Piazza Affari: la capitalizzazione cresce a livelli record e sfiora la metà del Pil
Negli ultimi giorni Piazza Affari si è mossa in territorio negativo, in linea con la debolezza degli altri listini europei, appesantiti dalle tensioni geopolitiche e dalle incertezze legate ai dazi e al confronto tra Stati Uniti ed Europa. Una volatilità di breve periodo che contrasta però con il quadro strutturale di lungo termine delineato dall’ultimo bollettino statistico della Consob.
Nel 2025 la capitalizzazione complessiva del mercato azionario italiano è infatti salita a circa 1.077 miliardi di euro, in crescita del 28,8% rispetto all’anno precedente, arrivando a rappresentare il 48% del Pil nazionale: il livello più alto dall’avvio delle rilevazioni nel 2010. Un dato che segnala un rafforzamento profondo del mercato dei capitali, al di là delle oscillazioni di giornata.
I punti chiave
- La crescita della capitalizzazione è stata trainata soprattutto dai grandi gruppi quotati, più che dall’ingresso di nuove società sul listino.
- Il numero delle società quotate resta in calo su base annua, ma nel secondo semestre del 2025 si osserva un’inversione di tendenza rispetto ai minimi di metà anno.
- Piazza Affari appare oggi più solida ma anche più concentrata, con una quota crescente del valore complessivo detenuta da pochi grandi emittenti.
- L’aumento del valore di mercato non si traduce ancora in una maggiore rappresentatività del tessuto produttivo, in particolare per le pmi.
Cresce il valore ma non il numero di quotate
La crescita della capitalizzazione riflette un rafforzamento significativo del mercato azionario italiano, ma anche una sua trasformazione interna. Il valore complessivo è aumentato soprattutto grazie alla performance dei grandi gruppi quotati, mentre il numero delle società presenti sul listino resta sotto pressione.
A fine 2025, secondo i dati Consob, le società quotate su mercati regolamentati o sistemi multilaterali di negoziazione vigilati sono 426, di cui 411 con sede legale in Italia. Il dato è in lieve recupero rispetto alle 423 di giugno, ma rimane inferiore alle 434 società di fine 2024, confermando una contrazione su base annua. Il secondo semestre segna però un’inversione di tendenza, interrompendo una dinamica di progressivo restringimento che aveva caratterizzato gli ultimi anni.
Questo quadro mette in evidenza uno dei principali nodi strutturali di Piazza Affari: un mercato che cresce in valore più che in ampiezza. La capitalizzazione si concentra su un numero limitato di grandi emittenti, rendendo il listino più maturo e in parte più resiliente, ma anche meno rappresentativo dell’economia reale.
L’inversione registrata nella seconda parte del 2025 suggerisce che il punto di minimo sul fronte delle società quotate potrebbe essere stato superato, ma la sfida resta aperta. Trasformare il massimo storico raggiunto in una crescita più equilibrata e duratura sarà cruciale per rafforzare il ruolo della Borsa come canale stabile di finanziamento dell’economia italiana.
I primi 5 titoli per capitalizzazione
La concentrazione emerge con chiarezza guardando ai titoli a maggiore capitalizzazione del listino. UniCredit si è confermata il primo titolo per valore di mercato, con una capitalizzazione superiore a 111 miliardi di euro e un rialzo di oltre il 69% nell’arco di dodici mesi, beneficiando del contesto favorevole per il settore bancario.
Intesa Sanpaolo segue con oltre 102 miliardi di capitalizzazione e una crescita vicina al 40%, mentre Enel ha superato i 92 miliardi, sostenuta dal riassetto strategico e dal recupero del titolo.
Tra le prime cinque figura anche Ferrari, che resta uno dei nomi più capitalizzati del mercato nonostante una correzione superiore al 30% nel 2025, e Generali, in crescita di oltre il 16%, a conferma del peso del comparto assicurativo.
L’articolo Piazza Affari: la capitalizzazione cresce a livelli record e sfiora la metà del Pil è tratto da Forbes Italia.