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Sanità digitale e accessibilità in Italia: le barriere invisibili della primary care

17 Agosto 2026 ore 13:11

Sanità digitale e accessibilità in Italia: le barriere invisibili della primary care

A firma di Guja Ventura, Head of Operations di International Care Company (ICC)

Negli ultimi anni la sanità italiana ha accelerato il proprio percorso di trasformazione digitale. Gli esempi sono molteplici: dal fascicolo Sanitario Elettronico alle piattaforme di assistenza da remoto, dalle prenotazioni online ai nuovi servizi digitali territoriali, solo per citare alcuni dei pilastri di una strategia che punta a rendere il sistema più efficiente e vicino alla comunità. I numeri non fanno che confermarlo. Secondo l’Osservatorio Sanità Digitale del Politecnico di Milano, infatti, nel 2025 la spesa per la sanità digitale ha raggiunto i 2,7 miliardi di euro, con una crescita del 9% rispetto all’anno precedente. Stando agli ultimi dati, il 53% degli italiani (undici punti percentuale in più rispetto al 2025), ha consultato almeno una volta il Fascicolo Sanitario Elettronico, segno di una crescente familiarità con gli strumenti digitali della salute[1]. Questa evoluzione si riflette anche nelle modalità di erogazione dell’assistenza: dopo la spinta impressa dalla pandemia, la telemedicina è diventata una componente sempre più rilevante del percorso di cura. Oggi sei cittadini su dieci comunicano con il proprio medico tramite WhatsApp, mentre il 52% dei Medici di Medicina Generale e il 36% dei medici specialisti dichiarano di effettuare televisite. Un’evoluzione che trova riscontro anche nelle strategie delle strutture sanitarie: il 74% identifica infatti la telemedicina come una delle principali priorità di investimento digitale. Resta tuttavia un margine di maturazione, poiché l’utilizzo di piattaforme dedicate è ancora limitato e, in molti casi, le visite a distanza vengono erogate attraverso strumenti non progettati specificamente per l’ambito sanitario.

Sul fronte della digitalizzazione, tuttavia, persistono significative differenze territoriali. Un aggiornamento della Fondazione Gimbe sul Fascicolo Sanitario Elettronico ha evidenziato nel 2025 una forte disomogeneità tra le regioni sia nella completezza dei documenti disponibili sia nell’offerta di servizi digitali. L’analisi mostra inoltre che il livello di utilizzo da parte dei cittadini resta mediamente inferiore al 50% in diverse aree del Paese, segnalando una persistente frattura digitale nell’accesso ai servizi sanitari e un consistente divario tra le regioni del nord e quelle del sud[2].

La digitalizzazione, tuttavia, non coincide automaticamente con l’accessibilità. Se da un lato aumenta la disponibilità di servizi online, dall’altro emergono nuove forme di esclusione che non dipendono soltanto dalla connessione internet o dalle competenze digitali. L’accessibilità, infatti, non significa semplicemente poter accedere a una piattaforma, ma essere nelle condizioni di comprenderne il funzionamento, orientarsi tra servizi spesso frammentati e completare il proprio percorso di cura senza ostacoli.

È qui che emergono le cosiddette “barriere invisibili”: per molte persone – anziani, caregiver, cittadini con disabilità, persone con background migratorio o con una limitata alfabetizzazione sanitaria – le difficoltà iniziano molto prima dell’accesso a una prestazione. Comprendere quale servizio attivare, sapere a chi rivolgersi, gestire un’emergenza familiare o coordinare interlocutori diversi rappresenta una sfida quotidiana che richiede tempo, competenze e supporto.

A queste criticità si aggiungono poi le fragilità strutturali del sistema sanitario. L’accessibilità alle cure primarie è infatti ostacolata da lunghe liste di attesa, dalla crescente carenza di medici di medicina generale – nel nostro Paese ne mancano oltre 5.500 e sempre più cittadini faticano a trovarne uno, soprattutto nelle regioni più popolose – e dalla frammentazione dei percorsi assistenziali. La progressiva riduzione del numero di medici di famiglia incide inoltre sulla prossimità dell’assistenza: in molte aree interne, montane e rurali, trovare un medico di medicina generale vicino al proprio luogo di residenza è sempre più difficile, con conseguenti maggiori tempi e difficoltà negli spostamenti per accedere alle cure. Persistono inoltre barriere linguistiche e culturali, procedure amministrative complesse e orari di accesso spesso poco flessibili, che rendono ancora più difficile orientarsi all’interno del sistema sanitario.

Questi fattori si inseriscono in un contesto di evidente sottofinanziamento della sanità pubblica rispetto ad altri Paesi europei: secondo le ultime stime disponibili, la spesa sanitaria italiana (8,4% del Pil) è al di sotto della media Ocse (9,3%) e di quella in particolare di Germania (12,7%), Francia (10,8%) e Regno Unito (9,3%)[3], penalizzando soprattutto anziani, persone fragili, cittadini in situazioni di marginalità socioeconomica e residenti nelle aree più svantaggiate.

La questione assume un peso ancora maggiore alla luce delle dinamiche demografiche. Secondo gli ultimi Indicatori Demografici dell’Istat, al 1° gennaio 2026 gli over 65 hanno raggiunto i 14,8 milioni, pari al 25,1% della popolazione italiana, mentre gli ultraottantacinquenni superano i 2,5 milioni[4]. L’Italia si conferma, così, il Paese più anziano dell’Unione Europea per incidenza della popolazione anziana. Si tratta di una trasformazione strutturale che modifica profondamente la domanda di assistenza. Cresce infatti il numero di persone che necessitano non soltanto di cure sanitarie, ma anche di supporto continuativo, orientamento, accompagnamento e servizi di prossimità.

È proprio alla luce di queste trasformazioni che emerge uno dei principali equivoci del dibattito sulla sanità digitale. Ancora oggi l’innovazione viene spesso identificata con la semplice digitalizzazione delle prestazioni: piattaforme online, Fascicolo Sanitario Elettronico, telemedicina e nuovi servizi digitali. In realtà, la primary care contemporanea comprende un insieme molto più ampio di attività che va oltre la dimensione clinica. Significa orientare le persone all’interno del sistema sanitario, coordinare i servizi, supportare i caregiver, gestire le fragilità e garantire continuità lungo tutto il percorso di assistenza. Basti pensare al caso di un lavoratore che vive lontano dai propri genitori anziani. Il problema non consiste soltanto nell’ottenere una visita specialistica, ma nel riuscire a monitorare la situazione, trovare rapidamente risposte affidabili, coordinare eventuali interventi domiciliari e gestire gli imprevisti che possono compromettere il benessere della persona assistita. In questi casi il bisogno è contemporaneamente sanitario, assistenziale e organizzativo.

Per questo motivo il concetto stesso di innovazione sanitaria sta cambiando. L’obiettivo non è più soltanto la digitalizzazione delle prestazioni, ma la capacità di costruire ecosistemi integrati di assistenza che semplifichino il rapporto tra cittadini e servizi. In questa prospettiva stanno assumendo un ruolo crescente i modelli che combinano teleassistenza primaria, orientamento ai servizi, supporto internazionale, programmi dedicati ai caregiver, assistenza per la popolazione senior e gestione delle situazioni impreviste che possono influire sulla continuità della cura.

L’obiettivo non è sostituire il Servizio sanitario nazionale, ma rafforzarne la capacità di rispondere ai bisogni dei cittadini, rendendolo più accessibile attraverso una presa in carico più fluida, tempestiva e coordinata. Il valore di questi servizi risiede proprio nella loro funzione sociale: accompagnare le persone verso il percorso assistenziale più appropriato, migliorando la fruibilità del sistema sanitario e contribuendo a un utilizzo più efficiente delle sue risorse. In questo modo, situazioni a bassa complessità, che spesso si riversano impropriamente sui Pronto Soccorso per mancanza di alternative accessibili o di un orientamento tempestivo – soprattutto nelle ore serali, nei fine settimana o nei territori dove l’assistenza territoriale è meno capillare – possono essere intercettate e gestite in modo più adeguato, alleggerendo la pressione sulle strutture di emergenza e consentendo loro di concentrarsi sui casi realmente urgenti.

Questa evoluzione riguarda sempre più anche il mondo delle imprese. L’invecchiamento della popolazione attiva, l’aumento dei lavoratori impegnati nell’assistenza a familiari fragili e la crescente attenzione al benessere organizzativo stanno trasformando il welfare aziendale. Le aziende non cercano più soltanto prestazioni sanitarie aggiuntive, ma strumenti capaci di supportare concretamente i dipendenti nella gestione della vita quotidiana e delle responsabilità di cura. In questo scenario, il valore della tecnologia non si misura soltanto in termini di efficienza, ma soprattutto nella sua capacità di generare prossimità.

Una piattaforma digitale, da sola, non elimina le disuguaglianze. Può farlo soltanto se inserita all’interno di una rete di servizi in grado di accompagnare le persone, orientarle e fornire risposte tempestive ai bisogni che emergono lungo il percorso. In quest’ottica la sfida della sanità digitale italiana, dunque, non può essere unicamente tecnologica. È innanzitutto organizzativa, culturale e relazionale. Perché la vera accessibilità non consiste nel mettere un servizio online e sostituire l’apporto umano al servizio stesso, ma nel garantire che ogni persona possa utilizzarlo con semplicità e ricevere il supporto necessario nel momento in cui ne ha davvero bisogno.

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Pedras et Sonus, domani (18 agosto) tra la storia millenaria del Nuraghe Cuccurada e il jazz internazionale del Daniel Karlsson Trio

17 Agosto 2026 ore 13:09

Dalla storia millenaria del Nuraghe Cuccurada alle sonorità del jazz nordico, passando per una pagina letteraria che si trasforma in musica. Domani, martedì 18 agosto, Pedras et Sonus 2026 prosegue a Mogoro con tre appuntamenti che restituiscono la natura trasversale del festival ideato e diretto da Zoe Pia, capace di mettere in relazione patrimonio archeologico, scrittura, improvvisazione e ricerca musicale contemporanea.

Dopo la giornata inaugurale del 17 agosto, il secondo capitolo del festival sposta il proprio baricentro iniziale al Nuraghe Cuccurada, facendo ancora una volta dei luoghi una componente attiva dell’esperienza artistica. Non semplici scenari, dunque, ma spazi nei quali storia, paesaggio e creazione contemporanea possono incontrarsi e modificare reciprocamente la percezione dell’ascolto.

Il Nuraghe Cuccurada tra archeologia, sax e letteratura

Si comincia alle 19.15 al Nuraghe Cuccurada con una visita guidata al complesso archeologico accompagnata dalla performance “Solo Sax” di Tobia Bondesan. Il pubblico sarà condotto nella storia millenaria del sito mentre il sassofono del musicista, compositore, arrangiatore e improvvisatore costruirà il contrappunto sonoro alla visita.

La presenza di Bondesan introduce nel programma uno dei territori di ricerca che attraversano Pedras et Sonus. Sassofonista attivo sulla scena della musica improvvisata e d’avanguardia, il suo percorso parte dal jazz per muoversi verso la sperimentazione e la ricerca di soluzioni personali, spesso esterne agli idiomi più consolidati. Una pratica che, al Nuraghe Cuccurada, viene portata fuori dallo spazio tradizionale del concerto per entrare direttamente in relazione con il patrimonio archeologico e il paesaggio.

Alle 20, sempre al Nuraghe Cuccurada, le parole incontreranno letteralmente la musica con “Annìle. Ovvero falsa fiaba della montagna di ferro”, romanzo d’esordio di Edoardo Mantega, pubblicato da Il Maestrale nel 2025 e vincitore della diciottesima edizione del Premio Gramsci. Mantega dialogherà con Luca Manunza di Cabudanne de Sos Poetas, prima che la presentazione lasci spazio a uno spettacolo per parole e musica.

La dimensione letteraria si trasformerà così in materia sonora attraverso Edoardo Mantega alla voce, parole e rumori, Raffaele Mura alla batteria, Luigi Frau al basso, bassitarra e sintetizzatori e Alberto Borsato alla chitarra, voce e sintetizzatori.

Annìle nasce dal ritrovamento immaginario di un diario sulle cime del Montiferru, custodito all’interno di un casolare di pietra lavica utilizzato come mandra per agnelli, un “annile” in sardo. La sua misteriosa voce narrante attraversa boschi, solitudini, comunità e incendi, interrogando il rapporto precario tra essere umano e natura e affidando alla parola poetica la possibilità di raccontare, denunciare e sopravvivere alla distruzione. Un universo narrativo che nel festival abbandona dunque la sola dimensione della pagina per diventare voce, ritmo e suono.

Il jazz internazionale del Daniel Karlsson Trio

La seconda giornata cambierà nuovamente scenario alle 22.30, quando il festival tornerà al Sagrato della Chiesa della Madonna del Carmine di Mogoro per il concerto del Daniel Karlsson Trio, formazione tra le più interessanti del jazz svedese ed europeo.

Accanto al pianista e band leader Daniel Karlsson saranno Fredrik Rundqvist alla batteria e Christian Spering al contrabbasso. Attivo dal debutto discografico Das Taxibåt del 2013, il trio ha consolidato la propria identità attraverso una musica nella quale jazz, influenze classiche, suggestioni degli anni Sessanta, atmosfere nordiche ed elettronica convivono all’interno di una scrittura fortemente riconoscibile. Con il secondo album Fusion for Fish, nel 2014, la formazione ha ottenuto il titolo di Jazz Group of the Year della Radio Svedese, il Golden Disc della rivista OJ e il Grammy svedese per il jazz.

Il percorso di Karlsson si intreccia inoltre con alcune esperienze centrali del jazz scandinavo contemporaneo: oltre a guidare il proprio trio, il pianista è componente del collettivo svedese Oddjob e del Magnus Öström Group, guidato dall’ex batterista degli E.S.T. Nel 2024 ha ricevuto il Jan Johansson Award, riconoscimento intitolato a una delle figure che hanno maggiormente contribuito alla definizione di una specifica identità europea del pianoforte jazz.

Tre appuntamenti, dunque, che nella stessa giornata attraversano archeologia, letteratura e jazz internazionale, mantenendo al centro quella relazione tra linguaggi differenti sulla quale Pedras et Sonus costruisce la propria identità.

Il festival prosegue mercoledì 19 agosto: da Music For Dance a Lorenzo Braina e A Bad Day

Il festival proseguirà mercoledì 19 agosto, ancora a Mogoro, con una giornata che dal jazz contemporaneo e dall’elettronica arriverà alla parola teatrale e alla ricerca sulle possibilità sonore della chitarra elettrica.

Alle 19, al Bar del Nuraghe Cuccurada, la rassegna Jatzilleri ospiterà Music For Dance, trio formato da Tobia Bondesan, Michele Bondesan e Giuseppe Sardina. Bondesan utilizzerà sax alto e soprano, sax preparato, synth analogico, samples ed elettronica; Michele Bondesan contrabbasso e nastri; Giuseppe Sardina batteria preparata, percussioni, batteria giocattolo e salterio.

Il progetto lavora sulla relazione tra dimensione acustica ed elettronica e sulla ritmicità come materia che attraversa musica, corpo, movimento, tempo e danza. Sassofoni, contrabbasso e batteria dialogano con sintetizzatori, campionamenti e nastri all’interno di una ricerca che moltiplica i piani sonori e mette in relazione scrittura, improvvisazione e sperimentazione timbrica.

Alle 21.30, sul Sagrato della Chiesa della Madonna del Carmine, sarà invece protagonista Lorenzo Braina con la presentazione e il monologo “Padri. Storie di uomini”. Educatore, divulgatore pedagogico e autore, Braina porterà al festival un lavoro costruito a partire da storie vere, interviste, lettere, dialoghi e ricordi, attraversando le diverse forme della paternità e interrogando il significato dell’essere padre e dell’essere figlio, tra presenza e assenza, fragilità, cura, responsabilità ed emozioni.

Alle 22.30 la serata si chiuderà con A Bad Day, progetto di Sara Ardizzoni ed Egle Sommacal. Due chitarre elettriche costruiscono un territorio sonoro che guarda alla musica classica contemporanea, all’elettronica, alla ricerca e a tradizioni musicali non occidentali, dal Gamelan alle ritmiche del Mali. Una ricerca timbrica affidata esclusivamente alle due linee di chitarra, senza loop, sovraincisioni o sample, nella quale architetture melodiche e armoniche diventano il punto di partenza per paesaggi sonori multiformi.

Pedras et Sonus protagonista di “Futurismo Sonori”

L’edizione 2026 si inserisce inoltre in un percorso di rilievo nazionale. L’Associazione Pedras et Sonus è infatti tra i partner di I-Jazz coinvolti nel Progetto Speciale del Ministero della Cultura “Futurismo Sonori”, iniziativa che celebra i centocinquant’anni dalla nascita di Filippo Tommaso Marinetti rileggendo l’eredità del Futurismo attraverso il linguaggio del jazz. Il progetto coinvolge una rete di festival, istituzioni culturali e comunità distribuite in nove regioni italiane, promuovendo residenze artistiche, nuove produzioni originali, concerti site-specific, percorsi di welfare culturale e attività formative che mettono in dialogo ricerca musicale, valorizzazione dei territori e inclusione sociale.

 

In questo contesto, Pedras et Sonus ospiterà nel mese di ottobre una delle residenze artistiche previste dal progetto, contribuendo alla costruzione di una rete nazionale che attraversa luoghi della cultura, paesaggi e comunità attraverso il jazz contemporaneo. A raccontare questo percorso sarà anche il podcast “Trasform-azioni”, curato dalla giornalista e conduttrice radiotelevisiva Valentina Lo Surdo, protagonista a Mogoro anche del Festival Letterario con gli appuntamenti dedicati al volume Viaggio in Sardegna. Undici percorsi nell’isola che non si vede di Michela Murgia e al progetto “Play Your Voice”, il primo metodo di public speaking ispirato alla musica-

 

Biglietti e informazioni

Sulla piattaforma Mailticket sarà possibile acquistare i carnet giornalieri e l’abbonamento valido per tutte le serate in programma al Sagrato della Chiesa della Madonna del Carmine dal 17 al 20 agosto. L’abbonamento comprende l’accesso agli otto spettacoli in cartellone, la t-shirt ufficiale del festival e, per ciascuna serata, un calice di vino offerto da Vini Ariu oppure una bottiglietta d’acqua. Anche i possessori del carnet giornaliero avranno diritto, per la giornata di validità del titolo, al calice di vino offerto da Vini Ariu oppure a una bottiglietta d’acqua. Carnet e abbonamento sono acquistabili anche con la Carta del Docente.

Per tutti gli spettacoli serali ospitati al Sagrato della Chiesa della Madonna del Carmine sarà inoltre attivo il servizio gratuito Baby Jazz, dedicato all’animazione dei bambini, per consentire anche alle famiglie di vivere pienamente l’esperienza del festival.

Sono previste agevolazioni per residenti, under 18, over 65, iscritti MIDJ – Musicisti Italiani di Jazz, possessori del biglietto della Fiera dell’Artigianato Artistico della Sardegna e del Nuraghe Cuccurada, oltre che per un accompagnatore delle persone con disabilità. L’ingresso è gratuito per i bambini fino ai 12 anni e per le persone con disabilità.

Le modalità di accesso ai singoli eventi e agli appuntamenti ospitati nelle diverse sedi del festival sono consultabili nel programma ufficiale della manifestazione.

 

Sostenitori e partner

 

Il Pedras et Sonus Jazz Festival 2026 è organizzato dall’omonima associazione culturale con il sostegno della Regione Autonoma della Sardegna – Assessorato della Pubblica Istruzione, Beni Culturali, Informazione, Spettacolo e Sport –, del Ministero della Cultura, della Fondazione di Sardegna, di Nuovo IMAIE, Puglia Sounds, Italia Jazz e Corsica Sardinia Ferries, con la collaborazione dei Comuni di Mogoro, Sini e Orosei. Fondamentale il contributo dei partner territoriali e culturali, tra cui il Nuraghe Cuccurada, la Fiera dell’Artigianato Artistico della Sardegna, Gitano, Baradeo, Hotel Residence Funtana Noa, Vini Ariu e Grafik Art, insieme alle realtà che condividono il percorso artistico del festival: Cabudanne de Sos Poetas, il Corso di Laurea Magistrale in Produzione Multimediale dell’Università degli Studi di Cagliari, Jazz Takes The Green, l’Ente Musicale di Nuoro, Time in Jazz, Dromos, Mariposas de Sardinia e l’Associazione Intermezzo Nuoro.

 

Il  Festival

 

Il festival Pedras et Sonus nasce nel 2018 da un’idea della musicista e compositrice mogorese Zoe Pia. Nelle sue prime edizioni ha ospitato artisti del calibro di Antonello Salis, Mauro Ottolini, Baba Sissoko, Njamy Sitson, Paolo Angeli, Bebo Ferra e Ada Montellanico, costruendo e ampliando collaborazioni con importanti realtà come  l’Università degli Studi di Cagliari, il Festival Internazionale Time in Jazz, il Conservatorio di Musica G.P. da Palestrina di Cagliari e il Conservatorio di Musica “Francesco Venezze” di Rovigo. La kermesse rivolge una particolare attenzione al coinvolgimento attivo delle nuove generazioni di bambini e ragazzi e delle nonne, attraverso laboratori specifici (sensibilizzazione all’arte del riciclo, all’utilizzo della lingua sarda, allo sviluppo di valori di rispetto reciproco), oltre che alla valorizzazione dell’arte in ogni sua molteplice accezione, in costante dialogo con le varie e innumerevoli realtà locali.

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LONGIANO, TUTTO ESAURITO PER MILESMOOD: BORGO SONORO PORTA IN SCENA MILES DAVIS CON LA NEW PROJECT ORCHESTRA E FABRIZIO BOSSO

17 Agosto 2026 ore 13:07

LONGIANO, TUTTO ESAURITO PER MILESMOOD: BORGO SONORO PORTA IN SCENA MILES DAVIS CON LA NEW PROJECT ORCHESTRA E FABRIZIO BOSSO

Martedì 18 agosto alla Corte del Castello Malatestiano una delle serate più attese della XXVI edizione. Prima del concerto, il pubblico potrà visitare il Museo d’arte della Fondazione Tito Balestra e la mostra “Il candore della carta”, dedicata all’artista Vittorio Presepi

Longiano (FC) – È una delle serate più attese della XXVI edizione di Borgo Sonoro e i posti sono già esauriti. Martedì 18 agosto alle 21.15, la Corte del Castello Malatestiano di Longiano accoglierà Milesmood, il progetto dedicato a Miles Davis nel centenario della nascita, con la New Project Orchestra e lo special guest Fabrizio Bosso alla tromba.

Un appuntamento che porta nel cuore di Longiano il jazz di uno dei grandi innovatori della musica del Novecento, reinterpretato attraverso un progetto originale nato per I Suoni delle Dolomiti. Milesmood riunisce la sezione fiati della New Project Orchestra e Fabrizio Bosso in un concerto che guarda alla musica di Davis con un linguaggio contemporaneo, energico e profondamente legato all’improvvisazione.

Il risultato è un sound potente che mette insieme la tradizione della big band, le marching band di New Orleans e le pulsazioni del funk. Una formazione senza strumento armonico, nella quale sono proprio i fiati a costruire ritmo, armonia e movimento, attraverso intrecci, sovrapposizioni e continui cambi di dinamica.

Sul palco Paolo Trettel e Michele Tedesco alle trombe, Gigi Grata al trombone, Stefano Menato al sax alto, Fabio Petretti al sax tenore e soprano, Giorgio Beberi al sax baritono, Glauco Benedetti alla tuba e Daniele Patton alla batteria. A completare l’ensemble, la tromba di Fabrizio Bosso, tra i più apprezzati interpreti del jazz italiano e internazionale, protagonista di un dialogo continuo con l’orchestra fatto di energia, lirismo e improvvisazione.

Il programma attraversa alcuni dei brani più iconici di Miles Davis e li affianca a composizioni originali ispirate alla sua poetica, costruendo un percorso senza soluzione di continuità tra temi conosciuti e momenti di improvvisazione.

PRIMA DEL CONCERTO, L’APPUNTAMENTO CON L’ARTE A Longiano la musica sarà solo il momento conclusivo di una serata da vivere nel borgo. Dalle 19.00 alle 20.30, prima del concerto, sarà infatti possibile visitare il Museo d’arte della Fondazione Tito Balestra e la mostra “Il candore della carta: viaggi e racconti di una pagina bianca”, dedicata alle opere in carta dell’artista Vittorio Presepi. (L’ingresso al museo e alla mostra è a pagamento)

Tutti gli aggiornamenti saranno pubblicati sulle pagine Facebook e Instagram di Borgo Sonoro.

Il Festival è promosso dal Comune di Roncofreddo, capofila del progetto, insieme ai Comuni di Borghi, Longiano, Mercato Saraceno, Savignano sul Rubicone e Sogliano al Rubicone, con il contributo della Regione Emilia-Romagna (L.R. 21/23), Romagna Iniziative, Romagna Acque e Concessionaria Moreno, nell’ambito del cartellone regionale Montagna Mia – I Festival dell’Appennino.

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Monza, a Punto Arte la mostra «Invisible Structures» di Cristina Cleri

17 Agosto 2026 ore 13:03

Monza, a Punto Arte la mostra «Invisible Structures» di Cristina Cleri

Dal 27 agosto al 7 settembre 2026, lo spazio espositivo Punto Arte di Monza ospita «Invisible Structures – Between Matter and Perception», mostra personale di Cristina Cleri, promossa da Associazione Culturale InfinityArt, a cura di Mara Cozzoli e Stefano Cozzoli, con il patrocinio del Comune di Monza.

Con «Invisible Structures», Cristina Cleri prosegue una ricerca che esplora le tracce lasciate da strutture invisibili prima che diventino forme riconoscibili. La materia pittorica diventa così il luogo in cui immagine e percezione entrano in reciproca relazione.

La mostra riunisce opere già presentate nella personale «Polychromorfìa», approfondendone i nuclei simbolici Archetypes e Resonances: forme latenti, sospese tra memoria e apparizione, che si manifestano attraverso un gioco di richiami, persistenze e corrispondenze.

Stratificazioni, spessori e variazioni di superficie generano configurazioni instabili, sottratte a una lettura univoca. L’opera si definisce nel tempo dell’osservazione, dove il riconoscimento e l’immaginazione si intrecciano. Il senso emerge dall’interazione tra presenza materiale, sedimentazione del vissuto e interpretazione, mentre la materia pittorica, principio fondativo, conserva tracce, introduce discontinuità e dischiude soglie attraverso cui la forma affiora senza mai stabilizzarsi.

Le opere di Cristina Cleri si delineano come costellazioni aperte, nelle quali ciò che appare non coincide con quanto si manifesta immediatamente. Ogni dipinto rimane uno spazio di possibilità, in cui la percezione attiva associazioni, memorie e processi di riconoscimento personali. L’opera si compie così nell’incontro tra presenza materiale e immaginazione dell’osservatore.

Come afferma l’artista «Dipingere, per me, significa entrare in dialogo con ciò che ancora non ha una forma definita. Ogni opera nasce da un processo di ascolto, in cui materia, colore e gesto si trasformano progressivamente in uno spazio aperto di possibilità. Non cerco di rappresentare immagini riconoscibili, ma di lasciare emergere tracce capaci di attivare una relazione personale con chi osserva. Mi interessa quel momento in cui la percezione si fa esperienza e ciascuno può ritrovare qualcosa di inatteso, diverso, forse già presente dentro di sé. Se i miei dipinti riescono a generare questo incontro, allora il loro significato continua a nascere ogni volta, in uno sguardo nuovo.»

 

Cristina Cleri vive e lavora a Milano, dove svolge la propria attività professionale come manager. Negli ultimi anni ha sviluppato una ricerca artistica incentrata sulla sperimentazione della materia pittorica, facendo della componente materica il fulcro della propria espressione. Dalle prime opere di piccolo formato è approdata a lavori di dimensioni più ampie, sperimentando acrilici, oli, gessi, resine e paste materiche per costruire superfici capaci di instaurare un dialogo con lo spazio e con l’esperienza di chi osserva.

INFO MOSTRA

Invisible Structures – Between Matter and Perception
Mostra personale di Cristina Cleri

Promossa da Associazione Culturale InfinityArt
A cura di Mara Cozzoli e Stefano Cozzoli
Con il patrocinio del Comune di Monza

Punto Arte
Via Bergamo 2/C, Monza

Periodo
27 agosto – 7 settembre 2026

Apertura mostra e incontro con l’artista
Giovedì 27 agosto 2026, ore 19.30

Orari di apertura
Tutti i giorni dalle 20.00 alle 23.00

Info e contatti
info@infinityart.cloud

Ingresso libero.

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28ª edizione del KAULONIA TARANTELLA FESTIVAL

17 Agosto 2026 ore 13:00

Da mercoledì 19 a sabato 22 agosto a Caulonia (Reggio Calabria) si terrà la 28ª edizione del KAULONIA TARANTELLA FESTIVAL, il più importante e longevo evento dedicato alla musica popolare calabrese.

 

Suoni di Pace” è il tema scelto per questa edizione che attraverserà concerti, incontri e attività trasformando per quattro giorni il borgo reggino in un grande palcoscenico a cielo aperto. Oggi più che mai, infatti, il festival si propone come un ponte musicale e culturale tra popoli e generazioni, un invito a ritrovarsi e a celebrare insieme, sotto il segno della musica, il valore universale dell’armonia.

 

La 28ª edizione sarà dedicata ad Angelo Frammartino, il giovane cooperante cauloniese ucciso a Gerusalemme nel 2006.

 

Sotto la direzione artistica di MIMMO CAVALLARO, il festival animerà il centro storico con un fitto programma di spettacoli, danze, workshop e momenti di incontro culturale.

 

Anche quest’anno il cuore pulsante del Festival sarà Piazza Mese dove ogni sera si esibiranno tanti artisti.

 

Mercoledì 19 agosto l’apertura sarà affidata a Delia Buglisi, preceduta da Francesco Giannini. Una prima serata che introdurrà il pubblico nell’atmosfera del festival e nel suo viaggio attraverso sonorità popolari e nuove contaminazioni.

 

Il giorno seguente, giovedì 20 agosto, sul palco salirà Cecè Barretta, artista profondamente legato alla tradizione musicale calabrese. Nel corso della serata si esibiranno anche la cantante bulgara Lidiya Koycheva con la Balkan OrchestraLe Ninfe della Tammorra. Una proposta che apre il festival anche alle sonorità balcaniche e mediterranee, rafforzandone la dimensione di incontro tra culture.

 

Venerdì 21 agosto sarà la volta del cantautore Danilo Sacco, voce dei Nomadi dal 1993 al 2011. La serata vedrà sul palco anche Andrea Bressi con Cantastorie e i Gimberiani, Carmen Floccari e Zingari Felici.

 

Il gran finale sabato 22 agosto sarà affidato Dolcenera che, oltre ad esibirsi con alcuni brani tratti dal suo repertorio, si cimenterà in canzoni della tradizione calabrese insieme al direttore artistico Mimmo Cavallaro, dando così vita a un incontro tra mondi musicali apparentemente distanti. Ad aprire la serata il gruppo di musica etnica calabrese Gioia Popolare e i Kantarè.

 

Gli eventi, tutti a ingresso gratuito, saranno presentati da Marco Mauro.

 

Accanto ai grandi concerti, il festival proporrà un ricco calendario di incontri culturali e contaminazioni tra arti e linguaggi, capaci di raccontare la tradizione da prospettive inedite.

 

Per tutta la durata della manifestazione, nelle vie e nelle piazze del borgo si terranno corsi gratuiti di musica e di danza.

 

Tutti i giorni, dalle ore 18.00, in Piazzetta SS. Rosario e in Piazza Mercato si terranno delle lezioni di strumenti tradizionali quali il tamburello, l’organetto, la chitarra battente, la lira calabrese e la zampogna, coordinate dal Conservatorio Statale di Musica Saverio Arlia di Nocera Terinese (Catanzaro).

 

In contemporanea, invece, Piazza Seggio, ospiterà i corsi di Pizzica e Tammurriata, a cura del M° Mattia Carlucci e le danzatrici della scuola TarantArte di Bologna, Eléna Santioli ed Eleonora Nitti Capone, e i corsi di Tarantella Calabrese Reggina, a cura di Mimmo Giovinazzo e Tarantella No Stop.

 

Non mancheranno le esibizioni dei suonatori tradizionali e la spettacolare sfilata Tarantella No Stop guidata dai Giganti di Taurianova, figura simbolica del folklore calabrese che con il loro incedere danzante faranno rivivere una delle tradizioni più amate della regione, e, nella giornata dei venerdì 21 agosto, dalla Fanfara Fiorita di Rombiolo, sempre sotto la direzione e l’organizzazione di Mimmo Giovinazzo.

 

L’Affresco Bizantino ospiterà incontri e approfondimenti dedicati al tema del Festival, “Suoni di pace”, che si terranno tutti i giorni alle ore 19.30.

Si inizierà mercoledì 19 agosto con un incontro dedicato a Zaleuco, Tommaso Campanella e alla legge del ritmo, con un approfondimento sul modo in cui la tarantella scandiva la vita e contribuiva alla costruzione della comunità. Nella stessa giornata è prevista anche la presentazione della Rete Festival “Corto Circuito Sound”.

 

Si proseguirà giovedì 20 agosto con Taras Gruppo Corapl.

Venerdì 21 agosto, invece, avrà luogo un evento dedicato a Gabriele AlbaneseSilent Sound”, la voce nascosta delle piante.

 

Infine, sabato 22 agosto si terrà l’evento dedicato alla memoria e al dialogo sociale “Il Mediterraneo che unisce: Il ruolo della cultura mediterranea come strumento di pace”, arricchito dalle testimonianze e dai racconti di quanti hanno conosciuto Angelo Frammartino.

 

Il Kaulonia Tarantella Festival è organizzato dal Comune di Caulonia con il contributo della Città Metropolitana di Reggio Calabria e della Presidenza del Consiglio Regionale della Calabria. In oltre vent’anni di storia ha ospitato grandi nomi della musica italiana e internazionale, da Noa a Ornella Vanoni, da Eugenio Bennato a Sud Sound System, da James Senese a Enzo Avitabile, mantenendo intatta la sua vocazione: essere un luogo di incontro tra la tarantella nella sua veste storica e le sonorità popolari contemporanee, in una festa collettiva che coinvolge artisti e spettatori in un’unica grande danza.

 

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Vinicio Capossela pubblica “Tutti Bodyguard”

17 Agosto 2026 ore 12:58

Vinicio Capossela e Pierpaolo Capovilla – foto di Agnese Carbone

A trent’anni dell’uscita dell’album “Il ballo di San Vito”, il 21 agosto Vinicio Capossela pubblica “Tutti Bodyguard”, una nuova versione di “Body guard”, uno tra i brani originariamente inclusi in quel disco, realizzata insieme a Pierpaolo Capovilla, con la produzione artistica di FiloQ e gli arrangiamenti e la partecipazione della fanfara milanese Fan Fath Al. 

Nata in occasione dell’omaggio a Don Andrea Gallo, tenutosi a Genova nel decennale della sua scomparsa, “Tutti Bodyguard” conserva un legame profondo con la città che l’ha generata, dalla produzione di FiloQ all’etichetta Pioggia Rossa Dischi, e segna il primo incontro discografico tra Vinicio Capossela e Pierpaolo Capovilla.

Un sodalizio fondato su un’affinità di pensiero e di sguardo che troverà piena espressione nella Ballad Opera “E Morte non avrà dominio”, al debutto il 3 e 4 ottobre al Teatro Olimpico per il Romaeuropa Festival e in tournée  successivamente nei teatri di tutta Italia.

Racconta Vinicio Capossela: “Durante il tour de “Il Ballo di San Vito”, l’esecuzione di “Body guard” vedeva spesso sul palco, accanto al piano Fender Rhodes zebrato, Renato Striglia in occhiali scuri, giacca e cravatta e a braccia conserte, a rendere fisicamente visibile la bodyguard del testo. Trent’anni dopo, il produttore genovese FiloQ, insieme all’esplosiva fanfara milanese Fan Fath Al, hanno prodotto una nuova versione che a mio parere personale mette insieme due grandi momenti musicali degli anni ’90: il dub e i Balcani. L’occasione per rivisitare il testo e reincidere il brano è venuta con l’omaggio a Don Gallo nel decennale della sua morte che si è tenuto a Genova il 30 maggio scorso. La bodyguard che ai tempi accompagnava la strada bassofonda ora viene buona per corazzarsi la coscienza, per tenere lontano il mondo dal divano, per far da guardia a privilegio e santità in un mondo in cui l’alibi della sicurezza blinda ogni singulto di coscienza umanitaria. Pierpaolo Capovilla ha messo la sua voce, la sua faccia e la sua poesia civile (“qualcuno spieghi agli sbirri che sui cuori innamorati i manganelli sono inutili”, versi degni di Majakovskij) unendosi a noi in questo brano con ambizioni “tormentanti” nella calura di fine estate”.  

Aggiunge Pierpaolo Capovilla: “Un gioco? Un divertissement, che quasi sembra voler suggellare una neonata fratellanza fra due autori tanto diversi quanto simili, così lontani, così vicini. Ma “Tutti Bodyguard” è anche una scherzosa allegoria su questi nostri tempi di mistificazione, nel segno del timore degli altri, un’intima bugia alloggiatasi nei nostri animi impauriti. Vinicio mi ha proposto questa collaborazione così, da un momento all’altro, senza una ragione specifica, se non quella di incontrarci, nella speranza di far fiorire una nuova prossimità, nel segno della bellezza dell’amicizia. Speranza non vana. Non ci conoscevamo ancora, se non per sortite repentine, di sfuggita, nel bizzarro mondo dello spettacolo, ed eccoci qui, insieme, a disavventurarci in una canzone, quasi a suggerirci: ma guarda un po’! Come una canzone riesce ad avvicinare i cuori, i sentimenti, quelle amorevolezze di cui non siamo mai sazi. Non posso che ringraziarti, Vinicio, per la fiducia e l’affetto che mi doni, chiedendomi in cambio niente di meno che l’entusiasmo della nostra reciprocità. E così sia, amico mio, ne combineremo delle belle! Ce la spasseremo!”. 

“Tutti Bodyguard” apre oggi un nuovo campo di senso, mettendo la canzone in dialogo con il presente e ampliandone lo sguardo. La voce di Pierpaolo Capovilla si inserisce come un controcanto civile, portando in primo piano la distanza tra ciò che accade nel mondo e ciò che scegliamo di non vedere. La figura del bodyguard, nata per proteggerci dal pericolo, si trasforma così in una corazza per la coscienza: un dispositivo attraverso cui prendere le distanze dal mondo e dalle sue contraddizioni. La nuova versione mette a fuoco un meccanismo collettivo in cui il bisogno di sicurezza si trasforma progressivamente in desiderio di isolamento, fino a proteggerci non soltanto dal male, ma anche dalla responsabilità di guardarlo.

“Tutti Bodyguard” verrà presentata dal vivo alla quattordicesima edizione dello Sponz Fest, in Alta Irpinia, nelle serate del 28 e 29 agosto. 

La tournée di “E Morte non avrà dominio”, dopo il debutto al Romaeuropa Festival il 3 e 4 ottobre al Teatro Olimpico di Roma, proseguirà il 9 e 10 ottobre 2026 al Teatro Due di Parma, 13 e 14 ottobre al Teatro delle Muse di Ancona, il 21 ottobre al Teatro Augusteo di Napoli, il 24 ottobre al Teatro Politeama Mario Foglietti di Catanzaro, il 28 e 29 ottobre al Teatro Massimo di Cagliari, il 1° e 2 novembre al Teatro Lirico Giorgio Gaber di Milano, il 4 e 5 novembre al Politeama Genovese di Genova, 18 novembre al Teatro Sociale di Como, il 22 e 23 novembre al  Teatro Colosseo di Torino, il 2 dicembre al Teatro Duse di Bologna, il 5 dicembre al Teatro Lyrick di Assisi, il 6 dicembre al Teatro Galli di Rimini, il  19 dicembre al Teatro Goldoni di Livorno, il 21 dicembre al Teatro Verdi di Firenze.

Lo spettacolo è prodotto da IMARTS, Fondazione Teatro Due Parma e La Cùpa.

Per info e prevendite: https://www.viniciocapossela.it/eventi/

Scarica il presskit dello Sponz Fest: https://bit.ly/4x1FnXm

Scarica il presskit del tour “E Morte non avrà dominio”: https://bit.ly/3TReLd4

CREDITI

“Tutti Bodyguard”

Scritta da Vinicio Capossela e Pierpaolo Capovilla

Musica: Vinicio Capossela

Etichetta: La Cùpa / Pioggia Rossa Dischi

Edizioni: La Cùpa

Produzione: FiloQ

Arrangiamento: Luca Grazioli – FiloQ

Co-arrangiamento brass: Davide Turolla

Cori: Irene Sciacovelli

Chitarre: Alessandro “Asso” Stefana

 

Fan Fath Al:

Luca Grazioli – tromba

Giacomo Bertazzoni – sax contralto

Davide Marzagalli – sax contralto

Alberto Introini – tuba

Davide Turolla – eufonio

Luca Graziosi – eufonio

Arturo Monico – trombone

Giorgio Dezio – tapan

Alessio Profeti – rullante

Fan Fath Al registrata da Davide Borri presso Full Clip Studio, Milano.

Mix e mastering: Mattia Cominotto presso Greenfog Studio, Genova.

Foto promozionali: Agnese Carbone (@agnemag)

Foto della copertina: Nicol Vizioli.

 

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Arena Stalloni “Le bambine” con ospiti la regista del film Valentina Bertani e il music designer Lorenzo Confetta

17 Agosto 2026 ore 12:56

Martedì in Arena Stalloni “Le bambine” con ospiti la regista del film Valentina Bertani e il music designer Lorenzo Confetta
 

Nell’ambito della rassegna “Accadde Domani”, curata dall’Ufficio Cinema del Comune di Reggio Emilia e realizzata in collaborazione con F.I.C.E. Emilia-Romagna e ARCI – Reggio Emilia, martedì 18 agosto alle ore 21.15 l’Arena Stalloni proporrà “Le bambine”, film diretto da Valentina e Nicole Bertani (Valentina Bertani sarà ospite della serata insieme a Lorenzo Confetta, music designer che ha firmato le musiche del film).

Ambientato nel 1997, “Le bambine” è un racconto di formazione che guarda all’infanzia senza nostalgia, mettendo al centro lo sguardo libero, curioso e insieme vulnerabile di tre bambine alle prese con un mondo adulto attraversato da contraddizioni, fragilità e segreti.

La storia prende avvio quando Linda, otto anni, arriva in Italia dalla Svizzera insieme alla madre Eva. Qui incontra le sorelle Azzurra e Marta e con loro forma una piccola banda. Tra cortili, corse, giochi, divieti, bugie e scoperte troppo grandi per la loro età, le tre bambine costruiscono un’alleanza attraverso cui imparano a decifrare i comportamenti degli adulti e, soprattutto, a difendere la propria libertà e il diritto a vivere pienamente l’infanzia.

Valentina e Nicole Bertani costruiscono così una commedia insieme luminosa e crudele, sospesa tra grottesco, inquietudine e memoria autobiografica. Il film restituisce gli anni Novanta attraverso un linguaggio visivo fortemente riconoscibile: il formato quadrato, i colori accesi e il ritmo della macchina da presa trasformano strade, cortili e appartamenti in una geografia osservata all’altezza delle protagoniste.

Al centro dell’opera c’è il tema dell’infanzia come tempo da proteggere dalla fretta e dalle aspettative degli adulti: uno spazio di libertà, scoperta e disobbedienza nel quale Linda, Azzurra e Marta imparano a stare insieme e a comprendere, spesso prima dei grandi, le contraddizioni del mondo che le circonda.

Informazioni e biglietti online: www.arenastalloni.it.

In caso di maltempo la proiezione sarà annullata.

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Klyders Il nuovo singolo è “There’s No Way (That I’ll stop loving you)”

17 Agosto 2026 ore 12:55

Klyders

Il nuovo singolo è “There’s No Way (That I’ll stop loving you)”

Una ballad intensa che racconta vulnerabilità, speranza e la forza di un amore che non si arrende.

 

Klyders presenta il nuovo singolo “There’s No Way That I’ll stop loving you”, pubblicato da Edizioni Principio. Una ballad dal respiro internazionale, intensa ed elegante, prodotta da Vladi Tosetto, che racconta il momento più delicato di una relazione: quello in cui l’amore viene messo alla prova dalla paura di perdere la persona amata.

 

Il brano dà voce a chi sceglie di non arrendersi davanti alla crisi di coppia. Il protagonista percepisce che qualcosa è cambiato nella persona che ama e teme che la storia stia per concludersi. Per questo la implora di non dirgli addio, promettendo di fare tutto il possibile per salvare il loro rapporto e ribadendo con forza che il suo sentimento non verrà mai meno.

 

«Il protagonista – racconta Klyders – sente che la persona amata si sta allontanando. La paura della separazione si mescola alla speranza di poter ricostruire ciò che sembra perduto. È una dichiarazione d’amore sincera, in cui la vulnerabilità diventa la forza per chiedere un’ultima possibilità.»

Il testo porta la firma dell’autrice americana Kathy Shriner. Completano il cast musicale Francesco Isola alla batteria e Andrea Maddalone alle chitarre. La grafica e il progetto visivo sono curati da Roberta “Moon” Petteruti.

 

Producer, compositore e musicista di grande esperienza, Vladi Tosetto è la mente del progetto artistico. Nel corso della sua carriera ha collaborato con artisti del calibro di Eros Ramazzotti, Giorgia, Gianni Morandi, Joe Cocker, Ricardo Montaner e molti altri. Ha inoltre accompagnato in tour e concerti live interpreti come Fiorella Mannoia, Ornella Vanoni, Fausto Leali, Anna Oxa ed Eros Ramazzotti. Tra le sue composizioni figurano brani di enorme successo come “Come saprei”, “Stella gemella” e “Me va a extrañar”. Forte di questo importante percorso artistico, Tosetto continua a dedicare attenzione e passione alla valorizzazione di nuovi talenti e produzioni emergenti, come dimostra la collaborazione con Klyders.

 

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Parla Antonello De Pierro. Il miracolo della neve è il cuore pulsante di Roma e mi ha regalato un’emozione indescrivibile tra 50 mila persone

17 Agosto 2026 ore 12:53

Parla Antonello De Pierro. il miracolo della neve è il cuore pulsante di Roma e mi ha regalato un’emozione indescrivibile tra 50 mila persone

Intervista esclusiva al giornalista e presidente del movimento Italia dei Diritti-De Pierro, protagonista sul palco insieme a Lorenzo Flaherty della straordinaria 43ª edizione ideata dall’architetto Cesare Esposito

Roma, 17 agosto 2026 – In un’atmosfera carica di suggestione e sacralità, l’edizione 2026 della Rievocazione del Miracolo della Neve ha trasformato ancora una volta il cuore di Roma in un teatro a cielo aperto capace di incantare il mondo intero. Oltre 50 mila persone si sono riversate nella maestosa cornice di Piazza Santa Maria Maggiore per assistere a uno degli appuntamenti più emblematici, amati e storici dell’estate romana. Tra rigide misure di sicurezza, scenografie mozzafiato, performance liriche di altissimo livello e l’immancabile prodigio visivo della nevicata d’agosto, la manifestazione ha vissuto momenti di autentico trionfo anche grazie a una conduzione brillante, carismatica e travolgente. A guidare il pubblico in questo viaggio tra fede, arte e spettacolo è stato il noto giornalista Antonello De Pierro, presidente del movimento Italia dei Diritti-De Pierro, affiancato sul palco dal celebre attore e regista Lorenzo Flaherty. In questa ampia e dettagliata intervista, De Pierro ripercorre a caldo le emozioni di una notte indimenticabile, il profondo legame con la città, il valore del messaggio civile lanciato dal palco e il dietro le quinte di un successo organizzativo firmato dall’architetto Cesare Esposito e dalla giornalista Feliciana Di Spirito.

Antonello De Pierro, l’eco dell’evento di Santa Maria Maggiore sta ancora risuonando in tutta la Capitale e non solo. Un’affluenza record di oltre 50 mila persone ha letteralmente inondato la piazza. Che effetto fa trovarsi davanti a una marea umana di tali dimensioni in una notte romana d’agosto?

«È stata una sensazione che definirla potente sarebbe riduttivo. Quando si sale su quel palco e si alza lo sguardo verso la Basilica papale di Santa Maria Maggiore e si vede quella distesa infinita di volti, quell’oceano di persone assiepate fin oltre le transenne, si avverte una responsabilità immensa ma anche una carica d’energia indicibile. Roma ha risposto con un abbraccio corale travolgente. Sentire il calore di 50 mila persone che battono le mani all’unisono, che si emozionano per la musica lirica, per la poesia e per la tradizione, ti fa capire quanto questa città abbia sete di bellezza, di unione e di eventi autentici. È stato un colpo d’occhio da brividi, uno di quei momenti che restano scolpiti nella memoria di chi fa il mio mestiere».

Insieme a Lei alla conduzione c’era un volto amatissimo dello spettacolo italiano, Lorenzo Flaherty. Voi due vi conoscete da tantissimo tempo e avete condiviso molte tappe importanti. Com’è stato ritrovarvi fianco a fianco su un palco così prestigioso?

«Lavorare con Lorenzo è sempre una garanzia e una gioia enorme. Ci lega un’amicizia solida e una profonda stima reciproca che durano da anni. Ricordo con grande affetto le volte in cui Lorenzo è stato mio ospite negli studi di Radio Roma, una realtà a cui ho dedicato ben dieci anni della mia vita come direttore e conduttore, ma anche la puntata trascorse insieme nel format televisivo Parliamone a Cena, che conducevo sul circuito nazionale Cinque Stelle. Ritrovarci oggi, su un palcoscenico così maestoso e davanti a decine di migliaia di persone, è stato come riprendere un discorso mai interrotto. C’è una sintonia naturale tra noi, un’intesa a prima vista che ci permette di capirci con un solo sguardo e di gestire la piazza con fluidità. Lorenzo è un professionista straordinario, un attore dalla sensibilità spiccata, e sul palco questa nostra alchimia si è avvertita tutta».

A proposito di Lorenzo Flaherty, uno dei momenti più intensi e di ascolto profondo da parte della piazza è stato quando ha raccontato la storia e le origini del Miracolo della Neve. Come ha vissuto quel passaggio?

«È stato un momento di grande magia teatrale e culturale. Lorenzo ha fatto valere tutte le sue straordinarie doti attoriali per far rivivere al pubblico l’antica leggenda del 352 d.C. Ha proiettato la piazza indietro nel tempo, evocando il sogno di Papa Liberio e del nobile Giovanni, la richiesta della Vergine Maria di costruire un tempio dove fosse caduta la neve e quella prodigiosa e inspiegabile nevicata mattutina nel bel mezzo dell’estate sul colle Esquilino. Lorenzo non ha semplicemente “raccontato” una storia: l’ha interpretata con un pathos tale che persino una piazza sterminata come quella, solitamente rumorosa, si è pietrificata in un silenzio reverenziale e attento. Ha regalato al pubblico una narrazione viva, toccante, capace di far battere il cuore di fedeli e turisti».

Nel corso della serata Lei ha pronunciato parole molto forti e profonde dal palco, sottolineando l’importanza del giornalismo, dell’impegno civile e della tutela delle tradizioni. Può riassumerci il senso profondo del Suo intervento?

«Ho avvertito il bisogno profondo di lanciare un messaggio che andasse oltre il semplice intrattenimento. Essere davanti a quella basilica millenaria significa fare i conti con la storia e con l’identità della nostra città. Nel mio discorso ho voluto sottolineare come, per chi vive ogni giorno il giornalismo e l’impegno sociale sul campo con il movimento Italia dei Diritti, questa celebrazione rappresenti un simbolo universale. La nevicata artificiale non è solo un bellissimo effetto scenico: è la metafora di una luce pura che scende dal cielo anche nei momenti più complessi, bui e infuocati della nostra storia per azzerare le distanze tra le persone. La vera forza di Roma sta nella sua capacità di unire sotto un unico cielo la fede, la storia, l’arte e la comunità. E proprio come quel manto bianco che copre la piazza, la solidarietà, la pace e i diritti inalienabili dei cittadini devono rimanere sempre puri, visibili e tutelati. È stato il mio modo di rendere omaggio alla nostra splendida Roma».

Un evento di questa portata non nasce per caso. I media hanno messo ampiamente in risalto il ruolo dell’architetto Cesare Esposito e della giornalista Feliciana Di Spirito. Che cosa rappresentano per questo appuntamento?

«Sono semplicemente il cuore, l’anima e il motore inesauribile di tutto questo. L’architetto Cesare Esposito è un vero e proprio visionario. Da ben 43 anni, con una costanza, un’abnegazione e un amore per Roma davvero commoventi, progetta e cura nei minimi dettagli questo evento, regalando alla città la manifestazione più importante e affascinante dell’estate romana. Mantenere viva questa meraviglia per quasi mezzo secolo è un’impresa titanica. Al suo fianco c’è Feliciana Di Spirito, una giornalista straordinaria e una manager organizzativa impeccabile. Feliciana è da anni un pilastro del tutto imprescindibile: senza la sua regia meticolosa, senza la sua determinazione e la sua capacità di coordinamento, una macchina così complessa non potrebbe girare alla perfezione. E un ringraziamento va anche all’architetto Renato Maria Nisticò per l’eccellente lavoro scenografico. Voglio ringraziare pubblicamente Feliciana Di Spirito per l’onore che mi ha concesso proponendomi e chiamandomi alla conduzione di questa serata. Lavorare con un team così infaticabile è una garanzia assoluta».

Durante la serata c’è stato anche un annuncio di enorme prestigio culturale fatto proprio da Cesare Esposito…

«Esatto, ed è stato un momento accolto da un grandioso e commosso boato di applausi. Cesare Esposito ha annunciato che, proprio grazie a una sua idea e a un suo progetto, verrà restaurata la preziosa colonna corinzia di Piazza Santa Maria Maggiore, salvando così dall’usura del tempo la meravigliosa statua della Madonna con Bambino che domina la piazza, definita da illustri storici dell’arte come “la più bella del mondo”. È la dimostrazione concreta di come questo evento non sia soltanto memoria e spettacolo, ma anche salvaguardia attiva del patrimonio artistico di Roma. L’intera serata, tra l’altro, è stata dedicata al Pontefice Leone XIV, alla memoria di Papa Francesco e alla speranza di pace nel mondo, valori di cui oggi c’è un bisogno disperato».

Dal punto di vista dello spettacolo, la serata ha regalato momenti di altissima lirica ma anche veri e propri colpi di scena da Lei ideati per coinvolgere il pubblico nelle retrovie. Ci racconta cos’è successo con i quattro cantanti e le passerelle tra la folla?

«Il cast lirico era semplicemente stellare. I tenori Rino Scaturro e Cristian Caselli, il mezzosoprano Caterina Novak e il soprano Sara Pastore hanno regalato performance da brivido, iniziando con un’esibizione corale meravigliosa per poi proseguire con i loro brani solisti. Tuttavia, mi sono reso conto che il pubblico più lontano, quello accalcato a ridosso delle transenne in fondo alla piazza, faticava a godersi appieno gli artisti sul palco principale. Così ho deciso di stravolgere un po’ la scaletta classica per regalare una sorpresa alla folla! Ho chiesto a sorpresa a Cristian Caselli di fare una passerella in movimento, cantando più vicino alla gente. Dopodiché ho proposto a Rino Scaturro di spingersi proprio a ridosso delle transenne per un’esibizione a diretto contatto con il pubblico».

Una mossa che ha scatenato l’entusiasmo, creando un contatto diretto tra artisti, conduttori e pubblico…

«È stato un momento di puro delirio di entusiasmo! Io e Lorenzo Flaherty abbiamo scortato Rino Scaturro in questo percorso tra la folla, accompagnati da fotografi e cameraman in movimento. Centinaia di cellulari si sono alzati per riprendere la scena. Le fan di Lorenzo sono letteralmente impazzite quando se lo sono trovato a tu per tu, tra le transenne, a pochi centimetri da loro: è scattata una caccia al selfie travolgente, il tutto mentre le note magistrali della voce di Scaturro riempivano l’aria. È stato un momento di calore umano e partecipazione autentica che ha annullato ogni distanza tra palco e platea. Grandissimi applausi sono andati ovviamente anche alle straordinarie ed eleganti performance di Sara Pastore e Caterina Novak. Un poker d’assi della lirica che ha infiammato la piazza».

L’evento ha visto anche la presenza della Fanfara dell’Arma dei Carabinieri, l’Angelo della Pace e un momento poetico molto intenso. Come si sono inseriti questi tasselli nella serata?

«Si sono incastrati in un mosaico perfetto. La Fanfara dell’Arma dei Carabinieri, diretta magistralmente dal maestro Danilo Di Silvestro, ha aperto le danze con una solennità e una precisione che hanno emozionato tutti. Poi la figura dell’Angelo della Pace, interpretato dalla bravissima Ilaria Salvati, ha regalato un tocco di grazia e suggestione visiva unica. Molto alti e toccanti sono stati anche i momenti dedicati alla poesia, grazie alla declamazione dei versi di Francesco Gui, Gabriella Lavorgna, Alessandra Maltoni e Petronilla Pullara, che hanno offerto spunti di riflessione profonda in un contesto di grande festa».

Per concludere: quando è scesa la neve artificiale al culmine dello spettacolo, qual è stato il Suo primo pensiero?

«Quando la piazza è stata avvolta da quella cascata bianca sotto i riflettori e sulle note della musica, ho visto negli occhi delle persone, dagli anziani ai bambini, dai cittadini romani ai turisti stranieri, una meraviglia pura, quasi infantile. Il mio primo pensiero è stato di gratitudine: gratitudine per Cesare Esposito, per Feliciana Di Spirito, per il mio compagno d’avventura Lorenzo Flaherty, per le forze dell’ordine che hanno garantito la sicurezza in modo impeccabile, e soprattutto per Roma. Il termometro dell’entusiasmo è schizzato oltre il rosso e noi sul palco avevamo i brividi. Il Miracolo della Neve non è soltanto un evento: è una promessa di bellezza e speranza che Roma rinnova al mondo intero ogni anno, e averla potuta raccontare e guidare da protagonista è stato un privilegio assoluto».

 

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𝐊𝐮𝐫𝐬𝐚𝐚𝐥, 𝐜𝐨𝐧𝐜𝐞𝐫𝐭𝐨 𝐝𝐢 𝐃𝐚𝐧𝐢𝐞𝐥𝐞 𝐅𝐚𝐥𝐚𝐬𝐜𝐚 “𝐓𝐡𝐞 𝐛𝐞𝐬𝐭 𝐨𝐟 𝐦𝐲 𝐚𝐥𝐛𝐮𝐦𝐬”

17 Agosto 2026 ore 12:50

𝐌𝐞𝐫𝐜𝐨𝐥𝐞𝐝ì, 𝟏𝟗 𝐚𝐠𝐨𝐬𝐭𝐨, 𝐨𝐫𝐞 𝟐𝟏:𝟎𝟎, 𝐚𝐥 𝐊𝐮𝐫𝐬𝐚𝐚𝐥, 𝐜𝐨𝐧𝐜𝐞𝐫𝐭𝐨 𝐝𝐢 𝐃𝐚𝐧𝐢𝐞𝐥𝐞 𝐅𝐚𝐥𝐚𝐬𝐜𝐚 “𝐓𝐡𝐞 𝐛𝐞𝐬𝐭 𝐨𝐟 𝐦𝐲 𝐚𝐥𝐛𝐮𝐦𝐬”, 𝐩𝐫𝐨𝐠𝐞𝐭𝐭𝐨 “𝐢𝐧 𝐚𝐜𝐜𝐨𝐫𝐝𝐢𝐨𝐧 𝐬𝐨𝐥𝐨”. 𝐈𝐧𝐠𝐫𝐞𝐬𝐬𝐨 𝐥𝐢𝐛𝐞𝐫𝐨.

 

Continuano i grandi concerti del calendario GiuliaEventi Estate 2026. Mercoledì prossimo, 19 agosto, sarà la volta di Daniele Falasca, straordinario polistrumentista e compositore di fama internazionale. Alle 21:00, al Kursaal, Falasca proporrà il meglio del suo repertorio, composizioni originali selezionate dai sedici album incisi come compositore. La serata riserva brani memorabili di latin jazz, tango moderno, samba e 3/4 jazz. L’ingresso è libero.

“ Abbiamo patrocinato e sostenuto il concerto con entusiasmo – sottolinea l’assessore alla Cultura Nausicaa Cameli – Invitiamo tutti a cogliere questa grande opportunità di ascolto, in una serata che merita un pubblico folto e attento”.

 

Musicista, compositore, nipote d’arte, Daniele Falasca è stato attratto dai suoni fin da quando aveva quattro anni.

Laureato in pianoforte e musica da camera, nel suo percorso di studi, ha completato i corsi classici di fisarmonica. Si è esibito al fianco di numerosi nomi di prima grandezza del panorama musicale italiano e internazionale, come Aida Cooper, Rossana Casale, Il Volo, Tullio De Piscopo, Massimo Moriconi, Fabrizio Bosso, Luca Bulgarelli, Marco Tamburini, Glauco Di Sabatino, Beppe Vessicchio, Fio Zanotti.

Ha inciso sedici album da compositore e trenta da turnista.

Si è esibito anche al Parlamento Europeo, dirigendo le proprie composizioni neoclassiche per pianoforte ed orchestra, con la RosetOrchestra da lui ideata.

É insegnante di pianoforte e direttore della sua scuola di musica “MusicaHdemia” da più di vent’anni. Falasca è anche endorser della storica azienda di fisarmoniche Brandoni & sons.

Ha scritto di lui il famoso trombettista jazz Fabrizio Bosso: “È un artista che dà prova di una tecnica impeccabile, in grado quasi di far parlare la fisarmonica. Originali le sue composizioni, che già da un primo ascolto rimangono impresse nella mente”.

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BUDDA LAW FESTEGGIA UN ANNO DI CRESCITA: 2.500 ISCRITTI PER L’AI CHE DIVENTA AVVOCATO

17 Agosto 2026 ore 12:48

BUDDA LAW FESTEGGIA UN ANNO DI CRESCITA: 2.500 ISCRITTI PER L’AI CHE DIVENTA AVVOCATO

 

A un anno dal lancio sul mercato, Budda Law consolida la propria posizione tra le realtà più innovative del legal tech italiano. La piattaforma di intelligenza artificiale fondata dagli avvocati Roberto Alma, Daniele Costa e Matteo Moscioni ha raggiunto quota 2.500 iscritti, rafforzando il proprio ecosistema con webinar quindicinali dedicati ad AI e diritto, l’integrazione nel database Horoshub dell’Ordine degli Avvocati di Milano e nuovi strumenti su Claude grazie al reparto ricerca e sviluppo con sede nel Trevigiano. I tre founder: “Grazie a un patrimonio di circa due milioni di provvedimenti giurisprudenziali aggiornati su base settimanale, Budda Law punta a diventare il punto di riferimento per professionisti e imprese”

 

A dodici mesi dall’ingresso sul mercato, Budda Law celebra il primo anno di attività confermando la propria crescita nel panorama del legal tech italiano. Nata dall’intuizione di tre professionisti del diritto con una forte vocazione tecnologica, la piattaforma ha trasformato l’intelligenza artificiale in uno strumento concreto per avvocati, consulenti e imprese, raggiungendo oggi quota 2.500 iscritti e consolidando una community professionale sempre più ampia.

Fondata tra Roma e Veneto dagli avvocati Roberto Alma, Daniele Costa e Matteo Moscioni, Budda Law è stata sviluppata per rendere il diritto più accessibile, veloce e comprensibile attraverso un sistema di intelligenza artificiale addestrato su un vastissimo patrimonio documentale composto da circa due milioni di provvedimenti, sentenze, modelli di atti e contratti provenienti dalle principali giurisdizioni italiane, nonché un robusto dataset di normative. In pratica, l’intelligenza artificiale diventa avvocato e fornisce consulenza ai professionisti, fino ad arrivare alla stesura dei documenti legali.

Nel corso dell’ultimo anno la startup ha registrato una crescita costante sia nell’utilizzo della piattaforma sia nelle attività di divulgazione e formazione. Tra le iniziative più apprezzate spicca il calendario di webinar gratuiti organizzati ogni quindici giorni, dedicati ai temi dell’intelligenza artificiale applicata al diritto, all’evoluzione normativa e alle nuove opportunità offerte dalla trasformazione digitale per studi professionali e legali d’azienda. Tra le ultime novità, anche la presenza di Budda Law nel database Horoshub dell’Ordine degli Avvocati di Milano, una delle fonti più autorevoli per il monitoraggio degli strumenti di AI legal.

Secondo le più recenti analisi, il settore legal tech italiano vale oggi oltre 30 milioni di euro e continua a crescere grazie all’adozione sempre più diffusa di strumenti basati sull’intelligenza artificiale. In questo contesto Budda Law si è distinta per la capacità di combinare competenze giuridiche e innovazione tecnologica. Il differenziale della piattaforma è la sua capacità di essere “istruita” dal legale, che può plasmare in base al proprio metodo di lavoro quasi fosse un praticante da formare: ma, una volta addestrata ai ritmi e alle peculiarità dello stile dello studio, rimane sempre a disposizione.

Merito dell’introduzione di nuovi verticali sviluppati attraverso la tecnologia Claude, progettati per offrire competenze sempre più specialistiche e contestualizzate in specifici ambiti del diritto. L’obiettivo è consentire ai professionisti di dialogare con strumenti AI altamente focalizzati sulle diverse materie, migliorando ulteriormente la qualità delle analisi, delle ricerche e dei documenti prodotti.

«Quando abbiamo lanciato Budda Law volevamo dimostrare che l’intelligenza artificiale poteva diventare uno strumento concreto al servizio del diritto e non soltanto una promessa tecnologica», dichiarano i founder Roberto Alma, Daniele Costa e Matteo Moscioni. «A distanza di un anno i numeri ci confermano che il mercato era pronto per questa evoluzione. I 2.500 iscritti rappresentano molto più di un dato quantitativo: sono una comunità di professionisti che ogni giorno utilizza la piattaforma per lavorare meglio e più velocemente. L’integrazione del database Horoshub dell’Ordine degli Avvocati di Milano, i costanti aggiornamenti della base dati e i nuovi verticali sviluppati con Claude sono tasselli di una strategia che punta all’eccellenza. Continueremo a investire in ricerca, contenuti e formazione perché crediamo che il futuro del diritto passi attraverso la collaborazione tra competenze umane e intelligenza artificiale. Il nostro obiettivo resta quello di costruire una piattaforma italiana capace di competere con i grandi player internazionali del settore».

 

SCHEDA DI APPROFONDIMENTO

 

Budda Law è la startup legal-tech che sta trasformando l’accesso al diritto in Italia. Nata nel gennaio 2025 (on line dal luglio) dall’intuizione di tre avvocati quarantenni — Roberto Alma, Daniele Costa e Matteo Moscioni — la piattaforma è operativa da luglio dello scorso anno con headquarter a Roma e un polo R&D a Villorba (TV). Il cuore del progetto è un imponente database proprietario di centinaia di GB, che raccoglie circa due milioni di sentenze dal 2019 ad oggi, coprendo Cassazione, Corti di merito, ambito tributario e privacy (con l’imminente arrivo della giurisprudenza amministrativa). Grazie a questo patrimonio e al know-how del founder Roberto Alma, anche laureato in informatica, Budda Law genera pareri argomentati, risponde a quesiti e crea contratti personalizzati basati su riferimenti reali. L’innovazione risiede nella democratizzazione del servizio: la piattaforma adotta un modello a “crediti” senza abbonamenti obbligatori, permettendo pagamenti per singola interrogazione. I numeri certificano il successo: circa 2.500 utenti attivi, 2.500 interrogazioni mensili e oltre 10.000 pareri legali già generati. Con una crescita di 200 nuovi utenti al mese, Budda Law si impone come il nuovo punto di riferimento per aziende e studi legali che cercano rapidità, affidabilità e costi contenuti.

 

 

Roberto Alma

Romano classe 1985, avvocato e Co-Fondatore dello Studio KBL Law. Assiste Startup, PMI ed Investitori nel settore digital e nuove tecnologie. Laureato in informatica, con una tesi sui motori di intelligenza artificiale applicati al dominio legale. Aree di competenza: Societario, M&A, contrattualistica commerciale, Privacy, Proprietà Intellettuale. Ricopre il ruolo di DPO presso rilevanti realtà nazionali. Docente presso Master di II livello su tematiche di innovazione digitale. Esperto di Legal Tech. Ha sviluppato dal 2017 numerosi progetti di Legal Tech con particolare riferimento a banche dati e motori di ricerca semantica.

 

Daniele Costa

Romano classe 1984, avvocato e Co-Fondatore di KBL Law. Assiste Startup, PMI ed Investitori nel settore digital e nuove tecnologie. Aree di competenza: Diritto Commerciale e Societario, M&A ed Operazioni Straordinarie, Diritto dell’Informatica e delle Nuove Tecnologie, Diritto della Privacy e Data Protection, Proprietà Intellettuale. Docente in Diritto Societario e Commerciale e Proprietà Intellettuale presso lo IED (Istituto Europeo di Design) di Roma. Partecipa in qualità di relatore in corsi universitari e convegni nazionali. Da alcuni anni collabora, in qualità di esperto, a progetti software nel settore del Legal Tech, occupandosi, in particolare, della generazione dei template e dei dataset di addestramento e verifica.

 

Matteo Moscioni

Originario di Viterbo e classe 1986, avvocato e Of Counsel dello Studio KBL Law. Assiste PMI nella gestione stragiudiziale dei rapporti di lavoro, nel contenzioso giuslavoristico e nelle relazioni industriali. Aree di competenza: Diritto del Lavoro, Contenzioso Giuslavoristico, Relazioni Sindacali, Contrattualistica del Lavoro e Compliance Normativa (ESG Labour Compliance, Privacy Labour Compliance). Titolare di Master di II livello in “Diritto del Lavoro e della Previdenza Sociale” presso l’Università di Roma Sapienza e diplomato presso la Scuola di Alta Formazione in Diritto del Lavoro (AGI – Avvocati Giuslavoristi Italiani). Docente in corsi avanzati in diritto del lavoro, rivolti ad HR, imprenditori e professionisti. Nell’ambito del Legal Tech si è occupato del preprocessing dei dati e nella creazione dei dataset di addestramento e verifica.

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‘SNAKE BUILDING’ AD AARSCHOT, IN BELGIO

17 Agosto 2026 ore 12:45

 

C+S ARCHITECTS COMPLETA LO ‘SNAKE BUILDING’ AD AARSCHOT, IN BELGIO

 

 

C+S ARCHITECTS completa lo “Snake Building” all’interno della rigenerazione urbana del masterplan De Torens, nel centro di Aarschot, in Belgio, trasformando un ex sito industriale in un nuovo frammento di città fatto di abitazioni, commercio e spazio pubblico. Maria Alessandra Segantini: «Il nostro approccio all’architettura è guidato dall’idea di Future Heritage: un processo che nasce da una ricerca che si fonda sulle stratificazioni storiche, l’ecologia, i materiali e le tecniche locali, in cui ogni gesto reinventa le tracce del passato attraverso interventi capaci di evocare memorie, attivare i sensi, rafforzare l’identità dei luoghi e riconnettere le comunità alla natura. Lo spazio pubblico è la spina dorsale di tutti i nostri progetti. Ad Aarschot il progetto restituisce alla collettività uno spazio pubblico più ampio, che rafforza la continuità con il tessuto urbano, innestandosi sul sapere costruttivo locale»

 

 

Lo Snake Building nasce da una collaborazione con a2o Architekten, studio con sede ad Hasselt incaricato dal committente di coordinare la rigenerazione del masterplan De Torens: un’ex area industriale nel cuore della città, riconvertita in un quartiere misto di residenze, attività commerciali e spazi pubblici. Il processo progettuale prende avvio da una serie di workshop collettivi ad Hasselt, durante i quali i diversi lotti vengono affidati ai vari studi coinvolti — a2o Architekten, C+S ARCHITECTS, De Vylder Vinck e DRDH.

C+S ARCHITECTS studio di architettura pluripremiato, oggi con sedi a Treviso (IT) e Londra (UK), sceglie di lavorare sull’identità della comunità attraverso il disegno urbano, l’architettura e il dettaglio costruttivo, in un contesto culturale come quello belga, dove il valore dell’artigianalità è ancora sapere costruttivo.

Ad Aarschot viene assegnato a C+S un lotto di bordo con la città storica all’ingresso del nuovo quartiere. Puntando sul rafforzamento della continuità urbana, lo studio italiano decide di manipolare i volumi asseganti prolungando  la Leuvenstraat — la spina dorsale della città — all’internodell’area. Il progetto di C+S manipola il lotto per ricavare più spazio pubblico, riscrivendo radicalmente il brief originario del cliente. Dove era previsto un blocco compatto, viene proposta un’erosione. Una sottrazione. Una ridefinizione dell’altezza e della massa costruita.

In pianta, lo Snake Building arretra, lascia respirare la piazza, permette a un albero di attraversare il parcheggio interrato e riapre la vista verso l’Old Orleans Tower sulla collina, migliorando allo stesso tempo i flussi pedonali all’interno del sito. In sezione, le terrazze incidono la copertura per evocare quella sorta di danza dei tetti tipica delle città fiamminghe. Quello che appare inizialmente come un monolite in mattoni si rivela invece un volume scavato dal cielo e dalla vita.

“Nel Medioevo, le città fiamminghe erano circondate da “spazio comune” (il “common ground”): spazi condivisi destinati al pascolo, alla raccolta della legna, alla coltivazione”, spiega Maria Alessandra Segantini, direttore creativo di C+S. “Oggi, in un’Europa in cui si assiste ad una costante erosione dello spazio abitativo privato, ci piace pensare allo spazio pubblico — aperto, resiliente, biodiverso — come a una nuova forma di bene comune. Un luogo capace di dare corpo fisico all’idea stessa di comunità. Da Porto a Praga, da Bath a Gand o Firenze, la piazza è sempre stata un luogo di scambio: resistente nei materiali ma porosa agli eventi della vita. È lì che si commerciava, si protestava, si giocava, ci si fermava durante il pomeriggio. E accade ancora oggi.

La misura delle piazze europee ci fa sentire a casa ovunque in Europa, come se esistesse una memoria condivisa costruita attraverso la democrazia, le risorse comuni, le politiche collettive. Uno spazio pubblico aperto, durevole, adattabile, riconoscibile. Come il campo veneziano — la forma urbana che continuiamo a portare con noi ovunque progettiamo — anche la piazza custodisce la memoria collettiva di un popolo. È il salotto della comunità. La casa urbana”.

L’architettura diventa una cornice per l’abitare: le profonde logge sono definite da telai lignei, perché nel punto in cui l’edificio incontra il corpo umano la materia cambia. La solidità lascia spazio al tatto. Le aperture della facciata non seguono una regola fissa ma si disseminano come tracce di possibili trasformazioni future. Parlano di adattamento, di trasformazione della città nel tempo. Dall’interno, le finestre incorniciano il paesaggio in modi sempre diversi, catturando i movimenti urbani e le variazioni stagionali delle colline circostanti.

I dettagli diventano fondamentali: i giunti arretrati, le pieghe continue del mattone che penetrano anche all’interno delle logge, le bow-window che risalgono fino alla linea del tetto. Gesti minimi che trasformano la massa in racconto, il riparo in esperienza.

“Abbiamo lavorato con artigiani locali”, spiega ancora Segantini. “Abbiamo rispettato il loro sapere. Abbiamo costruito in mattone non perché sia di moda, ma perché è durevole. Specifico. La scelta del materiale non è semplicemente estetica: è una presa di posizione. Un modo per affermare il valore della memoria e del lavoro manuale. In un contesto come Aarschot, fatto di facciate sedimentate nel tempo e identità civica accumulata, usare materiali tradizionali non significa celebrare nostalgicamente il passato, ma abitarlo, scavarlo, trasformare la continuità in qualcosa di vivo. Anche la forma curva e irregolare dell’edificio nasce da questa logica: meno un gesto formale, più una negoziazione con il contesto urbano e con i materiali stessi, con il tempo lungo necessario per metterli in opera”.

Eppure ciò che a prima vista appare semplice o familiare rivela, osservandolo meglio, una complessità nascosta. Sono proprio gli elementi che fanno sentire questo edificio vicino — il mattone, il legno, la grammatica lenta dei giunti posati a mano — a renderlo significativo.

Non esiste scorciatoia per ottenere la fusione quasi impercettibile tra muro e copertura, né una soluzione prefabbricata per quelle finestre che salgono nel tetto come un pensiero che interrompe una frase. Sono dettagli che nascono da una fedeltà radicale al luogo e che allo stesso tempo apre alla trasformazione. Richiedono non solo uno sguardo progettuale, ma le mani di chi conosce il comportamento di una muratura fiamminga d’inverno, il modo in cui un giunto raccoglie l’ombra, il fatto che il legno non sia una superficie ma una texture viva.

Ed è forse proprio in questa fedeltà silenziosa, in questa forma di artigianato discreto, che l’edificio smette di sembrare qualcosa di progettato e inizia ad apparire come qualcosa di ritrovato. Non un oggetto posato nella città, ma estratto da essa.

Il legno, introdotto nei punti in cui la struttura si apre e si lascia abitare, non addolcisce tanto la forma quanto la sua fragilità. Ricorda che ogni architettura deve tenere insieme più dimensioni: radicarsi nella tradizione e nel contesto, rafforzare l’identità della comunità attraverso la costruzione e la durata, ma allo stesso tempo lasciare spazio alla trasformazione e alla vita.

L’edificio emerge così come una sorta di scultura abitata in mattoni, mentre finestre, ingressi e facciate delle terrazze in boiserie lignea — tutti materiali riciclabili al 100% — introducono una dimensione domestica e calda nella composizione.

La materia racconta sempre una storia. Una storia di mani, di tempo, di luogo.

E nel punto in cui quella storia incontra la vita, diventa legno: morbido, caldo. Casa.

 

SCHEDA TECNICA PROGETTO

Cliente: Dyls, Belgio

Progetto architettonico e direzione artistica: Carlo Cappai e Maria Alessandra Segantini, C+S Architects

Progetto esecutivo e direzione lavori: a2o Architekten, Hasselt, Belgio

Foto Alessandra Bello

 

 

C+S Architects Bio

Fondato da Carlo Cappai e Maria Alessandra Segantini a Venezia nel 1994, C+S ARCHITECTS è uno studio di architettura, design e ricerca riconosciuto dalla critica come uno dei protagonisti più autorevoli del panorama contemporaneo. Dal 2015 lo studio opera tra Londra e Treviso.

Lo studio è impegnato nella costruzione di un futuro equo e sostenibile. Il suo approccio innovativo e poetico all’architettura è guidato dall’idea di Future Heritage, una filosofia applicata alla ricerca, all’insegnamento e alla pratica progettuale, che trae ispirazione dall’ambiente delicato e fragile in cui C+S ha iniziato la propria attività, Venezia e la sua laguna. I progetti costruiti sviluppano una poetica fondata sul rapporto della materia con la luce, il tempo e la natura, nonché sulla ricchezza tattile dei materiali lavorati artigianalmente, celebrando la trasformazione come processo continuo. Ogni intervento diventa così un ponte tra costruito e non costruito, tra tradizione e innovazione, tra storia e futuro.

Emblematici di questo approccio, e ampiamente pubblicati a livello internazionale, sono la rigenerazione paesaggistica dei 325 ettari dell’isola di Sant’Erasmo nella laguna veneziana con il Museo della Torre Massimiliana, candidata al Premio Mies van der Rohe e ai RIBA Awards nel 2009; i progetti vincitori dei concorsi internazionali per il sito Panquin a Tervuren, in Belgio; il nuovo museo d’arte contemporanea GAMeC di Bergamo, attualmente in fase di completamento; gli uffici low-tech per Leiedal, vincitori del concorso del Vlaams Bouwmeester; l’Harbor Brain Building all’Arsenale di Venezia, primo edificio off-grid della città, dove un layer di celle fotovoltaiche traduce in luce le tessiture lagunari.

Il portfolio dello studio comprende musei e centri culturali, interventi di rigenerazione urbana pubblica e privata che riconnettono le comunità alla natura, torri ad alta densità e spazi pubblici capaci di rafforzare il senso di identità delle comunità, come la Piazza del Cinema al Lido di Venezia, oltre a installazioni che riflettono sul ruolo del progettista nella costruzione della società, tra cui The Cord, ingresso della 50ª Biennale d’Arte di Venezia, e The Wave, realizzata per l’apertura della 60ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica.

Tra le opere premiate: la cittadella della giustizia  a Venezia, vincitore del Premio Speciale della Medaglia d’Oro all’Architettura Italiana 2012 e del BIGMat National Award 2017; le torri residenziali di Milano e la Piazza del Cinema al Lido di Venezia, rispettivamente candidate al Premio Mies van der Rohe 2021 e 2023 e vincitori del The Chicago Athenaeum Architecture Award and German Design Award; e una serie di edifici scolastici vincitori nel 2009 del Premio Sfide 2009 promosso dai Ministeri italiani dell’Istruzione e dell’Ambiente, del Architecture Masterprize, BLT e Taipei Design Awards e presentati alla15ª Biennale Architettura di Venezia, dove il lavoro dello studio è stato esposto alle Corderie attraverso l’installazione EDUcare, un progetto che ha avuto un impatto significativo sulla ridefinizione dei criteri di progettazione scolastica in Italia e per il quale lo studio è stato recentemente invitato a presentare la propria ricerca al Ministero dell’Istruzione egiziano.

Premiato con oltre cinquanta riconoscimenti nazionali e internazionali, il lavoro di C+S è stato esposto in tutto il mondo, tra cui alla Biennale Architettura di Venezia, alla Triennale di Milano, al Museo Nazionale di Oslo, al RIBA di Londra, al MIT di Cambridge (Massachusetts) e alla Cité de l’Architecture et du Patrimoine di Parigi, per citare i principali.

Nel 2024 Carlo Cappai e Maria Alessandra Segantini hanno ricevuto l’iscrizione a vita all’Albo d’Oro della Repubblica di San Marino. Nel 2022 sono stati insigniti del titolo di Architetti Italiani dell’Anno dal Consiglio Nazionale degli Architetti.

La loro attività accademica si è sviluppata tra Europa e Stati Uniti. Carlo e Maria Alessandra sono stati Visiting Professors al MIT di Cambridge, Massachusetts (2012–2016), Professors of Practice alla Syracuse University di New York e Visiting Professors presso l’Università di Bath nel Regno Unito, dove hanno diretto numerosi Design Studio nei corsi di Master. Hanno inoltre ricoperto rispettivamente i ruoli di Professore Ordinario e Professore Associato di Architettura e Urban Design presso la University of East London (2013–2022), contribuendo ai programmi nazionali britannici di valutazione della ricerca (REF 2013 e REF 2021). Maria Alessandra è stata inoltre Professore Ordinario di ruolo alla Hasselt University, dove ha co-diretto il corso di laurea magistrale e contribuito alla definizione del curriculum del Master. Attraverso queste esperienze hanno sviluppato metodologie progettuali interdisciplinari che integrano patrimonio, ecologia e innovazione progettuale.
© 2026 PK COMMUNICATION

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“Il respiro di un coro” Frammenti di spettacoli, canti e dediche per raccontare una storia lunga 30 anni…

17 Agosto 2026 ore 12:43

5 settembre 2026 – Piccolo Teatro Milano – Teatro Studio Melato

ore 19.30/21.30 – dalle 21.30 djset
Festa dei 30 anni della compagnia ATIR
(CAP III)

“Il respiro di un coro”

Frammenti di spettacoli, canti e dediche per raccontare una storia lunga 30 anni…

e infine djset!

 

Per raccontare lo straordinario lavoro di produzione della compagnia ATIR nel corso di un trentennio si è scelto un luogo unico, la più prestigiosa istituzione teatrale in Italia, che ha ospitato e collaborato fin dagli esordi con la compagnia: il Piccolo Teatro di Milano. Al Piccolo Teatro – Teatro Studio Melato la compagnia offrirà una festa performativa originale che ne ripercorre la storia artistica e produttiva: frammenti di spettacoli della compagnia si alterneranno a momenti musicali e dediche dei numerosi artisti che hanno segnato il percorso di ATIR. E proprio in occasione di questa ricorrenza, sarà allestita anche una mostra che documenta il trentennale della compagnia, tra immagini, bozzetti, costumi e materiali d’archivio: “Nel Buio, la Luce” a cura di Serena Serrani e Maria Spazzi.

Tra i frammenti di spettacolo che verranno riproposti, non mancheranno i titoli storici, come “Romeo e Giulietta”“Lear. Tutto su mio padre” e le “Baccanti”; accanto a questi “Le allegre comari di Windsor” in rappresentanza dei successi più recenti e “Arrusi” tra le nuove produzioni.  Ad arricchire la serata ci saranno le esibizioni delle Nina’s Drag Queen e del Kollettivo Drag King, e l’immancabile “Tutti in scena!”, la lezione aperta del laboratorio teatrale per cittadini abili e diversamente abili all’interno del progetto Gli Spazi del Teatro, condotta da Chiara Stoppa.

A fare da contrappunto musicale a tutta la serata sarà Giulia Bertasi, che condurrà una piccola orchestra dal vivo; il suo accompagnamento musicale sfocerà poi in una parata collettiva fino al sagrato del Teatro Strehler, dove ad attendere il pubblico ci sarà un dj set per festeggiare insieme fino a tarda notte. Dj set a cura di Marc e Missin Red. Food and beverage by mare culturale urbano.

Molti degli spettacoli di ATIR hanno fatto la storia e questa serata sarà sicuramente occasione per ripercorrere allestimenti classici e contemporanei che mostrano come negli ultimi trent’anni sia cambiata la società, il mondo, sia rileggendolo attraverso i classici sia esplorandone la storia dal secondo dopoguerra attraverso la drammaturgia contemporanea.

 

QUANDO sabato 5 settembre 2026
DOVE Teatro Studio Melato / Teatro Strehler – Sagrato, Milano
PROGRAMMA
ore 19.30 – 21.30 / Teatro Studio Melato

21.30 – 24.00 / sagrato Strehler – Dj set

La manifestazione ha finalità benefiche e sociali: eventuali ricavi a seguito di donazioni, dedotte le spese di allestimento e di organizzazione, saranno interamente destinate alla Cooperativa Sociale Comunità Progetto. Le donazioni vanno effettuate tramite bonifico bancario al seguente IBAN: IT62M0306909521100000014815 Intesa Sanpaolo.

Iscrizioni sul sito www.atirteatroringhiera.it

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La nuova location estiva di Milano con due palchi immersa nel verde

17 Agosto 2026 ore 12:40

La nuova location estiva di Milano

con due palchi immersa nel verde

 

25 AGOSTO

DJO

Il progetto musicale di Joe Keery

noto al grande pubblico per Stranger Things

 

 

Riprende la stagione estiva di PARCO DELLA MUSICA DI MILANO, la nuova area spettacoli progettata da Unipol Arena, che questa estate ospita una rassegna ancora più ricca!

 

Martedì 25 agosto salirà sul palco DJO, il progetto musicale dell’attore, produttore e songwriter Joe Keery, noto al grande pubblico per i suoi ruoli in Stranger Things e Fargo.

Con il suo ultimo album “The Crux”, ha compiuto un’evoluzione significativa rispetto ai lavori precedenti, abbandonando le sonorità più lo-fi e synth-driven per abbracciare un suono più ricco e stratificato, ispirato al pop tra fine anni ’60 e ’70, con un ruolo centrale delle chitarre. Il disco, trainato dal singolo “Basic Being Basic”, arrivato al numero 1 delle radio alternative negli Stati Uniti, ha consolidato il percorso artistico di Djo, proseguito con The Crux Deluxe, un’estensione naturale del progetto. Dopo un 2025 segnato da un tour mondiale sold out e da una nomination ai Grammy Awards, il 2026 sta confermando e ampliando il successo globale dell’artista: il brano “End of Beginning”, già fenomeno internazionale nel 2024, è tornato in vetta alle classifiche globali, con streaming in forte crescita e una diffusione in oltre 40 Paesi.

Ad aprire la data saranno i Witch Post, il duo indie-pop formato da Dylan Fraser e Alaska Reid.

 

Parco della Musica di Milano questa estate ha già ospitato molti artisti che hanno confermato il prestigio della location e la sua versatilità: Bad Omens, Halsey, Gloria Gaynor, Mac DeMarco, 5ive, Boy George & Culture Club, Belle and Sebastian, Vulfpeck, Pixies, Caparezza, I Cani e Lorde.

 

Di seguito i prossimi live:

25 agosto Djo

1 settembre Hollywood Vampires

7 settembre Gemitaiz

8 settembre Negramaro

9 settembre Levante

11 settembre Mannarino

 

I biglietti sono disponibili sui circuiti di prevendita: www.parcomusicamilano.it

 

Da giugno a settembre 2026 l’ampia area di 70mila mq immersa nel verde nei pressi di Linate (via Enzo Jannacci – 20054 Segrate, MI) si anima con concerti sui due palchi “Arena” e “Garden”, abbracciando molteplici generi e rivolgendosi a tutte le generazioni.

 

Tanti artisti internazionali hanno scelto Parco della Musica di Milano per la loro unica data italiana nell’estate 2026, grazie al successo della location che lo scorso anno, alla sua prima edizione, ha chiuso una stagione estiva con ottimi risultati e concerti indimenticabili come quelli di Massive Attack e Smashing Pumpkins.

 

Dal pop al rock, dall’elettronica all’hip-hop, il cartellone trasversale parla a tutte le generazioni, offrendo un’esperienza unica dove natura, spettacolo e intrattenimento si fondono.

 

I 2 palchi sono modulabili, con posti a sedere e in piedi. Nell’area ci sono vari punti ristoro e beverage, alcuni accessibili anche a chi non ha il biglietto per il concerto, per permettere ad accompagnatori e avventurieri di godere Parco della Musica anche senza assistere al live. Sono presenti 6 food truck in varie zone del parco. Anche gli store del merchandising sono presenti sia all’interno dell’area concerto che all’entrata.

 

L’evento adotta sistemi di pagamento cashless e casse automatiche.

 

Sono a disposizione 3000 parcheggi, acquistabili online, per diminuire l’inquinamento delle code, o in loco.

 

Il rispetto per l’ambiente è al centro della filosofia del PMM che si è impegnato nella promozione di mezzi di trasporto sostenibili come biciclette (25 minuti in bicicletta da piazza Cinque Giornate) e trasporti pubblici (M4 Linate, Autobus 973, Autobus 923).

 

Main partner: Molinari.

Silver Partner: Lavoropiù.

Partner: Tanqueray, San Benedetto, Mixum, PepsiCo, Tame Studio, VAPE, Heineken.

 

www.parcomusicamilano.it

www.instagram.com/parcomusicamilano

www.facebook.com/p/Parco-Musica-Milano-61569887182849

#PMM

 

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NUOVA ORCHESTRA SCARLATTI | Concerto a Cala Bianca, suggestioni tra memoria, natura e musica

17 Agosto 2026 ore 12:38

Venerdì 21 agosto ore 18.30 la Nuova Orchestra Scarlatti terrà un Concerto a Cala Bianca (Camerota, SA), un appuntamento per ricordare quanto era vissuta dalla popolazione di Lentiscosa (frazione di Camerota) l’intera zona – oggi tra le più suggestive aree protette d”Italia – e, in particolare, la spiaggia dove per secoli una folta comunità ha prodotto tegole di terracotta che poi venivano distribuite via mare lungo tutto il territorio cilentano, e non solo.
Per mantenere viva la memoria di tutto ciò, ogni anno la Nuova Orchestra Scarlatti, diretta dal Maestro Gaetano Russo, originario di Lentiscosa, realizza questo incontro musicale, molto seguito e atteso dagli abitanti del posto e dai tanti turisti presenti a Camerota.
Il programma, a cura della Nuova Orchestra Scarlatti, affiancata dal soprano Rossella Costa, prevede musiche che evocano il connubio tra arte e natura, con pagine di Mozart, Cimarosa e altri, alternate con brani popolari.

È possibile raggiungere Cala Bianca a piedi: per informazioni rivolgersi alla Sezione CAI Monte Bulgheria: 3333257727.

Per raggiungerla in barca rivolgersi alle cooperative del Porto di Marina di Camerota.

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“Qualcosa dell’Anima”: al Castello Malatestiano di Longiano un viaggio teatrale tra Jung, mito e fiaba

17 Agosto 2026 ore 12:36

“Qualcosa dell’Anima”: al Castello Malatestiano di Longiano un viaggio teatrale tra Jung, mito e fiaba

Mercoledì 19 agosto alle ore 21, nella suggestiva Corte del Castello Malatestiano di Longiano, l’Associazione Culturale La Corte delle Arti, in collaborazione con la Fondazione Tito Balestra, presenta “Qualcosa dell’Anima”, uno spettacolo teatrale ispirato a Gli archetipi dell’inconscio collettivo di Carl Gustav Jung e a Donne che corrono con i lupi di Clarissa Pinkola Estés.

Con la regia di Angela Bocchino e Rossella Mastore, la pièce conduce il pubblico in un intenso percorso tra fiaba, simbolo e mito, esplorando il tema degli archetipi junghiani e il loro legame con la ricerca della propria identità più autentica.

Attraverso la metafora del viaggio, un viaggiatore, interpretato da Lorenzo Borghetti, unico interprete maschile in scena, incontra otto figure femminili, incarnazione degli archetipi dell’inconscio collettivo. Un cammino che invita a superare stereotipi e convenzioni per riscoprire quella dimensione profonda e universale che accomuna ogni essere umano.

La voce narrante di Francesca Faenza accompagna le diverse tappe del percorso scenico, mentre le scenografie originali di Angela Bocchino e Rossella Mastore e l’opera scultorea realizzata dallo stesso Lorenzo Borghetti contribuiscono a creare un’atmosfera evocativa, sospesa tra realtà e immaginazione.

L’ispirazione nasce dalla riflessione di Carl Gustav Jung sull’esistenza di un inconscio collettivo, patrimonio condiviso dell’umanità, popolato da immagini primordiali – gli archetipi – che continuano ad abitare il nostro immaginario e a orientare il nostro cammino interiore. Da questa visione prende vita uno spettacolo che non intende offrire una lezione teorica, ma un’esperienza emotiva e poetica, capace di suggerire domande, suscitare riflessioni e riportare l’attenzione su quella voce profonda che ciascuno custodisce dentro di sé.

“Qualcosa dell’Anima” è un viaggio nel bosco della coscienza, un rito di conoscenza che mette in dialogo luce e ombra, femminile e maschile, ragione e intuizione, accompagnando lo spettatore in un’esperienza teatrale intensa e ricca di suggestioni.

L’ingresso è a offerta libera e l’intero ricavato della serata sarà devoluto a sostegno delle attività della Fondazione Tito Balestra.

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Musica sulle Bocche il 19 agosto a Nostra Signora di Tergu con 6zure e I’M LET

17 Agosto 2026 ore 12:34

Un dialogo tra suono e immagine dentro uno dei luoghi più suggestivi del romanico in Sardegna. Musica sulle Bocche arriva alla chiesa di Nostra Signora di Tergu con 6zure + I’M LET Visual, un incontro tra sperimentazione sonora e creazione visiva in programma mercoledì 19 agosto alle 21.00, a ingresso libero.

 

Protagonista della parte musicale sarà 6zure (seizure), sound artist e compositrice che vive tra la Sardegna e Berlino. Al centro della sua ricerca c’è lo storytelling attraverso il suono: field recording e loop melodici diventano materia con cui trasformare emozioni e stati interiori in veri e propri paesaggi sonori. Dimensioni sospese nelle quali l’ascoltatore è invitato a immergersi, capaci di conservare l’intimità di un istante e, allo stesso tempo, di aprirsi verso la vastità di mondi immaginari.

 

A dialogare con il suono saranno i visual di Massimo Dasara, professionista specializzato in produzione video, visual design, videomapping e installazioni audiovisive immersive. Attraverso il progetto creativo I’M LET, precedentemente conosciuto come Qoeletpro, Dasara sviluppa esperienze visive nelle quali videoproiezioni, motion graphics, videomapping architettonico e scenografie digitali entrano in relazione con la musica e con lo spazio. La sua attività comprende progetti destinati a eventi live, spettacoli, musei, installazioni artistiche e manifestazioni culturali, con diverse esperienze realizzate in Sardegna e nel resto d’Italia.

 

L’incontro tra i due linguaggi acquista un significato particolare nella cornice scelta dal festival. Nostra Signora di Tergu, nel territorio della città metropolitana di Sassari, è infatti considerata una delle più importanti espressioni dell’architettura romanica della Sardegna. La chiesa e i resti dell’adiacente abbazia sorgono in un’area campestre e si raggiungono attraverso il caratteristico arco in pietra affacciato sull’ampio piazzale del viale dei Benedettini.

 

È proprio nel rapporto tra musica e luoghi che si riconosce uno dei tratti distintivi di Musica sulle Bocche. Il festival porta la creazione contemporanea fuori dagli spazi convenzionali del concerto e la mette in relazione con paesaggi, architetture e patrimonio culturale della Sardegna. Chiese, siti storici e scenari naturali non sono semplici fondali, ma elementi vivi dell’esperienza: spazi che modificano l’ascolto e che, attraverso la musica, possono essere osservati e vissuti da una prospettiva nuova.
 

MUSICA SULLE BOCCHE

Direzione Artistica e Direzione generale: Enzo Favata

Coordinamento Organizzativo: Valentina Minoccheri

Produzione & tecnica: Alessandra Azzena

Location & allestimenti: Davide Tuseddu

Audio & luci: Giacomo Sanna

Social media: Nuria Favata

Video & social multimedia: Federico Pisanu

Grafica: Tony Demuro

 

Sito web:

www.musicasullebocche.it
 

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Festival internazionale del Cortometraggio d’Autore

17 Agosto 2026 ore 12:30

CASTROVILLARI – Quattro giorni di cinema d’autore, contaminazioni, formazione e confronto. Dal 27 al 30 agosto, il Castello Aragonese di Castrovillari torna a trasformarsi in una grande sala cinematografica a cielo aperto per l’ottava edizione del Castrovillari Film Festival – Festival Internazionale del Cortometraggio d’Autore.

 

Un appuntamento che, dalla sua nascita nel 2019, ha costruito una propria identità precisa nel panorama delle rassegne dedicate al cortometraggio, riuscendo a coniugare la dimensione internazionale con il rapporto diretto e concreto con il territorio. A confermarne la crescita sono soprattutto i numeri di questa edizione: 1.395 opere provenienti da 87 Paesi, una partecipazione che restituisce alla manifestazione una dimensione sempre più ampia e internazionale.

 

La direzione artistica ha selezionato 14 cortometraggi finalisti, dei quali 12 in concorso e 2 fuori concorso, che si confronteranno nelle sezioni Internazionale, Italiana e Calabria. I riconoscimenti saranno assegnati sabato 29 agosto.

 

Il Festival è organizzato da Chimera APS e diretto da Antonio La Camera, vincitore del premio per il miglior cortometraggio alla Settimana della Critica di Venezia nel 2023, e da Francesco Sottile, premiato al Concorso Internazionale di Composizione “2 Agosto”  nel 2025.

 

La manifestazione è sostenuta da Calabria Film Commission e Parco Nazionale del Pollino,  patrocinata dal Comune di Castrovillari e Lions Club Castello Aragonese Pollino-Sibaritide-Valle dell’Esaro, mentre Energy Progress e Carlomagno Auto sono i Main Sponsor dell’evento.

 

Il mondo del cortometraggio arriva a Castrovillari

 

Dal 27 al 30 agosto, a partire dalle ore 21, il Castello Aragonese sarà il teatro delle proiezioni dei cortometraggi selezionati. Opere che hanno già incontrato il pubblico e la critica di alcuni dei più prestigiosi festival cinematografici internazionali, tra cui Cannes, Venezia, Berlino e Rotterdam.

È uno degli elementi caratterizzanti della rassegna: portare nel cuore del Pollino il cinema internazionale e, contemporaneamente, offrire a registi, autori, professionisti e spettatori un luogo nel quale incontrarsi, discutere e confrontarsi.

Il Festival, infatti, non si esaurisce nella competizione. La programmazione costruisce intorno alle opere una vera e propria comunità temporanea del cinema, nella quale la visione diventa occasione di dialogo e approfondimento.

 

Lo sguardo sulla Calabria e il Premio ad autore dell’anno

 

Particolare rilievo assume la giornata del 30 agosto, dedicata anche alla valorizzazione del cinema calabrese.

Sono previste due proiezioni speciali, realizzate in collaborazione con la Calabria Film Commission e sostenute dalla Fondazione, pensate per rilanciare quelle sfumature attraverso le quali il cinema riesce a raccontare il territorio cosentino, le sue identità e le sue trasformazioni.

Il primo appuntamento sarà con “Primo sangue” di Antonio La Camera, già presentato al 74° Trento Film Festival e di prossima presentazione al 24° Tirana International Film Festival, manifestazione qualificante per gli Oscar e gli European Film Awards.

A seguire sarà proiettato “Il quieto vivere” di Gianluca Matarrese, presentato alle Giornate degli Autori della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia 2025.

Proprio a Gianluca Matarrese sarà conferito il riconoscimento speciale “Autore Calabrese dell’Anno 2026”, assegnato in collaborazione con la Calabria Film Commission per il percorso artistico compiuto e per il significativo lavoro svolto sul territorio.

Il riconoscimento assume così anche un valore più ampio: quello di segnalare e sostenere il percorso degli autori che operano in Calabria, mettendo in evidenza professionalità, esperienze e produzioni capaci di contribuire alla crescita culturale e cinematografica della regione.

Gli ospiti: registi e professionisti del cinema

Numerosi saranno gli ospiti che prenderanno parte alla manifestazione. Tra i registi figurano Paolo Baiguera, Mino Capuano, Fabrizio Condino e Samuele Leogrande, insieme ai fratelli Motti, a Lorenzo Pallotta, Alessandro Rocca ed Emanuele Tresca.

Con loro anche il direttore della fotografia Davide Manca, in un programma che punta a mettere a confronto professionalità, esperienze e linguaggi differenti.

La presenza degli autori costituisce uno degli elementi centrali della manifestazione: non soltanto protagonisti delle proiezioni, ma interlocutori diretti del pubblico.

 

Masterclass e AperiCinema: il cinema si racconta

 

Accanto alla competizione, il Festival propone un articolato programma di masterclass, incontri e momenti di approfondimento con registi e professionisti del settore.

Tornano anche gli AperiCinema, appuntamenti aperti al pubblico che dal 28 agosto accompagneranno la manifestazione presso Emi’s Bakery e Palazzo Cappelli.

A Palazzo Cappelli, alle 11, è previsto un incontro dedicato al fumetto con Filippo Perrelli, mentre alle 18.30 sarà la volta dell’animazione con Marco Brancato.

Alle 18.30, sempre a Palazzo Cappelli, proseguiranno inoltre le masterclass. Al centro ci sarà il cinema di Lorenzo Pallotta, attraverso un percorso dedicato alla memoria, all’archivio e alla rielaborazione visiva, insieme a una riflessione sul tema del tempo ripreso.

Il ciclo si concluderà il 30 agosto con la masterclass dedicata al cinema di Gianluca Matarrese e al tema della “Linea di confine”.

 

Una riflessione che guarda a ciò che si muove sul confine tra conflitti umani, identità, realtà e finzione, affrontando una delle questioni che da sempre accompagnano lo sguardo dell’uomo: la necessità di osservare, comprendere e rappresentare ciò che separa, divide e, talvolta, finisce per unire.

 

La scuola entra nel Festival

 

Un altro asse portante dell’edizione 2026 è il rapporto con il mondo della scuola.

Proseguono, infatti, le collaborazioni con gli organismi scolastici e, quest’anno, il Festival coinvolge l’IIS Fermi-Pitagora-Calvosa di Castrovillari e l’APS Menodiunterzo nell’ambito del progetto “4 1/2 – Ai margini del Cinema”, realizzato attraverso il Piano Nazionale Cinema e Immagini per la Scuola (CIPS), promosso dal Ministero della Cultura e dal Ministero dell’Istruzione e del Merito.

L’intesa prevede il coinvolgimento diretto degli studenti nella presentazione delle opere realizzate durante i laboratori scolastici, trasformando il Festival anche in uno spazio di restituzione e valorizzazione del lavoro svolto dai ragazzi.

L’appuntamento è fissato per giovedì 27 agosto, a partire dalle 18.45, al CineTeatro Vittoria, con l’evento speciale “4 1/2 CIPS Showcase – La scuola e il cinema”.

Un momento nel quale la scuola non sarà semplice spettatrice, ma parte attiva di un percorso che utilizza il linguaggio cinematografico come strumento di formazione, creatività e lettura della realtà.

 

Dodici eventi e una rete che attraversa il territorio

 

Sono complessivamente 12 gli eventi cinematografici offerti al pubblico nell’ambito della manifestazione.

Un programma che mantiene ben saldo il rapporto con il territorio e che nasce anche grazie alla collaborazione con una rete di realtà locali: Emi’s Bakery, EP Open – Comunità Energetica, Menodiunterzo, l’hub Catasta di Campotenese, Guide del Parco del Pollino e Sistema Museale di Castrovillari.

Una scelta che amplia la geografia del Festival e rafforza l’idea di un cinema capace di dialogare con gli spazi, le persone e le identità del territorio.

 

Otto anni di attività: il cortometraggio come scelta culturale

 

Da quando è nato, il Castrovillari Film Festival ha scelto di dedicarsi esclusivamente al cortometraggio d’autore, una forma cinematografica che concentra in pochi minuti una straordinaria capacità narrativa e sperimentale.

Nel corso degli anni la manifestazione ha progressivamente ampliato la propria partecipazione internazionale, senza perdere il legame con Castrovillari e con il territorio del Pollino.

«Il corto permette di raccontare storie con tempi brevi ma con grande intensità – commentano i direttori artistici Antonio La Camera e Francesco Sottile –. Per noi Castrovillari resta un luogo importante per far incontrare autori diversi e pubblico».

È questa, in fondo, la sfida dell’ottava edizione: portare il mondo a Castrovillari attraverso il cinema e, nello stesso tempo, raccontare Castrovillari al mondo attraverso lo sguardo degli autori.

Un Festival che continua a crescere senza smarrire la propria origine e che affida al cortometraggio la possibilità di aprire finestre sulla contemporaneità, sulle persone, sui territori e sulle loro trasformazioni.

 

Gli aggiornamenti e tutte le informazioni sugli appuntamenti saranno disponibili sulle pagine social ufficiali del Castrovillari Film Festival, su Facebook e Instagram, oppure scrivendo a info@castrovillarifilmfestival.it.

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“TILT! MUSIC GENERATION”

17 Agosto 2026 ore 12:28

“TILT! MUSIC GENERATION”:
la musica raccontata dalle Nuove Generazioni
Il nuovo format cross-mediale dedicato alla scena musicale italiana debutta su Prime Video

La musica cambia linguaggio, si intreccia ai social, diventa racconto, identità e cultura.
Da questa evoluzione nasce “TILT! MUSIC GENERATION”, il nuovo programma di intrattenimento musicale che porta sullo schermo il punto di vista autentico delle Nuove Generazioni, disponibile in esclusiva su Prime Video.

Pensato e realizzato da giovani per i giovani, TILT! Music Generation è un format innovativo che nasce da un’idea dell’autore TV Christian De Fazio, supera il tradizionale racconto televisivo per trasformarsi in un ecosistema editoriale capace di vivere contemporaneamente in TV, sui social media e sulle principali piattaforme digitali.

TILT! racconta la musica italiana attraverso interviste e approfondimenti, dando spazio sia ai nuovi artisti della scena contemporanea sia ai grandi protagonisti che hanno segnato intere generazioni.
Il programma dà spazio a giovani talenti e agli artisti che rappresentano il futuro della musica italiana con l’obiettivo di far conoscere nuove voci e nuovi progetti musicali che meritano attenzione, accompagnandoli nel loro percorso di crescita verso il grande pubblico.

UN PROGRAMMA CHE UNISCE INFORMAZIONE E INTRATTENIMENTO
Condotto da ragazzi della Generazione Z, TILT! Music Generation propone un mix dinamico di contenuti che spaziano dall’attualità musicale alle tendenze digitali, dalla cultura pop al lifestyle. Il cuore del programma, alterna momenti di conversazione intima con gli artisti a sessioni più rapide, spontanee e provocatorie con l’obiettivo di mandare l’ospite in TILT!

TILT! Top 10 è la classifica che racconta i brani più ascoltati e commentati degli ultimi 10 anni secondo la crew di TILT!
TILT! Ti Spiazza! dedicata a curiosità, falsi miti e verità inaspettate sul mondo della musica;
Street Vibes è una finestra aperta sulle opinioni e le reazioni della Gen Z direttamente dalle piazze e dai luoghi simbolo delle nuove generazioni;
TILT! Style è lo spazio dedicato a moda, immagine e tendenze che influenzano il panorama musicale contemporaneo;

Un format pensato per vivere oltre la TV
Con una durata di 40 minuti circa per episodio, TILT! Music Generation nasce con una forte vocazione cross-platform. Ogni puntata genera infatti contenuti originali destinati a Instagram, TikTok, YouTube e ai formati video brevi, estendendo la narrazione oltre la messa in onda tradizionale.
Interviste, performance e momenti esclusivi diventano così contenuti autonomi e condivisibili, capaci di dialogare con il pubblico nei luoghi digitali che frequenta quotidianamente.

ABBIAMO PROVATO A MANDARE IN TILT!
Orietta Berti, Chiara Galiazzo, Briga, Shade, Senza CRI, Silent Bob, SeltSam e Principe, sono alcuni dei cantanti che abbiamo provato a mandare in TILT!, ma non sono tutti. Per scoprire chi manca e, soprattutto, quale penitenza hanno dovuto affrontare, non vi resta che seguire la trasmissione.

UNA CASA COSTRUITA PER LA GENZ
Il programma è ambientato in uno studio completamente ripensato come un loft contemporaneo, uno spazio vissuto e riconoscibile che riflette il modo in cui le nuove generazioni vivono, consumano e condividono la musica.
Un ambiente dinamico, suddiviso in diverse aree narrative, che accompagna il ritmo del racconto e favorisce la naturale interazione tra conduttori, ospiti e pubblico.

UN TEAM DI GIOVANI TALENTI PER RACCONTARE LA MUSICA DA DENTRO
A guidare TILT! Music Generation sono Angelo Cattivelli e Giulia Sara Salemi, due volti GenZ che incarnano perfettamente lo spirito del programma.

Classe 2008, Angelo Cattivelli è speaker di RDSNext e volto di Webboh. Appassionato di musica, cinema e cultura urban, porta nel programma uno sguardo autentico e competente sulle nuove tendenze musicali, con particolare attenzione al mondo del rap e delle sue contaminazioni culturali.

Al suo fianco, Giulia Sara Salemi, attrice, influencer e personaggio televisivo già nota al grande pubblico per la serie TV Miracle Tunes e per la partecipazione al format Amazon Prime Video The 50. Con il suo linguaggio diretto e la sua forte presenza sui social, rappresenta una delle voci più vicine al pubblico giovane.
Ad arricchire il racconto ci sono anche Hans Pellegrini, Matteo Cardani, Lorenzo Marinelli e Stefano Scala, quattro giovani talenti provenienti da percorsi diversi.

Hans Pellegrini porta nel programma la sua esperienza tra moda, danza, canto e recitazione, offrendo uno sguardo trasversale sul rapporto tra musica, stile e nuove forme espressive.

Matteo Cardani, studente di teatro e appassionato di doppiaggio e cinema, dà voce alle curiosità e alle domande della Generazione Z attraverso interviste e contenuti sul territorio.

Lorenzo Marinelli, volto di Teen Social Radio, unisce la passione per la musica a quella per il teatro e la comunicazione, contribuendo con approfondimenti e racconti dedicati agli artisti emergenti e ai fenomeni culturali del momento.

Completa il team Stefano Scala, attore e regista napoletano, che porta nel programma la sua esperienza tra cinema, digitale e social media, contribuendo a creare un ponte tra intrattenimento tradizionale e nuovi linguaggi.

UN PROGETTO CHE UNISCE ESPERIENZA E NUOVE GENERAZIONI
Dietro TILT! Music Generation c’è una squadra che combina professionalità consolidate e nuove energie creative. Il format nasce da un’idea di Christian De Fazio, che firma anche il progetto autoriale insieme ad Angelo Cattivelli con l’obiettivo di creare uno spazio capace di raccontare la musica contemporanea attraverso il punto di vista delle nuove generazioni.

La produzione è affidata a VisionFilm Srl, mentre la distribuzione è curata da Star-M, partner per la diffusione del format su Prime Video

L’identità visiva del programma porta la firma di Flash Up Studio, mentre la regia è affidata a Max Pozzi, che imprime al programma un ritmo dinamico e moderno, in sintonia con i linguaggi audiovisivi delle piattaforme digitali e dei social network.

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Sudan: Save the Children, in sei mesi arrivati a El Obeid quasi 39 mila bambini sfollati mentre la città è ormai vicina al collasso

17 Agosto 2026 ore 12:26

Sudan: Save the Children, in sei mesi arrivati a El Obeid quasi 39 mila bambini sfollati mentre la città è ormai vicina al collasso

L’Organizzazione chiede che venga garantita la protezione dei civili, l’accesso umanitario sicuro e continuativo e un aumento del sostegno umanitario per soddisfare i crescenti bisogni dei bambini e delle famiglie sfollate a El Obeid e in tutto il Sudan

 

In Sudan, nei primi sei mesi dell’anno quasi 39 mila bambini sono arrivati nella città di El Obeid, nel Kordofan settentrionale, per sfuggire alle violenze e agli attacchi contro i civili e le infrastrutture, che hanno costretto intere famiglie ad abbandonare le proprie case in tutto lo Stato. È l’allarme lanciato da Save the Children, l’Organizzazione che da oltre 100 anni lotta per salvare le bambine e i bambini a rischio e garantire loro un futuro.

I nuovi arrivati fanno ora parte delle oltre 605 mila persone che vivono nella città di El Obeid e nella località di Sheikan in cerca di sicurezza e ora si trovano ad affrontare altre difficoltà nell’accesso ai servizi sanitari, idrici, educativi e di protezione all’interno della città[1].

A Sheikan sono in significativo aumento i casi di malnutrizione infantile, con un notevole incremento di nuovi pazienti ricoverati nei centri specializzati. Ad aprile 2026, le strutture sanitarie sostenute da Save the Children a Sheikan hanno curato 426 bambini per malnutrizione (a marzo 195) con un aumento del 118% rispetto al mese precedente e del 75% rispetto ad aprile 2025.

Nei mesi di giugno e luglio, dal monitoraggio sul campo sono emerse gravi carenze alimentari e una riduzione degli aiuti alimentari nei due campi in cui Save the Children sostiene le famiglie sfollate. Sebbene molte dipendano completamente dagli aiuti umanitari, questi sono di gran lunga inferiori alle crescenti necessità, costringendo i bambini a saltare i pasti o ad andare a dormire affamati.

Anche la carenza d’acqua in città sta aggravando la crisi: alcune famiglie trascorrono quasi metà della giornata alla ricerca di acqua. La situazione è stata particolarmente grave nei mesi di giugno e luglio, quando alcuni attacchi con droni hanno colpito le infrastrutture idriche, aggravando ulteriormente la carenza. Il consumo individuale è ora sceso a circa 7 litri a persona al giorno, meno della metà dello standard minimo generale di 15 litri raccomandato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità durante le crisi.

“Quando siamo arrivati a El Obeid, non avevamo nulla se non i vestiti che indossavamo. Trovare cibo, acqua e un posto sicuro per i nostri figli era la nostra preoccupazione principale. Ogni giorno è una lotta, ma stiamo cercando di ricostruire le nostre vite” racconta Mohamed*, un padre che vive con la sua famiglia in un campo per sfollati a El Obeid.

Amani*, membro dello staff di Save the Children che opera a El Obeid, sottolinea che l’entità del bisogno umanitario è cresciuta in modo significativo negli ultimi mesi: “Oggi stiamo assistendo a livelli di bisogno notevolmente più elevati rispetto a quelli osservati tre mesi fa. Il numero delle famiglie sfollate è aumentato, i prezzi dei generi alimentari e del carburante sono saliti vertiginosamente, l’accesso all’acqua potabile è diventato più difficile e le strutture sanitarie segnalano un numero crescente di bambini che necessitano di cure per malnutrizione e malattie”.

“El Obeid si sta avvicinando a un punto di rottura dal punto di vista umanitario. Decine di migliaia di bambini sono stati costretti ad abbandonare le loro case a causa delle violenze e degli attacchi che continuano a colpire la popolazione civile e le infrastrutture civili in tutto il Kordofan settentrionale. Le famiglie che arrivano in città sono alla ricerca di sicurezza, ma molte si trovano ad affrontare carenze alimentari, un accesso limitato all’acqua potabile e servizi sanitari già al limite delle loro capacità. I bambini stanno pagando il prezzo più alto per questo conflitto. Sono costretti a sfollare, soffrono la fame, perdono l’accesso all’istruzione e vivono in uno stato di paura e incertezza costanti. La comunità internazionale deve agire con urgenza per proteggere i civili, garantire un accesso sicuro agli aiuti umanitari e fornire le risorse necessarie prima che questa crisi si aggravi ulteriormente” dichiara Francesco Lanino, Vicedirettore di Save the Children in Sudan.

In tutto il Kordofan settentrionale, gli attacchi alle infrastrutture civili – tra cui stazioni di servizio e depositi di carburante, aree di mercato, strutture sanitarie e quartieri residenziali – hanno interrotto l’accesso ai servizi essenziali, distrutto i mezzi di sussistenza e costretto un numero crescente di famiglie a fuggire in cerca di sicurezza, esercitando un’ulteriore pressione sulle risorse già al limite a El Obeid.

Save the Children continua a operare a El Obeid e nelle aree limitrofe, fornendo servizi sanitari, nutrizionali, idrici, igienico-sanitari, educativi e di protezione dell’infanzia nonostante le crescenti difficoltà di accesso. L’Organizzazione chiede che venga garantita la protezione dei civili, assicurando un accesso umanitario sicuro e continuativo, e un aumento del sostegno umanitario per soddisfare i crescenti bisogni dei bambini e delle famiglie sfollate a El Obeid e in tutto il Sudan. Senza un intervento urgente, l’Organizzazione stima che i bisogni aumentino in modo significativo nelle prossime settimane, mettendo a rischio altre migliaia di persone.

Save the Children opera in Sudan dal 1983 e offre programmi a favore dei bambini e delle famiglie colpiti da conflitti, sfollamenti, povertà estrema e fame.

*I nomi sono stati cambiati per proteggere l’identità degli intervistati

[1] Dati forniti dall’Ufficio della Commissione per gli aiuti umanitari (HAC) dello Stato del Kordofan settentrionale.  Secondo questi dati, da gennaio a giugno 2026, 204.000 persone, tra cui 38.740 bambini, sono state sfollate a El Obeid. Di queste persone, 21.413 vivono attualmente nei campi profughi, mentre 182.587 vivono presso le comunità ospitanti.

 

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