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Il Bari Pride 2026 dedicato ad Ambra Dentamaro, ragazza trans uccisa nel 2018: una storia mai risolta

16 Giugno 2026 ore 07:13

di Rosamaria Fumarola

Gli organizzatori del Pride che si è tenuto a Bari in un clima festoso e come sempre di grande partecipazione hanno inteso dedicare quest’anno la manifestazione ad Ambra Dentamaro, una donna transessuale ammazzata nel 2018 in una strada adiacente il lungomare, il cui assassino non è stato mai trovato.

Ambra non aveva completato il percorso anche legale che avrebbe fatto di lei una donna a tutti gli effetti e pur avendo un lavoro la sera si prostituiva. La sua è una storia di disinteresse e di imbarazzo della cosiddetta società civile barese, che in ogni sua componente non ha mostrato alcun impegno per la ricerca del responsabile della sua morte. Le indagini, ad esempio, condotte in modo superficiale, con errori macroscopici che forse persino un bambino avrebbe saputo evitare, hanno inizialmente trascinato in giudizio un individuo sulla base di indizi che portavano in una diversa direzione. Una difesa lineare è riuscita a smantellare la tesi accusatoria e a restituire la libertà ad un innocente.

La vicenda è permeata da grande drammaticità anche per il coinvolgimento di quest’uomo, che nulla aveva in comune con l’individuo ripreso dalle videocamere, mentre si allontanava trascinando la macchina in panne dal vicolo in cui l’assassinio era stato compiuto. Quanto ad Ambra, ciò che di lei si sa è emerso dalle testimonianze delle sue amiche, alcune delle quali prostitute e da quanto dichiarato dal padre e dalla madre. In genere sul piano umano persino per chi è autore di un omicidio esiste il riscatto, che la narrazione amorevole dei parenti garantisce.

Nel caso di Ambra ciò che è apparsa evidente è stata la vergogna per quella vita nonché per quella morte. I volti dei genitori sono apparsi blerati nelle registrazioni del processo mandate in onda in tv. Un’amica della vittima ha raccontato che pur avendo incominciato il percorso per il cambiamento di sesso, Ambra lo aveva interrotto e addirittura si era fatta estrarre le protesi al seno prima impiantate, secondo la testimone per garantire una minore esposizione alla famiglia con cui viveva.

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Le incertezze nelle parole proferite dalla madre hanno poi definitivamente avvalorato questa tesi. Le colleghe peraltro non lesinavano di aggredirla verbalmente e fisicamente a causa, pare, delle tariffe concorrenziali delle prestazioni offerte. La sua vita è finita in un vicolo, dove qualcuno l’ha accoltellata, qualcuno che è poi tornato alla sua esistenza di sempre, forse ai suoi affetti, al suo lavoro e che da quella notte in silenzio gongola per aver conservato integra la libertà.

Qualche giorno fa durante una conferenza stampa, gli organizzatori del Pride barese hanno dichiarato, con un intervento sintetico, di voler dedicare ad Ambra la manifestazione di quest’anno. Di lei non hanno raccontato granché, ma è stato un modo per impedire che la sua storia fosse dimenticata. Tuttavia i suoi genitori hanno ritenuto indispensabile intervenire per prendere le distanze da un uso della memoria della figlia che, a loro dire, Ambra stessa avrebbe disapprovato.

Fa specie che questa famiglia preferisca l’oblio alla verità e si faccia oggi portavoce di intenzioni che nessuno può sapere davvero se la giovane uccisa in quel vicolo così vicino al mare avrebbe condiviso.

Assente è stato un intervento della famiglia perché si indagasse seriamente sulla morte di Ambra, assente l’impegno delle forze dell’ordine per la ricerca del colpevole, assente l’interesse della società civile perché si facesse chiarezza su quest’omicidio. Certo timida la presenza di chi ha condiviso con Ambra lo stesso mondo, la stessa rete sociale, timida ma pur sempre presenza e che oggi dopo troppo tempo interroga Bari sulla sua morte. Perché soffocarne la voce?

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Da Luxuria a Pascale, i dibattiti sul palco della Gay Street di Roma: “Diamo spazio anche a chi ha un pensiero diverso”

15 Giugno 2026 ore 13:47

Dal 16 al 21 giugno la Gay Street di Roma, in via di San Giovanni in Laterano, a pochi passi dal Colosseo, si trasformerà in un palcoscenico dedicato a cultura, diritti e inclusione. Torna infatti “Walk with Pride”, la manifestazione diretta da Ezio Cristo che per sei giorni animerà uno dei luoghi simbolo della comunità LGBTQIA+ della Capitale con talk, spettacoli, concerti, presentazioni e momenti di confronto. A inaugurare l’evento il 16 giugno sarà Vladimir Luxuria, madrina della manifestazione, che taglierà il nastro dando ufficialmente il via alla settimana di appuntamenti. Tra gli ospiti attesi figurano anche Imma Battaglia, Antonella Elia, Priscilla, Francesco Montanari e Gabriele Piazza con lo spettacolo satirico “Eterofobo”.

Uno degli appuntamenti più attesi e discussi è il talk del 17 giugno che vedrà confrontarsi Francesca Pascale, co-fondatrice del movimento Gay Conservatori e Liberali, Alessia Crocini, presidente di Famiglie Arcobaleno, e Nicola Di Bartolomeo del Movimento 5 Stelle. Una scelta che arriva dopo che nelle scorse settimane Pascale aveva denunciato l’esclusione dai talk della Pride Croisette e che gli organizzatori rivendicano come occasione di confronto. “Credo sia stato un errore non dare spazio e voce anche a chi ha un pensiero diverso”, spiega a ilfattoquotidiano.it il direttore artistico Ezio Cristo. “Non stiamo parlando di un partito fascista, ma di un movimento che si definisce gay conservatore. Poi si può essere d’accordo o meno, ma la censura non fa parte della mia idea di comunità. Noi siamo totalmente liberali e riteniamo giusto che sui diritti possano confrontarsi posizioni differenti”. La manifestazione si svolgerà a pochi giorni dal Roma Pride del 20 giugno, ma gli organizzatori respingono l’idea di una contrapposizione diretta. “Non ci poniamo come alternativa al Pride”, precisa Cristo. “Piuttosto proponiamo un’alternativa a quello che è il programma ufficiale di eventi del Roma Pride. È uno spazio aperto dove possono convivere sensibilità diverse”.

Per Cristo la scelta della Gay Street non è casuale. “Io credo molto in un Pride diffuso. La Gay Street è da oltre vent’anni un simbolo per la comunità LGBTQIA+ romana ed è spesso il primo luogo di approdo per chi arriva in città e cerca un punto di riferimento. Qui è nata una parte importante della storia della comunità romana e per questo ci sembrava il luogo naturale per una manifestazione come questa”. Tra gli eventi di maggiore richiamo figura il concerto del 19 giugno di Francesco Sarcina e Le Vibrazioni, mentre il programma prevede anche riconoscimenti a personalità impegnate nella promozione dei diritti, un concorso drag dedicato alla scena performativa italiana e numerosi incontri culturali.

Particolare attenzione sarà dedicata quest’anno alle persone transgender. Non a caso la madrina dell’evento sarà Vladimir Luxuria. “Credo che oggi la questione della transessualità sia uno dei temi più delicati e meno approfonditi all’interno del dibattito pubblico”, osserva Cristo. “La scelta di Vladimir ha un valore simbolico e politico. Vogliamo riportare al centro una discussione che spesso resta ai margini”. Nel programma è previsto anche un incontro dedicato specificamente ai diritti delle persone trans. “Abbiamo deciso di coinvolgere non solo associazioni, ma direttamente persone transgender”, conclude il direttore artistico. “Per noi è importante che a parlare siano anche coloro che vivono quotidianamente queste esperienze”. L’obiettivo dichiarato di “Walk with Pride” è quello di raccontare una società più inclusiva attraverso il dialogo tra arte, cultura e partecipazione civile, valorizzando uno spazio che da anni rappresenta uno dei punti di riferimento della comunità LGBTQIA+ della Capitale.

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