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Come fare un’analisi SEO completa di un sito web: guida pratica all’audit

17 Settembre 2026 ore 21:18
Analisi SEO completa di un sito web con dashboard, performance e struttura del sito
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BAD DRIVERS OF ITALY dashcam compilation 9.17 - PEACE & LOVE

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Il fronte cyber del porto

17 Settembre 2026 ore 11:00

Immagine in evidenza rielaborata con Intelligenza Artificiale

Una nave portacontainer arriva in porto e si ferma sotto una fila di gru portuali alte quanto un palazzo. Le loro braccia si allungano sopra il ponte, agganciano uno dei container impilati a bordo e lo spostano a terra. È una coreografia che si ripete migliaia di volte al giorno in ogni grande porto del mondo, con una precisione crescente e tempi sempre più ridotti. Da operazioni simili dipende buona parte del commercio mondiale e del suo ritmo.

A prima vista, una gru portuale (in gergo: ship-to-shore) sembra soprattutto una grande struttura meccanica, quasi un residuato industriale: acciaio, motori, cavi e carrucole costruiti per sollevare decine di tonnellate. La verità è che le gru installate nei grandi porti contemporanei sono ormai inserite all’interno di ecosistemi digitali molto complessi, piene come sono di sensori che controllano posizione, velocità e oscillazione dei container; software che coordinano i movimenti; strumenti per comunicare con gli altri dispositivi del porto e delle navi, ecc.

La trasformazione di strumenti meccanici in dispositivi digitali non riguarda peraltro solo le gru, ma i porti nel loro complesso. Negli ultimi decenni i terminal si sono riempiti di sistemi informatici che assegnano gli spazi ai container, coordinano camion e treni, gestiscono gli ingressi in banchina, registrano i movimenti delle merci e stabiliscono in quale ordine una nave debba essere caricata o scaricata. Nei terminal più automatizzati, parte delle operazioni che un tempo richiedevano centinaia di persone viene oggi eseguita o coordinata da software, sensori e veicoli autonomi. E i progressi di intelligenza artificiale – in termini soprattutto di computer vision, IoT/sensori, digital twin e veicoli autonomi – promettono di rendere la tendenza ancora più evidente in futuro.

Tanta efficienza è necessaria perché nei porti il tempo costa più che altrove. Una nave ferma anziché in viaggio consuma enormi risorse finanziarie. Una colonna di tir in coda perché c’è stato un errore nell’assegnazione di uno slot di carico è un danno che si ripercuote a cascata su migliaia di altri trasporti. Per questo conoscere con precisione e rapidità dove si trova un container, quanto spazio rimane su un cargo, in quale ordine vanno caricate o scaricate le stive è un fattore fondamentale per ridurre tempi e costi e aumentare l’efficienza logistica.

Più efficiente diventa la logistica, più facile ed economico risulta l’organizzazione di catene produttive distribuite su migliaia di chilometri, ovvero la struttura industriale alla base del sistema produttivo contemporaneo. La digitalizzazione dei porti è, in altre parole, uno degli sviluppi tecnologici che hanno permesso alla globalizzazione di funzionare con l’enorme fluidità ed efficienza raggiunta negli ultimi decenni.

Questa stessa trasformazione ha però prodotto altre conseguenze: un porto più digitalizzato è efficiente, ma è anche più vulnerabile ad attacchi informatici e ad altri generi di sabotaggio tecnologico. Ed è così che, di recente, anche i macchinari portuali hanno iniziato a diventare una questione cyber e geopolitica.

Il problematico dominio di ZPMC

Il caso più evidente è quello delle gru prodotte da Shanghai Zhenhua Heavy Industries Company, meglio nota come ZPMC. L’azienda cinese è diventata negli ultimi trent’anni il principale produttore mondiale di gru portuali e le sue macchine sono oggi presenti nei terminal di decine di paesi. Negli Stati Uniti, in particolare, ZPMC è arrivata a occupare una posizione dominante tra le gru portuali installate nei porti commerciali.

Per molto tempo questo dato ha interessato solo gli addetti ai lavori. ZPMC era semplicemente un’azienda che vendeva macchinari grandi, costosi e difficili da produrre a clienti che avevano bisogno di movimentare un numero crescente di carichi nel minor tempo possibile. La sua espansione era, prima di tutto, una storia industriale: quella di un’azienda che, come molte altre realtà cinesi, era riuscita a conquistare un settore altamente specializzato grazie alla capacità produttiva, ai prezzi competitivi e alla possibilità (pure questa logistica) di consegnare in tutto il mondo delle gru già quasi completamente assemblate.

Poi sono arrivati gli anni Venti ed è mutato il contesto politico. Negli Stati Uniti del post-Covid la crescente competizione con la Cina ha trasformato progressivamente alcune dipendenze industriali in problemi di sicurezza nazionale. È accaduto con i semiconduttori, con le apparecchiature per le telecomunicazioni, con le batterie, con una lunga serie di tecnologie e materie prime considerate critiche.

E alla fine è arrivato anche il turno delle gru. Macchinari che fino a pochi anni prima venivano raccontati soprattutto come moltiplicatori di efficienza hanno cominciato a essere descritti col vocabolario del rischio. Ci si è iniziati per esempio a domandare come fosse possibile che un componente industriale prodotto da un’azienda cinese, contenente hardware e software provenienti da una filiera internazionale, non solo fosse finito in ogni molo d’America (quelle ZPMC rappresentano quasi l’80% delle gru portuali presenti negli Stati Uniti), ma avesse libero accesso ad alcune delle reti infrastrutturali più importanti dell’economia USA.

Normali gru o spie cyber?

Nel febbraio del 2024, l’amministrazione Biden è così intervenuta sulla cybersecurity dei porti statunitensi, dedicando particolare attenzione proprio alle gru ship-to-shore prodotte in Cina. Il timore era che sistemi di comunicazione, accessi remoti o altre componenti digitali potessero essere sfruttati per raccogliere informazioni o, in uno scenario più grave, interferire con le operazioni portuali. Nacque così sui media l’espressione “gru-spia”, che evocava l’immagine di queste enormi mantidi d’acciaio cinesi affacciate sui porti americani, le quali, oltre a spostare container, avrebbero potuto rappresentare una specie di cavallo di Troia digitale.

Era un’immagine potente, ma anche una semplificazione della realtà politica dietro il fenomeno. Il problema delle gru ZPMC non si limita alla eventuale, presunta, e tutta da dimostrare, volontà cinese di sabotare la logistica americana o mondiale. Il problema delle gru ZPMC ha a che fare con il difficilissimo ripensamento di un sistema industriale internazionale che per decenni ha ricercato l’efficienza estrema, ma che, negli ultimi anni, è diventato politicamente sempre più spaventato da se stesso. E questo genera alcuni paradossi.

Il primo paradosso è che una gru ZPMC non è, in realtà, interamente cinese. Come molti oggetti industriali complessi del nostro tempo, è il risultato di una catena di fornitura internazionale. Al suo interno contiene motori, sensori e componenti prodotti da aziende europee, giapponesi o americane, assemblati in Cina e infine installati in un porto dall’altra parte del mondo. Una filiera così stratificata è una caratteristica normale dell’industria contemporanea, ma rende molto difficile stabilire dove cominci e dove finisca il rischio associato a una determinata tecnologia.

Eliminare una gru cinese da un porto americano, per esempio, non significa necessariamente eliminare tutti i componenti critici cinesi dall’infrastruttura del porto. Allo stesso modo, sostituire una gru cinese con una macchina europea o giapponese non solo costa di più, ma non garantisce necessariamente che questa non utilizzi a sua volta componenti o subfornitori cinesi in qualche punto della sua supply chain (che è la ragione per cui la burocrazia del protezionismo è una delle questioni tecnicamente più complesse al mondo).

Nel caso di una gru portuale, poi, la questione si complica ulteriormente perché il prodotto non termina ai confini della macchina. Una volta installata, la gru viene collegata all’ecosistema digitale del terminal. Deve comunicare con altri sistemi, essere aggiornata, diagnosticata, riparata. Le configurazioni variano da porto a porto e alcune macchine possono essere controllate, programmate o assistite da remoto.

Nel corso delle indagini condotte nel 2023 e nel 2024 dal Congresso USA furono trovati modem cellulari installati su alcune gru ZPMC o all’interno delle infrastrutture di rete che le servivano. In alcuni casi, secondo le commissioni parlamentari che condussero l’indagine, quegli apparati non erano esplicitamente previsti dai contratti stipulati dai porti. ZPMC aveva inoltre richiesto in diverse occasioni accesso remoto alle proprie gru, ufficialmente per attività di diagnostica e manutenzione.

Nessuna di queste caratteristiche, presa isolatamente, è la cosiddetta “smoking gun”. D’altra parte, un modem può avere una funzione perfettamente legittima e l’accesso da remoto, quando possibile, è comune nella manutenzione delle apparecchiature industriali, visti i grossi risparmi che permette. Il problema è che la stessa funzione che permette a un ingegnere di diagnosticare un guasto a distanza può, se progettata o configurata (magari intenzionalmente) male, trasformarsi in un punto di accesso per qualcun altro.

Le indagini statunitensi hanno quindi mostrato vulnerabilità e possibilità di accesso, ma non hanno dimostrato che Pechino abbia effettivamente utilizzato le gru ZPMC per spiare o sabotare i porti statunitensi. Nel rapporto sulle minacce informatiche al sistema marittimo pubblicato nel 2025, la Coast Guard precisava che i propri specialisti non avevano osservato attività malevole sulle o attraverso le gru, pur ritenendo che le vulnerabilità individuate le rendessero possibili.

È una distinzione importante: una vulnerabilità informatica può essere una falla tecnica, ma non indica inequivocabilmente la volontà di arrecare un danno. Una backdoor deliberatamente inserita da un produttore è invece qualcosa di diverso, perché implica intenzionalità. Dimostrare infine che l’eventuale backdoor individuata sia stata effettivamente utilizzata da uno Stato per attività di spionaggio richiede un ulteriore salto probatorio.

Il paradosso della globalizzazione

Ed è qui che rischio informatico effettivo e percezione del rischio geopolitico (con tutti i pregiudizi che essa comporta) finiscono per sovrapporsi. Un governo che si occupa della sicurezza di infrastrutture essenziali non può soltanto domandarsi se qualcuno abbia già sfruttato una vulnerabilità o se esista per errore o per dolo, ma deve soprattutto chiedersi, e a maggior ragione nel caso di un porto, se qualcuno potrebbe usarla in futuro e con quali effetti. Bloccare un grande terminal significa infatti rallentare l’arrivo di generi alimentari, di farmaci, di componenti industriale e, in caso di conflitti, di materiale destinato alle forze armate. La vulnerabilità di un porto può avere conseguenze che si propagano nell’entroterra per migliaia di chilometri.

Ma proprio perché il ragionamento riguarda non ciò che accade o è accaduto ma ciò che potrebbe accadere, diventa difficile stabilire quale sia un livello di rischio accettabile. Se fosse necessario eliminare da qualunque infrastruttura critica ogni tecnologia potenzialmente vulnerabile, o riconducibile a un avversario politico, bisognerebbe ricostruire interamente le catene di fornitura mondiali.

Il problema è che le dipendenze tecnologiche – nei porti o nei data center – non nascono per caso e soprattutto non scompaiono rapidamente. ZPMC ha conquistato il mercato perché per decenni ha fatto esattamente ciò che il sistema economico globale chiedeva ai suoi fornitori: produrre su larga scala, contenere i costi, aumentare l’efficienza e consegnare in tutto il mondo.

ZPMC ha conquistato e dominato il settore per anni perché era un produttore capace non soltanto di costruire enormi gru, ma anche di assemblarle, trasportarle via mare e installarle direttamente nei terminal, offrendo ai propri clienti un vantaggio economico e di efficienza molto concreto. Per un porto che deve aumentare rapidamente la propria capacità, la provenienza geografica dei macchinari è stata per molto tempo una questione secondaria rispetto al prezzo, ai tempi di consegna e alle prestazioni.

Per trent’anni aziende e governi hanno costruito le loro supply chain partendo dall’idea che contasse solo l’efficienza: se un’azienda era in grado di produrre una gru migliore o più economica, aveva senso acquistarla. Se assemblare un prodotto dall’altra parte del mondo consentiva di abbassarne il prezzo, era razionale organizzare la produzione in quel modo. E la possibilità di spostare merci rapidamente, e con costi relativamente bassi, rendeva tutto questo molto conveniente. La posizione di quasi monopolio del settore raggiunta da ZPMC non è dunque un’anomalia della globalizzazione. Al contrario, è la dimostrazione del suo successo.

La vicenda delle “gru-spia” cinesi ci mostra quindi cosa succede quando la stessa logica che si è esaltata per anni viene filtrata attraverso un paradigma politico diverso e un clima di scarsa fiducia internazionale.  La globalizzazione aveva entusiasticamente costruito la propria efficienza sulla convinzione che l’interdipendenza fosse soprattutto una risorsa. La competizione geopolitica contemporanea dà invece priorità all’ipotesi opposta: che ogni interdipendenza sia anche, almeno potenzialmente, una vulnerabilità. E così facendo non sta mettendo in discussione soltanto gli effetti della globalizzazione (chi dipende da chi, dove vengono prodotti i beni o chi controlla determinate tecnologie), ma anche gli strumenti materiali con cui la globalizzazione stessa funziona.

L'articolo Il fronte cyber del porto proviene da Guerre di Rete.

Terrorismo e Imperialismo: Due facce dello stesso sistema – Intervento del Partito Comunista a Mosca

Versione integrale dell’intervento del Vicesegretario Generale Matteo Di Cocco al III Forum Antifascista di Mosca tenutosi a Maggio 2026.

IL FASCISMO NON È UN INCIDENTE — È LA RISPOSTA VIOLENTA DEL CAPITALISMO

Il Fascismo non è un incidente della storia. Non è una deviazione, non è un’anomalia. È il frutto avvelenato della degenerazione sistemica del capitalismo che, quando entra in crisi o si sente minacciato dai movimenti popolari e operai, reagisce con ferocia, togliendo la propria maschera della democrazia per mostrare il volto violento. Quello della violenza di classe.

Come insegnato da Antonio Gramsci, la pavidità dei partiti operai — egemonizzati dalle correnti riformiste, incapaci di una visione ideologica corretta — è stata la prima causa della sconfitta del movimento operaio italiano di fronte alla marea nera.

Non possiamo ripetere quegli errori. Non possiamo più permetterci quella codardia, sperando di strappare qualche simpatia qua e là nel campo socialdemocratico (se non peggio).

Questo perché (e ne abbiamo le prove giorno dopo giorno) il fascismo in occidente sopravvive e continua a riprodursi perché negli ultimi trent’anni l’ideologia e la modalità d’azione dei comunisti è stata smantellata e deligittimata, pezzo dopo pezzo da chi in una folle rincorsa ai richiami delle élite finanziarie ha abbracciato il neoliberismo dando vita ad una pseudo sinistra, incarnata in fine da chi a Bruxelles, nel Consiglio Europeo ha avuto il coraggio di equiparare il nazismo ed il comunismo, distruggendo nel frattempo lo stato sociale e continuando a sostenere il regime neo nazista di Kiev.

In Italia, come nel resto dell’Europa abbiamo sempre più la prova che la forma più avanzata di fascismo non ha più la camicia nera addosso, ma hanno i vessilli di chi ha tradito la classe operaia invece di difenderla. Questo tradimento è un sintomo, di una malattia più ampia.

Una malattia che si chiama fascismo moderno.

TERRORISMO COME CATEGORIA POLITICA

Il terrorismo, come il fascismo non è un fenomeno autonomo che cade dal cielo ed in questo ci rifacciamo proprio a quanto dichiarato dal Presidium del Comitato Centrale del KPRF nel giugno del 2024:

“Per sconfiggere il terrorismo, è necessario superare il capitalismo, unire la società sugli ideali della giustizia, e quindi del socialismo. L’esperienza sovietica ci dà un grande esempio di come la società può unirsi, forgiare una forte armatura della sicurezza nazionale e vergognare il nemico più cinico e crudele” (https://kprf.ru/party-live/cknews/227219.html) [1]”

Il nostro Partito condivide in pieno questa lettura, le radici del terrorismo in epoca contemporanea sempre più affonda le radici nella povertà, nella diseguaglianza, nei conflitti militari fomentati dall’imperialismo per il controllo delle risorse o per la gestione delle proprie sfere di influenza a livello geopolitico fino alla frammentazione sociale prodotta coscienziosamente dal capitalismo neoliberista.

Possiamo definire il terrorismo come un fenomeno con tre facce, per quanto riguarda l’analisi politica contemporanea.

  • C’è il terrorismo come atto criminale di massa contro civili innocenti
  • C’è il terrorismo di Stato, organizzato da chi attacca popolazioni civili e finanzia organizzazioni e milizie paramilitari che organizzano stragi o colpi di Stato
  • Infine, c’è l’uso strumentale della categoria “terrorismo” utilizzata come arma ideologica per attaccare chi si oppone alle manovre imperialiste, per reprimere i movimenti popolari legittimando le aggressioni militari.

 

Qui ci poniamo una domanda: chi è il vero terrorista? Chi difende un popolo e la propria identità nazionale dall’aggressione di un governo fascista o quello stesso governo che attacca quei popoli? Noi sicuramente sappiamo da che parte stare.

[1] Dal servizio stampa del Comitato Centrale del KPRF 24 Giugno 2024 https://kprf.ru/party-live/cknews/227219.html

L’UCRAINA E IL NODO DEL CONFLITTO

Se parliamo di strutture imperialiste e terroriste in occidente non possiamo evitare di parlare della NATO che con la sua continua aggressione imperialista con il allargamento ad est violando non solo gli accordi del 1991, ma qualsivoglia briciolo di buonsenso, hanno trasformato l’Ucraina in un avamposto anti-russo. Per questo il Partito Comunista (Italia) condanna nettamente il sostegno dell’Unione Europea e degli Stati Uniti d’America a tutti quei settori che hanno egemonizzato il potere di Kiev dal colpo di Stato del 2014 in poi.

Fin da Euromaidan, l’obiettivo non è stato minimamente quello di mettere al centro la volontà del popolo ucraino, ma quello di accerchiare ed indebolire la Russia accerchiandola e cercando di distruggere qualsiasi forma di opposizione all’egemonia del dollaro e della finanza anglosassone, distruggendo quel filo rosso che unisce i popoli russi ed ucraini da ben prima che nascesse la NATO o che gli Stati Uniti d’America fossero un pensiero di Franlink o Jefferson.

Come è ben documentato, il regime di Kiev ha trasformato l’Ucraina nel primo stato terrorista d’Europa permettendo l’uso di metodi deliberatamente terroristici come gli attacchi ad infrastrutture civili, sabotaggi e addirittura uso di missili forniti dall’Occidente contro le popolazioni residenti nelle regioni del Donbass.

Se ci fossero dubbi, questo non è il comportamento di una democrazia, questo non è il comportamento di uno stato aggredito (come molti in Italia ed Europa definiscono l’Ucraina) ma questo è puro e semplice terrorismo di Stato, armato e finanziato dall’imperialismo occidentale.

L’Ucraina non è più una nazione, ma un asset strategico militare in mano a potenze straniere.

Le sanzioni contro la Russia si sono ritorte contro l’Europa stessa.

La NATO ogni giorno di più viene umiliata.

I popoli del Donbass si sono ribellati ed hanno preso le armi per difendere la propria autodeterminazione.

Oggi la Russia insieme alla Cina Socialista ed a tutte quelle nazioni che vogliono uscire dal giogo imperialista hanno l’opportunità di costruire un fronte per la pace e la sovranità economica e politica dei popoli.

Dobbiamo purtroppo constatare che in questo momento in Italia non ci sono le condizioni minime per attuare una politica di questo tipo, poiché la nostra nazione è da anni ormai retrocessa al rango di colonia.

Nostro l’ardito compito far risaltare le contraddizioni del sistema e sfruttarle per riportare anche in Italia il protagonismo della politica sull’economia e del popolo sull’imperialismo.

IL NEOLIBERISMO È IN GUERRA PERMANENTE

Cari compagni, dobbiamo essere chiari su un punto: non siamo di fronte a una crisi passeggera o ad un’anomalia che verrà risolta con qualche aggiustamento diplomatico.

Ci troviamo di fronte ad una crisi strutturale del capitalismo, che cerca la sua via d’uscita — come sempre nella storia — attraverso l’unico metodo che conosce: la guerra, la militarizzazione delle società e la distruzione dei diritti sociali conquistati dai lavoratori nel Novecento.

L’Unione Europea si è rivelata per quello che i comunisti hanno sempre denunciato: un apparato tecnico e burocratico al servizio del complesso militare del capitale.

Euro, Unione Europea e NATO non difendono la democrazia ma ne sono la diretta negazione.

Lo vediamo nelle politiche di austerità che negli anni hanno colpito i popoli europei, lo vediamo nella continua promozione di uno spirito anticomunista anche a livello istituzionale, non solo falsificando la storia, ma spergiurando sulle tombe di chi ha sacrificato la propria vita 81 anni fa per liberare il continente dal dominio nazifascista.

L’aumento smisurato delle spese militari sacrificando sanità, istruzione e pensioni sono il segnale di un’opera di distruzione della società per piegarla alla volontà delle élite economiche e militari utilizzando l’invenzione di una fantomatica minaccia russa come alibi per accelerare il processo di smantellamento di ogni residuo di Stato sociale.

Visto il continuo attacco dell’Unione Europea al suo stesso popolo, vista la continua ricerca di un nemico per militarizzare e spaventare gli europei convincendoli della giustezza di una futura guerra … possiamo definire la stessa Unione Europea come un’entità terroristica?

LA RISPOSTA COMUNISTA

La risposta comunista non può essere né nazionalista né semplicemente pacifista.

Deve essere internazionalista e di classe.

Se vogliamo essere all’altezza del compito che la storia ci sta ponendo dobbiamo riunire tutti coloro che rifiutano il controllo imperialista, chi è a favore della sovranità de popoli ed contro l’ingerenza straniera.

Dobbiamo combattere tutti quei piani di riarmo che sono propedeutici a future aggressioni e conflitti, dobbiamo far si che tutte le componenti sociali dei nostri rispettivi stati difendano lo Stato Sociale e smascherino le pseudosinistra neoliberista, finto socialdemocratiche e tutti coloro che hanno tradito i loro popoli.

Nel nostro paese, il Partito Comunista (Italia) porta avanti questa battaglia senza compromessi. Non partecipiamo al gioco delle alleanze con il centro-sinistra atlantista. Non sosteniamo le missioni militare all’estero o l’invio di armi in Ucraina, siamo contro la NATO e contro l’Unione Europea del capitale.

Per questo il nostro compito non deve fermarsi solo a tutti coloro che si riconoscono nella nostra ideologia, ma dobbiamo essere capaci di egemonizzare quei movimenti di massa spontanei che altrimenti sarebbero fini a loro stessi: come ci hanno insegnato Lenin e Gramsci serve un partito, una direzione politica ed una visione ideologica chiara.

VERSO LA VITTORIA

Compagni, permettetemi di chiudere con una riflessione che porto anche a nome del Segretario Generale Alberto Lombardo. Siamo qui a Mosca, capitale dell’Unione Sovietica che ha resistito all’invasione nazifascista ed ha liberato il continente dal pericolo nero al costo della vita di oltre venti milioni dei suoi figli.

L’Armata Rossa a Stalingrado non ha fermato la macchina militare nazifascista solo per l’Unione Sovietica, ma lo ha fatto per la libertà di tutto il mondo, fu la vittoria del socialismo sul fascismo, la vittoria del popolo sulla barbaria capitalista.

Lo abbiamo già detto lo scorso anno, per rispetto e onore del popolo sovietico Volvograd non deve essere Stalingrado pochi giorni dell’anno, ma deve tornare ad essere Stalingrado tutto l’anno!

Proprio su quell’esempio eroico noi siamo chiamati ad un’altra battaglia, sotto forme diverse contro nemici che oggi hanno giacche e cravatte. Invece dei carri armati usano canali di informazione, fondi di investimento e le banche centrali per manipolare la vita delle persone e la loro percezione della realtà.

Ma la sostanza non cambia: il capitalismo quando è in crisi torna a mostrare il suo volto di violenza, di guerra e di terrorismo contro i popoli.

Non so quando arriverà la Vittoria. Ma so che, quando arriverà, voglio che ci sia anche il mio ed il contributo del mio Partito.
Ma questa battaglia l’abbiamo già vinta una volta, 81 anni fa e non ce lo hanno mai perdonato.
Facciamolo accadere ancora una volta

Slava Stalingrad! Vperëd k pobede!

(Avanti verso la vittoria!)

🇬🇧 English Version
THE COMMUNIST PARTY — ITALY
III International Forum — Moscow, May 2026
Terrorism and Imperialism: Two Faces of the Same System

First of all, allow me to convey greetings to you from the General Secretary, comrade Alberto Lombardo, and from the entire Central Committee of the Communist Party (Italy).
We thank the KPRF – Communist Party of the Russian Federation for organizing this Forum and for allowing us to bring the voices of those in Italy who fight every day against imperialism, war, and fascism in its many contemporary forms.

FASCISM IS NOT AN ACCIDENT — IT IS CAPITALISM’S VIOLENT RESPONSE

Fascism is not an accident of history. It is not a deviation, it is not an anomaly. It is the poisonous fruit of the systemic degeneration of capitalism, which, when it enters into crisis or feels threatened by popular and workers’ movements, reacts ferociously, removing its democratic mask to reveal its violent face. That of class violence.
As Antonio Gramsci taught, the cowardice of workers’ parties—dominated by reformist currents, incapable of a correct ideological vision—was the primary cause of the defeat of the Italian workers’ movement in the face of the oil slick.
We can’t repeat those mistakes. We can no longer afford that cowardice, hoping to gain some sympathy here and there in the social democratic camp (or worse).
This is because (and we have proof of this day after day) fascism in the West survives and continues to reproduce itself because over the last thirty years the ideology and mode of action of the communists have been dismantled and delegitimized, piece by piece, by those who, in a mad pursuit of the calls of the financial elite, have embraced neoliberalism, giving birth to a pseudo-left, ultimately embodied by those in Brussels, in the European Council, who had the courage to equate Nazism and Communism, meanwhile destroying the welfare state and continuing to support the neo-Nazi regime in Kiev.
In Italy, as in the rest of Europe, we have growing evidence that the most advanced form of fascism no longer wears black shirts, but instead carries the banners of those who betrayed the working class instead of defending it. This betrayal is a symptom of a broader disease.
A disease called modern fascism.
TERRORISM AS A POLITICAL CATEGORY
Terrorism, like fascism, is not an autonomous phenomenon that falls from the sky and in this we refer precisely to what was declared by the Presidium of the Central Committee of the KPRF in June 2024:
“To defeat terrorism, it is necessary to overcome capitalism, to unite society around the ideals of justice, and therefore of socialism. The Soviet experience gives us a great example of how society can unite, forge a strong armor of national security, and shame the most cynical and cruel enemy.”https://kprf.ru/party-live/cknews/227219.html) ”
Our Party fully shares this view: the roots of terrorism in contemporary times are increasingly rooted in poverty, inequality, military conflicts fomented by imperialism for the control of resources or the management of its own spheres of influence at the geopolitical level, up to the social fragmentation consciously produced by neoliberal capitalism.
We can define terrorism as a three-faceted phenomenon, as far as contemporary political analysis is concerned.
• There is terrorism as a mass criminal act against innocent civilians
• There is state terrorism, organized by those who attack civilian populations and finance paramilitary organizations and militias that organize massacres or coups d’état
• Finally, there is the instrumental use of the category “terrorism” employed as an ideological weapon to attack those who oppose imperialist maneuvers, to repress popular movements by legitimizing military aggression.

Here we ask ourselves a question: who is the real terrorist? Those who defend a people and their national identity from the aggression of a fascist government, or the very government that attacks those people? We certainly know which side we’re on.

UKRAINE AND THE CRUCIAL ISSUE
When we talk about imperialist and terrorist structures in the West, we cannot avoid mentioning NATO, which, with its ongoing imperialist aggression and eastern enlargement—violating not only the 1991 agreements but every shred of common sense—has transformed Ukraine into an anti-Russian outpost. For this reason, the Communist Party (Italy) strongly condemns the European Union and the United States’ support for all those sectors that have dominated Kiev’s power since the 2014 coup.

Since Euromaidan, the goal has not been to put the will of the Ukrainian people at the center, but to encircle and weaken Russia by encircling it and trying to destroy any form of opposition to the hegemony of the dollar and Anglo-Saxon finance, destroying the common thread that has united the Russian and Ukrainian peoples since well before NATO was born or the United States of America was even a thought of Franklin or Jefferson.
As is well documented, the Kiev regime has transformed Ukraine into Europe’s first terrorist state by allowing the use of deliberate terrorist methods such as attacks on civilian infrastructure, sabotage, and even the use of Western-supplied missiles against populations living in the Donbass regions.
If there were any doubt, this is not the behavior of a democracy, this is not the behavior of an attacked state (as many in Italy and Europe define Ukraine) but this is pure and simple state terrorism, armed and financed by Western imperialism.
Ukraine is no longer a nation, but a strategic military asset in the hands of foreign powers.
Sanctions against Russia have backfired on Europe itself.
NATO is being humiliated more and more every day.
The people of Donbass rebelled and took up arms to defend their self-determination.
Today, Russia, together with Socialist China and all those nations that wish to escape from the imperialist yoke, have the opportunity to build a front for peace and the economic and political sovereignty of the peoples.
Unfortunately, we must note that at this time in Italy the minimum conditions for implementing a policy of this type do not exist, since our nation has been relegated to the rank of a colony for years now.
Ours is the daring task of highlighting the contradictions of the system and exploiting them to restore, in Italy too, the role of politics over the economy and of the people over imperialism.

NEOLIBERALISM IS AT PERMANENT WAR

Dear comrades, we must be clear on one point: we are not facing a temporary crisis or an anomaly that will be resolved with some diplomatic adjustments.
We are facing a structural crisis of capitalism, which seeks its way out—as always throughout history—through the only method it knows: war, the militarization of societies, and the destruction of the social rights won by workers in the twentieth century.
The European Union has revealed itself to be what the communists have always denounced: a technical and bureaucratic apparatus at the service of capital’s military complex.
The Euro, the European Union and NATO do not defend democracy but are its direct negation.
We see it in the austerity policies that have affected the peoples of Europe over the years, we see it in the continued promotion of an anti-communist spirit even at the institutional level, not only by falsifying history, but by perjuring themselves on the graves of those who sacrificed their lives 81 years ago to liberate the continent from Nazi-Fascist rule.
The disproportionate increase in military spending, sacrificing healthcare, education, and pensions, signals a drive to destroy society, bending it to the will of the economic and military elites. The invention of a phantom Russian threat serves as an excuse to accelerate the dismantling of every vestige of the welfare state.
Given the European Union’s ongoing attack on its own people, given its constant search for an enemy to militarize and frighten Europeans into believing a future war is justified… can we define the European Union itself as a terrorist entity?

THE COMMUNIST RESPONSE
The communist response can be neither nationalist nor simply pacifist.
It must be internationalist and class-based.
If we want to live up to the task that history is placing before us, we must unite all those who reject imperialist control, those who are in favor of the sovereignty of peoples and those who are against foreign interference.
We must fight all those rearmament plans that pave the way for future aggression and conflict. We must ensure that all social groups in our respective countries defend the Welfare State and expose the neoliberal pseudo-left, fake social democrats, and all those who have betrayed their peoples.
In our country, the Communist Party (Italy) is fighting this battle uncompromisingly. We do not participate in the game of alliances with the Atlanticist center-left. We do not support military missions abroad or the shipment of weapons to Ukraine; we are against NATO and the European Union of capital.
For this reason, our task must not be limited to those who identify with our ideology, but we must be capable of hegemonizing those spontaneous mass movements that would otherwise be ends in themselves: as Lenin and Gramsci taught us, we need a party, a political leadership, and a clear ideological vision.
TOWARDS VICTORY
Comrades, allow me to close with a reflection I also offer on behalf of Secretary General Alberto Lombardo. We are here in Moscow, the capital of the Soviet Union, which resisted the Nazi-Fascist invasion and freed the continent from the dark peril at the cost of the lives of over twenty million of its sons.
The Red Army at Stalingrad did not stop the Nazi-fascist military machine just for the Soviet Union, but it did so for the freedom of the entire world. It was the victory of socialism over fascism, the victory of the people over capitalist barbarism.
We said it last year: out of respect and honor for the Soviet people, Volgograd must not be Stalingrad for a few days a year, but must return to being Stalingrad all year round!
Precisely on the basis of that heroic example, we are called to another battle, in a different form, against enemies who today wear suits and ties. Instead of tanks, they use information channels, investment funds, and central banks to manipulate people’s lives and their perception of reality.
But the substance does not change: when capitalism is in crisis, it returns to show its face of violence, war, and terrorism against people.
I don’t know when Victory will come. But I know that, when it does, I want my contribution and that of my Party to be there too.
But we already won this battle once, 81 years ago, and they never forgave us.
Let’s make it happen one more time

Slava Stalingradu! Vperëd k pobede!
(Onward to victory!)

 

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AUTO D’EPOCA IN MARCIA CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE: A MILANO I MOTORI ACCENDONO I RIFLETTORI SUL 1522

17 Settembre 2026 ore 08:37


Domenica 20 settembre 2026 Milano ospita un evento speciale in cui la passione per le auto e le moto d’epoca incontra un messaggio sociale di fondamentale importanza: dire NO alla violenza sulle donne e far conoscere sempre di più il 1522, il numero nazionale antiviolenza e stalking.


Si chiama “1522 – Motori in marcia contro la violenza sulle donne”
l’iniziativa che porterà sulle strade della Città metropolitana di Milano decine di vetture e motociclette storiche, unite da un particolare che rende questo raduno diverso da qualsiasi altro: tutti i mezzi porteranno lo stesso numero, 1522.


Non un numero di gara, quindi, ma un messaggio da ricordare.


1522: QUATTRO NUMERI CHE POSSONO FARE LA DIFFERENZA
Il vero protagonista della giornata sarà infatti il 1522, il servizio pubblico promosso dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per le Pari Opportunità.
Il numero è gratuito e attivo 24 ore su 24, tutti i giorni dell’anno, da rete fissa e mobile. Operatrici specializzate accolgono le richieste di aiuto e sostegno delle donne vittime di violenza e stalking, offrendo informazioni e orientamento verso centri antiviolenza, case rifugio e servizi presenti sul territorio.
Il servizio garantisce anonimato ed è disponibile anche attraverso la chat del sito ufficiale 1522.eu.

L’obiettivo dell’evento milanese è quindi semplice ma potentissimo: portare il numero 1522 fuori dalle campagne istituzionali e farlo circolare fisicamente per la città, trasformando le auto storiche in ambasciatrici di un messaggio contro la violenza.


LE AUTO STORICHE ATTRAVERSANO MILANO
La manifestazione partirà la mattina dal Museo Fratelli Cozzi di Legnano, per poi muoversi in corteo verso Milano.
Auto e moto d’epoca attraverseranno il territorio metropolitano mostrando il bollo 1522 e raggiungeranno nel corso della giornata Milano e l’area di Cascina Merlata.
Tra i mezzi sono annunciate anche alcune vetture storiche dell’Autocentro di Milano della Polizia di Stato.
L’iniziativa nasce dalla collaborazione tra Città metropolitana di Milano, Museo Fratelli Cozzi, UpTown Milano, Scuderia Sant Ambroeus e Raduno della Domenica Auto Storiche di Milano, insieme agli altri partner aderenti al progetto.


L’ARRIVO IN CASCINA: AUTO, PERSONE E UN UNICO MESSAGGIO
La parte conclusiva della manifestazione si svolgerà nell’area di via Pier Paolo Pasolini 3 a Milano, nella cornice di Cascina Merlata/UpTown, dove si trova anche Cascina Corten.
Dalle 14:30 il momento conclusivo sarà aperto anche al pubblico, con la possibilità di vedere da vicino le vetture e le moto storiche e partecipare a una giornata che vuole trasformare una passione tradizionalmente legata al mondo dei motori in uno strumento di sensibilizzazione sociale.
E non è casuale nemmeno l’orario scelto per il momento simbolicamente più importante della manifestazione.


ALLE ORE 15:22 MILANO SI FERMA PER UN MESSAGGIO
Alle 15:22, richiamando volutamente le quattro cifre del numero antiviolenza, è previsto uno dei momenti più suggestivi della giornata.
Un drone riprenderà dall’alto le auto e le moto storiche e le persone presenti, che contribuiranno a comporre simbolicamente la scritta:
1522
Un’immagine pensata per essere condivisa e diffusa, affinché quelle quattro cifre possano raggiungere il maggior numero possibile di persone.
Perché conoscere il 1522 può significare sapere a chi rivolgersi nel momento in cui se ne ha bisogno.


UNA PASSIONE CHE DIVENTA SOLIDARIETÀ
L’iniziativa avrà anche una componente concreta di solidarietà. Le donazioni raccolte attraverso l’iscrizione degli equipaggi sono destinate alla Fondazione Una Nessuna Centomila, impegnata nel contrasto alla violenza di genere.
Il raduno diventa così molto più di una semplice esposizione di splendide automobili del passato.
È un modo per utilizzare la forza comunicativa del mondo dei motori per parlare di un problema profondamente attuale.


Domenica 20 settembre a Milano i motori faranno rumore per rompere un silenzio ancora più importante.
E il numero da portare a casa, questa volta, non sarà quello di una vettura.
Sarà il 1522.


1522 – NUMERO ANTIVIOLENZA E STALKING
☎ Gratuito
🕐 Attivo 24 ore su 24, 365 giorni all’anno
💬 Disponibile anche tramite chat
❤ Per chiedere aiuto, sostegno o anche semplicemente un consiglio.

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Blocco dell’area a caldo di Taranto: la lotta di classe indica la strada della riconversione

La conferma del blocco dell’area a caldo dello stabilimento ex ILVA di Taranto segna un punto di non ritorno nella drammatica vicenda del polo siderurgico.
Per decenni, il capitale industriale e i governi borghesi hanno imposto alla classe lavoratrice e alla cittadinanza un ricatto inaccettabile: barattare la salute e il diritto alla vita con un salario di sussistenza.
Oggi quell’impalcatura ideologica crolla sotto il peso delle sue stesse contraddizioni.
Come denunciato dai Lavoratori Metalmeccanici Organizzati (LMO) – Sindacato Generale di Classe di Taranto, non c’è più spazio per sussidi a fondo perduto o soluzioni di facciata utili solo a tenere in vita un modello industriale capitalistico.
I padroni e i sindacati CGIL, CISL, UIL e USB hanno alimentato una spaccatura artificiale nel fronte di classe, mettendo gli operai della fabbrica contro le famiglie dei quartieri inquinati attraverso il terrore della disoccupazione.
Questa logica ‘divide et impera’ va respinta: la classe operaia non deve più essere usata come scudo per difendere i profitti dei privati o i fallimenti delle gestioni commissariali.
La vera alternativa di classe risiede nella bonifica delle aree con l’ impiego dei lavoratori e nell’attuazione del “Piano Taranto” elaborato dai comitati cittadini e da LMO -SGC, che hanno sostenuto una strenua lotta contro le politiche disfattiste di tutti i governi, di destra e di sinistra, che hanno portato la morte tra i lavoratori e i cittadini.
Le bonifiche non sono una spesa passiva a carico dello Stato, ma l’ossatura di un piano straordinario di lavoro stabile, sicuro e qualificato.
Utilizzare le competenze delle tute blu per bonificare i suoli, decontaminare le falde e risanare la città significa convertire un sito di nocività in un cantiere di ricostruzione sociale.
Il Partito Comunista sostiene con forza la linea del sindacato di base LMO nella richiesta immediata di un tavolo di trattativa istituzionale fondato su interventi vincolanti:
•⁠ ⁠Mappatura integrale e garanzia occupazionale: Censimento trasparente di tutti i lavoratori dell’ex ILVA, del subappalto e dell’intero indotto, garantendo il posto di lavoro a ciascun addetto.
•⁠ ⁠Tutela della salute e diritti previdenziali: Riconoscimento immediato dell’esposizione all’amianto, della gravosità delle mansioni e attivazione dei prepensionamenti per chi ha sacrificato la salute in fabbrica.
•⁠ ⁠Giustizia sociale e risarcimenti: Pieno ristoro dei danni fisici e sanitari subiti dagli operai e dalla popolazione locale.
•⁠ ⁠Pianificazione e riconversione pubblica: Avvio immediato delle bonifiche e di un piano industriale statale riconvertito sui reali bisogni della collettività.
La vertenza dei metalmeccanici di Taranto non è una vertenza locale, ma uno snodo centrale della lotta generale del movimento operaio contro il capitale.

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THOMAS MERTON: NESSUN UOMO È UN’ISOLA | Perché abbiamo paura di essere soli

17 Settembre 2026 ore 07:10
La solitudine non è sempre isolamento: può diventare il luogo nel quale impariamo a incontrare noi stessi.Thomas Merton ci conduce dentro il paradosso dell’esistenza: abbiamo bisogno degli altri, ma dobbiamo anche imparare a stare soli.Una lezione su solitudine, interiorità, libertà, amore e silenzio, tra Agostino, Pascal, Kierkegaard e Buber. 🎬 Premiere [Per Studenti attivi e […]

Data Query Service (DQS)

17 Settembre 2026 ore 05:00

Abbiamo già creato un account presso la Blocklist via DNS Query in precedenza, nella pagina dedicata a RBL (si veda qui).

Installazione del plugin per SpamaAssassin

Intanto disabilitiamo le query ordinarie aggiungendo questo in /etc/mail/spamassassin/local.cf:

# disable spamhaus 
score URIBL_DBL_SPAM 0 
score URIBL_DBL_PHISH 0 
score URIBL_DBL_MALWARE 0 
score URIBL_DBL_ABUSE 0 
score URIBL_DBL_ABUSE_REDIR 0 
score URIBL_DBL_ABUSE_PHISH 0 
score URIBL_DBL_ABUSE_MALWARE 0 
score URIBL_DBL_BLOCKED 0 
score URIBL_DBL_BLOCKED_OPENDNS 0
# disable DNSWL 
score RCVD_IN_DNSWL_BLOCKED 0 
score RCVD_IN_DNSWL_MED 0 
score RCVD_IN_DNSWL_HI 0 
score RCVD_IN_DNSWL_LOW 0

Scaricare l'ultimo pacchetto:

git clone https://github.com/spamhaus/spamassassin-dqs

Le cose ora vanno in modo leggermente diverso a seconda che il servizio HBL sia abilitato o meno (lo è solo per gli account a pagamento).

Entrare nella cartella 4.0.0+ e lanciare il test per confermare che la nostra chiave sia valida anche per HBL (il chè non significa che sia pure abilitata):

sh hbltest.sh
	Please input your DQS key: xxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxx
	Looking up test record for HBL... done
	Your DQS key xxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxx is enabled for HBL
	You can copy sh_hbl.cf and sh_hbl_scores.cf if you want HBL enabled

Ora è necessario modificare alcuni dei file di configurazione con il contenuto esatto della chiave (sostituire xxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxx con il contenuto della chiave):

sed -i -e 's/your_DQS_key/xxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxx/g' sh.cf
sed -i -e 's/your_DQS_key/xxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxx/g' sh_hbl.cf

Se si sta usando FreeBSD, i comandi cambiano leggermente:

sed -i "" -e 's/your_DQS_key/xxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxx/g' sh.cf
sed -i "" -e 's/your_DQS_key/xxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxx/g' sh_hbl.cf

Se non si ha HBL abilitato, è sufficiente copiare i due file seguenti nella cartella di configurazione:

cp sh.cf sh_scores.cf /etc/mail/spamassassin

Ora si proceda più sotto nella sezione test.

Se invece si ha HBL abilitato, modificare il file sh.pre nella prima riga:

loadplugin       Mail::SpamAssassin::Plugin::SH <config_directory>/SH.pm

E' necessario sostituire <config_directory> con la propria cartella di configurazione, che è /etc/mail/spamassassin. Quindi la riga diventa:

loadplugin       Mail::SpamAssassin::Plugin::SH /etc/mail/spamassassin/SH.pm

Se si ha una chiave con HBL abilitato, e assumendo che la cartella di configurazione sia /etc/mail/spamassassin, copiare lì i file di configurazione:

cp SH.pm sh.cf sh_scores.cf sh_hbl.cf sh_hbl_scores.cf sh.pre /etc/mail/spamassassin

Ora abilitare HBL modificando il file /etc/mail/spamassassin/v342.pre. E' necessario localizzare la riga:

loadplugin Mail::SpamAssassin::Plugin::HashBL

ed eventualmente rimuovere il cancelletto # iniziale.

Riavviare SpamAssassin:

spamdctl restart

Testare il setup in questo modo:

spamassassin --lint

se non si ottiene nulla come output allora il test è andato bene.

Testare il filtro

Andare alla pagina https://blt.spamhaus.com/ e inserire un indirizzo email valido. Quindi aggiungere la chiave DQS e lanciare i test:

Si otterrà un risultato del genere:

Qui HBL è disabilitato, mentre i messaggi con i test DBL e ZRD hanno apparentemente fallito. Assicurarsi che invece i messaggi con il test DBL e ZRD siano stati bloccati da SpamAssassin controllando la cartella spam::

Content analysis details:   (19.5 points, 5.0 required)

 pts rule name              description
---- ---------------------- --------------------------------------------------
 0.7 SPF_HELO_SOFTFAIL      SPF: HELO does not match SPF record (softfail)
-0.0 BAYES_20               BODY: Bayes spam probability is 5 to 20%
                            [score: 0.0573]
 0.0 DMARC_MISSING          Missing DMARC policy
 2.8 TXREP                  TXREP: Score normalizing based on sender's reputation
 8.0 SH_DBL_HEADERS         A domain found in headers (mail from, reply-to etc..)
                            is listed in DBL
                            [dbl-dqs.blt.spamhaus.net]
 8.0 SH_DBL_BODY            The domain of an email address found in body is listed in
                             DBL
                            [dbl-dqs.blt.spamhaus.net]
Content analysis details:   (12.1 points, 5.0 required)

 pts rule name              description
---- ---------------------- --------------------------------------------------
-0.0 SPF_HELO_PASS          SPF: HELO matches SPF record
 8.0 SH_HELO_ZRD_VERY_FRESH The domain used in the HELO string is listed
                            in ZRD and the domain age is between 0 and 4
                            hours
                            [zrd-dqs.blt.spamhaus.net]
-0.0 BAYES_20               BODY: Bayes spam probability is 5 to 20%
                            [score: 0.1579]
 1.0 FORGED_SPF_HELO        No description available.
 0.4 KHOP_HELO_FCRDNS       Relay HELO differs from its IP's reverse DNS
 0.0 DMARC_MISSING          Missing DMARC policy
 2.7 TXREP                  TXREP: Score normalizing based on sender's reputation

Non Fate Questo Errore in Islanda: Piste Segrete e Guadi Impossibili

17 Settembre 2026 ore 21:00

💾

#stepsover #vanlife #viaggio
Episodio 1194: Vogliamo visitare l’Islanda passando dalle retrovie: strade secondarie, percorsi senza indicazioni, parcheggi gratuiti dove esistono solo quelli a pagamento e luoghi dove arrivano pochissime persone.

Il problema è che, quando lasci la strada principale, non sai mai dove finirai.

Potremmo trovare posti incredibili completamente lontani dal turismo… oppure imboccare semplicemente delle strade sbagliate.

Con il nostro camion 4x4 Valentino attraversiamo guadi, percorriamo piste sempre più remote e cerchiamo un modo diverso per scoprire l’Islanda.

E alla fine arriviamo in alcuni dei paesaggi più incredibili di questo viaggio.

Questa è l’Islanda vista dalle retrovie.

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www @ Savannah: What's Wrong with GitHub?

16 Settembre 2026 ore 23:57

A new article by Jacob Bachmeyer and Richard Stallman
to answer the question, What's Wrong with GitHub?
has been published at https://www.gnu.o ... -with-github.html


Software developers, the GNU Project urges you to avoid
hosting your repositories on GitHub. This is to avoid
being on the receiving end of harmful practices, and
avoid leading others to be victims too. This article
focuses on a few of GitHub's worst problems, and the
wrongs and harm they can do.


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