Vista elenco

Perquisizioni a Berlino e Brandeburgo e un arresto in Spagna in relazione a una rapina in banca ad Aquisgrana del 2013 (12 agosto 2026)

17 Agosto 2026 ore 09:00
Perquisizioni a Berlino e Brandeburgo e un arresto in Spagna in relazione a una rapina in banca ad Aquisgrana del 2013 (12 agosto 2026) Mercoledì 12 agosto, a partire dalle…

Fotoalbum da La Coruña

14 Agosto 2026 ore 21:52

Nelle ultime due notti avrò dormito sei ore. Stamattina all’aeroporto di Madrid, prosciugata dall’insonnia, ho messo insieme questo album. Più che l’eclissi – che a La Coruña è stata flagellata dalle nubi –, più spesso qui troverete chi l’eclissi la guardava, e che ho avuto la ventura di incrociare sul lungomare della città e nei dintorni dell’Estadio Riazor. Buona visione!

© 2026, Federica Loiacono. Tutti i diritti riservati.

 

© 2026, Federica Loiacono. Tutti i diritti riservati.

 

© 2026, Federica Loiacono. Tutti i diritti riservati.

 

© 2026, Federica Loiacono. Tutti i diritti riservati.

 

© 2026, Federica Loiacono. Tutti i diritti riservati.

 

© 2026, Federica Loiacono. Tutti i diritti riservati.

 

© 2026, Federica Loiacono. Tutti i diritti riservati.

 

© 2026, Federica Loiacono. Tutti i diritti riservati.

 

© 2026, Federica Loiacono. Tutti i diritti riservati.

 

© 2026, Federica Loiacono. Tutti i diritti riservati.

 

© 2026, Federica Loiacono. Tutti i diritti riservati.

 

© 2026, Federica Loiacono. Tutti i diritti riservati.

 

© 2026, Federica Loiacono. Tutti i diritti riservati.

 

© 2026, Federica Loiacono. Tutti i diritti riservati.

 

© 2026, Federica Loiacono. Tutti i diritti riservati.

 

© 2026, Federica Loiacono. Tutti i diritti riservati.

 

© 2026, Federica Loiacono. Tutti i diritti riservati.

 

© 2026, Federica Loiacono. Tutti i diritti riservati.

 

© 2026, Federica Loiacono. Tutti i diritti riservati.

 

© 2026, Federica Loiacono. Tutti i diritti riservati.

 

© 2026, Federica Loiacono. Tutti i diritti riservati.

 

© 2026, Federica Loiacono. Tutti i diritti riservati.

 

A Ceuta migliaia di bambini dormono in strada. «Il sistema di protezione è al collasso»

14 Agosto 2026 ore 16:11

A Ceuta ci sono migliaia di bambini che dormono per strada, senza una rete di accoglienza e protezione. Alcuni di loro hanno appena sette anni.  Quanti siano, per il momento, è impossibile dirlo. Molti, infatti, non sono stati identificati e registrati e potrebbero trovarsi per strada, nascosti o in altri luoghi privi delle necessarie condizioni di sicurezza.  A lanciare l’allarme è Save the Children, a  due settimane dall’inizio della crisi umanitaria, scatenata dall’arrivo di decine di migliaia di persone provenienti dal vicino Marocco, entrate via terra e via mare in pochissimi giorni. 

Un afflusso eccezionale che ha rapidamente saturato un sistema di accoglienza per i minori già caratterizzato da una capacità limitata.  Mentre l’attenzione è massima per l’allarme diffuso di una prossima imminente ondata di arrivi, un’équipe di Save the Children si trova a Ceuta, per valutare le condizioni di vita di bambini e adolescenti, individuare i bisogni di protezione più urgenti ed eventuali situazioni di vulnerabilità.

«Siamo di fronte a una situazione umanitaria che richiede risorse urgenti, come la creazione di spazi sicuri per loro», ha riferito nei giorni scorsi Jennifer Zuppiroli, esperta di migrazioni di Save the Children Spagna. 

Jennifer Zuppiroli (Save the Children Spagna) da Ceuta

«La responsabilità di proteggere questi bambini non può ricadere esclusivamente su Ceuta», ha detto. «Lo Stato deve mobilitare immediatamente le risorse necessarie affinché nessun bambino dorma per strada e Ceuta disponga del sostegno necessario per far fronte a questa emergenza». Per capire meglio la situazione attuale e le priorità di intervento, VITA ha intervistato Raul Arnaiz, direttore di programma di Save the Children in Spagna. 

Qual è oggi la situazione a Ceuta per i minori arrivati da soli?

Molto critica: tanti di loro si trovano a vivere per strada. Il sistema di protezione di Ceuta e i centri di accoglienza hanno infatti una capacità molto limitata e non riescono ad accogliere tutti i bambini e le bambine e i ragazzi e le ragazze arrivati soli. In questo momento, quindi, molti di loro sono in strada, soprattutto in alcune aree industriali, vicino ai capannoni, oppure in spazi che gli stessi abitanti di alcuni quartieri di Ceuta hanno allestito nei giorni scorsi. Vivono in condizioni molto precarie, in assenza di beni e servizi di prima necessità.

Raul Arnaiz

Dal vostro punto di vista, quali sono le priorità per garantire a questi ragazzi la protezione immediata?

Per prima cosa, bisogna identificare tutti i bambini e ragazzi che in questo momento si trovano per strada, fuori dal sistema di protezione. La seconda priorità è creare spazi fisici in cui possano essere trasferiti, per essere quantomeno al sicuro, avere un posto dove dormire e avere accesso ai servizi di base, come cibo e igiene. Poi è necessario che il sistema pubblico metta in campo misure di accoglienza e protezioni ufficiali, perché i minori possano essere registrati e poi distribuiti nelle diverse regioni o Comunità autonome — come le chiamiamo in Spagna — e verso i rispettivi sistemi di protezione. In questo momento il sistema di Ceuta è completamente collassato e incapace di far fronte alla situazione.

Quali sono gli ostacoli che oggi rallentano il trasferimento di questi minori verso altre regioni spagnole?

Il primo problema è che non esiste un numero definitivo e ufficiale: alcuni dati parlano di 1.500 minori  inseriti nel sistema di protezione, mentre diverse organizzazioni sociali e di quartiere stimano che circa 4mila bambini siano ancora al di fuori del sistema, in attesa di identificazione e indirizzamento verso risorse sicure. Sappiamo con certezza che molti in questo momento si trovano per strada e di loro non esiste alcun registro. Il secondo ostacolo ha a che fare con la volontà politica: ci sono Comunità autonome, o regioni, più disponibili ad accogliere e a farsi carico del trasferimento di questi bambini e ragazzi, ma ce ne sono anche altre meno aperte all’accoglienza. 

Ci sono gruppi particolarmente vulnerabili?

Sì, abbiamo incontrato, in questa circostanza, un numero consistente di bambine che vivono in strada. Questo ci preoccupa molto, perché le bambine sono esposte a rischi maggiori, come la tratta o lo sfruttamento sessuale, soprattutto quando non hanno praticamente nulla. Ci preoccupano anche i bambini molto piccoli, che pure vediamo vivere sulle strade di Ceuta. 

In cosa consiste, in questo momento, il vostro lavoro sul campo?

Abbiamo spostato a Ceuta un’équipe professionale che ha diversi compiti. Innanzitutto identifica i minori che si trovano per strada, per indirizzarli verso il sistema pubblico di protezione e accoglienza nei centri preposti.  La nostra équipe opera anche negli accampamenti temporanei, creati in due quartieri della città di Ceuta — spazi allestiti dagli stessi abitanti — per individuare vulnerabilità specifiche di questi bambini e ragazze. E poi realizziamo attività e laboratori, oltre che sostegno psicologico. Siamo anche al fianco delle associazioni locali e piccole realtà del territorio che stanno gestendo questi spazi temporanei e hanno bisogno di beni di prima necessità, come coperte o articoli per l’igiene.

Cosa chiedete alle istituzioni nazionali e internazionali per tutelare i bambini che vivono questa situazione?

Questi bambini sono arrivati a Ceuta, che è parte del territorio spagnolo, ma questo non è un problema di Ceuta: è una realtà che deve essere affrontata dallo Stato spagnolo e anche dall’Europa. Per questo, chiediamo che venga rispettata la normativa internazionale, che i bambini e le ragazze siano riconosciuti come soggetti di protezione, che vengano accolti in luoghi realmente protettivi per loro e che i casi di ricongiungimento familiare siano gestiti con tutte le garanzie legali e sempre, ovviamente, mettendo al primo posto l’interesse superiore del minore.

Esiste davvero un allarme per una possibile, imminente nuova ondata di arrivi? 

Girano voci su un possibile nuovo arrivo di persone migranti tra Ceuta e Melilla il 15 agosto o nei giorni successivi, ma nessuno ci ha comunicato nulla in tal senso, né ufficialmente né in via ufficiosa, perciò non posso confermare che si tratti di un allarme reale.  Ma l’allarme a Ceuta esiste già: la sua popolazione di 80mila abitanti è raddoppiata in una notte, con l’arrivo di altre 80mila persone. Il sistema di protezione e accoglienza è collassato, generando una situazione complicata e di grande vulnerabilità, che riguarda anche tanti minori in strada. Insomma, l’allarme esiste già adesso: non riesco a immaginare cosa potrà accadere, se ci saranno nuovi arrivi. 

Foto apertura Ana López per Save the Children, Video fornito da Save the Children. Foto interna fornita dall’intervistato

L'articolo A Ceuta migliaia di bambini dormono in strada. «Il sistema di protezione è al collasso» proviene da Vita.it.

Come un occhio che si chiude

13 Agosto 2026 ore 20:04

«Capitano, guarda un poco all’orizzonte:/cosa sono quelle nuvole nel/cielo?». Questi versi, a cui mai avrei voluto pensare nella giornata di ieri, mi sono cascati addosso nel pomeriggio, intorno alle 18, quando ho raggiunto il centro di La Coruña per assistere all’eclissi. In un cielo, pulito su ogni fronte fino a poco prima, un fitto assembramento di nubi si addensava a occidente, esattamente dove di lì a una mezzora il Sole si sarebbe piazzato.

Il lungomare è stato preso d’assalto da migliaia di persone – alla fine saranno oltre duecentoventimila, in totale, secondo i quotidiani locali -, che si vanno raccogliendo su panchine, s’appoggiano alle spallette, si sistemano in spiaggia, o, semplicemente, passeggiano lungo l’Avenida de Pedro Barrié de la Maza. Turbata, percorro il lungomare verso sud-ovest, con lo sguardo piantato sulle nubi, e mi avvicino all’Estadio Riazor. Una torma di individui in casacche biancazzurre sciama nell’area attorno alla struttura. Cerco nei loro occhi il turbamento, e tuttavia non lo trovo. Altro argomento pare infatti quello che tiene impegnate le coscienze di chi mi circonda. Alle 21 si disputerà nientemeno che Deportivo – Real Madrid, partita con cui ci si aggiudica il trofeo Teresa Herrera, a quanto pare molto sentito qui in città.

Tifosi fuori dall’Estadio Riazor prima di Deportivo – Real Madrid. Crediti: F. Loiacono

José, il proprietario di Casa Canosa, il ristorante in cui pranzo ogni giorno da quando sono giunta in Galizia, è uno di quelli che stasera è andato allo stadio, anziché a vedere l’eclissi. Dopo pranzo mi ha mostrato la tessera blu che attesta la sua affiliazione al club, con tanto di abbonamento stagionale. Il club se l’è vista brutta negli ultimi anni, «è fallito come il Parma», mi dice rispolverando vicende antiche, ma ora s’è ripreso. Lui c’era al Riazor nel 2004, il giorno in cui il Milan venne sconfitto 4 a 0 nei quarti di Champions. All’epoca frequentavo la seconda media, e ancora rammento il lutto che adombrò gli allora miei compagni di classe milanisti.

Víctor Manuel  – «come il re d’Italia», stavolta è il paragone prescelto – è il cognato di José. Sono le tre del pomeriggio e ha già indosso la maglia strisciata della squadra cittadina. Secondo lui non vale la pena guardare il cielo durante le eclissi. Quello che accade in cielo infatti si sa, è meccanico, si può calcolare. Quel che non sappiamo è quel che accade sulla Terra, a noi, agli uccelli, alle piante. Per questo, tutto sommato, non gli dispiace essere allo stadio all’ora di un fenomeno che a La Coruña si ripeterà non prima di qualche secolo.

Nel mentre che s’attende l’inizio della partita sono arrivate le 19 e 30, orario che, da queste parti, segna il principio dell’eclissi parziale. Nella Rúa Manuel Murguía, strada che costeggia il Riazor, si comincia a notare un cospicuo numero di tifosi che estrae gli occhiali da eclissi per puntarli verso il Sole. Il Sole è tuttavia disperso tra le nubi, e ogni tanto, quasi per sbaglio, timidamente affiora. «No se vede nada», la frase che si ode più spesso.

Due tifose guardano l’eclissi fuori dallo stadio, prima che cominci la partita. Crediti: F. Loiacono

Il pullman del Real Madrid passa a una decina di metri, salutato dai fischi dei padroni di casa. Mi faccio largo tra i reiterati Yeremay e Quagliata per raggiungere la spiaggia. A un certo punto confondo Valerón con l’a me più familiare ma incongruente Verón, a dimostrare come le competenze calcistiche della sottoscritta siano talvolta fallaci. Un giovane sfoggia una maglia azzurra che ben si mimetizza con le altre, ma con un non camuffabile R. Baggio che spicca sul dorso. «È la maglia di Usa ‘94», ci tiene a dirmi il proprietario, tanto per gettare ulteriori tristi presagi sull’esito della giornata.

Quando arrivo sul lungomare mi giro a guardare il Sole. Gli manca un pezzo. Nonostante sapessi che sarebbe successo sono incredula. Scopro che avere la certezza che una cosa accadrà non toglie nulla allo stupore che si prova nell’assistere ad essa. Credo sia la prima volta che faccio un’esperienza di questo tipo. O perlomeno, mentre scrivo non mi vengono in mente situazioni avvicinabili.

Su una panchina del Paseo Marítimo di La Coruña si guarda l’eclissi parziale. Crediti: F. Loiacono

Mi inoltro sul Paseo Marítimo di La Coruña – uno dei lungomari più lunghi d’Europa – rivolgendo le spalle al Sole. Mi interessano i volti, le espressioni perplesse, quelle stupite, chi solleva un braccio per indicare un particolare, chi si toglie gli occhiali scocciato perché passa una nuvola. Víctor Manuel aveva ragione, le cose più interessanti stanno sulla terra. La folla tutta pare soggetta a un incantamento. L’attesa è presenza tangibile, su questo marciapiede gremito e, al contempo, incredibilmente silente, rapito. Uno strano ordine si effonde dalla scena. Ogni tanto mi volto e indosso gli occhiali, per guardare com’è messa la nostra stella. Ogni volta la trovo smagrita, assottigliata, spolpata com’è dall’avanzata inarrestabile della Luna.

La Playa del Orzán attende l’eclissi totale. Credi: F. Loiacono

L’ora sullo smartphone mi dice che mancano pochi minuti alla totalità. Voglio essere in spiaggia. A malapena scorgo una scalinata per raggiungerla, fitta com’è di individui che aspettano. Nessuno più toglie e mette gli occhiali. Li indossano tutti. Nelle foto commetto innumerevoli sbagli, dimenticando il fuoco della macchina fotografica all’infinito per immortalare soggetti a un metro di distanza. Ma a questo punto m’interessa poco.

La Playa del Orzán è un vasto accampamento. Migliaia di persone siedono sui teli. Se non si sapesse dell’eclissi, si potrebbe pensare che questa gente sia qui per un raduno, che sia in attesa di un concerto, di un’esibizione che a un certo punto affiorerà dalle onde. Comincio a tremare. Un minuto prima della totalità la folla erompe in un applauso. C’è chi ride. Si ride tantissimo, per questa cosa che accade dentro e non si tiene. Io tremo. Quand’ho tremato così l’ultima volta? Ho mai tremato così in vita mia? Lo sapevo, sapevo tutto. Eppure tremo.

Il Sole eclissato dalla Luna nei cieli nuvolosi sopra La Coruña. Crediti: F. Loiacono

Il Sole si è ridotto a una ciglia sottilissima, che sorride oltre le nubi. Sembra la Luna. I gabbiani gridano impazziti a decine e decine e decine, sopra l’acqua, davanti a questa palpebra sottile che si sfina inesorabilmente. Poi più nulla. Il Sole è un occhio che si chiude. Cerco una parola per chiamare il buio che è caduto sulla spiaggia, la tonalità cupa che si è presa la sera, mentre il vento ci scompiglia tutti. È come. È come. La verità è che la parola non si trova. Stavolta non è la musica, ma la poesia che giunge in mio soccorso. «Che ‘ntender no la può chi no la prova», Dante, Beatrice e il Paradiso, l’ineffabilità delle cose celesti. «Non chiederci la parola che squadri da ogni lato», un altro verso caduto nella testa. Io la parola non ce l’ho. «Come il Parma», «Come il re d’Italia», come José, come Víctor Manuel. Non è come qualcos’altro. È come nelle eclissi. A La Coruña, adesso, in questo cielo di nuvole che viaggiano.

Poco prima della totalità. Crediti: F. Loiacono

Settantasei secondi. Tanto c’è concesso di restare senza una luce che ci guardi. A La Coruña la corona non si vede, l’hanno rubata le nuvole. Il Riazor, con i suoi trentamila spettatori, splende a sinistra come un’astronave parcheggiata sulla terra. Quando quell’esile virgola che è il Sole che riappare si manifesta, dalla parte opposta da cui se n’eran perse le tracce, un applauso torrenziale s’innalza dalla spiaggia tutta. Gli uccelli ritornano a gridare, a disegnare traiettorie irripetibili sul cielo che schiarisce, a mano a mano che la luce solare acquista vigore.

Il giorno è tornato. Pochi minuti dopo, le nubi s’inspessiscono al punto tale che non si vede più nulla. Il lento trascinarsi della Luna, che sveste di sé il Sole, noi non l’abbiamo visto. Ma il prima, c’era tutto. Nella sfortuna, siamo stati fortunati.

Il Sole scende dalle nuvole quando tutto è passato. Crediti: F. Loiacono

Mi trattengo in spiaggia per un po’, fino alle 22. C’è ancora luce, e il Sole riesce finalmente a palesarsi sporgendo dagli strati di nubi. La Luna torna nuova, preclusa al nostro sguardo. Il transito sulla nostra stella l’ha sottratta all’abituale invisibilità che la caratterizza, in questa fase della sua infaticabile rivoluzione attorno alla Terra.

Il Deportivo ha perso 1 a 0 contro il Real Madrid, si verrà a sapere più tardi. Questo viaggio è cominciato pensando a una partita, e si conclude, imprevedibilmente, nel segno di un’altra. Allo stadio s’è fatto buio durante il riscaldamento. Alcuni tifosi hanno aspettato la fine del fenomeno per salire sugli spalti.

C’è chi ride sui teli, ragazzi che corrono sulla sabbia e si tuffano nell’oceano, chi sta steso ad occhi chiusi. Un signore indossa gli occhiali da eclissi a cercare la nostra stella a festa finita, prima che s’inabissi in mare. Mi scatto un selfie sulla spiaggia, come foto ricordo. Il crollo dell’adrenalina mi taglia le gambe.

Ci sono 23 gradi. Ricevo foto di inaudita bellezza dell’eclissi da Burgos, e da ogni dove della Spagna. Almeno qui non fa caldo, penso. Poteva andare peggio.

«Come l’astronomo Le Gentil», un Whatsapp di mia madre.

Però l’ho vista.

«E allora hai avuto più fortuna di Le Gentil».

Per quello, tutto sommato, basta poco. Di fortuna, credo di averne avuta molta di più.

 

 

Eclissi totale, minuto per minuto

13 Agosto 2026 ore 19:36

Ieri, 12 agosto, il giorno è diventato notte. Era l’ora del tramonto, ma prima di salutare la Terra come ogni sera, il Sole ha regalato a una sottile fascia di mare e terra uno spettacolo raro e meraviglioso: un’eclissi totale. Vediamo com’è andata attraverso le foto e i commenti di ricercatrici e ricercatori dell’Istituto nazionale di astrofisica (Inaf) che l’hanno osservata nella zona di totalità.

L’eclissi totale di sole del 12 agosto 2026 fotografata dal volo Irish Air Corps C295 a circa 400 km dalla costa occidentale dell’Irlanda. Crediti: Dias, Tcd, Tu Dublin & Inaf

Sull’Oceano Atlantico, a circa 400 chilometri dalla costa d’Irlanda, un team internazionale di ricercatori e ricercatrici ha studiato il fenomeno a bordo di un volo speciale dell’aeronautica militare irlandese con il coronografo E-CorMag sviluppato dall’Inaf. Il volo è durato in totale sei ore e mezza e la totalità, che non era visibile dal territorio irlandese, è stata osservata intorno alle 19.15 ora locale – 20.15 in Spagna e Italia. «Siamo andati sopra le nuvole, cielo sgombro, eclissi ben visibile durante la totalità e anche per molta parte della parzialità», racconta a Media Inaf Lucia Abbo, ricercatrice Inaf a Torino. «Abbiamo belle immagini e soprattutto abbiamo acquisito i dati con E-Cormag, tutte le sequenze osservative sono state eseguite». L’analisi dei dati seguirà nelle prossime settimane, ma intanto il team è soddisfatto, oltre che emozionato (e un po’ stanco).

Osservando l’eclissi con lo strumento E-CorMag a bordo del volo Irish Air Corps C295 a circa 400 km dalla costa occidentale dell’Irlanda. Crediti: Dias, Tcd, Tu Dublin & Inaf

A quell’ora, in Spagna ci si godeva ancora l’eclissi parziale, occhi all’insù, opportunamente protetti con i caratteristici occhialini di sicurezza. Meno di un quarto d’ora più tardi, alle 20.28 ora locale, il disco lunare ha oscurato completamente quello solare anche sui cieli della Galizia, al nord-ovest della Spagna, rivelando i colori della cromosfera e l’etereo alone biancastro – la corona – agli obiettivi fotografici di Salvo Guglielmino e Fabiana Ferente dell’Inaf di Catania, che l’hanno osservata in un parco eolico a una cinquantina di chilometri da La Coruña. Nel capoluogo della Galizia c’era anche l’inviata Federica Loiacono dell’Inaf di Bologna, che sta raccontando come la città sta vivendo questa eclissi in un reportage pubblicato giornalmente sulle pagine di Media Inaf.

Eclissi totale di sole del 12 agosto 2026, fotografata dalla Galizia. Crediti: Salvo Guglielmino e Fabiana Ferente/Inaf

Un minuto più tardi, alle 20.29, procedendo verso sud-est, la totalità è arrivata nella Castilla y Leon. Qui, nei pressi di Burgos, erano posizionati i ricercatori della missione Vento (Vulcanoid Eclipse Near-sun Test Observations) pronti a fotografare i dintorni del Sole eclissato in cerca di ipotetici asteroidi detti Vulcanoidi. Poco prima dell’eclissi totale, il Sole ha regalato uno straordinario “anello di diamante”, immortalato in una delle immagini di Albino Carbognani dell’Inaf – Osservatorio di astrofisica e scienza dello spazio di Bologna.

L’effetto “anello di diamante” in una foto dell’eclissi del 12 agosto 2026 ripresa nei pressi di Burgos, in Spagna. Crediti: Albino Carbognani/Inaf Oas Bologna

Sua maestà, la corona, in una foto dell’eclissi del 12 agosto 2026 ripresa nei pressi di Burgos. Crediti: Albino Carbognani/Inaf Oas Bologna

Grani di Baily ripresi durante l’eclissi di Sole del 12 agosto 2026. Crediti: Gabriele Umbriaco e Alessio Taranto (UniBo)

«Ieri abbiamo ripreso cromosfera, protuberanze e corona solare a scopo illustrativo del fenomeno: immagini “spettacolari” come l’anello di diamante oppure quello della grande protuberanza ben visibile a occhio nudo durante la totalità» dichiara Carbognani. «Il vero focus scientifico sono state le misure del valore del background del cielo a distanze diverse dal Sole, e immagini a grandissimo campo della corona esterna che serviranno per costruire modelli di brillanza del cielo. Poi abbiamo ripreso la regione dei Vulcanoidi lungo l’eclittica con due diversi strumenti per determinare la magnitudine limite che si può raggiungere. Infine sono stati ripresi i grani di Baily ad alta risoluzione spaziale e temporale per verificare la presenza di qualche nuovo picco lunare non ancora noto. Ci vorrà un po’ di tempo per analizzare i dati e ottenere i modelli che serviranno per la vera caccia ai Vulcanoidi durante l’eclissi del 2 agosto 2027».

«La campagna ha inoltre raccolto dati sulle ombre volanti e immagini ad alta definizione della totalità, utili sia per lo studio dell’assorbimento atmosferico e del disturbo osservativo nella zona dei Vulcanoidi, sia per la divulgazione», aggiunge Alessio Taranto dell’Università di Bologna.

Poco lontano da Burgos, in provincia di Palencia, Luca Zappacosta dell’Inaf – Osservatorio Astronomico di Roma ha ripreso la corona solare nel cielo crepuscolare sopra il castello medievale di Torremormojón, ritraendo l’atmosfera spettrale che ha caratterizzato il minuto e mezzo di totalità dell’eclissi.

L’eclissi totale di Sole del 12 agosto 2026 sul castello medievale di Torremormojon, in provincia di Palencia, Spagna. Crediti: Luca Zappacosta/Inaf Osservatorio Astronomico di Roma

L’eclissi totale di Sole del 12 agosto 2026 fotografata da Torremormojon, in provincia di Palencia, Spagna. Crediti: Luca Zappacosta/Inaf Osservatorio astronomico di Roma

Il Sole durante l’eclissi totale del 12 agosto 2026. Crediti: Sandro Bardelli/Inaf Oas

Nella campagna tra Palencia e Burgos, vicino al paese di Castrojeriz, Sandro Bardelli dell’Inaf di Bologna ha ripreso il Sole durante la fase di totalità con uno smart telescope, il Seestar 50, catturando la corona solare.

Anche un gruppo di cosmologi, riuniti per un congresso presso il monastero La Vid, vicino al comune di Aranda de Duero, ha colto l’occasione per osservare il fenomeno celeste in un campo di grano. I colori suggestivi che caratterizzano l’eclissi sono palpabili nelle istantanee che riceviamo da Carlo Giocoli dell’Inaf di Bologna e Giulia Despali dell’Università di Bologna.

Partecipanti del “Dark Sky Meeting” osservano l’eclissi vicino all’Hospedería Monasterio La Vid, in Spagna. Crediti: C. Giocoli/Inaf Oas Bologna

Nei pressi di Soria, Quirino D’Amato dell’Inaf – Istituto di Astrofisica e Planetologia Spaziali (Iaps) di Roma ha approfittato del cielo sereno per fotografare l’eclissi dal monte Valonsadero, catturando – poco prima della totalità – una mongolfiera in volo davanti al sole eclissato.

Immagine dell’eclissi di Sole del 12 agosto 2026, poco prima della totalità, scattata dal monte Valonsadero vicino Soria in Spagna; in primo piano, la sagoma di una mongolfiera. Crediti: Quirino D’Amato/Inaf Iaps

Sempre nei pressi di Soria, a Castejón del Campo, Valerio Campobasso dell’Inaf di Padova, durante un road trip con l’associazione “Cieli Stellati di Puglia”, ha trovato il luogo ideale per osservare l’eclissi, ma soprattutto storie, persone e il loro rapporto con il cielo. «Abbiamo attraversato la España Vaciada, una regione caratterizzata da paesaggi aridi e piccoli pueblos segnati dallo spopolamento causato dall’éxodo rural degli anni ‘50-’60», racconta. «A Castejón del Campo abbiamo incontrato una comunità vivace e determinata a resistere all’abbandono: una vecchia scuola, il progetto Sillas Solidarias contra la despoblación, tutto il pueblo in festa dopo l’eclissi, musica, telescopi e racconti sotto le stelle. Ci hanno accolto come amici, invitandoci a restare per la notte e portandoci la colazione il mattino dopo».

L’eclissi totale del 12 agosto 2026, ripresa da Castejón del Campo. Crediti: Cieli stellati di Puglia; Castejón del Campo; Valerio Campobasso

Tramonto del sole eclissato, il 12 agosto 2026, ripreso da Castejón del Campo. Crediti: Cieli stellati di Puglia; Castejón del Campo; Valerio Campobasso

Dopo un altro minuto, la totalità è arrivata anche sull’isola di Minorca, alle 20.30. Qui, a Ciudadella, sulla costa ovest di Minorca, si trovava Antonio Maggio dell’Inaf di Palermo insieme a un gruppo di astrofili guidato da Alberto Villa, responsabile della nuova sezione astroturismo dell’Unione astrofili italiani.

Osservando l’eclissi solare del 12 agosto 2026 sull’isola di Minorca. Crediti: A. Maggio/Inaf Palermo

Istanti prima dell’eclissi totale, dall’isola di Minorca. Crediti: Alberto Villa. Riprese effettuate nel viaggio a Minorca organizzato da Associazione Astrofili Alta Vardera (AAAV) e Samovar Viaggi.

Un altro minuto ancora: sono le 20.31 e l’eclissi è totale anche a Palma de Mallorca, dove Marco Mastrofini e Giuliano Raeli dell’Inaf Osservatorio astronomico di Roma la stavano aspettando sul mirador (punto panoramico) di Cala de ses Ortigues, location scelta per le caratteristiche del paesaggio, e perché le autorità locali hanno ristretto e contingentato tutte le aeree più ambite dell’isola. «Dopo un’estenuante attesa che ci ha accompagnato per 12 ore, la ricompensa è stata la sensazione primordiale che l’eclissi nel momento della totalità ha portato con sé», commentano i due ricercatori. «Buio, silenzio assoluto (anche le cicale hanno smesso di cantare) e quando si è incendiato il contorno della Luna tutta la cala si è risvegliata sotto il suono delle trombe delle navi sottostanti. Il bagaglio emozionale che ci portiamo dietro è di dimensioni enormi».

L’eclissi durante la fase parziale, osservata dalla Cala de ses Ortigues a Palma de Mallorca. Crediti: Marco Mastrofini e Giuliano Raeli/Inaf Osservatorio astronomico di Roma

La corona solare durante la totalità, ripresa dalla Cala de ses Ortigues a Palma de Mallorca. Crediti: Marco Mastrofini e Giuliano Raeli/Inaf Osservatorio astronomico di Roma

L’eclissi al tramonto dalla Cala de ses Ortigues a Palma de Mallorca. Crediti: Marco Mastrofini e Giuliano Raeli/Inaf Osservatorio astronomico di Roma

Dopo un altro minuto, la totalità è giunta anche all’Observatorio Astrofisico de Javalambre, duemila metri di quota, in provincia di Teruel. Due inviate speciali dell’Inaf, Federica Duras e la sottoscritta, hanno raccontato l’eclissi vissuta da questo luogo eccezionale nel podcast in cinque puntate “Totalità. Diario di un’eclissi di sole”.

Sequenza dell’eclissi totale di sole del 12 agosto 2026 ripresa con un Seestar 30 Pro dall’Observatorio Astrofisico de Javalambre. Crediti: Inaf/C. Mignone

Gli ultimi raggi di sole filtrano attraverso il profilo delle montagne lunari prima della fase di totalità, ripresa dall’Observatorio Astrofisico de Javalambre, in Spagna. Crediti: Lapo Casetti/UniFi

Protuberanze solari e la corona durante la fase di totalità, ripresa dall’Observatorio Astrofisico de Javalambre, in Spagna. Crediti: Lapo Casetti/UniFi

L’eclissi totale, ripresa dall’Observatorio Astrofisico de Javalambre, in Spagna. Crediti: Lapo Casetti/UniFi

Il sole parzialmente eclissato tramonta dietro le montagne della Sierra de Javalambre, in Spagna. Crediti: Federica Duras/Inaf

Qui, oltre alle dirette dell’Agenzia spaziale europea (Esa) e del planetario di Berlino, c’è anche un esperimento scientifico in corso, guidato dall’Istituto nazionale di astrofisica in collaborazione con il Cnr di Padova e l’Università di Firenze. Un team di fisici solari ha messo alla prova, per la prima volta e con successo, lo strumento Ciss (Circular Slit Spectrograph), un nuovo concetto di spettrometro per studiare la corona solare basato su una fenditura circolare a raggio variabile. «È andata benissimo, oltre le aspettative. Tutto ha funzionato come doveva: spettrometro, montatura, software e non ultimo il meteo!», scrive Federico Landini, ricercatore Inaf a Torino e principal investigator dell’esperimento, mentre rientra verso l’Italia in furgone con a bordo lo strumento. «Abbiamo ottenuto il primo spettro circolare della corona. Negli 87 secondi di durata della totalità abbiamo acquisito spettri completi della corona fra 525 e 670 nanometri per tre diverse altezze eliocentriche: 1.1, 1.2 e 1.3 raggi solari».

Il team dell’esperimento Ciss (Circular Slit Spectrometer) dopo aver misurato lo spettro radiale della corona solare durante l’eclissi del 12 agosto 2026 all’Observatorio Astrofisico de Javalambre, in Spagna. Crediti: C. Mignone/Inaf

Infine, alle 20.33, la totalità è giunta anche a Ibiza, dove Giacomo Carrozzo, Fabrizio Oliva e Andrea Raponi dell’Inaf Iaps hanno immortalato l’eclissi dal faro dell’isola.

Eclissi al tramonto dal faro di Ibiza. Crediti: F. G. carrozzo, F. Oliva, A. Raponi/Inaf Iaps

In Italia, questa eclissi di Sole è stata parziale, superando il 90 percento di oscuramento del disco solare nelle regioni più settentrionali e occidentali del paese, senza mai raggiungere la totalità ma non per questo riscuotendo meno interesse da parte del pubblico. Arrivederci, dunque, alla prossima eclissi, che dall’Italia sarà sempre parziale – ma di più facile fruizione, la mattina. Dalla fascia di totalità, che taglia il Mediterraneo passando per il sud della Spagna e tutto il Nord Africa, culminando in Egitto e volgendo al termine in Medio Oriente e Corno d’Africa, si preannuncia un’esperienza ancor più spettacolare: al contrario della breve eclissi di ieri (un minuto e mezzo, due minuti al massimo tra Islanda e Groenlandia), l’eclissi totale del 2 agosto 2027 durerà infatti tra i quattro e i sei minuti. E, per fortuna, c’è da aspettare poco meno di un anno.

Osservazione pubblica dell’eclissi parziale di sole al velodromo di Pianoro, vicino Bologna. Crediti: A. De Blasi/Inaf Oas Bologna

Per saperne di più: 

La playlist dell’eclissi

12 Agosto 2026 ore 14:54

Il sopralluogo alla Torre de Hércules (vedi puntata di ieri) ha dato esito negativo. Due poliziotti interpellati sulla fruibilità della zona durante l’eclissi hanno tranciato di netto ogni qualsivoglia intenzione della sottoscritta di recarvisi questa sera. L’area, magnifica, essendo patrimonio Unesco verrà chiusa da ogni lato per evitare che – il poliziotto imita il gesto con le mani visto il mio sguardo disorientato dinanzi a un irripetibile verbo spagnolo – la gente metta tutto in subbuglio.

In compenso, mentre andavo via, mi sono imbattuta in una bancherella che esponeva un ricco assortimento di occhiali, evidentemente non da eclissi.

Occhiali non da eclissi su una bancherella nei pressi della Torre de Hércules (La Coruña). Crediti: F. Loiacono

I poliziotti però, notata la mia non celabile delusione, mi hanno detto che posso consolarmi ammirando il fenomeno dal lungomare. Dato l’imponente afflusso di gente che si prevede la sera dell’evento, la strada sarà chiusa al traffico. Nonostante la fitta copertura di nubi riscontrata al mattino (vedi sempre qui), il cielo ora è limpido e il Sole esattamente ventiquattr’ore prima dell’eclissi sfolgora indomito, senza impedimento di nuvola alcuna.

Mentre mi accingo a percorrere questo serpentone dorato che è il lungomare di La Coruña al tramonto, che a questo punto sarà il luogo eletto per contemplare il nascondimento, mi faccio compagnia con una playlist di canzoni confezionata per l’occasione.

Qualche giorno prima di partire, mentre trovavo nelle quiete acque di Palese, quartiere nord di Bari, effimero ristoro alle temperature roventi che hanno afflitto la nostra penisola la scorsa settimana, vengo raggiunta da un verso. Verso ascoltato e urlato innumerevoli volte, ma che alla luce dell’imminente partenza si caricava di un significato nuovo, inedito, imprevisto.

Da quel verso piombato all’improvviso ho messo in piedi, anche grazie al prezioso aiuto di amici e familiari, una playlist dedicata all’evento e che qui vi sottopongo. Fenomeno è infatti l’eclissi che travalica i limiti astronomici per conquistare posizioni inattese in ambiti altri delle cose umane. La musica in particolare ne ha abusato, producendo metafore talvolta audaci, come testimonia il vasto assortimento di canzoni che tirano in ballo più o meno direttamente l’oscuramento della nostra stella da parte della Luna.

E proprio grazie alla Luna ci inoltriamo in questa rassegna. Non è il nostro satellite bensì «qualcuno che conosco» a oscurare la luce dell’amata in “Qualcosa di grande” dei Lùnapop, hit che si aggiudicò l’edizione del 2000 del defunto Festivalbar, e a cui appartiene il verso che mi ha raggiunta in acqua. Tiriamo nuovamente in ballo il gruppo bolognese dopo la puntata di ieri. La constatazione dell’irreversibile eclissi dell’oramai ex-fidanzata culminerà nella sfidante asserzione «E ora provaci dal buio/A brillare senza me».

All’eclissi i Subsonica dedicheranno nientemeno che un intero album nel 2007, denominato per l’appunto “L’eclissi”. A differenza del brano di Cremonini e compagni, il fenomeno astronomico qui evoca splendore: «Nel cuore di un’eclissi tu risplenderai» (il pezzo è “Il centro della fiamma”).

La copertina dell’album dei Subsonica “L’eclissi” (Virgin Records, 2007)

Dolentissima ritroviamo l’eclissi nelle parole di Carmen ConsoliEnnesima eclisse tra un dolore e un altro», “Ennesima eclisse”), mentre protagonista di un connubio fusionale quanto tormentato è quella di Paola Turci in “Eclissi” («Luna e sole, che bel male/da toccare fino ad annullarsi»). In un pezzo omonimo, in quanto a scenari funesti che riguardano l’umanità tutta, non scherza Ginevra Di Marco, come ancora i Subsonica L’eclissi di una sazia e spenta civiltà», “La glaciazione”).

C’è chi invece elegge il momento dell’eclissi per avanzare richieste di varia natura – ci si chiede lecitamente perché ciò non venga fatto in altre circostanze. Parliamo di “Eclissi” di Gianluca De RubertisE mentre guardavo l’eclissi/Non devi partire ti prego ti dissi») e “L’eclisse” di Cristina DonàSalvami dalla realtà quando arriva l’eclisse»). C’è poi chi – vedi Salmo nella recente “Eclissi”, tanto per cambiare – attribuisce al fenomeno astronomico le incomprensioni che affliggono certe nostre relazioni («È inutile capirsi, è colpa dell’eclissi»). Ci pensa Tananai a riscattare l’allineamento di Sole, Luna e Terra con una dichiarazione d’amore e un dubbio accostamento («Ti amo come si amano i rave e le eclissi» in “Rave, Eclissi).

Menzioniamo chi il Sole non lo trova più («Mi chiedo dove mai/sia finito il sole», si domandano i Negramaro in “Sole”), chi se lo dimentica («Con l’eclissi totale si scorda il sole», per delucidazioni chiedere ad Anna Oxa in “Eclissi totale”) e chi lo vuole indietro (Zucchero in “Ridammi il sole”). Sul fatto che il Sole non debba proprio farsi vedere non hanno alcun dubbio i Ministri, vedi “Il Sole (È Importante Che Non Ci Sia)”.

La Torre de Hércules, di origine romana, è il faro più antico al mondo ancora in funzione. L’area attorno alla torre sarà chiusa durante l’eclissi. Crediti: F. Loiacono

Tetro come nelle eclissi diventa il nostro astro quando a chiamarlo in causa sono i Litfiba (“Sole nero”) ma anche gli Snap-Out, con una canzone omonima, o i Formula 3 nelle brutte giornate («Sole giallo, sole nero/giorni belli e giorni no», “Sole giallo, sole nero”). In quanto a cupezza non scherza anche il sole evocato dai Timoria in “Sole spento” («Come in un sole in cui sentire freddo»). A disattivare la nostra stella ci aveva già pensato una quarantina d’anni prima chi rubò il cuore di Adriano CelentanoSi è spento il sole, chi l’ha spento sei tu», “Si è spento il sole”).

Non mancano le incursioni nel cinema – sulla filmografia legata al tema ci sarebbe da scrivere un articolo a parte –, con la frizzante “Eclisse Twist” interpretata da Mina, che ci porta dentro il celebre “L’eclisse” di Michelangelo Antonioni.

A generare l’oscuramento di un quartiere romano sarà Corviale, gigantesco complesso residenziale che s’innalza come maestosa astronave in “Eclissi di periferia” di Max Gazzè.

Infine, in “Replay” di Samuele Bersani l’eclissi è assoluta: persino la luna sparisce.

Mi astengo in questa sede da una disamina su come la musica internazionale si sia approcciata al tema in oggetto: la già folta carrellata diverrebbe oltremodo verbosa e illeggibile. Nella playlist che trovate alla fine dell’articolo ho incluso qualche brano (imprescindibile) di provenienza estera. Mentre leggete vi vengono in mente altri pezzi? Proponeteceli!

Un gruppo di bagnanti improvvisa una partita di calcio lungo la spiaggia cittadina mentre il Sole si nasconde. Crediti: F. Loiacono

Dal lungomare di La Coruña lo scenario è magnifico. Un folto gruppo di individui improvvisa una partita di pallone sul bagnasciuga. Il Sole è stato appena inghiottito dalle famigerate nuvole basse, tanto temute in questi giorni, mentre una nube grassa e veloce, impensabile fino a un’oretta fa, ha divorato buona parte del cielo a sud-ovest.

Questa è l’incertezza che avviluppa la Galizia tutta. Male che vada, se il Sole se lo mangerà una nuvola, se annegherà nella foschia, o il nostro appuntamento fallirà per altre insondabili ragioni, questa notte ci sarà (più d’) una canzone da cui tornare.

La playlist dell’eclissi di Media Inaf (disponibile anche su Spotify):

 

 

Ventisette anni dopo

11 Agosto 2026 ore 18:00

L’11 agosto del 1999 si è verificata l’ultima eclissi di Sole visibile da non trascurabili porzioni del territorio europeo. Dall’Italia la Luna ha occultato solo parzialmente la nostra stella. La percentuale di oscuramento variò tra il 95 per cento nel nord della penisola e il 65 per cento nelle isole maggiori.

Noi cosa facevamo in quei giorni lontani, sul finire degli anni ‘90? Era estate e un giovane Cremonini mechato di rosso imperversava in radio conducendoci su fiabeschi colli bolognesi, favolosi per me, bimbetta di otto anni cresciuta nella provincia barese, per la quale una città del Nord si collocava alla stessa inaudita distanza di una galassia lontana, e nell’inconsapevolezza di noi tutti che mai avremmo giurato che quel pezzo ci saremmo ritrovati a ballarlo a ogni compleanno, matrimonio, festa qualsiasi nei ventisette anni successivi.

Copertina dell’album “Ciao” (1999) di Lucio Dalla (Pressing)

Interrogato rispetto all’album “Ciao”, uscito nel settembre del ’99, Lucio Dalla non mancò di citare l’eclissi, tra gli avvenimenti che scandirono quella fine di millennio: «Ciao alla confusione, ciao al secolo che finisce: con tutto quello che è successo quest’anno, guerre, eclissi, terremoti, vittime, previsioni di fine del mondo, tutto come un groviglio multimediale, uno scontro di luci… ed io lì, nel centro, ad intercettare ogni cosa, perché non potrei mai restare passivo o indifferente».

L’eclissi avvenne alle undici di un mercoledì mattina.

Di come mi apparve il fenomeno e di quale emozione provocò in me, non ricordo nulla. Quello che ricordo benissimo invece fu lo sforzo per procacciarsi un dispositivo che consentisse la visione dell’attesissimo evento. Dispositivo che nel mio caso consistette in un vetro da saldatore, sfoggiato con orgoglio da mia sorella sulla tovaglia immacolata a fine pranzo, e che ci aveva procurato il giorno prima Giovanni, il meccanico nostro vicino di casa. Quella mattina, come ogni giorno di quelle estati a ridosso del 2000, stavo giocando con altri bambini per la strada quando rincasai per assistere al prodigio. Bisognava esserci quel giorno, questo ricordo. Voi dov’eravate?

Particolare dell’Estadio Municipal de Riazor, stadio della squadra di casa, il Deportivo La Coruña. Crediti: F. Loiacono

Ventisette anni dopo a La Coruña tira aria di vigilia. Quando stamattina ho aperto gli occhi, il cielo era compatto, londinese. Adesso timidi raggi di sole stanno aprendosi varchi sempre più significativi, e congiuntamente a essi si avverte una crescente quota di umidità. Per domani, le previsioni parlano di cieli incerti. Sereno, foschia, nubi basse, sereno, questa fastidiosa incostanza è quel che riportano noti siti web sulle condizioni meteorologiche. Io sto andando a fare un sopralluogo dalle parti della Torre de Hércules, un faro di costruzione romana e, leggo su Wikipedia, il più antico al mondo ancora in funzione, per verificare che la zona circostante sia adeguata alla visione dell’eclissi. Il receptionist del complesso di appartamenti in cui soggiorno mi ha suggerito Monte de San Pedro come invitante punto di osservazione, dalla parte opposta della città. Secondo lui ci vuole una mezz’ora di ascesa, ma dato che ieri mi ha riferito un tempo per raggiungere il supermercato che poi, nella pratica, si è rivelato il triplo dello stesso, guardo il suo consiglio con una certa ritrosia.

Ieri sera, sfinita dai passi, dall’ansia di perdere la coincidenza all’aeroporto di Madrid causa vicissitudini Schengen, e dalle cinque ore di sonno della notte precedente, ritrovavo me stessa cenando in un posto denominato El Templo del Gol, situato evidentemente nei paraggi dello Stadio Riazor, santuario del Deportivo La Coruña. Mangio polpette di jamón serrano mescolato a un formaggio indecifrabile mentre assisto all’ossimoro dato da cinque attempate signore, manifestamente più vispe della sottoscritta a partire dai vestitoni coloratissimi sfoggiati al tavolo di fronte, dinanzi a copiosi quantitativi di birra e un gioco di carte non identificato, mentre i Daft Punk sullo schermo in alto suonano a bomba questo pezzo qui. Pezzo cui segue una ballata – a me ignota quanto i suoi esecutori – della band messicana Maná, il cui frontman, mi auguro per stanchezza, avevo confuso con un giovane Gianluca Grignani.

Quando esco è ancora giorno e la città anche a uno sguardo disattento si rivela spalmata di manifesti che anticipano l’evento di domani. Alle fermate degli autobus sovente capita di imbattersi in una locandina dell’Odissea che stranamente non è quella di Nolan ma una rivisitazione in chiave eclittica.

Tipico manifesto alle fermate degli autobus di La Coruña. Crediti: F. Loiacono

Le librerie non sono da meno, sfoggiando per l’occasione un vasto repertorio astronomico in vetrina.

Vetrina di una libreria di La Coruña. Crediti: F. Loiacono

C’è chi mercoledì pomeriggio chiude tutto per andare a vedere l’eclissi, come annuncia, con relative scuse, il foglio affisso davanti a un centro scommesse.

L’annuncio affisso davanti a un centro scommesse in vista dell’eclissi. Crediti: F. Loiacono

Un signore in camicia hawaiana, che scopro essere Fernando Romay, star della pallacanestro spagnola degli anni ‘80, ci invita a seguire l’eclissi sull’emittente locale Televisión de Galicia. Mi aiuto con Google Translate per decifrare quel che dice al riguardo La Voz de Galicia, quotidiano spagnolo che ha sede proprio a La Coruña: «L’ombra dell’altissimo giocatore di basket galiziano (2,13 metri) è identica all’ombra che l’eclissi proietterà in Galizia il 12 agosto.»

Un manifesto della campagna pubblicitaria sull’eclissi della Televisión de Galicia. Crediti: F. Loiacono

Infine, rimanendo in tema di grandi eventi, non mancano attestazioni dell’ultimo mondiale vinto, benché in verità mi aspettassi di trovarne molte di più. Di questa merceria del centro città certamente l’allestimento più laborioso.

Una merceria nel centro di La Coruña ricostruisce le fasi che hanno portato alla vittoria della Spagna nell’ultimo mondiale. Crediti: F. Loiacono

Il receptionist mi ha comunicato che la struttura è colonizzata da persone giunte a La Coruña apposta per l’eclissi – su quest’affermazione non ho ragione di dubitare.

Su Instagram vengo intercettata da Lorenzo, Francesco e Simone, che sono arrivati questa mattina da Genova. Hanno viaggiato tutta la notte per essere qui. Dicono che a Ferrol il cielo dovrebbe essere sgombro da nubi basse durante l’eclissi. E che La Coruña, pur essendo vicina, è molto più a rischio.

Intanto che butto giù queste righe il cielo si è aperto, benché si scorga una lieve foschia diffusa. Ieri guardavo il Sole intorno alle 20 e 20 risplendere sopra lo stadio, ignaro che domani più o meno alla stessa ora qualcuna gli ruberà la scena. Fosse stata ieri, l’eclissi, sarebbe stato perfetto. Ma domani è domani. Nell’incertezza che ammanta la città, e sempre affligge e ravviva le umane vicende, una cosa è certa. Vogliamo esserci. Come nel ’99.


Per seguire i team scientifici dell’Inaf e le inviate di Media Inaf in Spagna per l’eclissi:

Quando ci si mette in viaggio per qualcosa

10 Agosto 2026 ore 10:38

Mentre mi dirigo verso La Coruña, nel nord della Spagna, con l’intento di documentare l’eclissi totale della nostra stella che si verificherà dopodomani sera, rifletto su tutte quelle volte in cui ci si mette in viaggio per qualcosa. Nello specifico, qualcosa di non facile realizzazione. Quando, insomma, si parte e ci si arrischia in tentativi azzardati, imprese di dubbia natura, al limite dello sfacciato, spedizioni senza promesse di riuscita.

Passeggeri in partenza all’aeroporto di Bari-Palese. Noto è il luogo da cui si parte – a volte, nemmeno quello. Quale, invece, la destinazione? Crediti: F. Loiacono/Media Inaf

Questo mi ha riportato ai miei diciott’anni, all’ardimentoso viaggio che intrapresi con mio padre da Bari a Firenze per assistere a Fiorentina-Liverpool, partita di calcio nella fase a gironi di Champions League, in un giorno d’autunno di un remoto 2009. Meno di dieci giorni prima la Fiorentina era capitolata all’Olimpico sotto i colpi di Totti e De Rossi. Il Liverpool era quello di Torres, Gerrard e Mascherano, e non serve aggiungere altro.

Questo viaggio – quello di oggi – mi fa pensare a quell’altro perché ciò che li accomuna è l’esito improbabile che si va cercando. All’epoca: una vittoria contro una delle massime espressioni del calcio inglese e internazionale. Stavolta, l’ambizione di assistere all’oscuramento del nostro astro da parte del disco lunare, al crepuscolo di un giorno di agosto. Fenomeno che a La Coruña si verificherà alla miserabile altezza di dodici gradi sull’orizzonte, e pertanto facilmente esposto a un’ulteriore eclissi da parte di innumerevoli ostacoli terrestri. Esperienza che viene ricercata non in un luogo asciutto, in qualche zona dell’entroterra spagnolo, certamente più consona a cieli tersi – e dove, avvedutamente, mi pare si stiano recando tutti quelli a cui chiedo – ma in una città esposta ai capricci dell’Oceano Atlantico. Località eletta in maniera assolutamente non ponderata – come la maggior parte delle scelte compiute dalla sottoscritta, forse per una sorta di avversione ai calcoli attenti, calcoli su cui il mio lavoro di astronoma si basa, e che mi è necessario abolire in tutte le altre faccende della mia vita – se non per il fatto di trovarsi nella fascia di totalità, e per il desiderio di realizzare un reportage sull’evento astronomico in un luogo di mare.

In verità, la pur esigua altezza dell’eclissi sull’orizzonte è maggiore di otto gradi rispetto al sud della Spagna, il che rende La Coruña uno dei posti geometricamente meglio disposti per la contemplazione del fenomeno nella penisola iberica. Se favorita dalla geometria, meno giova alla città galiziana la posizione oceanica. Ubicazione in virtù della quale è altamente probabile che l’umidità si manifesti, la foschia all’orizzonte si stenda spietata, un addensarsi di nuvole incomba, o che qualche altro fatto cospiri alla mancata visione di un evento che sarà obiettivamente difficile da osservare, anche ponderando tutto – perlomeno dalla Spagna, per gli elementi detti sopra. Ma pure dall’Islanda, certamente più fortunata in termini di altezza dell’allineamento astronomico in oggetto, ma molto meno, almeno sulla carta, in fatto di cieli sereni.

Le probabilità di riuscita sono minime. E ciononostante si parte comunque. Quante volte lo abbiamo fatto?

La mia modesta impresa me ne ricorda un’altra, ben più ambiziosa e che pure attiene a fatti astronomici, impresa mirabilmente raccontata da Leonardo Piccione in un libro di qualche anno fa – una recensione si legge qui. Quella dell’astronomo Guillaume Le Gentil, che si recò in luoghi remoti per osservare un fenomeno che in verità a un’eclissi rassomiglia assai. In astronomia viene detto transito, ovvero il passaggio di un corpo celeste – nella fattispecie, il pianeta Venere – davanti a un altro corpo celeste – il Sole, nella vicenda raccontata, come nell’eclissi di dopodomani. La posta in gioco era altissima: la misura di Le Gentil avrebbe portato niente meno che alla stima, ignota nel Settecento, delle dimensioni del Sistema solare.

Due volte ebbe la possibilità di mirare l’agognato evento e due volte la mancò. Burrasche, conflitti, personaggi ostili e una «nuvola fatale» fra gli elementi che congiurarono alla mancata visione del passaggio di Venere sul disco solare. Lo sventurato astronomo nei suoi diari annoterà: «Questo è il fato che talvolta attende gli astronomi. Avevo percorso più di diecimila leghe, attraversato innumerevoli mari. Mi ero esiliato dalla mia patria per essere infine spettatore di una nuvola fatale che venne a piazzarsi davanti al sole nel momento esatto delle mia osservazione, per derubarmi dei frutti delle mie pene e delle mie fatiche…»

Cosa impariamo dalle nostre imprese mancate? Dal disallineamento fra esito e aspettativa? Dall’ineliminabile sfasatura fra le nostre manie di perfezione e gli individui maldestri che siamo? Dal dover accettare che ogni misura, anche la più accurata, è soggetta ad un errore?

Pur risiedendo a Bologna da oltre un decennio, il luogo di partenza è Bari, la mia città natale. Come quella volta. Diciassette anni dopo mio padre mi saluta sulla porta di casa.

Quella volta a Firenze, come forse qualcuno rammenterà, la partita si concluse con un invaticinabile 2 a 0 da parte della Fiorentina, in un’irripetibile notte di fine settembre. Per me fu gioia immensa dopo uno dei periodi più bui della mia vita. Soprattutto, fu capire che gli esiti non sono già scritti, ma che si possono costruire. E che partire, provare, anche trasferte scellerate come quella – agli occhi dei miei compagni di classe di un liceo del centro di Bari, nell’anno di rinfervorato e straripante entusiasmo attorno alla squadra cittadina, neopromossa in Serie A dopo otto anni – trasferte scellerate agli occhi dei miei compagni ma mai ai miei, vale sempre la pena. Forse è facile dirlo dopo una vittoria. E forse un po’ ci ho preso il vizio.

«Hai vinto al Superenalotto, Federì».

Come finirà questa volta?


Per seguire i team scientifici dell’Inaf e le inviate di Media Inaf in Spagna per l’eclissi:

 

Crisi migratoria di Ceuta: cronaca di una tempesta in un bicchiere d’acqua

7 Agosto 2026 ore 10:16

Il nostro governo ha sospeso il sistema Schengen sugli arrivi dalla Spagna dopo i fatti di Ceuta. Una decisione che solleva dubbi di legittimità. Perché il provvedimento non sembra né necessario né proporzionato rispetto alla minaccia individuata.

L'articolo Crisi migratoria di Ceuta: cronaca di una tempesta in un bicchiere d’acqua proviene da Lavoce.info.

Crisi migratoria di Ceuta: cronaca di una tempesta in un bicchiere d’acqua

7 Agosto 2026 ore 10:16

Il nostro governo ha sospeso il sistema Schengen sugli arrivi dalla Spagna dopo i fatti di Ceuta. Una decisione che solleva dubbi di legittimità. Perché il provvedimento non sembra né necessario né proporzionato rispetto alla minaccia individuata.

L'articolo Crisi migratoria di Ceuta: cronaca di una tempesta in un bicchiere d’acqua proviene da Lavoce.info.

Blackout – Cosa fare e cosa non fare

2 Maggio 2025 ore 22:33

Il 28 aprile 2025, un blackout su vasta scala ha colpito Spagna, Portogallo e parte della Francia, lasciando milioni di persone senza elettricità per diverse ore. Le prime ricostruzioni parlano di un guasto alla rete elettrica europea interconnessa, evidenziando quanto possa essere fragile l’infrastruttura energetica moderna. Anche se l’Italia non è stata coinvolta direttamente, il rischio esiste anche da noi e non va sottovalutato.

Il contesto italiano: siamo davvero pronti?

In Italia, il Dipartimento della Protezione Civile riconosce i blackout come rischio potenziale. Il “Piano di Emergenza per la Sicurezza del Sistema Elettrico (PESSE)” prevede misure di coordinamento tra Protezione Civile, Terna e ARERA (Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente), oltre all’uso di sistemi di allerta come IT-alert. Tuttavia, come dimostrano i precedenti storici, anche il nostro Paese ha vissuto momenti critici.

Blackout storici in Italia

28 settembre 2003 – Il più grande blackout italiano della storia recente
Un guasto alla rete svizzera, seguito da una cascata di errori nella gestione della rete interconnessa europea, provocò un blackout totale in Italia durato circa 12 ore. Furono coinvolti 57 milioni di persone. Le cause furono tecniche, ma mostrarono la vulnerabilità dei sistemi elettrici interdipendenti.

2004 e 2007 – Blackout localizzati per carico eccessivo
Anche in anni successivi si verificarono blackout estivi dovuti al sovraccarico delle reti durante le ondate di calore, soprattutto nelle grandi città come Milano e Roma.

Blackout regionali e temporanei si verificano ancora oggi durante eventi meteo estremi (es. nevicate, incendi, alluvioni), con impatti variabili da alcune ore a giornate intere in zone rurali.

E se il blackout fosse globale? L’evento di Carrington (1859)

Un riferimento importante viene dalla storia astronomica: il cosiddetto Evento di Carrington, la più potente tempesta solare geomagnetica mai registrata, avvenuta nel settembre 1859. Colpì la Terra con tale intensità che:

  • Le linee telegrafiche presero fuoco.
  • Gli operatori ricevettero scosse elettriche.
  • Le aurore boreali furono visibili anche nei Caraibi.

Se un evento simile colpisse oggi, secondo la NASA potrebbe mandare in tilt reti elettriche, satelliti, sistemi GPS, e internet globale, causando blackout su scala continentale per settimane o mesi. L’Agenzia Spaziale Europea (ESA) e diverse agenzie nazionali monitorano costantemente il sole per prevenire conseguenze simili, ma non esiste difesa perfetta contro eventi di tale portata.

Cosa accade durante un blackout esteso

Nel concreto, un blackout può causare:

  • Blackout informativo (nessuna connessione, telefoni fuori uso).
  • Blocchi nei pagamenti elettronici e ATM.
  • Stop nei trasporti pubblici.
  • Interruzione dei rifornimenti di carburante nei distributori.
  • Interruzione nella distribuzione d’acqua e alimenti freschi.
  • Interruzione della fornitura di gas.
  • Rischi per persone fragili che dipendono da dispositivi elettrici.

In caso di blackout

Radio a manovella multifunzione

Cosa fare

  • Mantenere la calma, valutare l’estensione del blackout.
  • Usare radio a batterie o manovella per ricevere notizie.
  • Limitare l’uso del cellulare e risparmiare energia.
  • Conservare acqua e cibo.
  • Staccare gli elettrodomestici sensibili dalla rete.


Cosa NON fare

  • Non usare generatori a combustione interna al chiuso (rischio di monossido).
  • Non muoversi in auto se non necessario (strade pericolose).
  • Non usare candele incustodite.
  • Non diffondere notizie non verificate: consultare solo fonti ufficiali (Protezione Civile, Terna, ARERA, IT-alert).

Come prepararsi in caso di Blackout

Torce di varia forgia e potenza

✓ Prima del blackout:

  • Preparare una scorta minima di:
    • Torce LED e batterie.
    • Power bank carichi.
    • Radio a manovella.
    • Scorte di carburante.
    • Scorte d’acqua e alimenti non deperibili.
    • Fornello di emergenza per poter cucinare (a gas o a combustibile solido\gel).
    • Kit di pronto soccorso e farmacia di emergenza.
    • Denaro contante in piccoli tagli.
    • Opzioni di riscaldamento alternative.
  • Piano di Emergenza Familiare
  • Conoscere i punti critici della casa: quadro elettrico, chiusura gas.
  • Installare luci solari da esterno che si possono usare anche dentro casa.
  • Procurarsi strumenti, attrezzi, utensili per cucinare manuali o a batteria.
  • Predisporre l’acquisto di generatori a combustibile (persino bi-fuel) o accumulatori di energia con pannelli solari.
  • Congelare delle masse d’acqua da usare come volano termico per frigo e congelatore.

✓ Durante il blackout:

Sistema di accumulo Bluetti
  • Rimanere calmi e informarsi tramite radio o app d’emergenza (se disponibili).
  • Evitare di intasare inutilmente i numeri delle emergenze se non necessario.
  • Evitare ascensori e spostamenti inutili.
  • Conservare la batteria del telefono.
  • Comunicare con eventuali vicini di casa per prestare mutuo soccorso.
  • Mantenere frigo e freezer chiusi.
  • Adoperarsi per attività ludiche e ricreative per intrattenere se stessi ed eventuali familiari.

✓ Dopo il blackout:

  • Controllare eventuali danni agli elettrodomestici.
  • Evitare il consumo di alimenti deperibili se la corrente è mancata per molte ore.
  • Fare il punto su cosa ha funzionato e cosa no nella propria preparazione.

Best Practice

Piccoli accorgimenti per agevolarvi nel momento dell’emergenza

In Casa

  1. Quando manca l’energia in casa, attendere qualche secondo rimanendo immobili per abituare gli occhi alla mancanza di luce, si eviteranno spiacevoli incidenti domestici.
  2. Posizionare in ogni stanza delle torce in punti di facile accesso, magari dotandole di adesivo fluorescente in modo da individuarle subito.
  3. Dotarsi di un telefono per rete fissa a filo, i cordless in mancanza di elettricità non funzioneranno.
  4. Dotare il router della rete fissa ed eventualmente anche un PC di un UPS, se la linea internet domestica è ancora attiva questo accorgimento vi consentirà di avere accesso alla rete.
  5. Se si hanno apparecchi elettromedicali per persone bisognose, pensare di dotarli di apparato di emergenza per consentirne l’utilizzo anche in questi casi.
  6. Prima di contattare l’azienda fornitrice del servizio elettrico, uscire fuori di casa e verificare se il blackout e generale o localizzato; di notte è più facile vedere manca elettricità ovunque poiché le luci cittadine non si riflettono su eventuali nubi in cielo, non si vedono i bagliori tipici delle zone metropolitane e si noterà un cielo stranamente più luminoso in caso di blackout generalizzato.
  7. Verificare se ci sono persone bloccate in ascensore. Se non c’è nessuno sarebbe opportuno mettere un cartello almeno al piano terra che lo conferma per evitare il reiterarsi dell’operazione. Se ci sono persone bloccate rassicuratele ricordando che c’è sempre aria nell’ascensore e non c’è mai pericolo di cadere e chiamate il 115.
Luce di Emergenza Lampeggiante
Triangolo di Emergenza Luminoso

In Auto

  1. Se si è alla guida, a patto che non sia un EMP, l’auto è funzionante e quindi provvista di elettricità.
  2. Se ci si accorge dell’improvviso blackout, accostare in un luogo sicuro il prima possibile, niente elettricità niente illuminazione stradale e niente semafori, attendere e verificare che non siano sopraggiunti incidenti.
  3. Tentare di contattare i familiari qualora siano ancora attive le linee telefoniche mobili e chiedere eventuali riscontri.
  4. Ascoltare le eventuali comunicazioni via radio.
  5. Se si conosce l’area che si sta percorrendo, scegliere l’eventuale percorso di ritorno a casa meno trafficato, se non si conosce la zona installare preventivamente una app di navigazione off-line in modo da poter avere un supporto di navigazione.
  6. Avere in auto una torcia a ricarica USB, una luce magnetica di segnalazione in caso di guasti sempre disponibile, eventuale cibo e acqua

Conclusione

Ricordiamo che se la Protezione Civile e le associazioni annesse, hanno divulgato questi consigli è per il semplice motivo che si verificano tutt’oggi incidenti a seguito di blackout.
Non tutti gli abitanti di un paese hanno le stesse condizioni casalinghe, c’è chi è più organizzato e chi è più indigente, per tanto vanno considerati sempre le situazioni peggiori.

  • Il blackout del 28 aprile è stato un promemoria per tutti: la rete elettrica è vulnerabile.
  • Prevenzione e consapevolezza sono le armi del prepper moderno.
  • L’autosufficienza non è paranoia: è responsabilità.

Dai blackout locali italiani al rischio di eventi geomagnetici globali, passando per il blackout iberico del 2025, una cosa è chiara: l’autosufficienza e la preparazione preventiva sono la chiave per affrontare eventi di questo tipo senza panico. L’obiettivo non è allarmare, ma educare alla resilienza, individuale e collettiva.

Come Associazione Italiana Prepper, riteniamo fondamentale promuovere una cultura della prevenzione attiva, in linea con i principi della Protezione Civile, ma potenziata da buone pratiche familiari e comunitarie. Condividi questo articolo, preparati oggi per non trovarti in difficoltà domani.

L'articolo Blackout – Cosa fare e cosa non fare proviene da Associazione Italiana Preppers.

❌