Vista elenco

La Lega vara una cabina di regia sui territori: lunedì il primo incontro con ministri e governatori

19 Giugno 2026 ore 16:55

Autonomie e Piano Casa tra le priorità del nuovo tavolo di coordinamento della Lega

Prenderà il via lunedì il nuovo tavolo di coordinamento promosso dalla Lega per affrontare le principali questioni nazionali con un impatto diretto sui territori. Lo ha annunciato Stefano Locatelli, responsabile federale Enti Locali del partito, spiegando che all’organismo parteciperanno, oltre ai quattro presidenti di Regione espressione della Lega, anche rappresentanti dei Consigli regionali, i sindaci dei comuni capoluogo, un delegato delle Province e una squadra di ministri.

Leggi anche: Pandini lascia Salvini dopo otto anni, ecco chi arriva al suo posto

La struttura, definita una “cabina di regia” e anticipata nei giorni scorsi dal leader Matteo Salvini, vedrà tra i partecipanti anche Roberto Calderoli, Giancarlo Giorgetti, Massimiliano Fedriga, Attilio Fontana, Maurizio Fugatti e Luca Zaia. Tra i primi temi che saranno esaminati figura il Piano Casa, mentre un’attenzione particolare sarà dedicata al percorso delle riforme istituzionali, con focus sulle autonomie e sul federalismo. L’obiettivo del tavolo sarà quello di favorire un confronto stabile tra il governo, le Regioni e gli enti locali sui dossier ritenuti strategici per il Paese.

LEGGI LE NEWS DI POLITICA

L'articolo La Lega vara una cabina di regia sui territori: lunedì il primo incontro con ministri e governatori proviene da Affaritaliani.it.

Vannacci sorpassa la Lega in tilt: Salvini a rischio sgombero propone l’assembleona

19 Giugno 2026 ore 07:00

Piove sul bagnato. Secondo la rilevazione settimanale di Sky Tg24 e Youtrend il partito di Vannacci avrebbe ormai superato, sia pur solo di un decimale, la Lega: 5.9% contro il 5,8% di Salvini. Altre rilevazioni non offrono lo stesso risultato ma nessuno mette in dubbio la corsa del generale e questa per una Lega già tramortita è una pessima notizia.

Per non riconoscere la crisi profondissima del Carroccio bisognerebbe essere ciechi e per quanto si sforzi di tenere gli occhi ben chiusi neppure a Salvini sfugge l’impietoso dato. Solo che non sa cosa fare e deve vedersela con un partito che se non mira a cacciarlo nel Nord ha tutte le intenzioni di ingessarlo. Il federale convocato per due giorni fa è saltato senza ulteriori spiegazioni e di una nuova convocazione per ora non si parla. Riunirsi sarebbe stato inutile, anzi dannoso, perché l’accordo tra il Capitano e i nordici che lo vogliono sotto tutela non è ancora stato trovato e anche nel Carroccio settentrionale i pareri sono discordi. La ventilata vicesegreteria dei due generali del nord, Luca Zaia e il governatore del Friuli-Venezia Giulia Fedriga, si è allontanata di parecchi chilometri. La proposta di Zaia, appoggiata anche dal governatore lombardo Fontana di duplicare il partito sul modello della Cdu-Csu tedesca, con una Lega nazionale e una regionale del Nord, invece è proprio naufragata e del resto non avrebbe avuto alcun senso. Caos totale. “Siamo peggio del Pd perché noi a questo casino non siamo abituati”, sbotta un pezzo da novanta come Massimo Garavaglia.

I nodi arriveranno al pettine nel raduno leghista fissato per il 4 e 5 luglio a Treviso. Una scelta di qualche tipo comunque s’impone, pena un’agonia senza vie d’uscita. Salvini si presenterà proponendo una cabina di regia di massa con dentro di tutto: governatori, ministri, amministratori. Sarebbe composta da 15 persone, ufficialmente per coinvolgere i territori e prestare orecchio alle loro esigenze, in realtà perché l’assembleona è il modo più sicuro per lasciare tutte le leve del potere nelle mani di Salvini. Va intesa in questo senso la mossa delle primarie per il candidato sindaco a Milano del prossimo weekend. Non ci sono candidati. Si può votare per chiunque, dunque anche per il segretario il quale è convinto di ottenere un risultato plebiscitario. Immagina di presentarsi allo showdown di Treviso forte proprio di quella legittimazione popolare. Dall’altra parte dela barricate però lo aspettano affilando le armi: “Ogni tanto ci vuole una rivoluzione e adesso ci sarà”, promette Garavaglia. Una rivoluzione non vuol dire necessariamente e comunque non soprattutto sostituire Salvini, che come frontman è difficilmente rimpiazzabile. Significa in compenso cassare dopo anni prima trionfali e poi sempre più mesti la sua scommessa politica: la Lega nazionale come rappresentante da nord a sud di una destra radicale, xenofoba e sovranista.

Quello spazio politico certamente esiste, non era un miraggio di Salvini. È esattamente quello che sta occupando Vannacci. Il capitano c’era riuscito nel 2019 ma non è riuscito a tenere la posizione. La ha persa per i suoi errori, per l’impossibilità di coniugare la demagogia e il governo ma anche perché Meloni, decisa a non concedere spazi alla sua destra, gli ha reso il compito decisamente più difficile. Calcolo miope: continuare ad avere a che fare col ringhioso ma quasi inoffensivo leghista invece che con lo spregiudicato e sgomitante generale sarebbe per lei molto più facile e vantaggioso. Ma è storia di ieri. Salvini spera ancora di recuperare quella postazione ma si tratta probabilmente di un miraggio che rimarrebbe tale anche se, per improbabilissimo miracolo, la premier si decidesse a concedere al disastroso ministro dei Trasporti il palcoscenico eminente del Viminale. Probabilmente sarebbe per Salvini troppo tardi persino disponendo di quella carta a cui mira da sempre.

I nordici, si sa, hanno tutt’altra idea. Tornare alla rappresentanza degli interessi territoriali del Nord, lasciarsi alle spalle gli anni della destra estrema. Garavaglia giura che l’ascesa di Vannacci per lui è la sola buona notizia: “Adesso non siamo più noi i fascisti ed essendo io totalmente antifascista mi fa piacere”. Se anche Salvini cedesse di nome o di fatto le redini e la scomessa dei governatori del Nord si dimostrasse vincente, la cosa non risolverebbe comunque i problemi del centrodestra con l’intruso Vannacci. I voti nordici eventualmente recuperati sarebbero presi per lo più da FdI e Fi e per la coalizione sarebbe un gioco a somma zero. Ma per la Lega significherebbe aver recuperato comnque una ragione d’esistere politicamente che oggi latita sempre di più.

Vannacci? Ci mancava solo un altro difensore dei miliardari!

19 Giugno 2026 ore 06:21

Vannacci? Ci mancava solo un altro difensore dei miliardari! Uno che da comandante si è distinto nelle guerre ordinate dagli Usa per arraffare il petrolio accampando scuse: bombardando l’Afghanistan per dare la caccia a Bin Laden che però era saudita e stava in Pakistan; precipitandosi in Iraq a rimediare ai danni che aveva fatto l’Occidente quando prometteva di distruggere le armi chimiche di Saddam e esportare la democrazia (le armi chimiche non c’erano e il paese era finito in mano all’Isis. Ops!)

Rientrato da queste Crociate redditizie per le compagnie petrolifere americane e che in Italia si erano tradotte in caro-carburante, il Generale è sceso in politica come numero due del partito che meglio si è battuto per impoverire gli italiani. Non la Lega che aveva votato il Reddito di cittadinanza alleviando la povertà di 2 milioni di persone e nemmeno quella che prometteva di cancellare la Fornero, ma la Lega che ha abolito il Rdc ricacciando i 2 milioni in povertà e che ha lasciato aumentare l’età pensionabile.

Nella Lega reduce dai successi del Governo Draghi, dall’invio di armi ai paesi in guerra, dall’aumento dell’Iva sui prodotti per l’infanzia e altre amenità classiste, Vannacci se ne andava comiziando garrulo in difesa della Flat Tax: il sogno dei miliardari! Il Generale la propone per gli autonomi fino a 100mila euro. Quanti arrivano a quella cifra? Un contribuente su 100, ma Vannacci pensa all’unico ricco, mica ai 99 che faticano a pagare il dentista.

La Lega ha portato a 3 le aliquote fiscali che 40 anni fa erano 32 e ne sogna una sola. Il risultato di questo progressivo appiattimento? La quota di ricchezza dell’1% più ricco è cresciuta del 45%, lasciando gli italiani annaspare nel solo paese Ocse dove gli stipendi, invece che aumentare, sono diminuiti. Sono stati tagliati i servizi pubblici ma aumentate le spese militari per combattere le guerre che assicuravano agli Usa il petrolio e a Vannacci lo stipendio e la pensione a 60 anni (hanno evitato la Fornero solo ai militari).

Da politico, Vannacci si è schierato contro ogni provvedimento che aiutasse i lavoratori ad arrivare a fine mese e conservare il posto, dai referendum contro il licenziamento al salario minimo. Il risultato è che un lavoratore su 4 è a rischio povertà e il Generale, invece che dare la colpa a se stesso, se la prende con gli stranieri. Propone la remigrazione perché sostiene che ci sia un’invasione. Invece c’è un’evasione. Ogni anno sono più gli italiani che se ne vanno degli stranieri che arrivano. Restano solo i vecchi: l’Italia è uno dei paesi più vecchi al mondo, ha un’età media di 50 anni e un anziano ogni 4 persone. I giovani se ne vanno, tanto gli italiani quanto gli stranieri transitati in Italia, perché all’estero guadagnano il doppio e hanno servizi migliori.

A causa delle politiche che la destra di Vannacci ha sempre sostenuto (anche quando le attuava la “sinistra” che faceva i governi con la destra) un giovane in italia guadagna quasi un terzo di un coetaneo tedesco. In Italia non c’è un salario minimo orario, in Germania è di quasi 13 euro l’ora e viene corrisposto anche ai carcerati che lavorano. È boom di italiani che vanno a farsi arrestare in Germania (facile: basta sventolare una bandiera palestinese).

Per nascondere le proprie responsabilità, il Generale accusa i “clandestini”, parola che produce una percezione distorta del fenomeno, trasformando una condizione amministrativa in una condotta minacciosa. Ma i migranti non sono pericolosi, la propensione a delinquere degli stranieri è la stessa degli italiani (Istat), la maggior parte dei reati ascritti riguarda infatti violazioni delle norme sull’immigrazione e al netto è identica. Nel caso di reati puniti con il carcere, poi, il tasso di recidiva degli stranieri è del 25% inferiore rispetto agli italiani.

Vannacci si definisce “vera destra”, sfoggia i simboli della X Mas, dice che l’antifascismo “non ha senso” e definisce Mussolini “uno statista” perché il Duce fece esattamente quello che fa lui: lavorare per i miliardari. A partire dal 1921, le Camicie Nere di Mussolini, finanziate dai grandi industriali, assaltarono le camere del lavoro da Bari a Torino e uccisero i sindacalisti per impedire loro di reclamare stipendi e turni decenti per i lavoratori.

Caro Generale, non sono gli stranieri che hanno rubato il lavoro agli italiani: siete stati voi! E sa come li hanno ottenuti, i lavoratori, i diritti che voi “vera destra” gli avete negato? Prima grazie ai partigiani che hanno sconfitto i fascisti e poi grazie agli immigrati. Gli immigrati dal Meridione che sfidavano il regime delle gabbie salariali per andare clandestinamente a lavorare nelle industrie del Nord. Lì hanno lottato, scioperato, bloccato campi e fabbriche e ottenuto così il diritto alle cure gratuite con l’istituzione del Servizio Sanitario Nazionale, quello all’istruzione fino alla terza media, lo Statuto dei Lavoratori.

E ora, generale, mi racconti di quando in un night club si è invaghito di Valentina e poi ha scoperto che era un uomo. Magari si spiega tutto così, sa? Alle volte, i traumi. Dico per risparmiarle altre figure di “M”, come direbbe Scurati, tipo quella di dire che gli immigrati sono violenti e poi imbarcare Pozzolo la cui pistola ha ferito un uomo sparando da sola. O che gli immigrati portano il crimine e imbarcare il leghista Furgiuele per il quale la Direzione Distrettuale antimafia ha chiesto il rinvio a giudizio. O pretendere che gli immigrati dimostrino di conoscere la cultura italiana e imbarcare l’ex sottosegretario all’Istruzione Sasso che aveva scambiato un citazione di Topolino per una di Dante. “Chi si ferma è perduto, mille anni ogni minuto!”. La tipica rima baciata del Sommo Poeta.

L'articolo Vannacci? Ci mancava solo un altro difensore dei miliardari! proviene da Il Fatto Quotidiano.

Centrodestra, scontro sul "caso Vannacci". Meloni frena: "Niente governo con chi ha visioni diverse"

19 Giugno 2026 ore 04:36
I sondaggi YouTrend danno Futuro Nazionale al 5,9%, davanti alla Lega. La maggioranza si compatta sul nuovo Regolamento Rimpatri UE, mentre alla Camera accelera la legge elettorale

© RaiNews

❌