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Iran, Trump fa le cose in grande: il set di un film di James Bond per la firma dell’accordo. Tutto sul resort Burgenstock di Lucerna

17 Giugno 2026 ore 09:35

Anche questa volta Trump ha scelto di esagerare. La location individuata dal presidente degli Stati Uniti per le storiche firme che sigleranno ufficialmente la tregua con l’Iran, in attesa del documento ufficiale e conclusivo sulla questione uranio rimandato a 60 giorni, è un luogo magico. Si tratta addirittura di un posto che è stato usato da James Bond come set di un film del più famoso 007 del mondo. Il trattato di tregua verrà infatti firmato venerdì nel resort di Burgenstock. Affacciato sulle acque del Lago dei Quattro Cantoni e arroccato a quasi 900 metri di quota, è da sempre sinonimo di massima riservatezza, essendo raggiungibile quasi esclusivamente in battello, funicolare ed elicottero.

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Lo ha indicato a Keystone-Ats il Dipartimento federale degli Affari esteri svizzero. Prevista la presenza del vice presidente americano Jd Vance e del capo negoziatore iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf. Il complesso alberghiero aveva già ospitato nel 2024 un vertice sull’Ucraina, alla presenza del presidente Volodymyr Zelensky e dell’allora vicepresidente americana Kamala Harris. Nato nel 1873 con l’apertura del Grand Hotel, è oggi il più grande resort integrato della Svizzera: comprende hotel a cinque stelle, residenze private, due spa di lusso, campi da golf e l’iconico Hammetschwand Lift, l’ascensore panoramico all’aperto più alto d’Europa.

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Accordo Usa-Iran, Trump finisce nel mirino per l’intesa: “È una sconfitta, ridimensionamento umiliante”

17 Giugno 2026 ore 09:00

Ha promesso che sarà lui in persona a leggere il fatidico memorandum. Donald Trump ha affermato che il testo del memorandum d’intesa raggiunto con l’Iran sarà reso pubblico a un certo punto in una sede ufficiale. “Non solo lo pubblicherò, ma probabilmente terrò una conferenza stampa e lo leggerò… parola per parola, in modo che la stampa lo riporti accuratamente”, ha detto Trump durante un incontro con il presidente degli Emirati Arabi Uniti a margine del G7 a Evian, in Francia, “è un documento molto importante”, assicura. Non sarà una lunga lettura quella di The Donald. Il documento firmato domenica, ha spiegato il vicepresidente americano JD Vance, parlando a Cnn. “è di una pagina e mezzo” e “non include i dettagli operativi dell’intesa”. Ma è proprio nei “dettagli” o negli omissis che si nasconde il diavolo del fallimento.

La certezza è nel giorno e ora anche il luogo della firma. L’accordo tra Iran e Stati Uniti verrà firmato venerdì a Burgenstock, vicino il lago di Lucerna. Lo ha riferito Berna. In attesa della performance oratoria, Trump prova a magnificare il prodotto. “Lo Stretto di Hormuz sarà completamente riaperto a partire da venerdì”, giorno della firma dell’accordo tra Iran e Stati Uniti a Ginevra. Annuncia il tycoon, precisando che “non ci saranno pedaggi per le navi che passeranno da Hormuz”. L’Iran sta rimuovendo le mine proprio in questo momento”, ha aggiunto. Teheran ha confermato che gli Stati Uniti hanno iniziato a revocare il blocco navale contro l’Iran. “La revoca del blocco navale contro l’Iran è iniziata e si sta passando alle fasi operative”, ha annunciato il viceministro degli Esteri della Repubblica islamica, Majid Takht-Ravanchi, citato dalle agenzie iraniane. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha dichiarato che i prossimi negoziati tra Stati Uniti e Iran saranno suddivisi in due fasi. La prima fase riguarderà questioni come lo status dello Stretto di Hormuz, il blocco navale statunitense e la ricostruzione dopo i bombardamenti israelo-americani delle infrastrutture iraniane, ha affermato, citato da Al Jazeera. Una fase successiva dei negoziati tratterà la questione del nucleare e l’allentamento delle sanzioni, che saranno risolte in un accordo finale, ha aggiunto.

E il regime change?

Ma quando mai. Trump ha affermato di non essersi “mai preoccupato di un cambio di regime” in Iran, sottolineando di “non credere nel cambio di regime, non funziona mai”. “Ma supponiamo che ci sia un cambio di regime: il primo gruppo (di leader, ndr) è tutto morto, così come l’ultimo”, ha aggiunto, “anche una parte del terzo. Oggi negoziamo con persone molto razionali, forti e intelligenti. Non sono radicalizzate”. Il capo della Casa Bianca è anche in vena di consigli. “Sia la Siria a occuparsi di Hezbollah in Libano, lo sa fare meglio di Israele”, sentenzia Trump, sempre da Evan. “Ho suggerito a Israele di lasciare che la Siria si occupi di Hezbollah perché, a essere sincero, penso che lo farebbero meglio”, ha affermato Trump. Per poi aggiungere che Israele combatte Hezbollah “da troppo tempo e che troppe persone vengono uccise”, criticando così la gestione degli interventi israeliani contro il gruppo sciita libanese. “Non è necessario demolire un condominio ogni volta che si cerca qualcuno, perché in quei condomini vive molta gente, e non sono tutti membri di Hezbollah”, ha proseguito il presidente americano, pur precisando di avere “un eccellente rapporto” con il premier israeliano, ha ribadito che “l’attacco a Beirut non gli piace”. “Una volta il Libano era un grande Paese, con professori, dottori, avvocati; le grandi menti erano là – ha sottolineato Trump – sono stati trattati peggio di qualsiasi altro Paese e non possono difendersi. Quindi non sono contento di quello che ha fatto Israele con il Libano e Hezbollah”.

A conferma di un idillio in crisi c’è l’indiscrezione che gli Stati Uniti hanno respinto la richiesta israeliana di visionare il testo del memorandum d’intesa con l’Iran, che verrà firmato ufficialmente venerdì in Svizzera. A renderlo noto è l’emittente israeliana Channel 12., molto vicina a Netanyahu e al suo governo. Consigli a parte, la questione libanese è destinata ancor a tenere banco. Un banco insanguinato. Almeno 15 persone, tra cui due donne, sono state uccise e altre 82 ferite nelle ultime 24 ore a causa dei raid aerei israeliani sul Libano. Lo riporta su X il ministero della Salute di Beirut, secondo il quale dalla ripresa del conflitto lo scorso 2 marzo “il numero totale di civili ha raggiunto quota 3.798, con 11.781 feriti”. Hezbollah ha ricevuto rassicurazioni dall’Iran sul fatto che chiederà il ritiro delle truppe israeliane dal Libano nella prossima fase dei colloqui con gli Stati Uniti. Lo ha dichiarato a Reuters l’ufficio stampa del gruppo sciita filo-Teheran. “Non ci sarà alcun accordo sul nucleare tra Iran e Stati Uniti a meno che gli israeliani non si ritirino” dal Paese dei Cedri. Il ritiro – ha precisato Hezbollah – sarebbe la conseguenza, e non una condizione preliminare, della prosecuzione dei colloqui tra Teheran e Washington dopo la firma del memorandum d’intesa venerdì.

Guerra in Iran, l’aiutino di Musk a Trump. Così gli Usa hanno individuato i bersagli (grazie a Grok)

17 Giugno 2026 ore 08:38

Donald Trump ed Elon Musk ultimamente sono tornati a farsi vedere insieme. Anche il patron di Tesla ed ex ministro dell’amministrazione americana era infatti presente a Pechino al vertice con Xi Jinping, un segnale di disgelo dopo il duro scontro che aveva portato all’allontanamento dalla Casa Bianca. Ora però è emerso un nuovo elemento che potrebbe chiarire il motivo di questo improvviso e repentino ritorno di Musk al fianco di Trump: il sistema Grok. In una memoria, infatti, è stato lo stesso governo statunitense ad ammetterlo. Gli Usa hanno utilizzato appunto Grok, l’intelligenza artificiale di Musk per i loro attacchi in Iran.

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Questo elemento è emerso in seguito a un documento ufficiale presentato a difesa delle turbine a gas di un gigantesco centro dati della società xAI, di proprietà del miliardario, oggetto di una causa ambientale. Il Dipartimento di Giustizia, in una memoria depositata il 15 giugno e consultata dalla France Presse, ha sostenuto che tale causa “minaccia la sicurezza nazionale, economica ed energetica” degli Stati Uniti, perché rischia di interrompere l’alimentazione di infrastrutture di intelligenza artificiale ormai utilizzate dalle forze armate.

Per sostenere questa argomentazione, il ministero ha presentato la testimonianza di Cameron Stanley, responsabile dell’Ia presso il Pentagono. Quest’ultimo ha dichiarato sotto giuramento che uno strumento derivato da Grok, il “Grok Gov Model”, è già impiegato all’interno del Project Maven, il programma militare di identificazione e selezione dei bersagli assistito dall’intelligenza artificiale, inizialmente basato sul modello Claude della società Anthropic. Secondo questa dichiarazione, i processi di Maven “hanno consentito alle forze statunitensi di impiegare oltre 2mila munizioni contro 2mila obiettivi distinti in 96 ore” durante la guerra contro l’Iran.

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Petroliere iraniane varcano zona di blocco. Coloni israeliani incendiano due moschee in Cisgiordania

17 Giugno 2026 ore 10:27
Al Arabiya English pubblica il memorandum in 14 punti. Teheran potrebbe riprendere a esportare petrolio fin da subito dopo la firma e riceverebbe 300 miliardi di dollari dagli Stati Uniti. Israele, polizia usa granate stordenti su manifestanti Haredi

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