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Morto Carlo Ginzburg, lo storico italiano aveva 87 anni. È stato il maestro della “microstoria”

17 Giugno 2026 ore 08:48

È morto a 87 anni Carlo Ginzburg, considerato uno dei più importanti storici italiani del Novecento e tra gli studiosi italiani più conosciuti e tradotti nel mondo. Nato a Torino il 15 aprile 1939, figlio dell’intellettuale antifascista Leone Ginzburg e della scrittrice Natalia Ginzburg, ha lasciato un segno profondo nella ricerca storica grazie a un approccio innovativo che lo ha reso il principale interprete della cosiddetta “microstoria”.

Professore emerito della Scuola Normale Superiore di Pisa, dove si era formato, nel corso della sua carriera ha insegnato anche all’Università di Bologna e in prestigiosi atenei statunitensi come Harvard, Yale, Princeton e UCLA. La sua notorietà internazionale è legata soprattutto agli studi sulla stregoneria, l’eresia e le credenze popolari tra Medioevo ed età moderna. Giovanissimo, negli anni Sessanta, scoprì negli archivi friulani le tracce dei “benandanti”, figure considerate una sorta di guaritori e accusate dall’Inquisizione di eresia. Da quella ricerca nacque I benandanti, pubblicato nel 1966 e destinato a diventare un testo di riferimento.

Dieci anni più tardi arrivò uno dei suoi libri più celebri, Il formaggio e i vermi, dedicato alla vicenda del mugnaio friulano Menocchio, processato dall’Inquisizione nel Cinquecento. Attraverso la storia di un singolo individuo, Ginzburg mostrò come fosse possibile comprendere fenomeni storici più ampi, portando al centro dell’attenzione le classi popolari e le loro culture.

La sua attività di ricerca non si limitò però alla storia religiosa e alle persecuzioni. Nel corso degli anni si occupò di storia del pensiero politico, metodologia della ricerca storica e rapporto tra verità e menzogna. Convinto che lo storico dovesse confrontarsi con le prove e con la realtà dei fatti, si oppose alle interpretazioni che riducevano la storiografia a una semplice costruzione narrativa. Tra le sue opere più note figura anche Il giudice e lo storico del 1991, nel quale analizzò il processo per l’omicidio del commissario Luigi Calabresi, applicando gli strumenti dello storico all’esame di documenti giudiziari contemporanei.

Studioso curioso e interdisciplinare, Ginzburg ha sempre intrecciato storia, antropologia, filologia, letteratura e storia dell’arte, spaziando da temi apparentemente lontanissimi tra loro. La sua capacità di osservare grandi questioni attraverso dettagli marginali e vicende individuali ha influenzato generazioni di ricercatori e contribuito a rinnovare profondamente il modo di fare storia.

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Papa Leone XIV: “La remigrazione non è una risposta cristiana, significa lavarsi le mani del problema”

16 Giugno 2026 ore 21:39

I valori cristiani come elemento identitario dell’Europa. Così il leader di Futuro Nazionale, Roberto Vannacci, ha più volte affrontato il tema del rapporto tra religione e politica. Ma dietro alle parole si nascondono fatti che lo smentiscono. Lo dimostrano le parole di Papa Leone XIV che uscendo da Castel Gandolfo ha deciso di rilasciare una breve dichiarazione a chi gli ha chiesto che cosa ne pensasse della remigrazione, al centro del programma del generale in pensione: “Non mi sembra una risposta cristiana – ha dichiarato – Semplicemente dire ‘questo migrante lo mandiamo via’ è come se noi ci lavassimo le mani del problema, non mi sembra, diciamo, una risposta cristiana”.

Quanto le parole del Pontefice possano avere presa nell’elettorato di Futuro Nazionale è tutto da vedere, ma con esse il Vaticano ha ufficialmente preso posizione su un tema che è diventato uno dei cavalli di battaglia di tutta l’estrema destra europea, da AfD in Germania ai seguaci di Tommy Robinson in Regno Unito, fino, ovviamente, a coloro che supportano le battaglie di chi il concetto di remigrazione l’ha inventato: l’estremista austriaco Martin Sellner. Un concetto che non si ferma alla semplice espulsione di irregolari sul territorio europeo, ma mira a una più ampia deportazione di persone immigrate, inclusi i loro discendenti nati su suolo europeo, verso i Paesi di origine etnica o geografica.

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“Così ho scoperto la chat sessista dei lavoratori Atm. Non siamo al sicuro neppure con i conducenti dei mezzi pubblici”

16 Giugno 2026 ore 13:45

“Purtroppo o per fortuna, dallo schermo mi è subito balzata all’occhio un’immagine scattata dalle telecamere di sorveglianza: era una foto ingrandita dei glutei di una ragazza”. La ragazza ventiseienne che ha svelato la chat sessista dei dipendenti Atm (l’azienda del trasporto pubblico di Milano) innescando la protesta su Instagram, ha raccontato al Corriere della Sera come è andata. Prima di tutto ha spiegato da cosa è stata attratta la sua attenzione, mentre viaggiava su un tram: sullo smartphone di un dipendente seduto davanti a lui, aperto sulla chat incriminata, erano appena stata condivisa l’immagine del sedere di una ignara passeggera. La foto era stata scattata immortalando il monitor collegato alle telecamere per la sorveglianza a bordo del veicolo. Insieme all’immagine, il conducente aveva condiviso il commento: “È il mio dolce per voi”. Dando la stura alle parole sessiste e offensive dei partecipanti alla chat.

La ragazza ha dichiarato che altre foto di analogo tenore sessista potrebbero essere state condivise in quella chat: “A un certo punto l’uomo ha aperto la galleria fotografica del gruppo. Lì ho notato che tra i tanti post che si erano scambiati, c’erano altre immagini prese dalle telecamere di sorveglianza”. Cioè? “Foto simili: ancora una volta, corpi di donne fotografati senza il consenso delle interessate”. La ragazza ha spiegato anche il contesto a bordo del mezzo pubblico, vicino al lavoratore dell’azienda pubblica: “Lui era letteralmente davanti a me. Si comportava come se non fosse su un mezzo pubblico, tra la gente, all’ora di punta. Io dopo qualche fermata sono scesa”.

E l’effetto, ha continuato, è quello di “non potersi più sentire al sicuro. Banalmente, qualsiasi donna o ragazza che viaggia da sola sui mezzi pubblici di notte cerca protezione nei lavoratori, magari vuole un posto vicino al conducente e si tranquillizza al sapere che ci sono delle telecamere di sorveglianza che dovrebbero rendere un luogo sicuro. In realtà, poi, si scopre che gli stessi lavoratori impiegati in società pubbliche usano quelle telecamere per diffondere immagini intime. Lo trovo spaventoso“. Per questo, ammette la ragazza, “mi cadono le braccia quando alcune persone sminuiscono questi fatti, non tutti li reputano gravi”. Dopo aver condiviso su Instagram le foto della chat, la ragazza ha dichiarato che “in ogni caso io mi sto muovendo con uno studio legale per la denuncia”.

Alla chat di gruppo sarebbero iscritti 7 dipendenti dell’Atm: un conducente, cinque amministrativi, un altro in pensione. L’azienda locale ha avviato un’indagine interna, che nel giro di tre mesi potrebbe condurre a possibili sanzioni come la censura, una multa (trattenuta di 4 ore dallo stipendio), la sospensione dal servizio, fino alla retrocessione o alla destituzione. “Quanto agli episodi accertati, al momento ce ne sarebbe soltanto uno: quello documentato dalla foto scattata dalla 26enne”, riferisce il Corriere. Atm ha presentato una denuncia alla Polizia postale. Anche il sindaco Beppe Sala ha invitato a chiarire: “Atm deve far luce, ma deve anche intervenire e, se verranno individuati delle responsabilità, non ci siano interventi che rimettano coloro che hanno fatto queste cose in condizione di nuocere ancora”.

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Uccisa dal nipote 17enne: ritrovato il corpo di Chiara Guerra nel fiume Lemene, era all’interno di un sacco

16 Giugno 2026 ore 13:05

Dopo tre giorni di ricerche è stato ritrovato il corpo di Chiara Guerra, insegnante di 53 anni, uccisa nella sera dell’11 giugno a San Stino di Livenza (Venezia)0, dal nipote 17enne, reo confesso. Il cadavere, individuato ad alcuni chilometri di distanza dal luogo in cui era stato gettato, è stato recuperato all’interno di un sacco in condizioni integre con varie ferite da taglio. A individuarlo mentre galleggiava è stata la polizia locale che ha allertato i carabinieri e i vigili del fuoco. Il giovane aveva lasciato il corpo senza vita della zia nel canale Magher, ma le correnti lo hanno trasportato nelle acque del fiume Lemene, nella zona di Settesorelle. Sul posto sono intervenuti anche i carabinieri del Comando di Venezia e il medico legale Antonello Cirnelli che avrà il compito di eseguire la prima ispezione esterna.

Da domenica mattina, un gran numero di soccorritori erano impegnati a setacciare il canale: squadre del nucleo sommozzatori, del nucleo droni e due le squadre Saf con imbarcazioni dotate di ecoscandaglio. Le ricerche si sono concentrate sul punto indicato dal nipote della vittima che ha dichiarato di aver gettato anche il cellulare e l’arma del delitto, un coltello, nelle stesse acque: nessuno dei due è stato trovato. Si tratta di una zona difficile da perlustrare a causa dei collegamenti con altri canali e dalla presenza di correnti.

Il 17enne, che sarà maggiorenne tra qualche mese, ha ammesso dopo poche ore di aver ucciso la zia a coltellate per poi trasportare il cadavere verso il canale con una carriola. Il giovane ha confessato di fronte al pm Carmelo Barbaro della Procura di Pordenone: il caso è stato poi trasmesso alla Procura dei minori di Trieste. Dalle prime ricostruzioni, il movente è legato ad alcuni dissidi familiari dovuti a una presunta eredità su cui la vittima e il fratello, cioè il padre del ragazzo, litigavano da tempo.

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Google ti permette di scegliere le tue “Fonti preferite”: ecco come selezionare Il Fatto Quotidiano in meno di un minuto

16 Giugno 2026 ore 11:39

Da poche settimane Google ha lanciato in tutto il mondo la nuova funzionalità “Fonti Preferite e da oggi in tutti i nostri articoli è presente un bottone per comunicare facilmente al motore di ricerca che Il Fatto Quotidiano è la testata che volete trovare più spesso tra i risultati.

Quello che vedete online, infatti, non è mai casuale. Il flusso delle notizie che viene proposto, quando facciamo ricerche online o quando apriamo Google Discover, dipende dagli algoritmi che decidono cosa mostrare e cosa nascondere. Adesso, finalmente, è possibile esprimere la propria preferenza per i siti che si ritengono più affidabili e degni di fiducia e a cui magari si è anche abbonati. E per farlo basta meno di un minuto.

In tutti i nostri articoli, appena prima dell’inizio del testo, c’è una barra con i bottoni che già da mesi ti consentono di seguire il nostro sito nel canale Whatsapp dedicato e su Google Discover. Da oggi, troverete anche il tasto “Segui su Google“. A questo punto, non dovrete fare altro che essere loggati con il vostro account Google, scrivere sulla barra di ricerca “Il Fatto Quotidiano” e selezionarlo come fonte preferita.

Ovviamente, continuerete a vedere anche altre testate e altri siti tra i risultati di ricerca, ma avete dato un segnale importante a Google che preferite leggere le notizie pubblicate da ilfattoquotidiano.it.

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L’Antitrust italiana indaga su Apple: dubbi sulla concorrenza dei servizi cloud. Codacons: “Multa esemplare, se accertati illeciti”

16 Giugno 2026 ore 09:48

L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha avviato un’indagine su Apple in merito all’osservanza dell’obbligo di interoperabilità previsto dal Digital Markets Act (la normativa europea) cui sono sottoposti i sistemi operativi iOS e iPadOS di Apple. Lo comunica l’Antitrust, ricordando che secondo il DMA, Apple deve garantire a terzi, a titolo gratuito, l’accesso alle componenti hardware e software dei dispositivi di Cupertino. Il Garante cita l’articolo 6 par. 7 del regolamento Ue. Nello specifico, il procedimento è focalizzato sui servizi cloud: l’Europa vuole garantire agli utenti della Mela la possibilità di utilizzare servizi diversi da quelli di Cupertino, senza costi aggiuntivi. Insomma, l’effettiva compatibilità di tutti i servizi basati sulla “nuvola” con i sistemi operativi iOS e iPadOS.

L’Autorità “ha elementi per ritenere che i fornitori terzi di servizi cloud consumer potrebbero non essere posti nelle stesse condizioni del servizio iCloud di Apple, perché non sembrano avere accesso alle stesse componenti utilizzate o comunque rese disponibili al servizio iCloud”. A titolo di esempio, si legge nella nota dell’Antitrust, “sembrerebbe che Apple non consenta ai servizi per gli utenti finali di cloud storage alternativi di utilizzare le componenti di iOS e iPadOS che permettono di effettuare il backup integrale dei dati presenti sui dispositivi, consentito invece al servizio iCloud di Apple”. Il procedimento è stato avviato in stretta cooperazione con la Commissione Europea.

“Se saranno accertate pratiche illecite ci aspettiamo una multa esemplare nei confronti di Apple per i danni arrecati agli utenti, al mercato e alle altre imprese”, ha affermato il Codacons. “Ancora una volta le big tech si ritrovano al centro di indagini da parte dell’Autorità per comportamenti che violerebbero la concorrenza danneggiando non solo altri operatori, in questo caso i fornitori di servizi cloud consumer, ma anche i consumatori, i quali subirebbero una limitazione delle proprie scelte economiche – spiega il Codacons – Un caso che dimostra lo strapotere dei colossi tecnologici, e per il quale ci aspettiamo una multa esemplare da parte sia dell’Antitrust, sia della Commissione Europea, in caso di conferma delle violazioni contestate.

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Como, scontro tra due auto: una sfonda il muretto e precipita nelle acque del lago. Morto un uomo, salvata una donna

16 Giugno 2026 ore 09:18

Grave incidente stradale nella notte tra lunedì e martedì a Brienno, in provincia di Como. Secondo quanto ricostruito, due autovetture si sono scontrate – lungo la strada provinciale Regina Margherita, tra i comuni di Brienno e Argegno – e, a seguito del violento impatto, uno dei veicoli ha sfondato il muretto di protezione a margine della carreggiata, precipitando per alcune decine di metri nelle acque del lago di Como.

A bordo vi erano due persone: i vigili del fuoco – intervenuti poco dopo la mezzanotte – sono riusciti trarre in salvo una giovane donna, successivamente affidata alle cure del personale sanitario: è stata ricoverata in codice rosso. Per il secondo occupante, invece, si è reso necessario l’intervento del Nucleo Sommozzatori Regionale dei vigili del fuoco, che, al termine delle ricerche subacquee, ha individuato e recuperato il corpo senza vita dalle acque del lago. Sul posto sono intervenuti un’autopompa, la squadra SAF (Speleo Alpino Fluviale) del Comando di Como e un’autogru del Comando di Varese. Sono in corso gli accertamenti delle autorità competenti per ricostruire l’esatta dinamica dell’accaduto.

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Ricevuto — 15 Giugno 2026 Il Fatto Quotidiano

Un malato di Sla con paralisi e difficoltà nel parlare comunica da due anni nella vita di tutti i giorni grazie a un chip impiantato nel cervello

15 Giugno 2026 ore 20:03

Da due anni un uomo affetto da una grave paralisi e difficoltà nel parlare dovute alla Sclerosi laterale amiotrofica (Sla) riesce a comunicare e a utilizzare un computer grazie a un chip impiantato nel cervello. La particolarità del caso, riporta la rivista Nature Medicine, sta nel fatto che l’uomo ha utilizzato il dispositivo stando a casa, nella vita di tutti i giorni, invece che in un contesto controllato come un laboratorio e con il supporto di professionisti. L’ha utilizzato quasi ogni giorno, per oltre 3.800 ore.

Il risultato è stato ottenuto dal gruppo di ricerca coordinato da Sergey Stavisky e David Brandman dell’Università della California a Davis. Lo studio dimostra che le cosiddette interfacce cervello-computer (brain-computer interfaces, o Bci), che rilevano i segnali elettrici direttamente all’interno della corteccia cerebrale traducendoli poi in comandi per controllare dispositivi esterni, possono diventare anche strumenti in grado di entrare a far parte della quotidianità. Gli autori della ricerca ritengono però che un solo caso non basta per tratte conclusioni: sono necessarie ulteriori ricerche per valutare l’efficienza di questa tecnica.

Una seconda ricerca, guidata da Politecnico di Losanna (Epfl) e Ospedale Universitario di Losanna (Chuv), riguarda un chip combinato con l’Intelligenzaartificiale che ha permesso a 40 malati di Parkinson di camminare meglio e in autonomia. Coordinati da Jocelyne Bloch e Eduardo Moraud di Epfl e Chuv, i ricercatori hanno usato l’IA per sviluppare decodificatori che lavorano in tempo reale: interpretano direttamente dall’attività cerebrale i movimenti che la persona intende fare e usano i segnali per calibrare la stimolazione elettrica in pochi secondi, rendendo una tecnica usata da oltre 30 anni molto più adattabile alle circostanze.

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Milano, chat sessista dei dipendenti Atm con immagini di passeggere. L’azienda avvia un’indagine interna

15 Giugno 2026 ore 13:13

Immagini prese dalle telecamere dei mezzi pubblici di Milano che inquadrano parti del corpo delle donne e condivise in una chat dal titolo “Ticinese staff”. A scoprirlo e denunciarlo una passeggera che, nelle scorse ore, ha postato su Instagram una stories in cui diceva di aver visto – mentre era sul tram 15 – la conversazione sul telefono di un signore con la divisa del personale Atm.

L’azienda ha diffuso una nota facendo sapere che “si è prontamente attivata con la massima attenzione per fare piena luce sull’episodio, per verificare il corretto uso degli strumenti aziendali, per tutelare i clienti e le migliaia di dipendenti corretti che lavorano ogni giorno al servizio della città”. E, continuano, “crediamo fermamente nel rispetto come valore fondante e non negoziabile. Agiremo in ogni sede opportuna rispetto a qualsiasi irregolarità commessa”.

A ricondividere la denuncia è stata l’influencer Cyanidue, rilanciata dal sito Mowmag. Nello screenshot, che lei stessa ha ricevuto da un’altra utente, si vede una conversazione con commenti sessisti a una foto rubata di una donna di schiena.

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Santa Margherita Ligure, stop agli smartphone per i bagnini: chi viola le regole rischia il brevetto

15 Giugno 2026 ore 13:01

Niente smartphone durante il servizio per gli assistenti bagnanti delle spiagge di Santa Margherita Ligure. Lo prevede una nuova ordinanza dell’Ufficio circondariale marittimo, che integra le disposizioni già in vigore sulla sicurezza balneare introducendo alcune prescrizioni specifiche.

Tra le novità principali volute dalla Capitaneria di Porto c’è l’obbligo di utilizzare dispositivi elettronici esclusivamente per esigenze di servizio o situazioni di emergenza. L’uso del telefono per attività personali, quindi, non è consentito durante l’orario di sorveglianza. Insomma, niente messaggi su WhatsApp né possibilità di sbirciare i social. Anche se la situazione è tranquilla e il bagnino è esperto, come riporta Repubblica Genova. Limiti anche agli auricolari: potranno essere utilizzati solo su un orecchio, così da garantire la piena percezione di quanto accade nell’area affidata al controllo.

L’ordinanza è stata elaborata anche alla luce delle osservazioni presentate dalle associazioni di categoria del settore balneare e turistico con l’obiettivo dichiarato di rafforzare le condizioni di sicurezza lungo il litorale e ridurre il rischio di distrazioni durante il servizio di salvataggio. Per chi non rispetterà le nuove disposizioni sono previste segnalazioni alle federazioni competenti, che potranno valutare eventuali provvedimenti sul mantenimento del brevetto professionale.

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Omicidio di Roberto Guerrino a Milano: caccia alle tracce biologiche sul corpo

15 Giugno 2026 ore 11:49

È caccia alle tracce biologiche sul corpo di Roberto Guerrino, l’interprete assassinato nel suo appartamento a Milano durante un appuntamento. La speranza degli investigatori è che l’uomo, 60 anni, si sia difeso e in questa maniera potrebbe avere sul proprio corpo elementi utili per risalire a chi ha incontrato nella casa di via Nino Oxilia. Il corpo è stato ritrovato seminudo, ucciso con più colpi al cranio sferrati probabilmente dall’uomo con cui aveva fissato l’incontro su una app di incontri. Proprio le chat, tra l’altro, potrebbero risultare decisive.

Guerrino è stato trovato nella camera che funge anche da salotto dopo che i vigili del fuoco avevano aperto la porta con la chiave che l’interprete lasciava normalmente a una vicina di casa quando si assentava. Non si esclude che si sia trattato di una rapina perché nell’appartamento mancano alcuni oggetti di valore. Guerrino e chi era con lui potrebbero aver litigato per una richiesta di soldi dopo il rapporto. I militari stanno analizzando telefoni e computer dell’interprete per individuare la persona con cui era entrato in contatto e analizzano l’attività dell’uomo sulle piattaforme Grindr e Romeo, che già l’interprete aveva usato per fissare incontri.

Ancora non c’è certezza sull’oggetto con il quale l’uomo è stato colpito alla testa: ce ne sono vari pesanti e insanguinati in casa. Si ipotizza che possa essersi trattato di una statuetta di Buddha. Quale sia l’arma lo stabilirà l’autopsia che sarò disposta domani dal pm Carlo Scalas. Per il resto, si analizzano le telecamere delle vicinanze del palazzo in cui viveva Guerrino: una, che puntava sull’entrata del palazzo e che poteva essere determinante è risultata inutile perché malfunzionante.

Vi sono poi testimoni che lo hanno visto vivo alle 21.30 di venerdì ed è quindi verosimile che la morte sia avvenuta nella notte. Chi l’ha ucciso ha infierito sul viso e in testa, il piccolo bilocale era pieno di sangue. Guerrino avrebbe compiuto 61 anni il prossimo 13 luglio. Era interprete di conferenza, nel suo curriculum aveva scritto di aver fatto da interprete a reali e capi di Stato, da Mattarella a Napolitano all’allora principe Carlo, ma anche per Bill Clinton e Henry Kissinger.

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Ricevuto — 14 Giugno 2026 Il Fatto Quotidiano

Sorelle scomparse in Abruzzo da una casa-famiglia: maxi operazione di ricerca. Al vaglio i rapporti con i genitori

14 Giugno 2026 ore 17:35

È passata una settimana da quando Alisya, 16 anni, e sua sorella Sarah, di 12 anni, sono scomparse dalla casa-famiglia “Ofh Hope” di Civitella Alfedena, in provincia dell’Aquila. Le ricerche si sono concentrate nelle ultime ore nel lago di Barrea, non lontano dal luogo della sparizione: i sommozzatori dei vigili del fuoco hanno effettuato una ricognizione dello specchio d’acqua. Si sono soffermati in particolare sotto i due ponti, mentre droni e unità cinofile continuano a perlustrare il territorio dell’Alto Sangro. Le indagini, coordinate dal sostituto procuratore di Sulmona, Stefano Iafolla, proseguono a tutto campo, ma non hanno ancora fornito elementi utili per il ritrovamento delle due sorelle.

Le due minori, scomparse nella notte tra il 6 e il 7 giugno, stando alle prime ricostruzioni degli investigatori, sono uscite da una porta-finestra lasciando dietro i sé i cellulari. Ad attenderle all’esterno non si esclude la possibilità che ci fosse un’auto. Le telecamere nel comune abruzzese hanno ripreso il passaggio di alcuni mezzi fra le 2 e le 5 del mattino. Gli agenti hanno aperto un fascicolo per sottrazione di minori, mentre i carabinieri stanno verificano ogni possibile pista, compresa appunto l’eventualità che qualcuno abbia aiutato le due ragazzine ad allontanarsi dalla struttura. I carabinieri della compagnia di Castel di Sangro hanno effettuato diversi sopralluoghi nella casa-famiglia, in particolare nelle camere da letto delle ragazze che sono state poste sotto sequestro. A tre giorni dalla scomparsa erano state perquisite, senza risultati, anche le abitazioni dei genitori e quella dei nonni materni.

Le due sorelle sono entrate nel circuito delle case-famiglia tre anni fa, dopo una difficile separazione dei genitori. Inizialmente la più grande, Alisya, era stata ospitata in una struttura di Cassino, per poi essere trasferita a Civitella Alfedena. Sarah invece dopo un periodo sempre a Cassino, era stata trasferita a Colli sul Velino, in provincia di Rieti. Sono state ricongiunte solo un anno fa nella struttura abruzzese da cui sono scomparse, dopo due anni di separazione. Mentre erano ospitate nelle case-famiglia, a entrambi i genitori era stata revocata la responsabilità genitoriale a causa della “conflittualità” a seguito del divorzio. A fine maggio però il Tribunale per i minori di Cassino l’aveva restituita solo al padre. L’uomo sta seguendo le operazioni di ricerca tra Barrea e Villetta Barrea accompagnato dal proprio legale, Francesco Riccardi. “Ci tengo a dire che non è vero che Alisya e Sarah non mi volevano né vedere né sentire – ha fatto sapere il padre smentendo le informazioni rivelate nei giorni passati dal legale della ex moglie -, il mercoledì precedente alla scomparsa, mi hanno contattato tramite Whatsapp e mi hanno raccontato tutto quanto avevano fatto durante la giornata”. Il padre ha anche denunciato i gestori della struttura dove le adolescenti erano ospitate in quanto “corresponsabili” della loro scomparsa, lamentando una presunta mancanza di controlli.

La madre invece ha lanciato un appello rivolto direttamente alle sue figlie: “Qualunque sia stato il motivo che vi ha portato ad allontanarvi, vi chiedo di mettervi in contatto con noi. Mamma non è arrabbiata e ricordate che tutto si sistema, ma dobbiamo farlo insieme. Mamma vi aspetta”. Questo il contenuto di un audio che la donna ha consegnato al proprio avvocato, Enrico Mastantuono. La donna, a differenza del marito, non ha mai riottenuto la responsabilità genitoriale e, stando a quanto riferito dal legale, l’ultima volta che ha visto le due minori era il 17 maggio, uno degli incontri regolari che avvenivano nella casa-famiglia. “So che le ragazze hanno sempre rifiutato di incontrare il padre – ha detto Mastantuono – erano speranzose di poter tornare con la mamma, come testimoniano le numerose lettere che scrivevano con affetto alla mia assistita”. Per questo motivo l’avvocato ha fatto sapere che il provvedimento che ha ridato la potestà al padre “è soggetto a impugnazione“. Tutte accuse smentite dal legale del padre: “La verità è che un Tribunale minorile ha disposto l’allontanamento delle minori dalla madre due anni fa – ha detto Riccardi -. Molte relazioni di esperti attestano condotte materne pericolose e inadeguate. C’è anche un tribunale civile che pronuncia la decadenza della potestà genitoriale materna e condanna la madre a risarcire il danno alle figlie e al mio assistito”.

Intanto, dalle indagini è emersa anche una vecchia lettera scritta a gennaio dalla più grande delle due ragazze, in cui spiegava quanto fosse brutto stare senza i propri genitori, a cui ricordava di volere molto bene. “Molti pensieri invadono la mia testa, è come se non ci fosse un domani”, scriveva sei mesi fa. Alisya fa le superiori, mentre la sorellina frequenta la scuola media.

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Bologna, il bus si ferma oltre la pensilina: stacca a morsi un pezzo di orecchio all’autista

14 Giugno 2026 ore 16:37

Ha fermato il bus qualche metro dopo la pensilina, non accorgendosi della richiesta di fermata. È bastato questa piccola svista del conducente del mezzo per far infuriare un passeggero che, non appena salito a bordo, lo ha aggredito sputandogli addosso e staccandogli a morsi un pezzo di orecchio. L’episodio, come riporta Il Resto del Carlino, è avvenuto nella mattina del 13 giugno a Bologna, in piazza Minghetti.

Il conducente del bus 96 Tper ha cercato di allontanare il suo aggressore e da lì è nata la colluttazione. L’autista è stato medicato dai sanitari del 118 mentre il passeggero è fuggito dopo essersi accorto dell’arrivo della polizia. Gli agenti hanno acquisito le registrazioni della videosorveglianza del mezzo per identificarlo. Stando alle prime ricostruzioni si tratta di un uomo sulla sessantina, italiano e di circa un metro e 65 di altezza.

L’assessore alla mobilità del capoluogo emiliano, Michele Campaniello, ha parlato di “atto di inaudita e inaccettabile violenza” e di “un’offesa profonda a tutta la comunità civile” che “nessun disservizio, vero o presunto, potrà mai giustificare”.

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Morti due alpinisti sul Monte Pasubio: salvato il terzo membro della cordata. Nove vittime nel weekend

14 Giugno 2026 ore 15:33

Altri due giovani alpinisti sono morti mentre stavano scalando il versante vicentino del Monte Pasubio. Sono un ragazzo di 26 anni e una ragazza di 25: con loro anche un terzo compagno di cordata che è però rimasta illeso ed è stato recuperato dall’elisoccorso di Trento mentre ancora era appeso alla parete. Le due vittime si aggiungono alla lunga lista che ha segnato un fine settimana drammatico per gli escursionisti delle montagne italiane. Il 12 giugno erano morti tre alpinisti sul Gran Paradiso, mentre nella mattina di sabato altri quattro hanno perso la vita tra il versante francese del Monte Bianco, il Cervino e il ghiacciaio della Brenva.

La tragedia è avvenuta poco prima delle 12, nella zona dello Sojo d’Uderle, un’area nota agli escursionisti ma che presenta tratti esposti e impegnativi. I ragazzi che hanno perso la vita sono precitati per circa 100 metri e l’allarme è scattato poco dopo con l’immediato intervento dei soccorritori. Le operazioni di recupero e salvataggio del terzo amico che era con loro sono state rese più complesse dalle difficili condizioni meteo e dalla forte presenza di nebbia. Le salme non sono ancora state recuperate e sono in corso gli accertamenti per ricostruire l’esatta dinamica dell’incidente.

Immagine d’archivio

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Il padre di Ilaria Sula risponde a Vannacci: “Femminicidio e omicidio sono ben diversi. Porti rispetto per mia figlia e per le altre donne uccise”

14 Giugno 2026 ore 14:50

Il femminicidio non esiste, non serve un reato specifico”. È uno dei cavalli di battaglia di Roberto Vannacci, che all’assemblea di Futuro nazionale, oggi a Roma, ha portato sul palco e alla conoscenza dei media. Ma alle parole dell’europarlamentare, interpellato dall’Ansa, ha risposto Flamur Sula, il papà di Ilaria Sula, la studentessa 22enne uccisa lo scorso anno a Roma dall’ex fidanzato e trovata in una valigia abbandonata in un dirupo a ridosso di una strada provinciale nel comune di Poli: “Nostra figlia ci è stata portata via senza un perché, senza un motivo. Femminicidio e omicidio sono due cose ben diverse. Le leggi devono essere severe per chi fa del male alle donne. Solo chi ci passa può capire cosa vuol dire, parlare per gli altri è troppo facile”.

Ogni settimana, racconta il papà di Ilaria, lui e la moglie tornano nel luogo in cui è stato ritrovato il corpo della figlia. Lì hanno realizzato una lapide con la foto della ragazza e una dedica per lei: “Bisogna portare rispetto a mia figlia e a tutte le altre donne che per colpa di un uomo non ci sono più. Stiamo le ore a piangere e a parlare con lei. Si dice che con il tempo il dolore diminuisce ma non è così, anzi – prosegue – il dolore aumenta, si sente ancora di più la mancanza e si realizza che a casa Ilaria non tornerà mai più. Non c’è notte che mia moglie non chiama Ilaria nel sonno o che la cerca per casa. È un dolore inimmaginabile che non finirà mai”.

Alle dichiarazioni di Vannacci, a poche ore di distanza dal suo intervento dal palco, sono seguite le prese di posizione delle associazioni che si battono per i diritti delle donne. “Vannacci nega il femminicidio perché il suo obiettivo è negare ciò che il femminismo ha svelato: la violenza maschile contro le donne che è paradigma della normalizzazione della disparità di potere e della sottomissione nei privilegi di altri. L’obiettivo è disumanizzare, ritornare alla forza e agli eroi, sdoganare la violenza, confondere le persone, non avere una analisi condivisa legittimare le disparità”. A dirlo è Elisa Ercoli, presidente Differenza donna che considera “la gravità delle sue dichiarazioni totale, pari alla responsabilità di chi nega le vittime di mafia nella loro specificità”. “Un progetto disumano proprio della manosfera a servizio del necrocapitalismo – prosegue – un capitalismo senza limiti, senza mediazioni, senza umanità. Il suo disegno ci è molto chiaro e lo combatteremo tutte e tutti insieme. Donne, giovani, migranti e comunità LGBTQI+ assieme agli uomini che hanno compreso quanto il patriarcato sia orrendo anche per le loro vite, insieme ci contrapporremo a questo disegno di miseria che vuole disintegrare la nostra democrazia. La risposta più utile – conclude – è creare comunità dialoganti in cui rafforzarci e unirci contro un nemico pericoloso che con le nostre pratiche fermeremo”.

A intervenire anche Cristina Carelli, presidente D.i.Re – Donne in Rete contro la violenza. “Dopo decenni passati a spiegare la natura della violenza maschile alle donne, dobbiamo ancora leggere dichiarazioni come questa. Vannacci è ovviamente libero di pensare quello che vuole. La questione che ci preoccupa è che una fetta della società ascolta le sue parole e le fa proprie. La deriva fascista della società, pericolosa per le libertà di tutte e tutti, è una vera maledizione per la libertà delle donne, per il contrasto alla violenza e per un futuro in cui i diritti siano effettivamente rispettosi delle differenze”.

Carelli prova a spiegare a Vannacci che “definire femminicidio l’uccisione di una donna motivata dal suo essere donna non significa attribuire un valore diverso alla vita delle vittime, né creare gerarchie nel dolore. Significa, al contrario, riconoscere una specifica matrice culturale e sociale della violenza di genere, individuata da studi, organismi internazionali e istituzioni come un fenomeno distinto che richiede strumenti di prevenzione e contrasto adeguati. Per questo la scelta di utilizzare il termine femminicidio rappresenta una decisione politica consapevole: riconoscere che esiste una violenza che colpisce le donne proprio in quanto donne e che tale violenza affonda le proprie radici in rapporti di potere, discriminazioni e stereotipi ancora presenti nella nostra società. Negare l’importanza di questa definizione significa oscurare la natura del fenomeno e indebolire il percorso culturale che negli ultimi anni ha contribuito a portare nel dibattito pubblico e politico una violenza per anni chiusa nel privato”.

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L’interprete massacrato in casa a Milano: l’agguato durante un incontro intimo e le indagini su chat e app

14 Giugno 2026 ore 13:03

Era riverso in terra in posizione supina, con il cranio fracassato mentre nell’appartamento erano presenti numerose tracce di sangue. Roberto Guerrino, il 60enne interprete internazionale di conferenza, è stato trovato così sabato nell’abitazione dove viveva, al quarto piano di uno stabile nel quartiere NoLo di Milano, in via Nino Oxilia poco distante da piazzale Loreto. Era seminudo. Addosso aveva solo delle calze a rete, un bustier e un paio di scarpe con i tacchi. Dettagli che hanno subito indirizzato gli investigatori su una pista: Guerrino è stato ucciso, con ogni probabilità, durante o al termine di un incontro intimo.

Non ci sarebbero però segni di rapina nell’appartamento. Guerrino – che avrebbe compiuto 61 anni esattamente fra un mese – è stato colpito alla testa con un corpo contundente che i carabinieri del Comando Provinciale di Milano stanno ancora cercando. Un grosso oggetto, forse un soprammobile presente in casa. Un omicidio avvenuto probabilmente a notte fonda, anche se nessuno dei vicini avrebbe sentito le urla. Il cadavere del 60enne è stato ritrovato nel primo pomeriggio di sabato, ma era già morto da almeno dodici ore.

Secondo quanto si apprende, Guerrino era in ottimi rapporti con il suo ex, originario come lui di Genova e lì residente, tanto da sentirsi tutti i giorni. Sarebbe stato lui ad allertare i parenti visto che non aveva notizie di lui da venerdì. Così anche la nipote del 60enne ha provato più volte a contattarlo, senza però ricevere risposta. Da lì la chiamata al 112 e l’intervento dei carabinieri e dei vigili del fuoco. Non è stato necessario però forzare la porta dell’appartamento: un’anziana vicina di casa, che spesso aiutava la vittima a innaffiare le piante di casa quando lui era in viaggio, aveva una copia delle chiavi. Porta blindata che è risultata chiusa con diverse mandate: si ipotizza che il killer abbia utilizzato e portato via il mazzo di chiavi di Guerrino dopo l’omicidio.

Gli investigatori stanno analizzando le telecamere di videosorveglianza della zona, un quartiere che però è molto movimentato nel weekend. Si cercando anche eventuali tracce biologiche da rapporto sessuale mentre, in contemporanea, sono in corso verifiche anche sulle app di incontri: chat che potrebbero essere fondamentali per ricostruire quanto accaduto.

La vittima era un noto interprete internazionale: nel suo curriculum aveva scritto di aver fatto da interprete per nomi nazionali e internazionali come l’ex presidente americano Bill Clinton, re Carlo d’Inghilterra, i presidenti Giorgio Napolitano e Sergio Mattarella. Dalle parole di alcune residenti nello stesso edificio “era un brava persona, gentile con tutti” e “nessuno aveva mai avuto problemi con lui”. La notizia della sua morte violenta ha creato forte choc nel condominio.

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“Duce, Duce”, “musulmano pezzo di me***” e “deportiamoli”: ecco i cori e i saluti romani al corteo per la “remigrazione” a Roma

14 Giugno 2026 ore 11:29

Sono alcune migliaia le persone che hanno raggiunto Roma ieri, rispondendo all’appello del ‘Comitato per la Remigrazione e Riconquista’, per sfilare proprio in favore della proposta di legge sulla remigrazione. Tra i leader del movimento Luca Marsella, già portavoce di Casapound Italia. La manifestazione si è caratterizzata per i centinaia e centinaia di tricolori sventolati tra le strade del quartiere Prati della capitale. Slogan e cori contro gli antifascisti, i comunisti e i musulmani. Intonato più volte l’inno d’Italia. Non sono mancati cori inneggianti a Mussolini – “duce, duce, duce” – alle camicie nere e alcuni saluti romani. Il corteo, da piazza della Libertà, è arrivato in piazza del Risorgimento, procedendo su via Cola de Rienzo, come da accordi

A metà percorso, verso piazza Risorgimento, i manifestanti hanno invitato una signora affacciata alla finestra della sua abitazione a fare il saluto fascista. Accolta la richiesta, i partecipanti hanno risposto a loro volta con il saluto romano e applausi per poi modificare le parole di un brano riprodotto alle casse con inni a Mussolini. Dalle finestre c’è anche chi ha contestato il corteo. Numerosi poi i negozianti che hanno momentaneamente chiuso i locali commerciali al passaggio della manifestazione.

Video Agenzia Vista

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Scambio di provette all’Istituto dei Tumori di Milano: a una paziente somministrata la terapia sbagliata

14 Giugno 2026 ore 11:17

L’Istituto nazionale dei Tumori di Milano è considerato un polo di eccellenza nella sanità lombarda. Eppure, a gennaio 2026, come riporta il Corriere della Sera, proprio nella struttura è stato commesso un errore a causa dello scambio di campioni di biopsie. Il primo prelievo era stato eseguito su un paziente ammalato gravemente, che però non è stato sottoposto a terapie e che doveva solo fare delle analisi di controllo: non ha avuto problemi in seguito all’errore. Il secondo campione è stato invece preso da una paziente ammalata ma a uno stadio meno grave: nonostante ciò, a causa dello scambio di provette, è stata sottoposta a cicli chemioterapici con maggiori effetti collaterali e un più alto indice di rischio. La paziente ha scoperto solo dopo che quelle cure non fossero necessarie. Intanto l’Ats di Milano ha fatto sapere che manderà i suoi ispettori per un controllo.

L’Istituto è corso subito ai ripari, comunicando alla paziente che non si trova in pericolo di vita. Non è escluso ora che la vittima dell’errore possa procedere legalmente contro l’ospedale, che comunque ha fatto sapere di aver già attivato l’assicurazione per quantificare il risarcimento dovuto. Per Maria Teresa Montella, direttrice generale dell’Istituto dal gennaio 2025, “il rischio zero purtroppo non esiste, malgrado la formazione sulla sicurezza che ritengo un punto nevralgico in ospedale – dice al Corriere -. In una struttura che si occupa esclusivamente di tumori, il rischio è ancora più alto”. Subito dopo si è scusata con la vittima e con la sua famiglia: “Faremo di tutto perché l’errore non accada di nuovo“.

Come procedura interna, l’Istituto, tramite il proprio Risk management, ha inviato una mail a un primario, alla direzione generale, sanitaria e medica, ad alcuni tecnici e ai medici. Nell’oggetto c’era scritto: “Evento sentinella: errata attribuzione campioni biologici” e invitava i destinatari a una riunione urgente per discutere dell’accaduto. Gli eventi sentinella sono particolarmente gravi secondo l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas), e sono quelli che possono causare morte o gravi danni al paziente. Come si legge sul portale dell’Agenzia: “Determinano una perdita di fiducia dei cittadini nei confronti del Servizio sanitario“.

Un piccolo estratto del contenuto del messaggio, visionato dal Corriere, spiega di come gli operatori sanitari si siano accorti dell’errore: “La valutazione del campione operatorio rilevava un aspetto morfologico non usuale. Procedendo al confronto con il precedente campione bioptico, si osservava una differente morfologia tra biopsia iniziale e materiale operatorio”. Più semplicemente, si sono accorti che il materiale prelevato al paziente durante l’intervento era diverso da quello della prima biopsia fatta perché apparteneva a un altro paziente.

“Andremo a controllare”, ha confermato il direttore generale di Ats Milano, Silvano Casazza. All’Istituto nazionale dei Tumori arriveranno quindi gli ispettori: “Lo scopo è capire come mai si è verificato questo evento, se sono state decise azioni migliorative e se vengono rispettate”. L’episodio è stato comunque segnalato anche al ministero della Salute per evitare che questi eventi possano riaccadere. Le segnalazioni, oltre a essere utili per il risarcimento dei pazienti, sono necessarie per prendere consapevolezza dell’errore e capire dove intervenire diventando casi di studio: tutto contro una cultura che la direttrice Montella definisce del “no blame“, “nessuna vergogna”. I numeri di segnalazioni sono infatti aumentati negli ultimi anni e solo l’anno scorso, riporta il Corriere, ne sono state fatte 177 tra gli ospedali pubblici e privati lombardi.

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Venezia, a 17 anni uccide la zia e getta il corpo nel fiume trasportandolo su una carriola: ha confessato nella notte

14 Giugno 2026 ore 09:37

Ha 17 anni, sarà maggiorenne solo tra qualche mese. Ha confessato di aver ucciso a coltellate la zia e di aver gettato il suo corpo nel fiume dopo averlo trasportato su una carriola. È accaduto a San Stino di Livenza, nel veneziano. Il giovane ha raccontato l’accaduto durante la notte messo alle strette dal pubblico ministero Carmelo Barbaro della Procura di Pordenone che indaga sul caso. Il magistrato ha poi trasmesso il caso alla Procura dei minori di Trieste. Sul posto per i rilievi ci sono i carabinieri e il medico legale Antonello Cirnelli. Il movente dell’omicidio sarebbe legato a gravi dissidi familiari dovuti a una presunta eredità che stava contrapponendo la vittima e il fratello, cioè il padre del ragazzo.

Il ragazzo, cittadino italiano, originario proprio di San Stino di Livenza, avrebbe riferito al pm di aver ucciso la donna, Chiara Guerra, 53 anni, giovedì scorso e di aver poi trasportato il corpo nella zona tra via Canaletta e via Verdi, gettandolo vicino a una chiusa del canale Malgher che scorre nei pressi dell’abitazione dove è accaduto l’omicidio. Un’area intorno alla quale si stanno concentrando le ricerche dei vigili del fuoco. La scomparsa della donna era stata denunciata dai parenti nella giornata di ieri. Dopo alcune ore di indagini, gli investigatori hanno messo alle strette il giovane la cui ricostruzione dei giorni precedenti presentava alcune lacune.

Il cadavere, nonostante le ricerche siano state avviate ieri sera, non è stato ancora trovato. Sul caso stanno operando i vigili del fuoco del locale distaccamento ai quali da stamani si sono aggiunti in rinforzo i sommozzatori del reparto specializzato di Venezia. Sospese durante la notte, le ricerche sono riprese all’alba.

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