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Ricevuto oggi — 17 Giugno 2026 Stampa Internazionale

Tajani “Venerdì riapre l’ambasciata italiana a Teheran”

17 Giugno 2026 ore 15:45
Tajani “Venerdì riapre l’ambasciata italiana a Teheran”

ROMA (ITALPRESS) – “L’intesa raggiunta tra Usa e Iran è uno sviluppo incoraggiante che abbiamo accolto con favore e speranza, in un quadrante complesso come il Medio Oriente la prudenza è d’obbligo, ma per la prima volta dopo settimane di guerra e negozianti altalenanti si intravede oggi uno spiraglio di pace. Sono lieto di annunciare in anteprima che venerdì riapriranno i battenti della nostra ambasciata a Teheran e anche gli uffici dell’Ice”. Così il vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, nel corso del Question Time alla Camera.

“Quella che abbiamo davanti è una occasione che non va sprecata, andiamo davanti per sostenere con determinazione per rafforzare l’intesa e sostenerne l’attuazione. Oggi parlerò con il ministro degli Esteri iraniano Araghchi e confermerò il pieno sostegno del governo al dialogo, sottolineerò l’importanza prioritaria del rilascio del mercantile italiano bloccato a Hormuz – ha spiegato Tajani -. L’Italia, insieme ai partner alleati, è pronta a fare la sua parte per una missione finalizzata per garantire lo sminamento e la riapertura dello stretto; come ha ribadito la presidente del Consiglio, la nostra partecipazione è subordinata al cessate il fuoco stabile e un ampio consento internazionale. Quando queste condizioni saranno soddisfatte torneremo in Parlamento per chiedere l’autorizzazione”.

– Foto IPA Agency –

(ITALPRESS).

Roberto Bolle al Teatro Massimo di Palermo per il debutto di “Caravaggio”

17 Giugno 2026 ore 15:41
Roberto Bolle al Teatro Massimo di Palermo per il debutto di “Caravaggio”

PALERMO (ITALPRESS) – Cresce l’attesa al Teatro Massimo di Palermo per la prima di Caravaggio, in programma sabato 20 giugno alle ore 20.00. Il balletto contemporaneo in due atti segna il ritorno a Palermo dell’étoile Roberto Bolle (assente dal 2007) ed esplora la linea sottile tra luce, arte e dannazione nell’universo interiore di Michelangelo Merisi. La coreografia porta la firma autorevole di Mauro Bigonzetti, già direttore del Corpo di Ballo del Teatro alla Scala e dell’Aterballetto, e autore conteso dalle maggiori compagnie internazionali, dal New York City Ballet al Bolshoi. La coreografia vanta le musiche di Bruno Moretti (da Claudio Monteverdi) eseguite dall’Orchestra del Teatro Massimo guidata da Charlotte Politi, direttrice franco-italiana formatasi sotto la guida di maestri come Riccardo Muti e Paavo Järvi. Specialista del repertorio sinfonico e coreutico, ricopre dal 2023 il ruolo di direttrice associata presso il Royal Ballet and Opera di Londra. Le scene e le luci sono di Carlo Cerri, i costumi di Kristopher Millar, in un allestimento della Fondazione Teatro del Maggio Musicale Fiorentino.

Caravaggio è un titolo che Roberto Bolle ha amato e plasmato fin dalle sue origini, facendone un successo internazionale. L’étoile scaligera, già Principal Dancer dell’American Ballet Theatre di New York, ideatore del festival OnDance e Grande Ufficiale al Merito della Repubblica Italiana, vestirà i panni del “pittore maledetto” nelle recite del 20, 21, 23 e 24 giugno. Al suo fianco, nel ruolo cardine di Luce, ci sarà Maria Khoreva, solista del Balletto del Teatro Mariinskij di San Pietroburgo. Classe 2000, inserita dal New York Times tra le otto personalità più influenti della danza mondiale, la Khoreva affiancherà Bolle nelle prime quattro date.

Nelle recite successive del 25 e 26 giugno, il testimone passerà ai talenti del Corpo di ballo della Fondazione, guidati dal Direttore Jean-Sébastien Colau, valorizzando il percorso di crescita artistica intrapreso dall’ensemble palermitano. Il ruolo di Caravaggio è affidato ad Alessandro Casà. Palermitano, cresciuto tra i “Giovani danzatori del Teatro Massimo” prima di diplomarsi col massimo dei voti all’Opera di Roma e lavorare con la compagnia di Eleonora Abbagnato, Casà è dal 2019 una colonna dell’ensemble della Fondazione, dove ha già interpretato ruoli da primo ballerino e solista. Nel ruolo di Luce danzerà invece Martina Pasinotti. Formatasi tra il Teatro dell’Opera di Roma e l’Accademia della Scala, la ballerina ha solcato palcoscenici internazionali e nazionali, dall’Opéra de Nice al San Carlo di Napoli e all’Arena di Verona. Dal 2019 al Teatro Massimo, ha firmato interpretazioni di rilievo da protagonista e solista.

Gli spettacoli a Palermo saranno accompagnati da un’iniziativa speciale sul valore inclusivo dell’arte. Il Gruppo Mangia’s e la Fondazione Roberto Bolle, in collaborazione con la Fondazione Teatro Massimo, presentano un appuntamento dedicato ai ragazzi della città e alla danza come strumento di crescita. L’appuntamento è lunedì 22 giugno alle ore 16:00, al Grand Hotel et Des Palmes (via Roma 398). Nel corso dell’incontro, stimolato dalla giornalista Stefania Petyx, Roberto Bolle dialogherà con i ragazzi provenienti da diverse aree della città ripercorrendo le tappe della sua carriera per testimoniare come passione, disciplina e determinazione siano strumenti straordinari di educazione, inclusione e crescita personale, capaci di ispirare le nuove generazioni a coltivare i propri talenti e a guardare con fiducia al futuro.

– Foto ufficio stampa Fondazione Teatro Massimo –

(ITALPRESS).

Consorzio Zir di Tossilo, la Regione accelera sulla fine del commissariamento

17 Giugno 2026 ore 15:25
Consorzio Zir di Tossilo, la Regione accelera sulla fine del commissariamento

CAGLIARI (ITALPRESS) – “La priorità della Regione è quella di chiudere nel più breve tempo possibile il regime di commissariamento del Consorzio ZIR di Tossilo, per poter iniziare a investire concretamente su queste aree. Per quanto riguarda il subentro nella gestione, come già detto in più occasioni, la Regione non intende in alcun modo precludere la facoltà assolutamente legittima delle comunità locali di autodeterminarsi nella scelta del soggetto che ritengono più opportuno nell’interesse del territorio”. Lo ha ribadito l‘assessore dell’Industria Emanuele Cani nel suo intervento in occasione del Consiglio comunale di Macomer, tenuto ieri sera, avente ad oggetto una mozione sul futuro del Consorzio ZIR (Zona industriale di interesse regionale) di Tossilo.

“Una volta usciti dal regime di commissariamento che, lo ricordo, si protrae da quasi vent’anni, valuteremo tutti assieme quale sia lo strumento migliore per avviare un percorso di riorganizzazione dell’assetto industriale, anche affinando gli aspetti di natura normativa. Noi come Regione faremo la nostra parte, mettendo ordine attraverso l’appianamento dei debiti e delle altre pendenze, affinché il nuovo soggetto giuridico possa insediarsi e dare finalmente dignità amministrativa a questi territori”, ha concluso Cani.

Alla seduta ha preso parte anche l’assessora dell’Ambiente Rosanna Laconi che ha fatto il punto sullo stato di avanzamento del collaudo del termovalorizzatore, che si concluderà il 13 settembre prossimo. “Una volta terminate le pratiche di collaudo, l’impianto entrerà nella vera e propria fase di gestione e quindi sarà fondamentale avere una governance solida affinché possa funzionare a pieno regime in maniera adeguata”, ha sottolineato Laconi, ricordando anche l’importanza di altri asset presenti nell’area industriale di Tossilo, tra cui in particolare l’impianto di compostaggio e la piattaforma di valorizzazione degli imballaggi di carta, plastica, vetro e metalli, e la necessità di porsi l’obiettivo di una loro corretta gestione.

-Foto Regione Sardegna-
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Tennis, Lorenzo Musetti salta anche Wimbledon: al suo posto Berrettini

17 Giugno 2026 ore 15:20
Tennis, Lorenzo Musetti salta anche Wimbledon: al suo posto Berrettini

ROMA (ITALPRESS) – Lorenzo Musetti, dopo aver saltato il Roland Garros, ha confermato oggi che darà forfait anche per il torneo di Wimbledon, terza prova stagionale del Grande Slam, al via lunedì 29 giugno sui campi in erba di Londra.

“Desidero aggiornarvi sul mio recupero dall’infortunio di Roma: la riabilitazione sta procedendo molto bene e i risultati medici sono incoraggianti. Purtroppo, non avendo ancora iniziato una preparazione atletica completa, e dopo un’attenta valutazione, siamo giunti alla difficile conclusione che quest’anno non potrò competere a Wimbledon”, ha scritto sui social il tennista azzurro.

“Non è una decisione facile, ma è quella giusta. La mia priorità è tornare in campo al 100 per 100. Grazie per il vostro supporto costante; ci vediamo presto”, ha aggiunto Musetti.

AL SUO POSTO ENTRA BERRETTINI IN TABELLONE

Dopo la notizia del forfait di Lorenzo Musetti, in chiave azzurra, arriva una buona news. Nel tabellone principale del singolare maschile di Wimbledon, il terzo Slam della stagione, in scena dal 29 giugno sull’erba di Londra, ci sarà anche Matteo Berrettini. L’azzurro dopo le ultime defezioni ha trovato posto nel main draw ed evita dunque le qualificazioni.

-Foto IPA Agency-
(ITALPRESS).

Nato, Rutte “La macchina da guerra russa non è inarrestabile”

17 Giugno 2026 ore 15:18
Nato, Rutte “La macchina da guerra russa non è inarrestabile”

BRUXELLES (BELGIO) (ITALPRESS) – Dalla prosecuzione del sostegno a Kiev alla sicurezza delle rotte marittime del Golfo, dalla ridefinizione del rapporto transatlantico alla necessità di trasformare l’aumento delle spese in capacità militari reali, la riunione dei ministri della Difesa della NATO in programma domani a Bruxelles si presenta come un passaggio cruciale nel processo di adattamento dell’Alleanza a uno scenario strategico sempre più complesso. Alla vigilia dell’incontro, il segretario generale Mark Rutte ha delineato una visione nella quale le crisi regionali e la competizione globale impongono all’Europa di assumere un ruolo più incisivo senza mettere in discussione la solidità del legame con Washington. Dietro le parole del segretario generale emerge una NATO impegnata simultaneamente su più fronti: la guerra convenzionale in Europa, l’instabilità del Medio Oriente, la protezione delle rotte marittime strategiche, la competizione tecnologica e la necessità di ridefinire l’equilibrio delle responsabilità all’interno dell’Alleanza. Questioni destinate a dominare la ministeriale di Bruxelles e a preparare il terreno al vertice di Ankara, dal quale dovranno emergere le linee guida della futura architettura di sicurezza euro-atlantica.

La guerra in Ucraina resta il principale banco di prova per la sicurezza euro-atlantica. Con il conflitto entrato nel quinto anno, Rutte ha ribadito che “l’Ucraina sta dimostrando che la macchina da guerra russa non è inarrestabile e sta modificando le dinamiche sul campo di battaglia”. Per questa ragione, ha aggiunto, “è fondamentale continuare a fornire questo sostegno affinché l’Ucraina possa mantenere il proprio vantaggio”. Il messaggio che il segretario generale porterà all’Ukraine Defence Contact Group è chiaro: “Il mondo occidentale e tutti gli Alleati della NATO devono restare pienamente impegnati affinché l’Ucraina sia in grado di difendersi e, quando arriverà il momento di negoziare la pace, possa farlo da una posizione di forza”. Pur confermando che gli Stati Uniti continueranno a garantire capacità essenziali, compresi sistemi Patriot e intercettori, Rutte ha riconosciuto che la parte più consistente dello sforzo finanziario ricadrà ormai sugli Alleati europei e sul Canada. Parallelamente, la crisi mediorientale e la sicurezza marittima figurano fra i dossier più sensibili della ministeriale. Il segretario generale ha accolto con favore l’intesa raggiunta tra Washington e Teheran, sostenendo che “l’azione degli Stati Uniti per eliminare la minaccia rappresentata da un Iran dotato di armi nucleari e ridurre le sue capacità missilistiche balistiche migliora la sicurezza di tutti noi”.

Secondo Rutte, l’accordo promosso dal presidente Donald Trump “ha creato un’opportunità per assicurare che l’Iran non possa mai ottenere un’arma nucleare”. In questa prospettiva, “il ripristino della libertà di navigazione attraverso lo Stretto di Hormuz rappresenterà un enorme passo avanti”. Pur precisando che la NATO non guiderà eventuali operazioni marittime, il segretario generale ha confermato che “molti Alleati sono pronti a sostenere l’iniziativa guidata da Francia e Regno Unito” e ha ricordato come proprio gli europei dispongano di competenze particolarmente avanzate nel settore dello sminamento navale. Sul piano della deterrenza e della difesa collettiva, Rutte ha affrontato direttamente il tema della revisione del contributo americano al NATO Force Model, respingendo le interpretazioni che vi hanno letto un segnale di disimpegno statunitense. “Questa non è la realtà”, ha affermato con nettezza. “Gli Stati Uniti hanno chiarito che il loro impegno nei confronti della NATO è saldo”. Tuttavia, ha aggiunto, tale impegno “comporta l’aspettativa che gli Alleati condividano in maniera più equa la responsabilità della sicurezza in Europa”. Washington, ha ricordato, deve tenere conto dei propri impegni globali e, proprio per questo, “Europa e Canada devono fare di più sul piano convenzionale”. Secondo il segretario generale, il riequilibrio in corso costituisce un segnale di maturazione dell’Alleanza: “Abbiamo verificato che gli Alleati europei e il Canada sono pronti, disponibili e capaci di assumere maggiori responsabilità”. Da qui la convinzione che “storicamente la pianificazione fosse troppo dipendente dagli Stati Uniti” e che la nuova distribuzione dei compiti renda la NATO più robusta. “Questo è giusto. Questo ci rende più forti. Ed è esattamente ciò che significa la NATO 3.0: un’Europa più forte in una NATO più forte”.

Il nuovo equilibrio strategico dovrà essere sostenuto da un ulteriore salto di qualità negli investimenti. In vista del vertice di Ankara, Rutte ha dichiarato di attendersi dagli Alleati “piani chiari, concreti e credibili” per conseguire l’obiettivo del 5% del Pil destinato alla sicurezza entro il 2035, auspicando che molti Paesi siano in grado di raggiungere il traguardo “molto prima della scadenza concordata”. I segnali, a suo giudizio, sono incoraggianti. “Nel 2025 gli Alleati europei e il Canada hanno aumentato gli investimenti nella difesa di oltre 90 miliardi di dollari”, una cifra che il segretario generale ha definito “straordinaria”, equivalente a “quasi il 20% di incremento in un solo anno”. Ma, ha ammonito, “non è il denaro da solo a fare la differenza”. Il vero nodo riguarda la capacità di tradurre le risorse in strumenti operativi. “Dobbiamo assicurarci che i nostri uomini e le nostre donne abbiano tutto ciò di cui hanno bisogno per mantenerci al sicuro”. Per questo, “aumentare gli investimenti nella difesa significa aumentare la produzione per la difesa”. La NATO, ha spiegato, sta lavorando “fianco a fianco con l’industria per garantire che l’offerta sia all’altezza della domanda”, facendo leva non soltanto sui grandi gruppi industriali ma anche sulle realtà più innovative presenti su entrambe le sponde dell’Atlantico. “Questo ci rende più forti e più sicuri, creando al tempo stesso posti di lavoro e crescita economica. È un autentico vantaggio per tutti”.

– foto IPA Agency –

(ITALPRESS).

Un’indagine: cresce l’apatia dei cittadini per clima e sicurezza, welfare priorità

17 Giugno 2026 ore 15:05
Un’indagine: cresce l’apatia dei cittadini per clima e sicurezza, welfare priorità

ROMA (ITALPRESS) – Cresce tra i cittadini europei, e in particolare tra i giovani, una forma di stanchezza psicologica (“war fatigue” e “climate fatigue”) verso le grandi minacce globali. Di conseguenza, si registra un netto calo della preoccupazione per il cambiamento climatico, che in Italia è passata dall’82% del 2022 al 70% del 2025. La quotidianità spinge l’opinione pubblica a rimettere al primo posto i bisogni materiali immediati, come il potere d’acquisto, l’inflazione, la povertà e la tenuta della sanità pubblica. E’ la fotografia del Terzo Barometro Eco-Sociale, intitolato “La triplice sfida: sicurezza sociale, ambientale e civile”, curato dal Professor Maurizio Ferrera dell’Università Statale di Milano per Percorsi di secondo Welfare e promosso da Fondazione Lottomatica su dati comparati dell’istituto di ricerca YouGov.
Dall’indagine emerge un forte rifiuto dei cittadini a sacrificare la spesa sociale per finanziare le transizioni: il 49,7% degli italiani è contrario a dare priorità all’ambiente se questo comporta tagli alle tutele, e ben il 62,8% antepone il welfare aziendale e statale agli investimenti militari.
Per superare l’immobilità, il rapporto propone una strategia basata sul concetto di “prontezza” (preparedness) evocato dalla UE, articolata in quattro agende: eco-sociale, clima e sicurezza umana, resilienza civile delle infrastrutture critiche e competitività economica, quest’ultima necessaria a generare le risorse per evitare tagli sociali. Il rapporto lancia infine un monito sulla comunicazione pubblica: l’approccio istituzionale deve evitare allarmismi che generano rifiuto, come il “kit di sopravvivenza” della Commissione UE, giudicato troppo ansiogeno dal 50% degli italiani. Spetta ora alla classe politica guidare il processo con responsabilità, bilanciando sensibilizzazione e rassicurazione.
“Le sicurezze, che emergono come la richiesta più forte da questo studio, richiedono politiche di medio-lungo periodo. Per fare un’operazione verità sulle paure del futuro in una società occidentale attraversata da profondi cambiamenti, la politica deve riappropriarsi del proprio ruolo guida e dire la verità sulle reali sostenibilità finanziarie, climatiche e sanitarie – ha detto la deputata del Partito democratico Paola De Micheli, a margine della presentazione dello studio -. E’ una scelta strategica che rifiuta la rincorsa del consenso hic et nunc, puntando invece sulla fiducia nei cittadini, che sono perfettamente in grado di comprendere la realtà e le soluzioni necessarie per il futuro del Paese”.
“Da questo importante documento del professor Ferrera traspare l’inadeguatezza dell’Unione Europea nel rispondere alle sollecitudini dei cittadini: a fronte di molte paure e ansie, le risposte sono ancora poche – le parole di Marco Osnato, Presidente della VI Commissione Finanze della Camera dei deputati -. In un momento di scarsità di risorse economiche, è necessario trovare nuovi strumenti e percorsi per preservare le sicurezze legate alla salute, all’ambiente e a un sistema di difesa oggi carente. Per fare tutto questo servono competitività e crescita: credo fermamente che lo sviluppo economico sia il motore in grado di generare e sostenere tutte le altre tutele”.

– foto ufficio stampa Fondazione Lottomatica –
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Cina: Shanghai ospita mostra su Giorgio Morandi con oltre 140 opere originali

17 Giugno 2026 ore 15:04
Cina: Shanghai ospita mostra su Giorgio Morandi con oltre 140 opere originali

SHANGHAI (CINA) (XINHUA/ITALPRESS) – Una mostra dedicata a Giorgio Morandi ha aperto al pubblico oggi presso il Museum of Art Pudong (MAP) di Shanghai, nella Cina orientale. Sono esposte oltre 200 opere provenienti da più di 30 istituzioni e collezioni private di tutto il mondo, di cui più di 140 sono opere originali di Morandi.

Co-organizzata dal MAP e dal Museo Morandi di Bologna, la mostra “Giorgio Morandi: Solo” offre una visione panoramica della vita tranquilla e introspettiva dell’artista e della sua fusione spirituale tra culture orientali e occidentali.

Per trasmettere meglio l’essenza dell’opera di Morandi, la sala espositiva di 3.000 metri quadrati del MAP è stata suddivisa in 35 “piccole sale”. L’allestimento complessivo guida i visitatori attraverso spazi modesti, paragonabili per dimensioni agli studi dello stesso Morandi.

“Il titolo della mostra, ‘Solo’, riflette la vita appartata dell’artista e il suo stile pittorico fortemente personale”, ha spiegato Lorenzo Balbi, direttore del Museo Morandi e curatore della mostra. “Per tutta la vita non si sposò e visse da solo, con le sue routine quotidiane concentrate in due piccoli studi, uno a Bologna e l’altro a Grizzana Morandi”.

“Il termine ‘Solo’ evoca anche una performance solistica, suggerendo che i dipinti tranquilli di Morandi risuonano come musica in continuo mutamento, suscitando una ricca gamma di emozioni”, ha aggiunto Balbi.

Giorgio Morandi è considerato uno degli artisti più influenti del XX secolo. La tavolozza dai toni tenui e a bassa saturazione da lui prediletta, oggi ampiamente nota come “colori Morandi”, è diventata un trend molto ricercato nel design contemporaneo.

– Foto Xinhua –

(ITALPRESS).

Varata la piattaforma di Cgil, Cisl e Uil per un accordo quadro sul modello contrattuale e di rappresentanza

17 Giugno 2026 ore 15:02
Varata la piattaforma di Cgil, Cisl e Uil per un accordo quadro sul modello contrattuale e di rappresentanza

ROMA (ITALPRESS) – Nel corso della notte è stata varata la piattaforma di CGIL, CISL, UIL che qualifica la proposta delle tre confederazioni per un accordo quadro interconfederale con le principali associazioni datoriali. Nel testo sono stati affrontati i temi relativi a modello contrattuale, crescita dei salari, rappresentanza sindacale e datoriale, contrasto al dumping, formazione, salute e sicurezza, partecipazione dei lavoratori.

Il testo dell’intesa è stato trasmesso alle Associazioni datoriali già stamattina. Ecco il testo integrale. ‘CGIL, CISL, UIL condividono la necessità di intervenire sui temi relativi al modello contrattuale, alla crescita dei salari, alla rappresentanza sindacale e datoriale e la sua certificazione. Questo al fine di rendere certe le procedure negoziali della contrattazione collettiva e per il riconoscimento delle organizzazioni comparativamente più rappresentative a livello nazionale, tramite la misurazione certificata degli iscritti e dei voti espressi dalle lavoratrici e dai lavoratori, anche ai fini del contrasto e del superamento dei fenomeni di dumping presenti nell’attuale sistema contrattuale sotto forma di “contratti pirata”.

Tutto ciò deve trovare realizzazione attraverso un Accordo quadro tra CGIL, CISL, UIL e le associazioni datoriali dei diversi ambiti settoriali e natura di impresa, nel settore privato, che individui le regole generali in maniera coordinata e omogenea, a cui faranno seguito specifici accordi interconfederali di ambito, su materie ad essi demandate, al fine di cogliere peculiarità e caratteristiche dei settori.

Un nuovo accordo quadro tra tutte le parti sociali che integri e/o sostituisca le corrispondenti parti dei precedenti accordi interconfederali in materia, si articola attorno ad alcuni assi capaci di rafforzare il sistema delle relazioni industriali, aggiornando il modello contrattuale e generalizzando i criteri di rappresentanza, di validazione democratica e partecipata delle piattaforme e degli accordi sindacali e della conseguente efficacia generale dei contratti collettivi così stipulati’.

Per Cgil, Cisl e Uil, ‘è necessario rafforzare il modello di relazioni industriali e l’autonoma regolazione delle parti sociali in materia di assetti contrattuali e della rappresentanza. L’impianto del sistema contrattuale è fondato su due livelli di contrattazione: nazionale e decentrata (aziendale e/o di gruppo, territoriale e/o di sito e/o di filiera/distretto). Il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro stipulato dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative, in modo certificato sul piano nazionale, assolve la funzione di fonte di regolazione dei rapporti di lavoro, di definizione e di garanzia dei trattamenti economici e normativi per tutte le lavoratrici e tutti i lavoratori del settore, ovunque impiegati, sul territorio nazionale. La crescita delle retribuzioni a livello nazionale dovrà essere adeguata al reale recupero e incremento del potere di acquisto, anche conseguente alle trasformazioni dei prodotti e dei processi, ecologiche, dell’introduzione delle tecnologie digitali, delle conseguenti innovazioni organizzative e professionali, dalle dinamiche macroeconomiche e degli andamenti specifici di settore. La contrattazione decentrata (aziendale e/o di gruppo, territoriale e/o di sito e/o di filiera/distretto), regolamentata dai CCNL, si articolerà e si dovrà significativamente estendere per dare risposte in relazione alle caratteristiche e alle specificità dell’azienda o del territorio. Promuovere la contrattazione decentrata significa, infatti, coniugare la crescita della capacità competitiva e della produttività di sistema con la negoziazione di nuovi modelli organizzativi del lavoro, capaci di migliorare le condizioni lavorative, di salute e sicurezza, formative e professionali. Accrescendo, così, la qualità del lavoro, la stabilità dell’occupazione, nonché l’ulteriore aumento delle retribuzioni. Inoltre, le parti ritengono necessario individuare, attraverso l’Accordo Quadro, i contenuti del trattamento economico complessivo (TEC), che dovranno essere recepiti e specificati dai CCNL’.

DEFINIZIONE DI TRATTAMENTI ECONOMICI MINIMI, TEM, E COMPLESSIVI, TEC.

Il TEM (Trattamento Economico Minimo) è composto dai minimi tabellari, indennità di contingenza, scatti di anzianità, EDR e altri elementi economici fissi e continuativi definiti dai CCNL. La variazione dei valori del TEM avverrà – secondo le regole condivise per norma e per prassi nei singoli CCNL – avendo a riferimento l’indice IPCA NEI come calcolato dall’ISTAT. Inoltre, il CCNL in ragione dei processi di trasformazione tecnologica, di innovazione organizzativa e professionale, degli andamenti specifici di settore potrà modificare il valore del TEM. Il TEC (Trattamento Economico Complessivo) sarà costituito dal TEM così come definito dall’accordo quadro e dai CCNL; mensilità aggiuntive, altre indennità previste e riconosciute dai CCNL, riduzioni di orario di lavoro; elementi di welfare, a carico del datore di lavoro, che siano universali, esigibili ed economicamente quantificabili previsti dalla contrattazione collettiva nazionale comparativamente più rappresentativa. Le differenze tra contratti devono essere accertate attraverso il confronto delle singole componenti retributive che concorrono alla determinazione del trattamento economico complessivo, tenendo conto della natura, delle funzioni, dei profili e del valore economico di ciascun istituto, secondo un criterio di comparazione analitica e non meramente compensativa o per saldo finale.

DURATA DEI CCNL

I contratti avranno durata triennale o quadriennale con meccanismi che garantiscano il recupero del potere di acquisto delle retribuzioni rapportato all’indice IPCA NEI, con verifica annuale per la parte economica da svolgersi nel mese di giugno di ogni anno e comunque fatte salve clausole di miglior favore. In caso di ritardo nel rinnovo del CCNL la verifica annuale e il relativo adeguamento della parte economica continueranno ad agire in regime di ultrattività.

RAPPRESENTANZA

La misurazione e certificazione della rappresentanza costituisce elemento essenziale per la certezza dei soggetti negoziali, del contrasto al dumping contrattuale, ai fini degli appalti pubblici e privati e del riconoscimento di tutti gli incentivi pubblici. È fondamentale portare a concreto compimento gli accordi interconfederali siglati in materia, anche attraverso il loro aggiornamento normativo e l’implementazione procedurale, in particolare nei rapporti con INPS, INL e Ministero del Lavoro. Sul versante sindacale, il sistema è fondato sulla combinazione tra dato associativo e consenso elettorale, cioè iscritti e dati elettorali (voti espressi) nelle elezioni per le rappresentanze sindacali, come previsto nelle convenzioni INPS-INL, con l’obiettivo di rendere più solido e trasparente il criterio di misurazione della rappresentatività. Accordi interconfederali sottoscritti da CGIL CISL UIL afferenti a diversi ambiti datoriali potranno individuare ulteriori criteri al fine di cogliere le diverse peculiarità, sempre nell’ambito di misurazione di iscritti e voti. Devono essere individuati criteri aperti affinché possano concorrere anche sigle diverse da CGIL CISL UIL in parte già aderenti agli accordi interconfederali a suo tempo definiti.

CGIL CISL UIL si impegnano a individuare, negli specifici accordi interconfederali, strumenti volti a favorire la diffusione della rappresentanza nei luoghi di lavoro, estendendo le elezioni delle RSU anche nelle realtà di minori dimensioni, superando gli ostacoli che ne hanno limitato la costituzione. In questo percorso, le Parti introdurranno meccanismi che consentano l’elezione delle RSU anche su iniziativa dei lavoratori. Sul lato datoriale andranno definiti criteri di rappresentanza tra tutte le associazioni, sulla base di dati omogenei, certi e misurabili. Per i sindacati ‘inoltre, è necessario definire regole comuni negli Accordi Interconfederali di ambito sui seguenti punti: obbligatorietà della comunicazione da parte delle imprese nel modello UNIEMENS delle deleghe di iscrizione alle OOSS, attraverso un obbligo da porre nei CCNL, mediante procedura amministrativa vincolante da parte dell’INPS.

In caso di mancata comunicazione o mancato riconoscimento delle deleghe da parte del datore di lavoro verrà previsto un sistema regolamentare; regolamentazione del livello di contrattazione e di rappresentanza aziendale e/o territoriale; previsione del diritto delle OOSS, in caso di comunicazione parziale o omessa da parte delle imprese, di verificare la corretta comunicazione delle deleghe di iscrizione al soggetto individuato dalle parti; regolamentazione delle controversie dovute all’applicazione del testo unico relativamente all’elezione delle RSU’. L’accordo quadro ‘dovrà disciplinare modalità condivise di deposito dei contratti. In tale prospettiva tutti i CCNL dovranno indicare il proprio campo di applicazione e la corrispondenza con i codici ATECO di riferimento, condividendolo con i firmatari dell’Accordo Quadro di parte sindacale e datoriale’, sottolineano i sindacati.

FORMAZIONE

‘Un ulteriore capitolo dell’accordo riguarda la formazione, intesa come leva strategica per la competitività e la qualità del lavoro. L’obiettivo è definire una governance condivisa delle politiche formative, rafforzando i fondi interprofessionali, collegando maggiormente la formazione continua ai processi di innovazione e trasformazione digitale e dando maggiore forza alla contrattazione collettiva in materia – spiegano Cgil, Cisl e Uil -. Inoltre, va rafforzato il ruolo della formazione nei percorsi d’ingresso, di riqualificazione, di ricollocazione dei disoccupati e di transizione dei lavoratori e delle lavoratrici da posto di lavoro a posto di lavoro (Politiche attive). È necessario affermare un vero diritto universale alla formazione sancendone anche la portabilità tra i diversi settori (anche grazie alla normativa IVC – Individuazione, Validazione, Certificazione delle competenze in contesti formali, non formali e informali). In tal senso i lavoratori e le lavoratrici, occupati e non occupati, hanno diritto di proseguire i percorsi di formazione per tutto l’arco della vita, per accrescere conoscenze, competenze tecniche, specialistiche e trasversali. Ogni lavoratore e lavoratrice occupato deve avere diritto a un monte ore di formazione continua in orario di lavoro non inferiore a 40 ore per anno’.

SALUTE E SICUREZZA

Grande rilievo assume il tema della salute e sicurezza sul lavoro. In questo ambito l’accordo deve prevedere l’espansione dell’elezione delle RLS in attuazione del D.Lgs. 81/2008; la concreta messa in pratica degli RLS e RLS di sito; una piena attuazione e valorizzazione della pariteticità, degli RLST, della formazione prevenzionale e del ruolo delle parti sociali nella diffusione della cultura della sicurezza, soprattutto negli appalti e nelle filiere.

PARTECIPAZIONE

La digitalizzazione, l’intelligenza artificiale e la robotica stanno trasformando rapidamente e profondamente il nostro mondo. Per mettere al centro la persona, il lavoro di qualità e la stabilità occupazionale servono nuovi strumenti di democrazia industriale, democrazia economica, sedi negoziali e di confronto preventivo. L’accordo quadro deve valorizzare il ruolo e l’estensione della contrattazione collettiva anche quale sede privilegiata di regolazione e sviluppo degli strumenti partecipativi, attraverso esperienze di partecipazione organizzativa, gestionale, economica e consultiva, fondate sulla codeterminazione dei lavoratori e delle lavoratrici e delle loro rappresentanze in forma preventiva ai processi decisionali delle imprese.

-Foto IPA Agency-
(ITALPRESS).

Il presidente egiziano Al-Sisi incontra Trump al G7 di Evian, focus sulle crisi regionali

17 Giugno 2026 ore 15:01
Il presidente egiziano Al-Sisi incontra Trump al G7 di Evian, focus sulle crisi regionali

EVIAN (FRANCIA) (ITALPRESS) – Il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi ha incontrato il presidente degli Stati Uniti Donald Trump a margine del vertice del G7 a Evian. Secondo la Presidenza egiziana, il colloquio ha riguardato le relazioni bilaterali tra i due Paesi. Al-Sisi ha ribadito l’impegno dell’Egitto a rafforzare il partenariato strategico con Washington in vari settori, mentre Trump ha confermato la volontà di consolidare ulteriormente le relazioni.

L’incontro ha affrontato anche le principali questioni regionali, dove Al-Sisi ha elogiato gli sforzi americani per raggiungere un’intesa con l’Iran, sottolineando l’importanza di trasformarla in un passo verso la fine delle tensioni in Medio Oriente, e confermando la disponibilità dell’Egitto a sostenere gli sforzi di stabilizzazione. I due leader hanno inoltre discusso della questione palestinese, con il presidente egiziano che ha ribadito la necessità di una soluzione politica per garantire una pace duratura, oltre all’impegno del Cairo a lavorare con Washington per l’attuazione del piano di pace per Gaza.

– Foto IPA Agency –

(ITALPRESS).

Malta, Abela annuncia l’estensione dei test genetici per la FIV

17 Giugno 2026 ore 14:55
Malta, Abela annuncia l’estensione dei test genetici per la FIV

LA VALLETTA (MALTA) (ITALPRESS/MNA) – Il primo ministro maltese Robert Abela ha annunciato l’intenzione di ampliare i test genetici preimpianto sugli embrioni destinati alla fecondazione in vitro (FIV), estendendoli ad altre 16 malattie rare. La decisione amplia una procedura introdotta nel 2022, che all’epoca aveva suscitato forti critiche da parte della Chiesa cattolica e dei movimenti contrari all’aborto.

Attualmente la normativa consente di effettuare i test per nove malattie monogeniche, tra cui la malattia di Huntington, la Tay-Sachs, l’atrofia muscolare spinale e la sindrome di Walker-Warburg. Nonostante la disponibilità della procedura, il suo utilizzo è rimasto limitato: nei primi diciotto mesi sono state presentate soltanto sei richieste. Abela ha spiegato che le nuove patologie ammesse saranno malattie rare mortali o responsabili di gravi condizioni di salute e sofferenze, senza però precisare quali saranno incluse nell’elenco.

Il premier ha inoltre ricordato che, allo stato attuale, le coppie che necessitano di test per malattie non contemplate dalla normativa sono costrette a recarsi all’estero. L’estensione prevista punta a offrire maggiori possibilità alle famiglie esposte al rischio di trasmettere gravi malattie genetiche e a limitare il ricorso a cure e servizi specialistici fuori dal Paese.

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Stellantis, Filosa “In un anno invertita la rotta, continueremo a investire in modo significativo in Italia”

17 Giugno 2026 ore 14:40
Stellantis, Filosa “In un anno invertita la rotta, continueremo a investire in modo significativo in Italia”

ROMA (ITALPRESS) – “I risultati in Italia dimostrano la nostra serietà, continueremo a investire in modo significativo in Italia. In Italia nei primi 5 mesi dell’anno le immatricolazioni sono cresciute di quasi il 15%, con un aumento della quota di mercato di quasi 1,5%. La Fiat Pandina si conferma l’auto più venduta e i veicoli commerciali di Pro One continuano ad essere leader nel segmento dei veicoli commerciali leggeri. Questa positiva risposta del mercato si è tradotta in un aumento della produzione. Nei primi 5 mesi dell’anno i nostri stabilimenti hanno registrato una crescita produttiva di oltre il 16%. Una crescita che ci ha già consentito di ridurre significativamente del 30% il ricorso agli ammortizzatori sociali nella maggior parte dei nostri stabilimenti”. Così l’amministratore delegato di Stellantis, Antonio Filosa, nella sua audizione di oggi davanti alle Commissioni riunite Attività produttive della Camera e Industria del Senato. “Da italiano so perfettamente quanto la grandezza di questa azienda affondi le sue radici anche in questo Paese – ha aggiunto Filosa -. Grazie a questo legame e al supporto che l’Italia ci ha dato, oggi Stellantis è una grande azienda globale che rappresenta il meglio dell’italianità nel mondo”.

“In questo primo anno di lavoro abbiamo invertito la rotta. L’abbiamo invertita riorganizzandoci in strutture regionali più forti. Europa, Nord America, Sud America, Medio Oriente & Africa, Asia Pacifico: 5 regioni distinte tra loro da esigenze differenti, sia in termini produttivi che di mercato. Su questa mappa, l’Italia si posiziona al centro dell’Europa, la regione guidata da Emanuele Cappellano, che ha il suo ufficio a Mirafiori, il nostro quartier generale europeo. Abbiamo invertito la rotta anteponendo la qualità alle efficienze ‘a tutti i costi’ e tornando a puntare sulla forza dei nostri prodotti. Per farlo, stiamo assumendo migliaia di ingegneri in tutto il mondo e consolidando i migliori standard industriali. Imprimere un cambiamento così profondo alla nostra strategia è stato difficile, ma necessario per metterci nelle condizioni di ripartire con rinnovata fiducia. Una scelta netta, fatta per riportare le persone al centro di tutto ciò che facciamo”, ha aggiunto.

“A livello globale nel primo trimestre del 2026 siamo tornati a una crescita redditizia. Le immatricolazioni sono cresciute del 12%, grazie soprattutto al contributo di Europa e Nord America – ha proseguito -. Possiamo contare su basi finanziarie solide, capaci di proteggerci dalla volatilità del contesto internazionale. Mi riferisco anche alla liquidità di quasi 45 miliardi di euro di cui oggi disponiamo. Ci sono segnali incoraggianti, ma le criticità registrate negli ultimi anni non sono ancora alle nostre spalle. Per garantire sostenibilità a lungo termine, è indispensabile che anche il quadro normativo sostenga la competitività del settore in Italia e in Europa”.

“Nel primo trimestre 2026, Stellantis ha registrato anche in Europa una crescita sia nei volumi di vendita sia nella quota di mercato. Siamo leader nei segmenti delle vetture ibride e dei veicoli commerciali leggeri. Anche sulla base di questi risultati incoraggianti, abbiamo destinato all’Europa quasi il 40% dei 60 miliardi previsti dal Piano nei prossimi cinque anni. Questi investimenti seguiranno tre direttrici principali: differenziare i nostri brand ed espandere la copertura di mercato, aumentare la nostra competitività, migliorare l’impiego della nostra capacità produttiva. Partiamo dai nostri marchi, che saranno sostenuti da oltre 50 lanci entro il 2030, di cui 25 nuovi modelli e 25 aggiornamenti di prodotto – ha aggiunto Filosa – FIAT e Peugeot guideranno l’integrazione della nuova piattaforma STLA One, aprendo la strada a un’evoluzione che verrà poi condivisa dagli altri brand. Miglioreremo l’impiego della nostra capacità produttiva. L’obiettivo che ci siamo dati è quello di superare l’80% di utilizzo della capacità in Europa entro il 2030. Un traguardo che raggiungeremo, in particolare, grazie a: l’aumento dei volumi generato dai nuovi lanci e dal miglioramento della qualità, la riconversione di alcuni stabilimenti, le partnership industriali che ci consentiranno di condividere capacità produttiva e know-how. Questo è un piano di cui tutti siamo orgogliosi, che unisce ambizione e pragmatismo”.

“Il Piano prevede 60 miliardi di euro di investimenti e oltre 60 lanci tra il 2026 e il 2030 a livello globale. Al centro della nostra nuova strategia ci sono il prodotto e l’innovazione. Per prima cosa, abbiamo ridefinito l’approccio strategico verso i nostri marchi, ognuno dei quali continuerà ad avere un ruolo fondamentale. FIAT, Jeep, Peugeot e RAM – i marchi con maggiori volumi – saranno al centro della nostra innovazione tecnologica su scala globale. Gli altri brand, tra cui Alfa Romeo e Lancia, verranno valorizzati in base alle caratteristiche specifiche dei diversi contesti regionali e nazionali. Maserati andrà a completare la nostra strategia globale e, vedrete, si confermerà icona italiana di stile ed eleganza. Tutti i brand italiani contribuiranno ad ampliare la nostra offerta, introducendo nuovi veicoli ibridi, elettrici e con motori termici ad alta efficienza. Un’offerta arricchita dalle nostre nuove piattaforme industriali, basate su architetture flessibili che renderanno la produzione adattabile alle preferenze dei clienti. Inoltre, grazie all’intelligenza artificiale, rafforzeremo le tecnologie a bordo delle nostre vetture e miglioreremo il lavoro in azienda. Siamo stati tra i primi costruttori europei a adottarla su larga scala, dall’ingegneria alla produzione, dal design all’interazione con i clienti”.

“Il nostro approccio all’innovazione è una parte di una strategia globale ed integrata. All’interno di questa strategia, vogliamo che l’Italia continui a essere tra i principali protagonisti dello sviluppo tecnologico di Stellantis nel mondo. Per questo, anche nel 2025 abbiamo investito in Italia circa 1 miliardo di euro in ricerca e innovazione. Nei prossimi 5 anni prevediamo di investire altri 5 miliardi di euro. Risorse che si traducono in soluzioni concrete. Grazie all’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale, a Melfi e ad Atessa, analizziamo i dati relativi alla produzione e al meteo per prevedere di quanta energia abbiamo bisogno. Questo consente di ottimizzare i consumi, rendendo i due stabilimenti più efficienti e, quindi, competitivi. Il ruolo attivo dell’Italia, nel frattempo, si è tradotto in quasi 400 nuove domande di brevetto nel 2025. Brevetti sviluppati spesso con le principali università italiane e focalizzati su settori chiave come guida autonoma, propulsione, sicurezza e materiali”.

IL FOCUS SULL’ITALIA

Per l’Italia abbiamo una visione chiara, che passa anche attraverso il coinvolgimento di tutti i marchi italiani. A partire da FIAT, il nostro marchio globale più importante in termini di volumi, il cui DNA affonda le proprie radici nella cultura italiana. Proseguendo con Lancia, che abbiamo deciso di proiettare nel futuro in sinergia strategica con FIAT. Alfa Romeo continuerà a rafforzare il suo posizionamento distintivo anche grazie all’eccellenza produttiva italiana. Lo farà in segmenti chiave, tra cui quello delle auto grandi. E concludendo con Maserati, stiamo definendo un ambizioso piano che presenteremo a Modena entro fine anno. Piano che comprenderà anche l’arrivo di due nuovi modelli del segmento delle ammiraglie. Un’attenzione ancora maggiore è quella posta a tutti gli stabilimenti italiani, attraverso una visione chiara. L’Italia, infatti, sarà l’hub produttivo delle auto piccole, negli stabilimenti di Mirafiori e di Pomigliano, delle vetture di fascia medio-alta e lusso negli stabilimenti di Melfi, Cassino e Modena e dei veicoli commerciali nello stabilimento di Atessa. 

“Ogni stabilimento italiano ha una missione produttiva nel piano strategico. Pomigliano, ad esempio, è stato il plant con la prima importante novità introdotta dal nuovo piano. Nello stabilimento campano, infatti, entro il 2028 porteremo la prima piattaforma E-Car. Qui avvieremo la produzione di almeno 2 nuovi modelli ad alti volumi che rafforzeranno la produzione in un segmento da sempre importante per l’industria italiana. Le E-Car sono auto piccole, elettriche, europee ed ecologiche. Tutte rigorosamente Made in Europe, per dare slancio e valore all’intera filiera. Non solo: con un prezzo intorno ai 15.000 euro, saranno più accessibili. Questi modelli si aggiungeranno alla Fiat Pandina ibrida, la cui produzione continuerà almeno fino al 2030.

“Passo ora al complesso di Mirafiori, la nostra casa italiana ed europea. Dallo scorso novembre, a Torino è iniziata la produzione della nuova Fiat 500 ibrida, che ha determinato un significativo aumento della produzione, oltre il 100% rispetto all’anno scorso. Una crescita che ci ha permesso di inserire centinaia di nuovi colleghi. Anche la produzione dei cambi elettrificati eDCT per le vetture ibride continua a registrare numeri crescenti. E lo stesso vale per il nostro hub di economia circolare, dove rigeneriamo motori, cambi e batterie. Ricordo inoltre che Mirafiori ospita più di 3.000 ingegneri, un centro di ricerca avanzata sulle batterie, e le nostre sedi italiana ed europea”.

“Veniamo a Melfi, dove negli ultimi mesi del 2025 abbiamo iniziato a produrre la nuova Jeep Compass e la nuova DS N° 8. Due modelli che stanno già consentendo allo stabilimento lucano di tornare ad una crescita produttiva. Una crescita che aumenterà ulteriormente con l’arrivo nel corso di quest’anno di altri due nuovi veicoli: la Lancia Gamma e la DS N° 7. A questi, andrà poi ad aggiungersi entro il 2028 una nuova Alfa Romeo, con cui coinvolgeremo sempre di più la filiera locale. Questa è un’altra importante novità introdotta con il nuovo Piano Strategico. Siamo al lavoro, anche con potenziali partner, per il futuro di Cassino, legato al piano Maserati. Nel frattempo, ci stiamo concentrando sulla gamma attuale, con il lancio di una serie speciale per le Alfa Romeo Giulia e Stelvio e l’arrivo di una nuova Maserati Grecale dal 2027″.

“Anche tutti gli impianti di componentistica hanno una strategia ben definita nel piano strategico, ma oggi vorrei soffermarmi in particolare su quello di Termoli. Con il senso di responsabilità che sentiamo nei confronti dei colleghi, abbiamo deciso di investire su due cose: i cambi eDCT e i motori GSE. È una scelta strategica, perché già dal 2027, la produzione di cambi eDCT nei nostri stabilimenti europei supererà la quota di un milione e mezzo di unità annue. Una crescita alimentata dalla forte domanda di motorizzazioni ibride, al centro del nostro nuovo Piano. I propulsori GSE, inoltre, continueranno ad essere impiegati sulle nostre auto più vendute, a partire da Fiat Pandina e 500″.

“Concludo con Atessa, dove c’è un’ulteriore novità rispetto al Piano Italia. Nello stabilimento abruzzese porteremo la prossima generazione di veicoli commerciali di grandi dimensioni. Credo sia importante sottolineare questo aspetto, la cui rilevanza non deve passare in secondo piano. Solo ad Atessa, infatti, investiremo oltre un miliardo di euro nei prossimi cinque anni. Una scelta straordinaria che garantirà il futuro dello stabilimento, confermando la centralità dell’Italia in un segmento cruciale come quello dei veicoli commerciali. Grazie a ulteriori investimenti in ricerca e innovazione, lo stabilimento beneficerà anche dell’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale: analizzeremo ad Atessa, ad esempio, i dati relativi alla produzione e al meteo per prevedere di quanta energia abbiamo bisogno. Questo consentirà di ottimizzare i consumi, rendendo lo stabilimento più efficiente e, quindi, competitivo”.

“Da italiano ci tengo subito a ricordare insieme a voi Sergio Marchionne. Oggi sarebbe stato il suo 74° compleanno. I suoi valori accompagnano ancora oggi le persone di Stellantis che hanno avuto la fortuna di lavorare con lui”, ha concluso.

RISPOSTE URGENTI PER COSTO ENERGIA E LAVORO

“Dietro il nostro piano c’è uno sforzo davvero significativo in termini di investimenti. Questo sforzo è reso ancor più difficile dal contesto, sia nazionale che europeo. So bene che conoscete già i limiti competitivi del nostro Paese e le complessità delle regole europee, ma è importante per me condividere con voi alcune riflessioni. Parto da un tema che sentite ripetere ogni giorno: il costo dell’energia. Nel primo trimestre dell’anno, il costo dell’energia elettrica per Stellantis in Italia è stato in media di 205 euro al megawatt/ora. Per la stessa quantità di energia, in Spagna abbiamo pagato in media 90 euro e in Francia 100. Ovvero, in entrambi i paesi, meno della metà. È evidente come questo divario non sia sostenibile, tanto da noi quanto dai nostri fornitori. Riconosciamo l’impegno delle istituzioni italiane per mitigare il problema, nei limiti dei vincoli europei e dell’attuale instabilità geopolitica. In particolare, apprezziamo le misure del Governo adottate per contenere il peso delle bollette. Vanno nella direzione corretta e ne auspichiamo una rapida attuazione. Tuttavia, la situazione è tale da richiedere risposte davvero straordinarie ed urgenti”.

“Parlando di competitività, ed in particolare di costo del lavoro, serve introdurre meccanismi di flessibilità in linea con le esigenze operative contemporanee, come è stato fatto in Spagna – ha aggiunto Filosa – Una flessibilità che gratifichi e tuteli le persone e che, al contempo, sintonizzi la produzione, il mercato e le altre dinamiche esogene. In questo senso, mi sembra vadano le misure recentemente introdotte dal Parlamento nel corso della conversione del DL “1° maggio”. Su questo, un ringraziamento particolare va al presidente Gusmeroli per un emendamento che crediamo possa essere di grande utilità per migliorare la competitività industriale e, al contempo, valorizzare i nostri lavoratori. Solo agendo su aspetti fondamentali come energia e lavoro potremo trasformare il nostro impegno di oggi nel successo industriale dell’Italia di domani”.

– Foto ufficio stampa Stellantis –
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Alla Lumsa di Palermo un convegno sulla cooperazione euro-africana e sul ruolo del Marocco / Video

17 Giugno 2026 ore 14:07
Alla Lumsa di Palermo un convegno sulla cooperazione euro-africana e sul ruolo del Marocco / Video

PALERMO (ITALPRESS) – Un appuntamento non solo per fare un punto sui risultati raggiunti nella costruzione di un legame tra i due continenti, ma anche per ribadire l’importanza delle aree mediterranea e atlantica nel consolidamento di tale legame e studiare nuove strategie di cooperazione: questo il proposito di ‘Africa Atlantica: spazio di futuro e vettore di cooperazione euro-africana’, organizzato dal Consolato generale del Regno del Marocco a Palermo in collaborazione con l’Università Lumsa e con il Lumsa University Africa Center. L’incontro si è tenuto nella sede palermitana dell’ateneo, in via Parlatore: presenti tra gli altri l’ambasciatore e direttore del Lumsa University Africa Center Pietro Sebastiani, la console generale del Marocco Maryem Nassif, il professore ordinario di Economia e Gestione delle imprese presso la Lumsa Giovanni Battista Dagnino, l’ambasciatore del Regno del Marocco a Roma Youssef Balla (in collegamento video), l’assessore regionale alle Attività produttive Edy Tamajo e l’assessore regionale ai Beni culturali Francesco Scarpinato.2

L’iniziativa si colloca in una fase storica in cui il partenariato euromediterraneo assume un valore sempre più strategico. Tanti gli assi lungo i quali si stanno ridefinendo i rapporti tra i due continenti: dialogo politico, integrazione economica, stabilità regionale, commercio, investimenti, transizione energetica, migrazione, sicurezza e sviluppo sostenibile. L’appuntamento si innesta inoltre come momento di confronto tra più mondi: quello accademico, quello diplomatico e quello istituzionale, con l’obiettivo di approfondire le dinamiche emergenti dell’Africa atlantica e individuare nuove forme di cooperazione.
Sotto quest’ultimo aspetto un ruolo centrale è giocato tanto dal Marocco quanto dall’Italia, paesi che possono vantare una posizione geografica strategica nella costruzione di un legame sempre più saldo tra Africa ed Europa. Il Marocco ha consolidato una visione basata su cooperazione, solidarietà attiva e iniziative di co-sviluppo (tra cui l’apertura dello spazio atlantico ai Paesi del Sahel); dal canto suo l’Italia, attraverso il piano Mattei, ha messo a terra un modello di collaborazione paritaria tra i due continenti, basandosi su progetti concreti e condivisi. In questo senso il ruolo dell’Africa atlantica può essere decisivo per favorire sviluppo e cooperazione.

“Questo incontro fa seguito a un’altra manifestazione organizzata qui a Palermo lo scorso dicembre – racconta Sebastiani, – Il titolo di quell’incontro era ‘Lavorare in Africa non è un’impresa’, a sottolineare quanto sia importante il lavoro di piccole e medie imprese nell’allargare gli orizzonti verso questo grande continente: non dovremmo parlare di Africa, ma di più Afriche. Dal punto di vista economico dobbiamo imparare a cogliere tutti quei fermenti e opportunità in parallelo sia con la grande crescita della popolazione africana, che nei prossimi 20-30 anni continuerà ad aumentare, sia con la necessità di rispondere alla grande sete di educazione del continente. Noi abbiamo molto chiaro un asse su cui lavorare, che riguarda proprio educazione, formazione, competenze, lavoro e crescita: l’obiettivo di tutti noi è appunto la crescita, che rappresenta non la soluzione di tutti i problemi ma l’attenuazione di molti di essi quali sofferenza alimentare, ambiente, sicurezza, stabilità dei paesi e stabilità internazionale”.

L’appuntamento odierno, spiega Dagnino, coincide con “la prima volta che organizziamo alla Lumsa un incontro con il consolato del Marocco per parlare dell’Africa e in particolare dell’area mediterranea e atlantica: questo costituisce un’apertura sul presente, ma anche sul futuro. Il Marocco ha già piattaforme logistiche ed energetiche importanti che stanno diventando fondamentali per lo sviluppo di un pezzo di Africa di notevole rilievo, parliamo quasi del 50% del Pil del continente: all’Africa non serve un aiuto dall’Europa in termini di elemosina o carità, questo deve essere soprattutto un momento di interscambio e costruzione di un futuro insieme. Dobbiamo sfatare questo mito di un’Africa che ha bisogno e di un’Unione europea che cala gli aiuti dall’alto e collaborare per raggiungere traguardi comuni: serve una cooperazione nuova, basata su un’asimmetria dal punto di vista degli intendimenti e degli obiettivi e un’asimmetria dal punto di vista delle competenze”.

Il Marocco, sottolinea Nassif, “ha una posizione strategica nell’Atlantico in quanto vettore di cooperazione: esso ha un ruolo strategico di cooperazione attiva, è l’affaccio verso l’Africa e soprattutto verso i paesi del Sahel come avviene ad esempio con il porto di Dakhla, che offre un affaccio verso i paesi africani. Il Marocco ha una posizione centrale e strategica: fa da ponte tra i paesi del Mediterraneo e quelli dell’Africa, la sua natura strategica ne fa un partner importante di cooperazione”.

Le fa eco l’intervento di Balla, secondo il quale “quest’iniziativa si inserisce pienamente negli sforzi diplomatici del Marocco per valorizzare la cooperazione tra continenti in favore del futuro dell’Africa: l’obiettivo è far conoscere l’impegno concreto e sincero del Marocco come autentico motore di sviluppo del continente africano, con un ruolo sempre più centrale nel Mediterraneo”. Quando si parla di Africa, afferma Tamajo, “pensiamo spesso alle difficoltà, invece bisogna guardare a questo continente in termini di crescita, sviluppo, collaborazione. Lì nei prossimi anni si giocheranno sfide importanti sul piano sia economico che energetico: la Sicilia può e deve assumere un ruolo da protagonista, in qualità di ponte tra Europa, Mediterraneo e Africa; al di là della posizione strategica bisogna cercare relazioni importanti, favorire scambi, costruire occasioni concrete di sviluppo. Il mio assessorato ha lavorato per organizzare missioni commerciali che permettessero di aggredire nuovi mercati, ma anche per rendere la Sicilia più competitiva e attrattiva dal punto di vista commerciale: il futuro della nostra terra dipende dalla capacità di fare impresa, soprattutto dei giovani”.

Per Scarpinato “il dialogo tra Europa e Africa è al centro delle agende politiche ormai da anni: la Sicilia nella sua storia è stata attraversata da tantissimi popoli, che hanno contribuito a costruirne un’identità. Il tema che trattiamo oggi, la cooperazione tra Europa e Africa, ribadisce la centralità della Sicilia in un contesto non solo mediterraneo ma globale: non è un legame basato solo tra economia e infrastrutture, ma sulla valorizzazione del patrimonio culturale. Appuntamenti come questo stimolano la comunicazione tra paesi e aiutano la Sicilia a relazionarsi su processi e percorsi da costruire: al dialogo si aggiunge l’ascolto sulle problematiche e la ricerca di soluzioni insieme”.

– foto xd8/Italpress –

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“Resto in Sicilia”, un manifesto per il futuro dei giovani nell’isola

17 Giugno 2026 ore 13:36
“Resto in Sicilia”, un manifesto per il futuro dei giovani nell’isola

PALERMO (ITALPRESS) – Assicurare un futuro di lavoro e possibilità concrete ai giovani che decidono di credere nella Sicilia. Alla Camera di Commercio di Palermo Enna si è tenuto il convegno “Resto in Sicilia. Giovani, imprese, territorio”, iniziativa promossa dai Giovani Imprenditori Cna Sicilia dedicata al cambio di paradigma in termini di opportunità professionali a favore della ‘restanza’ giovanile. Obiettivo della giornata la sintesi di azioni e programmi di lavoro a favore dell’isola e della costruzione di un futuro trainato dai giovani siciliani. Il tutto tradotto in un documento da sottoporre alle istituzioni regionali per la successiva formulazione di politiche che incentivino le imprese sul territorio ma anche la permanenza a lungo termine dei ragazzi in Sicilia. “Abbiamo la necessità di costruire un ecosistema vivibile per i nostri giovani”, ha esordito il Presidente CCIAA di Palermo ed Enna, Alessandro Albanese, che in apertura dei lavori ha sottolineato quanto il progetto portato avanti dall’iniziativa sia “ambizioso”, ribadendo l’obiettivo di “redarre un documento che predisponga un’amministrazione pubblica efficiente, al fine di creare una rete con le imprese, partendo da scuole e università”.

“Partendo da qui – prosegue Albanese – , potremmo fare un’azione più limpida nei confronti dei nostri giovani. La Camera di Commercio resta a disposizione con un apparato digitale tra i primi in Italia, uno dei modi per dare supporto e portare i giovani a restare in Sicilia, inculcando in loro la consapevolezza che in questa Regione ci sia la reale possibilità di fare impresa”. Tra gli interventi anche quello di Mario Emanuele Alvano, Segretario Generale di ANCI Sicilia che ha evidenziato l’apporto di ANCI per la costruzione di un sistema complessivo tra imprese, istruzione e amministrazioni: “C’è una volontà maggiore di affrontare la questione e il primo risultato di questa iniziativa è di metodo – ha detto Alvano -. Se vogliamo un’amministrazione di qualità dobbiamo dare tutti un contributo, e il fatto che questa iniziativa sia stata promossa in casa ANCI nasce dalla consapevolezza che le amministrazioni locali possano giocare un ruolo importante, indicando le misure da intraprendere sul territorio. In questo, la presenza di ANCI può servire a sviluppare un ragionamento in tutti i comuni della Sicilia”.

“ANCI – prosegue – ha scelto un metodo condiviso dando vita a un manifesto sulla restanza molto essenziale, rispetto al quale abbiamo chiesto la condivisione di forze diverse, tra cui università, forze sociali, economiche e culturali per mettere assieme le migliori energie e individuare alcune proposte concrete da sottoporre all’interlocutore regionale, nazionale ed europeo sul piano politico”. A margine del convegno ha esposto la sua visione sul tema della ‘restanza’ anche Davide Tranchina, Presidente di CNA Sicilia Giovani Imprenditori che ha asserito l’importanza dell’iniziativa per “creare una vera e propria proposta facendo sì che dalle scuole e poi dalle università si crei il matching con le imprese. Il tutto – conclude – ha la finalità di far conoscere ai giovani le realtà del nostro territorio e il loro valore, spesso incompreso”.

– foto xi6/Italpress –

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