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Dolce & Gabbana a caccia di liquidità: sul tavolo gli immobili di Milano per rifinanziare 450 milioni di debito. L’ombra del “modello Kering”

16 Giugno 2026 ore 17:30

Quando una grande società naviga in acque finanziarie complesse e i conti richiedono un intervento strutturale, la prima mossa dei manager incaricati del risanamento segue una regola economica ferrea: fare cassa vendendo il vendibile. La liquidazione degli asset immobiliari superflui, o di quelli che non garantiscono i rendimenti sperati, rappresenta la via più rapida per iniettare liquidità immediata nelle casse aziendali. È un copione finanziario consolidato, applicato di recente dal gruppo Kering che, sotto la guida di Luca De Meo, ha scelto di cedere il palazzo dei record in via Montenapoleone acquistato solo un anno prima. Oggi, sulla stessa scia strategica per alleggerire la pressione debitoria, si muove un altro colosso del lusso: Dolce & Gabbana.

L’ipotesi sale-and-leaseback per le sedi di Milano

Secondo quanto riportato dall’agenzia Bloomberg, che cita fonti finanziarie vicine al dossier, Dolce & Gabbana sta valutando attivamente la vendita di alcuni immobili di proprietà situati a Milano. L’obiettivo primario è generare nuova liquidità per sostenere il rifinanziamento di circa 450 milioni di euro di debito. Sebbene la lista esatta degli edifici da immettere sul mercato non sia stata ancora definita con precisione, l’operazione coinvolgerebbe diversi immobili di pregio, uffici e showroom situati nel centro città e nella zona di Porta Venezia. Per non perdere l’operatività delle proprie sedi, l’azienda starebbe studiando formule di sale-and-leaseback (vendita con patto di locazione): il gruppo cederebbe la proprietà degli immobili per incassare subito i capitali, pagando contestualmente un canone di affitto ai nuovi acquirenti per continuare a utilizzare gli spazi.

Il debito, l’advisor Rothschild e la crisi in Medio Oriente

La mossa immobiliare si inserisce all’interno di una trattativa più ampia e complessa con le banche finanziatrici, confermata dalla stessa casa di moda alcuni mesi fa. L’azienda, pur precisando di non avere bisogno di ricapitalizzarsi, ha affidato un mandato ufficiale all’advisor Rothschild & Co. per rinegoziare con un pool di istituti di credito le migliori condizioni per il debito in essere. Sul tavolo c’è anche la richiesta di nuove linee di credito per 150 milioni di euro, destinate a finanziare lo sviluppo della divisione beauty.

Il quadro finanziario si è complicato a causa di fattori geopolitici esogeni. Nel 2025, il gruppo aveva già rifinanziato 300 milioni di euro di debito con scadenza a febbraio 2030, ottenendo fondi per spingere il settore beauty e il real estate. Tuttavia, l’esplosione del conflitto armato tra Stati Uniti e Iran ha drasticamente alterato gli scenari. La guerra e i bombardamenti dell’ultimo mese hanno paralizzato il Medio Oriente, una regione storicamente ricchissima su cui il marchio italiano aveva puntato con forza. Questo rallentamento commerciale ha spinto i creditori a richiedere un’iniezione di nuovi fondi a garanzia del rifinanziamento da 450 milioni, rendendo la cessione immobiliare un’opzione concreta. In parallelo alle manovre finanziarie, si registrano movimenti anche ai vertici societari: il cofondatore Stefano Gabbana, 63 anni, ha lasciato la presidenza del gruppo quest’anno e, secondo le indiscrezioni, starebbe valutando le opzioni strategiche relative alla sua quota di partecipazione, pari a circa il 40% dell’azienda.

Il precedente di Kering in via Montenapoleone

La strategia di Dolce & Gabbana ricalca in modo pressoché speculare la recente operazione condotta da Kering a Milano. Il gruppo francese ad aprile ha deciso di cedere il celebre immobile di via Montenapoleone 8 alla società qatariota Al-Mirqab, facente capo ad Hamad bin Jassim bin Jaber Al Thani (zio dell’attuale emiro del Qatar).

Kering aveva acquistato l’edificio dal fondo Blackstone per 1,3 miliardi di euro, segnando il più grande investimento su un singolo immobile nella storia d’Italia e innescando una rivalutazione degli affitti in tutta la via. La rapida cessione prevede il conferimento del palazzo (che ospita marchi come Cova, Prada e Yves Saint Laurent) in una nuova società controllata all’80% da Al-Mirqab e al 20% dalla società guidata da Luca De Meo. Finanziariamente, Kering incasserà 729 milioni di euro alla chiusura dell’operazione e ulteriori 432 milioni entro cinque anni, per un totale di quasi 1,2 miliardi.

Come specificato dal colosso francese, non si è trattato di un passo indietro ma di una precisa mossa per fare cassa, simile a quelle già attuate a Parigi e New York. In una nota ufficiale, l’azienda ha chiarito: “Questa operazione si inserisce nella strategia immobiliare selettiva di Kering, finalizzata ad assicurarsi location di particolare attrattività per le proprie Maison, rafforzando al contempo la flessibilità finanziaria del Gruppo”. Liberare capitali ingenti dagli immobili per reinvestirli nel core business: la stessa ricetta che oggi Dolce & Gabbana spera di applicare con successo.

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Sburlati, ‘tessile-moda diventa filiera strategica per l’Ai4i’

16 Giugno 2026 ore 12:57
Sburlati, ‘tessile-moda diventa filiera strategica per l’Ai4i’

“L’Istituto Italiano per l’Intelligenza Artificiale nell’Industria (Ai4i) ha deciso di dire che anche la moda e il tessile diventano filiera strategica nazionale: questo verrà annunciato alla nostra assemblea del 30 giugno, e credo che per tutto l’ecosistema, anche l’innovazione tecnologica, sia motivo di orgoglio”. Lo ha detto Luca Sburlati, presidente di Confindustria Moda, intervenendo alla cerimonia d’apertura di Pitti Immagine Uomo oggi a Firenze.

La tecnologia, secondo Sburlati, “sarà fondamentale sui temi dell’Epr, cioè la responsabilità estesa del produttore. La legge deve entrare in vigore il prima possibile. I consorzi sono fondamentali, creeranno una nuova filiera, e io non voglio che la prendano all’estero, come già sta accadendo, perché il riciclo tessile sarà uno degli asset fondamentali nei prossimi anni”.

Il tema dell’innovazione, ha aggiunto il presidente di Confindustria Moda, entra in gioco inoltre “per come si racconta ai giovani di consumare o come i giovani intendono il consumo. Pensate a come le piattaforme social orientino i comportamenti. Ma l’innovazione è anche nel come si racconta il nostro mondo: i nostri ragazzi dai 12 ai 24 anni hanno un’idea diversa da noi sul bello, ben fatto, Made in Italy”.

Al via la settimana della moda maschile: Pitti Uomo 110 apre le porte a Firenze, poi il testimone a Milano con la Men’s Fashion Week. Ecco il calendario degli eventi e le novità

16 Giugno 2026 ore 12:11

L’Italia riapre i battenti alla moda internazionale inaugurando la stagione del menswear Primavera-Estate 2027. Un avvio segnato da un clima globale incerto e da sfide economiche pressanti, ma che trova nelle storiche piazze di Firenze e Milano le due bussole per decifrare il futuro dell’abbigliamento maschile. Il menù si divide in due tappe fondamentali: Pitti Immagine Uomo 110, di scena alla Fortezza da Basso dal 16 al 19 giugno, e a seguire la Settimana della Moda Maschile di Milano, in calendario dal 19 al 23 giugno. Una maratona di stile, innovazione e business che schiera 740 brand a Firenze e 75 appuntamenti nel capoluogo lombardo, tra ritorni storici, grandi debutti internazionali come Thom Browne e Simone Rocha, e l’ingresso dell’intelligenza artificiale nel matchmaking commerciale.

I numeri del settore: un momento di flessione e riequilibrio

Il sistema moda maschile arriva a questa edizione con numeri che richiedono riflessione. Stando alla nota di Confindustria Moda su dati Istat, il 2025 ha registrato una flessione nelle esportazioni del menswear italiano dell’1,7%, assestandosi su ricavi per 9,4 miliardi di euro, a fronte di una crescita del 2% delle importazioni (6,6 miliardi). Il ruolo dei fornitori extraeuropei si è rafforzato del 6,9%, trainato dalla Cina. Una situazione complessa che Brunello Cucinelli, colonna portante di Pitti, interpreta come un fisiologico momento di assestamento: “Invito tutti a considerare il momento attuale come un riequilibrio dopo un triennio dai risultati giganteschi“, ha spiegato il designer-imprenditore. La sua strategia misurata ha pagato: “Da quando ci siamo quotati in Borsa nel 2012, siamo cresciuti in media del 12% ogni anno. Ci aiuta essere rimasti una realtà relativamente piccola: siamo più agili e gestibili”. Cucinelli chiude il primo trimestre 2026 con ricavi per 369,1 milioni di euro e ribadisce la sua visione lontana dai loghi ostentati: “Per me, questo ha aiutato i nostri capi a essere percepiti come slegati da trend e manie: il pubblico li vede come investimenti duraturi”.

Pitti 110: “The Pool”, l’AI e i Guest Designer

L’edizione fiorentina ruota attorno al tema “The Pool” (la piscina), curato da Chris Vidal Tenomaa e Tuomas Laitinen, un concept visivo ispirato alle atmosfere di David Hockney che riflette sull’identità contemporanea. Nel Piazzale Centrale spicca l’installazione di Philéo Landowski e dell’artista Pascal Hachem, che trasforma l’infrastruttura di una piscina in un’opera attraversabile. La fiera schiera 740 brand, con un tasso di internazionalità del 45%. “Apriamo le porte della Fortezza da Basso curando un viaggio immersivo nell’innovazione”, dichiara il neo AD Ivano Cauli. In quest’ottica tecnologica si inserisce Hyperscout, il nuovo servizio di matchmaking basato sull’intelligenza artificiale sviluppato con l’omonima azienda olandese: il sistema costruisce profili accurati per suggerire incontri tra retailer e marchi ed è attualmente in fase di test su 200 espositori. Da segnalare anche il debutto del GOOS Index, strumento per mappare l’intera filiera della sostenibilità fashion con oltre 1.000 organizzazioni coinvolte.

Il percorso espositivo si snoda in sei sezioni: Fantastic Classic, Futuro Maschile, Superstyling, Dynamic Attitude, I Go Out e Hi Beauty. Tra le novità più attese, la trasformazione di I Go Out con il progetto “Outopia” curato dalla rivista Vanish, che fonde performance, moda e natura. Torna inoltre Hi Beauty, dedicata alle fragranze d’avanguardia e alla cura della persona maschile. Tanti i marchi di rilievo presenti, da Dickies a Refrigiwear, passando per Sundek, Bepositive e Castaner. L’attenzione globale è rivolta ai Guest Designer. La stilista irlandese Simone Rocha porterà la sua estetica poetica in una sfilata indipendente giovedì 18 al Teatro della Pergola. Sfileranno anche il marchio giapponese DSM Kei Ninomiya, il talento sudcoreano JiyongKim (già distintosi al LVMH Prize 2024) e l’etichetta danese Sunflower, che celebra i 20 anni della Copenhagen Fashion Week con un evento al Teatro del Maggio Musicale. Sotto i riflettori anche il giovane designer inglese William Palmer, vincitore dell’I:C Pitti Immagine Award, con la collezione “The Brief Exposure” nella Sala delle Nazioni.

Tendenze: la destrutturazione del sartoriale

La parola d’ordine in Fortezza è il “soft tailoring”. L’abito si destruttura senza perdere eleganza, assecondando la richiesta di abbinamenti fluidi e tessuti impalpabili. Cucinelli propone pantaloni lavati e stirati, polo in piqué e giacche un petto e mezzo. Luigi Bianchi Sartoria, per voce del manager Giovanni Bianchi, punta su minimalismo e linee ispirate agli anni ’60-’70: blazer doppiopetto in hopsack, lino e seta. Knt dei fratelli De Matteis mischia lino e lana per bomber e pantaloni cargo dalle tinte speziate, mentre Xacus esalta il lino puro. Tombolini rilancia la leggerissima “Wellness jacket“, evoluzione della storica giacca Zero Gravity, pensata senza collo e con un solo bottone.

Milano Fashion Week: il calendaerio

Chiuso Pitti, il circuito si sposta a Milano. La Fashion Week lombarda risente leggermente della contrazione economica, proponendo 75 appuntamenti (44 presentazioni, 15 eventi e 16 sfilate fisiche), ma aumenta il peso specifico internazionale. L’evento più atteso è il debutto assoluto di Thom Browne nel calendario ufficiale, con una sfilata in Corso Venezia il 22 giugno. Al suo fianco, si consolida la presenza di Ralph Lauren e Paul Smith.

Considerando che Zegna ha scelto Malibu e altri brand sono passati al formato co-ed a settembre, a Milano restano ormai ben pochi “big”, vedi Armani, Dolce & Gabbana e Prada. Altissima attesa proprio per Armani, che chiude il calendario lunedì 22: per la prima volta, Pantaleo Dell’Orco e Silvana Armani co-presenteranno la collezione Uomo PE 2027. Fanno il loro esordio il designer colombiano Nicolas Martin Garcia con Garcias, il danese Martin Quad e il giapponese Shinyakozuka, mentre si registra il rientro in calendario di Caruso, Massimo Alba e Piacenza 1733. A corollario, la città offrirà mostre di altissimo livello come “The Gentleman” a Palazzo Morando e l’omaggio a Giovanni Gastel a Palazzo Citterio, culminando con l’evento queer multidisciplinare “Laud End Praud” al Base Milano.

Venerdì 19 giugno

15:00 – Martin Quad
17:00 – Ralph Lauren
19:00 – Ralph Lauren

Sabato 20 giugno

11:00 – Pronounce
12:30 – Dolce&Gabbana
14:00 – Garcias
16:00 – Setchu
17:00 – Paul Smith

Domenica 21 giugno

10:00 – Simon Cracker
12:00 – Qasimi
14:00 – Prada
15:00 – Saul Nash
19:00 – Domenico Orefice

Lunedì 22 giugno

11:30 – Shinyakozuka
15:00 – Thom Browne
18:00 – Giorgio Armani

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