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Ricevuto oggi — 19 Gennaio 2026

Affido, l’interesse del minore è davvero al centro delle nuove norme?

19 Gennaio 2026 ore 12:37

Anche questa settimana parlamentare è dedicata alle relazioni educative, in particolare alla  proposta di legge ddl 1694Disposizioni in materia di tutela dei minori in affidamento” già approvata dalla Camera, ora in discussione alla Commissione Giustizia del Senato. 

I tre articoli

L’articolo 1 interviene sulla legge 184/1983 – via via modificata negli anni – nota come legge sul “diritto del minore ad una famiglia”, la normativa fondamentale che regola l’adozione nazionale e internazionale e l’affidamento dei minori.
Il nuovo articolo istituisce il Registro nazionale delle famiglie affidatarie, delle comunità di tipo familiare e degli istituti di assistenza pubblici e privati presso il Dipartimento  per le politiche della famiglia. Istituisce altresì il Registro  dei minori in affido presso ciascun tribunale per i minorenni e i tribunali ordinari.

I Registri

Nel Registro nazionale sarà indicato su base provinciale il numero dei minori collocati in affido, la denominazione delle comunità e degli istituti, il numero di famiglie, comunità e istituti disponibili all’affidamento. Il compito del Registro è “monitorare il ricorso agli affidamenti dei minori momentaneamente privi di un ambiente familiare idoneo e di prevenire e ridurre situazioni di collocamento improprio”. La modalità di tenuta del registro è demandata ad un decreto del ministro della Famiglia da adottare entro 6 mesi dalla data di entrata in vigore della disposizione, previa acquisizione del parere della Conferenza unificata Stato – Regione e Stato – città.

Il secondo Registro, istituito presso i tribunali, è gestito dalla  Cancelleria che ne è responsabile: conterrà un capitolo specifico per ciascun minore sottoposto a procedura di affidamento e  comunicherà trimestralmente i dati al Dipartimento per la giustizia minorile del ministero della giustizia ai fini di  monitoraggio del disagio sociale, anche a specifici contesti territoriali.

L’Osservatorio nazionale

L’articolo 2 prevede l’istituzione dell’Osservatorio nazionale sugli istituti di assistenza pubblici e privati, sulle comunità di tipo familiare e sulle famiglie affidatarie. I compiti assegnati: l’analisi dei dati forniti del registro nazionale, segnalazioni alle autorità competenti su situazioni di collocamento improprio, la promozione di ispezioni  e sopralluoghi da parte delle stesse autorità. Entro il 30 giugno di ogni anno l’osservatorio dovrà fornire una relazione sulla propria attività  al Dipartimento per la famiglia che la invierà alle Camere. Prevede sinergie con dell’osservatorio nazionale per l’infanzia e l’adolescenza, con l’osservatorio per il contrasto alla pedofilia e alla pornografia minorile, e con quello sulla violenza nei confronti delle donne. Un  decreto definirà la sua composizione.

Sono previsti 550mila euro per il 2026, e 110mila euro nel 2027 per la  gestione ordinaria dei due Registri.

Alcune considerazioni

Qualche considerazione conclusiva. La necessità di un Registro nazionale è una richiesta di anni da parte degli operatori del settore: senza dati e senza un monitoraggio non si possono pensare  politiche di sostegno all’istituto dell’affido, soprattutto quello familiare. Purtroppo i cambiamenti demografici, sociali e culturali rendono sempre più complesso cercare nuove  famiglie disponibili a vivere l’esperienza dell’affido, nonostante la legge abbia ormai quarant’anni anni di vita.

Le famiglie stanno cambiando i loro assetti organizzativi, sono  schiacciate dagli impegni e su di esse grava un peso di cura non  viene alleggerito da servizi pubblici, da sempre assai carenti.
Eppure l’affido familiare parla della famiglia come soggetto pubblico, un bene comune, costruttore di legami, esperienza di dono e gratuità immensa che si prende cura di  bambini e bambine senza che la potestà dei genitori naturali venga revocata.

Rilanciare le buone pratiche

E allora perché non cogliere l’occasione per  rafforzare la legge attuale e rilanciare l’istituto dell’affido familiare oggi in difficoltà? Perché non rafforzare le reti associative delle famiglie affidatarie? Nelle righe di questa proposta di legge ancora  riecheggiano i casi “Bibbiano e la casa nel bosco”: l’Osservatorio nascente dovrebbe curare soprattutto il monitoraggio delle buone pratiche e, se necessario, impegnarsi a segnalare anche  indagini e ispezioni per contrastare collocazioni improprie. Davvero è questa l’urgenza?

O l’urgenza è piuttosto il rilancio delle buone pratiche per la piena attuazione del principio del superiore interesse del minore e del diritto dei bambini a vivere nelle famiglie di origine. Non è questo un altro filone delle nuove sfide educative  a cui sono chiamate le famiglie, le amministrazioni locali e le  reti di Terzo settore, per animare comunità educanti a tutto tondo?

In apertura photo by Vitaly Gariev on Unsplash

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L’azzardo dei Gacha games: entri gratis, ma poi devi spendere sempre più

17 Gennaio 2026 ore 13:02

Avete presente il suono tipico di quelle macchinette in cui, dopo aver inserito una moneta e tirata una leva, cade una sfera di plastica con dentro un giochino? Quel suono che potete associare al capriccio di un bambino fuori da un minimarket in una località di mare? Quel suono che sa tanto di sorpresa, ma senza l’uovo?

Ecco, in Giappone è tipico dei gachapon, più o meno le macchinette di cui sopra, che sono nate proprio nel Paese del Sol Levante e che lì sono molto diffuse. Gacha infatti significa capsula, quella che contiene l’agognato premio.

Dal Giappone al mondo entrando negli smartphone

I gachapon esistono dagli anni Sessanta, anche se questo modello ludico viene emancipato dai primi anni Novanta, per poi diffondersi a macchia d’olio e ben oltre i confini giapponesi nei primi anni 2010, quando vengono tradotti in digitale per gli smartphone. A questo punto si chiamano gacha games.

Tutti avvincenti e con design immersivi. Il meccanismo del gacha, infatti è inserito in videogiochi che usano spesso anime o elementi fantasy e che il più delle volte sono di ruolo. Potenziando quindi coinvolgimento e interazione che presto si trasformano in competizione, soprattutto per un pubblico giovane.

Quello dei gacha games è un enorme mercato in continua espansione che, secondo il Mobile Gacha Market Report, ha prodotto nel 2025 ricavi globali per 35 miliardi di dollari con l’Italia a 150 milioni di euro

Eppure sono poco conosciuti da chi non ha pratica con il mondo dei videogiochi. Allora perché dovrebbero interessare il pubblico generalista? Per il loro stretto legame con l’azzardo.

Il meccanismo della casualità

La meccanica di gioco si basa sulla casualità del premio che si ottiene pagando. Questo meccanismo è già presente nel gioco fisico, ma, adattato al digitale, viene progettato per aumentare il numero dei giocatori e il loro ingaggio, traducibile in tempo e denaro spesi. Nei gacha games infatti i giocatori tirano o girano per ottenere una ricompensa casuale come personaggi, armi, oggetti per esempio gemme… dipende dall’ambientazione del gioco.
Per farlo devono usare valuta di gioco, sia fisica che virtuale. Insomma, devono pagare. Queste ricompense consentono di progredire nel gioco più velocemente. Il modello di monetizzazione è il Free to Play: cominci gratis, ma per avanzare nel gioco servono microtransazioni, ossia acquisti in app, opportunamente sollecitati durante la sezione di gaminig.

Per capire come funzionano i gacha games, serve guardarli da vicino. Uno dei più famosi è Genshin Impact che è diventato il caso di studio per eccellenza del modello gacha: nel 2025 ha ottenuto 2,5 miliardi di ricavi e più di 60 milioni di utenti mensili. A prima vista può sembrare un classico videogioco di avventura con un grande mondo da esplorare, missioni e combattimenti da portare a termine.

Il cuore economico una valuta da comprare

Tuttavia, il cuore economico del gioco non sta nell’esplorazione, ma nel sistema di estrazione dei personaggi e delle armi. Nel gioco infatti esistono dei banner, cioè finestre temporanee in cui è possibile “tentare la fortuna” per ottenere personaggi particolarmente forti o molto desiderati. Per farlo, il giocatore deve usare una valuta speciale, che può essere guadagnata lentamente giocando oppure acquistata con denaro reale. Ogni tentativo è casuale: non si compra un personaggio, ma la possibilità di ottenerlo.

Il punto chiave è che questi personaggi non sono solo decorativi. Influenzano il modo in cui si combatte, le strategie possibili e la capacità di affrontare livelli più difficili. Inoltre, i banner sono a tempo limitato, il che crea urgenza: se non si ottiene quel personaggio entro la scadenza, potrebbe non tornare per mesi. È questa combinazione di casualità, moneta virtuale e tempo limitato a rendere videogiochi come Genshin Impact un gacha game, anche se si presenta come un grande gioco di esplorazione.

Un altro esempio è Honkai: Star Rail che nel 2025 ha fruttato 1,2 miliardi con 50 milioni di download. Un gioco di ruolo a turni, con una forte attenzione alla narrazione e ai personaggi. La storia è più lineare rispetto a Genshin Impact e il combattimento è meno frenetico. Tuttavia il meccanismo centrale resta lo stesso: anche qui, i personaggi più importanti si ottengono tramite estrazioni casuali. La progressione, la varietà strategica e l’attaccamento ai personaggi passano attraverso un sistema di estrazione legato alla spesa.

È il gioco che spinge all’acquisto

Se si ha un adolescente in casa, un altro titolo da avere in mente è Raid: Shadow Legends che ruota quasi interamente attorno alla collezione di eroi fantasy. Più di 100 milioni di download nel 2025 e campagne adv costate più di 100 milioni annui. Ogni eroe ha abilità diverse, rarità differenti e un valore strategico specifico. Quindi per costruire una squadra efficace, è necessario ottenerne molti, e possibilmente quelli più rari. In che modo? Non scegliendoli, ma aprendo scrigni che funzionano come vere e proprie slot machine. Anche in questo caso, è possibile giocare gratuitamente, ma il ritmo è molto lento.

Quindi il gioco spinge costantemente verso l’acquisto di valuta virtuale o pacchetti promozionali per aumentare il numero di tentativi. Raid è noto anche per una pubblicità estremamente aggressiva che enfatizza la facilità di ottenere grandi ricompense e minimizza il numero dei tentativi falliti. Qui il gacha non è nascosto dentro un’altra esperienza di gioco: è il motore ludico principale che determina la progressione e il successo del videogame.

Al centro sta la moneta virtuale

Non si possono capire i gacha games fino in fondo, se non si conosce il meccanismo della moneta virtuale che di fittizio ha ben poco.
Si tratta di: gemme, cristalli, gettoni o punti che si acquistano con denaro reale. Questo passaggio, apparentemente innocuo, ha in realtà un forte impatto sul modo in cui le persone percepiscono la spesa.

Nei gacha games, infatti, quasi mai viene chiesto di pagare direttamente in euro per ottenere un contenuto. Non compare, ad esempio, un messaggio che dice: “Vuoi fare un’estrazione? Costa 2 euro”. Al contrario, il gioco spinge prima a comprare un pacchetto di valuta virtuale che trasforma gli euro in un certo numero di gemme, per esempio, spesso accompagnate da piccoli bonus che rendono l’offerta più allettante. Da quel momento in poi, il riferimento ai soldi reali scompare. Il giocatore non spende più denaro, ma gemme, punti…

Smaterializzare il denaro è la via per perderlo

È come entrare nel casinò e cambiare le monete in fiches. A quel punto abbiamo smaterializzato il denaro che così potrà correre via indisturbato dalle nostre mani. Spendere denaro reale attiva una soglia di attenzione e di controllo molto più alta rispetto a qualcosa che appare come un semplice “punteggio” o una risorsa di gioco. E così la spesa sembra più leggera, meno impegnativa, quasi astratta.

Quindi: prima si cambiano gli euro in valuta virtuale e poi la valuta virtuale viene suddivisa in tanti piccoli costi. In questo modo si perde facilmente il senso del totale.
Questo tipo di meccanismo è particolarmente efficace nei momenti di coinvolgimento emotivo, quando si è stanchi, stressati o molto presi dal gioco.

Azzardo sì, ma non proprio loot box

A prima vista i gacha games potrebbero sembrare loot boxes. Quelle casse o forzieri che si acquistano all’interno di alcuni videogiochi e che forniscono ai giocatori ricompense casuali, utili per esempio ad avanzare di livello. La somiglianza con i gacha sta nel meccanismo della casualità e nel modello di monetizzaione.

C’è però una differenza sostanziale tra le loot boxes e i gacha games: le prime sono un meccanismo dentro un gioco, mentre i gacha sono un ecosistema più complesso che sfrutta le loot box come meccanismo centrale. Quindi tutti i giochi gacha contengono loot boxes, ma non tutte le loot boxes sono parte di un gioco gacha.

Indurre la dipendenza in 4 semplici mosse

I gacha game utilizzano principi psicologici molto potenti per spingere chi gioca a continuare a farlo, possibilmente spendendo denaro. Sono gli stessi meccanismi dell’azzardo.
Anzitutto le ricompense casuali: quando “esce” un premio raro, si prova un forte piacere che spinge a riprovare. Poi le quasi vincite: a volte il gioco mostra animazioni o segnali che fanno pensare di essere “andati vicino” al premio migliore. Questo rafforza l’illusione che il prossimo tentativo possa essere quello vincente. Inoltre, dopo aver già speso tempo o denaro, molte persone continuano a spendere per non “accettare la perdita”, pensando: «Ormai ho investito troppo per fermarmi adesso». Questo è il meccanismo dei costi sommersi. Infine, pagare piccole cifre sembra innocuo, ma ripetuto nel tempo può portare a spese molto elevate, spesso senza che la persona se ne renda conto. È il fenomeno della normalizzazione della spesa.

Nei gacha games non esiste un tetto massimo di spesa. Ecco perché alcuni utenti spendono poco o nulla, ma altri — chiamati nel settore whales (balene) — possono arrivare a spendere centinaia o migliaia di euro in pochissimo tempo. Il modello economico di questi giochi si regge infatti su una minoranza di giocatori che spendono tanto. Questo squilibrio è uno dei motivi per cui il modello è così redditizio: proprio come il mercato dell’azzardo che è tenuto in piedi per l’80% dai giocatori problematici e patologici.

Nel 2025 è stato stimano che lo 0.2% dei giocatori ha generato il 48% ricavi. In Italia Agimeg ci dice che l’anno scorso su circa 500mila giocatori attivi il 10-15% è problematico.

Progettati per agganciare i più giovani

La Federal Trade Commission statunitense ha aperto un’indagine su Genshin Impact per: violazione del Children’s Online Privacy Protection Rule (Coppa), ossia raccolta di dati personali di utenti sotto i 13 anni senza consenso genitoriale e mancanza di trasparenza sulle meccaniche pay-to-play. L’indagine è stata chiusa a gennaio 2025 con una multa da 20 milioni di dollari all’azienda produttrice del gioco per violazioni di privacy e microtransazioni aggressive.

Basta questo fatto di cronaca a confermare che i gacha games hanno una base utenti significativa di minori che le autorità stanno iniziando a riconoscere come vulnerabile. D’altronde sono progettai per agganciare anzitutto i più giovani. Usano spesso personaggi in stile anime con grafiche colorate che danno espressività e carisma ai personaggi, così da favorire l’identificazione.
Anche le ambientazioni sono attraenti: avventurose ed esplorabili con una grafica di alta qualità che crea immersione. È inoltre possibile il più delle volte giocare con gli amici, partecipando a community dove condividere le estrazioni. Questo genera l’incentivo a parlarne sui social. Infine, l’accessibilità da mobile rende tutto sempre a portata di mano, tanto più che si comincia gratis.

Un fenomeno che chiede interventi urgenti

Quello dei gacha games è un fenomeno complesso per il quale non abbiamo ancora una regolamentazione efficace in quasi tutto il mondo, Italia inclusa, ma che genera enormi profitti che vengono letteralmente estratti da una minoranza vulnerabile di giocatori, mentre sempre più evidenze scientifiche dimostrano collegamenti con l’azzardo problematico e il rischio di dipendenza.

In apertura photo by Amanz on Unsplash

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Cipidillo, il Grillo parlante che allena sguardi e coscienza alla disabilità

17 Gennaio 2026 ore 12:54

Cipidillo non nasce come mascotte. Nasce come coscienza.
All’inizio si chiamava il Grillo della Cpd, un riferimento esplicito e voluto al Grillo Parlante di Pinocchio: non il personaggio simpatico, ma quella voce che disturba, richiama alla responsabilità e dice la verità anche quando non conviene.

È una scelta voluta dal presidente storico Paolo Osiride Ferrero, con un’idea molto chiara: la Consulta per le persone in difficoltà Cpd doveva fare sulla disabilità ciò che spesso nessuno ha il coraggio di fare: dire le cose come stanno, senza zucchero, senza pietismo, senza bugie consolatorie. Con amministratori, cittadini, imprenditori. Con tutti.

Da grillo parlante a Cipidillo

Con il tempo, però, il nome “Grillo” ha iniziato a creare un equivoco non voluto, legato alla nascita di un movimento politico. Per evitare sovrapposizioni e fraintendimenti, il nome cambia. La funzione resta identica.

Nasce così Cipidillo. Un nome che gioca ma non è leggero: “dillo alla Cpd”, “lo dice la Cpd”. Perché Cipidillo serve anche a questo: dire quello che spesso si evita, comprese le denunce di diritti negati, di barriere ignorate, di inclusioni raccontate bene e praticate male.

Perché Cipidillo serve anche a questo: dire quello che spesso si evita, comprese le denunce di diritti negati, di barriere ignorate, di inclusioni raccontate bene e praticate male. Oggi Cipidillo si definisce per ciò che fa: è un personal trainer emotivo per superare l’imbarazzo sulla disabilità. Non allena i muscoli. Allena lo sguardo, il linguaggio, le reazioni automatiche.
Smonta due narrazioni tossiche che dominano da anni il racconto della disabilità: il pietismo e l’eroismo. Due facce della stessa bugia.

Normalizzare la disabilità, non il disabile

Cipidillo non prova a “normalizzare il disabile”.
Fa qualcosa di più onesto e più scomodo: normalizza la disabilità come fatto umano, parte della nostra storia personale e collettiva. Che lo vogliamo oppure no. E riguarda tutti. Anche solo per una cosa che facciamo finta di dimenticare: la vecchiaia.

L’empatia strumento che piace ai bambini

L’ironia è il suo strumento principale.
Il pupazzo crea empatia immediata, abbassa le difese, apre una porta.
Con i bambini serve a preservare ciò che hanno già: la mancanza di pregiudizi.
Con adolescenti e adulti cambia registro: ogni tanto arriva una manata finta, uno schiaffo ironico ma preciso sul perbenismo, sull’inclusione di facciata, sulle parole giuste usate per non cambiare nulla.

Cipidillo è diventato anche teatro. Lo spettacolo teatrale è stato realizzato dalla Fondazione Casa Teatro Ragazzi di Torino, con la regia di Silvano Antonelli, ed ha esordito durante il DisFestival 2025. L’obiettivo è farlo girare nei teatri d’Italia.

Prima ancora di essere una mascotte, Cipidillo è diventato un peluche.
Si può adottare tramite una donazione alla Cpd, sostenendo concretamente i progetti dell’associazione.

Cipidillo sui social: linguaggi diretti, ironia e contenuti virali. Cipidillo è presente sulle principali piattaforme social, con linguaggi e formati pensati soprattutto per adolescenti e giovani adulti: Instagram; TikTok; YouTube.

Qui Cipidillo non fa divulgazione rassicurante. Usa video brevi, ironici e immediati per allenare lo sguardo e togliere imbarazzo.

Cipidillo sui social

Tra i contenuti che hanno raggiunto il maggior numero di visualizzazioni ce ne sono alcuni diventati emblematici.

In uno dei video più visti, Cipidillo ricorda che la disabilità non riguarda “gli altri”. Basta poco: un incidente in auto o in moto, una caduta, la vecchiaia. In questo racconto la carrozzina smette di essere un oggetto lontano o temuto e diventa un’opportunità per continuare a vivere, in modo diverso ma possibile. Non il problema, ma parte della soluzione.

Un altro video molto condiviso prende di mira il pietismo che ancora domina molte narrazioni sulla disabilità. Con tono ironico e diretto, Cipidillo smonta il linguaggio zuccheroso che sembra empatia ma in realtà crea distanza e superiorità morale.

Più irriverente, ma altrettanto preciso, è il format delle recensioni scherzose: tra queste, quella sulla candela Ferragni, raccontata attraverso finte recensioni “firmate” da diverse tipologie di disabilità. Un modo ironico e pungente per mettere in discussione il marketing dell’inclusione e l’uso superficiale della diversità come elemento decorativo o di tendenza.

Questo è il Cipidillo digitale: scherzoso ma mai innocuo, ironico ma sempre sul pezzo.

Cipidillo entra anche nelle scuole con la Città dell’Agenda della Disabilità ed è testimonial in eventi pubblici e aziendali.

Il futuro di Cipidillo è farlo conoscere sempre di più in Italia e sviluppare una linea di prodotti per sostenere i progetti della Cpd. Perché sulla disabilità non serve sentirsi migliori.
Serve diventare più onesti.

In apertura un’immagine di Cipidillo con alcuni bambini – tutte le fotografie da ufficio stampa

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