Treni deragliati in Spagna, Salvini: “Siamo vicini ai colleghi ferrovieri e alle autorità. Preghiamo e accompagniamo”
“Noi siamo presenti in Spagna con treni nuovissimi, che hanno tre o quattro anni di vita e che organizzano l’alta velocità però in questo momento possiamo solo essere vicini alle autorità e ai colleghi ferrovieri spagnoli e seguire i soccorsi. Quindi, preghiamo e accompagniamo. Temo che il bilancio non sia definitivo”. Così Matteo Salvini, ministro dei Trasporti e vicepresidente del Consiglio, interviene a Non stop news ,su Rtl 102.5 commentando il disastro ferroviario avvenuto in Spagna, nei pressi di Adamuz, in Andalusia.
Il ministro definisce l’incidente “pesantissimo” e assicura che l’Italia segue la situazione “da ieri sera”, con le istituzioni e le Ferrovie dello Stato pronte a offrire supporto. Poi, nel giro di poche battute, il discorso torna sui binari italiani. Salvini, rivolgendosi anche ai radioascoltatori “con le cuffiette nei treni”, vanta il fatto che oggi la rete ferroviaria nazionale conta circa 1.300 cantieri aperti, “un numero mai raggiunto prima, mentre ogni giorno circolano oltre 10 mila treni con più di due milioni di passeggeri”.
E aggiunge convintamente: “Stiamo facendo uno sforzo che non ha precedenti nei decenni passati per rendere la rete quanto più sicura, moderna ed efficiente“.
Dall’emergenza ferroviaria alla politica estera il passo è breve. Salvini invita polemicamente Bruxelles e Parigi a non “fare i bulli” e chiede un’Europa che torni a occuparsi di diplomazia e dialogo.
“Questo vale anche per il conflitto fra Russia e Ucraina – sottolinea – Mi auguro che sia l’ultimo anno di conflitto e che si torni a lavorare per il dialogo, perché entrare in guerra costante contro la Russia non è interesse di nessuno.”
Il sostegno italiano, spiega, esiste “grazie alla Lega e al governo” e deve restare difensivo, logistico e umanitario, lasciando sullo sfondo missili, carri armati e truppe: “C’è un tavolo di confronto aperto che nei tre anni precedenti non c’era. Aiutiamo questo tavolo come chiede di fare il Santo Padre. Cogliamo lo spiraglio di pace che, grazie a Trump, si è aperto tra Russia e Ucraina”.
E alla domanda conclusiva se questo possa essere l’ultimo decreto armi, Salvini non tentenna: “No, non è che spero. Sono convinto”.
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