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Giù le armi Leonardo

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Il Campidoglio scelga da che parte stare

14 Ottobre 2026 ore 20:18
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‘Non residenti’: Netanyahu si oppone al ritorno dei palestinesi nei campi profughi

14 Ottobre 2026 ore 18:50
‘Not Residents’: Netanyahu Opposes Palestinians’ Return to Refugee Camps – Palestine Chronicle 14 ottobre 2026 Dello staff del Palestine Chronicle L’esercito israeliano spostò con la forza i palestinesi da Tulkarm. (Foto: Wahaj Bani Moufleh, via Media Committee nel campo di...
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Legge di bilancio: più spesa militare in cambio di altro debito

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Piazza della loggia: la corte d’appello nega l’arresto di toffaloni, condannato per la strage del 28 maggio 1974

14 Ottobre 2026 ore 13:48
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Palestina: in cisgiordania avanza l’occupazione tra raid militari e violenze dei coloni

14 Ottobre 2026 ore 13:48
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Fermiamo la propaganda di guerra, inceppiamo la macchina bellica, disertiamo gli eserciti

14 Ottobre 2026 ore 09:49
La propaganda militarista continua a crescere ogni giorno sia a livello nazionale che internazionale. Il messaggio delle istituzioni veicolato dai media è sempre più chiaro: dobbiamo prepararci alla guerra per difendere la nazione. L’aumento delle spese militari e delle missioni...
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13 ottobre 2026, di Urooba Jamal Air France says it will follow Israeli rule barring crew from some nations | Aviation | Al Jazeera Air France è tenuta a rispettare le norme di ingresso stabilite dalle autorità dei paesi serviti,...
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Teva: il boicottaggio contro Israele funziona

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Desolacion – S/t (2025)

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10 ottobre 2025. Praticamente un anno fa esatto di questi tempi, in un venerdì d’autunno partivo alla volta del centro sociale Brigata Prociona di Imola. Tutto questo per vedere dal vivo l’unica data italiana dei Desolacion, gruppo stenc-crust punk di...
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Degradation – Imprimé Dans Les Chairs (2026)

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Fino a qualche giorno fa era più di un anno che non scrivevo una recensione sulle pagine di Disastro Sonoro. Questo non per una mancanza di tempo o di voglia ma proprio perchè nell’ultimo anno e mezzo ho sempre avuto...
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Torino, 17 ottobre: Kurdistan e confederalismo democratico

UNA PROSPETTIVA PER LA PACE NEL MEDIORIENTE (che poi per noi sarebbe il Vicino Oriente) Il 17 ottobre la Città Metropolitana di Torino ospiterà una giornata di confronto dedicata alla questione curda e alle trasformazioni politiche in corso in Medio...
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A412, ruspe e gendarmi contro la resistenza nel Chablais

ripreso da Osservatorio Repressione, a partire da un reportage di Maude Jaquet Nel Chablais francese avanza il cantiere dell’autostrada Machilly-Thonon mentre sono ancora pendenti i ricorsi degli oppositori. Ettari di bosco sono già stati abbattuti, aumentano fermi e controlli e...
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In tutta Italia, 16 ottobre: sciopero per il clima

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[nologs]: “analizzare il modello israeliano dell’industria della cyber security”. giovedì 15 ottobre al mag47

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Nuovo appuntamento con [NOLOGS] Make Hacking Great Again, la rassegna mensile dell’hacklab BYTE::A che si pone in maniera critica rispetto ai meccanismi di sviluppo, fruizione / uso ed abuso delle tecnologie all’interno della nostra società. Titolo dell’incontro in programma giovedì...
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Terrorismo e Imperialismo: Due facce dello stesso sistema – Intervento del Partito Comunista a Mosca

Versione integrale dell’intervento del Vicesegretario Generale Matteo Di Cocco al III Forum Antifascista di Mosca tenutosi a Maggio 2026.

IL FASCISMO NON È UN INCIDENTE — È LA RISPOSTA VIOLENTA DEL CAPITALISMO

Il Fascismo non è un incidente della storia. Non è una deviazione, non è un’anomalia. È il frutto avvelenato della degenerazione sistemica del capitalismo che, quando entra in crisi o si sente minacciato dai movimenti popolari e operai, reagisce con ferocia, togliendo la propria maschera della democrazia per mostrare il volto violento. Quello della violenza di classe.

Come insegnato da Antonio Gramsci, la pavidità dei partiti operai — egemonizzati dalle correnti riformiste, incapaci di una visione ideologica corretta — è stata la prima causa della sconfitta del movimento operaio italiano di fronte alla marea nera.

Non possiamo ripetere quegli errori. Non possiamo più permetterci quella codardia, sperando di strappare qualche simpatia qua e là nel campo socialdemocratico (se non peggio).

Questo perché (e ne abbiamo le prove giorno dopo giorno) il fascismo in occidente sopravvive e continua a riprodursi perché negli ultimi trent’anni l’ideologia e la modalità d’azione dei comunisti è stata smantellata e deligittimata, pezzo dopo pezzo da chi in una folle rincorsa ai richiami delle élite finanziarie ha abbracciato il neoliberismo dando vita ad una pseudo sinistra, incarnata in fine da chi a Bruxelles, nel Consiglio Europeo ha avuto il coraggio di equiparare il nazismo ed il comunismo, distruggendo nel frattempo lo stato sociale e continuando a sostenere il regime neo nazista di Kiev.

In Italia, come nel resto dell’Europa abbiamo sempre più la prova che la forma più avanzata di fascismo non ha più la camicia nera addosso, ma hanno i vessilli di chi ha tradito la classe operaia invece di difenderla. Questo tradimento è un sintomo, di una malattia più ampia.

Una malattia che si chiama fascismo moderno.

TERRORISMO COME CATEGORIA POLITICA

Il terrorismo, come il fascismo non è un fenomeno autonomo che cade dal cielo ed in questo ci rifacciamo proprio a quanto dichiarato dal Presidium del Comitato Centrale del KPRF nel giugno del 2024:

“Per sconfiggere il terrorismo, è necessario superare il capitalismo, unire la società sugli ideali della giustizia, e quindi del socialismo. L’esperienza sovietica ci dà un grande esempio di come la società può unirsi, forgiare una forte armatura della sicurezza nazionale e vergognare il nemico più cinico e crudele” (https://kprf.ru/party-live/cknews/227219.html) [1]”

Il nostro Partito condivide in pieno questa lettura, le radici del terrorismo in epoca contemporanea sempre più affonda le radici nella povertà, nella diseguaglianza, nei conflitti militari fomentati dall’imperialismo per il controllo delle risorse o per la gestione delle proprie sfere di influenza a livello geopolitico fino alla frammentazione sociale prodotta coscienziosamente dal capitalismo neoliberista.

Possiamo definire il terrorismo come un fenomeno con tre facce, per quanto riguarda l’analisi politica contemporanea.

  • C’è il terrorismo come atto criminale di massa contro civili innocenti
  • C’è il terrorismo di Stato, organizzato da chi attacca popolazioni civili e finanzia organizzazioni e milizie paramilitari che organizzano stragi o colpi di Stato
  • Infine, c’è l’uso strumentale della categoria “terrorismo” utilizzata come arma ideologica per attaccare chi si oppone alle manovre imperialiste, per reprimere i movimenti popolari legittimando le aggressioni militari.

 

Qui ci poniamo una domanda: chi è il vero terrorista? Chi difende un popolo e la propria identità nazionale dall’aggressione di un governo fascista o quello stesso governo che attacca quei popoli? Noi sicuramente sappiamo da che parte stare.

[1] Dal servizio stampa del Comitato Centrale del KPRF 24 Giugno 2024 https://kprf.ru/party-live/cknews/227219.html

L’UCRAINA E IL NODO DEL CONFLITTO

Se parliamo di strutture imperialiste e terroriste in occidente non possiamo evitare di parlare della NATO che con la sua continua aggressione imperialista con il allargamento ad est violando non solo gli accordi del 1991, ma qualsivoglia briciolo di buonsenso, hanno trasformato l’Ucraina in un avamposto anti-russo. Per questo il Partito Comunista (Italia) condanna nettamente il sostegno dell’Unione Europea e degli Stati Uniti d’America a tutti quei settori che hanno egemonizzato il potere di Kiev dal colpo di Stato del 2014 in poi.

Fin da Euromaidan, l’obiettivo non è stato minimamente quello di mettere al centro la volontà del popolo ucraino, ma quello di accerchiare ed indebolire la Russia accerchiandola e cercando di distruggere qualsiasi forma di opposizione all’egemonia del dollaro e della finanza anglosassone, distruggendo quel filo rosso che unisce i popoli russi ed ucraini da ben prima che nascesse la NATO o che gli Stati Uniti d’America fossero un pensiero di Franlink o Jefferson.

Come è ben documentato, il regime di Kiev ha trasformato l’Ucraina nel primo stato terrorista d’Europa permettendo l’uso di metodi deliberatamente terroristici come gli attacchi ad infrastrutture civili, sabotaggi e addirittura uso di missili forniti dall’Occidente contro le popolazioni residenti nelle regioni del Donbass.

Se ci fossero dubbi, questo non è il comportamento di una democrazia, questo non è il comportamento di uno stato aggredito (come molti in Italia ed Europa definiscono l’Ucraina) ma questo è puro e semplice terrorismo di Stato, armato e finanziato dall’imperialismo occidentale.

L’Ucraina non è più una nazione, ma un asset strategico militare in mano a potenze straniere.

Le sanzioni contro la Russia si sono ritorte contro l’Europa stessa.

La NATO ogni giorno di più viene umiliata.

I popoli del Donbass si sono ribellati ed hanno preso le armi per difendere la propria autodeterminazione.

Oggi la Russia insieme alla Cina Socialista ed a tutte quelle nazioni che vogliono uscire dal giogo imperialista hanno l’opportunità di costruire un fronte per la pace e la sovranità economica e politica dei popoli.

Dobbiamo purtroppo constatare che in questo momento in Italia non ci sono le condizioni minime per attuare una politica di questo tipo, poiché la nostra nazione è da anni ormai retrocessa al rango di colonia.

Nostro l’ardito compito far risaltare le contraddizioni del sistema e sfruttarle per riportare anche in Italia il protagonismo della politica sull’economia e del popolo sull’imperialismo.

IL NEOLIBERISMO È IN GUERRA PERMANENTE

Cari compagni, dobbiamo essere chiari su un punto: non siamo di fronte a una crisi passeggera o ad un’anomalia che verrà risolta con qualche aggiustamento diplomatico.

Ci troviamo di fronte ad una crisi strutturale del capitalismo, che cerca la sua via d’uscita — come sempre nella storia — attraverso l’unico metodo che conosce: la guerra, la militarizzazione delle società e la distruzione dei diritti sociali conquistati dai lavoratori nel Novecento.

L’Unione Europea si è rivelata per quello che i comunisti hanno sempre denunciato: un apparato tecnico e burocratico al servizio del complesso militare del capitale.

Euro, Unione Europea e NATO non difendono la democrazia ma ne sono la diretta negazione.

Lo vediamo nelle politiche di austerità che negli anni hanno colpito i popoli europei, lo vediamo nella continua promozione di uno spirito anticomunista anche a livello istituzionale, non solo falsificando la storia, ma spergiurando sulle tombe di chi ha sacrificato la propria vita 81 anni fa per liberare il continente dal dominio nazifascista.

L’aumento smisurato delle spese militari sacrificando sanità, istruzione e pensioni sono il segnale di un’opera di distruzione della società per piegarla alla volontà delle élite economiche e militari utilizzando l’invenzione di una fantomatica minaccia russa come alibi per accelerare il processo di smantellamento di ogni residuo di Stato sociale.

Visto il continuo attacco dell’Unione Europea al suo stesso popolo, vista la continua ricerca di un nemico per militarizzare e spaventare gli europei convincendoli della giustezza di una futura guerra … possiamo definire la stessa Unione Europea come un’entità terroristica?

LA RISPOSTA COMUNISTA

La risposta comunista non può essere né nazionalista né semplicemente pacifista.

Deve essere internazionalista e di classe.

Se vogliamo essere all’altezza del compito che la storia ci sta ponendo dobbiamo riunire tutti coloro che rifiutano il controllo imperialista, chi è a favore della sovranità de popoli ed contro l’ingerenza straniera.

Dobbiamo combattere tutti quei piani di riarmo che sono propedeutici a future aggressioni e conflitti, dobbiamo far si che tutte le componenti sociali dei nostri rispettivi stati difendano lo Stato Sociale e smascherino le pseudosinistra neoliberista, finto socialdemocratiche e tutti coloro che hanno tradito i loro popoli.

Nel nostro paese, il Partito Comunista (Italia) porta avanti questa battaglia senza compromessi. Non partecipiamo al gioco delle alleanze con il centro-sinistra atlantista. Non sosteniamo le missioni militare all’estero o l’invio di armi in Ucraina, siamo contro la NATO e contro l’Unione Europea del capitale.

Per questo il nostro compito non deve fermarsi solo a tutti coloro che si riconoscono nella nostra ideologia, ma dobbiamo essere capaci di egemonizzare quei movimenti di massa spontanei che altrimenti sarebbero fini a loro stessi: come ci hanno insegnato Lenin e Gramsci serve un partito, una direzione politica ed una visione ideologica chiara.

VERSO LA VITTORIA

Compagni, permettetemi di chiudere con una riflessione che porto anche a nome del Segretario Generale Alberto Lombardo. Siamo qui a Mosca, capitale dell’Unione Sovietica che ha resistito all’invasione nazifascista ed ha liberato il continente dal pericolo nero al costo della vita di oltre venti milioni dei suoi figli.

L’Armata Rossa a Stalingrado non ha fermato la macchina militare nazifascista solo per l’Unione Sovietica, ma lo ha fatto per la libertà di tutto il mondo, fu la vittoria del socialismo sul fascismo, la vittoria del popolo sulla barbaria capitalista.

Lo abbiamo già detto lo scorso anno, per rispetto e onore del popolo sovietico Volvograd non deve essere Stalingrado pochi giorni dell’anno, ma deve tornare ad essere Stalingrado tutto l’anno!

Proprio su quell’esempio eroico noi siamo chiamati ad un’altra battaglia, sotto forme diverse contro nemici che oggi hanno giacche e cravatte. Invece dei carri armati usano canali di informazione, fondi di investimento e le banche centrali per manipolare la vita delle persone e la loro percezione della realtà.

Ma la sostanza non cambia: il capitalismo quando è in crisi torna a mostrare il suo volto di violenza, di guerra e di terrorismo contro i popoli.

Non so quando arriverà la Vittoria. Ma so che, quando arriverà, voglio che ci sia anche il mio ed il contributo del mio Partito.
Ma questa battaglia l’abbiamo già vinta una volta, 81 anni fa e non ce lo hanno mai perdonato.
Facciamolo accadere ancora una volta

Slava Stalingrad! Vperëd k pobede!

(Avanti verso la vittoria!)

🇬🇧 English Version
THE COMMUNIST PARTY — ITALY
III International Forum — Moscow, May 2026
Terrorism and Imperialism: Two Faces of the Same System

First of all, allow me to convey greetings to you from the General Secretary, comrade Alberto Lombardo, and from the entire Central Committee of the Communist Party (Italy).
We thank the KPRF – Communist Party of the Russian Federation for organizing this Forum and for allowing us to bring the voices of those in Italy who fight every day against imperialism, war, and fascism in its many contemporary forms.

FASCISM IS NOT AN ACCIDENT — IT IS CAPITALISM’S VIOLENT RESPONSE

Fascism is not an accident of history. It is not a deviation, it is not an anomaly. It is the poisonous fruit of the systemic degeneration of capitalism, which, when it enters into crisis or feels threatened by popular and workers’ movements, reacts ferociously, removing its democratic mask to reveal its violent face. That of class violence.
As Antonio Gramsci taught, the cowardice of workers’ parties—dominated by reformist currents, incapable of a correct ideological vision—was the primary cause of the defeat of the Italian workers’ movement in the face of the oil slick.
We can’t repeat those mistakes. We can no longer afford that cowardice, hoping to gain some sympathy here and there in the social democratic camp (or worse).
This is because (and we have proof of this day after day) fascism in the West survives and continues to reproduce itself because over the last thirty years the ideology and mode of action of the communists have been dismantled and delegitimized, piece by piece, by those who, in a mad pursuit of the calls of the financial elite, have embraced neoliberalism, giving birth to a pseudo-left, ultimately embodied by those in Brussels, in the European Council, who had the courage to equate Nazism and Communism, meanwhile destroying the welfare state and continuing to support the neo-Nazi regime in Kiev.
In Italy, as in the rest of Europe, we have growing evidence that the most advanced form of fascism no longer wears black shirts, but instead carries the banners of those who betrayed the working class instead of defending it. This betrayal is a symptom of a broader disease.
A disease called modern fascism.
TERRORISM AS A POLITICAL CATEGORY
Terrorism, like fascism, is not an autonomous phenomenon that falls from the sky and in this we refer precisely to what was declared by the Presidium of the Central Committee of the KPRF in June 2024:
“To defeat terrorism, it is necessary to overcome capitalism, to unite society around the ideals of justice, and therefore of socialism. The Soviet experience gives us a great example of how society can unite, forge a strong armor of national security, and shame the most cynical and cruel enemy.”https://kprf.ru/party-live/cknews/227219.html) ”
Our Party fully shares this view: the roots of terrorism in contemporary times are increasingly rooted in poverty, inequality, military conflicts fomented by imperialism for the control of resources or the management of its own spheres of influence at the geopolitical level, up to the social fragmentation consciously produced by neoliberal capitalism.
We can define terrorism as a three-faceted phenomenon, as far as contemporary political analysis is concerned.
• There is terrorism as a mass criminal act against innocent civilians
• There is state terrorism, organized by those who attack civilian populations and finance paramilitary organizations and militias that organize massacres or coups d’état
• Finally, there is the instrumental use of the category “terrorism” employed as an ideological weapon to attack those who oppose imperialist maneuvers, to repress popular movements by legitimizing military aggression.

Here we ask ourselves a question: who is the real terrorist? Those who defend a people and their national identity from the aggression of a fascist government, or the very government that attacks those people? We certainly know which side we’re on.

UKRAINE AND THE CRUCIAL ISSUE
When we talk about imperialist and terrorist structures in the West, we cannot avoid mentioning NATO, which, with its ongoing imperialist aggression and eastern enlargement—violating not only the 1991 agreements but every shred of common sense—has transformed Ukraine into an anti-Russian outpost. For this reason, the Communist Party (Italy) strongly condemns the European Union and the United States’ support for all those sectors that have dominated Kiev’s power since the 2014 coup.

Since Euromaidan, the goal has not been to put the will of the Ukrainian people at the center, but to encircle and weaken Russia by encircling it and trying to destroy any form of opposition to the hegemony of the dollar and Anglo-Saxon finance, destroying the common thread that has united the Russian and Ukrainian peoples since well before NATO was born or the United States of America was even a thought of Franklin or Jefferson.
As is well documented, the Kiev regime has transformed Ukraine into Europe’s first terrorist state by allowing the use of deliberate terrorist methods such as attacks on civilian infrastructure, sabotage, and even the use of Western-supplied missiles against populations living in the Donbass regions.
If there were any doubt, this is not the behavior of a democracy, this is not the behavior of an attacked state (as many in Italy and Europe define Ukraine) but this is pure and simple state terrorism, armed and financed by Western imperialism.
Ukraine is no longer a nation, but a strategic military asset in the hands of foreign powers.
Sanctions against Russia have backfired on Europe itself.
NATO is being humiliated more and more every day.
The people of Donbass rebelled and took up arms to defend their self-determination.
Today, Russia, together with Socialist China and all those nations that wish to escape from the imperialist yoke, have the opportunity to build a front for peace and the economic and political sovereignty of the peoples.
Unfortunately, we must note that at this time in Italy the minimum conditions for implementing a policy of this type do not exist, since our nation has been relegated to the rank of a colony for years now.
Ours is the daring task of highlighting the contradictions of the system and exploiting them to restore, in Italy too, the role of politics over the economy and of the people over imperialism.

NEOLIBERALISM IS AT PERMANENT WAR

Dear comrades, we must be clear on one point: we are not facing a temporary crisis or an anomaly that will be resolved with some diplomatic adjustments.
We are facing a structural crisis of capitalism, which seeks its way out—as always throughout history—through the only method it knows: war, the militarization of societies, and the destruction of the social rights won by workers in the twentieth century.
The European Union has revealed itself to be what the communists have always denounced: a technical and bureaucratic apparatus at the service of capital’s military complex.
The Euro, the European Union and NATO do not defend democracy but are its direct negation.
We see it in the austerity policies that have affected the peoples of Europe over the years, we see it in the continued promotion of an anti-communist spirit even at the institutional level, not only by falsifying history, but by perjuring themselves on the graves of those who sacrificed their lives 81 years ago to liberate the continent from Nazi-Fascist rule.
The disproportionate increase in military spending, sacrificing healthcare, education, and pensions, signals a drive to destroy society, bending it to the will of the economic and military elites. The invention of a phantom Russian threat serves as an excuse to accelerate the dismantling of every vestige of the welfare state.
Given the European Union’s ongoing attack on its own people, given its constant search for an enemy to militarize and frighten Europeans into believing a future war is justified… can we define the European Union itself as a terrorist entity?

THE COMMUNIST RESPONSE
The communist response can be neither nationalist nor simply pacifist.
It must be internationalist and class-based.
If we want to live up to the task that history is placing before us, we must unite all those who reject imperialist control, those who are in favor of the sovereignty of peoples and those who are against foreign interference.
We must fight all those rearmament plans that pave the way for future aggression and conflict. We must ensure that all social groups in our respective countries defend the Welfare State and expose the neoliberal pseudo-left, fake social democrats, and all those who have betrayed their peoples.
In our country, the Communist Party (Italy) is fighting this battle uncompromisingly. We do not participate in the game of alliances with the Atlanticist center-left. We do not support military missions abroad or the shipment of weapons to Ukraine; we are against NATO and the European Union of capital.
For this reason, our task must not be limited to those who identify with our ideology, but we must be capable of hegemonizing those spontaneous mass movements that would otherwise be ends in themselves: as Lenin and Gramsci taught us, we need a party, a political leadership, and a clear ideological vision.
TOWARDS VICTORY
Comrades, allow me to close with a reflection I also offer on behalf of Secretary General Alberto Lombardo. We are here in Moscow, the capital of the Soviet Union, which resisted the Nazi-Fascist invasion and freed the continent from the dark peril at the cost of the lives of over twenty million of its sons.
The Red Army at Stalingrad did not stop the Nazi-fascist military machine just for the Soviet Union, but it did so for the freedom of the entire world. It was the victory of socialism over fascism, the victory of the people over capitalist barbarism.
We said it last year: out of respect and honor for the Soviet people, Volgograd must not be Stalingrad for a few days a year, but must return to being Stalingrad all year round!
Precisely on the basis of that heroic example, we are called to another battle, in a different form, against enemies who today wear suits and ties. Instead of tanks, they use information channels, investment funds, and central banks to manipulate people’s lives and their perception of reality.
But the substance does not change: when capitalism is in crisis, it returns to show its face of violence, war, and terrorism against people.
I don’t know when Victory will come. But I know that, when it does, I want my contribution and that of my Party to be there too.
But we already won this battle once, 81 years ago, and they never forgave us.
Let’s make it happen one more time

Slava Stalingradu! Vperëd k pobede!
(Onward to victory!)

 

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L'articolo Terrorismo e Imperialismo: Due facce dello stesso sistema – Intervento del Partito Comunista a Mosca proviene da IL PARTITO COMUNISTA - Sito Ufficiale.

Cuba denuncia gli effetti del blocco USA: la conferenza stampa integrale di Bruno Rodríguez Parrilla

Transcripción íntegra de la conferencia de prensa del ministro de Relaciones Exteriores, Bruno Rodríguez Parrilla, para la presentación del Informe de Cuba sobre las afectaciones del bloqueo de EEUU contra Cuba 

Moderadora: Saludos a todos los colegas de la prensa nacional, de la prensa extranjera acreditada en el país. Hoy, en conferencia de prensa, el ministro de Relaciones Exteriores de la República de Cuba, Bruno Rodríguez Parrilla, para presentar el Informe sobre el impacto del bloqueo de Estados Unidos contra nuestro país. Ministro, en la sala se encuentran: 47 corresponsales de 25 medios de 12 países. También saludo a los televidentes, a los usuarios de Internet. Se está transmitiendo en vivo por la televisión cubana, por la radio cubana, por las plataformas digitales de la Cancillería y de la Presidencia. Tenga usted la palabra.

Canciller: Muchas gracias, mis saludos. Aprecio profundamente que compartan este tiempo con nosotros.

El informe que tradicionalmente presenta la República de Cuba al Secretario General de las Naciones Unidas, por su solicitud, aporta información rigurosa sobre los daños económicos, comerciales y financieros del bloqueo del gobierno de los Estados Unidos contra Cuba.

Pongo énfasis en esta ocasión en el impacto tremendo en las personas, en las familias cubanas, en definitiva, en todo nuestro pueblo. Porque el bloqueo no castiga a un gobierno, castiga la vida cotidiana de un pueblo en todos los ámbitos. Es un acto de castigo colectivo, que se expresa en los largos meses viviendo con solo dos o tres horas diarias de electricidad o menos, con los alimentos echándose a perder, el calor que no deja dormir, los padres abanicando a sus bebés, los niños en penumbra haciendo sus tareas escolares, los jóvenes sin conectividad o sin recreación, los abuelos sin televisión o a veces, incluso, radio, toda la vida familiar dañada.

La orden ejecutiva del presidente de los Estados Unidos del 29 de enero, decretó el bloqueo de combustibles que impide los suministros, incluso pagados, por la amenaza de sanciones; intimida a las compañías dueñas de los buques tanqueros y los acosa; amenaza a las navieras y les prohíbe transportar incluso partes y piezas para las termoeléctricas o para sistemas fotovoltaicos.

Un barco de crudo de 100.000 toneladas  permitiría reducir drásticamente los apagones por aproximadamente dos semanas. Si se pudiera importar fuel y diésel para los grupos electrógenos de los conjuntos de motores generadores de la llamada generación distribuida, podría reducirse el apagón al mínimo; pero el bloqueo de combustibles impide importarlos. Hemos cambiado aceleradamente la matriz energética con la fuente solar. Ahora se amenaza a las navieras para que no traigan tampoco paneles solares ni baterías para los nuevos parques fotovoltaicos, que hemos aprendido a instalar en solo 45 días.

El castigo se expresa en las semanas sin abasto de agua. Una fuente de abasto de agua funciona con conjuntos de motores eléctricos que se apagan, obviamente, durante el apagón. Incluso, una breve interrupción eléctrica los desconecta y requiere después varias horas para recuperar la presión de agua en las conductoras. Ocurre lo mismo con las plantas de bombeo, las estaciones de rebombeo y los impulsores en las tuberías. Estos sistemas se protegen con grupos electrógenos, pero estos funcionan también con fuel o diésel que no nos dejan importar.

El bloqueo nos priva de recursos. Tampoco nos permite importar partes y piezas para esos grupos electrógenos. Sin embargo, trabajamos arduamente para movilizar grupos electrógenos con capacidad de funcionar y para asegurar energía fotovoltaica al suministro de agua.

El bloqueo energético castiga a los niños recién nacidos que para sobrevivir dependen del funcionamiento estable de un equipo médico como una incubadora, por ejemplo. Y en el apagón, cuando falla el grupo electrógeno del hospital, los médicos tienen que salvarlos con técnicas aplicadas de forma manual, por ejemplo, para suplir la ventilación asistida. Igual que las personas que esperan una cirugía, entre ellos niños, y saben que el grupo electrógeno que protege el quirófano del hospital depende también de un grupo electrógeno que puede tener dificultades o falta de combustible, de un grupo electrógeno que apenas tiene combustible para funcionar. Han ocurrido hechos dramáticos en que ha habido que terminar algunas cirugías mayores con el alumbrado de lámparas recargables o en algún caso con la luz de los teléfonos móviles del personal médico.

Saben las personas que están pendientes de una cirugía que este servicio está limitado precisamente por la falta de electricidad que genera, sobre todo, la falta de combustible. Se ha hecho un gran esfuerzo con resultados alentadores para proteger con sistemas fotovoltaicos a los hospitales, policlínicos y otros centros de salud. El bloqueo castiga a quienes tienen un enfermo en casa y dificultades para transportarlo al hospital o un familiar que requiere hemodiálisis y conocen las limitaciones por combustibles del servicio de ambulancias y de otros igualmente afectados. Pese a todo, se han adquirido ambulancias, se garantiza un mínimo de combustible para ellas y se asegura el transporte para hemodiálisis.

Sufren los padres o familiares que buscan con angustia un medicamento imprescindible, que puede estar en uno de los más de siete mil contenedores, que las amenazas del gobierno de Estados Unidos a las compañías navieras no dejan llegar a la Isla, o que se produce en Cuba, pero cuyas materias primas o insumos están en otro contenedor.

Los datos muestran un aumento de la mortalidad infantil de cuatro por cada mil nacidos vivos en 2018 a 9,9 en 2025. Son niños, no son números. Son las muertes que no debieron ocurrir por privarse a Cuba y a su sólido y eficaz sistema de salud pública de recursos legítimos.

Hablamos, por ejemplo, del sistema que debe cuidar a una mujer embarazada, tratar a un niño enfermo y atender a quien llega a una urgencia médica. La salud necesita los recursos. Los pacientes necesitan los tratamientos a tiempo que el cerco energético y las medidas contra las navieras impiden llegar a Cuba.

La crueldad del castigo colectivo se expresa en los miles y miles de cubanos y cubanas que luchan a diario sin transporte público para llegar al trabajo porque el parque automotor está prácticamente paralizado sin combustible. Los niños, adolescentes y maestros caminan muchas veces largas distancias para llegar a las escuelas. Pero hemos adquirido y ensamblamos motos, triciclos y vehículos eléctricos. A pesar de tanto daño, Cuba ha logrado la hazaña de haber iniciado el actual curso escolar para sus niños, con más garantías y mejor aseguramiento, en condiciones de universalidad, equidad y calidad, que la que garantizan países latinoamericanos o los propios Estados Unidos en comunidades de bajos ingresos.

Aún bajo las condiciones extremas que encara nuestra economía se asegura el financiamiento anual indispensable para la educación especial de niños y jóvenes con discapacidades auditivas o psicomotoras o intelectuales. Para una familia, ese financiamiento significa oportunidades para que su hijo aprenda, se comunique y participe. Su futuro es más que una cifra en un balance estadístico.

La depresión de los ingresos reales y el encarecimiento de la vida de las familias cubanas por efecto del recrudecimiento aún más extremo del bloqueo, con la Orden ejecutiva del primero de mayo, provoca enormes sufrimientos y angustias. El bloqueo de combustibles y las amenazas contra las navieras producen apagones, impiden el abasto de agua y afectan todos los servicios a la población. La hostilidad y la agresión alcanzan todos los ámbitos de la vida.

No se trata de daños colaterales, frase también inaceptable de la guerra criminal de Estados Unidos contra Cuba. Son las víctimas de un diseño agresivo, de un plan fríamente calculado. Es el objetivo de las medidas que se aplican. Es el castigo colectivo contra los cubanos para buscar objetivos políticos. El bloqueo castiga, queremos vivir en paz. Castiga a todas las familias, queremos que nos dejen en paz.

El presidente Donald Trump dijo el 8 de enero de 2026, al responder una pregunta sobre la política de su gobierno contra Cuba, y cito: “no creo que se pueda ejercer mucha más presión salvo entrar y destrozar el lugar”. El Secretario de Estado que mentía consistentemente diciendo que el bloqueo de combustible no existía, el 7 de agosto declaró y cito: “No hay válvulas de escape. Cada vez que crean un nuevo mecanismo para intentar librarse del cerco, simplemente lo bloqueamos”, señaló. Es el mismo sentimiento despiadado y espíritu destructivo detrás del genocidio que se comete en Gaza. En Cuba es silencioso, sin bombas, pero también mata.

Ya el gobierno de Estados Unidos no logra confundir ni desorientar. Dentro de ese país hay reconocimiento y conciencia creciente sobre el abuso y crecen las voces que reclaman su cese inmediato.

Los días 27 y 28 de octubre próximo, la Asamblea General de las Naciones Unidas considerará nuevamente el tema de su agenda titulado: “Necesidad de poner fin al bloqueo económico, comercial y financiero impuesto por los Estados Unidos de América contra Cuba”. A pesar de la extraordinaria presión e intimidación del gobierno de los Estados Unidos, de su Departamento de Estado, de sus embajadas y misiones diplomáticas, sobre los Estados miembros, nuestro pueblo confía en el respaldo abrumador del planeta al reclamo de que se ponga fin al bloqueo en la votación que tendrá lugar el miércoles 28 de octubre, cerca del mediodía.

El informe que hoy presentamos, y está en toda su extensión en poder de ustedes, incluye los daños ocasionados por la guerra económica contra Cuba entre marzo de 2025 y febrero de 2026. Reúne ejemplos elocuentes, testimonios desgarradores y datos irrebatibles sobre sus efectos en nuestra economía, en los derechos humanos, en la vida cotidiana de las personas.

Detrás de cada cifra hay un rostro humano. Detrás de cada medida de bloqueo hay una tragedia o un drama familiar. Se estiman en 8 mil 83 millones de dólares los perjuicios del bloqueo entre el primero de marzo de 2025 y el 28 de febrero de 2026. Es una cifra récord, por encima del récord del año pasado. Los daños del bloqueo han aumentado en este periodo un 7% superior al nivel récord registrado hace un año. Los daños acumulados en estas décadas de aplicación del bloqueo ascienden a 178 mil 700 millones de dólares a precios corrientes. Es otro récord, un 4,7% más elevado que lo informado antes.

El informe estima que, de no existir el bloqueo, el PIB de Cuba a precios corrientes habría crecido significativamente en 2025. Ese estimado expresa las oportunidades de revitalización del sector productivo, de nuestras capacidades de exportación, de recuperación de nuestra economía, de posibilidades de desarrollo social, perdidas precisamente por efectos directos del castigo colectivo, que provoca también una disminución de la capacidad de nuestro gobierno para continuar desarrollando, perfeccionando, las políticas sociales que son parte de nuestro modelo económico y social.

El informe recoge con datos y amplia explicación el impacto extendido, integral, transversal, profundo, del bloqueo energético en todos los ámbitos de la vida nacional. Esta es una realidad que nadie mínimamente informado o elementalmente honesto pueda decir que desconoce. Habría que identificar qué ocurriría en cualquier otro país que hubiera enfrentado por más de 8 meses un cerco energético absoluto, equivalente a un bloqueo naval que es un acto de guerra, según el Derecho Internacional.

¿Qué país en esas condiciones podría mantener la paz, el consenso social, la estabilidad, la participación de los ciudadanos en las soluciones a las dificultades y la seguridad ciudadana?

Ante este cruel desafío, Cuba trabaja denodadamente; nunca se dejará vencer. Atiende hoy con gran esfuerzo, las necesidades más perentorias de la población, mantiene y se propone mejorar las políticas sociales como máxima prioridad sin que nadie quede desamparado.

Avanzaremos rápida y resueltamente en la aplicación de los cambios económicos y sociales recientemente aprobados por la Asamblea Nacional del Poder Popular, que esperamos produzcan resultados iniciales a corto plazo y que permita avanzar en mejorar las condiciones de bienestar de nuestra población.

Es necesario recordar el diseño original de la política de los gobiernos de los Estados Unidos contra Cuba, recogido en aquel infame memorándum interno del subsecretario de Estado, fechado en 1960, del subsecretario de Estado Lester Mallory, que dice, y cito: “emplear rápidamente todos los métodos posibles para debilitar la vida económica de Cuba, lograr la privación de dinero y suministros, reducirle sus recursos financieros y salarios reales, provocar hambre, desesperación y el derrocamiento del gobierno.” La política vigente del gobierno de los Estados Unidos contra Cuba configura y tipifica un acto de genocidio según las convenciones internacionales, reproduce los objetivos y busca generar una catástrofe como la del holocausto que sufrió el pueblo cubano en la última década del siglo XIX bajo la reconcentración del Capitán General Valeriano Weyler.

Weyler y Lester Mallory reencarnan en algunos políticos estadounidenses y algunos funcionarios del Departamento de Estado.

Se producen a diario declaraciones terribles, no solo de funcionarios oficiales, sino también de congresistas rabiosamente anticubanos, de figuras neofascistas extremadamente conservadoras de la política estadounidense, de herederos, de los esbirros y ladrones que lucraron en la dictadura de Fulgencio Batista, de los que piensan que la solución de Cuba es el tutelaje de los Estados Unidos, o de los que pretenden entregar Cuba a las peores fuerzas de Miami que vivieron siempre de la industria anticubana.

Son los políticos que llaman a la violencia, que amparan acciones terroristas, que instigan a la desestabilización de Cuba y que instan permanentemente al Presidente de los Estados Unidos a una agresión militar directa contra nuestro pueblo.

Cerrar todas las salidas económicas de un país significa asfixiar a una población en su conjunto e intentar en ese empeño inducir una crisis humanitaria por la vía del castigo colectivo.

No habrá una crisis humanitaria en Cuba porque nuestro pueblo es profundamente solidario, comprende y tiene elevada conciencia de las causas de los problemas y sufrimientos que afrontamos, se moviliza colectivamente en estrecha unidad y es sujeto protagonista de los cambios que estamos introduciendo para responder a problemas del pasado y a la durísima coyuntura actual con una actualización y cambios de nuestro modelo económico y también siempre social, orientado a la justicia social, a la igualdad de oportunidades y a la dignidad de las cubanas y cubanos.

No es un ataque a un gobierno con el que el vecino del norte tiene diferencias políticas, no es de ninguna manera un acto de legítima defensa de la principal potencia militar, nuclear, tecnológica y económica del planeta.

No protege ningún interés nacional ni de los ciudadanos ni empresarios estadounidenses. No representa ni responde a la voluntad, los sentimientos ni los intereses de los contribuyentes, de los electores de ese país. Tampoco, en modo alguno, responde a los sentimientos y los intereses de la inmensa mayoría de los cubanos residentes en el exterior, en particular de los residentes en los Estados Unidos ni de sus descendientes, que quieren para sus familias, para su nación, para su patria, lo mejor.

No reacciona el gobierno de los Estados Unidos con estas políticas genocidas a ninguna amenaza inusual y extraordinaria. Sin embargo, asienta ambas órdenes ejecutivas del 29 de enero y el 1 de mayo en esa increíble calumnia. No reacciona a ninguna amenaza real, de ninguna manera.

Cuba no es una amenaza, el bloqueo sí. No es, de ninguna manera, Cuba una amenaza. Somos un país de paz, queremos y merecemos la paz.

Junto al criterio ampliamente mayoritario de la comunidad internacional, reitero ahora y vamos a reiterar en Naciones Unidas: acaben de poner fin al bloqueo.

Déjennos vivir en paz.

Moderadora: Sí Ministro, hemos recibido solicitud de tres medios que están presentes en sala.

La Televisión Cubana, el Canal Cubano de Noticias. Por favor, preséntese.

Periodista: Roxana Arian, del Canal Cubano de Noticias. Ministro, el Secretario de Estado de los Estados Unidos ha declarado en reiteradas ocasiones que su gobierno ha dispuesto 100 millones de dólares de ayuda humanitaria para nuestro país y que Cuba la ha rechazado. ¿Me puede decir cuál es la realidad de esos fondos y qué cantidad de dinero ha entrado a nuestro país?

Ministro: Ellos mienten constantemente. El ofrecimiento de los supuestos 100 millones de dólares en ayuda humanitaria a Cuba se hizo público insólitamente en la Santa Sede, cuando ni siquiera era conocido por las iglesias cubanas ni por nuestro gobierno.

Habría que decir que después de que nuestro gobierno hubiere aceptado y facilitado la ayuda humanitaria por 3 millones de dólares, muy prolongada en el tiempo, en respuesta a los daños que provocó el huracán Melissa, se había hecho un ofrecimiento de 9 millones de dólares adicionales. Alguna aritmética oscura en el Departamento de Estado redujo esta cifra a 6 millones de dólares, inmediatamente aceptada por instituciones religiosas internacionales, altamente reconocidas por las iglesias en Cuba y por nuestro gobierno. De esos que eran 9 y fueron después 6 millones, se ha ejecutado algo más de 1 millón.

Puedo decir que de aquel ofrecimiento de los 100 millones de dólares, del que en un momento fuentes creíbles dijeron que se excluían las medicinas y los alimentos y otras dijeron que demoraría hasta finales de año, puedo informar que se ha ejecutado el envío de un módulo de alimentos y de productos de aseo para 700 familias cubanas. Probablemente calculado su precio según otra tasa, supongo, porque es difícil pensar que 700 módulos para una familia cuesten los 91 mil dólares que se plantean que ha sido así.

Emplazo otra vez, al gobierno de los Estados Unidos, en particular al Departamento de Estado, a que diga cuándo comienza a ejecutarse esa ayuda humanitaria, si incluirá medicinas y alimentos, que es una verdadera prioridad para nuestro pueblo y por qué demora largos meses en ejecutarse, cuándo empezará y sobre todo cuándo terminará.

Por supuesto que Cuba acepta siempre toda ayuda humanitaria ofrecida desde cualquier rincón del planeta, bajo las prácticas internacionales y normas de la cooperación y de la ayuda humanitaria reconocida por las Naciones Unidas, que siempre excluyen totalmente cualquier condicionamiento, cualquier manipulación política; porque no debe nadie lucrar políticamente con la necesidad ni el sufrimiento, y que también excluyen, por supuesto, cualquier fórmula lesiva a la soberanía nacional.

Puedo decir que el gobierno cubano está en estrecho contacto con las iglesias cubanas que participarán en la distribución de esta ayuda y les dará todo su apoyo para que sea rápida y eficaz. Espero que el Departamento de Estado haga algo.

Moderadora: Tenemos también una pregunta de la agencia AP.

Periodista: Buenos días o buenas tardes, Ministro. Andrea Rodríguez, de la agencia de prensa AP.

Señor, hemos en las últimas semanas escuchado muchísimo sobre conversaciones, diálogos, nos vimos, no nos vimos, ¿me podría decir oficial y exactamente en qué momento se encuentran estas conversaciones con Estados Unidos, si es que son reales o no? Y si hay una agenda, o ¿cuál será la hoja de ruta para destrabar esta situación que ya lleva tantos meses? En este sentido, también quisiera saber si las autoridades de Estados Unidos les han hecho llegar algún tipo de comentario sobre las 176 medidas, la aprobación de las 176 medidas, algunas de las cuales son aperturistas en la misma dirección, más allá de los motivos que tenga o no Cuba, de los pedidos de Estados Unidos de una apertura.

Y una precisión, discúlpeme. Usted mencionó ahora unos 8.000 millones de dólares de pérdidas en un año pero que irían hasta el mes de febrero. O sea, contemplando un mes el cerco energético actual. ¿Cuántos millones de dólares le sumaría y cuál sería la proporción de estos seis meses que han sido los más dramáticos y los más incrementados en cuanto al cerco energético y financiero que vive Cuba? Gracias.

Ministro: Como se ha dicho, ha habido conversaciones con el Departamento de Estado. Se mantienen comunicaciones en este sentido. Dichas conversaciones no muestran avances ni progresos, a partir de la falta de voluntad del gobierno de los Estados Unidos.

Cuba reitera que estará dispuesta a continuar dichas conversaciones sobre bases del Derecho Internacional, sin precondiciones, en igualdad soberana, en absoluto pie de igualdad, sobre bases de respeto mutuo, beneficio recíproco para nuestros pueblos, sin injerencia en nuestros asuntos internos.

No ha habido, ni hay en este momento negociaciones, ni hay agendas, ni hojas de ruta. Puedo decir que mantenemos la disposición de continuar esos contactos a pesar de la falta de progresos.

No ha habido ningún pronunciamiento oficial del gobierno de los Estados Unidos sobre los cambios económicos y sociales decididos recientemente por la Asamblea Nacional del Poder Popular. No ha habido esos pronunciamientos y la verdad es que no hace ninguna falta que los haya, porque se refieren al ejercicio de las facultades soberanas de la República de Cuba, que residen indeclinablemente y únicamente en el pueblo cubano.

Sin embargo, sí recibimos constantemente señales y preguntas de amplios sectores de la sociedad estadounidense, de personas, de cubanos residentes en ese país, de empresarios y compañías, personas de negocios, personas de buena voluntad, figuras del Congreso de los Estados Unidos, políticos de distintos Estados, profundamente interesados en conocer mejor y en saber cómo podrían aprovechar las oportunidades que se abren para ampliar vínculos comerciales, de cooperación, de inversión y, sobre todo, contrastan la amplitud de estas transformaciones con el estrechamiento del cerco energético y de la persecución a las navieras que transportan suministros a Cuba y nos preguntan cómo podrían hacerlo en esas circunstancias.

Nos llama la atención que nos pregunten consistentemente en qué vienen esos más de 7 mil contenedores, si esos contenedores han sido pagados ya, si responden a relaciones contractuales, a contratos firmados con navieras internacionales y quiénes son las entidades que en Cuba han contratado esas cargas. Y se asombran cuando le decimos que la mayor parte de esas cargas han sido contratadas por pequeñas, medianas, compañías privadas cubanas, que el grueso de esas cargas son alimentos, medicinas y dispositivos médicos, y que obviamente se trata de cargas previamente contratadas y pagadas según las reglas universalmente aceptadas de comercio internacional; y que es esta política de estrangulamiento energético, impropia de una situación de paz, porque es un acto de guerra que afecta la libertad de comercio y la libertad de navegación.

El cálculo que yo he presentado aquí es un cálculo riguroso, que se basa en una metodología basada en estándares internacionales, que fue hace ya unos cuantos años auditada por una comisión del Congreso de los Estados Unidos que la declaró con arreglo a las prácticas contables internacionales y metodológicamente rigurosa.

Esta cifra no incluye los daños del cerco energético, ni incluye los daños de las sanciones secundarias a partir de que esos efectos, respecto a la Orden del 29 de enero, se produjeron ya desde la semana subsiguiente.

Por tanto, lo más pronto que podamos, trataremos de cerrar las estadísticas de este año, pero nos atenemos a la metodología rigurosa establecida por las entidades cubanas reguladoras desde el punto de vista de la estadística económica, a la metodología de la Resolución de la Asamblea General que solicita al Secretario General informe sobre el estado de cumplimiento de la Resolución o de incumplimiento, pudiéramos decir, y le pide información sobre estos aspectos. No hemos querido alterar esa metodología, pero anticipo que los daños en estos meses multiplican los daños que se produjeron en el periodo precedente.

Moderadora: Ministro, una última pregunta de Alma Plus.

Periodista: Gracias. Nora Becerril de Alma Plus TV. Las recientes órdenes ejecutivas emitidas por Washington califican a Cuba como una amenaza a la seguridad nacional y además endurecen el cerco energético como se hablaba en el informe. ¿Cómo responde Cuba a esta catalogación? ¿Cómo responde a esto? ¿Y qué tan real consideran la amenaza de una acción militar directa?

Ministro: Mienten, mienten constantemente. Por eso la política de agresión y bloqueo contra Cuba concita tanto aislamiento y descrédito internacional para el gobierno de los Estados Unidos.

Si no fuera una amenaza real, si no fuera una amenaza a la existencia de Cuba, que nosotros siempre nos tomamos muy en serio, si no fuera una amenaza que no solo descansa en la retórica, sino en los testimonios de numerosas fuentes serias, analistas, entidades no gubernamentales estadounidenses, que presentan evidencias de que el gobierno de Estados Unidos realiza preparativos militares reales, cuando uno escucha desde el Presidente al Secretario de Estado, y muy recientemente al Secretario de Guerra, diciendo que una agresión militar directa contra Cuba, está entre las opciones que están sobre la mesa del Presidente de los Estados Unidos, claro que uno tiene que tomarse en serio esa amenaza, unida a la experiencia de Cuba al respecto, y en la experiencia de todos en el planeta, que han sufrido y sufren hoy, no solo la destrucción del orden internacional, sino también la proliferación de agresiones más allá de las medidas coercitivas unilaterales, la proliferación de conflictos o las guerras que ha librado o libra hoy el gobierno de los Estados Unidos.

Por tanto, nuestro pueblo, nuestro Estado, las toma muy en serio y se prepara para defender con determinación, a ultranza, nuestra independencia, soberanía e integridad territorial.

Pero si no fuera una amenaza de ese calibre y si no fuera una amenaza que esperamos que nunca se haga realidad, porque provocaría un verdadero baño de sangre, porque provocaría pérdidas de vidas, no solo de cubanas y cubanos, sino también de jóvenes estadounidenses que serían enviados a una guerra que no quieren, que no es suya, que no responde al menor interés nacional ni de los ciudadanos ni del pueblo estadounidense. Y está claro que defenderemos, con igual determinación que en el pasado, nuestra independencia, soberanía e integridad territorial.

Pero, al mismo tiempo, nuestro Estado, nuestro gobierno, trabaja activamente en el ámbito de nuestras políticas económicas y sociales, en respuesta a problemas estructurales de nuestra economía, a problemas de las últimas décadas y al efecto de estrangulamiento que provoca hoy el cerco energético, que repito, equivale a un bloqueo naval que es un acto de guerra. De manera que nuestro pueblo hoy se enfrasca con el mayor esfuerzo en afrontar las dificultades y en resolverlas con la participación y el concurso de todos. Muchas gracias.

Moderadora: Muchísimas gracias. Así concluye la conferencia de prensa.

(Cubaminrex)


Informe de Cuba en virtud de la resolución A/Res/80/4 titulada “Necesidad de poner fin a bloqueo económico, comercial y financiero impuesto por los Estados Unidos de América contra Cuba”

 


Trascrizione integrale della conferenza stampa del ministro degli Affari Esteri, Bruno Rodríguez Parrilla, per la presentazione del Rapporto di Cuba sugli effetti del blocco degli Stati Uniti contro Cuba

Moderatrice: Un saluto a tutti i colleghi della stampa nazionale e della stampa estera accreditata nel Paese. Oggi si tiene la conferenza stampa del Ministro degli Affari Esteri della Repubblica di Cuba, Bruno Rodríguez Parrilla, per presentare il rapporto sull’impatto del blocco degli Stati Uniti contro il nostro Paese. Ministro, in sala sono presenti 47 corrispondenti di 25 organi di stampa di 12 Paesi. Un saluto anche ai telespettatori e agli utenti di Internet. La conferenza viene trasmessa in diretta dalla televisione cubana, dalla radio cubana e sulle piattaforme digitali del Ministero degli Affari Esteri e della Presidenza. A Lei la parola.

Ministro: Sì, molte grazie. Vi saluto e apprezzo profondamente il fatto che condividiate questo momento con noi.

Il rapporto che tradizionalmente la Repubblica di Cuba presenta al Segretario Generale delle Nazioni Unite, su sua richiesta, fornisce informazioni rigorose sui danni economici, commerciali e finanziari causati dal blocco del governo degli Stati Uniti contro Cuba.

In questa occasione desidero porre l’accento sul suo enorme impatto sulle persone, sulle famiglie cubane e, in definitiva, su tutto il nostro popolo, perché il blocco non punisce un governo: colpisce la vita quotidiana di un intero popolo in ogni suo ambito. È un atto di punizione collettiva. Lo si vede nei lunghi mesi trascorsi con appena due o tre ore di elettricità al giorno, o anche meno; negli alimenti che vanno a male; nel caldo che non lascia dormire; nei genitori che fanno aria ai propri neonati; nei bambini che svolgono i compiti scolastici nella penombra; nei giovani senza connessione a Internet o senza possibilità di svago; negli anziani senza televisione e, a volte, persino senza radio. Tutta la vita familiare ne risulta danneggiata.

L’Ordine Esecutivo del Presidente degli Stati Uniti del 29 gennaio ha decretato il blocco dei combustibili, impedendone le forniture persino quando sono già state pagate, attraverso la minaccia di sanzioni; intimidisce e perseguita le compagnie proprietarie delle petroliere, minaccia le compagnie di navigazione e vieta loro di trasportare perfino parti e componenti destinati alle centrali termoelettriche o agli impianti fotovoltaici.

Una petroliera con 100.000 tonnellate di greggio consentirebbe di ridurre drasticamente i blackout per circa due settimane. Se potessimo importare olio combustibile e diesel per i gruppi elettrogeni, per i motori e i generatori della cosiddetta generazione distribuita, i blackout potrebbero essere ridotti al minimo, ma il blocco dei combustibili ne impedisce l’importazione. Abbiamo accelerato la trasformazione del mix energetico puntando sull’energia solare. Ora si minacciano le compagnie di navigazione affinché non trasportino neppure pannelli solari e batterie destinati ai nuovi parchi fotovoltaici, che abbiamo imparato a installare in appena 45 giorni.

La punizione si manifesta anche nelle settimane senza approvvigionamento idrico. Una fonte di approvvigionamento d’acqua funziona grazie a sistemi di motori elettrici che, ovviamente, si fermano durante un blackout. Anche una breve interruzione dell’elettricità li disconnette e sono poi necessarie diverse ore per ripristinare la pressione dell’acqua nelle condutture. Lo stesso accade con gli impianti di pompaggio, le stazioni di rilancio e i sistemi di rilancio della pressione nelle condotte. Questi sistemi sono protetti da gruppi elettrogeni, che però funzionano anch’essi con fuel oil o diesel che non ci viene consentito importare.

Il blocco ci priva di risorse. Non ci consente neppure di importare parti e componenti per questi gruppi elettrogeni. Ciononostante, lavoriamo intensamente per mobilitare i gruppi elettrogeni ancora in grado di funzionare e per garantire energia fotovoltaica ai sistemi di approvvigionamento idrico.

Il blocco energetico colpisce i neonati la cui sopravvivenza dipende dal funzionamento stabile di un’apparecchiatura medica, come per esempio un’incubatrice. E durante un blackout, quando il gruppo elettrogeno dell’ospedale smette di funzionare, i medici devono salvarli ricorrendo a tecniche manuali, ad esempio per sostituire la ventilazione assistita. Lo stesso vale per le persone in attesa di un intervento chirurgico, tra cui anche bambini. E sanno che il gruppo elettrogeno che garantisce il funzionamento della sala operatoria dipende anch’esso da un generatore che può avere problemi o trovarsi senza combustibile, o che dispone appena del combustibile necessario per continuare a funzionare. Si sono verificati episodi drammatici in cui è stato necessario portare a termine interventi chirurgici importanti con l’illuminazione di lampade ricaricabili o, in alcuni casi, con la luce dei telefoni cellulari del personale medico.

Le persone in attesa di un intervento chirurgico sanno che questo servizio è limitato proprio dalla mancanza di elettricità, dovuta soprattutto alla carenza di combustibile. È stato compiuto un grande sforzo, con risultati incoraggianti, per dotare di sistemi fotovoltaici gli ospedali, i policlinici e altri centri sanitari. Il blocco colpisce chi ha un malato in casa e incontra difficoltà a trasportarlo in ospedale, oppure chi ha un familiare che necessita di emodialisi e conosce le limitazioni, dovute alla mancanza di combustibile, del servizio di ambulanze e di altri servizi analogamente colpiti. Nonostante tutto, sono state acquistate ambulanze, viene garantito per esse un minimo di combustibile e viene assicurato il trasporto dei pazienti che necessitano di emodialisi.

Soffrono i genitori o i familiari che cercano con angoscia un farmaco indispensabile che potrebbe trovarsi in uno degli oltre 7.000 container ai quali le minacce del governo degli Stati Uniti contro le compagnie di navigazione impediscono di arrivare sull’isola, oppure che viene prodotto a Cuba ma le cui materie prime o forniture si trovano in uno di quei container.

I dati mostrano un aumento della mortalità infantile da 4 ogni 1.000 nati vivi nel 2018 a 9,9 nel 2025. Sono bambini, non numeri. Sono morti che non avrebbero dovuto verificarsi e che sono avvenute perché Cuba e il suo solido ed efficace sistema sanitario pubblico sono stati privati di risorse che spettano loro legittimamente.

Parliamo, per esempio, del sistema che deve assistere una donna incinta, curare un bambino malato e prestare assistenza a chi arriva al pronto soccorso. La sanità ha bisogno di risorse; i pazienti hanno bisogno di ricevere tempestivamente le cure che l’assedio energetico e le misure contro le compagnie di navigazione impediscono di far arrivare a Cuba.

La crudeltà della punizione collettiva si manifesta nelle migliaia e migliaia di cubane e cubani che ogni giorno devono affrontare enormi difficoltà per raggiungere il posto di lavoro a causa della mancanza di trasporto pubblico, perché il parco veicoli è praticamente paralizzato per mancanza di combustibile. Bambini, adolescenti e insegnanti devono spesso percorrere a piedi lunghe distanze per raggiungere le scuole, ma abbiamo acquistato e stiamo assemblando motocicli, tricicli e veicoli elettrici. Nonostante tutti questi danni, Cuba è riuscita nell’impresa di avviare l’attuale anno scolastico per i propri bambini con maggiori garanzie e migliori condizioni, in termini di universalità, equità e qualità, rispetto a quelle assicurate da Paesi latinoamericani o dagli stessi Stati Uniti nelle comunità a basso reddito.

Anche nelle condizioni estreme che la nostra economia sta affrontando, viene garantito ogni anno il finanziamento indispensabile per l’istruzione speciale dei bambini e dei giovani con disabilità uditive, psicomotorie o intellettive. Per una famiglia, quel finanziamento significa opportunità affinché il proprio figlio possa imparare, comunicare e partecipare. Il suo futuro vale più di una cifra in un bilancio statistico.

La riduzione dei redditi reali e l’aumento del costo della vita per le famiglie cubane, conseguenza dell’inasprimento ancora più estremo del blocco con l’Ordine Esecutivo del 1º maggio, provocano enormi sofferenze e angosce. Il blocco dei combustibili e le minacce contro le compagnie di navigazione provocano blackout, impediscono l’approvvigionamento idrico e colpiscono tutti i servizi alla popolazione. L’ostilità e l’aggressione investono ogni ambito della vita.

Non si tratta di “danni collaterali”, espressione anch’essa inaccettabile, della guerra criminale degli Stati Uniti contro Cuba. Sono le vittime di un disegno aggressivo, di un piano freddamente calcolato. Questo è l’obiettivo delle misure che vengono applicate. È una punizione collettiva contro i cubani per perseguire obiettivi politici. Il blocco punisce. Noi vogliamo vivere in pace. Punisce tutte le famiglie. Vogliamo che ci lascino in pace.

Il Presidente Donald Trump, l’8 gennaio 2026, rispondendo a una domanda sulla politica del suo governo nei confronti di Cuba, dichiarò, e cito: «Non credo che si possa esercitare molta più pressione, a meno di entrare e distruggere il posto». Il Segretario di Stato, che mentiva sistematicamente sostenendo che il blocco dei combustibili non esistesse, il 7 agosto dichiarò, e cito: «Non ci sono valvole di sfogo. Ogni volta che creano un nuovo meccanismo per cercare di sottrarsi all’assedio, noi semplicemente lo blocchiamo». È lo stesso sentimento spietato e lo stesso spirito distruttivo che stanno dietro al genocidio perpetrato a Gaza. A Cuba è silenzioso, senza bombe, ma uccide anch’esso.

Ormai il governo degli Stati Uniti non riesce più a confondere né a disorientare. All’interno di quel Paese cresce la consapevolezza dell’abuso e aumentano le voci che ne chiedono l’immediata cessazione.

Il 27 e 28 ottobre prossimi l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite tornerà a esaminare il punto all’ordine del giorno intitolato «Necessità di porre fine al blocco economico, commerciale e finanziario imposto dagli Stati Uniti d’America contro Cuba». Nonostante le straordinarie pressioni e intimidazioni esercitate dal governo degli Stati Uniti, dal suo Dipartimento di Stato, dalle sue ambasciate e missioni diplomatiche sugli Stati membri, il nostro popolo confida nel sostegno schiacciante della comunità internazionale alla richiesta di porre fine al blocco nella votazione che si terrà mercoledì 28 ottobre, intorno a mezzogiorno.

Il rapporto che presentiamo oggi, e che avete a disposizione nella sua versione integrale, comprende i danni causati dalla guerra economica contro Cuba tra marzo 2025 e febbraio 2026. Raccoglie esempi eloquenti, testimonianze strazianti e dati inconfutabili sui suoi effetti sulla nostra economia, sui diritti umani e sulla vita quotidiana delle persone.

Dietro ogni cifra c’è un volto umano; dietro ogni misura del blocco c’è una tragedia o un dramma familiare. I danni causati dal blocco tra il 1º marzo 2025 e il 28 febbraio 2026 sono stimati in 8 miliardi e 83 milioni di dollari. È una cifra record, superiore al record dello scorso anno. In questo periodo, i danni causati dal blocco sono aumentati del 7% rispetto al livello record registrato un anno fa. I danni accumulati in questi decenni di applicazione del blocco ammontano a 178,700 milioni di dollari a prezzi correnti. È un altro record, superiore del 4,7% rispetto a quanto precedentemente comunicato.

Il rapporto stima che, in assenza del blocco, nel 2025 il PIL di Cuba a prezzi correnti sarebbe cresciuto in misura significativa. Questa stima riflette le opportunità perdute di rilancio del settore produttivo, delle nostre capacità di esportazione, di ripresa della nostra economia e delle possibilità di sviluppo sociale, proprio per effetto diretto della punizione collettiva. Essa provoca inoltre una riduzione della capacità del nostro governo di continuare a sviluppare e perfezionare le politiche sociali che fanno parte del nostro modello economico e sociale.

Il rapporto illustra, con dati e ampie spiegazioni, l’impatto esteso, complessivo, trasversale e profondo del blocco energetico in tutti gli ambiti della vita nazionale. Questa è una realtà che nessuno, se minimamente informato o semplicemente onesto, può affermare di ignorare. Bisognerebbe chiedersi che cosa accadrebbe in qualsiasi altro Paese che avesse dovuto affrontare per oltre otto mesi un assedio energetico assoluto, equivalente a un blocco navale, che secondo il diritto internazionale costituisce un atto di guerra.

Quale Paese, in simili condizioni, sarebbe in grado di mantenere la pace, il consenso sociale, la stabilità, la partecipazione dei cittadini alla soluzione delle difficoltà e la sicurezza pubblica?

Di fronte a questa crudele sfida, Cuba lavora instancabilmente. Non si lascerà mai sconfiggere. Oggi affronta con enormi sforzi le necessità più urgenti della popolazione. Mantiene e intende migliorare le politiche sociali come massima priorità, senza lasciare nessuno privo di protezione.

Procederemo rapidamente e con determinazione nell’applicazione dei cambiamenti economici e sociali recentemente approvati dall’Assemblea Nazionale del Potere Popolare, che auspichiamo producano primi risultati nel breve periodo e consentano di migliorare le condizioni di benessere della nostra popolazione.

È necessario ricordare il disegno originale della politica dei governi degli Stati Uniti contro Cuba, contenuto in quell’infame memorandum interno del 1960 del Sottosegretario di Stato Lester Mallory, che afferma, e cito: «Impiegare rapidamente tutti i mezzi possibili per indebolire la vita economica di Cuba, privarla di denaro e rifornimenti, ridurne le risorse finanziarie e i salari reali, provocare fame, disperazione e il rovesciamento del governo». L’attuale politica del governo degli Stati Uniti contro Cuba configura e integra gli estremi di un atto di genocidio secondo le convenzioni internazionali; riproduce quegli obiettivi e mira a provocare una catastrofe come quella dell’olocausto subito dal popolo cubano nell’ultimo decennio del XIX secolo.

Sotto la riconcentrazione imposta dal Capitano Generale Valeriano Weyler, Weyler e Lester Mallory sembrano reincarnarsi in alcuni politici statunitensi e in alcuni funzionari del Dipartimento di Stato.

Ogni giorno vengono rilasciate dichiarazioni terribili, non soltanto da funzionari governativi, ma anche da parlamentari ferocemente anticubani, da esponenti neofascisti ed estremamente conservatori della politica statunitense, dagli eredi degli aguzzini e dei ladri che si arricchirono durante la dittatura di Fulgencio Batista, da coloro che ritengono che la soluzione per Cuba sia la tutela degli Stati Uniti o da quanti pretendono di consegnare Cuba alle peggiori forze di Miami, che hanno sempre vissuto dell’industria anticubana.

Sono i politici che invocano la violenza, che proteggono azioni terroristiche, che istigano alla destabilizzazione di Cuba e che sollecitano continuamente il Presidente degli Stati Uniti a compiere un’aggressione militare diretta contro il nostro popolo.

Chiudere tutte le vie d’uscita economiche di un Paese significa soffocare un’intera popolazione e tentare, attraverso questo obiettivo, di provocare una crisi umanitaria mediante la punizione collettiva.

Non ci sarà una crisi umanitaria a Cuba perché il nostro popolo è profondamente solidale, comprende e possiede un’elevata consapevolezza delle cause dei problemi e delle sofferenze che affrontiamo, si mobilita collettivamente in stretta unità ed è protagonista dei cambiamenti che stiamo introducendo per rispondere ai problemi del passato e alla durissima congiuntura attuale, attraverso un aggiornamento e cambiamenti del nostro modello economico, sempre anche sociale, orientato alla giustizia sociale, all’uguaglianza delle opportunità e alla dignità delle cubane e dei cubani.

Non si tratta di un attacco contro un governo con il quale il vicino del Nord ha divergenze politiche; non è in alcun modo un atto di legittima difesa della principale potenza militare, nucleare, tecnologica ed economica del pianeta; non tutela alcun interesse nazionale né dei cittadini né degli imprenditori statunitensi; non rappresenta né risponde alla volontà, ai sentimenti o agli interessi dei contribuenti e degli elettori di quel Paese.

Non risponde neppure, in alcun modo, ai sentimenti e agli interessi dell’immensa maggioranza dei cubani residenti all’estero, in particolare di quelli che vivono negli Stati Uniti, né dei loro discendenti, che desiderano il meglio per le loro famiglie, per la loro nazione, per la loro patria.

Con queste politiche genocidarie, il governo degli Stati Uniti non reagisce ad alcuna minaccia insolita e straordinaria; eppure entrambi gli Ordini Esecutivi del 29 gennaio e del 1º maggio si fondano su questa incredibile calunnia. Non reagisce in alcun modo ad alcuna minaccia reale.

Cuba non è una minaccia, il blocco sì. Cuba non è in alcun modo una minaccia. Siamo un Paese di pace, vogliamo e meritiamo la pace.

In sintonia con la posizione largamente maggioritaria della comunità internazionale, lo ribadisco ora e lo ribadiremo alle Nazioni Unite: ponete fine una volta per tutte al blocco.

Lasciateci vivere in pace.

Moderatrice: Sì, Ministro, abbiamo ricevuto richieste di intervento da parte di tre organi di stampa presenti in sala.

La televisione cubana, il Canale Cubano di Notizie. Per favore, si presenti.

Giornalista: Roxana Arián, del Canale Cubano di Notizie.

Il Segretario di Stato degli Stati Uniti ha dichiarato in diverse occasioni che il suo governo ha stanziato 100 milioni di dollari in aiuti umanitari per il nostro Paese e che Cuba li avrebbe rifiutati. Può dirci quale sia la realtà riguardo a questi fondi e quale somma di denaro sia effettivamente arrivata nel nostro Paese?

Ministro: Mentono continuamente. L’offerta dei presunti 100 milioni di dollari in aiuti umanitari a Cuba fu resa pubblica, in maniera insolita, presso la Santa Sede, quando non ne erano a conoscenza né le Chiese cubane né il nostro governo.

Va ricordato che, dopo che il nostro governo aveva accettato e agevolato un aiuto umanitario di 3 milioni di dollari, la cui attuazione si è protratta molto nel tempo, in risposta ai danni causati dall’uragano Melissa, era stata formulata un’offerta di ulteriori 9 milioni di dollari. Una qualche oscura aritmetica del Dipartimento di Stato ridusse immediatamente questa cifra a 6 milioni di dollari, accettati da istituzioni religiose internazionali altamente riconosciute dalle Chiese a Cuba e dal nostro governo. Di quei 9 milioni, diventati poi 6, è stato effettivamente erogato poco più di un milione.

Posso dire che, per quanto riguarda quell’offerta di 100 milioni di dollari, rispetto alla quale in un determinato momento fonti credibili avevano affermato che sarebbero stati esclusi medicinali e alimenti, mentre altre avevano riferito che l’attuazione sarebbe stata rinviata fino alla fine dell’anno, posso informare che è stato effettuato l’invio di un pacco di generi alimentari e prodotti per l’igiene destinato a 700 famiglie cubane. Probabilmente hanno calcolato i prezzi secondo altri tassi, immagino, perché è difficile pensare che 700 pacchi destinati ad altrettante famiglie costino i 91.000 dollari che sostengono siano stati spesi.

Invito ancora una volta il governo degli Stati Uniti, e in particolare il Dipartimento di Stato, a dire quando inizierà concretamente l’erogazione di questi aiuti umanitari, se comprenderanno medicinali e alimenti, che costituiscono una vera priorità per il nostro popolo, e perché la loro attuazione richieda tanti mesi. Quando inizierà e, soprattutto, quando terminerà?

Naturalmente Cuba accetta sempre qualsiasi aiuto umanitario offerto da qualunque parte del pianeta, nel rispetto delle prassi internazionali e delle norme di cooperazione e assistenza umanitaria riconosciute dalle Nazioni Unite, che escludono sempre e completamente qualsiasi condizionamento o manipolazione politica, perché nessuno deve trarre profitto politico dal bisogno o dalla sofferenza, e che escludono naturalmente anche qualsiasi formula lesiva della sovranità nazionale.

Posso dire che il governo cubano è in stretto contatto con le Chiese cubane che parteciperanno alla distribuzione di questi aiuti e fornirà loro tutto il sostegno necessario affinché tale distribuzione sia rapida ed efficace. Spero che il Dipartimento di Stato faccia qualcosa.

Moderatrice: Abbiamo anche una domanda dell’agenzia AP.

Giornalista: Buongiorno, o buonasera, Ministro. Andrea Rodríguez, dell’agenzia di stampa AP.

Signor Ministro, nelle ultime settimane abbiamo sentito parlare moltissimo di colloqui, dialoghi: sì, no, ci siamo incontrati, non ci siamo incontrati. Potrebbe dirci ufficialmente ed esattamente a che punto si trovano questi colloqui con gli Stati Uniti, ammesso che siano reali? Esiste un’agenda o quale sarebbe la tabella di marcia per sbloccare questa situazione che dura ormai da molti mesi? A questo proposito, vorrei anche sapere se le autorità statunitensi vi abbiano fatto pervenire qualche tipo di commento sulle 176 misure, sull’approvazione delle 176 misure, alcune delle quali prevedono aperture nella stessa direzione — al di là delle motivazioni che Cuba possa avere — delle richieste statunitensi di una maggiore apertura.

E una precisazione, mi scusi. Lei ha appena parlato di circa 8 miliardi di dollari di perdite in un anno, ma il periodo considerato arriva fino a febbraio. Vale a dire che comprende soltanto un mese dell’attuale assedio energetico. Quanti milioni di dollari aggiungerebbe e quale sarebbe la proporzione corrispondente a questi sei mesi, che sono stati i più drammatici e quelli in cui si è maggiormente intensificato l’assedio energetico e finanziario che Cuba sta vivendo? Grazie.

Ministro: Come è stato detto, vi sono stati colloqui con il Dipartimento di Stato. Le comunicazioni in questo senso proseguono. Tali colloqui non mostrano avanzamenti né progressi, a causa della mancanza di volontà del governo degli Stati Uniti.

Cuba ribadisce di essere disposta a proseguire tali colloqui sulla base del diritto internazionale, senza precondizioni, nel rispetto dell’uguaglianza sovrana e in condizioni di assoluta parità, sulla base del rispetto reciproco e del beneficio reciproco per i nostri popoli, senza ingerenze nei nostri affari interni.

Non vi sono state e non vi sono in questo momento negoziazioni, né esistono agende o tabelle di marcia. Posso dire che manteniamo la disponibilità a proseguire questi contatti, nonostante la mancanza di progressi.

Non vi è stata alcuna dichiarazione ufficiale del governo degli Stati Uniti sui cambiamenti economici e sociali recentemente decisi dall’Assemblea Nazionale del Potere Popolare. Non vi sono state dichiarazioni di questo tipo e, a dire il vero, non ve n’è alcun bisogno, perché tali cambiamenti riguardano l’esercizio delle prerogative sovrane della Repubblica di Cuba, che risiedono in maniera inalienabile ed esclusiva nel popolo cubano.

Riceviamo invece costantemente segnali e domande da ampi settori della società statunitense, da singole persone, da cubani residenti in quel Paese, da imprenditori e aziende, uomini e donne d’affari, persone di buona volontà, membri del Congresso degli Stati Uniti e politici di diversi Stati, profondamente interessati a conoscere meglio e a capire come poter cogliere le opportunità che si aprono per ampliare i rapporti commerciali, di cooperazione e di investimento. E soprattutto mettono a confronto l’ampiezza di queste trasformazioni con l’inasprimento dell’assedio energetico e della persecuzione contro le compagnie di navigazione che trasportano forniture a Cuba. E ci chiedono come potrebbero farlo in simili circostanze.

Ci colpisce che ci chiedano sistematicamente che cosa contengano gli oltre 7.000 container, se tali container siano già stati pagati, se siano oggetto di rapporti contrattuali e di contratti firmati con compagnie di navigazione internazionali e quali siano gli enti cubani che hanno commissionato quelle merci. E rimangono sorpresi quando diciamo loro che la maggior parte di questi carichi è stata commissionata da piccole e medie imprese private cubane; che la maggior parte delle merci consiste in alimenti, medicinali e dispositivi medici; e che, ovviamente, si tratta di merci precedentemente ordinate e pagate secondo le regole universalmente accettate del commercio internazionale. Ed è questa politica di strangolamento energetico, impropria di una situazione di pace perché costituisce un atto di guerra, a colpire la libertà di commercio e la libertà di navigazione. E il terzo elemento?

Il calcolo che ho presentato qui è un calcolo rigoroso, basato su una metodologia conforme agli standard internazionali, che diversi anni fa fu sottoposta a verifica da una commissione del Congresso degli Stati Uniti, la quale la dichiarò conforme alle pratiche contabili internazionali e metodologicamente rigorosa.

Questa cifra non comprende i danni causati dall’assedio energetico né quelli derivanti dalle sanzioni secondarie, poiché gli effetti dell’Ordine del 29 gennaio cominciarono a manifestarsi già dalla settimana successiva.

Pertanto, cercheremo di chiudere quanto prima le statistiche relative a quest’anno, ma ci atteniamo alla rigorosa metodologia stabilita dagli organismi cubani competenti in materia di statistica economica e alla metodologia prevista dalla risoluzione dell’Assemblea Generale, che chiede al Segretario Generale di riferire sullo stato di attuazione della risoluzione — o, potremmo dire, sul suo mancato rispetto — e gli richiede informazioni su questi aspetti. Non abbiamo voluto modificare tale metodologia, ma posso anticipare che i danni di questi mesi sono molte volte superiori a quelli registrati nel periodo precedente.

Moderatrice: Ministro, un’ultima domanda da Alma Plus.

Giornalista: Grazie. Nora Becerril di Alma Plus TV.

I recenti Ordini Esecutivi emanati da Washington definiscono Cuba una minaccia alla sicurezza nazionale e, inoltre, inaspriscono l’assedio energetico, come si è detto nel rapporto. Come risponde Cuba a questa definizione? Come risponde a tutto ciò? E quanto considerate reale la minaccia di un’azione militare diretta?

Ministro: Mentono, mentono continuamente. Per questo la politica di aggressione e di blocco contro Cuba provoca un isolamento e un discredito internazionali così profondi per il governo degli Stati Uniti.

Se non fosse una minaccia reale, se non fosse una minaccia all’esistenza di Cuba — cosa che noi prendiamo sempre molto sul serio —, se non fosse una minaccia che non si basa soltanto sulla retorica, ma anche sulle testimonianze di numerose fonti autorevoli, analisti ed enti non governativi statunitensi che presentano prove del fatto che il governo degli Stati Uniti sta compiendo reali preparativi militari; quando si ascoltano il Presidente, il Segretario di Stato o, molto recentemente, il Segretario alla Guerra affermare che un’aggressione militare diretta contro Cuba rientra tra le opzioni sul tavolo del Presidente degli Stati Uniti, è evidente che tale minaccia debba essere presa sul serio. E ciò alla luce dell’esperienza di Cuba in materia e dell’esperienza di tutti coloro che, nel pianeta, hanno subito e continuano oggi a subire non soltanto la distruzione dell’ordine internazionale, ma anche la proliferazione di aggressioni che vanno oltre le misure coercitive unilaterali, nonché il moltiplicarsi dei conflitti e delle guerre che il governo degli Stati Uniti ha combattuto o combatte ancora oggi.

Pertanto, il nostro popolo e il nostro Stato prendono molto seriamente queste minacce e si preparano a difendere con determinazione, fino in fondo, la nostra indipendenza, sovranità e integrità territoriale.

Ma anche se non si trattasse di una minaccia di tale portata, e benché speriamo che essa non si concretizzi mai, perché provocherebbe un vero bagno di sangue, perché causerebbe perdite di vite non soltanto tra le cubane e i cubani, ma anche tra giovani statunitensi che verrebbero mandati a combattere una guerra che non vogliono, che non appartiene loro e che non risponde al benché minimo interesse nazionale né dei cittadini né del popolo statunitense. Ed è chiaro che difenderemo, con la stessa determinazione dimostrata in passato, la nostra indipendenza, sovranità e integrità territoriale.

Allo stesso tempo, però, il nostro Stato e il nostro governo lavorano attivamente nell’ambito delle nostre politiche economiche e sociali per rispondere ai problemi strutturali della nostra economia, ai problemi accumulati negli ultimi decenni e all’effetto di strangolamento provocato oggi dall’assedio energetico che, lo ripeto, equivale a un blocco navale e costituisce un atto di guerra. Il nostro popolo è quindi oggi impegnato con il massimo sforzo ad affrontare le difficoltà e a risolverle attraverso la partecipazione e il contributo di tutti.

Moderatrice: Molte grazie. Grazie davvero. Con questo si conclude la conferenza stampa.

(Traduzione non ufficiale a cura di ANAIC e EmbaCuba-Italia)

 

Link: Ministerio de Relaciones Exteriores de Cuba

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L'articolo Cuba denuncia gli effetti del blocco USA: la conferenza stampa integrale di Bruno Rodríguez Parrilla proviene da IL PARTITO COMUNISTA - Sito Ufficiale.

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