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LE CARAMELLE DEL FUTURO? FUNZIONALI, DAI CONTRASTI ESTREMI E CON MENO ZUCCHERI OGGI SONO CONSUMATE DA 9 ITALIANI SU 10

16 Giugno 2026 ore 11:05

LE CARAMELLE DEL FUTURO? FUNZIONALI, DAI CONTRASTI ESTREMI E CON MENO ZUCCHERI

OGGI SONO CONSUMATE DA 9 ITALIANI SU 10

 

Un’indagine realizzata da Unione Italiana Food con il contributo delle principali aziende del settore confetteria ha messo in luce il futuro delle caramelle, sia dal punto di vista dell’innovazione di prodotto che di processo.

Un prodotto dalla storia pluricentenaria particolarmente amato dai nostri connazionali – le consuma il 95% degli italiani e circa 1 italiano su 3 lo fa almeno 3-4 volte a settimana – che sta evolvendo velocemente verso il binomio gusto e salute. Fra i principali trend dei prossimi anni, le caramelle nutraceutiche arricchite con vitamine e sali minerali, quelle adatte a regimi alimentari specifici, fino a inedite proposte gourmet dagli ingredienti ricercati. A giugno torna l’appuntamento con il Candy Month, l’occasione perfetta per celebrare le caramelle.

 

Un comparto all’avanguardia, capace di intercettare le esigenze dei consumatori moderni, anche giovani, proponendo nuovi prodotti, gusti, formati e ricette. Basti pensare che ogni anno vengono lanciate sul mercato in media 10-15 nuove caramelle, a fronte di circa 35-40 ricette realizzateUnione Italiana Food, l’Associazione, aderente a Confindustria, che rappresenta le principali aziende produttrici di caramelle, ha realizzato lo scorso aprile un’indagine con il contributo dei principali player del settore per mettere in luce, dal punto di vista dell’innovazione, come saranno le “caramelle del futuro” [1].

 

INGREDIENTI A BASE VEGETALE, COLORANTI FUNZIONALI E MENO ZUCCHERI NELLE CARAMELLE DI DOMANI

Tra i punti chiave, su cui c’è l’impegno condiviso dal 100% delle aziende oggetto dell’intervista, troviamo la riduzione degli zuccheri, che rappresenta il tema di ricerca e sviluppo prioritario dell’intera categoria.

Strettamente collegata a questo è anche la futura introduzione nelle caramelle – indicata dall’83% delle aziende – di ingredienti a base vegetale.

Il 50% delle aziende afferma inoltre che in futuro ci sarà un sempre maggior utilizzo di coloranti funzionali come spirulina blu e viola, curcuma, succo di barbabietola, carota nera.

Allo stesso tempo i nuovi trend riguarderanno prodotti adatti a regimi alimentari specifici, come quelli in linea con il “vegan friendly”, e le caramelle nutraceutiche, capaci di coniugare gusto e salute attraverso l’arricchimento con nutrienti funzionali, tra cui vitamine, fibre, estratti vegetali e probiotici.

 

NUOVI GUSTI: DAI CONTRASTI INTENSI FINO ALLA CARAMELLA “GOURMET”

Dall’indagine realizzata da Unione Italiana Food emerge che, per il 67% delle aziende del settore l’evoluzione del gusto è alla base della caramella del futuro, attraverso due tendenze dominanti.

Da una parte il settore sta puntando sulle caramelle dai contrasti estremi – come il binomio caldo e freddo o livelli di acidità amplificati – in grado di offrire esperienze sensoriali intense e sorprendenti in linea con i gusti delle nuove generazioni.

Dall’altra il comparto lancia la sfida del posizionamento gourmet, che riflette un’evoluzione verso la ricercatezza degli ingredienti e della ricetta, avvicinando la caramella al mondo del food premium.

MATERIE PRIME: SI PUNTA SULLA RISCOPERTA DEGLI INGREDIENTI REGIONALI

La valorizzazione del territorio entra nelle caramelle di domani soprattutto attraverso la qualità certificata delle materie prime: l’83% del comparto indica che in futuro verranno ancora più utilizzate eccellenze DOP e IGP come liquirizia di Calabria, nocciola del Piemonte e agrumi di Sicilia.

 

LE SFIDE DEL SETTORE: TRA INDUSTRIA 4.0, INTELLIGENZA ARTIFICIALE E SOSTENIBILITÀ

Per quanto riguarda l’innovazione di processo, le aziende del settore mostrano una forte convergenza su Industria 4.0 e Intelligenza Artificiale. L’automazione industriale è una priorità condivisa per ottimizzare efficienza e sicurezza lungo la linea di produzione. Parallelamente, l’AI emerge come strumento strategico non solo per la produzione, ma anche per la previsione delle tendenze di gusto dei consumatori e lo sviluppo di nuove ricette. Lato sostenibilità, invece, i dati più significativi che emergono dall’indagine riguardano in primis l’adozione di fonti energetiche rinnovabili, indicata dall’83% delle aziende, e a seguire l’utilizzo di packaging eco-compatibili (67%).

 

“Il mondo intorno a noi cambia rapidamente, e con esso cambia il modo in cui i consumatori vivono il momento del comfort food”, afferma Paolo Casoni, Presidente del settore Confetteria di Unione Italiana Food. “In questa direzione, le caramelle in futuro rappresenteranno sempre più un’esperienza multidimensionale. Le aziende stanno lavorando a prodotti capaci di coniugare il piacere del palato con il benessere psicofisico delle persone, come caramelle con vitamine, sali minerali e probiotici con meno zuccheri e calorie. Anche il settore si sta evolvendo rapidamente, mettendo al centro l’innovazione tecnologica e utilizzando l’intelligenza artificiale anche come ausilio alla preparazione delle ricette, salvaguardando la grande tradizione italiana e proiettandola piuttosto verso il futuro.”

 

GIUGNO È IL “CANDY MONTH”: IL 95% DEGLI ITALIANI CONSUMA CARAMELLE, AGRUMI IL GUSTO PREFERITO

Quale mese migliore per raccontare le caramelle di domani, se non giugno, durante il quale si festeggia il Candy Month, il mese dedicato al mondo delle caramelle in tutte le loro forme e sapori? Nata nel 1974 negli Stati Uniti, questa ricorrenza continua a rendere omaggio ad un evergreen del comfort food che ha saputo conquistare gli italiani e attrarre anche le giovani generazioni.

Infatti, secondo una recente indagine commissionata da Unione Italiana Food ad AstraRicerche, nel nostro Paese quasi la totalità della popolazione (95%) consuma caramelle e circa 1 italiano su 3 (31%) lo fa almeno 3-4 volte a settimana. Tra chi le consuma spesso, troviamo soprattutto abitanti di Sicilia (37%), Lombardia (35%), Campania (33%) e Puglia (33%)[2].

Il gusto più amato dai nostri connazionali? È quello agli agrumi (44%), che si posiziona in testa alla classifica dei sapori più apprezzati, seguito dalla menta forte o balsamica (39%) e dalla liquirizia (36%). Completano la “top 5” dei gusti più desiderati il gruppo composto da “menta, eucalipto, anice” (34%) e dai frutti di bosco (27%).

[1] Indagine Unione Italiana Food attraverso le principali aziende del settore, 2026

[2] Indagine “Italiani e gusti di caramelle”, AstraRicerche 2024

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TROVATE IN CINA DELLE MUMMIE SEPOLTE NEL DESERTO IN BARCHE

26 Febbraio 2024 ore 19:48

Nel 1990, centinaia di corpi mummificati furono trovati sepolti in barche in un’inospitale area desertica nella regione autonoma uigura dello Xinijang, nel nord-ovest della Cina. Conosciute come le mummie del bacino del Tarim, ora sono state esaminate geneticamente e gli scienziati hanno ristretto le origini delle misteriose mummie. I risultati sono piuttosto sorprendenti.

I corpi e gli abiti delle mummie sono sorprendentemente intatti nonostante risalgano a 4.000 anni fa e sono stati scoperti nel bacino del Tarim nello Xinjiang. I lineamenti del viso e il colore dei capelli sono visibili, essendo stati naturalmente preservati dall’aria secca del deserto.

Le mummie furono scoperte sepolte in bare a forma di barca ricoperte di pelli di mucca. Accanto a loro c’erano i segni di una società agricola: prodotti alimentari come grano, orzo e formaggio, nonché bestiame come pecore, capre e bovini.

Avevano l’aspetto di stranieri provenienti da una terra straniera perché erano alti, portavano cappelli di feltro di lana e stivaletti di cuoio, e alcuni di loro avevano i capelli biondi. Tuttavia, i genomi di 13 mummie risalenti a 4.000 anni fa, straordinariamente conservati, non erano migranti che portavano la tecnologia dall’Occidente, come si supponeva in precedenza. Uno studio sul DNA delle mummie rivela che si trattava di gente del posto con profonde radici nella zona.

In uno studio pubblicato sul Nature Journal , i ricercatori hanno analizzato i dati genetici raccolti dalle mummie. Risalgono al 2.100-1.700 a.C. e hanno rivelato la provenienza delle persone.

Sembrano essere le reliquie di un’antica popolazione scomparsa in Eurasia dopo l’ultima era glaciale, ancestrale delle popolazioni indigene che vivono oggi in Siberia e nelle Americhe.

In foto una donna dell’età del bronzo mummificata naturalmente, che fu sepolta a Xiaohe nel bacino del Tarim.

Gli individui distanti 400 chilometri l’uno dall’altro, alle estremità opposte del bacino del Tarim, avevano un DNA simile a quello dei fratelli. Anche se le mummie erano gente del posto che non si era sposata con i pastori migranti nelle vicine valli montane, non erano culturalmente isolate. Già 4000 anni fa avevano abbracciato nuove idee e culture: indossavano abiti di lana tessuta, costruivano sistemi di irrigazione, coltivavano grano e miglio non autoctoni, allevavano pecore e capre e mungevano il bestiame per produrre formaggio.

Sebbene lavori precedenti abbiano dimostrato che le mummie vivevano sulle rive di un’oasi nel deserto, non è ancora chiaro il motivo per cui furono sepolte in barche ricoperte di pelli di bestiame con remi in testa – una pratica rara che non si trova da nessun’altra parte nella regione e forse meglio associato ai Vichinghi.

Secondo lo studio, il gruppo era nella zona da qualche tempo e aveva una distinta discendenza locale, che confutava le teorie secondo cui si trattava di pastori della regione meridionale del Mar Nero russo, dell’Asia centrale o dei primi agricoltori dell’altopiano iraniano.

Christina Warinner, autrice dello studio, professoressa di antropologia all’Università di Harvard e leader del gruppo di ricerca presso il Max Planck Institute for Evolutionary Anthropology, ha dichiarato in una dichiarazione: “Le mummie hanno affascinato a lungo sia gli scienziati che il pubblico sin dalla loro scoperta originale. Oltre ad essere straordinariamente conservati, sono stati ritrovati in un contesto molto insolito e presentano elementi culturali diversi e lontani”.

I ricercatori hanno anche affermato che è possibile che una popolazione sia geneticamente isolata ma anche culturalmente cosmopolita.

Oltre a esaminare i genomi sequenziati dai resti di cinque individui del bacino di Dzungarian più a nord nella regione autonoma uigura dello Xinjiang in Cina, i ricercatori hanno anche esaminato i dati genetici delle mummie più antiche del bacino del Tarim, che risalgono a un periodo compreso tra 3.700 e 4.100 anni. . Risalenti tra 4.800 e 5.000 anni fa, sono i resti umani più antichi rinvenuti nella regione

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