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A Palazzo Blu di Pisa le opere di Edward Hopper

14 Ottobre 2026 ore 09:00

Case investite dalla luce del tramonto e fari sull’Atlantico, ponti che attraversano fiumi e ferrovie che portano chissà dove, persone sole davanti a una finestra e paesaggi urbani. Il mondo di Edward Hopper, uno dei maggiori esponenti del realismo americano e fra i più importanti artisti Usa del Novecento, arriva a Palazzo Blu a Pisa con “Edward Hopper: New York e oltre”, organizzata dal Whitney Museum of American Art di New York con MondoMostre, e con il sostegno di Fondazione Pisa.

Dal 14 ottobre e fino al 7 marzo 2027 in mostra oltre 150 opere fra dipinti a olio, disegni, acqueforti, acquerelli e altri lavori che abbracciano l’intera carriera di Hopper, provenienti dalle collezioni del Whitney.

Curata da Kim Conaty e da Barbara Haskell, la mostra propone anche opere comparative di artisti suoi contemporanei e si arricchisce di materiali provenienti dal Sanborn Hopper Archive, acquisito dal museo circa dieci anni fa, che comprende documenti, corrispondenze, fotografie, diari e documenti di vita quotidiana dell’artista.

La mostra, organizzata in cinque sezioni, ne ripercorre la carriera attraverso i luoghi che hanno segnato la sua formazione e il suo immaginario: New York, dove Hopper visse per quasi sessant’anni, rappresenta il centro della sua attività; Parigi, dove soggiornò in tre diverse occasioni, segna il momento di formazione e confronto con la modernità europea; il New England diventa invece luogo di sperimentazione e riflessione sul paesaggio americano.

Foto: Heirs of Jpsephine N. Hopper /SIAE

Illustratore per necessità

Nato nel 1882 a Nyack, nello Stato di New York, una cittadina a venticinque miglia a nord di New York City, lungo il fiume Hudson, figlio di una coppia di piccoli commercianti di tessuti, dopo il diploma si iscrive alla New York School of Illustration con l’obiettivo di apprendere una professione pratica che gli garantisse un reddito sicuro e poi alla New York School of Art, dove incontrò Robert Henri, uno degli insegnanti più importanti per la sua formazione. Fu Henri a incoraggiarlo a guardare la realtà contemporanea, a cercare soggetti nella vita quotidiana piuttosto che nelle convenzioni della pittura accademica.

Al momento, però, c’erano le bollette da pagare, e fino al 1923 Hopper lavorò come illustratore freelance. Non amava quel lavoro e in seguito dichiarò di esservi stato «costretto nel tentativo di guadagnare qualcosa». Quegli anni non furono però inutili. L’illustrazione gli insegnò infatti a costruire una scena con pochi elementi e a individuare il dettaglio capace di suggerire una storia. È una lezione che Hopper avrebbe portato con sé nella pittura: basta una figura, una finestra, un gesto interrotto per mettere in moto l’immaginazione di chi guarda. E poi furono anche i guadagni ottenuti come illustratore ad aiutarlo a finanziare il primo viaggio in Europa.

Foto:@ Heirs of Josephine N.Hopper /SIAE

“Superare Parigi”

Nel 1906 Hopper arriva a Parigi e vi rimane per undici mesi. Vi torna altre due volte, nel 1909 (in mostra Le Pont Royal / Il Ponte Reale) e nel 1910; poi non avrebbe più attraversato l’Atlantico. La capitale francese, però, non lo lasciò mai davvero. Hopper avrebbe raccontato di aver impiegato «dieci anni per superare Parigi» e ancora nel 1962 dichiarava di considerarsi, in qualche modo, un impressionista. Un modo per «superare Parigi» è stato forse dipingere, dopo il ritorno in America, Soir bleu / Sera blu.

Un’opera in qualche modo anomala per un artista come Hopper: il pittore destinato a essere associato a interni rarefatti e figure isolate mette qui insieme un gruppo di personaggi diversi: con quel clown triste e pensieroso, alter ego di Hopper, che si rappresenta così da un lato per simboleggiare il ruolo dell’artista nella società e dall’altro per ragioni personali – delusioni d’amore, pare -.

Quando fu esposta, nel 1915, nella prima vera mostra dedicata all’artista, l’opera non piacque né ai critici perché troppo “europea” e “vecchio stile”, né al pubblico, tanto che Hopper decise di riprendersela e non mostrarla mai più: sarà ritrovata nel suo studio solo dopo la sua morte, nel 1967.

Come al cinema

New York è stata per Hopper una fonte d’ispirazione per tutta la vita. Mentre altri artisti dipingevano grattacieli e attrazioni cittadine, Hopper si concentrava sulle case in pietra a pochi piani, sulle vetrine dei negozi e sui ponti che osservava passeggiando sui marciapiedi o viaggiando sui treni sopraelevati. Ridusse queste strutture a superfici piatte e forme geometriche, trasformando il rumore e il caos di Manhattan in luoghi di solitudine e introspezione.

Queensborough Bridge / Ponte di Queensborough mostra il suo modo di affrontare anche le grandi infrastrutture della modernità non come simboli trionfali del progresso, ma come un intreccio di linee e superfici. Mentre con New York interior / Interno newyorkese, lo sguardo si sposta dentro una stanza. La scena ha qualcosa di quasi cinematografico: lo spettatore sembra essere capitato lì per caso, come se stesse osservando un frammento di vita attraverso una finestra.

A proposito di cinema. Sono molti i registi che hanno guardato al mondo di Hopper, dal David Lynch di Velluto blu a Wim Wenders, ad Alfred Hitchcock, che al momento di scegliere la casa di Psycho guarda proprio a un dipinto di Hopper, e poi al “taglio”, alla costruzione della scena e alla scelta dell’inquadratura tipica dell’artista, per La finestra sul cortile.

Le case di Cape Cod

La mostra ci porta poi in New England. Prima a Gloucester (in mostra Gloucester Harbor / Porto di Gloucester), dove nell’estate del 1923 Hopper ritrova Josephine Nivison, per tutti Jo, che aveva conosciuto anni prima alla scuola di Robert Henri. Anche Jo era un’artista, ed è stata una figura importante nella vita di Hopper.

Fu lei a incoraggiarlo a lavorare con maggiore convinzione all’acquerello. L’anno seguente la sua prima personale in una galleria andò completamente esaurita, permettendogli di abbandonare l’attività di illustratore. Dopo alcune estati passate nel Maine, meta estiva preferita dagli artisti, Hopper e Jo scoprono Cape Cod, dove si trasferiranno.

Da allora Hopper continuò a dipingere case (in mostra Cape Cod sunset / Tramonto a Cape Cod), dune, strade e fari della penisola.

Molto più di una moglie

La mostra racconta del rapporto fra i due artisti. Jo continuò a dipingere e divenne anche la modella di quasi tutte le figure femminili del marito. Ma fu molto di più. Registrava con attenzione la produzione artistica di Edward, annotava le vendite, le esposizioni e i proprietari delle opere, e accanto agli schizzi preparatori aggiungeva spesso proprie descrizioni delle scene, immaginando le storie che potevano nascondersi dietro le figure dipinte. In pratica, mentre Hopper costruiva il proprio mondo sulla tela, Jo contribuiva a costruirne la memoria.

In A woman in the sun / Una donna al sole la modella è ancora lei, ormai settantottenne. Hopper, però, non dipinge un ritratto realistico della moglie, ma la trasforma – così come il resto della scena, ridotta a pochi elementi essenziali – seguendo la propria visione. L’ambientazione, dal taglio voyeuristico e quasi, di nuovo, cinematografico, suggerisce una narrazione e invita l’osservatore a immaginare gli eventi che hanno preceduto la scena rappresentata e ciò che accadrà in seguito. Ancora una volta, il quadro finisce e la storia, invece, continua da qualche parte fuori dalla cornice. In silenzio, probabilmente.

Per i soci, ingresso in convenzione e visite guidate. Previste anche iniziative per gli under 30.

Per informazioni:
palazzoblu.it
hopperpisa.it

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“Sto nel chill”: a Firenze 600 ragazzi trovano casa in un centro commerciale

12 Ottobre 2026 ore 16:29

Scendo dal tram della linea T2, che dalla stazione Firenze Santa Maria Novella in dieci minuti mi ha portato davanti al centro commerciale San Donato, nel quartiere Novoli. Superato il cortile, con la scala mobile salgo al primo piano. Mancano pochi minuti alle 14, il centro per adolescenti e giovani apre a quell’ora. Due ragazzi aspettano che si apra la porta a vetri dell’ingresso color acqua marina. «Noi, dopo la scuola, veniamo tutti i giorni qui», mi dicono. Continua il viaggio di VITA dentro “DesTEENazione – Desideri in Azione”, un’iniziativa promossa dal mnistero del Lavoro e delle Politiche sociali che finanzia spazi multifunzionali in tutta Italia. Quello di Novoli è uno dei 100 luoghi aggregativi di nuova generazione (per ora, quelli attivi sono 55) dedicati ad adolescenti e ragazzi dagli 11 ai 21 anni. Il centro di Firenze è stato il primo ad aprire, il 22 ottobre 2025,. Ed è l’unico che si trova dentro un centro commerciale.

Ad accogliermi, in un grande salone “abitato” da gigantesche installazioni artistiche, c’è Marco Sabadini, coordinatore strategico e programmatico di DesTEENazione Firenze. «In Toscana, oltre a questo centro, ce ne sono altri quattro: Prato, Empoli, Arezzo, San Giovanni Valdarno. Sta per aprire il sesto della regione, a Livorno. A un anno di distanza dall’apertura noi siamo molto contenti perché nel primo semestre ci sono stati una media di 74 ingressi giornalieri. Il quartiere 5 (Rifredi) è quello con il più alto numero di ragazzi della città». Lo spazio è aperto dal lunedì al venerdì dalle ore 14 alle 19 e il sabato dalle ore 10 alle 13 e dalle 14 alle 19. «I ragazzi e le ragazze iscritte sono circa 600, di cui 230 sono arrivati solo nell’ultimo trimestre».

«Il progetto è aperto a tutti. Abbiamo ragazzi che si iscrivono liberamente nel momento in cui gli arriva la proposta, altri che hanno storie difficili e che prima di iscriversi hanno bisogno di capire se si possono fidare. Nel rispetto della loro situazione e in qualità di educatori ed educatrici abbiamo deciso di dare loro il giusto tempo per sentirsi parte di questo posto. Noi li conosciamo, sappiamo il nome e cognome, le prime volte permettiamo loro di frequentare il centro senza iscrizione formale: vogliamo dare anche a loro la possibilità di usufruire di tutte le opportunità che qui trovano», continua Sabadini. «Ci sono cose che per noi sono scontate, ma per alcune storie di vita non lo sono affatto. L’importanza del progetto DesTEENazione è anche accogliere chi ha bisogno di trovare una strada, ma allo stesso tempo è spaventato da questa strada perché nessuno lo ha accompagnato adeguatamente nel percorso di crescita».

Il cortile del centro commerciale San Donato, al primo piano c’è DesTEENazione di Firenze


La programmazione? Condivisa con il comitato di consultazione dei beneficiari

Se all’inizio le attività erano decise dai vari gruppi di lavoro del centro, «ora solo una minima parte di essa è organizzata dagli educatori, per il resto condividiamo la nostra programmazione trimestrale con il Comitato di consultazione dei beneficiari, per promuovere il protagonismo. Riceviamo anche molte proposte dal territorio, ad esempio la Polizia municipale ci ha chiesto di fare dei laboratori di educazione stradale proprio all’interno di DesTEENazione», prosegue Sabadini. Ogni proposta è condivisa col Comitato di consultazione e insieme si decide se e quando svolgere l’attività. Quotidianamente c’è un’offerta standard, «che va dai giochi da tavola ai laboratori, ad esempio di fumetto. Poi c’è l’affiancamento allo studio, la sala registrazione e quella videogiochi. Sta funzionando tantissimo il gamer, l’educazione all’uso consapevole dei videogiochi, è un’attività che all’inizio facevamo una volta a settimana ma che ora c’è tutti i lunedì, mercoledì e venerdì. È molto partecipata».

Relax nella Sala Chill, progettata dai ragazzi

Nella Sala Chill si svolgono attività di rilassamento e di condivisione: «È un prodotto della linea “Get up”, che prevede progetti con le scuole. I ragazzi del liceo scientifico Leonardo da Vinci di Firenze hanno costruito questa stanza, decidendo di dedicarsi a questa progettualità dopo un sondaggio fatto tra i loro coetanei su cosa avrebbero voluto trovare all’interno di questo spazio. Tutti hanno chiesto una stanza dove potersi rilassare. Hanno scelto il nome della sala, hanno deciso l’arredamento e l’hanno costruita con bancali che sono stati trattati e dei grandi cuscini». In un angolo c’è una libreria «con dei libri donati da un negozio presente nel centro commerciale. Il lavoro di rete è sempre fondamentale».

Le voci di chi vive lo spazio

Nella Sala Chill incontro Patrick, Paolo e Piero. Sono amici. «Vengo qui da un anno, gioco a ping pong e a giochi da tavolo con i miei amici, insieme ad un educatore», dice Patrick, 14 anni. Perché gli piace frequentare il centro? «Perché non c’è mia madre e perché mi diverto. Vado in una scuola qui vicino, vengo tre volte a settimana». «Fare nuove amicizie, stare con i miei amici, giocare a ping pong sono le cose che amo di più di DesTEENazione. In questi mesi ho seguito i laboratori di uncinetto e di ceramica emotiva», aggiunge Paolo, 14 anni, al primo anno della scuola secondaria di secondo grado. «Riesco a gestirmi il tempo dello studio. Spesso vengo un po’ qui a svagarmi, poi vado a casa a studiare». «In questo centro mi piace stare con gli amici. Non riesco a studiare perché conosco tutti e non mi concentrerei», dice Piero, 12 anni, che fa parte della Consulta. «Ci incontriamo ogni 15 giorni, facciamo brainstorming e discutiamo delle idee e delle proposte da realizzare nello spazio. Voglio essere coinvolto in questo luogo, che sento un po’ mio».

Patrick, Paolo e Piero nella sala chill

Nel salone, seduto davanti al suo computer, c’è Mohammed. Anche lui fa parte della Consulta. Ha 16 anni, frequenta il terzo anno dell’Istituto superiore Meucci, studia Informatica e Telecomunicazioni. «Vengo qui dall’apertura. Questo posto, dai primi mesi che lo frequento, l’ho sempre sentito come parte della mia vita. Ci passo ore, ogni giorno. Già prima di far parte della Consulta dicevo cosa, secondo me, si poteva migliorare di questo luogo. Di DesTEENazione mi piace che noi giovani ci possiamo aggregare, c’è un “ecosistema” di ragazzi. Entri qui, ti senti a tuo agio e capisci, se parli con qualcuno, che puoi veramente esprimerti. Nelle scuole non c’è questa gran possibilità di esprimere la tua opinione. Non è colpa delle scuole, che hanno tanti studenti e che seguono un loro “codice”, ma questo posto è diverso: è aperto, non ci sono compiti, puoi anche sederti e non fare nulla. Ho trovato nuovi amici, mi trovo bene anche con le persone che ci lavorano», continua Mohammed. «Ho fatto tanti laboratori, quello che mi è piaciuto di più è stato un incontro dedicato alla partecipazione attiva, durante il quale abbiamo compilato un questionario con domande relative a cosa ci piace e non piace di DesTEENazione, cosa vorremmo migliorare del quartiere. Ho proposto di abbellire il palco, che è spoglio, e di continuare a rifornire la sala videogiochi, uno dei “fiori all’occhiello” di questo posto, con tanti pc per giocare, anche insieme».

Sono poco più di 5 milioni, un milione in meno rispetto a vent’anni fa. Un tempo li raccontavamo come ribelli da domare, oggi come cristalleria da proteggere. Sono gli adolescenti, che guardiamo sempre solo con le lenti della psicologizzazione, della criminalizzazione, dell’aiuto. «Non ci vedete», dicono loro, prima ancora che «non ci capite».
ADOLESCENTI, QUELLO CHE NON VEDIAMO

Esaudire i bisogni dei ragazzi, ma a volte anche dei genitori

In un anno sono tante le attività organizzate. «Dalla giornata dello sport indoor al laboratorio di scacchi, in collaborazione con l’Accademia scacchistica Fiorentina e organizzato insieme alla Società della Salute, per coinvolgere anche i ragazzi e le ragazze con disabilità, è stato un modo per avvicinarli allo spazio», racconta Sabadini. «In contemporanea, i genitori si ritrovavano nella stanza accanto con gli psicologi. Hanno creato un gruppo di “parola”, che ha portato ad un incontro fisso: ogni volta che c’era il laboratorio dei figli, le famiglie si incontravano. Stiamo cercando di riproporlo. Noi cerchiamo di esaudire quelli che da progetto vengono chiamati “desideri in azione”, che alle volte sono dei bisogni adolescenziali che devono trovare uno sfogo, un ascolto».

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In mezzo alle installazioni artistiche

Prima di DesTEENazione, questo luogo di quasi 1.300 metri quadrati, cosa era? «Lo spazio, di proprietà del Comune di Firenze, veniva utilizzato per mostre d’arte», prosegue Sabadini. Infatti, ci sono delle bellissime installazioni nel salone del centro. Questo non è uno spazio solo per il divertimento. «La sala accanto è dedicata al sostegno allo studio, tutti i pomeriggi dal lunedì al venerdì e anche il sabato mattina».

Qui Sara sta studiando insieme ad un’operatrice. La scorsa estate il centro non ha mai chiuso, «nel pomeriggio venivano i ragazzi più grandi, la mattina quelli delle medie che venivano a studiare e a fare il laboratorio di fumetto». Sabadini racconta: «Un sabato abbiamo raggiunto 170 presenze: sono uscito dalla stanza e il salone era pieno di gruppi di ragazzi. È stato bello vedere così tanti ragazzi, abbiamo deciso di gestire questi numeri dando vita a più laboratori, che ci permettessero di gestire al meglio il rapporto educatori-utenti, senza correre il rischio di implodere».

L’importanza della location

Il fatto di essere in un centro commerciale «aiuta, prima di tutto, perché è un luogo frequentato e visibile», prosegue Sabadini. «Un altro aspetto positivo è che molte persone che lavorano qui sono comodi a lasciare i figli e poi venire a riprenderli. Inoltre, ci sono molte scuole intorno, quando i ragazzi escono è spontaneo ritrovarsi qui».

Non uno spot, un servizio psico-pedagogico vero e proprio

Nel centro lavorano 27 persone. «In questo anno abbiamo cercato di dare forma al servizio, in modo che la cittadinanza riconosca DesTEENazione non come uno spot, ma come un servizio psico-pedagogico vero e proprio». Tra i servizi offerti, «abbiamo dato vita a dei laboratori per le famiglie il sabato mattina con gli psicologi della linea 4 del progetto, che si occupa del sostegno genitoriale. Sono stati molto partecipati, con circa 30 presenze. Ci sono stati utili per creare uno sportello al quale i genitori, singolarmente o in coppia, si sono potuti rivolgere per chiedere suggerimenti, rispetto alla gestione della relazione con il figlio adolescente».

«Quest’anno è stato faticoso, siamo molto stanchi, ma anche molto contenti. La soddisfazione viene dalla frequenza dei ragazzi, molti vengono tutti i giorni: se si trovassero male qui, non tornerebbero», sottolinea Lotar Sanchez, coordinatore tecnico di DesTEENazione Firenze. «In questo quartiere vivono molti ragazzi con background migratorio, c’è un numero elevato di centri di accoglienza per minori stranieri non accompagnati, tanti vengono qui». Sanchez sottolinea come nel centro arrivino ragazzi con tanti tipi di bisogni e di vissuti: «C’è il giovane che ha avuto problemi con la giustizia e che timidamente si affaccia per vedere di cosa si tratta e c’è la ragazza che ha un podcast pronto (ad esempio, a tema intelligenza artificiale) e vuole registrarlo». Nel centro si possono fare delle registrazioni, che vengono caricate sulla pagina Spotify di DesTEENazione Firenze. C’è una sala apposita, in questo momento c’è ai microfoni Omar, 17 anni.  

Un ragazzo ha un’idea? La nostra risposta è sempre “sì”

«Dobbiamo tutti i giorni trovare strategie diversificate, con le risorse umane di cui disponiamo. E dobbiamo anche trovare, tra le varie linee del progetto, le collaborazioni che siano funzionali al ragazzo o alla ragazza, se qualcuno ha problemi di sostegno allo studio, di marginalità, di uno spazio per dare sfogo alla propria creatività», prosegue Sanchez. È capitato più volte che un ragazzo o una ragazza ci portassero un’idea che non sapeva come realizzare. La nostra prima risposta è sempre “sì”: poi vediamo come fare. Ci attrezziamo a 360 gradi per poter rispondere a tutti gli input che arrivano da loro: finora è stata una sfida lunga un anno, tante ce ne aspettano».

Ilaria Dioguardi mentre intervista Marco Sabadini, all’ingresso del centro DesTEENazione di Firenze


Orientamento scolastico e tirocini

«Mi occupo dell’avvicinamento dei ragazzi a tirocini di inclusione lavorativa, li supporto nella scelta e nell’avvio a questa attività», dice Federico Bleynat, orientatore professionale e scolastico, che fa parte della Linea 6 del progetto, dedicata ai tirocini formativi e di inclusione sociale retribuiti. «Preparo i ragazzi e le ragazze per quanto riguarda l’aspetto psicoemotivo e anche per quelli tecnico e legale. In quasi un anno ho fatto colloqui a più di una trentina di giovani. Mi occupo anche di orientamento scolastico, alcuni ragazzi sono passati da me per consigli o valutazioni di quello che stavano facendo o di quello che volevano fare, non erano strettamente colloqui legati all’obiettivo del tirocinio».

«Ciascun percorso è differente. Ognuno ha i propri bisogni, le proprie capacità e le proprie difficoltà. Quando i ragazzi arrivano da me, innanzitutto li ascolto: tramite un ascolto attivo si può capire meglio come lavorare con loro. Sono loro stessi che riescono a riconoscere i propri punti di forza e di debolezza. Soprattutto per la parte dei tirocini, mi avvalgo delle competenze dei colleghi psicologi con cui possiamo affrontare un momento di ansia, magari nel giorno prima del tirocinio, piuttosto che valorizzare un avvenimento particolarmente positivo e bello», continua Bleynat. Per quanto riguarda il percorso scolastico, c’è la linea del progetto dedicata, «e la collaborazione è veramente a tutto tondo nell’interesse dei beneficiari».

Il grande coinvolgimento del Terzo settore

Il progetto DesTEENazione Firenze è realizzato dalla Società della Salute di Firenze, con la collaborazione e il supporto del Comune il coinvolgimento, per la co-progettazione e la gestione delle attività, dei seguenti enti del Terzo settore costituiti in associazione temporanea di scopo (Ats): il consorzio Co&So (capofila dell’Ats), con la cooperativa sociale consorziata Il Girasole; il Consorzio Metropoli, con le cooperative sociali consorziate Cat e Cepiss; l’associazione Piazza San Donato e l’associazione AltVibe.

La viceministra al Lavoro e alle Politiche sociali Maria Teresa Bellucci, all’inaugurazione del centro il 22 ottobre 2025

«Il centro si trova in un luogo sensibile della città, che ha tutte le caratteristiche, le potenzialità per dare modo al programma DesTEENazione di evolvere e di consolidare il suo ruolo e la sua funzione all’interno di Firenze», dice Nicola Paulesu, assessore al Welfare, Accoglienza, Integrazione e Casa del comune di Firenze. «È stato scelto un quartiere tra i più popolati della nostra città, facilmente raggiungibile con i mezzi pubblici. È stato sin da subito molto frequentato, ciò per noi ha un grande valore, nell’ambito di un piano di interventi per i giovani che vivono, in questa fase storica, una forte difficoltà nell’avere occasioni di socialità e luoghi che facilitano la ricostruzione di una comunità educativa. Il centro è una risposta non solo per i giovani, ma per tutta la popolazione, nel momento in cui costruisce un welfare di comunità basato sulla rete di servizi che la nostra città può esprimere e che lì trovano un collettore, una facilitazione di espressione».

Il progetto è triennale. E poi?

Il progetto nazionale prevede un investimento triennale. «Il nostro obiettivo è quello di sostenerlo. C’è tutta l’intenzione di dare continuità ai servizi e alle attività che si realizzano in quello spazio. Bisognerà cercare di capire come costruirlo, come mantenerlo, come sostenerlo anche da un punto di vista economico. Ma la “cifra” del nostro contesto territoriale ci mette nelle condizioni di dire che quella rete che si sta costruendo intorno al centro DesTEENazione sarà la stessa rete associativa che, una volta terminata la sperimentazione e, quindi, la triennalità del progetto finanziato, dovrà continuare a lavorare per mantenere in vita il centro con le stesse caratteristiche attuali. Speriamo che ci saranno altre linee di finanziamento che ci aiuteranno a portare avanti le attività», prosegue Paulesu.

«C’è tutto l’interesse della nostra città a continuare a investire nelle politiche giovanili che sono strategicamente uno dei segmenti del sistema dei servizi sociosanitari territoriali, che ci mettono nelle condizioni di lavorare anche in prevenzione e promozione della salute. Metteremo a frutto tutto quello che è stato fatto e che si farà in questi anni, anche in termini di capacità e competenze organizzative, e andremo avanti».

Tutti i nomi dei ragazzi sono di fantasia. Le foto sono di Ilaria Dioguardi, tranne la foto di apertura (da DesTEENazione Firenze) e l’ultima dell’inaugurazione con la viceministra al Lavoro e alle Politiche sociali Maria Teresa Bellucci (da ufficio stampa assessore Nicola Paulesu)

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“Gustando… s’impara!”. Prima edizione di MercaFest

9 Ottobre 2026 ore 15:43

“Gustando…s’impara” è il claim della prima edizione di MercaFest, in programma il prossimo 18 ottobre negli spazi di Mercafir di Firenze (dalle ore 10 alle 18, con ingresso da Viale A. Guidoni 176). Porte aperte al mercato agroalimentare di Firenze per una giornata dedicata alle famiglie, con momenti ludici per i più piccoli, food truck,  laboratori esperienziali per la riscoperta dei sapori autentici, e poi ancora con uno spazio di riflessione sulle politiche del cibo in città.

Mercafir compie un nuovo passo nel percorso di apertura verso la città e il territorio. Il mercato si propone come “attivatore” di idee, proposte e progetti sul sistema cibo e come sede di un tavolo di confronto che coinvolga produttori, trasformatori, distributori, ristoratori e consumatori, con l’obiettivo di arrivare a una vera strategia alimentare urbana.

L’iniziativa, realizzata con il patrocinio del Comune di Firenze, vede come partner Banco Alimentare della Toscana e Mercato delle Opportunità, con il sostegno di Fondazione CR Firenze e Unicoop Firenze.

Il programma in sintesi

A partire dalle 10 MercaFest ospiterà il talk dedicato alla riflessione sul futuro di Mercafir: un percorso di rilancio che punta a trasformare il Centro Alimentare Polivalente in un Food Hub, una piattaforma fisica e digitale di aggregazione, logistica e commercializzazione del cibo del territorio, capace di accorciare la distanza tra le campagne, le scuole e le tavole dei cittadini. Un focus speciale sarà dedicato ai mercati della città.

Il sostegno di Unicoop Firenze

Afferma Daniela Mori, presidente del Consiglio di sorveglianza di Unicoop Firenze: “Sostenere un’iniziativa come MercaFest significa per noi dare continuità e sostanza a un rapporto profondo e quotidiano con Mercafir, partner strategico per il nostro territorio. Questa prima edizione rappresenta una preziosa finestra sul futuro, un’occasione concreta in cui tanti attori diversi possono incontrarsi e dialogare per fare di più e meglio, insieme. Per Unicoop Firenze, fare cooperazione oggi significa soprattutto saper fare rete, convinti che questo non significhi semplicemente sommare le forze, ma moltiplicarle. Quando soggetti diversi – istituzioni, imprese, mondo della solidarietà e associazionismo – si uniscono attorno a un obiettivo comune, si genera un impatto straordinario a beneficio di tutta la comunità”.

E prosegue affermando: “È attraverso questa sinergia che possiamo dare vera forza alle filiere locali, ottimizzando l’efficienza della logistica per garantire ogni giorno la massima qualità e freschezza dei prodotti offerti ai nostri soci e consumatori. Su queste basi di efficienza e valore poggia anche il nostro impegno sociale. Fare la nostra parte significa evitare che il buon cibo vada perduto: attraverso il recupero quotidiano delle eccedenze alimentari e la collaborazione con le associazioni del territorio, trasformiamo lo spreco in solidarietà concreta, offrendo un sostegno a chi è più in difficoltà”.

Il legame con il territorio

Ha commentato Paola Galgani, Vicesindaca e assessora all’ambiente: “MercaFest rappresenta un’occasione importante per aprire le porte di Mercafir alla città e per rafforzare il legame tra Firenze, il suo territorio e il sistema agroalimentare. Parlare di cibo significa parlare anche di ambiente, sostenibilità, salute, educazione e qualità della vita: dimensioni profondamente connesse tra loro. In questo senso, il tema dell’economia circolare assume un ruolo centrale: ridurre gli sprechi, valorizzare le eccedenze, utilizzare al meglio le risorse e rafforzare le filiere locali significa costruire un sistema alimentare più sostenibile. Anche per questo è importante mettere in relazione tutti i soggetti della filiera, dai produttori ai distributori, dalla ristorazione ai consumatori, creando nuove occasioni di collaborazione e di recupero di valore”.

E ha concluso: “Come Amministrazione comunale vogliamo contribuire a costruire una politica del cibo capace di tenere insieme sostenibilità ambientale, inclusione sociale e sviluppo del territorio. Mercafir può svolgere un ruolo strategico in questo percorso, diventando sempre più un luogo di connessione tra la città e le campagne e un laboratorio concreto di buone pratiche, dove il cibo non rappresenti soltanto una merce, ma una risorsa da valorizzare lungo tutta la filiera”.

Istituzioni, imprese e realtà del Terzo Settore

Dichiara Gianni Tapinassi, Presidente di Mercafir: “MercaFest non è solo una festa: vuole essere il calcio d’inizio di una politica del cibo per Firenze. La filiera del cibo attraversa una crisi di sostenibilità che è insieme ambientale, sociale ed economica. Sono convinto che una delle risposte più efficaci risieda nei sistemi agroalimentari locali. In questo quadro, i mercati all’ingrosso sono chiamati a un ruolo nuovo: non soltanto infrastrutture di scambio, ma soggetti capaci di promuovere uno sviluppo locale fondato sulla sostenibilità. È in questa prospettiva che guardiamo al futuro di Mercafir. Nel rilancio delle sue funzioni, il Centro Alimentare Polivalente può diventare un Food Hub: una piattaforma fisica e digitale di aggregazione, logistica e commercializzazione del cibo locale, al servizio di un sistema agroalimentare più equo e sostenibile. Un modello capace di ripensare l’intero percorso che va dalle campagne alle scuole e alle tavole dei cittadini, tenendo insieme tutela dell’ambiente, equità sociale ed educazione alimentare”.

Commenta Irene Cappella, Direttore dell’Associazione Banco Alimentare della Toscana ODV ETS: “Ringraziamo Mercafir per l’opportunità di essere presenti a MercaFest, un’iniziativa che rafforza una collaborazione virtuosa tra istituzioni, imprese e realtà del Terzo Settore. Sarà un’occasione importante per raccontare ai cittadini l’impegno quotidiano di Banco Alimentare della Toscana nel contrasto allo spreco alimentare e sensibilizzare ciascuno sulle azioni concerete che può adottare nella propria quotidianità. Durante MercaFest presenteremo anche una nuova app gratuita, pensata per coinvolgere i cittadini in modo semplice e interattivo e aiutarli a riflettere sulle proprie abitudini rispetto allo spreco. Saremo inoltre presenti con laboratori dedicati a bambini e ragazzi sui temi del recupero e del riutilizzo del cibo.
L’Associazione Banco Alimentare della Toscana ODV ETS nasce Trent’anni fa proprio come risposta allo spreco: recuperare un alimento significa impedirne la perdita, ma soprattutto trasformarlo in un’occasione di incontro, condivisione e sostegno per le persone che vivono situazioni di difficoltà o fragilità sociale”.

Replica Piero Ranfagni, Membro del Consiglio Direttivo dell’Associazione Banco Alimentare della Toscana ODV ETS: “Banco Alimentare della Toscana è presente all’interno del Mercato dal 2016, quando si è insediato in un grande magazzino messo a disposizione dal Comune. Da allora l’attività è cresciuta in modo significativo, passando da circa 2.000 a 8.000 tonnellate di alimenti distribuiti ogni anno e raggiungendo circa 120.000 persone in difficoltà in tutta la Toscana.
Questa crescita è stata possibile anche grazie alla posizione strategica all’interno del polo logistico fiorentino, ben collegato alla viabilità regionale e nazionale. Ogni ulteriore sviluppo del Mercato rappresenta quindi un’opportunità anche per il Banco Alimentare della Toscana, sia sul piano sociale, attraverso la distribuzione gratuita degli alimenti, sia su quello ambientale, attraverso il recupero delle eccedenze alimentari.”

Conclude Enrico Sardelli, Presidente Mercato delle Opportunità: “Ringraziamo l’Amministrazione comunale e Mercafir per aver promosso questa iniziativa, che apre il mercato alla città e mette al centro temi fondamentali del nostro tempo come l’ambiente, la sostenibilità, la salute e l’equità sociale. Da alcuni anni le Misericordie operano all’interno del Centro Alimentare Polivalente con il Mercato delle Opportunità, un progetto nato per garantire l’accesso ad alimenti di qualità a chi oggi fa fatica a permetterseli: non solo le persone in situazioni di grave marginalità, ma sempre più spesso anche famiglie del cosiddetto ceto medio. I numeri raccontano quanto questo bisogno sia concreto: nel solo 2025 il Mercato delle Opportunità ha registrato circa 35.000 accessi. Durante MercaFest presenteremo il progetto ai cittadini e proporremo alcuni panel con i professionisti sanitari delle nostre strutture, che affronteranno da più punti di vista il rapporto tra alimentazione e salute. Il cibo è un bene primario che non dovrebbe mai essere sprecato, né negato a nessuno, e lavorare in rete con le istituzioni e la filiera è il modo più concreto per garantirlo”.

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Unicoop Firenze e Fondazione Meyer: attenzione condivisa sull’emergenza del disagio giovanile

9 Ottobre 2026 ore 15:09

Unicoop Firenze e Fondazione Ospedale Pediatrico Meyer confermano il valore della loro storica alleanza, guardando con comune preoccupazione al tema del disagio giovanile ed emotivo, anche in occasione della Giornata mondiale della salute mentale celebrata domani, 10 ottobre.

La cooperativa e la Fondazione tracciano questa linea di condivisione a chiusura della partnership di tre anni (2024-2026) con cui Unicoop Firenze ha sostenuto con complessivi 200mila euro all’anno le tre aree mediche di Neuropsichiatria Infantile, Cardiologia e Ricerca scientifica, per un totale di 600mila euro.

Questo importante percorso triennale ha rappresentato un supporto prezioso per l’avanzamento dei percorsi di cura, l’aggiornamento tecnologico dei laboratori e i progetti di accoglienza dedicati ai piccoli pazienti e alle loro famiglie. La conclusione di questo ciclo lascia oggi spazio a una comune riflessione e alla volontà di mantenere alta l’attenzione a favore della comunità e delle giovani generazioni.

La condivisione di intenti su questo specifico filone risponde a una reale urgenza sociale. La direzione del Meyer ha infatti espresso in queste ore forte preoccupazione per un picco straordinario di accessi legati al disagio psichiatrico tra gli adolescenti, con ben 18 ricoveri contemporanei che hanno saturato la disponibilità ordinaria del reparto specialistico, rendendo necessaria una riorganizzazione interna dei posti letto per far fronte alle richieste.

Di fronte a questo scenario, Fondazione Meyer e Unicoop Firenze confermano la volontà di non disperdere la collaborazione fin qui costruita e di continuare a seguire con attenzione l’evoluzione di queste dinamiche. L’intento comune è quello di guardare con priorità alle esigenze dell’area di Neuropsichiatria Infantile dell’ospedale, esprimendo vicinanza a medici, psicologi e ricercatori impegnati nel delicato compito di intercettare e accogliere la sofferenza psicologica ed emotiva dei ragazzi del territorio.

«Sono profondamente grato a Unicoop Firenze per il sostegno instancabile e per la capacità di comprendere i cambiamenti della società, intercettandone le nuove fragilità» – dichiara Marco Carrai, Presidente della Fondazione Meyer. «La salute psicologica dei ragazzi rappresenta oggi una delle sfide più urgenti e delicate. I giovani crescono in un mondo attraversato da trasformazioni epocali, sottoposti a pressioni e sollecitazioni emotive che spesso non hanno gli strumenti per elaborare. Ansia, solitudine e disagio relazionale sono segnali che non possiamo sottovalutare: dietro ognuno di essi c’è una richiesta d’aiuto che abbiamo il dovere di ascoltare. Per questo l’impegno della Fondazione Meyer, insieme a un partner attento come Unicoop Firenze, assume un valore fondamentale: non esiste vera tutela dell’infanzia senza la tutela della salute mentale e del futuro delle nuove generazioni».

«Con la conclusione del percorso triennale a sostegno di tre aree chiave del Meyer, la nostra attenzione si volge spontaneamente verso il tema della salute mentale e psicologica dei più giovani» – fanno sapere da Unicoop Firenze. «L’allarme espresso in queste ore dall’ospedale tocca una sensibilità da sempre radicata nella nostra cooperativa, vicina ai bisogni e ai cambiamenti della comunità. Sentiamo l’importanza di condividere questa preoccupazione al fianco della Fondazione Meyer, confermando la nostra vicinanza a chi affronta quotidianamente questa complessa emergenza sociale e ribadendo la nostra volontà di restare attenti ai bisogni espressi dal territorio».

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[2026-10-17] YUNGA, CONCERTO ELECTRO-ACUSTICO @ circolo "il campino" Firenze Rifredi

27 Settembre 2026 ore 22:06

YUNGA, CONCERTO ELECTRO-ACUSTICO

circolo "il campino" Firenze Rifredi - Via Caccini -Rifredi Firenze -
(sabato, 17 ottobre 21:30)
YUNGA, CONCERTO ELECTRO-ACUSTICO

La compagnia dromosofista presenta

YUNGA

Yunga sono otto unità sonore indipendenti. Un’esperienza

di ascolto e visione densa di mistero. Lo spettatore

si trova immerso in un ambiente abitato che pulsa, si muove e suona.

Ogni elemento è parte di un sistema. Molle d’acciaio entrano in risonanza, gocce d’acqua precipitano,

e cicli meccanici si attivano per generare sequenze musicali.

Attraverso i suoni (per lo più acustici) e l’imprevedibile illuminazione degli oggetti, si crea un racconto sonoro

[2026-10-17] RIPARIAMO TUTTO, LA GIORNATA INTERNAZIONALE DELLA RIPARAZIONE @ circolo "il campino" Firenze Rifredi

28 Settembre 2026 ore 11:39

RIPARIAMO TUTTO, LA GIORNATA INTERNAZIONALE DELLA RIPARAZIONE

circolo "il campino" Firenze Rifredi - Via Caccini -Rifredi Firenze -
(sabato, 17 ottobre 15:00)
RIPARIAMO TUTTO, LA GIORNATA INTERNAZIONALE DELLA RIPARAZIONE

RESTARTER FIRENZE - DEEPCALL - IL CAMPINO

presentano

LA GIORNATA INTERNAZIONALE DELLA RIPARAZIONE

https://www.restartersfirenze.it/

https://deepcall.org/eventi

la vita costa sempre più cara ? chiudono i locali della socialità a buon mercato ?

la parola "gratuità" sta diventando un vuoto a rendere?

restiamo uniti, sostieni il tuo circolo di zona

partecipa ai progetto di mutualismo che vedii intorno a te.

PROGRAMMA GIORNATA

ORE 3:00 

RESTART PARTY: SI RIPARANO CONGEGNI ELETTRICI ED ELETTRODOMESTICI

CICLOFFICINA: LA BRUGOLA ROSSA

SARTORIA: PRONTO SOCCORSO DEL CUCITO 

LABORATORIO TRANSFEMMINISTA:COLLAGE SUGLI SPAZI SICURI A CURA DELLA BRIGATA BASAGLIA E DEEPCALL

ORE 6.00

IL BAR DEI VOLONTARI: APERITIVO/CENA

AUDIO-BOX :ISTALLAZIONE INTERATTIVA info su DEEPCALL.ORG 

ORE 9.30

YUNGA : CONCERTO ELECTRO/ACUSTICO

A SEGUIRE 

Talpon B2B Pazza :DJ-SET MINIMAL

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