prima che si verifichi un evento, è fondamentale conoscere il territorio, i principali rischi locali e le procedure di emergenza. Informarsi attraverso canali ufficiali, preparare un piano familiare e osservare i segnali precoci consente di agire con anticipo e lucidità.
Durante Durante l’emergenza, la priorità è mantenere la calma, valutare l’evoluzione della situazione e adottare comportamenti di autoprotezione. Seguire le indicazioni delle autorità, evitare spostamenti inutili e non diffondere informazioni non verificate contribuisce alla sicurezza propria e al buon funzionamento del sistema di soccorso.
Dopo Dopo l’evento, la consapevolezza situazionale aiuta a comprendere quando il pericolo è realmente cessato. È importante continuare a informarsi, verificare eventuali danni, evitare zone a rischio e collaborare con
Box – Consigli AIP
In linea con i principi della protezione civile, l’Associazione Italiana Prepper suggerisce di:
conoscere i rischi del proprio territorio
informarsi attraverso canali ufficiali
adottare comportamenti di autoprotezione
mantenere calma e lucidità
evitare azioni che possano intralciare i soccorsi
La consapevolezza situazionale è uno strumento di responsabilità individuale al servizio della sicurezza collettiva.
Conclusione
Nel prepping moderno, la consapevolezza situazionale rappresenta la prima e più importante risorsa. Scorte e strumenti sono utili, ma senza la capacità di comprendere la realtà e anticiparne le evoluzioni perdono gran parte della loro efficacia.
Essere prepper significa essere attenti, informati e responsabili, contribuendo alla propria sicurezza e a quella della comunità.
Il 28 aprile 2025, un blackout su vasta scala ha colpito Spagna, Portogallo e parte della Francia, lasciando milioni di persone senza elettricità per diverse ore. Le prime ricostruzioni parlano di un guasto alla rete elettrica europea interconnessa, evidenziando quanto possa essere fragile l’infrastruttura energetica moderna. Anche se l’Italia non è stata coinvolta direttamente, il rischio esiste anche da noi e non va sottovalutato.
Il contesto italiano: siamo davvero pronti?
In Italia, il Dipartimento della Protezione Civile riconosce i blackout come rischio potenziale. Il “Piano di Emergenza per la Sicurezza del Sistema Elettrico (PESSE)” prevede misure di coordinamento tra Protezione Civile, Terna e ARERA (Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente), oltre all’uso di sistemi di allerta come IT-alert. Tuttavia, come dimostrano i precedenti storici, anche il nostro Paese ha vissuto momenti critici.
Blackout storici in Italia
28 settembre 2003 – Il più grande blackout italiano della storia recente Un guasto alla rete svizzera, seguito da una cascata di errori nella gestione della rete interconnessa europea, provocò un blackout totale in Italia durato circa 12 ore. Furono coinvolti 57 milioni di persone. Le cause furono tecniche, ma mostrarono la vulnerabilità dei sistemi elettrici interdipendenti.
2004 e 2007 – Blackout localizzati per carico eccessivo Anche in anni successivi si verificarono blackout estivi dovuti al sovraccarico delle reti durante le ondate di calore, soprattutto nelle grandi città come Milano e Roma.
Blackout regionali e temporanei si verificano ancora oggi durante eventi meteo estremi (es. nevicate, incendi, alluvioni), con impatti variabili da alcune ore a giornate intere in zone rurali.
E se il blackout fosse globale? L’evento di Carrington (1859)
Un riferimento importante viene dalla storia astronomica: il cosiddetto Evento di Carrington, la più potente tempesta solare geomagnetica mai registrata, avvenuta nel settembre 1859. Colpì la Terra con tale intensità che:
Le linee telegrafiche presero fuoco.
Gli operatori ricevettero scosse elettriche.
Le aurore boreali furono visibili anche nei Caraibi.
Se un evento simile colpisse oggi, secondo la NASA potrebbe mandare in tilt reti elettriche, satelliti, sistemi GPS, e internet globale, causando blackout su scala continentale per settimane o mesi. L’Agenzia Spaziale Europea (ESA) e diverse agenzie nazionali monitorano costantemente il sole per prevenire conseguenze simili, ma non esiste difesa perfetta contro eventi di tale portata.
Cosa accade durante un blackout esteso
Nel concreto, un blackout può causare:
Blackout informativo (nessuna connessione, telefoni fuori uso).
Blocchi nei pagamenti elettronici e ATM.
Stop nei trasporti pubblici.
Interruzione dei rifornimenti di carburante nei distributori.
Interruzione nella distribuzione d’acqua e alimenti freschi.
Interruzione della fornitura di gas.
Rischi per persone fragili che dipendono da dispositivi elettrici.
In caso di blackout…
Radio a manovella multifunzione
Cosa fare
Mantenere la calma, valutare l’estensione del blackout.
Usare radio a batterie o manovella per ricevere notizie.
Limitare l’uso del cellulare e risparmiare energia.
Conservare acqua e cibo.
Staccare gli elettrodomestici sensibili dalla rete.
Cosa NON fare
Non usare generatori a combustione interna al chiuso (rischio di monossido).
Non muoversi in auto se non necessario (strade pericolose).
Non usare candele incustodite.
Non diffondere notizie non verificate: consultare solo fonti ufficiali (Protezione Civile, Terna, ARERA, IT-alert).
Come prepararsi in caso di Blackout
Torce di varia forgia e potenza
✓ Prima del blackout:
Preparare una scorta minima di:
Torce LED e batterie.
Power bank carichi.
Radio a manovella.
Scorte di carburante.
Scorte d’acqua e alimenti non deperibili.
Fornello di emergenza per poter cucinare (a gas o a combustibile solido\gel).
Conoscere i punti critici della casa: quadro elettrico, chiusura gas.
Installare luci solari da esterno che si possono usare anche dentro casa.
Procurarsi strumenti, attrezzi, utensili per cucinare manuali o a batteria.
Predisporre l’acquisto di generatori a combustibile (persino bi-fuel) o accumulatori di energia con pannelli solari.
Congelare delle masse d’acqua da usare come volano termico per frigo e congelatore.
✓ Durante il blackout:
Sistema di accumulo Bluetti
Rimanere calmi e informarsi tramite radio o app d’emergenza (se disponibili).
Evitare di intasare inutilmente i numeri delle emergenze se non necessario.
Evitare ascensori e spostamenti inutili.
Conservare la batteria del telefono.
Comunicare con eventuali vicini di casa per prestare mutuo soccorso.
Mantenere frigo e freezer chiusi.
Adoperarsi per attività ludiche e ricreative per intrattenere se stessi ed eventuali familiari.
✓ Dopo il blackout:
Controllare eventuali danni agli elettrodomestici.
Evitare il consumo di alimenti deperibili se la corrente è mancata per molte ore.
Fare il punto su cosa ha funzionato e cosa no nella propria preparazione.
Best Practice
Piccoli accorgimenti per agevolarvi nel momento dell’emergenza
In Casa
Quando manca l’energia in casa, attendere qualche secondo rimanendo immobili per abituare gli occhi alla mancanza di luce, si eviteranno spiacevoli incidenti domestici.
Posizionare in ogni stanza delle torce in punti di facile accesso, magari dotandole di adesivo fluorescente in modo da individuarle subito.
Dotarsi di un telefono per rete fissa a filo, i cordless in mancanza di elettricità non funzioneranno.
Dotare il router della rete fissa ed eventualmente anche un PC di un UPS, se la linea internet domestica è ancora attiva questo accorgimento vi consentirà di avere accesso alla rete.
Se si hanno apparecchi elettromedicali per persone bisognose, pensare di dotarli di apparato di emergenza per consentirne l’utilizzo anche in questi casi.
Prima di contattare l’azienda fornitrice del servizio elettrico, uscire fuori di casa e verificare se il blackout e generale o localizzato; di notte è più facile vedere manca elettricità ovunque poiché le luci cittadine non si riflettono su eventuali nubi in cielo, non si vedono i bagliori tipici delle zone metropolitane e si noterà un cielo stranamente più luminoso in caso di blackout generalizzato.
Verificare se ci sono persone bloccate in ascensore. Se non c’è nessuno sarebbe opportuno mettere un cartello almeno al piano terra che lo conferma per evitare il reiterarsi dell’operazione. Se ci sono persone bloccate rassicuratele ricordando che c’è sempre aria nell’ascensore e non c’è mai pericolo di cadere e chiamate il 115.
Luce di Emergenza LampeggianteTriangolo di Emergenza Luminoso
In Auto
Se si è alla guida, a patto che non sia un EMP, l’auto è funzionante e quindi provvista di elettricità.
Se ci si accorge dell’improvviso blackout, accostare in un luogo sicuro il prima possibile, niente elettricità niente illuminazione stradale e niente semafori, attendere e verificare che non siano sopraggiunti incidenti.
Tentare di contattare i familiari qualora siano ancora attive le linee telefoniche mobili e chiedere eventuali riscontri.
Ascoltare le eventuali comunicazioni via radio.
Se si conosce l’area che si sta percorrendo, scegliere l’eventuale percorso di ritorno a casa meno trafficato, se non si conosce la zona installare preventivamente una app di navigazione off-line in modo da poter avere un supporto di navigazione.
Avere in auto una torcia a ricarica USB, una luce magnetica di segnalazione in caso di guasti sempre disponibile, eventuale cibo e acqua
Conclusione
Ricordiamo che se la Protezione Civile e le associazioni annesse, hanno divulgato questi consigli è per il semplice motivo che si verificano tutt’oggi incidenti a seguito di blackout. Non tutti gli abitanti di un paese hanno le stesse condizioni casalinghe, c’è chi è più organizzato e chi è più indigente, per tanto vanno considerati sempre le situazioni peggiori.
Il blackout del 28 aprile è stato un promemoria per tutti: la rete elettrica è vulnerabile.
Prevenzione e consapevolezza sono le armi del prepper moderno.
L’autosufficienza non è paranoia: è responsabilità.
Dai blackout locali italiani al rischio di eventi geomagnetici globali, passando per il blackout iberico del 2025, una cosa è chiara: l’autosufficienza e la preparazione preventiva sono la chiave per affrontare eventi di questo tipo senza panico. L’obiettivo non è allarmare, ma educare alla resilienza, individuale e collettiva.
Come Associazione Italiana Prepper, riteniamo fondamentale promuovere una cultura della prevenzione attiva, in linea con i principi della Protezione Civile, ma potenziata da buone pratiche familiari e comunitarie. Condividi questo articolo, preparati oggi per non trovarti in difficoltà domani.
A seguito delle vicende belliche riguardanti l’est Europa e la confinante Russia, la paura di un conflitto nucleare ed il relativo rischio radioattivo, ha scatenato una psicosi di massa portando i meno attenti ad un acquisto compulsivo delle compresse del famigerato Iodio o Ioduro di Potassio su qualsiasi sito lo rendesse disponibile.
La psicosi da iodoprofilassi è un fenomeno psicologico e comportamentale che si manifesta in alcune situazioni di emergenza radiologica o nucleare. È legato alla reazione di massa all’idea di dover assumere iodio stabile (ioduro di potassio, KI) per proteggere la tiroide dall’assorbimento di iodio radioattivo rilasciato nell’ambiente durante un incidente nucleare.
Cos’è la Iodio-profilassi per rischio radioattivo?
La iodio-profilassi è una misura preventiva adottata per proteggere la tiroide dall’assorbimento di iodio radioattivo in caso di esposizione a radiazioni, come durante un incidente nucleare o un’esplosione di una bomba atomica. Consiste nell’assunzione controllata di ioduro di potassio (KI), un composto chimico contenente iodio stabile, che satura temporaneamente la tiroide, impedendole di captare lo iodio radioattivo disperso nell’ambiente.
La tiroide utilizza lo iodio per produrre ormoni tiroidei. In caso di contaminazione, può assorbire lo iodio radioattivo, aumentando il rischio di danni cellulari e di sviluppare tumori, in particolare nei bambini e nei giovani adulti. Assumendo iodio stabile (non radioattivo) prima o durante l’esposizione, la tiroide si “satura”, riducendo o impedendo l’assorbimento dello iodio radioattivo.
Quando è necessaria?
La iodioprofilassi è indicata solo in caso di rischio concreto di esposizione a iodio radioattivo. Non è una misura preventiva generale e deve essere attivata su indicazione delle autorità sanitarie o di protezione civile. È più efficace se il KI viene assunto entro poche ore prima o dopo l’esposizione al materiale radioattivo. Idealmente, entro 2 ore prima dell’arrivo del plume radioattivo.
Conti alla mano
Integratore da 225 mcg ossia 0,23 mg Occorrerebbero 565 compresse al giorno a testa per una dose anti radiazioni da 130 mg
In rete è possibile trovare numerosi prodotti a base di ioduro di potassio stabile sotto forma di integratori, il problema però è che non sono idonei alla iodioprofilassi per incidente nucleare.
La motivazione è semplice; le compresse integratori hanno una grammatura in genere da 200/300 mcg (microgrammi ossia la milionesima parte del grammo). Le compresse ufficiali di KI per la profilassi hanno una grammatura da 65 mg (milligrammi ossia la millesima parte del grammo).
Fatta questa premessa sulle grammature è importate capire i dosaggi.
Secondo gli studi della EUROPEAN COMMISSION – RADIATION PROTECTION, il dosaggio per un adulto di età inferiore ai 40 anni fino ai 12 anni è di circa 130 mg ossia 2 compresse di quelle ufficiali, se si dovessero usare invece quelle da integratori occorrerebbe ingerirne al giorno circa 650 per arrivare alla dose giusta (vedi Tabella).
Da qui si evince che spendere soldi per un prodotto che non è fisicamente possibile usare per lo scopo per cui lo si acquista è inutile.
Popolazione più a rischio: Neonati, bambini, adolescenti e donne in gravidanza sono i più vulnerabili ai danni tiroidei causati da iodio radioattivo. Gli adulti sopra i 40 anni generalmente non necessitano di iodio-profilassi, poiché il rischio di sviluppare tumori tiroidei è molto basso, e gli effetti collaterali potrebbero superare i benefici.
Chi è preposto alla distribuzione delle compresse di Ioduro di Potassio?
La fornitura di ioduro di potassio (KI) per incidenti nucleari è generalmente gestita da autorità nazionali o locali, in collaborazione con organismi internazionali, in base a protocolli di emergenza radiologica. Ecco una panoramica di chi può fornire il KI in tali situazioni:
Autorità sanitarie nazionali
Ministero della Salute: In molti Paesi, il Ministero della Salute è responsabile di acquisire e distribuire le scorte di KI, assicurandone la disponibilità in caso di emergenze nucleari.
Istituzioni sanitarie locali: Possono essere coinvolte nella distribuzione sul territorio, ad esempio attraverso ospedali, farmacie o punti di distribuzione organizzati.
Protezione Civile
In molte nazioni, la protezione civile coordina la risposta a emergenze nucleari e distribuisce ioduro di potassio nelle aree a rischio. Questo può includere scuole, luoghi di lavoro e abitazioni situate vicino a centrali nucleari.
Aziende farmaceutiche autorizzate
In alcuni Paesi, aziende farmaceutiche producono ioduro di potassio per uso medico e possono fornire scorte alle autorità governative o venderlo al pubblico con prescrizione medica o in libera vendita, a seconda della normativa.
Organizzazioni internazionali
Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA) e Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS): Questi enti possono assistere i Paesi nell’approvvigionamento e nella distribuzione di KI in caso di emergenze di portata internazionale.
Strutture locali nei pressi di centrali nucleari
In alcune regioni, i cittadini che vivono entro un certo raggio da una centrale nucleare ricevono scorte di ioduro di potassio come parte delle misure di preparazione alle emergenze.
Cosa fare in caso di emergenza:
Seguire le indicazioni delle autorità competenti: Non assumere KI senza che venga dichiarato necessario.
Evacuazione prioritaria: Il KI non è una protezione totale; è complementare alle altre misure, come l’evacuazione e il riparo al chiuso.
Consultare fonti ufficiali: I canali delle autorità (come siti governativi, protezione civile, o ministero della salute) sono i più affidabili per sapere dove ottenere KI.
Nel caso di incidente dove si necessita la diffusione del farmaco, in ogni regione esposta vengono istituiti dei punti di consegna organizzati dalle istituzioni sanitarie, eventualmente coadiuvate da organizzazioni di volontariato. L’eventuale somministrazione del farmaco verrà fatta in autonomia e con screening nominativo.
Nota:Limiti della iodioprofilassi?
L’uso di ioduro di potassio è raccomandato solo per proteggere la tiroide dall’assorbimento di iodio radioattivo. Non offre protezione contro altri isotopi radioattivi o contro i danni da radiazione totale. La distribuzione è mirata e avviene solo nelle zone in cui vi è un rischio concreto e immediato.
Non protegge da altri tipi di radionuclidi (cesio-137, stronzio-90) o dalle radiazioni ionizzanti in generale. Non sostituisce altre misure di protezione, come l’evacuazione, il riparo al chiuso o l’uso di filtri per l’aria.
Effetti collaterali?
Sebbene generalmente sicuro, il KI può causare reazioni avverse, come:
Disturbi gastrointestinali (nausea, vomito).
Reazioni allergiche (rare).
Problemi tiroidei (ipotiroidismo o ipertiroidismo transitori).
È importante seguire le dosi raccomandate e le indicazioni delle autorità competenti.
Conclusioni
La iodioprofilassi è una misura salvavita in caso di emergenze radiologiche con rilascio di iodio radioattivo, ma deve essere utilizzata in modo responsabile e solo su indicazione delle autorità. La distribuzione e l’informazione preventiva sono fondamentali per garantire un uso appropriato.
ATTENZIONE! Tutte le informazioni scritte nell’articolo sono da intendersi allo stato dell’arte, ossia alla data di pubblicazione.
Noto in Italia come zaino di salvataggio, il BOB (Bug-out-bag) o 72h kit è uno zaino, un sacco o un qualsiasi altro contenitore portatile (es. scatola alluminio) che al suo interno tiene stipato un equipaggiamento di emergenza che consente un’autonomia di circa 3 giorni (ovvero 72 ore), dal momento in cui si scatena il disastro.
Il ‘kit di sopravvivenza classico‘, è spesso concepito per affrontare lunghi periodi di sopravvivenza in territori ostili e selvaggi, invece la Bug-out-bag nasce con lo scopo di affrontare situazioni di emergenza di breve durata, in conseguenza a disastri urbani o calamità naturali.
Il kit di sopravvivenza urbano ci servirà per garantire i punti base della sopravvivenza (fuoco, cibo, acqua, segnalazione, riparo) fino all’arrivo dei soccorsi.
Lo zaino di salvataggio viene consigliato, principalmente a chi risiede in zone ad alto rischio calamità naturali (es. vicino ad un vulcano, un grosso fiume, in alta montagna). Comunque può acquistarlo chiunque, in quest’ultimo periodo (forse per i vari accadimenti e per i vari programmi televisivi dedicati al survivalismo) è nata una vera e propria caccia (e anche moda) al kit di sopravvivenza urbano, tantochè è sorto un grande business e sempre più negozianti propongono il loro kit, basta fare una ricerca su google.
Lo zaino deve essere leggero, semplice, efficace, compatto, e deve contenere il numero di oggetti necessari in base al numero delle persone che lo utilizzeranno (es. una famiglia).
Lo zaino deve essere controllato periodicamente e deve sempre trovarsi a portata di mano, infatti non possiamo prevedere il momento nel quale ne avremo bisogno.
In quali situazioni usare la Bug-out-bag:
catastrofi naturali quali uragani, tornado, cicloni, terremoti, eruzioni vulcaniche, maremoti, alluvioni, frane, valanghe, bufere di neve, forti temporali, inondazione, colate di fango…,
incendi,
black out,
isolamento temporaneo della cittadina,
intrappolamento in un edificio,
sommosse,
manifestazioni violente,
attacchi terroristici,
assenza o scarsità di risorse primarie come l’acqua, il cibo, l’elettricità, il carburante, il metano per pochi giorni,
o altre catastrofi o disastri di breve durata.
IL CONTENUTO DEL KIT DA 72 ORE
Cosa deve contenere la bug-out bag?
Acqua (per bere e cucinare) e cibo per 3 giorni, per ogni persona (almeno 2 a persona + un pasto giornaliero).
Cibo (in scatola, istantaneo, barrette energetiche, a lunga conservazione o MRE – Meal, Ready-to-Eat).
Delle bottiglie d’acqua e borraccia.
Equipaggiamento per potabilizzare l’acqua (Pillole o compresse per la depurazione dell’acqua al cloro o allo iodio al 3%, chiamate anche tavolette o pastiglie potabilizzanti). In alternativa fornello portatile a gas o a multi combustibile per bollire l’acqua con pentolino.
Fiammiferi, acciarino o accendino.
Fischietto per segnalare la vostra posizione ai soccorritori o ai cani (molto utile perchè non vi consumare energie urlando).
Un manuale di sopravvivenza completo ma sintetico, compatto e poco ingombrante.
Posate, pentolino e tazza di alluminio.
Apriscatole.
Abbigliamento pesante (in climi freddi), con pile, guanti, sciarpa e copricapo.
Indumenti di ricambio (intimo, maglietta, calze).
Poncho impermeabile, o k-way.
Coperta isotermica (immancabile! Da piegata occupa pochissimo spazio, è leggera, isola bene sia dai raggi del sole sia dal freddo e non disperde il calore corporeo).
Sacco a pelo e coperta.
Radio a manovella o a batteria (con eventuale scorta di pile).
Cellulare GSM con caricabatteria a dinamo o solare.
Torcia elettrica.
Busta di plastica con dei contanti (qualche moneta e banconote di piccolo taglio, almeno 500€), carta d’identità, codice fiscale, patente, libretti sanitari o le loro copie, matita, taccuino, e chiavi casa.
Coltello pieghevole, coltellino svizzero.
Scotch americano (quello grigio plastificato)
Paracord 550.
Telone in plastica utile per la raccolta di acqua e il riparo dalla pioggia.
Fionda, filo da pesca in nylon, kit cucito (alcuni bottoni, fili, ago e spilla di sicurezza).
Kit di pronto soccorso (kit medico sterile, fasciature, laccio emostatico, bendaggi, cerotti, disinfettanti, termometro, palloncino per rianimare, aspirina, tachipirina, oki… vedi primo soccorso).
Quali sono i 5 migliori manuali di sopravvivenza 2025?
I migliori manuali di sopravvivenza: conoscenza e preparazione per affrontare le base della sopravvivenza
Per chi ama la natura e desidera essere in grado di affrontare qualsiasi situazione, i manuali di sopravvivenza sono strumenti indispensabili. La conoscenza, infatti, è tanto importante quanto il materiale base, poiché fornisce le competenze necessarie per gestire imprevisti e difficoltà. Che si tratti di un’escursione in montagna, di un’avventura nella foresta, di una traversata in mare aperto o di un’esplorazione in pianura, sapere cosa fare nei momenti critici può fare la differenza tra sicurezza e pericolo.
Ogni habitat ha le sue sfide e le sue risorse, e comprenderne le dinamiche è fondamentale. Tuttavia, esistono anche abilità universali che possono essere apprese attraverso i manuali di sopravvivenza. Tra queste, troviamo tecniche pratiche come la costruzione di rifugi, dalla struttura più semplice a quella più solida e avanzata, o le strategie per riconoscere cibi sicuri e commestibili, evitando quelli potenzialmente dannosi per il nostro organismo.
Un’altra competenza cruciale è il primo soccorso, essenziale per la sicurezza personale in caso di ferite o emergenze mediche. Inoltre, molti manuali offrono istruzioni dettagliate su come creare corde, annodare nodi robusti e lavorare in modo efficace, nonché nozioni utili per orientarsi con o senza strumenti tecnologici, sfruttando la posizione del sole, delle stelle o elementi naturali.
Manuali per ogni esigenza: una guida ai migliori titoli sul mercato
In Italia, il mercato offre una vasta selezione di manuali di sopravvivenza, adatti sia ai principianti sia agli esperti. Tra i titoli più apprezzati troviamo il celebre Collins Gem, un classico intramontabile, e i manuali di derivazione militare, ricchi di strategie e tecniche testate sul campo. Per chi cerca una prospettiva più moderna, libri come Mental Survival di Alessandro Nannini approfondiscono l’importanza della preparazione mentale, offrendo spunti su come affrontare lo stress e mantenere la lucidità in situazioni estreme.
Non mancano volumi specifici dedicati a temi particolari, come il primo soccorso in emergenza, l’orientamento e la raccolta di erbe e frutti selvatici commestibili. Questi testi non solo aiutano a sviluppare competenze pratiche ma promuovono anche una maggiore consapevolezza dell’ambiente naturale e delle sue risorse.
Le nostre raccomandazioni aggiornate per il 2025
Per aiutarti nella scelta, abbiamo aggiornato la nostra lista dei migliori manuali di sopravvivenza nel 2025, includendo le edizioni più recenti e complete. Ogni titolo è stato selezionato per la qualità delle informazioni, la chiarezza espositiva e il valore pratico. Puoi esplorare le schede dettagliate di ciascun libro, con recensioni dei lettori e approfondimenti, semplicemente cliccando su copertine e titoli.
Prepararsi a ogni eventualità non significa solo accumulare strumenti o accessori, ma anche investire nel sapere. Un buon manuale di sopravvivenza può trasformarsi in un compagno di viaggio indispensabile, in grado di insegnare non solo come sopravvivere, ma anche come apprezzare e rispettare la natura che ci circonda.
Come sopravvivere in ogni ambiente e situazione è un manuale completo scritto da Roberto Lorenzani, uno dei massimi esperti italiani di sopravvivenza. Con le sue 504 pagine ricche di dettagli, questo libro si propone come una guida definitiva per affrontare con successo le sfide della natura, ovunque ci si trovi.
Il testo esplora in modo esaustivo tecniche e strategie indispensabili per adattarsi a qualsiasi ambiente, dai deserti alle foreste, dalle montagne ai mari aperti. Tra gli argomenti principali troviamo:
Adattamento a climi estremi, dal freddo polare al caldo torrido.
Costruzione di rifugi, con tecniche adeguate ai vari tipi di terreno.
Procurarsi acqua e cibo, con metodi pratici per la raccolta, la purificazione e il riconoscimento di risorse commestibili.
Orientamento e navigazione, con o senza strumenti moderni.
Gestione delle emergenze mediche e tecniche di primo soccorso.
Psicologia della sopravvivenza, per mantenere la calma e la lucidità nelle situazioni critiche.
Con tante illustrazioni, schemi e spiegazioni passo-passo, il libro è pensato sia per appassionati di avventura che per professionisti che desiderano approfondire le proprie competenze. Con uno stile chiaro e pratico, Lorenzani riesce a rendere accessibili anche le tecniche più complesse, offrendo una risorsa indispensabile per chiunque voglia essere pronto ad affrontare l’ignoto.
2 – IL VOLO FANTASMA Autori: Bear Grylls • Editore: Mondadori • Pagine: 418
Bear Grylls, celebre avventuriero e volto noto della sopravvivenza estrema, si cimenta con il suo primo romanzo, regalando ai lettori un’esperienza carica di adrenalina e colpi di scena. Questo libro non è solo un’avventura mozzafiato, ma un viaggio in cui l’autore intreccia la sua profonda conoscenza del mondo selvaggio con una trama avvincente e personaggi memorabili.
Tra pericoli naturali, prove di sopravvivenza e un mistero da risolvere, il protagonista si troverà a confrontarsi non solo con le sfide dell’ambiente ostile, ma anche con i propri limiti interiori. Un romanzo perfetto per chi ama l’avventura, il rischio e le storie che tengono con il fiato sospeso fino all’ultima pagina.
Bear Grylls porta nelle pagine la sua esperienza unica, trasmettendo non solo emozione, ma anche un messaggio di resilienza, forza e spirito di adattamento. Con uno stile incalzante e una narrazione vivida, questo romanzo è un must per gli appassionati di avventura e azione.
3 – SURVIVING – ISTRUZIONI DI SOPRAVVIVENZA INDIVIDUALE E DI GRUPPO – 2nd Edizione Autori: E. Maolucci, A. Salza • Editore: Hoepli • Pagine: 356
Un manuale pratico e completo per chiunque voglia approfondire le tecniche di sopravvivenza, sia a livello individuale che di gruppo. Scritto dagli esperti E. Maolucci e A. Salza, Surviving esplora le strategie fondamentali per affrontare situazioni estreme, con un focus sull’adattamento a diversi ambienti naturali e sull’importanza della collaborazione per superare le avversità.
Il libro è strutturato per offrire istruzioni chiare e dettagliate, integrando teoria e pratica. Tra gli argomenti principali trattati:
Tecniche essenziali per la sopravvivenza individuale.
Metodologie di lavoro di gruppo in condizioni critiche.
Analisi psicologica per gestire stress e panico.
Strategie per trovare cibo e acqua, costruire rifugi e orientarsi in ambienti sconosciuti.
Ricco di illustrazioni, esempi pratici e suggerimenti utili, questo manuale rappresenta una risorsa preziosa sia per principianti che per esperti, ideale per chiunque voglia essere preparato a fronteggiare l’ignoto con competenza e lucidità. Un’opera di riferimento per chi ama l’avventura, ma anche per chi desidera essere pronto a ogni eventualità.
Military Survival è un manuale completo e approfondito che raccoglie le tecniche di sopravvivenza utilizzate dalle forze speciali di tutto il mondo. Scritto dall’esperto Chris McNab, il libro offre un viaggio dettagliato nelle strategie e nelle competenze sviluppate per resistere e adattarsi alle condizioni più ostili, affrontando scenari estremi con efficacia e determinazione.
Il manuale copre una vasta gamma di argomenti essenziali:
Costruzione di rifugi sicuri in diversi tipi di habitat.
Tecniche di orientamento e navigazione senza strumenti tecnologici.
Sopravvivenza in situazioni estreme, come il deserto, le foreste pluviali, le montagne o l’ambiente marino.
Trovare e purificare acqua, procurarsi cibo e riconoscere piante commestibili.
Gestione delle emergenze mediche, con pratiche di primo soccorso sul campo.
Tecniche di evasione e fuga in situazioni di pericolo.
Arricchito da illustrazioni dettagliate e spiegazioni passo-passo, questo volume si rivolge sia agli appassionati di avventura e outdoor sia a chi desidera approfondire l’approccio militare alla sopravvivenza. Con 320 pagine di contenuti pratici, Military Survival è un punto di riferimento per chi cerca un manuale di qualità, scritto con la precisione e l’esperienza di un esperto del settore.
Il Manuale di sopravvivenza della celebre serie Collins Gem è un classico intramontabile, pensato per chiunque desideri acquisire le conoscenze fondamentali per affrontare situazioni critiche in qualsiasi ambiente e condizione climatica. Con le sue 384 pagine compatte, il libro offre una guida pratica, completa e facile da consultare, ideale sia per principianti che per esperti di outdoor.
Tra i temi principali trattati:
Tecniche di base per la sopravvivenza in situazioni di emergenza.
Adattamento a diversi climi ed ecosistemi, dai deserti ai poli, passando per le foreste e le zone costiere.
Orientamento e navigazione, con o senza bussola.
Costruzione di rifugi sicuri, per proteggersi dalle intemperie.
Trovare e purificare acqua, insieme a metodi per procurarsi cibo in natura.
Primo soccorso e gestione delle emergenze mediche.
Grazie al suo linguaggio chiaro e al formato tascabile, questo manuale rappresenta un compagno ideale per chi si avventura nella natura o desidera essere pronto ad affrontare l’imprevisto. Pratico da consultare e da portare con sé, è una risorsa che unisce utilità e immediatezza, rendendolo un must per ogni appassionato di sopravvivenza.
Negli ultimi anni, la stampa 3D si è affermata come una tecnologia versatile e accessibile, trovando applicazioni anche in ambiti come il prepping e il survival. Grazie alla capacità di creare oggetti personalizzati su richiesta, questa tecnologia è diventata un alleato prezioso per chi cerca di essere autosufficiente e pronto ad affrontare situazioni di emergenza o isolamento.
Vantaggi della Stampa 3D per Prepper e Survivalisti
La stampante 3D offre una combinazione di autonomia, creatività e flessibilità che la rende ideale per la preparazione a scenari di emergenza. Alcuni dei principali vantaggi includono:
Creazione di oggetti su misura: è possibile produrre strumenti e attrezzature specifici per esigenze particolari.
Riduzione della dipendenza da fornitori esterni: permette di produrre ciò che serve senza necessità di acquistarlo.
Adattabilità ai materiali disponibili: molte stampanti 3D possono utilizzare materiali riciclati o biodegradabili, rendendo la tecnologia più sostenibile.
Applicazioni Pratiche della Stampa 3D nel Prepping e Survival
Produzione di Utensili e Attrezzi
Strumenti di base: chiavi, ganci, cacciaviti e piccole pinze.
Pezzi di ricambio: per riparare attrezzature danneggiate o creare adattatori personalizzati.
Utensili da cucina: stampi per alimenti, mestoli o contenitori riutilizzabili.
Materiale di Sopravvivenza
Trappole e ami: per caccia e pesca.
Supporti per il fuoco: accendi fuoco o custodie per pietre focaie.
Filtri per acqua: componenti per sistemi di filtraggio fai-da-te.
Sistemi di Organizzazione e Stoccaggio
Contenitori personalizzati: scatole impermeabili o divisori per attrezzature.
Etichette: per identificare rapidamente categorie o ubicazioni nel magazzino.
Supporti modulari: scaffali o giunti per costruzioni leggere.
Riparazioni di Emergenza
La capacità di stampare pezzi mancanti o di sostituire componenti danneggiati consente di mantenere operativa qualsiasi attrezzatura, anche in situazioni difficili.
Accessori per Escursionismo
Moschettoni e ganci leggeri: per organizzare attrezzature durante i viaggi.
Custodie protettive: per elettronica, medicinali o strumenti di precisione.
Manici personalizzati: per migliorare la presa di attrezzi o armi.
Contenitori per medicinali
scatole con scomparti personalizzati per pillole o garze.
pinze, bisturi in plastica, o supporti per stecche.
Riparazioni improvvisate
La stampante 3D può produrre soluzioni rapide per riparare attrezzature rotte, come maniglie, cerniere, o connettori.
Produzione di prototipi
Creazione di prototipi per attrezzi o dispositivi personalizzati, testandone l’efficacia prima di fabbricarli in materiali più resistenti.
Giochi e svago
Creazione di oggetti per l’intrattenimento, come scacchi, dadi, o altri passatempi utili per alleviare lo stress durante un periodo di isolamento.
Sostenibilità a lungo termine
Creazione di oggetti da materiali biodegradabili o riciclati, riducendo la dipendenza da risorse esterne.
Recupero di plastica per produrre il filamento necessario.
Sostenibilità e Riutilizzo
Uno degli aspetti più innovativi della stampa 3D è la possibilità di utilizzare materiali riciclati per creare nuovi oggetti. Ad esempio, vecchi contenitori di plastica possono essere trasformati in filamenti per stampanti, riducendo i rifiuti e assicurando un uso ottimale delle risorse.
Ciò è possibile procurandosi una particolare tipo di tramoggia-trituratore ed estrusore che trasforma questi scarti in filamento. Un esempio sono le Filament Machine che trafilano le bottiglie di plastica in PET.
Prospettive Future: Oltre l’Emergenza
In un futuro orientato all’autosufficienza, la stampante 3D potrebbe diventare uno strumento cardine per costruire rifugi, produrre energia (ad esempio, supporti per pannelli solari o mini turbine) e creare sistemi agricoli come vasi o sistemi di irrigazione automatizzati.
Quale stampante acquistare?
La scelta di una stampante 3D dipende dall’uso che se ne intende fare e dal budget disponibile. Ovviamente è sottinteso che vale il detto “chi più spende, meno spende”, nell’ottica di acquistare un prodotto valido che duri nel tempo.
Ecco una guida per a scegliere il tipo di stampante più adatto per prepping, survival e applicazioni simili:
Stampanti FDM (Fused Deposition Modeling) Le stampanti FDM sono le più comuni e accessibili. Usano filamenti di plastica come PLA, ABS, o PETG.
Vantaggi:
Economiche.
Ampia disponibilità di materiali.
Perfette per utensili, contenitori e componenti di base, componenti meccaniche.
Svantaggi:
Necessità di rifiniture post-elaborazione.
Linee layer visibili.
Le stampanti FDM, specialmente quelle economiche, possono essere rumorose. Modelli più costosi o aggiornamenti possono mitigare questo problema.
Consigliate per te:
Creality Ender 3 V2: ottimo rapporto qualità/prezzo, facile da migliorare con modifiche.
Prusa i3 MK4: più costosa, ma estremamente affidabile e con ottima qualità di stampa.
Anycubic Serie Kobra: ideale per principianti, facile da configurare, affidabile.
Stampanti SLA (Stereolithography) Queste stampanti usano resina liquida solidificata da un laser per creare oggetti ad alta precisione.
Vantaggi:
Estrema precisione nei dettagli.
Perfetta per parti piccole e complesse.
Svantaggi:
Materiali più costosi e difficili da gestire (resine).
Meno adatta per oggetti di grandi dimensioni.
Necessitano di ulteriori apparecchiature come fissatori per terminare il lavoro.
Consigliate per te:
Elegoo Mars 4 Ultra: economica e precisa.
Anycubic Photon Mono X: grande area di stampa e alta qualità.
Anycubic Photon M3 MAXElegoo Mars 4 Ultra
Stampanti Multi-Materiale o Ibride Se si ha bisogno di stampare oggetti con materiali diversi (es. plastica + gomma), considera una stampante multi-materiale.
Vantaggi:
Capacità di combinare flessibilità e resistenza.
Ideale per oggetti con parti mobili o finiture speciali.
Consigliate per te:
Prusa i3 MMU2S: aggiunge funzionalità multi-materiale a una Prusa standard.
Bambu Lab X1 Carbon: stampante di fascia alta per multi-materiale.
Anycubic Kobra 3 Combo: stampante di fascia alta per multi-materiale.
Stampanti Portatili o Compatte Se si ha bisogno di una stampante 3D da usare in situazioni di emergenza o in mobilità (es. camper, campeggio), questi modelli portatili sono un decente compromesso, con tutti i pro e i contro annessi.
TRONXY CRUX1: leggera e compatta, perfetta per ambienti piccoli.
Creality CR-10 Mini: più versatile, ma comunque facile da trasportare.
Bambu Lab A1 Mini: compatta e versatile con possibilità di funzionamento in multi color.
Creality CR-10 MiniTRONXY CRUX1Bambu Lab A1 mini AMS lite
Budget e Considerazioni
< 300 €: Ideale per chi è alle prime armi. Modelli come Ender 3 o Elegoo Mars sono perfetti.
300–600 €: Ottieni funzionalità avanzate e maggiore affidabilità.
600+ €: Ideale per progetti complessi o necessità professionali.
Quanto sopra elencato è una panoramica di prodotti di punta dei marchi citati; ovviamente ci sono altri prodotti più economici anche se il consiglio cardine è di non scendere sotto i 200€ di spesa (alla data attuale), per in incorrere in un prodotto di scarsa qualità.
Accessori utili per il prepping
Filamenti resistenti: usa PETG per resistenza all’acqua o nylon per maggiore robustezza.
Stampanti con bed riscaldato: essenziale per materiali come ABS e PETG.
Kit di manutenzione: assicurati di avere utensili per calibrare e riparare la stampante,
spazzolino con setole metalliche fini per pulire l’estrusore.
chiavi idonee per eventuali riparazioni.
tronchese di precisione per pulire i lavori dalle sbavature e i supporti.
lime da modellismo.
alcool isopropilico per pulire il piatto di stampa.
panno in microfibra.
grasso di vasellina per lubrificare le rotaie.
Quali materiali usare?
I filamenti per stampa 3D sono materiali termoplastici utilizzati principalmente nelle stampanti FDM (Fused Deposition Modeling). La scelta del filamento dipende dall’uso finale dell’oggetto, dalle condizioni ambientali e dalle capacità della tua stampante. Ecco una panoramica sui principali tipi di filamenti, con i loro vantaggi, svantaggi e utilizzi:
PLA (Polylactic Acid)
Descrizione: Biodegradabile, realizzato da materiali naturali come mais o canna da zucchero.
Pro:
Facile da stampare.
Adatto per stampe dettagliate e decorative.
Bassa temperatura di estrusione (~190-220 °C).
Inodore durante la stampa.
Contro:
Fragile, meno resistente agli urti.
Non adatto a condizioni di calore elevato (si deforma oltre i 50 °C).
Utilizzi: Prototipi, oggetti decorativi, modelli non strutturali.
PETG (Polyethylene Terephthalate Glycol)
Descrizione: Un mix tra PLA e ABS, combina facilità d’uso e resistenza.
Pro:
Alta resistenza meccanica e chimica.
Buona flessibilità e durabilità.
Resistente all’acqua e ai raggi UV.
Contro:
Può creare “stringing” (filamenti sottili) durante la stampa.
Richiede una temperatura di estrusione più alta (~220-250 °C).
Utilizzi: Contenitori alimentari, pezzi funzionali, parti esposte all’esterno.
ABS (Acrylonitrile Butadiene Styrene)
Descrizione: Termoplastico robusto, utilizzato in applicazioni industriali.
Pro:
Resistente agli urti e al calore (fino a ~100 °C).
Ideale per oggetti funzionali e strutturali.
Contro:
Richiede un piano riscaldato e una camera chiusa per evitare deformazioni.
Può emettere fumi tossici durante la stampa.
Utilizzi: Parti meccaniche, utensili, giocattoli (es. LEGO).
Nylon
Descrizione: Materiale estremamente resistente e flessibile.
Pro:
Alta resistenza all’usura e agli agenti chimici.
Buona elasticità.
Contro:
Richiede temperature di stampa elevate (~240-270 °C).
Igroscopico (assorbe umidità, richiede conservazione in ambienti secchi).
Utilizzi: Ingranaggi, cerniere, parti strutturali.
TPU (Thermoplastic Polyurethane)
Descrizione: Materiale flessibile ed elastico.
Pro:
Ottima elasticità e resistenza all’usura.
Resistente agli agenti chimici e alle basse temperature.
Contro:
Difficile da stampare, richiede impostazioni precise.
Velocità di stampa più lenta.
Utilizzi: Guarnizioni, manopole, scarpe, parti flessibili.
PC (Polycarbonate)
Descrizione: Plastica robusta, trasparente e resistente al calore.
Pro:
Altissima resistenza meccanica e termica (fino a 110 °C).
Questi filamenti combinano materiali base (come PLA o ABS) con particelle aggiuntive per ottenere proprietà estetiche o meccaniche uniche.
PLA con fibre di carbonio: più leggero e rigido, ideale per parti strutturali.
PLA con legno: aspetto e sensazione simili al legno, per oggetti decorativi.
PLA con metallo: conferisce un effetto metallico, utilizzato per prototipi estetici.
Filamenti conduttivi: ideali per circuiti semplici e applicazioni elettroniche.
Filamenti Speciali
ASA (Acrylonitrile Styrene Acrylate): simile all’ABS ma più resistente ai raggi UV, perfetto per oggetti esterni.
PVA (Polyvinyl Alcohol): usato come materiale di supporto solubile in acqua per stampe complesse.
HIPS (High Impact Polystyrene): altro materiale di supporto, solubile in limonene.
Esempio di DRY BOX
Consigli per la Conservazione
Molti filamenti, come PLA, PETG, ABS e Nylon, sono igroscopici, cioè assorbono umidità, che può compromettere la qualità di stampa. Conservali in sacchetti sigillati o con essiccanti è l’ideale.
Usare una dry box per mantenere il filamento asciutto se si stampa frequentemente.
Condizioni ambientali: Oggetti esterni richiedono materiali resistenti ai raggi UV e all’acqua (es. PETG o ASA).
Capacità della stampante: Verificare la temperatura di estrusione e la necessità di un piano riscaldato o camera chiusa.
Esperienza: Se si è alle prime armi è il caso di iniziare con PLA.
Se hai un progetto specifico, fammi sapere e ti consiglierò il filamento migliore!
Dove trovare progetti già pronti?
La domanda che sorge spontanea dopo tutte queste informazioni è: dove è possibile trovare eventuali progetti per cominciare a stampare? Fortunatamente in rete sono presenti molti siti dove è possibile scaricare sia gratuitamente sia a pagamento moltissimi progetti già pronti.
La stampa 3D rappresenta una rivoluzione per il prepping e il survival, offrendo soluzioni pratiche per prepararsi a qualsiasi imprevisto. Che si tratti di creare strumenti di sopravvivenza, pezzi di ricambio o sistemi per organizzare le scorte, questa tecnologia può fare la differenza tra dipendenza e autonomia in un mondo incerto. Investire in una stampante 3D e imparare a utilizzarla è un passo fondamentale per chi desidera essere davvero pronto a tutto.
Descrivere tutto ciò che si può fare con una Stampante 3D in un articolo è praticamente impossibile ma in rete fortunatamente ci sono valide community dove poter fare domande e trovare aiuto per diverse problematiche.
Se l’approvvigionamento di acqua dovesse diventare un problema, la raccolta di acqua piovana può essere una soluzione per sopperire al prosciugamento dei pozzi.
E se anche la pioggia dovesse diventare rara, la nebbia può diventare un’importante fonte alternativa.
In questo articolo vedremo come autocostruire una sistema in grado di ricavare l’acqua dalla nebbia con materiale di facile reperibilità ed economico.
La raccolta dell’acqua dalla nebbia è una tecnologia antica che risale a migliaia di anni fa. Nell’antichità si usavano tessuti, canali, strutture in pietra, piante. Oggi si impiegano reti plastiche in grado di catturate grandi quantità di acqua.
Serve la nebbia, e generalmente, le zone nebbiose si trovano in zone costiere o in prossimità di montagne.
Anche in condizioni di tempo normale però, durante la notte l’abbassamento della temperatura e l’umidità dell’acqua consentono comunque una certa condensazione dell’acqua. E’ la rugiada che troviamo al mattino sull’erba, in autunno e inverno ma anche durante le giornate di primavera ed estate.
Il consiglio è di provare. Costruite un sistema nel vostro terreno, anche di soli 1-2 metri quadrati, e registrate i dati durante l’arco dell’anno, parallelamente ai valori di temperatura e umidità.
Dopo un anno di funzionamento, avrete i dati necessari per caratterizzare l’efficienza e l’efficacia del vostro sistema.
Il sistema per un piccolo impianto di prova è semplice. Ecco i passaggi necessari per iniziare.
Costruire la struttura di supporto: la rete di raccolta dell’acqua dalla nebbia viene installata su una struttura solida di supporto. La struttura può essere realizzata con legno, acciaio, alluminio o plastica. L’importante è tenere il tessuto ben disteso.
Installare le reti: Un materiale economico impiegato con successo in diverse zone aride sono i tessuti ombreggianti in polietilene verdi come quello in foto. Le reti non devono essere troppo esposte al vento che può contribuire a disperdere l’acqua depositata.
Installare i tubi di drenaggio: l’acqua intrappolata dalle reti, per gravità cade su un sistema di raccolta, come ad esempio un tubo semicircolare, collegato ad una cisterna di raccolta. I tubi di drenaggio sono generalmente realizzati in PVC o polietilene.
Installare la cisterna di raccolta: la cisterna di raccolta è il contenitore che raccoglie l’acqua proveniente dai tubi di drenaggio. La cisterna può essere realizzata in cemento, acciaio o materiali plastici.
Installare il sistema di distribuzione: l’acqua raccolta viene poi distribuita attraverso un sistema di tubi e pompe. Il sistema di distribuzione può essere utilizzato per fornire acqua potabile (se si rispettano alcune regole igieniche) o per irrigare i campi agricoli.
La raccolta dell’acqua dalla nebbia è una tecnologia semplice che può essere realizzata anche con materiali economici e facilmente reperibili. Può essere una soluzione efficace anche per produrre acqua potabile e per sopperire alla carenza delle risorse idriche classiche.
Il film estensibile per imballaggio, comunemente noto come pellicola in PVC, è un materiale molto versatile e per questo viene utilizzato in molti settori, come il commercio e la logistica. Tuttavia, potrebbe anche essere un materiale molto utile in situazioni di sopravvivenza e di emergenza. Su youtube si possono visionare molti i filmati interessanti al riguardo.
In primo luogo, il film estensibile può essere utilizzato per proteggere e conservare gli alimenti. In caso di emergenza o di situazioni di sopravvivenza, potrebbe essere difficile trovare cibo fresco o conservarlo a lungo termine. Con il film estensibile, è possibile sigillare e conservare gli alimenti in modo più efficace, riducendo il rischio di contaminazione e di deterioramento. Inoltre, il film estensibile può anche essere utilizzato per creare confezioni per il trasporto di cibo, come pacchetti di razioni di emergenza.
In secondo luogo, il film estensibile può essere utilizzato per proteggere le attrezzature e i materiali da esterni, come l’acqua o la polvere. In situazioni di emergenza o di sopravvivenza, può essere difficile proteggere le attrezzature da danni o intemperie. Con il film estensibile, è possibile sigillare e proteggere gli oggetti in modo più efficace, riducendo il rischio di danni o di perdita.
Il film estensibile può essere utilizzato per creare ripari temporanei. In situazioni di emergenza o di sopravvivenza, potrebbe essere necessario creare un riparo improvvisato per proteggersi dalle intemperie o dalle condizioni avverse. Con il film estensibile, è possibile creare un riparo temporaneo in modo rapido ed efficace, riducendo il rischio di esposizione alle condizioni esterne.
Infine, il film estensibile per imballaggio può anche essere utilizzato per costruire un’imbarcazione improvvisata in situazioni di emergenza o di sopravvivenza. Con il film estensibile, è possibile creare una struttura solida e resistente che può essere utilizzata come una barca galleggiante. Il film estensibile può essere utilizzato per creare una struttura resistente all’acqua. Questa soluzione può essere particolarmente utile in caso di necessità di attraversare un corso d’acqua o di raggiungere un’isola o una terraferma altrimenti inaccessibile.
Concludendo, il film estensibile per imballaggio può essere un materiale molto utile in situazioni di emergenza e di sopravvivenza. E’ importante ricordare che il film estensibile è un materiale limitato e che potrebbe non essere disponibile in situazioni di emergenza. Pertanto, è importante preparare qualche scorta per affrontare situazioni di emergenza e di sopravvivenza.
Ci sono due specie di orsi che possono essere trovati in alcune zone dell’Italia: l’orso bruno (Ursus arctos) e l’orso marsicano (Ursus arctos marsicanus).
L’orso bruno vive in diverse parti d’Italia, tra cui le Alpi, gli Appennini e le aree montuose della Calabria. Si stima che ci siano circa 50-60 orsi bruni in Italia, la maggior parte dei quali vivono nelle Alpi. Gli orsi bruni sono grandi, robusti e hanno un manto marrone scuro e folto. Si nutrono di frutta, bacche, radici, insetti, piccoli mammiferi e occasionalmente di carcasse di animali più grandi.
L’orso marsicano, invece, è una specie endemica dell’Italia e può essere trovato solo nella regione dell’Appennino centrale, in particolare nel Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. Si stima che ci siano circa 50 orsi marsicani in vita, il che lo rende uno degli animali più rari e minacciati in Italia. Gli orsi marsicani sono più piccoli degli orsi bruni e hanno un manto marrone chiaro e lungo. Si nutrono principalmente di erba, frutta, bacche e insetti.
Entrambe le specie di orsi in Italia sono protette dalla legge italiana e dall’Unione Europea e sono oggetto di programmi di conservazione per preservare le loro popolazioni e il loro habitat.
L’incontro con un orso può essere una situazione spaventosa e pericolosa. Tuttavia, se si seguono alcune linee guida di base, è possibile aumentare le possibilità di sopravvivenza. In questo articolo, esploreremo come sopravvivere all’incontro con un orso.
In primo luogo, è importante comprendere il comportamento degli orsi. Gli orsi possono attaccare se si sentono minacciati, se si avvicinano ai loro cuccioli o se cercano di prendere il loro cibo. Tuttavia, gli orsi di solito evitano gli esseri umani e attaccano solo quando si sentono minacciati o provocati.
Se si incontra un orso, è importante evitare di spaventarlo o provocarlo. Mantenere la calma, parlare in tono calmo e lento, e fare rumore per segnalare la propria presenza. Se l’orso sembra non curarsi della propria presenza, lentamente allontanarsi senza voltarsi.
Se l’orso sembra minacciare o attaccare, è importante avere un piano d’azione. In generale, ci sono due strategie principali: l’approccio passivo e l’approccio attivo.
L’approccio passivo consiste nel fare il minimo rumore possibile e cercare di allontanarsi lentamente dall’orso senza guardarlo negli occhi. Se l’orso attacca, è importante cercare di proteggere il volto e la testa, adottando una posizione fetale e cercando di rimanere immobili. Lasciare che l’orso si allontani prima di rialzarsi e allontanarsi.
L’approccio attivo consiste nell’essere più aggressivi e rumorosi, cercando di far allontanare l’orso. Urlare, agitare le braccia e lanciare oggetti, come pietre o bastoni, possono aiutare a spaventare l’orso e farlo allontanare.
In entrambi i casi, è importante ricordare che gli orsi sono animali selvatici e imprevedibili. Non provare mai ad avvicinarsi a un orso, non cercare di prendergli il cibo e non fargli mai del male. Rispettare la loro presenza e mantenere una distanza di sicurezza è il modo migliore per evitare un incontro pericoloso.
Negli stati uniti gli escursionisti usano portare con se uno spray al peperoncino apposito per gli orsi. Può essere acquistato online ma in Italia è illegale.
Lo spray al peperoncino per gli orsi è un deterrente non letale utilizzato per allontanare gli orsi da un’area senza ferirli. Questo spray contiene una miscela di peperoncino e acqua, che quando spruzzata in faccia all’orso, provoca irritazione agli occhi, al naso e alla gola, rendendolo temporaneamente incapace di attaccare o continuare il suo comportamento indesiderato.
L’utilizzo di uno spray al peperoncino potrebbe essere un’alternativa efficace all’uso di armi letali o al catturare e trasferire l’orso in un’altra area. Tuttavia, l’utilizzo dello spray al peperoncino richiede una formazione adeguata sull’uso corretto dello spray e sulla comprensione del comportamento degli orsi.
In generale, la maggior parte degli esperti consiglia di utilizzare lo spray al peperoncino solo come ultima risorsa, quando altri metodi di dissuasione non hanno funzionato o se l’orso sta attaccando. Inoltre, è importante comprendere che lo spray al peperoncino non funziona su tutti gli orsi, poiché alcuni possono essere meno sensibili alla sostanza irritante.
Per utilizzare lo spray al peperoncino in modo efficace, è importante essere consapevoli della direzione del vento e spruzzare lo spray a una distanza di almeno 6-8 metri dall’orso. Inoltre, è importante mantenere la calma e utilizzare lo spray solo se si è in pericolo immediato.
In conclusione, l’incontro con un orso può essere una situazione spaventosa e pericolosa. Tuttavia, seguendo alcune linee guida di base, è possibile aumentare le possibilità di sopravvivenza. Mantenere la calma, evitare di spaventare o provocare l’orso e avere un piano d’azione possono aiutare a evitare un incontro pericoloso e a sopravvivere in caso di attacco.
Conservare la benzina e il diesel per lunghi periodi può essere una sfida, poiché questi carburanti possono deteriorarsi nel tempo e diventare meno efficaci. Di seguito alcuni consigli per conservare la benzina e il diesel per lunghi periodi:
Conservare in contenitori ermetici: la benzina e il diesel devono essere conservati in contenitori ermetici per evitare la fuoriuscita di vapori e la contaminazione da parte di acqua, polvere o altre sostanze.
Aggiungere un additivo stabilizzatore: è possibile aggiungere un additivo stabilizzatore alla benzina o al diesel per proteggere il carburante da deterioramento e ossidazione. L’additivo aiuta a mantenere la qualità del carburante e a prevenire la formazione di depositi.
Conservare in un luogo fresco e asciutto: la benzina e il diesel devono essere conservati in un luogo fresco e asciutto, lontano dalla luce solare diretta e dalla fonte di calore. Un luogo ideale potrebbe essere un garage o un capannone.
Riempire il serbatoio del veicolo: se si prevede di conservare il veicolo per un lungo periodo di tempo, è consigliabile riempire il serbatoio del veicolo con benzina o diesel per evitare la formazione di condensa.
Effettuare la manutenzione regolare: è importante effettuare la manutenzione regolare del veicolo e del motore per evitare problemi di avviamento e di funzionamento. Ciò può includere l’uso di additivi detergente e la sostituzione periodica del filtro del carburante.
Riassumendo, per conservare la benzina e il diesel per lunghi periodi, è importante conservarli in contenitori ermetici, aggiungere un additivo stabilizzatore, conservarli in un luogo fresco e asciutto, riempire il serbatoio del veicolo e effettuare la manutenzione regolare del veicolo e del motore. Seguendo questi consigli, sarà possibile conservare il carburante in modo efficace e sicuro per lunghi periodi.
La dengue è principalmente endemica in regioni tropicali e subtropicali, come l’America Latina, l’Africa, l’Asia e il Pacifico.
Purtroppo, la dengue è in crescita in tutto il mondo, con circa 400 milioni di persone che contraggono la malattia ogni anno.
Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), la dengue è una delle malattie a trasmissione vettoriale che cresce più rapidamente al mondo, con un aumento di oltre 30 volte dei casi segnalati negli ultimi 50 anni. Ciò è dovuto a una serie di fattori, tra cui il cambiamento climatico, la globalizzazione e l’urbanizzazione, che hanno aumentato la densità della popolazione e creato condizioni favorevoli alla riproduzione delle zanzare.
Inoltre, la dengue è una malattia complessa che può essere difficile da diagnosticare e trattare. Non esiste un vaccino specifico per la dengue e i trattamenti disponibili sono principalmente sintomatici, mirati a gestire i sintomi della malattia.
La malattia si sta diffondendo anche in alcune parti dell’Europa, soprattutto a causa dei cambiamenti climatici e dell’aumento dei viaggi internazionali.
In particolare, sono stati segnalati casi di dengue in Spagna, Francia, Italia, Grecia e altri paesi europei. Tuttavia, questi casi sono generalmente limitati e non rappresentano un rischio significativo per la salute pubblica.
In Italia, sono stati segnalati pochi casi di dengue, ma la maggior parte di essi erano casi importati da paesi endemici. Ciò significa che le persone si sono infettate con il virus della dengue all’estero e hanno poi presentato sintomi in Italia. In generale, il rischio di contrarre la dengue in Italia è considerato basso.
La dengue è una malattia infettiva virale trasmessa dalle zanzare Aedes e può causare febbre, mal di testa, eruzione cutanea, dolori muscolari e articolari, e in alcuni casi, può portare a complicazioni potenzialmente letali come la sindrome da shock da dengue.
La dengue è spesso chiamata “febbre spaccaossa” a causa del dolore muscolare intenso che può causare, noto anche come “dolori muscolari da dengue”. Questa condizione è caratterizzata da un forte dolore muscolare, che può essere così intenso da far sentire come se le ossa del corpo stessero per spezzarsi. La febbre spaccaossa è uno dei sintomi più comuni della dengue e può durare da diversi giorni a diverse settimane. Non tutti i pazienti con dengue sviluppano la febbre spaccaossa, ma quando si verifica, può essere molto debilitante e influire sulla qualità della vita.
Il dolore muscolare da dengue è causato dalla reazione del sistema immunitario del corpo al virus della dengue, che può causare infiammazione e dolore muscolare. Questo dolore può essere così intenso da rendere difficile il movimento e può essere accompagnato da altri sintomi come mal di testa, nausea e vomito.
Per alleviare i sintomi della febbre spaccaossa, si consiglia di riposare, bere molti liquidi, assumere antidolorifici come il paracetamolo e applicare impacchi caldi o freddi sulla zona dolorante. In alcuni casi, i pazienti con dengue possono richiedere cure ospedaliere per gestire i sintomi e prevenire complicazioni più gravi.
Per prevenire la dengue, è importante prendere misure preventive per evitare le zanzare e ridurre le probabilità di essere punti. Ecco alcuni consigli per sopravvivere alla dengue:
Evitare le punture di zanzara: indossare abiti a maniche lunghe e pantaloni lunghi, utilizzare spray repellenti per zanzare contenenti DEET, e dormire sotto zanzariere per evitare le punture di zanzara durante la notte.
Eliminare i siti di riproduzione delle zanzare: le zanzare Aedes si riproducono in piccole quantità d’acqua stagnante, come secchi, bidoni dell’immondizia, e altri contenitori. Assicurarsi che non vi siano ristagni d’acqua nei dintorni della propria abitazione, svuotando regolarmente i contenitori di acqua stagnante e pulendo le grondaie.
Monitorare i sintomi: se si risiede in un’area ad alto rischio dengue, è importante conoscere i sintomi della malattia e monitorare attentamente la propria salute. Se si sviluppano sintomi come febbre, mal di testa, eruzione cutanea o dolori muscolari, è bene rivolgersi immediatamente ad un medico.
Mantenere un ambiente pulito: mantenere un ambiente pulito e igienico può aiutare a prevenire la diffusione della dengue. Pulire regolarmente la propria abitazione e l’area circostante, eliminare i rifiuti in modo adeguato e disinfettare le superfici.
Evitare di viaggiare in zone ad alto rischio: se possibile, evitare di viaggiare nelle zone ad alto rischio di dengue, come le aree tropicali e subtropicali.
Se si presta attenzione alle previsioni sul futuro della terra, c’è di che preoccuparsi. I cambiamenti climatici preoccupano particolarmente, con l’aumento della temperatura e conseguenti siccità che rappresentano i pericoli peggiori per l’umanità.
E’ di questi giorni l’ultimo rapporto del panel delle Nazioni Unite sul riscaldamento globale che si è riunito in Corea del Sud. Il documento riporta che con questo livello di emissioni, nel 2040 supereremo il grado e mezzo di innalzamento della temperatura e alla fine del secolo arriveremo a tre gradi. I problemi maggiori dovranno affrontarli i nostri figli. Le conseguenze di questi cambiamenti provocheranno ondate di inondazioni e siccità. Più colpite saranno le regioni costiere e in Italia lo sviluppo costiero è di 7500 km.
C’è da sperare in un’improbabile presa di coscienza mondiale e/o nello sviluppo di tecnologie pulite che possano arrestare, o quantomeno rallentare, quest’andamento preoccupante.
Intanto è meglio prepararsi ad affrontare le ipotesi peggiori e, in uno scenario di sopravvivenza a lungo termine, è necessario pianificare attentamente le esigenze alimentari. Anche il cibo accumulato alla fine è destinato a finire e la dispensa a rimanere vuota. Per questo motivo, è necessario determinare per tempo i propri bisogni e prepararsi a produrre il cibo autonomamente.
Trattandosi di coltivare cibo per sopravvivere, bisogna considerare che alcuni cibi sono migliori di altri quando si tratta di facilità di crescita, contenuto nutrizionale e facilità di conservazione. E’ necessario avere una buona conoscenza degli alimenti da coltivare e decidere quali tipi di semi fare scorta, in particolare se si dispone di spazio limitato.
Ancora oggi in varie parti del mondo, alcune popolazioni sopravvivono grazie a due o tre colture. In Nord America, molte tribù sopravvissero per gran parte dell’anno con mais, zucca e fagioli. Il Sudamerica faceva affidamento su patate, mais e fagioli. Per migliaia di anni in Cina una famiglia riusciva a sopravvivere disponendo solo di un ettaro di terra.
Ma basta pensare all’Italia all’inizio del secolo scorso quando per molti era difficile mettere in tavola più di una zuppa e pane o polenta. Nelle regioni del nord, questo tipo di alimentazione, basato in gran parte sul mais, ha come conseguenza il diffondersi della pellagra, una malattia causata dalla mancanza di vitamine del gruppo B o dell’aminoacido triptofano. La carne era riservata a poche occasioni o alle classi più agiate.
Cibo Resistente
E’ auspicabile disporre della maggior varietà possibile di vegetali. Pomodori, peperoni, melanzane, zucchine, sono cibi utili e ricchi di vitamine e minerali che si possono coltivare d’estate. Bisogna però considerare che non sono resistenti e, a meno che non vengano cotti e trasformati, non si possono produrre o preservare per l’inverno.
Ipotizzando una situazione sfavorevole, è conveniente pensare alla produzione di cibi che, una volta raccolti, possono essere immagazzinati così come sono o essiccati e conservati per l’uso durante i mesi invernali. La regola per scegliere questi alimenti è: si producono d’inverno o si conservano facilmente.
Di seguito è riportato un elenco di specie raccomandate da coltivare per il sostentamento di tutto l’anno.
Fagioli
I fagioli sono uno dei cibi migliori per tanti motivi. In primo luogo sono molto ricchi di proteine, vitamine e minerali e sono anche molto ricchi di calorie, fornendo quindi molta energia necessaria per la sopravvivenza. Inoltre, i fagioli sono anche molto versatili. Possono essere mangiati freschi dalla pianta o raccolti e conservati. I fagioli hanno una durata di conservazione incredibilmente lunga quando essiccati.
Possono essere preparati in un’ampia varietà di modi, come nelle zuppe, cucinati e mangiati con il pane, o semplicemente da soli. Infine, elemento da non sottovalutare, i fagioli sono azotofissatori, cioè restituiscono l’azoto al terreno prelevandolo dall’atmosfera, prevenendo l’impoverimento del terreno. Questo li rende particolarmente utili da utilizzare nei programmi di rotazione delle colture.
ATTENZIONE: i legumi, al contrario di carne e latticini, sono poveri di alcuni amminoacidi. Per colmare tale deficit basta assumerli con i cereali, meglio se integrali. Il piatto tipico della dieta mediterranea, pasta e fagioli, non si usava dunque solo per necessità, aveva anche una ragione salutistica.
Quanto detto vale anche per altri legumi come ceci, lenticchie, piselli e fave.
Mais
Il mais andrebbe considerato come cereale perché è molto facile da coltivare ed ha una resa per ettaro circa doppia rispetto al grano. Può essere macinato e trasformato in pane, cresce e polenta. Il mais può essere combinato con fagioli per colmare le carenze proteiche presenti nei legumi.
Zucca invernale (a ciclo tardivo)
La zucca invernale è molto resistente e facile da conservare durante i mesi più freddi. Ci sono molte varietà, Trombetta, Gialla, Delicata, Acorn, Spaghetti. Si può conservare per un massimo di 6 mesi in un luogo fresco e buio ed è ottima associata a mais e fagioli.
Patate
La carenza di patate provocata dalla peronospora nel 1845, fu una delle cause principali responsabili della Grande Carestia Irlandese e provocò la morte di più di un milione di persone. Questo tanto per capire l’importanza di quest’alimento in Europa, anche se la pianta è originaria del Sud America e non era nota in nessun altro posto al mondo fino al ritorno in patria di Colombo. Dato che le patate sono facili da coltivare e si adattano bene a vari climi e tipi di terreno, il loro uso è diffuso in tutto il mondo. Possono sostenere un uomo per un lungo periodo di tempo, anche quando non hai altro cibo disponibile.
Carote
Le carote sono radici molto importanti che si conservano bene nei mesi invernali e forniscono nutrienti importanti nella dieta. Richiedono un terreno sabbioso e ben drenante. Se coltivate in una zona in cui si verificano inverni rigidi, si possono coprire con uno spesso strato di pacciame per proteggerle e lasciarle semplicemente nel terreno. Se vanno raccolte, si conservano in frigorifero o in cantina.
Cavolo
Il cavolo è un alimento base in tutto il mondo e per una buona ragione. È facile da coltivare, facile da conservare e ad alto contenuto nutrizionale, anche a cottura ultimata. Può essere utilizzato per la zuppa, con le patate, o fermentato per fare i crauti. Una volta fermentato, il cavolo durerà ancora più a lungo e fornirà una ricchezza di benefici nutrizionali per il corpo e il tratto digestivo. Se si dispone di una cantina non troppo umida, si può utilizzare una cassettina di legno, assicurandosi di distanziare i cavoli l’uno dall’altro e vanno coperti con un canovaccio. Appassiranno le foglie più esterne, che comunque sono quelle che solitamente vengono eliminate, e in questo modo possono conservarsi anche per diversi mesi.
Cavolo riccio
Meno conosciuto in Italia e da non confondere col cavolo nero tipico della Toscana, fa parte della stessa famiglia di piante del cavolo e, sebbene non sia normalmente considerato un alimento di sopravvivenza, è molto ricco di vitamine, minerali e altre sostanze e quindi utile per prevenire carenze nutrizionali che possono indebolire e rendere più inclini alle malattie. Può essere coltivato facilmente ed è resistente al freddo, il che significa che è possibile coltivarlo bene nel tardo autunno o all’inizio dell’inverno. Il cavolo riccio può essere aggiunto a tutti gli alimenti, tra cui zuppe e stufati e piatti di patate. Non è facile da conservare per lunghi periodi e quindi va usato fresco.
Patate dolci
Da poco comparse nei supermercati e mercati italiani, le patate dolci possono rappresentare un’aggiunta importante alla dieta base. Sono simili alle patate, ma hanno un indice glicemico molto più basso rispetto alle patate bianche e apportano molti più nutrienti, circa il doppio. Anche la parte aerea è commestibile e una pianta può fornire sia tuberi che verdure. Anche le patate dolci sono facili da coltivare. Anche se sono di origine tropicale e subtropicale, possono essere coltivate nei climi freddi.
Le patate dolci possono essere conservate a temperatura ambiente per un lungo periodo. Si conservano per un paio di mesi, ma, se vengono mantenute a una temperatura compresa tra 29 e 32 gradi per i primi cinque giorni dopo il raccolto (processo chiamato curing), fanno crescere una seconda pelle. A questo punto si cala bruscamente la temperatura e possono conservarsi per parecchi mesi in cantina.
Aglio
L’aglio non può mancare in un orto di sopravvivenza. È delizioso e aggiunge sapore a qualsiasi piatto. Oltre ad essere un alimento altamente nutriente, può essere usato come pianta medicinale perché è un potente antibiotico e antivirale. Aiuta anche a rafforzare il sistema immunitario, è un potente antiossidante e riduce l’ipertensione e il colesterolo. L’aglio è facile da coltivare e, una volta raccolto, può essere conservato e utilizzato durante i mesi invernali mentre si attende la crescita di un nuovo raccolto.
Erbe aromatiche
Le erbe aromatiche sono versatili e facili da conservare. Rosmarino, timo, basilico, alloro, prezzemolo e origano, possono essere coltivati durante i mesi estivi, raccolti ed essiccati per essere utilizzati durante i mesi invernali. Basta tagliare le piante, lavarle, appenderle a testa in giù all’ombra fino a quando non si asciugano, e poi conservarle in barattoli di vetro in un luogo fresco e asciutto. Molte di queste erbe sono perenni, cioè ricresceranno ogni anno, garantendo una produzione continua. Le erbe aromatiche forniscono sapore al cibo, ma anche nutrienti importanti e possiedono importanti proprietà fitoterapiche.
Come conservare correttamente patate, aglio e cipolle
Breve precisazione sulla conservazione di patate, aglio e cipolle che richiede attenzione perché, se la temperatura è troppo alta, questi ortaggi possono germogliare. Nel caso delle patate, ciò comporta la produzione di solanina che è tossica e non deve essere ingerita.
La temperatura ottimale di conservazione di questi ortaggi è di 10-15 gradi e quindi i’ideale sarebbe disporre di una cantina, ma ci si può arrangiare anche in casa.
L’importante è mantenerli al riparo dalla luce e dall’umidità. Si utilizzano cassette di legno o cesti di vimini e panni di cotone asciutti. Anche i fogli di carta utilizzati per conservare il pane vanno bene. Le patate non vanno lavate prima di essere riposte in dispensa.
Se raccolti dall’orto, aglio cipolle e patate saranno probabilmente umidi. Vanno dunque lasciati un paio di giorni ad asciugare all’ombra e poi riposti.
Stiamo parlando degli archi compound della Gearhead Archery, in particolare del T18 della Hunter series, piccolo ma preciso e potente come un arco tradizionale. Nuovo e molto tecnico, pesa solo 1,4 kg senza accessori ed è lungo 47 cm (18 pollici, da cui il nome). Piccolo ma potente perché è in grado di scagliare frecce fino a 325 fps con un’energia cinetica di 62 ft-lb.
T18 Hunter series
Con il riser costruito in alluminio 6061, quest’arco è ideale per la caccia. Senza fronzoli, compatto e leggero, è facilissimo da gestire anche nelle condizioni più difficili. Ottimo per l’appostamento sugli alberi e su terreni con vegetazione fitta, dove è necessario muoversi agilmente e in silenzio e dove archi di dimensioni maggiori limiterebbero le possibilità di movimento.
Utilissimo per il survival, è pienamente al suo posto in un kit da sopravvivenza.
Sono disponibili versioni con potenza di 40, 50, 60 e 70 libbre e allunghi di 24 , 25, 26 , 27, 28 e 29 pollici.
Altra caratteristica unica di quest’articolo è che, cambiando il grip, lo stesso arco può essere impugnato sia con la mano destra, sia con la sinistra.
Lo stesso arco è disponibile anche di dimensioni maggiori. Oltre al modello da 18 pollici infatti, sono disponibili anche il T20 e il T24 che consentono allunghi e velocità maggiori.
Per i più esigenti e gli amanti della personalizzazione, gli stessi archi sono disponibili anche nella serie PRO che, contrariamente alla Hunter, è tutta incentrata sulle opzioni.
Disponibili nelle versioni T18, T20 e T24, sono disponibili 5 scelte di grip e diversi colori e vengono venduti con uno zaino (anch’esso disponibile in diversi colori) in grado di contenere l’arco.
Gli archi della serie pro sono costruiti in alluminio 7075, poi anodizzato per aumentarne la resistenza. Rispetto all’alluminio 6061, la lega 7075 (alluminio e zinco) si caratterizza per essere più leggera, più resistente agli urti, agli sforzi, al peso e alla torsione.
E se vogliamo il top, questi archi sono disponibili anche in fibra di carbonio.
Di seguito sono riassunte le differenze e le caratteristiche della serie Hunter e Pro come inviateci dalla Gearhead Archery.
The Hunter Series is:
Bare bow – with the following
-Anodized finish
-Black in color
-Standard grip
-Grey/blk strings
The Pro Series is:
Bare bow- with the following
-Hard coat anodized finish choices
-Black
-Olive Drab
-Desert Tan
-Grip Option choices
-Carbon
-Standard Slider
-Flatback Slider
-Flatback Fixed
-Standard Fixed
-ST-1 Stabilizer
-Sound Dampening Kit
-Grey/blk string OR Brown/Blk stings
-Pack OR Camo dip
– Pack colors choices
-Olive
-Black
-Desert Tan
– Camo Dip choices
-Brown Predator camo
-Snow predator camo
-Green predator camo
-Any other color up charge of $150
Il catalogo completo con tutti i dettagli e immagini è scaricabile alla pagina:
Interessantissimo anche il T15 PRO, un ibrido fionda-arco che permette di ridurre ulteriormente le dimensioni e i costi.
Con soli 40 cm e un peso di 680 grammi, permette di scagliare frecce con un’energia cinetica di 27 ft-lb. È ideale per piccoli animali ma soprattutto per la pesca essendo possibile aggiungere uno specifico kit per legare e recuperare le frecce.
Costruito in alluminio 6061 anodizzato, anche in questo caso è possibile adattarlo per essere usato con la mano destra o sinistra. La potenza deriva dalla combinazione di arti compositi e tubi di gomma.
Tra i molti programmi televisivi che trattano di sopravvivenza, Nudi e crudi è uno dei più interessanti ed estremi. Un uomo e una donna devono sopravvivere, completamente nudi, in un ambiente ostile per ventuno giorni e con la possibilità di usufruire di un unico utensile a scelta per ciascuno.
L’esperienza viene sicuramente raccontata in modo da soddisfare le esigenze televisive, ma possiamo ritenerla comunque realistica come dimostrano i fisici emaciati dei partecipanti al termine della prova e le frequenti defezioni.
Per partecipare al programma bisogna superare una selezione e i concorrenti scelti non sono novellini, bensì persone abituate a quel genere di avventura. Molti di loro sono istruttori di sopravvivenza, altri esperti cacciatori; tutti comunque possiedono una buona preparazione fisica e mentale. Sanno costruire trappole, accendere il fuoco, riconoscere le piante commestibili. Ci si aspetterebbe dunque di vedere queste persone vivere e prosperare, invece, a parte qualche raro caso spesso favorito da un ambiente clemente, la maggior parte di essi arranca fin dai primi giorni e a malapena arriva alla fine della prova. Pochi sopravvivrebbero veramente se la prova durasse più a lungo.
Possiamo approfittare delle esperienze di questi coraggiosi per trarne diverse lezioni e ammonimenti. La prima lezione è che sopravvivere nella natura con un coltello e poco più è seriamente difficile, molto più di quello che manuali e scuole possono far immaginare. L’immagine romantica del Robinson Crusoe che si costruisce il suo angolo di paradiso è probabilmente destinata a scontrarsi contro il muro della fame, del freddo, della spossatezza fisica e della disperazione.
La seconda lezione riguarda invece il tipo di preparazione che un appassionato di sopravvivenza deve affrontare. Perché anche questi esperti di sopravvivenza falliscono miseramente? Orgogliosi cacciatori che devono accontentarsi di piccoli animali, in genere uno sfortunato serpente, fuochi che non scaldano e lasciati a spegnere sotto la pioggia, rifugi scomodi e inadatti, tendini tranciati da un uso improprio del coltello, ossa fratturate, ferite che si infettano: che cosa non funziona?
Innanzitutto essere preparati per un ambiente non significa esserlo per un altro. Cacciare animali nei boschi intorno casa non è la stessa cosa che farlo nelle foreste tropicali e lo stesso vale per il procacciamento di altre risorse alimentari, acqua compresa. I popoli che vivono ancora in maniera che noi definiamo primitiva conoscono benissimo l’ambiente dove abitano, vi sono nati e cresciuti e possono usufruire di tecniche e metodi collaudati da generazioni. Utilizzano inoltre armi efficienti come archi, cerbottane e reti da pesca che assicurano loro il successo.
Dall’analisi di queste esperienze televisive, infatti, emerge che spesso gli errori sono più di natura strategica che tattica. Magari i partecipanti conoscono veramente le tecniche che hanno studiato, ma falliscono la sfida con un ambiente sconosciuto perché non sanno pianificare, definire le priorità, studiare il territorio, individuarne i veri pericoli, evitare sprechi inutili di energia; tutte scelte fondamentali tanto quanto saper accendere un fuoco o costruire un riparo.