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Prato, sciopero al Fish Nude: ristorante chiuso e tensione con sindacato e Questura

13 Giugno 2026 ore 17:00
Prato, sciopero al Fish Nude: ristorante chiuso e tensione con sindacato e Questura

Lo sciopero si allarga e il ristorante non riapre. Continua la mobilitazione del sindacato Sudd Cobas nel campo della ristorazione: il caso più caldo è quello della protesta dei lavoratori del ristorante Fish Nude di Prato. Oggi si è svolto un nuovo sciopero con presidio davanti al locale di via Baldinucci, alla prima periferia di Prato, dopo la protesta avviata nei giorni scorsi da alcuni dipendenti.

La prima iniziativa risale a domenica scorsa, quando quattro lavoratori hanno denunciato turni di lavoro fino a dieci ore al giorno per sei giorni alla settimana e difficoltà nell’esercizio di diritti come ferie e malattia. Oggi hanno aderito alla protesta dieci lavoratori e l’organizzazione rappresenterebbe ormai oltre la metà del personale di cucina e di sala.
Nel frattempo il ristorante risulta chiuso da giovedì. Per il sindacato si tratta di una vera e propria serrata, una scelta definita ritorsiva e collegata alla crescente sindacalizzazione dell’azienda. Sudd Cobas sostiene inoltre che sui dipendenti sarebbero state esercitate pressioni per spingerli a rassegnare le dimissioni.

Un altro elemento riguarda la società Hu Lanfen, con la quale i lavoratori risultano attualmente contrattualizzati. L’azienda avrebbe comunicato la disdetta anticipata del contratto di affitto del ramo d’azienda a partire dal prossimo 15 luglio per motivi economici. Secondo il sindacato, il rischio è quello di aggirare le tutele previste dalla legge sulla continuità occupazionale dei dipendenti.

Polemiche anche sul presidio di oggi. La Questura avrebbe infatti disposto che la manifestazione si svolgesse sul marciapiede opposto rispetto a quello del ristorante. Una prescrizione contestata dal sindacato, che parla di una limitazione del diritto di sciopero e di manifestazione.

Lavoro e diritti nella filiera dell’abbigliamento

13 Giugno 2026 ore 12:37

PISA - Lavoro e diritti nella filiera dell'abbigliamento: presidio promosso da Sudd Cobas davanti ad un negozio di abbigliamento. Obiettivo: denunciare le condizioni di lavoro che vivono chi opera nella filiera dell'abbigliamento. Si inserisce in una vertenza che vede coinvolta una stireria di Prato, la All Goods, che fornisce alcuni negozi di abbigliamento, tra cui Max Factory. nel percorso di Continue Reading

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Il precariato giovanile, e l’inarrestabile fuga di cervelli

13 Giugno 2026 ore 04:45

In questi giorni il Partito democratico ha lanciato una proposta per riconoscere un bonus mensile di duecento euro netti in busta paga a tutti i lavoratori under-35 assunti con contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato con una retribuzione annua lorda inferiore a quarantacinquemila euro. L’obiettivo dichiarato è contrastare la fuga dei giovani all’estero, rafforzare il potere d’acquisto delle nuove generazioni e incentivare le assunzioni stabili.

L’intenzione è apprezzabile. Ma il perimetro dell’intervento rivela una contraddizione di fondo difficile da ignorare. Il mercato del lavoro giovanile è caratterizzato da una diffusa precarietà strutturale: contratti a termine, collaborazioni coordinate e continuative e false partite Iva la fanno da padrone. In questo scenario, i tanti giovani assunti a tempo determinato non avrebbero diritto al bonus. Stessa sorte per chi lavora in somministrazione o per i piccoli freelance. Paradossalmente, quindi, le categorie più esposte all’instabilità economica sarebbero escluse dall’intervento.

Per quanto riguarda le imprese, questo genere di interventi non genera degli incentivi forti per comportarsi in maniera virtuosa. I datori di lavoro che assumono giovani in maniera stabile continueranno a farlo beneficiando dell’agevolazione pubblica mentre le aziende che ricorrono a contratti precari non modificheranno le proprie policy in risposta a un sussidio che graverebbe (almeno in parte) sulla fiscalità generale.

Il tema della retention dei talenti va affrontato con urgenza. Per gestire la fuga dei giovani, però, bisogna guardare in faccia alla precarietà per progettare uno strumento più equo. È necessario accompagnare gli incentivi all’assunzione stabile con misure forti per contrastare gli abusi che generano precarietà. Rafforzare i controlli e il ruolo degli ispettori del lavoro, per esempio. Il bonus da duecento euro può essere un punto di partenza. Ma, nella sua formulazione attuale, rischia di diventare un beneficio soltanto per chi è già al sicuro, dimenticando chi è rimasto indietro.

*La newsletter “Labour Weekly. Una pillola di lavoro una volta alla settimana” è prodotta dallo studio legale Laward e curata dall’avvocato Alessio Amorelli. Linkiesta ne pubblica i contenuti ogni. Qui per iscriversi

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