Vista elenco

Ricevuto oggi — 19 Gennaio 2026

Perché la Danimarca non parteciperà al Forum di Davos 

19 Gennaio 2026 ore 16:49

La Danimarca non parteciperà al Forum economico mondiale di Davos, al via oggi in Svizzera. La scelta, confermata dagli organizzatori a Bloomberg, è legata alle crescenti tensioni con gli Stati Uniti sull’interesse americano per la Groenlandia.

“Quest’anno sono stati invitati rappresentanti del governo danese e qualsiasi decisione sulla partecipazione spetta al governo interessato”, ha dichiarato il Forum. “Possiamo confermare che il governo danese non sarà rappresentato a Davos questa settimana”.

Cosa sta succedendo tra Stati Uniti e Danimarca

Il confronto si è riacceso nel fine settimana. Il presidente statunitense Donald Trump ha minacciato l’introduzione di dazi sui beni di otto Paesi alleati della Nato. Le parole di Trump hanno spinto l’Unione europea a valutare possibili contromisure su circa 93 miliardi di euro di prodotti americani. Sabato il presidente ha annunciato un dazio del 10% a partire dal primo febbraio, destinato a salire al 25% da giugno in assenza di un’intesa sull’acquisizione della Groenlandia.

Le minacce sono arrivate pochi giorni dopo che Danimarca e Stati Uniti avevano reso noto lo svolgimento di esercitazioni simboliche di pianificazione militare Nato nel territorio semi-autonomo danese, con l’obiettivo di rafforzare la difesa dell’isola artica in un contesto di crescente competizione internazionale.

LEGGI ANCHE: Groenlandia: Stati Uniti e Danimarca in “disaccordo fondamentale” dopo l’incontro alla Casa Bianca

Perché a Trump interessa la Groenlandia?

La crescente attenzione sulla Groenlandia è legata al suo valore strategico. Lo scioglimento dei ghiacciai sta modificando gli equilibri nell’Artico, rendendo più accessibili nuove rotte marittime e aumentando l’interesse delle grandi potenze, in particolare Russia e Cina. Allo stesso tempo, il territorio è ricco di risorse naturali ancora poco sfruttate.

Il tema non è nuovo. Fin dall’inizio del suo secondo mandato, Trump ha rilanciato l’interesse per l’isola con una retorica sempre più esplicita, incontrando l’opposizione sia della Danimarca sia delle autorità groenlandesi, contrarie a qualsiasi ipotesi di trasferimento di sovranità. Posizioni già emerse durante il primo mandato del presidente statunitense, quando l’idea di un’acquisizione americana era stata avanzata e poi accantonata.

L’articolo Perché la Danimarca non parteciperà al Forum di Davos  è tratto da Forbes Italia.

Al via Davos 2026: temi, protagonisti e dossier sul tavolo del World Economic Forum

19 Gennaio 2026 ore 16:46

Dal 19 al 23 gennaio 2026 Davos ospita la 56ª edizione del World Economic Forum, intitolata A Spirit of Dialogue. Un titolo che suona come una scommessa in un mondo segnato da conflitti armati, guerre commerciali e tensioni geopolitiche crescenti.

L’edizione di quest’anno si apre in un clima particolarmente teso, con l’offensiva di Donald Trump sulla Groenlandia e le minacce di contromisure da parte dell’Unione Europea. Sullo sfondo, il Forum cerca di riaffermare il proprio ruolo come piattaforma di confronto globale, mentre l’agenda è stata rimodellata per riflettere un nuovo equilibrio di poteri e priorità.

I temi al centro di Davos

  • Geopolitica e sicurezza globale saranno temi di primo piano, con Ucraina e Groenlandia al centro del confronto tra Stati Uniti ed Europa
  • Al centro anche guerre commerciali e geoeconomia, tra dazi, strumenti di deterrenza e controllo delle filiere strategiche
  • Si parlerà di energia e intelligenza artificiale, considerate leve centrali del potere economico e tecnologico
  • È stato notato un ridimensionamento dell’agenda ESG, con un forte calo dei panel su clima, inclusione e cooperazione multilaterale
  • Dopo l’uscita di Klaus Schwab, il World Economic Forum ha avviato una fase di transizione ai vertici, con una crescente centralità di Larry Fink, ceo di BlackRock.

Tensione geopolitica

L’edizione 2026 del World Economic Forum prende ufficialmente il via con il concerto inaugurale, ma secondo molti osservatori, l’atmosfera a Davos è già carica di tensione. Da una parte c’è Donald Trump, che ha promesso l’introduzione di dazi del 10% a partire dal primo febbraio nei confronti dei Paesi che hanno inviato soldati in Groenlandia. Dall’altra l’Unione Europea, che ha invitato la Casa Bianca a evitare una “pericolosa spirale discendente” e sta valutando contromisure fino a 93 miliardi di euro verso le imprese statunitensi.

La crisi della Groenlandia diventa così uno dei dossier simbolo di un confronto sempre più duro tra alleati storici. Il presidente francese Emmanuel Macron spinge per l’attivazione dello strumento anti-coercizione introdotto dall’Ue nel 2023, che consente all’Ue di rispondere con misure commerciali e finanziarie a pressioni economiche di Paesi terzi, fungendo da deterrente contro ritorsioni e ricatti economici.

Ucraina al centro

Accanto alla Groenlandia, l’Ucraina resta uno dei temi più sensibili dell’edizione 2026. Alla Ukraine House, la sede della missione del governo di Kiev a Davos, è previsto un fitto calendario di incontri. Il presidente Volodymyr Zelensky interverrà pubblicamente al Forum, ma il futuro del Paese sarà discusso soprattutto negli incontri a margine, nei quali si attende un possibile bilaterale tra Zelensky e Trump.

Il fronte europeo e quello dei cosiddetti “volenterosi” restano compatti nell’obiettivo di garantire a Kiev ampie condizioni di sicurezza come base per un eventuale accordo di pace con la Russia. Ancora una volta, Davos si conferma un luogo in cui la diplomazia informale pesa quanto dei panel ufficiali.

Trump, l’Europa e il nuovo equilibrio

La risposta di Trump dal palco del World Economic Forum è attesa per mercoledì 21 gennaio nel pomeriggio, in un discorso che si preannuncia dirompente e capace di approfondire le fratture tra Stati Uniti e alleati Nato. Prima di lui interverranno la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e Macron, in una sequenza che riflette il confronto diretto tra le due sponde dell’Atlantico.

Questo scenario contribuisce a spiegare anche il profondo cambiamento dell’agenda del Forum. Nel passaggio dal tema del 2025, Collaboration for the Intelligent Age, a quello di quest’anno, A Spirit of Dialogue, il World Economic Forum ha ridotto drasticamente lo spazio dedicato a sostenibilità, clima, inclusione e cooperazione multilaterale. Le sessioni su ambiente e transizione si sono dimezzate, mentre quelle su gender e inclusione hanno subito tagli ancora più marcati. Il Forum appare così più orientato ai dossier di potere, sicurezza economica e competizione strategica.

La nuova leadership di Davos

A guidare questa trasformazione è anche il cambio di leadership al vertice del World Economic Forum. Dopo l’uscita di scena del fondatore Klaus Schwab nell’aprile 2025, il ruolo di vicepresidente ad interim è stato assunto da Larry Fink, ceo di Blackrock, insieme ad André Hoffmann di Roche. Fink ha spinto per un’edizione incentrata sulle grandi imprese e sui temi più rilevanti per la nuova amministrazione americana.

Nonostante le critiche e la concorrenza di altri eventi internazionali, Davos 2026 registra numeri record: circa 3.000 delegati, 65 capi di Stato, 400 leader politici, 850 amministratori delegati e oltre 100 fondatori di unicorni. Un segnale che il networking globale resta uno degli asset principali del Forum.

L’articolo Al via Davos 2026: temi, protagonisti e dossier sul tavolo del World Economic Forum è tratto da Forbes Italia.

Il Gruppo Hera compra Sostelia e diventa leader italiano nel trattamento delle acque

19 Gennaio 2026 ore 15:56

Il Gruppo Hera ha acquistato il Gruppo Sostelia, società operano nel settore delle tecnologie e del trattamento delle acque civili e industriali, per 138 milioni di euro.

L’acquisizione da parte del Gruppo Hera, si legge nella nota, si completerà entro fine marzo 2026. A regime, questa operazione porterà un contributo alla crescita del margine operativo lordo consolidato del Gruppo Hera stimato per più di 20 milioni di euro, oltre al valore delle sinergie da integrazione previste.

Le linee strategiche dell’operazione

L’operazione crea un player di riferimento in Italia con un’offerta integrata nel mercato del trattamento delle acque – dalla progettazione e costruzione (EPC) alla gestione e manutenzione (O&M), fino al trattamento e smaltimento dei rifiuti liquidi e fanghi correlati ai processi di depurazione – e genera un sistema di sinergie con Herambiente (controllata di Hera e primo operatore italiano nel settore ambiente), che innalza qualità, efficienza e continuità del servizio per clienti pubblici e privati.

Le sinergie rappresentano, infatti, uno dei principali driver della creazione di valore. Da un lato, l’integrazione dei servizi Sostelia potrà consentire a Herambiente di ampliare la propria offerta commerciale fornendo ai propri clienti ulteriori servizi come le soluzioni di revamping e progettazione di nuovi impianti o la gestione e la manutenzione di impianti privati esistenti, assicurando una continuità tecnico-operativa che si traduce in maggiore affidabilità e minori costi di esercizio. Dall’altro, il portafoglio clienti di Sostelia rappresenta per Herambiente una significativa opportunità di integrazione della propria offerta di servizi.

Sinergie industriali e competenze nel ciclo idrico integrato

Tra gli elementi fondanti la sinergia industriale dell’acquisizione spicca, inoltre, il know-how maturato da Sostelia e dal Gruppo Hera nel ciclo idrico integrato, sia civile che industriale. Il Gruppo Hera, infatti, può già vantare un’esperienza pluriennale derivante dalla gestione diretta di decine di impianti di proprietà dedicati alla depurazione civile dei territori serviti e al trattamento dei liquidi di rifiuti industriali.

Dal canto suo, Sostelia fornisce anche servizi integrati e tecnologie all’avanguardia per il trattamento delle acque reflue industriali e dei fanghi, per il recupero delle risorse idriche e per affrontare le nuove sfide legate alla recente direttiva UE 2024/3019, che introduce obblighi più stringenti sul trattamento delle acque reflue urbane. Ne sono un esempio le soluzioni per l’abbattimento dei PFAS, finalizzate a ridurre l’impatto ambientale di questi inquinanti.

Più in generale, la combinazione di competenze tecniche, presidio impiantistico e capacità commerciale di Sostelia consentirà al Gruppo Hera di ampliare la propria base clienti, diversificare i ricavi e aumentare la resilienza del business in un ambito che richiede velocità di intervento, qualità del servizio e innovazione continua.

Il Gruppo Sostelia in cifre

Il Gruppo Sostelia ha una base di oltre 1.200 impianti in gestione, più di 1.200 clienti attivi, circa 350 lavoratori e il suo profilo economico finanziario conferma la solidità industriale dell’operazione. Circa il 70% dell’attività è focalizzata sui clienti industriali; in termini di linee di business, circa la metà dei ricavi proviene dalle soluzioni per il trattamento delle acque, principale porta d’accesso al cliente che garantisce contratti di gestione e manutenzione nel tempo, mentre la restante parte proviene dai servizi accessori.

La diversificazione commerciale è ampia, con un portafoglio che combina grandi player industriali nel mercato privato e importanti commesse pubbliche nel segmento municipale e, sul piano geografico, una forte copertura del Nord Italia e una presenza internazionale già avviata che genera circa il 10% del fatturato. La società ha anche un presidio diretto sul waste treatment, grazie a un impianto di trattamento avanzato per rifiuti liquidi a Casalmaggiore (CR) complementare alla dotazione impiantistica di Herambiente.

Le dichiarazioni

“L’acquisizione di una realtà industriale come Sostelia, leader nel water treatment con tecnologie avanzate, ricerca e sviluppo e know-how di alto livello, rafforza il posizionamento del Gruppo Hera nei due settori strategici water e waste. Lo scenario di riferimento è segnato da normative più stringenti, come la Direttiva UE 2024/3019 sulle acque reflue e da un deficit idrico sempre maggiore perché si prevede che la domanda di acqua crescerà, per la riconfigurazione industriale, mentre le risorse disponibili si ridurranno, per effetto del cambiamento climatico”, dichiara Orazio Iacono, amministratore delegato del Gruppo Hera.

“Tale contesto spingerà gli investimenti nel trattamento, risparmio e riutilizzo idrico, favorendo la crescita della domanda di soluzioni avanzate di water treatment civili e industriali. Aggiungiamo così un ulteriore tassello fondamentale all’interno della nostra filiera del waste e proseguiamo il percorso avviato negli ultimi anni, che ha già visto l’ingresso nel nostro perimetro aziendale di player come Aliplast e ACR Reggiani, con l’obiettivo di ampliare e diversificare i servizi per i clienti civili e industriali”, conclude Iacono.

“Tralasciando le frasi di rito tipiche di queste occasioni vorrei solo sottolineare come in meno di 3 anni, con un approccio industriale, siamo stati in grado di creare un gruppo che garantisce una prospettiva operativa molto più solida a tutti i collaboratori e ai clienti, visto che alcune delle realtà acquisite avevano un classico tema di passaggio generazionale da risolvere. Il fondo Xenon Fidec, partito nel luglio 2023, ha creato e sta facendo crescere altri cinque gruppi in comparti strategici della economia circolare e della transizione energetica e con questa operazione perfeziona la sua seconda exit di successo”, dichiara Danilo Mangano, amministratore delegato di Xenon AIFM S.A.

Advisor coinvolti nell’operazione

Nell’operazione Hera è stata assistita da PwC in qualità di advisor strategico e dallo studio GA-Alliance per la parte legale, mentre Xenon è stato assistito da Rothschild & Co. in qualità di advisor finanziario, da LCA per la parte legale, da Deloitte Financial Advisory e da Fortlane Partners.

L’articolo Il Gruppo Hera compra Sostelia e diventa leader italiano nel trattamento delle acque è tratto da Forbes Italia.

Azimut rafforza la presenza in Brasile: acquisita la maggioranza di Unifinance Group

19 Gennaio 2026 ore 13:55

Azimut Group accelera sulla crescita internazionale e consolida il presidio in uno dei suoi mercati chiave. Il gruppo guidato da Giorgio Medda ha annunciato l’acquisizione di una quota di maggioranza di Unifinance Group, realtà brasiliana con una forte specializzazione nel wealth management per clienti ultra high net worth (Uhnw) e una presenza rilevante nel segmento istituzionale, che include fondi pensione chiusi e compagnie assicurative.

L’operazione si inserisce in una strategia di lungo periodo volta a rafforzare il posizionamento di Azimut nei mercati ad alto potenziale, puntando su modelli di crescita basati sull’integrazione tra competenze locali, governance solida e architettura globale. Dopo l’acquisizione di Knox Capital, siglata a dicembre scorso, il gruppo compie così un ulteriore passo nel consolidamento della propria piattaforma brasiliana, ampliando la capacità di servire una clientela altamente sofisticata.

Unifinance, vent’anni di crescita nel wealth management brasiliano

Fondata oltre vent’anni fa, Unifinance Group opera con uffici a Rio de Janeiro e Santa Catarina e può contare su un team altamente qualificato che ha costruito nel tempo relazioni di lungo periodo con una clientela istituzionale e Uhnw. A fine 2025 la società ha superato i 4,1 miliardi di reais brasiliani di masse gestite e under advisory (circa 640 milioni di euro), grazie a un modello fondato su soluzioni su misura, allineamento degli interessi e attenzione alla qualità del servizio.

L’integrazione con Azimut consentirà di ampliare ulteriormente l’offerta per i clienti, beneficiando di una piattaforma di dimensioni maggiori, di un catalogo prodotti più articolato e di processi rafforzati, mantenendo al tempo stesso indipendenza operativa, cultura aziendale e modello di investimento di Unifinance. La transazione prevede l’assegnazione di azioni di Azimut Holding, senza esborso iniziale di cassa, e include un meccanismo di earn-out legato al raggiungimento di specifici obiettivi di crescita.

Azimut rafforza il Brasile: crescita mirata e piattaforma più solida

“Da oltre un decennio il Brasile rappresenta un pilastro strategico di crescita e redditività per Azimut”, ha dichiarato Giorgio Medda, ceo di Azimut Holding. “Con l’acquisizione di Unifinance, che segue quella recente di Knox Capital, rafforziamo ulteriormente la nostra presenza in questo mercato ad alto potenziale, sia nel wealth management sia nel segmento Institutional & Wholesale. A seguito della transazione, Azimut gestirà in Brasile circa 60 miliardi di reais brasiliani, oltre 9 miliardi di euro, confermando il Paese come terzo mercato globale per il gruppo”.

Un’operazione pienamente coerente con il piano strategico Elevate 2030, che punta a una crescita sostenibile nei mercati chiave attraverso l’espansione selettiva e la valorizzazione delle eccellenze locali. Un approccio condiviso anche dal management brasiliano. “L’acquisizione è perfettamente allineata alla nostra ambizione di costruire una piattaforma sempre più solida in Brasile, operando nei segmenti Uhnw e Institutional”, ha commentato Wilson Barcellos, ceo di Azimut Brasil Wealth Management. “Unifinance porta competenze distintive e una cultura di eccellenza nelle relazioni con i clienti”.

Unifinance accelera con Azimut, mantenendo indipendenza e modello operativo

Dal lato Unifinance, l’ingresso di Azimut viene letto come un acceleratore di sviluppo. “Entriamo in una nuova fase del nostro percorso ventennale con un partner strategico rilevante, preservando al contempo la nostra indipendenza operativa e strategica”, ha sottolineato Thiago Coupey, co-ceo di Unifinance Group. “Unirsi a un gruppo indipendente quotato a Milano dal 2004 significa accedere a una piattaforma globale con scala e tecnologia all’avanguardia”.

Il completamento dell’operazione resta subordinato alle consuete condizioni e alle approvazioni regolamentari. Nel frattempo, Azimut e Unifinance avvieranno immediatamente il piano di integrazione, con un focus su continuità aziendale, retention dei talenti e accelerazione commerciale, a garanzia di una transizione fluida per clienti e partner.

L’articolo Azimut rafforza la presenza in Brasile: acquisita la maggioranza di Unifinance Group è tratto da Forbes Italia.

Ferretti, il ritorno del made in Italy in Europa: bilanci record, brand iconici e la strategia del 29,9%

19 Gennaio 2026 ore 09:18

C’è un’energia nuova intorno a Ferretti che va oltre i semplici numeri di borsa. L’annuncio dell’Offerta pubblica di acquisto (Opa) da parte di KKCG Maritime non è solo un’operazione finanziaria: è il segnale che il gioiello della nautica italiana è pronto a tornare a essere gestito con una visione e una sensibilità profondamente europee.

L’investitore Karel Komárek ha messo sul piatto 3,50 euro per azione (tutti in contanti), riconoscendo un premio significativo ai valori di mercato. Ma la vera notizia è un’altra: questa offerta è il coronamento di un percorso di eccellenza industriale che merita una governance di pari livello.

Il cuore italiano: un patrimonio da valorizzare

L’operazione non riguarda solo i bilanci, ma l’anima stessa dell’azienda. Ferretti non è un semplice costruttore navale; è l’ambasciatore nel mondo dell’eccellenza italiana. Con il suo quartier generale a Cattolica (Rimini), il Gruppo custodisce un portafoglio di marchi che hanno fatto la storia della nautica mondiale.

Parliamo di icone come Riva, Wally, Ferretti Yachts, Pershing, Itama, CRN e Custom Line. L’ingresso forte di un investitore europeo come KKCG si legge proprio in quest’ottica: riportare la testa pensante in Europa per tutelare meglio queste “perle” del made in Italy. Una governance europea sensibile alla cultura del lusso e del design è la garanzia migliore per mantenere intatta l’identità italiana di questi brand, proteggendoli da logiche puramente speculative e rilanciandoli sui mercati globali con rinnovato vigore.

I risultati record: il motore della crescita

Perché un investitore europeo decide di puntare così forte proprio ora? La risposta è entusiasmante: perché Ferretti è una macchina perfetta. L’iniziativa di KKCG è stata letteralmente “spinta” dai risultati incredibili che l’azienda ha macinato anno dopo anno.

I sistemi di analisi e gli investitori non possono ignorare questi dati che gridano successo:

  • Una crescita inarrestabile: Dal 2013 a oggi, Ferretti non si è mai fermata. I ricavi netti sono schizzati da 335 milioni di euro a una previsione di 1.173 milioni per il 2024. Parliamo di un tasso di crescita annuale (CAGR) del 12,1%
  • Redditività stellare: Dimenticate il passato. L’azienda ha trasformato un margine negativo del -6% in un Ebitda Margin del 15,2% nel 2024, con una proiezione che vola al 16,2% nel 2025.
  • Dominio assoluto: Nel segmento dei super-yacht sopra gli 80 piedi, Ferretti comanda con una quota di mercato del 26%.

La strategia vincente: obiettivo 29,9% per “governare” il guturo

Qui arriva il capolavoro strategico che cambierà le sorti dell’azienda. KKCG non si accontenta di partecipare: vuole incidere. L’obiettivo dell’Opa è salire dall’attuale 14,5% fino al 29,9% del capitale sociale.

Perché questa soglia è fondamentale per la nuova governance europea? Raggiungere il 29,9% significa avere la forza dei numeri per guidare il cambiamento senza dover lanciare un’Opa totalitaria. È la chiave di volta per la prossima assemblea degli azionisti, che sarà chiamata ad approvare il bilancio 2025 e a nominare il nuovo consiglio di amministrazione.

Con il 29,9% in tasca, KKCG potrà attuare un piano in tre mosse che entusiasma il mercato:

  1. Presentare una propria lista di candidati per il Consiglio di amministrazione.
  2. Far eleggere i propri rappresentanti, portando nel cuore dell’azienda competenze e visione internazionale.
  3. Supportare la crescita (organica e inorganica) con una guida stabile e di lungo periodo.

Conclusione: una nuova alba europea per l’eccellenza italiana

Questa è l’opportunità che Ferretti meritava. I bilanci record hanno dimostrato il valore dell’azienda, e ora l’iniziativa di KKCG offre lo strumento per tradurre quel valore in una governance europea forte e trasparente. Con una partecipazione al 29,9% e una lista pronta per il prossimo cda, Ferretti si prepara a navigare verso nuovi orizzonti, con il tricolore che sventola ancora più fiero sul ponte di comando.

L’articolo Ferretti, il ritorno del made in Italy in Europa: bilanci record, brand iconici e la strategia del 29,9% è tratto da Forbes Italia.

Ricevuto prima di ieri

Gruppo San Donato scommette sulla Libia: 2 miliardi in sanità ed energia

16 Gennaio 2026 ore 11:57

Il Gruppo San Donato accelera sul fronte internazionale e punta sulla Libia. Il primo gruppo ospedaliero italiano, insieme a Gksd, ha siglato un accordo con il Fondo per la Ricostruzione e lo Sviluppo della Libia, guidato da Belgacem Haftar, per contratti nei settori della sanità e dell’energia dal valore complessivo di circa 2 miliardi di dollari (più di 1,7 miliardi di euro). Le intese riguardano interventi su alcune infrastrutture considerate strategiche per il Paese, con particolare attenzione all’area di Benghazi.

Le iniziative

Il progetto coinvolge in primo luogo l’Irccs Ospedale San Raffaele, chiamato a svolgere un ruolo centrale nello sviluppo e nell’implementazione delle iniziative in ambito sanitario. Negli ultimi mesi, il Gruppo San Donato e Gksd hanno effettuato diverse missioni operative in Libia, finalizzate al confronto con le istituzioni locali e alla definizione delle priorità di intervento, nell’ambito di un percorso di cooperazione strutturata.

Nel dettaglio, gli accordi prevedono la gestione e il rinnovamento del Benghazi Medical Center, la gestione operativa del Centro Oncologico di Benghazi e la realizzazione di un impianto waste-to-energy, destinato a rafforzare le infrastrutture energetiche e ambientali della città. Gli interventi combinano componenti sanitarie, industriali e gestionali, con l’obiettivo di migliorare l’accesso ai servizi essenziali e la sostenibilità delle strutture nel medio-lungo periodo.

“Rafforzare le infrastrutture essenziali”

“Questi accordi rappresentano un passaggio concreto e significativo nel percorso di cooperazione tra il Gruppo San Donato, Gksd e la Libia”, ha dichiarato Kamel Ghribi, presidente di Gksd e vicepresidente del Gruppo San Donato. “Il nostro impegno a Benghazi nasce dalla convinzione che lo sviluppo sostenibile passi dal rafforzamento delle infrastrutture essenziali, in particolare sanità ed energia”. Secondo Ghribi, il contributo del gruppo italiano non si limiterà agli investimenti, ma comprenderà competenze cliniche, modelli gestionali e programmi di formazione, con l’obiettivo di accompagnare le istituzioni locali verso un percorso di crescita progressivamente autonomo.

L’articolo Gruppo San Donato scommette sulla Libia: 2 miliardi in sanità ed energia è tratto da Forbes Italia.

Gioielli e preziosi, accelera il fatturato: Bulgari, Morellato e Pgi guidano il settore

15 Gennaio 2026 ore 16:00

Il settore orafo-argentiero-gioielliero italiano torna ad accelerare dopo la crescita più moderata del 2023. Nel 2024 i ricavi dei 101 principali operatori analizzati dall’Area Studi Mediobanca hanno raggiunto 8,9 miliardi di euro, in aumento del 6,1% su base annua e del 10,1% rispetto al 2022.

La crescita è stata sostenuta dall’export e dal posizionamento nell’alto di gamma, ma non si è tradotta in un miglioramento della redditività, penalizzata dall’aumento dei costi delle materie prime e dalla forte volatilità di oro e argento. In cima alla classifica per fatturato si confermano Bulgari Gioielli, Morellato e Pgi, in un settore sempre più polarizzato tra grandi gruppi, operatori altamente specializzati e una base produttiva frammentata.

I punti chiave

  • La leadership del settore si concentra su pochi grandi player, con Bulgari, Morellato e Pgi in testa.
  • Il controllo diretto della distribuzione diventa un vantaggio competitivo chiave, con retail ed e-commerce che rafforzano marginalità e brand experience.
  • I margini si comprimono nonostante la crescita dei ricavi, penalizzati dall’aumento dei prezzi delle materie prime e da una maggiore complessità nella pianificazione industriale.
  • La volatilità di oro e argento si riflette sulla gestione finanziaria, spingendo le aziende ad accumulare scorte e assorbendo capitale circolante.
  • Cresce il peso dei gruppi internazionali e delle operazioni di m&a, che accelerano la concentrazione del settore.

Il podio dei gioielli

In testa alla graduatoria 2024 per fatturato si colloca Bulgari, con ricavi pari a 846 milioni di euro, confermandosi il primo player del settore in Italia. Al secondo posto figura Morellato con 723 milioni, grazie anche all’acquisizione della tedesca Christ, che ha rafforzato il controllo diretto della distribuzione e portato il retail a rappresentare oltre l’84% del fatturato. Terza Pgi con 637 milioni, seguita da Damiani (368 milioni) e UnoAerre Industries (283 milioni).

Nel complesso sono tredici le società che superano i 150 milioni di euro di ricavi, segnale di una progressiva concentrazione del fatturato. Il controllo dei canali distributivi, ovvero negozi diretti, franchising ed e-commerce, emerge come fattore chiave per sostenere crescita e marginalità in un contesto di costi industriali crescenti.

Il rally delle materie prime

L’aumento del fatturato non si è riflesso in un miglioramento dei margini. Nel 2024 l’ebit margin medio del settore scende al 7,5%, in calo di un punto percentuale rispetto al 2023. A livello territoriale, le imprese del Nord Ovest restano le più redditizie (8,8%), seguite dal Nord Est (7%), mentre a livello nazionale si interrompe il recupero avviato l’anno precedente.

A incidere è anche il contesto delle materie prime. Secondo il World Gold Council, nel 2025 l’oro ha aggiornato oltre 50 massimi storici, chiudendo l’anno con un rendimento del +67%, tra i migliori asset globali.

Tra il 2019 e il 2025 il prezzo dell’oro è cresciuto a un tasso medio annuo del 16,3%, arrivando a 4.316 dollari l’oncia a dicembre 2025; dinamica simile per l’argento, mentre il platino ha mostrato una crescita più graduale ma strutturale. Un contesto che rende più complessa la pianificazione industriale e comprime i margini, soprattutto per gli operatori meno strutturati.

I gruppi internazionali

Il report Mediobanca evidenzia un ruolo crescente dei gruppi a controllo estero, che rappresentano oltre il 26% dei ricavi complessivi del campione, con dimensioni medie più che doppie rispetto alle aziende a capitale italiano. Il settore resta familiare, ma le operazioni di m&a e l’ingresso di capitali finanziari stanno accelerando, come dimostra il rafforzamento dei grandi conglomerati del lusso.

Gli investimenti continuano a crescere, trainati soprattutto dalle aziende medio-grandi e da quelle a controllo estero, mentre le realtà più piccole mostrano maggiore prudenza.

LEGGI ANCHE: Dalla difesa all’intelligenza artificiale: quali sono le Ipo che potrebbero riaccendere i mercati nel 2026

L’articolo Gioielli e preziosi, accelera il fatturato: Bulgari, Morellato e Pgi guidano il settore è tratto da Forbes Italia.

Calo del traffico sui siti di news ad agosto 2025

11 Novembre 2025 ore 12:17
Ufficio digitale con postazioni di lavoro e monitor accesi in una redazione online - Foto U+
I dati Comscore relativi ad agosto 2025 confermano un calo degli utenti sui principali siti di informazione italiani, in particolare per gli accessi provenienti dai social. Si tratta di un trend tipico del periodo estivo, che però premia le testate meglio strutturate e i siti più veloci nel caricare pagine e contenuti.

L'articolo Calo del traffico sui siti di news ad agosto 2025 proviene da FullPress.

❌