Vista elenco

Amodei (Anthropic) ammette: “Abbiamo alimentato illusioni sull’IA. Ora c’è sfiducia”. E cresce il timore di una nuova bolla

17 Agosto 2026 ore 16:02

Le aziende di intelligenza artificiale hanno promesso più di quanto siano riuscite finora a mantenere. E questa distanza tra attese e risultati alimenta un clima di sfiducia verso l’IA sul piano tecnologico e sociale, accompagnata da crescenti dubbi sulla sostenibilità finanziaria degli investimenti nel settore, sempre in crescita. A denunciare lo stato di difficoltà del mondo dell’IA è uno dei suoi protagonisti, Dario Amodei, l’amministratore delegato della statunitense Anthropic.

Lo ha fatto in una serie di messaggi pubblicati sul social X: l’ex vicepresidente della ricerca di OpenAI ha sottolineato come la critica più fondata che si possa muovere oggi alle aziende IA sia quella di aver alimentato molte illusioni riguardo all’impatto positivo che avrebbe avuto questa tecnologia. “La responsabilità è interamente nostra”, ha spiegato, aggiungendo che è su questo, e non sui messaggi di marketing, che si dovrebbe concentrare lo sviluppo delle soluzioni di IA.

Il punto debole è, per l’ad, continuare a fare parallelismi con strumenti che attualmente non esistono, non pubblicamente almeno, come quelli per alcune importanti applicazioni mediche. “L’unica cosa che funzionerà davvero sarà curare il cancro“, ha ribadito, “con le sole promesse, molti pensano che l’IA sia solo un inganno”. A tal proposito, Anthropic sta accelerando gli sforzi in biologia e medicina, con i “primi segnali tangibili” previsti nei prossimi mesi.

Amodei è intervenuto rispondendo all’investitore Gavin Baker, secondo cui i toni allarmistici del manager sui rischi dell’IA – soprattutto quelli derivanti dall’Agi, la prossima intelligenza artificiale “generale”, che potrebbe pensare e agire come e meglio degli uomini – avrebbero contribuito alla sfiducia pubblica verso la tecnologia. L’ad ha respinto l’accusa, parlando di una crisi più ampia.

Ammissioni simili sono arrivate negli ultimi dodici mesi anche da altri vertici del settore. L’amministratore delegato di OpenAI, Sam Altman, lo scorso agosto aveva paragonato il clima attuale a quello della bolla delle “dot-com” di fine anni novanta, definendo “non razionale” il fatto che startup di poche persone raccolgano finanziamenti miliardari e prevedendo che “qualcuno perderà somme ingenti di denaro”. Nonostante l’ammissione, OpenAI ha confermato piani di spesa per trilioni di dollari in infrastrutture.

A conclusioni simili era arrivato l’amministratore delegato di Alphabet, Sundar Pichai, che in un’intervista alla Bbc aveva riconosciuto “elementi di irrazionalità” nel ciclo di investimenti sull’IA, proprio come agli albori di internet. Pichai aveva ammesso che nessuna azienda sarebbe immune, Google compresa, in caso di scoppio della bolla. Quattro anni fa, Big G spendeva meno di 30 miliardi di dollari l’anno in IA. Quest’anno, la cifra ha superato i 90 miliardi di dollari. Peraltro, in un suo recente articolo, la Bce ha sottolineato come il “rally innescato dall’intelligenza artificiale nel settore tecnologico”, abbia portato le valutazioni di Borsa a livelli “che non si vedevano dalla bolla delle dot-com”, esponendo le famiglie europee alla tecnologia statunitense, “valutata in 440 miliardi di euro”.

Il tema di fondo, secondo molti analisti, riguarda lo scarto tra le promesse comunicate al pubblico e i risultati finora verificabili. L’indagine 2026 AI-Powered Consumer Report, dei ricercatori di Prophet, segnala che l’uso dell’IA generativa tra i consumatori è salito al 73%, dal 45% del 2024, ma con un calo del 30% nell’entusiasmo verso la tecnologia. Per il Pew Research Center, il 50% degli adulti statunitensi si dice più preoccupato che ottimista per la diffusione dell’IA nella vita quotidiana, contro il 10% di pareri favorevoli. Nel 2021 la quota dei timorosi era al 37%.

E per le aziende non va meglio: se in passato si pensava che l’uso dell’intelligenza artificiale potesse permettere alle imprese di incrementare produttività e ricavi, una ricerca del Mit ha capovolto le attese, dimostrando come solo il 5% dei progetti basati sull’IA raggiunga un impatto significativo. Stessa sorte di un report di S&P Global Market Intelligence, per il quale il 42% delle aziende ha abbandonato la maggior parte delle proprie iniziative di IA nel 2025, in aumento rispetto al 17% del 2024. Il 46% dei progetti viene scartato prima ancora di arrivare in produzione a causa di costi elevati, problemi di sicurezza e difficoltà nel gestire la privacy dei dati condivisi.

L'articolo Amodei (Anthropic) ammette: “Abbiamo alimentato illusioni sull’IA. Ora c’è sfiducia”. E cresce il timore di una nuova bolla proviene da Il Fatto Quotidiano.

L’allarme di Oxford Economics sull’energia: “Le scorte di gas sono ai minimi, l’Europa tema l’inverno”

17 Agosto 2026 ore 15:34

Più che il caldo, è il freddo a preoccupare l’Europa. La prossima stagione invernale potrebbe essere la più difficile dal 2021 per le forniture energetiche. È l’allarme lanciato dagli analisti di Oxford Economics, secondo cui “la nuova ondata di calore è poca cosa rispetto a quello che succederà il prossimo inverno”. A pochi mesi dall’arrivo del freddo, infatti, le scorte di gas sono su livelli storicamente bassi e diversi rischi sul fronte delle forniture si sono già materializzati.

Lo scenario potrebbe avere conseguenze anche sull’inflazione: secondo Oxford Economics, un inverno particolarmente rigido potrebbe spingere il tasso oltre il 3,5% a fine anno, mantenendolo sopra il 3% anche nel 2027. Le riserve di gas stanno diminuendo in tutta Europa. Al 13 agosto, gli stoccaggi italiani risultavano pieni al 78,22%, contro l’84% circa dello stesso periodo dell’anno scorso. In Germania il livello era al 49%, rispetto al 65,77% del 2025. Nell’insieme dell’Unione europea le scorte si attestavano al 59,92%, contro il 72,9% di fine 2025. Il quadro tuttavia è diverso da quello dell’inverno 2021-2022. La possibilità di una vera e propria carenza fisica di gas viene considerata dagli analisti un rischio remoto, grazie a un’offerta globale più ampia di gas naturale liquefatto (Gnl) e alla maggiore disponibilità di terminali di importazione. Restano però diversi fattori di rischio. “Lo stretto di Hormuz rimane effettivamente chiuso” osservano gli analisti, mentre sono aumentate le interruzioni della produzione norvegese di gas. Allo stesso tempo, il gas naturale ha dovuto compensare la minore produzione idroelettrica e nucleare.

Negli ultimi anni l’Unione europea ha ridotto i consumi di gas del 15-20%, ma il continente resta fortemente esposto all’andamento delle temperature nei mesi invernali. Una stagione più fredda della norma potrebbe quindi provocare un’impennata dei prezzi. A rendere più incerto lo scenario c’è anche la Russia, che rappresenta ancora circa il 15% delle importazioni europee di gas. Un nuovo taglio unilaterale delle forniture, sul modello di quanto accaduto nel 2021-2022, potrebbe innescare “una nuova spirale dei prezzi” alimentando i timori di una carenza materiale di gas. In uno scenario estremo, l’Ue potrebbe essere costretta a riconsiderare anche l’embargo sul gas russo. Tra le economie europee, l’Italia è quella che secondo Oxford Economics risulta maggiormente esposta a improvvisi rincari del gas, anche per il peso che il combustibile continua ad avere nel sistema energetico nazionale. A fare la differenza sarà anche la velocità con cui gli aumenti all’ingrosso si trasferiranno sulle bollette e sui prezzi al consumo. In Europa, infatti, i tempi di trasmissione sono molto diversi da Paese a Paese. “La struttura prevalente del mercato – spiegano gli analisti – è caratterizzata da una predominanza di contratti a prezzo fisso a 12 o 24 mesi” che consentono di trasferire gli aumenti con un ritardo anche di un anno, come avviene in Austria e Germania. In Francia, Italia e Spagna, invece, i prezzi al dettaglio si adeguano nell’arco di circa un mese. Nei Paesi Bassi infine la risposta è quasi immediata.

L'articolo L’allarme di Oxford Economics sull’energia: “Le scorte di gas sono ai minimi, l’Europa tema l’inverno” proviene da Il Fatto Quotidiano.

IA, la Bce avverte: rischio correzione sulle Big Tech. In ballo 440 miliardi dei risparmiatori europei

17 Agosto 2026 ore 14:57

La corsa dell’intelligenza artificiale ha acceso i mercati azionari spingendo Wall Street e le borse europee verso nuovi record. Intanto cresce però l’attenzione delle autorità monetarie per il rischio di una correzione delle valutazioni raggiunte dalle grandi società tecnologiche americane. Secondo la Banca centrale europea, famiglie, compagnie assicurative e fondi pensione dell’area euro detengono infatti circa 440 miliardi di euro collegati ai titoli delle sette grandi società tecnologiche statunitensi, Alphabet, Amazon, Apple, Meta, Microsoft, Nvidia e Tesla. Una quota rilevante di questa esposizione passa attraverso fondi di investimento ed Etf, strumenti che incorporano automaticamente nei portafogli le società con maggiore peso negli indici internazionali.

Il timore espresso in un articolo sul blog della Banca centrale riguarda il possibile effetto domino sui mercati. Una brusca discesa delle quotazioni delle Big Tech potrebbe spingere alcuni fondi a vendere attività per far fronte alle richieste di rimborso degli investitori. Le vendite alimenterebbero ulteriori pressioni sui prezzi, amplificando la correzione iniziale. “Una correzione delle Magnifiche 7 è una questione di stabilità finanziaria per l’area euro, non solo per il settore privato”, osserva Francoforte. Il rischio maggiore emergerebbe in uno scenario in cui la correzione coincide “con una più ampia instabilità del mercato, che i responsabili delle politiche economiche non possono facilmente placare”: infatti, a differenza che nella crisi delle dot-com nel 2000, “il punto di partenza odierno lascia decisamente meno margine per tagliare i tassi di interesse o utilizzare la politica fiscale per attutire le conseguenze”. A differenza delle dot-com, ovviamente, le società protagoniste della rivoluzione dell’intelligenza artificiale sono aziende globali consolidate, con ricavi miliardari, profitti elevati e posizioni dominanti nei rispettivi mercati. La questione per gli investitori riguarda soprattutto il rapporto tra le aspettative incorporate nei prezzi e la capacità futura di trasformare l’innovazione in utili.

La Bce segnala anche le differenze tra Stati Uniti ed Europa. La corsa dell’IA ha portato le valutazioni di Wall Street su livelli elevati, con multipli prezzo/utili superiori a quelli dei mercati europei. Le borse del Vecchio continente hanno beneficiato del rialzo degli ultimi anni, ma restano caratterizzate da una maggiore presenza di settori tradizionali, dall’industria alla finanza, e da una minore concentrazione sui titoli tecnologici. Il risultato – si riconosce – è che “la trasformazione dell’IA nell’area euro sta procedendo a un ritmo costante, seppur non spettacolare” con mercati azionari ” dominati da titoli della ‘vecchia economia’, riducendo il rischio di una futura correzione”. In ogni caso, ammonisce la Bce, un calo dei titoli tecnologici negli Stati Uniti “non lascerà indenne l’area euro”. I fondi europei investono infatti in portafogli internazionali e risentono delle oscillazioni dei grandi titoli americani.

L'articolo IA, la Bce avverte: rischio correzione sulle Big Tech. In ballo 440 miliardi dei risparmiatori europei proviene da Il Fatto Quotidiano.

La bolletta della crisi climatica: “Il caldo estremo costa all’Europa 180 miliardi di pil in meno”. L’Italia tra i Paesi più colpiti

17 Agosto 2026 ore 13:25

L’estate del 2026 non lascerà solo il segno nelle cronache meteorologiche per il suo caldo estremo e prolungato, manifestazione incontrovertibile della crisi climatica, ma si presenta come un pesante macigno sui bilanci dell’Unione Europea. Secondo un recente studio di Triodos Bank, il costo si aggira intorno a 180 miliardi di euro, oltre l’1% del Pil comunitario. In questo scenario l’Italia è uno dei Paesi più vulnerabili: “Con un danno stimato intorno ai 22 miliardi di euro, il conto del clima per il nostro Paese equivale quasi a una manovra finanziaria”, ha commentato il deputato di Alleanza Verdi e Sinistra Angelo Bonelli.

La produttività in ginocchio

L’analisi condotta dagli esperti di Triodos Investment Management evidenzia come l’impatto del caldo non sia uniforme, ma colpisca diversi nodi vitali dell’economia. Il fattore determinante è il crollo della produttività del lavoro. Superata la soglia dei 30 gradi, il rendimento dei lavoratori cala drasticamente e perlopiù nei settori esposti all’aperto come l’edilizia e l’agricoltura. Allianz stima infatti una perdita di circa il 3% della produzione per ogni grado che supera i 30 e sostenuto per più giorni. La bolletta climatica è però gonfiata anche dai costi dell’energia: se l’efficienza dei pannelli solari diminuisce con le temperature estreme, la domanda di elettricità per il raffrescamento tocca picchi record proprio quando la produzione idroelettrica e nucleare (quest’ultima colpita dalla scarsità d’acqua per il raffreddamento dei reattori) è più in difficoltà. Il risultato è quindi un aumento dei prezzi all’ingrosso che grava sia sulle imprese che sulle famiglie.

La geografia del danno vede la Francia come il Paese più colpito (con una perdita stimata dell’1,4% del Pil), seguita dall’Italia e dalla Spagna. Se la Polonia appare meno colpita per un numero inferiore di giornate torride, per l’Italia il peso della struttura economica e la durata dell’ondata di calore rendono la situazione molto critica. A questo poi si aggiunge un drammatico costo umano: solo nell’ultima settimana di giugno di quest’anno sono stati stimati oltre 20mila decessi legati al caldo tra Francia, Germania, Spagna e Italia.

Il circolo vizioso europeo

“Un’estate così calda avrebbe dovuto segnare la fine di ogni astrazione”, si legge nello studio. “Assistiamo a vaste aree in fiamme mentre le centrali elettriche vengono chiuse per mancanza d’acqua. Questo dovrebbe essere lo shock che spinge le persone, e le istituzioni che le rappresentano, ad agire”. Non è ancora successo. Anzi. “Il 17 luglio, all’incirca nello stesso periodo in cui l’EFFIS registrava ettari record bruciati e i ministeri della salute contavano i morti, la Commissione europea ha proposto un indebolimento del principale strumento di tariffazione del carbonio dell’UE, allentando la traiettoria del tetto massimo alle emissioni fino al 2030. La ragione dichiarata era la competitività“. Un paradosso: “La risposta politica è quella di allentare proprio le politiche volte a prevenire i danni, in nome della tutela della crescita; di conseguenza, sia le emissioni che l’esposizione aumentano; e la successiva ondata di calore, con una temperatura di riferimento più elevata, costa di più. Chiamiamo le cose con il loro nome: un circolo vizioso”.

L’allarme di Coldiretti per l’Italia

L’inazione politica rischia di alimentare quello che gli analisti definiscono un circuito vizioso o doom loop. In pratica il danno climatico rallenta l’economia e la risposta politica è spesso quella di allentare le normative ambientali in nome della crescita, accelerando così le emissioni e i danni futuri. In Italia il dibattito è acceso, con critiche rivolte al governo per il contrasto a misure come il Green Deal e la legge europea sul ripristino della natura. Secondo Coldiretti, i danni all’agricoltura italiana hanno già superato i 3 miliardi di euro.
La siccità sta mettendo a rischio intere filiere con il bacino del Po che vede la disponibilità d’acqua ridotta della metà. Le colture di mais e riso sono al collasso, con cali dei raccolti che in alcune zone raggiungono il 40-70%. Al quadro si aggiunge infine l’emergenza incendi: dall’inizio dell’anno secondo EFFIS almeno 80mila ettari di boschi e terreni sono andati in fumo, devastando pascoli e strutture agricole.

L'articolo La bolletta della crisi climatica: “Il caldo estremo costa all’Europa 180 miliardi di pil in meno”. L’Italia tra i Paesi più colpiti proviene da Il Fatto Quotidiano.

Caldo torrido in fabbrica, Italpizza dice no alle pause extra: “Potete bere alla fontanella”

17 Agosto 2026 ore 13:12

Non bastasse la partita relativa agli esuberi, dentro lo stabilimento della Mantua.it, azienda del gruppo Italpizza con sede a Castelbelforte, nel Mantovano, si è accesa un’altra disputa tra azienda e sindacati. Oggetto del contendere sono le temperature torride all’interno della fabbrica. I lavoratori chiedono una pausa in più, così da facilitare lo smaltimento dello stress fisico, l’azienda risponde di no. “Può bastare andare a bere quando si vuole alla fontanella dell’acqua”, il succo del pensiero.

Il caldo di queste settimane e diversi malori che si sarebbero registrati nello stabilimento hanno spinto la Flai-Cgil a chiedere tutele in tempi rapidi nell’impianto produttivo del gruppo Italpizza. In sostanza, il 6 agosto è stata avanzata una richiesta formale per introdurre – in via temporanea ed eccezionale – delle pause aggiuntive, in particolare nel turno pomeridiano e nei reparti dove alle alte temperature esterne si aggiunge il calore sprigionato dagli impianti.

“No”, ha risposto la direzione aziendale – stando alla denuncia del sindacato – richiamando anche i rilievi strumentali dell’Ats Val Padana che, il 4 agosto, non avrebbero evidenziato un “disagio termico”. Sono così rimaste le due pause standard previste per ogni turno, ma tuttavia l’azienda ha ricordato che ai dipendenti che si può andare a bere alle fontanelle in qualsiasi momento.

“Che ci si possa avvicinare a una fontanella lo davamo per scontato, bere non è mai stato il problema – è stata la risposta del sindacato, come riportato da La Gazzetta di Mantova – Quello che abbiamo chiesto è il tempo. Con queste temperature la fatica si accumula turno dopo turno e il corpo ha bisogno di tempo per smaltirla: serve staccare dalla postazione, rallentare, rientrare in condizioni di lavorare in sicurezza. Un sorso d’acqua preso senza fermare la linea non è una pausa”. Nel frattempo, continua il braccio di ferro sugli esuberi: ne sono previsti 40 ma la Flai Cgil – sindacato più rappresentativo in fabbrica – non ha firmato l’intesa che ha fatto calare gli addii di una decina di unità.

L'articolo Caldo torrido in fabbrica, Italpizza dice no alle pause extra: “Potete bere alla fontanella” proviene da Il Fatto Quotidiano.

Bloomberg: “Funzionari di Berlino aprono alla vendita a Unicredit della quota del governo tedesco in Commerzbank”

17 Agosto 2026 ore 13:00

Alti funzionari governativi della Germania sarebbero aperti a discutere una potenziale vendita della quota del 12,7% in Commerzbank a Unicredit se i due istituti di credito riusciranno a concordare una strategia comune e con garanzie per il futuro della banca. Lo riferisce Bloomberg, pur sottolineando che questa posizione non rappresenta la linea ufficiale del governo tedesco, che come è noto è stato finora fermo nell’intenzione di preservare l’indipendenza dell’istituto salvato durante la crisi finanziaria e dire no all’offerta di Andrea Orcel.

La cessione di una quota in cambio della garanzia che Commerzbank continuerà a svolgere un ruolo “importante nel finanziamento dell’economia consentirebbe a Berlino di realizzare alcune delle sue priorità per l’istituto di credito, dopo che non è riuscita a impedire a Unicredit di assumerne il controllo”, sottolinea Bloomberg.

Un portavoce del governo tedesco ha dichiarato a Bloomberg che la posizione non è cambiata, rifiutandosi di commentare. Nessun commento anche dai rappresentanti di Commerzbank e Unicredit.

L'articolo Bloomberg: “Funzionari di Berlino aprono alla vendita a Unicredit della quota del governo tedesco in Commerzbank” proviene da Il Fatto Quotidiano.

Soccorso ingiustificato in mare o in montagna, adesso si paga: fino a 4mila euro all’ora per un elicottero

16 Agosto 2026 ore 16:33

L’episodio che si è verificato in Francia, in cui 32 alpinisti hanno dovuto pagare di tasca propria l’elisoccorso sul Monte Bianco per non aver ascoltato le raccomandazioni delle guide di non continuare la salita per il pericolo di caduta di sassi, ha riacceso la polemica anche in Italia.

Da inizio anno, infatti, lo Stato non paga più per qualsiasi intervento di soccorso: chi chiama “senza motivo” o provoca un’operazione della Guardia di finanza intenzionalmente o per una grave disattenzione deve pagare. Lo prevede la legge di bilancio 2026, con cui il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha introdotto un sistema di tariffe per quantificare le spese e recuperare i costi sostenuti durante le missioni di emergenza secondo un sistema di criteri oggettivi che attribuiscono un valore economico al personale e ai mezzi impiegati, oltre alla durata dell’operazione.

Per quanto riguarda il personale, il costo cambia in base al grado e alla specializzazione: 30 euro all’ora per appuntati e finanzieri, 60 euro per gli ufficiali superiori, 70 euro per reparti specializzati come quelli aeronavali. Gli interventi di durata inferiore o uguale a 60 minuti vengono conteggiati come un’ora intera, dopo la quale il prezzo cresce ogni mezz’ora.

I mezzi che pesano di più sul costo sono quelli aerei: un elicottero della guardia di finanza può costare fino a 4mila euro all’ora, un aeroplano turboelica può sfiorare i 5mila. Molto più bassi i costi dei droni per interventi rapidi in mare, in montagna e nelle aree più difficili da raggiungere, che vanno da meno di 100 euro a poche centinaia di euro in base al modello. Per quanto riguarda i mezzi di terra, il costo dipende dai chilometri percorsi e dalla tipologia di alimentazione. Gli autofurgoni diesel sono tra i mezzi più economici, mentre per veicoli a benzina o ibridi il prezzo oscilla di molto. Tra i mezzi più onerosi c’è la motoslitta, utilizzata soprattutto negli interventi in ambiente montano, con un costo che può arrivare a circa 1,50 euro per chilometro, seguita dai quad Atv e dagli altri veicoli speciali. Anche in mare i prezzi variano molto: i pattugliatori di ultima generazione superano i 1.000 euro all’ora, mentre le vedette costiere hanno costi molto inferiori.

La misura ha l’obiettivo di scoraggiare le richieste di soccorso infondate e recuperare le risorse pubbliche impiegate per quelle causate da comportamenti gravemente irresponsabili, ma non riguarderà gli interventi effettivamente necessari. Il punto è responsabilizzare i cittadini e far passare il messaggio che i soccorsi restano un servizio fondamentale per la collettività, ma richiedono molte risorse pubbliche in termini di mezzi, personale e ore lavoro che vanno tutelate, anche trasformandosi in un onere economico per chi ne abusa.

L'articolo Soccorso ingiustificato in mare o in montagna, adesso si paga: fino a 4mila euro all’ora per un elicottero proviene da Il Fatto Quotidiano.

❌