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Ministero degli Esteri russo: Mosca e Roma non hanno contatti a pieno titolo a causa della politica anti-russa del governo italiano

16 Ottobre 2026 ore 20:54

Mosca, 16 ottobre. INTERFAX – La Russia è sempre pronta a una cooperazione costruttiva e reciprocamente vantaggiosa con tutti i Paesi, a condizione che non abbiano una politica estera ostile e russofoba, ha dichiarato la portavoce del Ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova.

“Siamo sempre stati pronti a sviluppare relazioni con tutte le forze costruttive che non abbracciano la russofobia e che non agiscono contro il nostro Paese”, ha affermato, rispondendo alle domande dei giornalisti sulla possibilità di riprendere la cooperazione russo-italiana.

La diplomatica ha osservato che, a causa della politica anti-russa del governo italiano, al momento non ci sono contatti a pieno titolo con Roma, ma i cittadini italiani sono estremamente interessati a instaurare rapporti adeguati con Mosca.

“La Roma ufficiale non ha abbastanza volontà politica di agire nell’interesse dei suoi cittadini, contrariamente, per così dire, alle richieste dei suoi padroni a Bruxelles e nelle altre capitali”, ha concluso Zakharova.

Fonte: https://www.interfax-russia.ru/rossiya-i-mir/mid-rf-u-moskvy-i-rima-net-polnocennyh-kontaktov-iz-za-antirossiyskoy-politiki-pravitelstva-italii

Tradotto da Eliseo Bertolasi

L’Ucraina riprende 277 chilometri quadrati nel Donetsk con la controffensiva «Vivaldi»: Kiev rivendica 8.000 perdite russe

16 Ottobre 2026 ore 20:15

KARPIVKA — Volodymyr Zamota, 61 anni, è l’unico abitante rimasto di Karpivka, villaggio del Donetsk occupato dai russi dall’aprile 2025. Ha passato otto mesi senza vedere nessuno. Ora i soldati ucraini che hanno ripreso la zona gli calano il cibo con i droni e lo chiamano «Nonno». «Come si dice, la speranza è l’ultima a morire», ha raccontato alla BBC, che oggi ha pubblicato un reportage dal fronte. «Il villaggio è quasi completamente distrutto».

Karpivka è uno dei 16 insediamenti che Kiev dichiara di aver ripreso da agosto con la controffensiva «Vivaldi», quattro fasi battezzate come le stagioni del concerto, nel settore di Lyman, nel nord del Donetsk. Il bilancio ucraino è di 277 chilometri quadrati, circa 8.000 soldati russi fuori combattimento e 250 prigionieri. L’avanzata ha smussato la manovra a tenaglia con cui Mosca minacciava di accerchiare le città fortificate del Donbass.

Il brigadiere generale Andrii Biletskyi, comandante del III Corpo d’armata, ha annunciato il 14 ottobre la chiusura della quarta fase: altri 100 chilometri quadrati e tre villaggi. I guadagni russi dell’anno, sostiene, sono ormai «vicini allo zero». Mosca non riconosce nulla: i bollettini del ministero della Difesa russo parlano di attacchi «respinti» nella zona di Lyman e di «miglioramenti della posizione tattica». I blogger militari filorussi, secondo l’Institute for the Study of War di Washington, ammettono invece l’arretramento.

Sul campo la differenza l’hanno fatta le macchine. Robot e droni hanno aperto gli assalti e, per la prima volta, veicoli esplosivi telecomandati sono stati sganciati dietro le linee russe. «Prima difendevamo, ora dovevamo attaccare: abbiamo dovuto ristrutturare completamente l’approccio», dice Phoenix, comandante di un’unità della brigata Revenge, rientrata dopo 95 giorni in prima linea.

La frenata di Starlink

Quegli stessi droni, da due giorni, colpiscono la metà. Il 14 ottobre, senza preavviso, Starshield, il ramo militare della rete satellitare di SpaceX, ha limitato i servizi di navigazione a 160 chilometri orari. Sopra quella soglia Kiev perde il tracciamento dei propri intercettori, mentre i droni russi a reazione Geran-4 superano i 500 all’ora e sono ormai, secondo Zelensky, sei su dieci. I colpi giornalieri dei reparti ucraini senza pilota sono scesi da una media di 2.300 a 1.053 il 15 ottobre.

Elon Musk, proprietario di SpaceX, ha rinviato a Washington: «I sistemi Starshield sono di proprietà e sotto controllo del governo degli Stati Uniti. Qualsiasi limite è deciso dai militari americani e in ultima istanza dal presidente». Un alto funzionario statunitense ha detto alla CNN che Trump non ha fatto alcuna richiesta del genere; altre ricostruzioni attribuiscono l’ordine alla Casa Bianca, che non ha commentato.

A Bruxelles, al Consiglio europeo, Volodymyr Zelensky ha tenuto un tono misurato. «Abbiamo pienamente ripristinato la velocità che avevamo prima? No. La velocità sta tornando? Sì», ha detto in conferenza stampa. Le restrizioni, ha aggiunto, «hanno interrotto la logistica e compromesso la protezione della popolazione civile».

L’Europa non ha un’alternativa pronta. «Starlink è davvero necessario per l’Ucraina. E purtroppo, nel breve periodo, l’Europa non può sostituire questa capacità», ha ammesso Kaja Kallas, alta rappresentante Ue per la politica estera. Il vertice si è chiuso senza nuovi aiuti finanziari né missili per la difesa aerea, mentre Zelensky ha chiesto 70 miliardi di euro in più per il 2027.

La frenata arriva in una settimana di strappi con Washington. Il 9 ottobre Trump ha invitato la Russia a vendere 1,8 milioni di tonnellate di diesel sul mercato globale, pochi giorni dopo aver firmato una legge che inasprisce le sanzioni; il 13 i partner non hanno condiviso l’allerta su cinque missili balistici diretti su Kiev. Giovedì, a Newsmax, il presidente americano ha definito Zelensky «più difficile da trattare di Putin». Il terreno ripreso a Lyman e la soglia imposta a Starshield misurano la stessa cosa: quanto l’Ucraina possa ancora combattere senza il consenso americano.

Il capo di stato maggiore della brigata Revenge, Andriy Hitt, riassume il risultato di Vivaldi in «posizioni vantaggiose, linee favorevoli e una testa di ponte». A settembre, con i satelliti a piena velocità, l’aviazione ucraina aveva intercettato oltre 4.700 tra droni e missili.

Ceuta, l’Italia proroga di una settimana lo stop a Schengen con la Spagna. Madrid: «Lavoreremo alla revoca»

16 Ottobre 2026 ore 18:59

ROMA — «I ministri dell’Interno dei due Paesi lavoreranno nella prossima settimana alla revoca dei controlli». Con questa frase un portavoce del governo spagnolo ha accompagnato venerdì la notizia arrivata da Roma: l’Italia ha prorogato di un’altra settimana la sospensione della libera circolazione Schengen con la Spagna, in vigore dal 1° agosto. Lo ha riferito a Reuters una fonte del governo italiano.

La proroga allinea le scadenze dei due Paesi. Madrid aveva esteso fino al 22 ottobre la propria contromisura, controlli speculari sugli arrivi dall’Italia. Questa volta, però, la decisione arriva con un orizzonte dichiarato per la fine dei controlli, e segue il faccia a faccia tra il premier spagnolo Pedro Sánchez e Giorgia Meloni a margine del Consiglio europeo di giovedì a Bruxelles.

La crisi è nata a Ceuta, enclave spagnola sulla costa del Marocco che con Melilla forma l’unica frontiera terrestre dell’Unione europea con l’Africa. A fine luglio oltre 72.000 migranti vi sono entrati dal territorio marocchino. Il 31 luglio Roma ha sospeso Schengen con la Spagna, citando rischi per la sicurezza interna e la possibile infiltrazione di terroristi, e ha ripristinato i controlli su aeroporti e porti per chi arriva dalla penisola iberica.

Madrid ha reagito definendo le misure italiane «ingiuste, contrarie agli interessi dell’Unione europea e discriminatorie nei confronti della popolazione spagnola». Il governo Sánchez rivendica anche i propri numeri: gli arrivi sulla rotta atlantica verso le Canarie sarebbero calati del 74 per cento grazie alla cooperazione con Mauritania e Senegal.

Da agosto le proroghe si sono succedute a cadenza di due settimane. Dopo la prima, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi aveva definito la situazione a Ceuta «tutt’altro che migliorata», pur dopo un colloquio telefonico «costruttivo» con l’omologo spagnolo Fernando Grande-Marlaska. La terza, a fine settembre, era stata decisa dopo una riunione del Comitato per l’analisi dell’immigrazione e della sicurezza delle frontiere, l’organismo del Viminale che valuta la pressione migratoria.

Il vertice di Bruxelles

Lo scontro italo-spagnolo ha pesato sul Consiglio europeo. Danimarca, Italia e Polonia hanno chiesto una linea più dura sull’immigrazione irregolare, con tre emendamenti sui «fattori di attrazione». Secondo Politico, la bozza delle conclusioni invita la Commissione «a esplorare un possibile meccanismo di consultazione per incoraggiare il coordinamento sulle misure nazionali che possono incidere su altri Stati membri». Nei fatti è la risposta europea a quanto accaduto tra Roma e Madrid: una procedura perché un Paese non chiuda la frontiera a un altro senza passare da Bruxelles.

Dal testo è stato tolto un passaggio sul rapporto tra migrazione e alloggi sociali, considerato una provocazione verso la Spagna, che ha regolarizzato circa un milione di stranieri. La bozza riconosce in un punto separato la «situazione speciale» di Ceuta e Melilla. La presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha annunciato un «protocollo di emergenza» per crisi come quella dell’enclave. «L’Ue deve essere in grado di gestire meccanismi di crisi», ha detto il premier svedese Ulf Kristersson.

Sánchez, all’arrivo al vertice, ha scelto il registro opposto a quello delle accuse di agosto: «Voglio ringraziare gli Stati membri per la loro solidarietà». Meloni ha invece riunito a colazione, con la danese Mette Frederiksen e l’olandese Rob Jetten, i leader di 18 Paesi più von der Leyen, chiedendo vigilanza sulle frontiere esterne e una revisione mirata delle norme Ue sul trattenimento dei migranti nelle procedure di frontiera.

La settimana prossima il dossier torna ai due ministri dell’Interno. «Tutt’altro che migliorata», aveva detto Piantedosi di Ceuta a fine agosto: da allora i controlli su voli e navi dalla Spagna non si sono mai fermati.

Regno Unito, 20 anni al sicario norvegese di 19 anni reclutato dalla rete criminale che Londra lega all’Iran

16 Ottobre 2026 ore 18:59

LONDRA — Una pistola semiautomatica, un revolver, una scatola di proiettili, un paio di guanti e 2.000 sterline in contanti nella stanza di un albergo di Huddersfield, cittadina industriale del nord dell’Inghilterra. Un sicario di 19 anni, norvegese, calciatore dilettante, arrivato due giorni prima da Stavanger con un volo per Manchester. Una vittima designata che nessuno ha mai identificato. Con questi elementi la Woolwich Crown Court, il tribunale londinese dove si celebrano i processi per terrorismo, ha condannato oggi Johannes Kongsnes Natland a 20 anni di detenzione, 13 dei quali da scontare in carcere prima di poter chiedere la libertà condizionale. La ricostruzione è quella dell’antiterrorismo della polizia britannica e dell’accusa, riferisce The Independent.

È la prima volta che un tribunale del Regno Unito giudica un’operazione attribuita a Foxtrot, la rete criminale svedese che Londra e Washington hanno sanzionato nel 2025 accusandola di colpire obiettivi ebraici e israeliani in Europa per conto di Teheran. Natland, ha detto in aula la responsabile dell’antiterrorismo londinese, «è stato arrestato poche ore prima di compiere un assassinio qui nel Regno Unito» ed era «chiaramente diretto da qualcuno della rete Foxtrot, un gruppo criminale organizzato che orchestra violenze contro obiettivi ebraici e israeliani in Europa per conto del regime iraniano». L’Iran nega ogni legame con la banda.

Il reclutamento era cominciato con un messaggio: «Qualcuno è disponibile per un omicidio a pagamento?». Il compenso pattuito era di 25.000 euro. Natland aveva recuperato armi e denaro in nascondigli che gli erano stati indicati e gli era stata assegnata una Nissan rubata con targhe false. Alla fidanzata aveva scritto: «Vado in missione pazzesca» e «Ora posso finalmente uccidere qualcuno e mi pagano per farlo». A un amico: «Prenderò un sacco di soldi e qualcuno morirà».

La polizia armata lo ha fermato il 19 marzo 2025 alle 5.15 del mattino (le 6.15 in Italia) al Briar Court Hotel. Uscì dalla stanza in boxer e, con le mani, finse di sparare a un agente. Il primo processo, nel giugno scorso, era finito con una giuria divisa; il nuovo processo lo ha dichiarato colpevole il 29 luglio.

«Sei stato reclutato in Norvegia per venire in Inghilterra e uccidere un bersaglio non identificato», gli ha detto oggi la giudice, in una sentenza trasmessa in televisione. «Hai accettato di fare l’esecutore e sei andato avanti, nonostante numerose occasioni per tirartene fuori». I messaggi, ha aggiunto, mostravano «non solo partecipazione, ma a tratti eccitazione». La difesa ha descritto un ragazzo «giovane, popolare, studente e sportivo di successo», finito «fuori strada» per la droga, che «ha imparato la lezione».

La catena dei reclutatori

Foxtrot ha sede in Svezia e fa capo a Rawa Majid, soprannominato «la Volpe curda». Nell’aprile 2025 il governo britannico ne ha congelato i beni e vietato l’ingresso al capo; un mese prima gli Stati Uniti avevano sanzionato la rete per il tentato attacco all’ambasciata israeliana a Stoccolma del gennaio 2024. Secondo l’accusa il gruppo opera «attraverso i confini e sfrutta i giovani»: ha usato anche minori di 13 anni.

Chi ha ingaggiato Natland è un altro adolescente, noto come «Generalen», condannato in Norvegia nel maggio 2025 per concorso in tentato omicidio. Sopra di lui c’era un capo operativo anglofono che si faceva chiamare «Agent 47», come il protagonista del videogioco Hitman, e che resta ignoto. Tre persone sono incriminate in Norvegia, dove i procuratori devono ancora decidere; nel Regno Unito un ventisettenne è stato arrestato nel settembre 2025 e rilasciato sotto indagine, mentre due uomini fermati a Bradford per la ricettazione dell’auto sono liberi su cauzione.

La condanna arriva tre giorni dopo il discorso annuale del direttore generale dell’MI5, il servizio di sicurezza interna, che ha contato oltre 50 arresti nell’ultimo anno legati a operazioni iraniane, molte contro comunità ebraiche, e ha parlato di «ambizioni iraniane di colpire bersagli più duri, come i siti militari». Il governo dice di aver affrontato più di 20 complotti iraniani dal 2022; Reuters ne conta almeno 33 sventati in Occidente dal 2020.

Teheran respinge tutto. Nel 2025 l’ambasciata a Londra aveva protestato formalmente e «respinto categoricamente le accuse che collegano il governo iraniano alle attività di una banda criminale con base in Svezia», accusando Londra di non fornire prove credibili. Questa settimana, dopo le notizie su un presunto piano contro la base aerea di Fairford, il ministero degli Esteri iraniano ha convocato l’ambasciatore britannico per chiedere le prove. Sulla sentenza di oggi non c’è, per ora, alcuna reazione iraniana.

Restano due vuoti nella ricostruzione presentata in aula: il nome della persona che Natland doveva uccidere e l’identità di «Agent 47». Su nessuno dei due la polizia ha fornito elementi.

Ue, Mattarella “Avanti con determinazione sulle riforme”

16 Ottobre 2026 ore 12:31
Ue, Mattarella “Avanti con determinazione sulle riforme”

ROMA (ITALPRESS) – “Quello del futuro del nostro progetto europeo è tema di estrema attualità, come mostra la realtà della congiuntura internazionale, segnata da profonde trasformazioni degli equilibri geopolitici, dal riemergere di conflitti e tensioni alle frontiere dell Europa. L’Unione Europea si trova dinanzi a sfide straordinarie che investono la sua sicurezza, la sua prosperità, la sua capacità di agire con autorevolezza sulla scena internazionale, con conseguenze rilevanti sulla vita dei nostri cittadini. Nessun Paese del Continente può pensare a un futuro separato da quello degli altri: sarebbe una fuga dalla realtà e, ancor più che un’illusione, un atto autolesionista. Dai dati più recenti dell’Eurobarometro risulta che circa il 90% dei nostri cittadini chiede una maggiore unità tra gli Stati membri. L’interesse della generazione di oggi e di quelle future richiede che si prosegua con determinazione con le riforme interne necessarie”. Così il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, parlando al vertice Arraiolos in Slovenia.

“In questi dodici anni ho visto crescere progressivamente la consapevolezza che l’Unione ha indispensabile bisogno di modalità di decisione più snelle e veloci. Vi concorrono anche due elementi ulteriori: la rapidità con cui, nel mondo, nascono – e si susseguono – problemi nuovi di decisiva importanza, che chiedono risposte tempestive. Senza velocità di decisioni questi problemi, nella vita internazionale, verrebbero decisi da altri soggetti e in Europa ne subiremmo passivamente gli effetti. Vi si aggiunge la necessaria accelerazione del processo di allargamento, dai Paesi dei Balcani occidentali a Ucraina e Moldova: Una Unione di ben oltre trenta membri non potrebbe vivere con le attuali modalità di decisione”, ha sottolineato.

“Non occorrono molte parole riguardo alla necessità della difesa comune, procedendo con determinazione e velocità alla interoperabilità dei nostri strumenti militari, sia perché condizione indispensabile per la difesa comune sia per rafforzare la Nato sul versante europeo, per ripristinare l’equilibrio rispetto alla postura della Russia; equilibrio che, nella storia, è sempre stato la garanzia della pace, vanificando tentazioni di aggressività. E’ necessario completare il sistema finanziario dell’Unione: nel confronto, che cerchiamo sempre collaborativo, con altre forti economie non possiamo restare a lungo con un edificio complesso incompleto. Sarà di grande difficoltà trovare le intese per approdarvi ma è indispensabile”, ha ribadito il Capo dello Stato.

“Tra i passi da compiere è ampiamente condivisa la necessità di rafforzare la competitività europea. Un altro elemento decisivo è rappresentato dal negoziato sul quadro finanziario pluriennale dell’Unione, perché le scelte che compiremo definiranno non solo la distribuzione delle risorse europee, ma anche il livello di ambizione con cui l’Europa intende affrontare le trasformazioni in atto. Mi auguro che sia adeguatamente ambizioso: a responsabilità crescenti devono corrispondere strumenti e risorse adeguati, per sostenere le priorità comuni, rafforzare la coesione e tradurre gli obiettivi politici in capacità concreta di azione, L’Eurobarometro ci dice anche che il 75% degli europei considera l’Unione un fattore di stabilità in un contesto mondiale di crisi”, ha aggiunto.

“Sembra che i nostri concittadini avvertano quanto nell’Unione stiamo facendo per presentare al mondo e concretamente realizzare un modello di pace e convivenza collaborativa. La rete di accordi di libero scambio che l’Unione ha realizzato e sta ulteriormente sviluppando con altre grandi aree del mondo – dal Canada al Mercosur, dal Giappone all’India, all’Australia e altre aree – produce interessi condivisi e obiettivi comuni, garanzia di pace. Un modello alternativo a quello degli scontri, dei contrasti commerciali o addirittura bellici“, ha concluso il capo dello Stato.

– Foto Quirinale –
(ITALPRESS).

Ucraina, Zelensky chiede all’Ue altri 70 miliardi per il 2027. I Ventisette rinviano la decisione a fine anno

17 Ottobre 2026 ore 06:25

Aggiornato alle 06:25

BRUXELLES — Settanta miliardi di euro in più, entro un anno. È la cifra che Volodymyr Zelensky ha messo ieri sul tavolo dei Ventisette, al secondo giorno del Consiglio europeo. «La guerra costerà 155 miliardi di euro l’anno prossimo. E ci servono almeno 70 miliardi in più da voi», ha detto il presidente ucraino ai leader, riferisce l’AFP. «È una cifra realistica e vi chiedo di trovare questo sostegno. Ci aiuterà a tenere indietro la Russia».

Nessuna decisione. I leader hanno incaricato la Commissione europea di preparare proposte, e il dossier tornerà sul tavolo tra novembre e dicembre insieme al bilancio pluriennale. Ursula von der Leyen, presidente della Commissione, ha confermato che i 70 miliardi «vanno coperti» e ha chiesto ai partner di «farsi avanti». Il presidente francese Emmanuel Macron ha detto che i sostenitori di Kiev «esamineranno» la richiesta; il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha rinviato la discussione a fine anno.

Il buco è noto da tempo. Il prestito europeo da 90 miliardi approvato sei mesi fa copre l’Ucraina fino alla fine del 2027, ma non basta: un alto funzionario dell’Ue conferma la stima dei 70 miliardi mancanti. Tra i Paesi terzi, finora, solo la Norvegia si è fatta avanti. Il cancelliere austriaco Christian Stocker ha criticato l’opacità dei conti di Kiev.

Zelensky ha chiesto altre due cose. Un «pacchetto invernale» con 300 intercettori Patriot «specificamente contro i missili balistici», per difendere le centrali elettriche. E un «custode controllato dall’Ue» per i circa 200 miliardi di euro di riserve della banca centrale russa immobilizzate in Europa, in gran parte in Belgio, «per ridurre il rischio che vengano scongelati e spartiti tra chi chiaramente non vuole il bene dell’Europa». Il premier belga Bart De Wever ha frenato: «Nessuno potrebbe mai sognarsi di rendere operativi quegli asset senza unanimità qui attorno al tavolo». Dal dicembre scorso lo scongelamento richiede appunto l’unanimità dei Ventisette.

Il diesel di Putin

Mentre Bruxelles conta, Washington allenta. Il 9 ottobre Donald Trump ha annunciato un’intesa che consente alla Russia di fornire 300mila tonnellate di diesel agli Stati Uniti e al mercato mondiale. Il giorno dopo, davanti alla Casa Bianca, ha detto che Zelensky «avrebbe potuto chiudere questa guerra molte volte» e, alla domanda sui rischi per gli ucraini: «Suggerisco che si trovino un nuovo leader capace di fare un accordo». Domenica ha scritto su Truth Social che è in vigore un «cessate il fuoco energetico» accettato «da entrambe le parti». Zelensky ha risposto: «Per me è una novità». Gli attacchi russi alle centrali sono proseguiti quel giorno.

Il conto presentato ieri ai Ventisette è, in sostanza, la fattura del disimpegno americano: quello che Washington trattiene finisce nella colonna dell’Europa.

Il segnale più concreto è arrivato al fronte. Da mercoledì notte SpaceX impone ai terminali Starlink in movimento un tetto di 160 chilometri l’ora, come ha confermato il consigliere di Zelensky per le comunicazioni militari: sotto restano i droni intercettori ucraini, sopra la connessione cade. L’ordine di rallentare Starshield, la versione militare del sistema, è partito dall’interno della Casa Bianca, secondo funzionari americani che hanno parlato in forma anonima. Elon Musk ha scritto su X che quei sistemi sono «sotto il controllo» del governo americano e che ogni limite «è deciso dai militari statunitensi e in ultima istanza dal presidente». La Casa Bianca non ha risposto. Il ministero della Difesa di Kiev dice che il servizio è stato ripristinato, ma il tetto resta. A chi gli chiedeva se Trump lo stia usando come capro espiatorio, Zelensky ha sorriso: «Questa è la mia risposta».

Da Roma, il ministro della Difesa Guido Crosetto ha definito la stretta su satelliti e intelligence «un errore completo, un grande errore» che rischia di prolungare l’invasione, ha detto alla BBC. «La pace arriverà quando Putin sarà convinto che c’è uno stallo, che non può avanzare oltre». Il sostegno militare italiano continuerà «finché questo governo resterà in carica», ma far approvare nuove forniture sarà «più difficile» con l’avvicinarsi delle elezioni: «È difficile spiegare a un cittadino in difficoltà alla pompa di benzina che non possiamo fare concessioni alla Russia».

A Mosca le parole di Trump sul «nuovo leader» hanno aperto i notiziari della tv di Stato. Per Mark Galeotti, direttore della società di consulenza Mayak Intelligence, l’intesa sul diesel è uno «sbalorditivo regalo di compleanno» per Putin, arrivato due giorni dopo i suoi 74 anni. António Costa, presidente del Consiglio europeo, ha detto che le sanzioni dell’Ue restano fino alla fine della guerra.

Il Consiglio Europeo chiede azione coordinata sul caro energia e valutazione degli impatti dell’ETS 2

16 Ottobre 2026 ore 08:45
Il Consiglio Europeo chiede azione coordinata sul caro energia e valutazione degli impatti dell’ETS 2

BRUXELLES (BELGIO) (ITALPRESS) – Il Consiglio europeo ha esaminato l’attuazione dell’agenda all’insegna di “un’Europa, un mercato” in linea con la tabella di marcia interistituzionale e ha accolto con favore i progressi già compiuti in merito alle principali proposte. Al tempo stesso, invita i colegislatori e la Commissione a compiere ulteriori progressi per quanto riguarda sia il livello di ambizione che le tempistiche concordate. E’ quanto si legge nelle conclusioni adottate dal vertice Ue a Bruxelles. Il Consiglio europeo sottolinea in particolare l’importanza di portare avanti i negoziati in merito ai risultati attesi per il 2026 e ribadisce l’urgenza di compiere progressi decisivi per quanto riguarda l’approfondimento e l’integrazione del mercato unico grazie all’eliminazione degli ostacoli rimanenti, i prezzi dell’energia accessibili e l’Unione dell’energia 2030; la promozione del rinnovamento industriale dell’Europa e dell’innovazione e la riduzione delle dipendenze, nonché la mobilitazione degli investimenti.

Il Consiglio europeo sottolinea l’importanza cruciale di contrastare i prezzi elevati dell’energia e accoglie con favore la presentazione della proposta della Commissione relativa al rinvio dell’applicazione di taluni obblighi previsti dal regolamento sul metano. Si compiace inoltre dell’intenzione della Commissione di prorogare il quadro temporaneo per gli aiuti di Stato per i settori industriali più esposti; sviluppare un quadro a breve termine per ottimizzare la capacità e l’efficienza delle raffinerie nell’UE e adottare iniziative volte a raggruppare la domanda di energia su base volontaria.

Il Consiglio europeo invita la Commissione ad aggiornare la valutazione di tutti gli impatti dell’ETS 2, in particolare la sua concezione e le sue garanzie. Ribadisce la necessità di garantire con urgenza un mercato del carbonio ben funzionante, trasparente e prevedibile. Proteggere efficacemente dalla rilocalizzazione delle emissioni di CO2, ridurre la volatilità del prezzo del carbonio e attenuare il suo impatto sui prezzi dell’energia elettrica, preservando nel contempo il ruolo essenziale dell’ETS nella transizione climatica ed energetica attraverso un segnale di prezzo basato sul mercato per le emissioni di carbonio che stimoli gli investimenti e l’innovazione.

Il Consiglio europeo ha inoltre discusso degli elementi chiave necessari per un compromesso equilibrato sul prossimo quadro finanziario pluriennale, invitando il suo presidente a proseguire i negoziati al fine di raggiungere un accordo tempestivo. Un accordo prima della fine del 2026 consentirebbe l’adozione di atti legislativi nel 2027, il che è necessario per garantire che i finanziamenti dell’UE raggiungano i beneficiari senza interruzioni nel gennaio 2028.

MELONI CHIEDE DI TENERE ALTA ATTENZIONE SU FRONTIERE ESTERNE UE

A margine del Consiglio europeo, il presidente del Consiglio Giorgia Meloni, insieme ai primi ministri danese, Mette Frederiksen, e olandese, Rob Jetten, ha ospitato una nuova riunione informale tra alcuni degli Stati membri maggiormente interessati al tema delle soluzioni innovative da applicare alla gestione del fenomeno migratorio. Insieme a Italia, Danimarca, Paesi Bassi e Commissione europea, hanno preso parte all’incontro Austria, Belgio, Bulgaria, Cipro, Croazia, Finlandia, Germania, Grecia, Lettonia, Lituania, Malta, Polonia, Slovacchia, Slovenia e Svezia. La riunione ha consentito di fare il punto sui progressi raggiunti negli ultimi mesi e sulle prossime iniziative, con particolare attenzione alla prevenzione degli arrivi irregolari di massa, alla strumentalizzazione dei migranti e all’attuazione del nuovo quadro normativo europeo.

Con riferimento ai recenti eventi di Ceuta, Meloni ha sottolineato la necessità di mantenere alta la vigilanza sulle frontiere esterne dell’Unione, focalizzandosi sulla prevenzione dell’immigrazione irregolare e dei relativi rischi di sicurezza. Ha inoltre posto il tema di una revisione mirata della legislazione europea per rendere più efficaci le nuove procedure relative al trattenimento dei migranti irregolari durante le procedure di frontiera.

– Foto Ipa Agency –

(ITALPRESS).

Made in Europe: la frammentazione interna rischia di paralizzare l’industria UE

16 Ottobre 2026 ore 06:47

Made in Europe

Il recente tentativo di tre eurodeputati del Partito Popolare Europeo (PPE) di silurare l’Industrial Accelerator Act, disegno di legge chiave dell’UE sull’industria, ha messo a nudo profonde divisioni interne al Parlamento su quanto l’Europa debba spingersi per proteggere i propri produttori dalla concorrenza straniera.

L’Industrial Accelerator Act (IAA), presentato dalla Commissione Europea il 4 marzo 2026 e nato sulla scia del Rapporto Draghi nell’Europa del 2024, schiacciata tra l’aggressività degli Stati Uniti (con i massicci sussidi dell’Inflation Reduction Act) e il dominio industriale della Cina, vuole segnare il passaggio da un modello di mercato aperto e non discriminatorio ad uno volto a rafforzare e tutelare la produzione manifatturiera interna, a creare nuovi posti di lavoro nell’UE sostenendo, al contempo, l’adozione da parte dell’industria di tecnologie più pulite. 

In sostanza, si propone di indirizzare appalti pubblici e sussidi verso imprese che operano in settori che “rivestono un’importanza strategica per l’economia dell’UE”, quelli ad alta intensità energetica (acciaio, cemento, alluminio, prodotti chimici), tecnologie a zero emissioni nette, e componenti automobilistici; che fanno fronte a forti pressioni competitive e strutturali. L’obbiettivo è quello di ridurre la dipendenza produttiva dall’estero, portando la quota del settore manifatturiero sul PIL dell’UE al 20 % entro il 2035, rispetto al 14,3% del 2024.

La spesa del denaro pubblico dovrebbe essere vincolata a quote minime di produzione interna, limiti temporali e geografici, legata a vincoli molto stringenti, formalizzati per la prima volta nel criterio del Made in EU.

Ma cosa significa? Significa che, ad esempio, i produttori di veicoli elettrici per ricevere denaro pubblico dovrebbero assicurare che tali veicoli siano assemblati nell’Unione e che il 70% dei loro componenti, escludendo la batteria, sia prodotto in Europa sei mesi dopo l’entrata in vigore della legge.

Per conoscere gli altri vincoli: https://www.rinnovabili.it/mercato/politiche-e-normativa/industrial-accelerator-act-legge-ue/.

Il Made in Europe fuori dall’Europa: divisioni nell’Europarlamento

Per quanto riguarda la delimitazione territoriale prevista dal disegno originario, i Paesi che accordano alle imprese dell’UE accesso libero ai propri mercati sono considerati alla stregua dei Paesi dell’Unione, al fine di favorire una maggiore reciprocità negli appalti pubblici. Allo stesso modo i prodotti provenienti da partner con i quali l’Unione Europea ha concluso un accordo che istituisce una zona di libero scambio o un’unione doganale, o che arrivano dai 21 paesi non UE firmatari dell’Accordo sugli appalti pubblici dell’Organizzazione Mondiale del Commercio, sono considerati Made in Europe.

La definizione del Made in Europe ha costituito da subito un terreno di scontro tra le correnti politiche e gli Stati europei, che non riuscivano a trovare un’accordo su una definizione univoca per il disegno di legge.  

Anche in questa occasione, l’emendamento firmato da 20 eurodeputati del PPE, presentato martedì scorso da Christian Ehler, Angelika Niebler e Jörgen Warborn, è stato motivato dal fatto che un’interpretazione restrittiva del Made in Europe potrebbe “far sprofondare il blocco in molteplici guerre commerciali con alcuni dei nostri partner più stretti”.

È evidente che la possibilità di affossare definitivamente la legislazione non si concretizzerà, vista l’esigua minoranza di 20 eurodeputati su 184 che hanno firmato l’emendamento di reiezione. Tale iniziativa va intesa, piuttosto, come un  “segnale politico”, dato che più della metà del gruppo di Ursula von der Leyen sostiene una definizione più ampia di Made in Europe,  secondo un funzionario del Parlamento informato sui negoziati.

D’altra parte gli eurodeputati— Christophe Grudler di Renew, il socialista Pierre Jouvet e la verde Anna Cavazzini — che guidano i lavori del Parlamento sul testo dell’IAA sostengono che estendere troppo il trattamento preferenziale vanificherebbe lo scopo della legislazione. 

Scontri tra portatori di interesse

Tra i vari attori che si esprimono in merito, vanno considerate anche le posizioni delle organizzazioni ambientaliste che contestano l’impostazione “Buy European” dell’IAA, chiedendo criteri ambientali più stringenti, non basati sulla provenienza geografica, e quelle di chi evidenzia il rischio che il provvedimento favorisca alcune filiere industriali senza una reale spinta alla circolarità e alla riduzione delle emissioni. 

I sostenitori del libero mercato e i rappresentanti dei consumatori, invece, temono che l’obbligo di comprare europeo provochi un aumento eccessivo dei costi per le opere pubbliche e la transizione verde (sebbene recenti studi del Jacques Delors Centre tendano a ridimensionare questo allarme).

Francia contro Germania

Le fratture sulle disposizioni centrali del Made in Europe arrivano da diverse parti e rischiano di paralizzare i negoziati all’interno del Parlamento europeo, ma anche i governi dell’UE stanno faticando a trovare un accordo su quanto restrittiva debba essere la definizione di Made in Europe: la Francia spinge per riservare il trattamento preferenziale a un gruppo relativamente ristretto di Paesi, con il sostegno di Italia, Grecia e Cipro,  mentre la Germania, con 13 Paesi membri al seguito, è più orientata al libero scambio e vorrebbe estendere la denominazione ad una gamma più ampia di partner commerciali, trasformandola piuttosto in un Made with Europe. 

La posizione della Germania è facilmente riconducibile alla rilevanza del settore siderurgico ed automotive per l’Economia del Paese, trainati da grandi gruppi industriali (come Volkswagen) ormai multinazionali che esercitando forti pressioni per modificare, in senso estensivo, il “Made in Europe”, chiedendo che non consideri unicamente il luogo di fabbricazione dei componenti, ma che venga valorizzato l’intero ecosistema di valore creato in UE, includendo investimenti in Ricerca e Sviluppo (R&S), ingegneria e progettazione.

La distinzione è importante anche oltre i confini dell’UE. Sebbene la Cina sia il bersaglio principale delle misure proposte, un’interpretazione restrittiva del Made in Europe potrebbe penalizzare partner stretti come il Regno Unito, che sta facendo pressioni per ottenere un trattamento favorevole in vista del vertice di novembre sul riavvio delle relazioni con l’UE.

Cos’è cambiato oggi? Il dibattito e i negoziati correnti

I 5.300 emendamenti alla bozza di relazione redatta da Grudler, Jouvet e Cavazzini rivelano modelli concorrenti ed esplicitando la difficoltà di trovare un compromesso praticabile su una proposta unica.

A distanza di mesi dalla proposta iniziale, il testo al centro di una serrata trattativa e di forti scontri politici nel Consiglio dell’Unione Europea e nel Parlamento Europeo, è atteso al voto definitivo per entrare in vigore tra il 2027 e il 2028. I testi di compromesso elaborati in sede di Consiglio UE stanno introducendo modifiche significative rispetto alla proposta originaria della Commissione per rendere i requisiti applicabili ed evitare paralisi commerciali.

La domanda rimane: l’Industrial Accelerator Act riuscirà veramente a sancire la fine della neutralità commerciale dell’Europa di fronte alle guerre dei sussidi globali, attraverso un compromesso equilibrato che protegga la sovranità produttiva europea senza scivolare in un protezionismo inefficiente che finirebbe per rallentare o rendere troppo costosa la stessa transizione energetica?

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