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In ricordo di Visconte Grisi. Un compagno dalle grandi qualità umane e dalla grande capacità di lavoro

17 Giugno 2026 ore 11:00

Il 29 maggio 2026 è morto Visconte Grisi. Sapevo che aveva gravi problemi di salute, nondimeno è la morte di un compagno e di un amico di cui sentirò, e non sarò il solo, la mancanza.

In questo caso l’ho definito compagno ed amico ponendo sullo stesso piano i due termini perché mi sarebbe difficile definire una priorità nel nostro rapporto, una relazione personale per un verso e la condivisione di un percorso di studio, di ricerca, di elaborazione dall’altro.

D’altro canto Visconte Grisi, anche se si caratterizzava per una certa semplicità di tratto, era innegabilmente una persona complessa, con una grande varietà di interessi e con la capacità di tenere una rete decisamente vasta di relazioni. Scorrendo alcuni dei necrologi che sono circolati in rete colpisce il fatto che vi siano quelli dell’USI, del SICobas, della CUB e, nel contempo, quelli del circolo Pietro Gori, della redazione di Umanità Nova e dei Proletari Comunisti e cito solo quelli che mi vengono in mente per dare un’idea della vastità delle sue relazioni.

Molto schematicamente credo basti ricordare che era nato a Cutro, vicino a Crotone, il 2 aprile 1944, che il padre era un medico e che quella del medico era un po’ la professione di famiglia, che lui stesso è stato quasi obbligato a proseguire, che nella prima giovinezza ha vissuto in collegio, e che come molte persone della sua e nostra generazione il suo processo di politicizzazione corrisponde con un certo anticipo al ciclo di lotte del ’68.

Alla fine degli anni ’60 Visconte sceglie un percorso politico assolutamente diverso di quello di chi scrive e che pure porterà nel corso degli anni ’70 ad incontrarsi; aderisce infatti al PCML, uno dei tanti gruppi maoisti che si sviluppano in quel periodo. A quanto mi racconterà – sorridendo – dilapiderà l’eredità che gli spettava per sostenere questo gruppo e ne vivrà la traiettoria sino alla sua abbastanza rapida dissoluzione.

L’ambito in cui ci incontrammo, e non mi riferisco solo a me stesso, fu quello, abbastanza particolare, definito come area dell’autonomia milanese, una complessa rete di collettivi di fabbrica e di territorio in cui nacque una reciproca simpatia ed attenzione che, se si fosse partiti dalle posizioni politiche generali, sarebbe stata assai improbabile. Visconte svilupperà una relazione con i collettivi autonomi operai dell’OM, della Siemens, in particolare dell’Unidal e di altre aziende. È interessante notare che il rapporto fu favorito da un radicale classismo di questi collettivi, che erano totalmente estranei alle derive negriane e/o partitiste che caratterizzavano diversi settori dell’area dell’autonomia. Per citare lo stesso Visconte, ci avvicinava un approccio empirista, l’interesse per i caratteri effettivi del conflitto sociale e del dominio capitalista, il legame con una rete di militanti di base. Al centro di quest’incontro c’era, appunto, l’opzione classista e il rifiuto delle derive avanguardiste e lottarmatiste che portarono allo sfascio dell’area dell’autonomia.

Chiarita, spero, l’importanza del modo di porsi e della qualità umana di Visconte Grisi, credo vada chiarito che queste caratteristiche spiegano solo in parte la nostra relazione. Me ne rendo pienamente conto proprio ripensando all’attività di Visconte e provando a mettere in ordine i suoi scritti o, meglio, non riuscendo nell’impresa di raccogliere tutti i suoi scritti. Mi sono infatti reso conto della massa di materiali che ha prodotto sulla medicina, sia dal punto di vista dell’inchiesta che da quello dello sviluppo scientifico, sull’evoluzione dell’economia capitalistica, sulla guerra e sul modificarsi dello scenario politico a livello mondiale, sull’inchiesta – sia sulle lotte a livello aziendale che sui movimenti – e su molti altri argomenti.

Un lavoro imponente che richiederebbe, a mio avviso, una sistemazione ed una pubblicazione, non solo e non tanto come riconoscimento di una vicenda politica ed umana di un compagno importante, ma anche e soprattutto come contributo a un lavoro collettivo di costruzione di una teoria critica dell’esistente.

È in momenti come questi che ci si rende conto di quanti temi sarebbe stato possibile ed importante sviluppare e di come, almeno per quanto mi riguarda, il predominio dell’attività militante immediata ha sottratto tempo ed energie ad un approfondimento che sarebbe stato utile ed opportuno.

Un aspetto singolare, almeno per come l’ho percepito io, del rapporto di Visconte con il mondo libertario, è il fatto che, con ogni evidenza, lui ne è stato attratto in maniera se vogliamo abbastanza casuale, trovandosi a suo agio con un gruppo di compagni e di compagne, ma è altresì evidente il fatto che, quasi insensibilmente, abbia maturato una sensibilità libertaria a cui è arrivato non con giovanile irruenza, ma a partire da un’esperienza molto solida, sia sul piano della militanza che su quello degli studi.

Parte significativa della relazione che abbiamo avuto è stata la collaborazione prima a “Collegamenti per l’organizzazione diretta di classe” e poi, contemporaneamente, ad Umanità Nova. Basta leggere i suoi articoli per rendersi conto che dietro ad ognuno di essi vi era una riflessione e lo studio delle questioni di cui scriveva, oltre che la costruzione di un rapporto di confronto con i collettivi redazionali dei due giornali.

Mi scuso se mi ripeto, ma credo che sarebbe importante la pubblicazione di una raccolta la più vasta possibile dei suoi scritti nei tempi più brevi possibili.

Cosimo Scarinzi

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La Spagna regolarizza i migranti, l’Italia no

17 Giugno 2026 ore 09:56

Il confronto con la Spagna sulla regolarizzazione dei migranti mostra i limiti della politica migratoria italiana, con canali di ingresso poco funzionali che condannano chi arriva all’irregolarità. E rendono ciclicamente necessarie le sanatorie.

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Bar Futuro: Flavia Sciannandrone lancia le PMI nel domani

17 Giugno 2026 ore 10:07

Un bancone dal sapore vintage, ispirato all’estetica dei locali anni ’60 e ’70, diventa il palcoscenico ideale per progettare l’imprenditoria di domani. È questa l’anima di Bar Futuro, il vodcast di HEY ITALIA, l’ecosistema creato da EY per valorizzare e raccontare le eccellenze del nostro Paese. Il format mette al centro l’evoluzione delle aziende italiane, esplorando l’impatto dirompente dell’Intelligenza Artificiale, la visione d’impresa e i complessi passaggi generazionali.

A guidare questo salotto, che unisce sapientemente memoria e futuro, troviamo la conduzione giornalistica di Mary De Gennaro, affiancata dalle analisi di Giuseppe Perrone, Partner EY e AI & Data Leader Italy, che interpreta le storie degli ospiti attraverso la lente tecnologica.

Un dialogo costruttivo che si chiude sempre con un rito fortemente simbolico: il dono di una Moka, un omaggio alla tradizione e un augurio affinché ogni imprenditore trovi la propria “miscela del successo”.

In questa puntata la protagonista è Flavia Sciannandrone, CEO di SIMEST, Gruppo Cassa Depositi e Prestiti. Al centro della puntata c’è il ruolo strategico che innovazione, trasformazione digitale e internazionalizzazione giocano per la crescita delle imprese italiane.

Sciannandrone analizza come i finanziamenti mirati e le competenze digitali siano ormai strumenti imprescindibili. L’obiettivo è duplice: da un lato rendere le PMI italiane sempre più competitive sui mercati globali, dall’altro utilizzare la tecnologia e l’AI per velocizzare i processi pubblici.

“Dobbiamo essere rapidi a dare fondi laddove servono in vista della prossima sfida che è il giorno dopo e su questo l’AI è un alleato pazzesco delle nostre risorse interne.”



 

L’articolo Bar Futuro: Flavia Sciannandrone lancia le PMI nel domani è tratto da Forbes Italia.

La Spagna regolarizza i migranti, l’Italia no

17 Giugno 2026 ore 09:56

Il confronto con la Spagna sulla regolarizzazione dei migranti mostra i limiti della politica migratoria italiana, con canali di ingresso poco funzionali che condannano chi arriva all’irregolarità. E rendono ciclicamente necessarie le sanatorie.

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Treni in ritardo. Riflessioni sulla servitù volontaria

17 Giugno 2026 ore 09:00

Un mesetto fa è scoppiato un piccolo caso politico che, probabilmente molti hanno già dimenticato. Eppure merita attenzione, perché racconta molto bene il clima del nostro tempo.
Tutto nasce da una campagna pubblicitaria di Italia Viva comparsa nelle grandi stazioni ferroviarie italiane, in particolare Roma Termini e Milano Centrale. I manifesti utilizzavano una grafica volutamente ispirata ai manifesti del Ventennio fascista e giocavano sul celebre slogan nostalgico “Quando c’era lui”. Solo che qui il bersaglio era Giorgia Meloni.
Uno dei cartelloni recitava: “Quando c’era lei i treni arrivavano in ritardo”.
Un altro: “Quando c’era lei l’Italia era meno sicura”.
Il tono era chiaramente provocatorio, ironico, costruito per attirare attenzione e polemiche. Operazione discutibile? Probabilmente sì. Ma assolutamente dentro il normale conflitto propagandistico di una campagna politica.
La vicenda però prende una piega interessante quando emerge che
Grandi Stazioni Retail — la società che gestisce gli spazi pubblicitari nelle principali stazioni ferroviarie — avrebbe chiesto modifiche alla campagna per autorizzarne il rinnovo. Italia Viva parla immediatamente di censura e tira in ballo addirittura gli articoli 21 e 68 della Costituzione.
Naturalmente, nel giro di poche ore, arrivano smentite, precisazioni, retroscena, “fonti vicine”, ministeri che negano pressioni, società che rivendicano autonomia, partiti che gridano allo scandalo e giornali che si inseguono nella ricostruzione dei fatti.
Fin qui siamo dentro il consueto teatrino della politica italiana.
Ma la parte davvero interessante è un’altra.
Perché questa storia ci riporta improvvisamente a un testo del Cinquecento: il
Discorso sulla servitù volontaria di Étienne de La Boétie. La domanda che si poneva La Boétie era semplice e terribile: come fa il potere a reggere così stabilmente, anche quando è odiato?
La sua risposta era che i governi non vivono soltanto di forza o repressione. Vivono soprattutto grazie alla collaborazione spontanea di una moltitudine di persone che, per convenienza, abitudine, paura o semplice conformismo, finiscono per servire il potere senza nemmeno bisogno di ordini espliciti.
Ed è esattamente il meccanismo che sembra intravedersi oggi.
Non c’è il gerarca che telefona ordinando di strappare i manifesti. Non c’è il prefetto che manda la polizia. Non c’è il ministero della propaganda. C’è qualcosa di molto più moderno. Ci sono dirigenti prudenti, apparati che “interpretano il clima”, società partecipate che vogliono evitare fastidi, uffici comunicazione che preferiscono prevenire problemi, funzionari che diventano, come si dice, “più realisti della regina”.
Ed è qui che la vicenda diventa quasi comica. Perché i manifesti volevano insinuare l’idea di una deriva autoritaria. E il sistema, nel tentativo di gestire la situazione, finisce per reagire esattamente nel modo che conferma quella narrazione. Se fosse una sceneggiatura cinematografica qualcuno direbbe che è troppo didascalica per essere credibile.
Naturalmente non è necessario simpatizzare per Renzi o per Italia Viva per cogliere il problema. La questione non è la qualità della campagna pubblicitaria. La questione è la rapidità con cui, dentro strutture pubbliche o semi-pubbliche, si attiva il riflesso della normalizzazione preventiva.
È questo il punto moderno della servitù volontaria.
Il potere contemporaneo spesso non ha nemmeno bisogno di censurare apertamente. Gli basta essere percepito. Gli basta suggerire un’atmosfera. Gli basta lasciare intuire quale sia il confine del fastidio tollerabile. Il resto lo fanno da soli funzionari, manager, intermediari, amministratori, responsabili marketing e professionisti della prudenza.
La Boétie lo aveva capito cinque secoli fa: la servitù più efficace è quella che non ha bisogno di essere imposta.
E allora forse la morale finale di questa piccola storia ferroviaria è semplice. I treni magari continueranno ad arrivare in ritardo. Ma la servitù volontaria, quella, in Italia riesce ancora a essere perfettamente puntuale.

Totò Caggese

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Torre Milano, tutti assolti: abuso edilizio in «buona fede»

17 Giugno 2026 ore 00:02

Costruttori di tutta Italia prendete appunti: costruire nuovi grattacieli con i permessi edilizi delle ristrutturazioni, risparmiando sugli oneri di urbanizzazione e senza servizi aggiuntivi per il quartiere, può non essere […]

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Piano casa, non solo fondi stranieri Fi e Lega aprono ai costruttori italiani

17 Giugno 2026 ore 00:02

Gli emendamenti della destra al Piano casa dimostrano che il principale obiettivo del provvedimento di Meloni e Salvini non è risolvere l’emergenza abitativa, bensì favorire il cemento e la speculazione […]

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La perquisizione diventa sgombero. Così la polizia ha chiuso il Bencivenga

17 Giugno 2026 ore 00:01

Non aveva l’aria di uno sgombero quello di ieri mattina in via Bencivenga 15, a Roma: sembrava che lo scopo delle forze dell’ordine accorse all’alba fosse unicamente quello di arrestare […]

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A Treviso famiglie sfrattate per fare posto al real estate

17 Giugno 2026 ore 00:01

«Questa vicenda ha a che vedere con la finanziarizzazione della casa, che avviene oramai ovunque, nei grandi centri come in provincia». Luigi Calesso, consigliere comunale di opposizione di Coalizione Civica […]

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Sollicciano sotto sequestro, la gip chiude metà del carcere

17 Giugno 2026 ore 00:01

Un provvedimento senza precedenti nella storia recente d’Italia: la Gip di Firenze ha posto sotto sequestro più della metà delle sezioni del carcere di Sollicciano per le pessime «condizioni igienico […]

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La colpa di essere anarchici: otto arresti per terrorismo

17 Giugno 2026 ore 00:01

Era almeno dal settembre del 2024 che la polizia aveva messo sotto controllo un casolare di campagna a Sambuci, vicino Vicovaro, alle porte di Roma: il vecchio «Improbabile Squat», un’occupazione […]

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