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Ricevuto ieri — 20 Gennaio 2026

Milano, 36enne ricoverato con gravi ustioni: “Un uomo mi ha buttato addosso benzina e mi ha dato fuoco”

20 Gennaio 2026 ore 19:46

Un uomo di 36 anni, originario dell’Eritrea, è stato ricoverato all’ospedale Niguarda di Milano con gravi ustioni. Stando a quanto riportato da Milano Today, è stato soccorso in zona Porta Venezia, la mattina del 20 gennaio. La vittima non ha fissa dimora e ha raccontato di essere stato aggredito per strada da qualcuno che non conosce: ha riferito che gli ha tirato addosso della benzina e poi gli ha dato fuoco.

Le ferite più gravi riguardano la schiena e il polpaccio destro. Le autorità stanno indagando per ricostruire la dinamica dell’aggressione e individuare i responsabili. A Milano, oltre ai pericoli della vita di strada, le persone senza fissa dimora sono messe a dura prova dal freddo: in città, questo inverno ha già ucciso tre persone.

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Crans-Montana, il caso di Emanuele Galeppini: morto per asfissia, ma non si ancora dove

20 Gennaio 2026 ore 19:11

La famiglia, da giorni, chiedeva di sapere e capire. È stato confermato che Emanuele Galeppini, il sedicenne campione di golf genovese coinvolto nella tragedia di Capodanno a Crans-Montana, è morto per asfissia, causata dai fumi tossici sprigionati dall’incendio che ha devastato il bar Le Constellation. Nonostante inizialmente si fosse ipotizzato un decesso per schiacciamento o per ustioni, l’autopsia ha escluso entrambe queste ipotesi. Il corpo di Galeppini, infatti, non presentava segni di ustioni, ma solo alcune escoriazioni. I periti nominati dalla Procura di Roma, i medici legali Sabina Strano Rossi, Fabio di Giorgio e Antonio Oliva, hanno effettuato l’autopsia a Roma tra il 19 e il 20 gennaio, alla quale ha preso parte anche la consulente della famiglia, la dottoressa Francesca Fossati. Sono ancora in corso ulteriori analisi per determinare esattamente quali sostanze siano state respirate dal ragazzo e dai suoi coetanei durante l’incendio che ha ucciso 40 persone.

Nel frattempo resta l’incertezza sul luogo esatto del decesso. Non è chiaro se il ragazzo si trovasse all’interno o all’esterno del locale al momento dell’incendio. Gli esperti hanno richiesto ulteriori indagini e si sono dati 60 giorni per completare l’esame autoptico, che dovrebbe fornire risposte più precise.

“Queste sono le prime anticipazioni – ha dichiarato l’avvocato Alessandro Vaccaro, legale della famiglia Galeppini – che confermano la morte avvenuta non per le ustioni. Ma la vera domanda è dove Emanuele sia morto, e su questo dobbiamo ancora fare chiarezza”. I genitori del giovane, che da settimane chiedono spiegazioni su come sia morto il loro figlio, sono rimasti scossi anche dalla gestione delle informazioni. “Non siamo stati informati subito della morte di Emanuele”, hanno dichiarato, sottolineando che il giovane aveva ancora i suoi documenti e cellulare intatti in tasca quando il suo corpo è stato trovato. Le autorità svizzere, infatti, avevano richiesto il test del DNA per l’identificazione, lasciando l’illusione per due giorni che Emanuele potesse essere tra i feriti.

L’inchiesta di Roma

Sul piano giudiziario, l’inchiesta della Procura di Roma si sta ampliando. È stato aperto un fascicolo per omicidio colposo, lesioni gravi e incendio colposo, mentre le indagini svizzere proseguono tra le polemiche dei legali di parte civile per modalità e tempistiche. La famiglia Galeppini ha già annunciato che intende chiedere l’estensione delle accuse, e non si limiterà solo ai coniugi Moretti, attualmente sotto inchiesta, ma intende coinvolgere anche il Comune di Crans-Montana. “Vogliamo che sia riconosciuto il dolo eventuale come reato contestato”, ha aggiunto l’avvocato Vaccaro. L’inchiesta continua anche sul caso degli altri giovani italiani morti nell’incendio, tra cui Chiara Costanzo e Achille Barosi, entrambi sedicenni. Le autopsie sui loro corpi sono previste mercoledì a Milano, e si prevede che l’esame sarà complesso e approfondito, per chiarire le cause della morte e verificare la presenza di asfissia, schiacciamento o altre possibili cause.

L’inchiesta in Svizzera

L’inchiesta in Svizzera procede. I pm hanno chiesto una simulazione virtuale dell’incendio e di come si è propagato il fuoco nel seminterrato del locale. La procuratrice generale aggiunta Catherine Seppey, con due suoi colleghi, ha formalmente nominato due tecnici di fiducia dell’Istituto Forense di Zurigo per gli accertamenti che avverranno in collaborazione con gli uomini del Swiss Safety Center. Nel provvedimento con cui si designano gli esperti ci sono anche i quesiti per chiarire i motivi del terribile incendio che si è sviluppato in pochissimo tempo. Tra le varie domande poste ci sono quelle che riguardano l’aspetto del pannello acustico in schiuma sul soffitto del seminterrato dal punto di vista dell’infiammabilità, le uscite di sicurezza, la capienza del locale e se siano stati adottati sistemi antincendio. Inoltre si chiede di poter ricostruire virtualmente quanto accaduto, dalla prima scintilla al rogo.

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Ritrovato senza vita il 26enne scomparso in provincia di Rovigo: il corpo sul fondo del fiume Adigetto

20 Gennaio 2026 ore 18:29

I Vigili del fuoco di Rovigo hanno ritrovato il cadavere del 26enne scomparso lunedì sera ad Adria, in provincia di Rovigo. Il giovane era andato a pescare in località Passetto e aveva parcheggiato la sua auto vicino alla chiesa della frazione.

Di lui non si erano più avute notizie: le operazioni di ricerca erano scattate intorno alle 2 di notte e i carabinieri avevano trovato l’attrezzatura da pesca sotto un ponte nei pressi del fiume Adigetto. Mezz’ora dopo erano intervenuti anche i sommozzatori del nucleo di Venezia, affiancati dai vigili del fuoco del Comune.

Il ritrovamento del corpo è avvenuto intorno alle 16 grazie all’impiego dell’ecoscandaglio, strumento nautico a ultrasuoni: il corpo del ragazzo era sul fondo del canale, a pochi passi dalla sponda del fiume verso Cavarzere. A recuperare la salma ci hanno pensato i sommozzatori del nucleo regionale dei Vigili del Fuoco. Sul posto sono intervenuti i carabinieri, la Polizia di Stato e la Polizia locale.

Foto d’archivio

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Diego Baroni scomparso da Verona, si indaga per sottrazione di minore

20 Gennaio 2026 ore 18:12

La procura di Verona ha aperto un fascicolo per sottrazione di minore in relazione al caso della scomparsa del 14enne di San Giovanni Lupatoto, Diego Baroni, scomparso da casa il 12 gennaio scorso. Per il momento, come riferito dal Corriere del Veneto, non c’è iscritto alcun nome nel registro degli indagati e la procura ha affidato a un perito informatico le indagini sul pc del ragazzino nel quale potrebbero essere raccolti elementi utili della sua attività sui social, in particolare quella su TikTok.

Di Baroni, 14 anni e studente di un istituto tecnico nel capoluogo di provincia, non si hanno notizie da otto giorni. Il cellulare del 14enne la sera stessa del giorno della sua scomparsa è stato localizzato a Milano, dove si pensa che il ragazzino si trovi presso alcuni nuovi amici, ignoti anche alla madre che ha negato che il figlio avesse precedenti conoscenze nel capoluogo lombardo. L’ipotesi è che si tratti di un allontanamento volontario ma che in qualche modo, al momento, al 14enne sia impedito, o forse solo consigliato, di evitare di farsi localizzare tramite il tracciamento del suo cellulare.

L’ipotesi degli investigatori è che Baroni si trovi a Milano perché il cellulare del ragazzo ha agganciato due celle di un’antenna nel centro della città lombarda e vista la testimonianza fatta da una sua conoscente a cui aveva riferito in stazione di star prendendo il treno in quella direzione, la mattina della scomparsa. Si indaga sui suoi contatti in rete e in particolare due richieste d’amicizia accettate dal ragazzo su TikTok nei giorni scorsi. A rivelarlo dei compagni della squadra di basket in cui giocava. Gli investigatori hanno però qualche dubbio che possa essere stato proprio lui a confermarle, e per questo hanno sequestrato il computer.

Ieri sera, intanto, il vescovo Domenico Pompili, il sindaco di San Giovanni Lupatoto Attilio Gastaldello e il presidente della provincia Flavio Massimo Pasini hanno guidato la camminata silenziosa di un km che si è conclusa nella chiesa di Pozzo (frazione dove vive la famiglia Baroni). Presenti 25 sindaci di altri comuni e 2000 persone. Qui le parole del cittadino e del vescovo hanno espresso la preoccupazione della comunità e della famiglia del giovane, con il primo cittadino che ha affermato: “Mai visto una piazza così gremita. Il silenzio riempie un vuoto soprattutto quando è espressione della voce unica di una comunità che si è unita con la famiglia di Diego”.

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Firenze, la figlia di Totò Riina esce dal carcere: obbligo di dimora a Corleone

20 Gennaio 2026 ore 17:24

Uscirà dal carcere Maria Concetta Riina, figlia del capo dei capi di Cosa Nostra. Lo ha deciso il gip di Firenze dopo l’incidente probatorio per la donna e il marito Antonino Ciavarello, entrambi indagati per estorsione aggravata dal metodo mafioso e tentata estorsione ai danni di due imprenditori toscani. Per Riina è stato disposto l’obbligo di dimora nel comune di Corleone, mentre Ciavarello resterà in carcere perché detenuto per altra causa. Lo scorso ottobre la Cassazione aveva confermato la misura della custodia cautelare in carcere per entrambi confermando la decisione del Tribunale del Riesame di Firenze che aveva accolto l’appello cautelare proposto dalla procura.

Secondo l’accusa i due avrebbero rivolto reiterate richieste di denaro, accompagnate da toni minacciosi e intimidatori tali da indurre almeno una delle vittime a cedere e consegnare una somma di denaro. “Siamo soddisfatti della decisione del giudice, che ha riconosciuto come non ci fossero più le condizioni per tenere i nostri assistiti in carcere. Attendiamo con serenità il prosieguo del processo, sicuri che ogni aspetto sarà valutato con la dovuta imparzialità e nel rigoroso rispetto delle garanzie processuali”, dice l’avvocato Francesco Olivieri.

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Federica Torzullo uccisa con 23 coltellate, ustioni sul volto e gamba amputata. Usata anche la benna-scavatrice

20 Gennaio 2026 ore 17:11

L’autopsia sul corpo di Federica Torzullo, la 41enne vittima di femminicidio a Anguillara Sabazia, ha rivelato la brutalità del delitto come era stato già spiegato dal procuratore capo di Civitavecchia. Secondo quanto emerso, la donna è stata colpita con 23 coltellate, di cui 4 sulle mani, segno di tentativi di difesa, mentre le restanti 19 ferite l’hanno raggiunta tra collo e volto. Le ferite sono state infette con una violenza tale che la morte della donna è apparsa rapida e terribile. Gli inquirenti avevano parlato di “molta cattiveria” e di un doppio tentativo di Claudio Carlomagno, il marito in stato di fermo per il delitto, di fare a pezzi il cadavere e di dargli fuoco.

Carlomagno è stato formalmente accusato di femminicidio. Dall’autopsia, effettuata presso l’Istituto di Medicina Legale della Sapienza a Roma, sono emerse anche ustioni al volto, al collo, alle braccia e nella parte superiore del torace, causate probabilmente dal tentativo di dare fuoco al cadavere. Le indagini hanno confermato che i colpi di coltello hanno colpito con forza l’addome e il bacino, ma anche gli arti inferiori. L’autopsia ha anche rivelato che l’intera gamba sinistra di Federica è stata amputata, mentre il torace è stato schiacciato dalla benna-scavatrice che Carlomagno aveva utilizzato per tentare di occultare il corpo.

L’uomo, attualmente recluso nel carcere di Civitavecchia, si trova in una sorta di “stato confusionale”: sostiene di non rendersi conto di quanto accaduto e afferma di non ricordare nulla. Carlomagno è costantemente sorvegliato a vista nell’infermeria dell’istituto penitenziario. Mercoledì si terrà l‘interrogatorio di garanzia. La donna era scomparsa dall’8 gennaio ed è stata ritrovata morta in una buca nell’azienda di famiglia di movimento terra, nel comune di Anguillara Sabazia, in provincia di Roma. Il 9 gennaio l’uomo ne aveva denunciato la scomparsa, ma dopo le prime indagini erano emerse molte incongruenze nel suo racconto. Gli accertamenti poi avevano portato gli investigatori dell’Arma dei carabinieri a rilevare tracce di sangue ovunque: in casa, nella macchina e sugli abiti dell’uomo.

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Il Tar annulla il provvedimento del Comune di Bologna che ha istituito la Città 30: “Motivazioni generiche”

20 Gennaio 2026 ore 16:39

È stato il primo capoluogo di provincia italiano ad adottare il modello “Città 30. Adesso però il Tar dell’Emilia-Romagna ha accolto il ricorso dei tassisti e ha annullato il provvedimento con cui il Comune di Bologna ha istituito il limite di velocità a 30 chilometri orari nel centro cittadino. In particolare viene annullato il Piano particolareggiato del traffico urbano e le ordinanze istitutive delle zone in cui il limite di velocità è stato abbassato a 30 km/h, “fermi restando gli ulteriori provvedimenti che l’Amministrazione intenderà adottare”. Un modello, quello della Città 30, che è stato adottato anche pochi giorni fa dal Comune di Roma nel centro storico.

Le “motivazioni generiche”

Il ricorso è stato originariamente proposto da due tassisti (poi rimasto solo uno) operanti nel territorio di Bologna, i quali “lamentavano – si legge nel provvedimento – il fatto che l’imposizione generalizzata del limite dei trenta chilometri orari avrebbe comportato tempi di percorrenza quasi doppi, con la conseguente riduzione del numero delle chiamate a cui rispondere e notevole contrazione del guadagno, per buona parte legato alla quota fissa richiesta per ogni corsa che va dai 3,40 euro ai 6,10 euro o addirittura 11,00 euro dall’aeroporto”. I giudici amministrativi hanno dato ragione ai ricorrenti che ritenevano che “le ordinanze che hanno individuato le ‘zone 30′” fossero “corredate da motivazioni generiche” senza puntualizzare “quali dei presupposti di legge sia stato di volta in volta ravvisato”. Provvedimenti che interessano “nel loro complesso il 70 % del territorio della città metropolitana, così escludendo in radice che possa trattarsi di imposizione di limiti più restrittivi motivata dalla particolarità della specifica realtà locale considerata”. Ne deriva, si legge nella sentenza del Tar, “la violazione dei limiti alla competenza regolatoria del Comune in materia di circolazione e sicurezza stradale, avendo, quest’ultimo, introdotto un nuovo limite di velocità generalizzato e non anche, così come consentito dalla legge, da applicarsi a singole strade presentanti caratteristiche peculiari rispetto ad ogni strada urbana”. “A prescindere dai positivi e desiderabili effetti di riduzione degli incidenti avvenuti nel 2024 e 2025 e delle vittime, cionondimeno l’individuazione delle strade assoggettate al limite di 30 km/h non risulta essere avvenuta nel rispetto della vigente normativa”, scrivono i giudici. Il ricorso era stato inizialmente respinto dal Tar, poi nel luglio del 2025 il Consiglio di Stato ha annullato la sentenza chiedendo al tribunale amministrativo di pronunciarsi nuovamente nel merito.

Lepore: “Città 30 va avanti”

“La sentenza del Tar pone questioni burocratiche sugli atti alle quali siamo pronti a rispondere, ma conferma una cosa importante: la funzione pianificatoria del Comune sui limiti di velocità. La Città 30 quindi andrà avanti“, commenta il sindaco Matteo Lepore. “Le vittime della strada e i loro familiari ce lo chiedono e noi siamo con loro, con l’obiettivo che abbiamo sempre avuto e rivendicato: salvare vite sulla strada, ridurre e prevenire gli incidenti e in questi due anni abbiamo dimostrato che è possibile”, conclude il primo cittadino di Bologna. Secondo i dati forniti dal Comune, anche nei primi 6 mesi del secondo anno di Città 30 venivano confermati i trend positivi: meno incidenti, morti e feriti, più spostamenti in bici e bike sharing, flussi veicolari che continuano a calare e meno inquinamento da traffico con il dato più basso degli ultimi 10 anni. Gli analisti – spiegava il Comune – evidenziano il calo del numero delle persone decedute sulla strada (5, come nel primo semestre 2024 cioè il 33,3% in meno del pre Città 30). Diminuiscono gli incidenti stradali (di oltre il 15%) e i feriti (di poco più del 5%). Calano gli incidenti più gravi (-21%), classificati dal 118 con “codice rosso”.

La soddisfazione di Fdi e Lega per la sentenza

Introdotta il primo luglio del 2023 sul territorio comunale (fatta eccezione per le strade ad alto scorrimento) in via sperimentale e poi ufficialmente dal 16 gennaio 2024, la Città 30 a Bologna era stata fortemente contestata dal ministro dei Trasporti Matteo Salvini e dai partiti di destra. E oggi il primo a esultare è il partito della premier Giorgia Meloni, che fa sapere di essere stato tra i promotori del ricorso tramite il proprio europarlamentare Stefano Cavedagna. “Il Tar ha accolto i ricorsi annullando le ordinanze, rimarcando l’illegittimità dell’azione del Comune che ha operato fuori dalle proprie competenze per meri scopi propagandistici”, dichiara Galeazzo Bignami, capogruppo di Fdi alla Camera dei Deputati. Immediato anche il commento del leader della Lega: “Bene la decisione del Ta. Il nuovo codice della strada approvato un anno fa dimostra la nostra attenzione alla sicurezza stradale, che però va fatta con buonsenso e non con provvedimenti ideologici che danneggiano i cittadini e tradiscono lo spirito delle Zone 30, pensate appositamente per proteggere alcune aree sensibili”, ha dichiarato Salvini.

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Crans-Montana, Bild: “I Moretti contattarono società di aviazione privata”. La denuncia di un’avvocata di parte civile

20 Gennaio 2026 ore 16:09

A quasi tre settimane dal devastante incendio che ha distrutto il locale Le Constellation a Crans-Montana, dove sono morte 40 persone e 116 sono rimaste ferite, sono i giornalisti che stanno fornendo un quadro completo su quanto avvenuto prima, durante e dopo il rogo. Secondo il quotidiano tedesco Bild, Jacques Moretti, uno dei proprietari del locale, avrebbe tentato di organizzare una fuga all’estero con l’aiuto di un operatore di aviazione privata. La notizia, se confermata, aggiunge un ulteriore elemento di gravità alla vicenda, facendo pensare a un tentativo di eludere la giustizia. Anche se nei giorni scorsi Moretti e la moglie Jessica, tramite i legali, hanno fatto sapere che non hanno nessuna intenzione di sottrarsi alla giustizia, pur negando negano responsabilità per quanto accaduto.

Secondo la lettera inviata dall’avvocata della parte civile, Nina Fournier, alla Procura del Canton Vallese, sarebbero stati presi contatti con una compagnia di aviazione privata per organizzare un’eventuale evasione, un fatto che la Procura – fortemente criticata dai legali delle parti civili – dovrà valutare anche ai fini della liberazione dell’arrestato. La lettera, visionata da Bild, anticipa anche uno dei temi centrali degli interrogatori previsti per martedì. Al momento, la sua liberazione potrebbe avvenire dietro il pagamento di una cauzione pari a 200.000 franchi (circa 215.000 euro), versati da un generoso amico anche per la moglie.

“Milano non resterà in silenzio”

Nel frattempo, l’Italia non rimane a guardare. Il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, ha annunciato che il Comune di Milano si costituirà parte civile nel processo per chiedere giustizia per le vittime, tra cui due giovani milanesi, Chiara Costanzo e Achille Barosi, deceduti nell’incendio. Dopo aver visitato i feriti ricoverati presso l’ospedale Niguarda, Sala ha espresso la ferma volontà dell’amministrazione di essere “vicina alle famiglie”, senza cercare protagonismo ma con l’intenzione di garantire il sostegno e la giustizia necessaria. Il sindaco ha ribadito che il Comune sta valutando con la sua avvocatura la forma migliore per intervenire nel processo e partecipare attivamente al fianco delle vittime.

Sala ha poi sottolineato come la tragedia non sia frutto del caso, ma di “errori” che vanno ricostruiti con attenzione. “La nostra città non intende restare in silenzio. Dobbiamo chiedere giustizia”, ha dichiarato, aggiungendo che Milano, insieme all’Italia, deve supportare le famiglie coinvolte in questa tragedia, chiedendo che vengano fatti pienamente luce sugli errori e le negligenze che hanno permesso una simile strage.

Autopsie in corso sui corpi delle vittime italiane

Nel frattempo, le indagini proseguono anche in Italia. Per Chiara Costanzo e Achille Barosi, i due giovani milanesi rimasti uccisi nell’incendio, sono previste le autopsie – che non sono state diposte in Svizzera ma dagli inquirenti italiani – per determinare con precisione le cause della morte. Secondo fonti ufficiali, l’autopsia, che si svolgerà nella giornata di mercoledì, includerà un esame approfondito con l’ausilio di una TAC, per stabilire se le vittime siano morte per asfissia, schiacciamento o per altri fattori. I genitori dei ragazzi sono assistiti dai loro avvocati e hanno nominato medici legali per seguire l’indagine e far luce sulle esatte dinamiche della tragedia. Le autorità italiane, tramite la Procura di Roma, hanno aperto un fascicolo per omicidio plurimo colposo, lesioni colpose e incendio, ma l’inchiesta è ancora a carico di ignoti, in attesa di chiarimenti sulle responsabilità.

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Impressionante mareggiata a Linosa, il video delle persone in fuga dalla costa

20 Gennaio 2026 ore 15:23

Il video mostra l’impressionante mareggiata che in queste ore – martedì 20 gennaio – stanno colpendo Linosa, delle isole Pelagie. Diversi i danni segnalati, compresi quelle alle barche. Intanto resta massima l’allerta in tutta la Sicilia: il ciclone Harry ha investito prevalentemente il versante orientale e nelle province di Messina, Catania e Siracusa sale a circa 200 il numero delle persone evacuate dalle proprie abitazioni. Il sistema di Protezione civile regionale continua il monitoraggio costante del territorio, colpito da precipitazioni intense, raffiche di vento di burrasca e mareggiate d’intensità eccezionale.

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Tragedia a Vibo Valentia: bambina di 2 anni muore soffocata da un wurstel

20 Gennaio 2026 ore 15:19

Una bimba di due anni è morta dopo essere rimasta soffocata, con ogni probabilità dall’ingestione di un wurstel. L’episodio è successo nella tarda mattinata di oggi, 20 gennaio, a Vibo Valentia. La piccola ha ingerito l’alimento che è andato ad ostruire le vie respiratorie. Non riuscendo a superare la crisi, i genitori l’hanno immediatamente trasportata al pronto soccorso dell’ospedale di Vibo dove la bimba è arrivata in arresto cardiaco. I medici hanno provato in tutti i modi a rianimarla per circa un’ora ma purtroppo senza successo. Sull’accaduto è attesa nelle prossime ore l’apertura di una indagine.

Foto d’archivio

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