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Ippodromo Caprilli, nuovo calendario: si riparte il 10 luglio

15 Giugno 2026 ore 17:42

Livorno, 15 giugno 2026 – È stato definito il nuovo calendario della stagione all’Ippodromo Caprilli, dopo il Decreto del Masaf del 14 giugno che ha chiarito la programmazione delle prossime giornate di corse.

Il provvedimento è arrivato a seguito di alcuni slittamenti legati a questioni organizzative e burocratiche che hanno coinvolto diversi ippodromi italiani, tra cui Napoli, Varese e Livorno.

Le giornate inizialmente previste per il 26 giugno, 2 e 5 luglio sono state riprogrammate rispettivamente al 29 luglio, 12 e 26 agosto. A queste si aggiunge una nuova data fissata per il 2 settembre.

I cancelli dell’Ippodromo Caprilli riapriranno ufficialmente venerdì 10 luglio, segnando l’avvio della nuova stagione estiva.

L’organizzazione conferma la piena operatività dell’impianto e sottolinea come il lavoro di questi mesi abbia permesso di superare le difficoltà e garantire la ripartenza.

Letteratura slava: autori, capolavori e differenze con la letteratura russa

15 Giugno 2026 ore 15:28

Articolo da Il Mago di Oz - Recensioni di libri, controinformazione e controcultura

Quando si pensa all’Europa dell’Est, il riflesso condizionato di molti lettori è quello di rivolgere lo sguardo unicamente verso Mosca o San Pietroburgo, riducendo un intero continente alla (seppur gigantesca) letteratura russa. Ma l’Europa Orientale e Balcanica non è un monolite. È, al contrario, uno dei mosaici culturali più complessi, frammentati e affascinanti del mondo. La letteratura slava (che comprende la produzione ceca, polacca, serba, croata, bosniaca e ucraina, tra le altre) possiede una voce radicalmente diversa da quella dei cugini russi. È una letteratura nata spesso ai confini degli imperi (quello Asburgico, quello Ottomano e quello Sovietico), abituata a

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Quando il pane diventa relazione

15 Giugno 2026 ore 12:59

Il pane come alimento ma anche come metafora, linguaggio e dispositivo culturale. È da questa prospettiva che nasce «Sulla soglia», la performance in programma il 17 giugno alla Fabbrica del Vapore di Milano, all’interno della mostra collettiva «La misura dell’uno». Un appuntamento che mette insieme filosofia, musica e gesti per affrontare una domanda apparentemente semplice: da dove nasce l’identità di una cosa?

Sul palco si incontrano il filosofo e musicista Massimo Donà, Chiara Quaglia e Piero Gabrieli di Petra Molino Quaglia, accompagnati da un quartetto jazz. Il punto di partenza è uno degli alimenti più antichi e quotidiani della cultura mediterranea. Non però per raccontarne caratteristiche tecniche o aspetti gastronomici, bensì per osservare il processo che lo genera.

Grano, farina, acqua, impasto e pane diventano così le tappe di una trasformazione che, secondo la riflessione proposta dalla performance, mostra come ogni identità prenda forma attraverso una relazione. In questa lettura il mugnaio occupa una posizione centrale. È la figura che collega il lavoro del contadino a quello del panettiere, trasformando il raccolto in una materia capace di diventare nutrimento.

La scena alterna musica, parole e azioni concrete. Mentre Donà sviluppa il suo ragionamento filosofico, Chiara Quaglia lavora con gli elementi che danno origine al pane. Le mani separano il grano, uniscono gli ingredienti, modellano l’impasto e accompagnano la nascita della forma finale. La gestualità rende visibile ciò che spesso resta nascosto: la rete di relazioni che attraversa ogni filiera.

La riflessione proposta dagli organizzatori insiste proprio su questo aspetto. Contadino, mugnaio e panettiere non sono figure intercambiabili né funzioni da concentrare in un’unica persona. Ognuno esprime la propria identità nel rapporto con gli altri. Il grano affidato dal contadino, la farina interpretata dal mugnaio e il pane realizzato dal panettiere costituiscono passaggi di un processo condiviso che trova valore nella collaborazione.

L’iniziativa si inserisce nel percorso culturale di Bread Religion, progetto promosso da Petra Molino Quaglia per riportare il pane al centro di una riflessione che supera la dimensione del prodotto. La filiera viene letta come luogo di costruzione di significati, responsabilità e appartenenze, dove il valore economico convive con quello simbolico.

Resta così sospesa la domanda che accompagna l’intera performance: «Il pane che scegliamo dice chi siamo?». Una questione che riguarda il cibo, ma anche il modo in cui interpretiamo il rapporto tra individui, comunità e trasformazione della materia.

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Samanta Cornaviera e la memoria che si mangia

15 Giugno 2026 ore 04:45

Quando si parla di cucina storica, il rischio è sempre quello della nostalgia. Vecchi ricettari, piatti curiosi, ingredienti scomparsi e una certa fascinazione per il «come eravamo». Il lavoro di Samanta Cornaviera segue invece una strada diversa. La sua ricerca dimostra che il cibo può essere una chiave di lettura straordinaria per comprendere la storia sociale, economica e culturale di un Paese.

Attraverso il progetto Massaie Moderne, Cornaviera ha costruito negli anni uno dei più interessanti laboratori italiani di archeologia culinaria contemporanea. L’idea è semplice solo in apparenza: recuperare ricette, riviste e manuali domestici dell’Otto e del Novecento per raccontare l’evoluzione della società italiana. Sul sito Massaie Moderne, che prende il nome dall’omonima rubrica pubblicata fin dal 1929 su La Cucina Italiana, le ricette diventano documenti storici, testimonianze di un’epoca e strumenti per comprendere i cambiamenti del gusto e della vita quotidiana. 

La sapienza di Cornaviera risiede proprio nella capacità di andare oltre il piatto. Ogni preparazione viene collocata nel suo contesto. Una torta dedicata a Mazzini, un sugo futurista, una ricetta nata durante il periodo delle sanzioni o una preparazione celebrativa dell’Unità d’Italia raccontano molto più degli ingredienti che le compongono. Raccontano ideologie, consumi, aspirazioni sociali, disponibilità economiche e perfino mode culturali. È un lavoro che richiede competenze trasversali, capacità di ricerca archivistica e una profonda conoscenza della storia della gastronomia.

Figlia di una famiglia di panettieri e pasticceri, Cornaviera ha trasformato una passione personale in un percorso di studio rigoroso. Colleziona ricettari storici, analizza pubblicazioni d’epoca, verifica tecniche e ingredienti, ricostruisce preparazioni che spesso non vengono più cucinate da decenni. Il suo archivio rappresenta una fonte preziosa per chiunque voglia comprendere come gli italiani abbiano mangiato e pensato il cibo negli ultimi centocinquant’anni, alla scoperta dell’autentico gusto del ’900. 

Non stupisce quindi che il suo lavoro abbia trovato spazio su testate specializzate come La Cucina Italiana, Grande Cucina e Gambero Rosso, né che abbia dato vita a eventi, incontri e consulenze dedicate alla valorizzazione della memoria gastronomica. Anche il volume Menu Risorgimento, realizzato insieme al Collettivo Cougnet e pubblicato da Linkiesta, nasce dalla stessa convinzione: il patrimonio gastronomico non è un repertorio di ricette da museo, ma un racconto vivo della nostra identità culturale. 

Il lavoro di Cornaviera diventerà reale e tangibile durante l’incontro organizzato dal FAI a Casa Macchi, dove il suo racconto attraversa il periodo compreso tra l’Unità d’Italia e il primo Novecento, mostrando come le trasformazioni politiche, economiche e sociali abbiano lasciato tracce evidenti nelle cucine domestiche. Il cibo diventa così un archivio accessibile a tutti, fatto di gesti, ingredienti, abitudini e memorie condivise. Nel cortile di Casa Macchi, una delle più autentiche testimonianze della vita quotidiana tra Ottocento e Novecento, Samanta Cornaviera accompagnerà i visitatori in un viaggio tra storia, cultura e gastronomia alla scoperta di sapori dimenticati, abitudini domestiche e trasformazioni sociali raccontate attraverso il cibo. Un racconto dal vivo che intreccia memoria e tradizioni, con assaggi ispirati all’epoca: il celebre cocktail Milano-Torino e piccole preparazioni che richiamano la cultura culinaria di fine secolo. L’occasione per guardare al passato da una prospettiva insolita e sorprendentemente attuale è in programma Venerdì 19 giugno alle ore 18.30 a Casa Macchi a Morazzone (VA).

In un’epoca che corre veloce verso il nuovo, la lezione di Samanta Cornaviera ricorda che innovare non significa dimenticare. Significa conoscere ciò che è stato, comprendere come siamo arrivati fin qui e riconoscere che ogni ricetta custodisce molto più di una tecnica, perché custodisce una storia.

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