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Ricevuto oggi — 19 Gennaio 2026

Brum raccoglie 5 milioni per diventare l’autoscuola più grande d’Italia

19 Gennaio 2026 ore 09:45

La startup italiana Brum ha chiuso un round da 5 milioni di euro, per accelerare il piano di espansione nazionale. L’obiettivo è aprire una nuova autoscuola al mese per i prossimi tre anni, costruendo una rete capillare in grado di raggiungere potenzialmente fino al 50% dei neo-patentati italiani.

Un percorso che punta a fare di Brum la più importante autoscuola in Italia, non solo per dimensioni, ma per qualità dell’esperienza offerta. Una parte significativa dell’investimento sarà destinata all’acquisto di nuovi veicoli, tutti dotati di dashcam con sistemi di intelligenza artificiale, progettati per supportare la formazione, migliorare l’analisi delle guide e affiancare il lavoro quotidiano degli istruttori.

Cosa fa Brum

Fondata con l’obiettivo di semplificare, digitalizzare e rendere più efficace l’esperienza di studenti e famiglie, Brum unisce tecnologia e presenza sul territorio: un’app per la preparazione teorica personalizzata e la gestione rapida delle pratiche, autoscuole fisiche con istruttori certificati e city manager responsabili dello sviluppo a livello provinciale.

“Questo nuovo round ci permette di fare un salto di scala decisivo”, commenta Luca Cozzarini, co-founder di Brum. “Vogliamo dimostrare che anche in un settore tradizionale come quello delle autoscuole è possibile innovare davvero, combinando tecnologia, qualità didattica e presenza sul territorio. Sentiamo una forte responsabilità verso studenti, famiglie e istituzioni: l’obiettivo è offrire a sempre più persone un’esperienza migliore e costruire un nuovo standard per il mercato”.

La crescita

Il 2025 si è chiuso con un consolidamento dell’attività di Brum. Il servizio è operativo in quattro province, con due nuove aperture già pianificate, e continua a registrare una crescita costante sia sul piano operativo sia su quello dei risultati didattici. Negli ultimi sei mesi l’app ha superato i 117mila download, con oltre 450mila quiz completati. Il team interno è raddoppiato nell’ultimo anno.

La crescita di Brum si inserisce in un contesto europeo che evidenzia un forte potenziale di trasformazione. L’Italia è oggi l’ultimo grande Paese europeo a non avere un vero digital champion nel settore delle autoscuole. In Francia, ad esempio, oltre il 50% delle patenti viene già conseguito con il supporto di autoscuole di nuova generazione.

L’articolo Brum raccoglie 5 milioni per diventare l’autoscuola più grande d’Italia è tratto da Forbes Italia.

Elon Musk si avvicina a un patrimonio netto di 800 miliardi di dollari dopo l’ultimo round di xAI

19 Gennaio 2026 ore 08:53

Elon Musk è a un passo dal diventare la prima persona di sempre con un patrimonio di 800 miliardi di dollari. All’inizio di questo mese xAI Holdings di Musk ha raccolto 20 miliardi di dollari da investitori privati con una valutazione di 250 miliardi di dollari, come appena confermato da Forbes.

Il patrimonio di Musk

Si tratta di un forte aumento rispetto alla valutazione di 113 miliardi di dollari che Musk aveva dichiarato lo scorso marzo, quando ha fuso la sua startup di intelligenza artificiale xAI con la sua società di social media X (ex Twitter). Forbes stima che l’operazione abbia incrementato di 62 miliardi di dollari il valore della partecipazione del 49% di Musk in xAI Holdings, portandola a 122 miliardi. Di gran lunga la persona più ricca del mondo, Musk vale ora un record di 780 miliardi di dollari, secondo la lista dei miliardari in tempo reale di Forbes.

Tra gli altri investitori miliardari in xAI che hanno beneficiato in modo significativo dell’operazione figurano il principe saudita Alwaleed Bin Talal Alsaud, uno dei primi investitori di Twitter, il cofondatore di Twitter Jack Dorsey e il cofondatore di Oracle Larry Ellison, che nel 2022 contribuì con 1 miliardo di dollari all’acquisizione di Twitter da 44 miliardi di dollari da parte di Musk.

Forbes stima che il principe Alwaleed possieda una quota dell’1,6% di xAI Holdings del valore di 4 miliardi di dollari (escludendo una partecipazione più ampia detenuta dalla sua società quotata Kingdom Holding Company), portando il suo patrimonio netto a 19,4 miliardi di dollari. Dorsey ed Ellison, invece, possiedono ora ciascuno una quota stimata dello 0,8% del valore di 2,1 miliardi di dollari, che aumenta le loro fortune rispettivamente a 6 miliardi e 241 miliardi di dollari.

I record di Musk

L’ultimo round di finanziamento di xAI arriva mentre la società sta spendendo in modo aggressivo nella corsa agli armamenti dell’intelligenza artificiale, bruciando 7,8 miliardi di dollari di liquidità nei primi nove mesi del 2024, secondo documenti interni visionati da Bloomberg. Il chatbot Grok di xAI è stato criticato nelle ultime settimane per aver generato immagini false di donne reali in bikini e lingerie, anche in una causa intentata giovedì da Ashley St. Clair, madre di uno dei figli di Musk.

Musk ha già raggiunto numerosi traguardi di patrimonio netto nell’ultimo anno. In ottobre è diventato la prima persona di sempre a valere 500 miliardi di dollari, dopo che il prezzo delle azioni Tesla è quasi raddoppiato nei cinque mesi successivi all’annuncio di Musk di voler fare un passo indietro dal suo ruolo di capo del Department of Government Efficiency (DOGE) del presidente Trump per dedicare più tempo alla casa automobilistica elettrica.

Poi, il 15 dicembre, Musk è diventato la prima persona di sempre a valere 600 miliardi di dollari, dopo che investitori privati hanno valutato la sua azienda spaziale SpaceX 800 miliardi di dollari, rispetto ai 400 miliardi di agosto. Quattro giorni dopo, Musk è diventato la prima persona di sempre a valere 700 miliardi di dollari, dopo che la Corte Suprema del Delaware ha ribaltato una sentenza di un tribunale inferiore che aveva annullato un’assegnazione di stock option Tesla ora del valore di 126 miliardi di dollari a favore di Musk.

Nonostante quella sentenza, Tesla resta il secondo asset più prezioso di Musk, dopo la sua partecipazione del 42% in SpaceX, che vale 336 miliardi di dollari. Oltre alle stock option Tesla, Musk possiede anche il 12% delle azioni ordinarie del produttore di veicoli elettrici, portando il valore complessivo delle sue partecipazioni in Tesla a 307 miliardi di dollari.

Non inclusa in questa cifra: il pacchetto retributivo da record che Tesla ha assegnato a Musk a novembre, che potrebbe garantirgli fino a 1.000 miliardi di dollari aggiuntivi in azioni (al lordo delle imposte e dei costi per sbloccare le azioni vincolate) se Tesla dovesse raggiungere obiettivi di performance definiti “Mars shot”, come l’aumento di oltre otto volte della capitalizzazione di mercato nei prossimi dieci anni.

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La classifica dei più ricchi del mondo

Musk è ora più ricco di un record di 510 miliardi di dollari rispetto alla seconda persona più ricca del mondo, il cofondatore di Google Larry Page, che ha un patrimonio stimato di 270 miliardi di dollari. Solo un’altra persona, Larry Ellison, ha raggiunto i 400 miliardi di dollari di patrimonio, e non per molto tempo.

Da quando ha toccato quel traguardo a settembre, arrivando a meno di 40 miliardi di dollari da Musk, la fortuna di Ellison è diminuita di 159 miliardi di dollari, facendolo scendere dal secondo al quinto posto nella lista dei miliardari in tempo reale di Forbes. La sola partecipazione di Musk in xAI Holdings vale più dell’intero patrimonio stimato di 109 miliardi di dollari della sedicesima persona più ricca del mondo, Michael Bloomberg.

L’articolo Elon Musk si avvicina a un patrimonio netto di 800 miliardi di dollari dopo l’ultimo round di xAI è tratto da Forbes Italia.

Ricevuto prima di ieri

La madre di uno dei figli di Musk fa causa a xAI

16 Gennaio 2026 ore 15:29

Ashley St. Clair, influencer conservatrice statunitense e madre di uno dei figli di Elon Musk, ha avviato un’azione legale contro xAI, la società di intelligenza artificiale fondata dal miliardario. L’accusa riguarda il fatto che il chatbot Grok abbia manipolato sue fotografie generando immagini sessualizzate senza consenso.

Secondo la causa, depositata presso un tribunale dello Stato di New York, Grok avrebbe alterato una foto che ritraeva St. Clair insieme ad altre persone, rimuovendo digitalmente i suoi abiti e raffigurandola in bikini. Alla contestazione dell’influencer, il chatbot avrebbe definito l’immagine una risposta “umoristica”, affermando che era stata avviata una richiesta di rimozione.

La denuncia sostiene tuttavia che, nonostante le rassicurazioni ricevute, il sistema avrebbe continuato a produrre contenuti deepfake di natura sessuale e degradante riconducibili alla sua immagine.

Le accuse e i post pubblici dell’influencer

Nel testo dell’azione legale si afferma che Grok sarebbe in grado di modificare immagini reali di donne e minori, rendendole apparentemente autentiche e difficilmente distinguibili da fotografie reali. Il documento richiama inoltre il posizionamento iniziale del prodotto, presentato da xAI come un chatbot in grado di rispondere a domande che altri sistemi di IA tendono a rifiutare, e la successiva introduzione di una modalità definita “spicy”.

St. Clair ha denunciato pubblicamente l’accaduto in un post su X pubblicato all’inizio del mese, scrivendo: “Grok ora sta spogliando foto di me da bambina. Questo è un sito il cui proprietario dice di pubblicare foto dei propri figli. Non mi interessa se qualcuno vuole definirmi ‘risentita’: questo è oggettivamente orribile e illegale. Se è successo anche ad altri, scrivetemi in privato. Ho tempo”.

Secondo quanto riportato nella causa, alcuni utenti della piattaforma avrebbero recuperato e condiviso immagini di St. Clair quando aveva 14 anni, chiedendo al chatbot di rimuoverne gli abiti o di raffigurarla in bikini, richieste che il sistema avrebbe eseguito. In un successivo messaggio, l’influencer ha invitato i suoi follower a spostarsi su altre piattaforme, scrivendo: “Non pubblicate foto vostre o della vostra famiglia qui, a meno che non vogliate che Twitter vi dica che contenuti di abuso sessuale generati dal suo robot non violano i termini di servizio”.

St. Clair accusa inoltre xAI di ritorsione, sostenendo che, dopo le sue richieste di rimozione delle immagini, il suo account sulla piattaforma X sarebbe stato demonetizzato, privato della verifica e dell’accesso ai servizi premium.

Il contesto normativo e le contromisure di X

La causa arriva a ridosso dell’annuncio di X, che ha comunicato di aver limitato la capacità di Grok di generare o modificare immagini di persone reali in abbigliamento considerato rivelatore, come bikini o biancheria intima, e di aver applicato blocchi geografici nei Paesi in cui tali contenuti sono vietati dalla legge.

Elon Musk ha respinto le accuse più gravi, affermando che Grok non genera immagini illegali e che eventuali anomalie sarebbero il risultato di tentativi di utilizzo ostile del sistema, corretti non appena individuati.

Intervenendo mercoledì sera su CNN, St. Clair ha commentato le modifiche annunciate da X al funzionamento di Grok, affermando: “Se devi aggiungere la sicurezza dopo che il danno è stato fatto, quella non è sicurezza. È semplicemente controllo dei danni”.

Trasferimento del caso e rilievo per il settore AI

xAI ha richiesto il trasferimento del procedimento dalla giurisdizione statale a quella federale. Secondo la legale di St. Clair, il caso mira a portare l’attenzione pubblica sui rischi legati all’uso di strumenti di generazione e manipolazione delle immagini basati su intelligenza artificiale.

La vicenda si inserisce in un contesto più ampio di crescente pressione regolatoria e legale sulle aziende AI, in particolare per quanto riguarda la tutela dell’immagine, il consenso e la protezione dei minori, temi sempre più centrali nel dibattito su governance e responsabilità delle tecnologie generative.

L’articolo La madre di uno dei figli di Musk fa causa a xAI è tratto da Forbes Italia.

Gruppo San Donato scommette sulla Libia: 2 miliardi in sanità ed energia

16 Gennaio 2026 ore 11:57

Il Gruppo San Donato accelera sul fronte internazionale e punta sulla Libia. Il primo gruppo ospedaliero italiano, insieme a Gksd, ha siglato un accordo con il Fondo per la Ricostruzione e lo Sviluppo della Libia, guidato da Belgacem Haftar, per contratti nei settori della sanità e dell’energia dal valore complessivo di circa 2 miliardi di dollari (più di 1,7 miliardi di euro). Le intese riguardano interventi su alcune infrastrutture considerate strategiche per il Paese, con particolare attenzione all’area di Benghazi.

Le iniziative

Il progetto coinvolge in primo luogo l’Irccs Ospedale San Raffaele, chiamato a svolgere un ruolo centrale nello sviluppo e nell’implementazione delle iniziative in ambito sanitario. Negli ultimi mesi, il Gruppo San Donato e Gksd hanno effettuato diverse missioni operative in Libia, finalizzate al confronto con le istituzioni locali e alla definizione delle priorità di intervento, nell’ambito di un percorso di cooperazione strutturata.

Nel dettaglio, gli accordi prevedono la gestione e il rinnovamento del Benghazi Medical Center, la gestione operativa del Centro Oncologico di Benghazi e la realizzazione di un impianto waste-to-energy, destinato a rafforzare le infrastrutture energetiche e ambientali della città. Gli interventi combinano componenti sanitarie, industriali e gestionali, con l’obiettivo di migliorare l’accesso ai servizi essenziali e la sostenibilità delle strutture nel medio-lungo periodo.

“Rafforzare le infrastrutture essenziali”

“Questi accordi rappresentano un passaggio concreto e significativo nel percorso di cooperazione tra il Gruppo San Donato, Gksd e la Libia”, ha dichiarato Kamel Ghribi, presidente di Gksd e vicepresidente del Gruppo San Donato. “Il nostro impegno a Benghazi nasce dalla convinzione che lo sviluppo sostenibile passi dal rafforzamento delle infrastrutture essenziali, in particolare sanità ed energia”. Secondo Ghribi, il contributo del gruppo italiano non si limiterà agli investimenti, ma comprenderà competenze cliniche, modelli gestionali e programmi di formazione, con l’obiettivo di accompagnare le istituzioni locali verso un percorso di crescita progressivamente autonomo.

L’articolo Gruppo San Donato scommette sulla Libia: 2 miliardi in sanità ed energia è tratto da Forbes Italia.

Vivere come un miliardario costa sempre di più

16 Gennaio 2026 ore 11:29

Quando il martello finale è calato all’asta Keeneland Yearling September dell’autunno scorso, i compratori facoltosi hanno battuto tutti i record alla più grande asta di purosangue al mondo, spendendo 532 milioni di dollari in cavalli da corsa, facendo salire il prezzo medio di un puledro a quasi 650.000 dollari, il più alto di sempre e il 23% in più rispetto al 2024. Una delle principali ragioni di tale generosità? Tra le agevolazioni fiscali del vasto One Big Beautiful Bill Act del presidente Trump c’era una disposizione che permetteva di dedurre il 100% dell’acquisto di un cavallo da corsa già nel primo anno di proprietà.

“[La legge] è stata una grande cosa per molte persone, sapere che possono girare e dedurre una somma consistente di ciò che stanno spendendo, a seconda di come appare il resto della loro situazione fiscale”, afferma Eric Mitchell, redattore di BloodHorse, pubblicazione equina. “Ripetutamente, lo abbiamo sentito da persone che stavano comprando all’asta”.

Mitchell afferma che questo tipo di crescita in Kentucky, il centro della riproduzione di purosangue del Paese, è paragonabile alla metà degli anni ’80, quando l’aliquota fiscale federale era alta, ma gli schemi di protezione fiscale e le deduzioni per le perdite erano abbondanti.

Quanto costa vivere come un miliardario

I cavalli da corsa non sono l’unico aspetto dello stile di vita dei miliardari a diventare più costoso. Dal 1982, Forbes monitora beni ultra-lussuosi e servizi di alto livello frequentati dai più ricchi tra i ricchi, dai mocassini Gucci agli yacht da crociera, per creare il nostro Cost of Living Extremely Well Index (CLEWI), sostanzialmente un indice dei prezzi al consumo per miliardari. Quest’anno, il CLEWI è aumentato del 5,5%, rispetto al 4,7% dell’anno scorso — il doppio dell’IPC, che è cresciuto del 2,7% nel 2025. In altre parole, l’inflazione è stata circa il doppio per i miliardari rispetto alla gente comune nel 2025.

Ovviamente, se lo possono permettere. I 3.148 miliardari nel mondo possiedono una ricchezza combinata record di 18.700 miliardi di dollari. Il miliardario medio vale ora 5,9 miliardi di dollari, in crescita del 5% rispetto al 2024, grosso modo in linea con l’aumento del CLEWI. Ora ci sono 19 centimiliardari con fortune di 100 miliardi di dollari o più, rispetto a uno solo sei anni fa. Con l’esplosione della popolazione dei miliardari, le aziende che si rivolgono a questo set super-ricco stanno incassando.

La spesa di lusso è stata di quasi 1.700 miliardi di dollari a livello mondiale nel 2025, circa la stessa del 2024, secondo uno studio di Bain & Company e Altagamma. Ma la base di consumatori si è ridotta a circa 340 milioni di acquirenti, contro i 400 milioni del 2022, poiché la spesa maggiore proviene sempre più dai più benestanti.

Sale il costo di beni ed esperienze di lusso

Esperienze come ristoranti di alto livello e servizi di ospitalità sono state particolarmente richieste dai consumatori di fascia alta nel 2025. Prendiamo, ad esempio, i servizi di concierge di lusso. I clienti che cercano qualcuno che si occupi di compiti come prenotare voli privati, biglietti vip per concerti o pianificare un safari africano, stanno facendo aumentare il costo di questi servizi. La società canadese Pure Entertainment afferma che un abbonamento annuale costa 200.000 dollari, rispetto ai circa 180.000 dello scorso anno. Il ceo Steve Edo spiega che l’aumento è dovuto a una maggiore domanda da parte di clienti europei e mediorientali, spesso più disposti a pagare prezzi premium per un servizio di viaggio, vedendo le opzioni più costose come indicatori di qualità.

“Più costano alcuni servizi, più sono felici”, afferma Edo, pur notando che meno clienti in Asia e Nord America condividono lo stesso sentimento.

Anche gli yacht stanno diventando più costosi da costruire, poiché l’inflazione ha colpito sia i costi dei materiali sia quelli del finanziamento — ma i miliardari continuano a indulgere. Il prezzo di una barca a vela britannica Oyster 595, ad esempio, è ora quasi 4,2 milioni di dollari, un aumento del 7% rispetto a un anno fa. “La proprietà è sempre più guidata dall’esperienza”, afferma Stefan Zimmermann Zschocke, ceo di Oyster Yachts. “I clienti sono attratti dall’opportunità di esplorare il mondo”.

Altri articoli di alto valore inclusi nel paniere CLEWI che sono aumentati molto nell’ultimo anno includono jet privati (+3%), piscine olimpioniche (+6%) e fucili da tiro sportivo (+26%). Una cena al ristorante francese tre stelle Le Bernardin ora costa il 5% in più, mentre il caviale Ossetra è aumentato del 9%.

Ma il portafoglio dei miliardari non viene colpito da tutte le parti. Una dozzina di camicie su misura della londinese Turnbull & Asser costa ancora poco meno di 12.000 dollari, invariato rispetto allo scorso anno. Un set di lenzuola in cotone satinato della italiana Frette rimane a 3.700 dollari. E una Rolls-Royce Phantom con passo lungo costa ancora circa 600.000 dollari, grosso modo come un anno fa.

I manager di tenuta

Un lusso monitorato dal CLEWI costa addirittura meno oggi rispetto al 2024: un manager di tenuta. Lo stipendio minimo per chi viene assunto per supervisionare una tenuta nell’area di San Francisco tramite British American Household Staffing — che fornisce tutto, dalle babysitter e governanti agli assistenti personali, chef privati e autisti — è ora di 380.000 dollari all’anno, circa 20.000 in meno rispetto al 2024. La Bay Area sta vivendo un mercato più debole per i manager di tenute, afferma Anita Rogers, ceo di British American Household Staffing, poiché molti manager hanno lasciato la città durante la pandemia e non sono tornati, e molti ultra-ricchi californiani hanno lasciato lo Stato d’Oro.

Altre regioni degli Stati Uniti, così come Europa e Medio Oriente, hanno però registrato performance migliori. Dopo tutto, per i miliardari alcune spese sono imprescindibili, a prescindere dal costo. “Abbiamo avuto una coppia durante il Covid, l’uomo aveva venduto la sua azienda per 2,4 miliardi”, racconta Rogers. “Ho dovuto scavalcare il cancello [della sua nuova tenuta]. Non sapeva come aprirlo”.

L’articolo Vivere come un miliardario costa sempre di più è tratto da Forbes Italia.

Delfin smentisce la vendita della quota in Mps e conferma la strategia di lungo periodo

16 Gennaio 2026 ore 10:52

Il consiglio di amministrazione di Delfin, holding della famiglia Del Vecchio, ha emesso una nota ufficiale in cui ribadisce di non aver mai discusso alcuna ipotesi di dismissione della propria partecipazione in Banca Monte dei Paschi di Siena (Mps). L’investimento, secondo quanto riportato, “deriva in gran parte dalla conversione delle azioni precedentemente detenute in Mediobanca e non è oggetto di alcuna trattativa con potenziali acquirenti. Con riferimento alle recenti ricostruzioni di stampa, Delfin smentisce negoziazioni con UniCredit o altri operatori finalizzate alla cessione totale o parziale della propria quota in Mps.

Nel testo, la holding ribadisce il proprio profilo di investitore finanziario orientato al lungo periodo, impegnato nella “creazione di valore nel tempo per la società e gli azionisti”, e conferma pieno sostegno ai vertici di Mps e al percorso di rafforzamento in corso, alla luce di una performance complessiva “in linea con gli obiettivi di redditività e valorizzazione delle partecipazioni”.

Il contesto dietro la smentita: evoluzione delle quote e rumor di mercato

Negli ultimi mesi la presenza di Delfin nel capitale di Mps ha attirato attenzione e speculazioni. Nel gennaio 2025 la holding guidata da Francesco Milleri ha incrementato significativamente la propria quota, passando da circa il 3,5% al 9,78% del capitale della banca senese, diventando primo azionista privato dietro il Tesoro e consolidando la presenza dei soci privati nel gruppo. L’aumento di quota è avvenuto tramite strumenti finanziari come share forward e collar share forward, secondo dati Consob.

Questa operazione si inserisce in un quadro più ampio di accresciuta partecipazione dei soggetti privati nel capitale di Mps, con quote rilevanti detenute anche da Banco Bpm, Anima Holding e l’imprenditore Francesco Gaetano Caltagirone, portando la quota aggregata dei privati attorno al 15% nel mercato.

Rumors di trattative con UniCredit e smentite incrociate

Nei giorni precedenti alla dichiarazione di Delfin, alcune fonti avevano indicato che UniCredit avesse tenuto colloqui con Delfin sull’acquisizione della partecipazione in Mps, in un possibile passo verso la consolidazione del sistema bancario italiano e come parte della strategia di espansione di UniCredit. Tali indiscrezioni riguardavano incontri tra il ceo Andrea Orcel e il presidente di Delfin e l’ipotesi di un potenziale interesse anche per la quota della holding nella compagnia assicurativa Generali.

Tali voci sono state però replicate e respinte da Orcel, ad di UniCredit, che ha definito i rumor “speculativi e ingiustificati”, precisando che valutazioni interne su opportunità di M&A non implicano necessariamente un accordo imminente o in corso.

La dimensione strategica dell’investimento e le implicazioni di mercato

La smentita di Delfin e la replica di UniCredit arrivano in un momento di crescente attenzione sulla struttura proprietaria di Mps, una banca che ha attraversato anni di rilanci, interventi pubblici e operazioni di sistema, inclusa la recente acquisizione di una quota significativa di Mediobanca, da cui deriva parte della partecipazione di Delfin stessa.

Nel complesso, la posizione ufficiale della holding sottolinea un forte orientamento al lungo periodo, in linea con strategie di investimento che privilegiano la stabilità e la creazione di valore, in contrasto con l’idea di una cessione rapida o di breve termine.

L’articolo Delfin smentisce la vendita della quota in Mps e conferma la strategia di lungo periodo è tratto da Forbes Italia.

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