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G7: Zelensky incassa il sì di Trump sulle licenze dei Patriot e propone un paese terzo per la pace

16 Giugno 2026 ore 19:09
Canada e USA stringono la morsa sul petrolio russo. La Germania ribadisce il sostegno a Kiev per la difesa aerea e l'UE. Nel trilaterale con Macron, il presidente USA apre alla produzione ucraina dei Patriot ma frena sulla vicinanza di un accordo

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La sicurezza e l’alibi Ue del riarmo: lavorare su diplomazia, difesa dei diritti e peso internazionale

16 Giugno 2026 ore 16:30

Quale idea di difesa vogliamo costruire per l’Europa? Perché il rischio che vediamo oggi nel dibattito pubblico europeo è molto chiaro: ridurre tutto alla corsa al riarmo. Come se la sicurezza coincidesse semplicemente con l’aumento delle spese militari. Ma la sicurezza europea è una questione molto più complessa. Vuol dire certamente capacità di difesa comune, coordinamento europeo, autonomia strategica. Ma vuol dire anche diplomazia, cooperazione internazionale, prevenzione dei conflitti, lotta alle disuguaglianze, sicurezza energetica, sicurezza sociale, cybersicurezza. E vuol dire soprattutto una politica estera comune vera, che oggi continua a essere il grande punto debole dell’Unione europea. Perché senza una politica estera comune rischiamo di avere ventisette posizioni diverse su ogni crisi internazionale. E questo rende l’Europa più debole proprio nel momento in cui il mondo è attraversato da guerre, tensioni geopolitiche, nuove forme di autoritarismo e instabilità globale.

Io penso che l’Europa debba evitare due errori. Il primo è l’illusione che si possa vivere senza assumersi responsabilità sulla propria sicurezza. Il secondo è pensare che la sicurezza si costruisca soltanto attraverso la forza militare. L’Europa nasce invece da un’altra idea: pace, diritto internazionale, cooperazione, multilateralismo, coesione sociale. Ed è questa identità che dobbiamo difendere anche mentre costruiamo una capacità europea di sicurezza e difesa più credibile. Perché se perdiamo il modello sociale europeo, se cresce la paura, se aumentano le disuguaglianze, se arretra la democrazia, diventiamo comunque più fragili. Dobbiamo provare a tenere insieme realismo e visione politica. Difesa comune e diplomazia. Sicurezza e diritti. Responsabilità e pace. Ed è esattamente la discussione di cui oggi l’Europa ha bisogno.

C’è poi un altro elemento che non possiamo ignorare. La guerra in Ucraina, il conflitto in Medio Oriente e la competizione tra grandi potenze ci ricordano che viviamo in un mondo profondamente cambiato rispetto a quello immaginato dopo la caduta del Muro di Berlino. Per troppo tempo l’Europa ha pensato che la pace fosse una condizione acquisita e irreversibile. Oggi sappiamo che non è così. La pace non è un dato naturale. È una costruzione politica che richiede responsabilità, investimenti e capacità di azione. Per questo parlare di difesa europea significa innanzitutto superare la frammentazione attuale. Oggi gli Stati membri spendono molto, ma spesso spendono male, duplicando sistemi, strutture e programmi nazionali. Una vera difesa comune europea non dovrebbe significare ventisette eserciti che procedono in ordine sparso, ma una maggiore integrazione, una pianificazione condivisa e una razionalizzazione delle risorse. L’obiettivo non deve essere spendere di più e basta, ma spendere meglio e insieme. Allo stesso tempo, l’Europa deve continuare a essere una potenza civile. Deve investire nella mediazione, nella cooperazione allo sviluppo, nel sostegno alle istituzioni democratiche, nella tutela dei diritti umani e nella costruzione della pace. Non dobbiamo scegliere tra la forza della diplomazia e la capacità di difesa. Dobbiamo costruire entrambe. Perché la credibilità internazionale dell’Europa dipenderà dalla sua capacità di parlare con una sola voce e di essere un soggetto politico autonomo nello scenario globale. Questo significa anche rafforzare il ruolo delle Nazioni Unite, difendere il diritto internazionale, sostenere il multilateralismo e contrastare la logica dei blocchi contrapposti che rischia di riportarci indietro di decenni.

L’Europa non può limitarsi a reagire agli eventi. Deve contribuire a governarli. Ecco perché il tema della difesa non riguarda soltanto i militari o gli specialisti della sicurezza. Riguarda il modello di società che vogliamo costruire. Una società libera, democratica, inclusiva, capace di proteggere i propri cittadini senza rinunciare ai propri valori fondamentali. La vera sfida europea è questa: essere abbastanza forte da difendere la pace senza smettere di essere una comunità fondata sulla pace. Perché la sicurezza non è soltanto protezione dai nemici esterni. È anche fiducia nelle istituzioni, giustizia sociale, accesso ai diritti, qualità della democrazia. Se sapremo tenere insieme questi elementi, l’Europa potrà diventare un attore globale più autorevole e più indipendente. Non una potenza costruita contro qualcuno, ma una forza politica capace di lavorare per la pace, la sicurezza collettiva e la cooperazione tra i popoli. Perché l’Europa sarà davvero più sicura non quando avrà semplicemente più armi, ma quando sarà più unita, più democratica, più giusta e più capace di affermare nel mondo i valori su cui è stata costruita. È questa, credo, l’ambizione che dovrebbe guidare il nostro dibattito sul futuro della difesa europea.

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