Intervista a Alberto Loarte: “Stiamo sviluppando una fonte di energia per il mondo"
Da decenni la Germania è considerata il “motore d’Europa”, in virtù del suo ruolo di principale potenza industriale dell’Unione europea e del contributo determinante che offre alla crescita economica e alla competitività del continente. Gli ultimi due cancellierati di Friedrich Merz e Olaf Scholz, hanno infatti evidenziato un significativo cambiamento di rotta della Germania, non soltanto nell’ambito della politica di difesa, ma anche nella promozione di una strategia di crescita energetica volta a sostenere sia il comparto civile sia quello militare.
Il cambio di rotta energetico tedesco
La politica energetica tedesca si fonda sulla dottrina della Energiewende (transizione energetica). Tale processo, avviato tra gli anni Sessanta e Settanta, ha acquisito una rilevanza decisiva soprattutto durante il cancellierato di Angela Merkel, a seguito del disastro nucleare di Fukushima. Ciò ha determinato una profonda revisione della strategia energetica nazionale e l’accelerazione del progressivo abbandono del nucleare. In una fase più recente, il sistema energetico tedesco ha subito ulteriori trasformazioni in seguito agli eventi del 24 febbraio 2022, con la conseguente ridefinizione dei flussi di approvvigionamento di gas naturale liquefatto (GNL) e petrolio dalla Russia. In questo contesto, il cancelliere Olaf Scholz ha richiamato i principi della Energiewende, promuovendo una strategia di diversificazione delle fonti energetiche volta a ridurre la dipendenza da fornitori esterni. L’espansione delle infrastrutture per il GNL, insieme al temporaneo prolungamento dell’utilizzo del nucleare, del carbone e alle misure volte a ridurre i consumi energetici, ha permesso alla Germania di far fronte alle difficoltà immediate legate all’approvvigionamento energetico. La prima riforma fondamentale ha attribuito ai progetti di energia rinnovabile la qualifica di “interesse pubblico prevalente”. Tale disposizione mira ad accelerare le procedure di autorizzazione, riducendo le possibilità di opposizione o blocco dei progetti. La seconda riforma ha modificato la legge sulle fonti energetiche rinnovabili, innalzando l’obiettivo al raggiungimento dell’80% di elettricità da fonti rinnovabili entro il 2030, con target specifici per l’eolico e il solare. Queste riforme hanno prodotto i primi risultati positivi: la quota di energie rinnovabili sulla produzione elettrica totale è aumentata dal 45,6% nel 2022 al 59% a settembre 2024. De facto, questa tendenza è destinata a crescere: la capacità eolica autorizzata annualmente è passata da 4,3 GW nel 2022 a 7,4 GW nel 2023, per poi attestarsi a 4,7 GW nella prima metà del 2024. Le aste pubbliche per l’eolico offshore potrebbero contribuire ulteriormente con una capacità aggiuntiva pari a 30 GW entro il 2030. Se tali dinamiche verranno confermate, le proiezioni dell’International Energy Agency (IEA) prevedono per la Germania, entro il 2030, circa 100 GW di eolico onshore, 30 GW di eolico offshore e 200 GW di fotovoltaico, anche se il recente dibattito politico evidenzia un possibile rallentamento della crescita delle rinnovabili e una temporanea riapertura ai combustibili fossili nel settore residenziale. Tali dinamiche trovano tuttavia un significativo sostegno anche nel comparto della difesa. Grazie all’aumento dei fondi stanziati, la Germania sta investendo nello sviluppo di nuove tecnologie militari orientate alla riduzione delle emissioni e alla sostenibilità ambientale, secondo un approccio definito come “green defence”. Rheinmetall, infatti, ha dichiarato come una rapida transizione dai combustibili fossili verso carburanti sintetici prodotti mediante energie rinnovabili sia “indispensabile per la moderna prontezza operativa della difesa”. In tale contesto, il processo di riarmo tedesco si configura come un vero e proprio catalizzatore tecnologico, in grado non soltanto di rafforzare la capacità militare della Germania, ma anche di promuoverne la sostenibilità ambientale e di accrescerne l’autonomia energetica. Un esempio di ciò può essere dato dai nuovi sistemi di alimentazione prodotti da Vincorion. I generatori e i sistemi di accumulo energetico, denominati PGM low emissionV e ESM hybridV, vanno da unità da 20 kW, pensate per impieghi ad alta mobilità, fino a sistemi modulari da 50 kW e 200 kW, che possono essere combinati tra loro fino a raggiungere una potenza totale superiore a 1 MW. Questi sistemi, non solo montano il motore “Stage V”, il quale permette di smaltire efficientemente i gas di scarico, ma risultano conformi anche alla Single Fuel Policy di NATO. Ciò significa che possono essere impiegati a livello globale, anche in presenza di carburanti di bassa qualità.
Lo sviluppo industriale: tra pubblico e privato
Oltre alla transizione energetica, il governo tedesco ha intrapreso anche una serie di riforme economiche e legislative per agevolare la crescita industriale. Pochi giorni dopo l’invasione russa dell’Ucraina nel 2022, il famoso discorso dell’ex cancelliere Olaf Scholz, riguardo la Zeitenwende, tradotto come “svolta epocale”, ha aperto la strada a una nuova fase di modernizzazione industriale. La prima misura adottata è stata lo stanziamento di un fondo speciale da 100 miliardi di euro per il rinnovamento dell’esercito tedesco. Il raggiungimento, nel 2024, dell’obiettivo NATO del 2% del PIL nazionale destinato alla difesa è stato inoltre favorito dal fondo. Il nuovo cancelliere Friedrich Merz, continuando il “modus operandi” del suo predecessore, ha adottato una riforma costituzionale nel 2025 che ha permesso di mitigare il freno al debito (Schuldenbremse). Ciò ha consentito di esentare le spese militari dal debito pubblico, potendo così superare l’1% del PIL annuale. Oltre alla riforma, è stato approvato un fondo speciale per le infrastrutture da 500 miliardi di euro. Di questo ammontare pecuniario, 100 mld sono destinati al fondo per la trasformazione climatica ed economica. Il restante verrà spartito tra il governo federale a cui verranno assegnati approssimativamente 300 miliardi e i 16 governi dei Länder a cui andranno circa 100 miliardi. Lo scopo è quello di sollecitare la produzione economica, grazie all’investimento in importanti infrastrutture pubbliche, mezzi di trasporto, impianti energetici e reti di accumulo. Tuttavia, ad oggi tale fondo non pare dare i suoi frutti a causa di un’amministrazione inefficace dei progetti: si stima che a fine 2025 solo il 54% degli obbiettivi prefissati siano stati raggiunti. Oltre alle misure interne, il governo tedesco, a maggio 2026, ha dichiarato di voler acquistare circa il 40% delle azioni nel gruppo europeo KNDS, uno dei maggior produttori europei di carri armati e sistemi di difesa terrestri. Un investimento di tale calibro permetterebbe alla Germania non solo di esercitare una maggiore influenza su KNDS, ma anche di agevolare il potenziamento della Bundeswehr tramite l’acquisto di carri armati Leopard 2. Anche realtà private, come la Rheinmetall, hanno deciso di adoperarsi in risposta alla Zeitenwende. Per migliorare le proprie capacità di produzione di mezzi marittimi per la difesa, il primo maggio 2026 l’azienda tedesca ha rilevato la Naval Vessels Lürssen (NVL), insieme ai suoi 4 cantieri navali. Ciò permetterà a Rheinmetall di esercitare un ruolo estremamente importante sia nello sviluppo tecnologico, che in quello navale al fine di sviluppare una flotta all’avanguardia. Oltre allo sviluppo della marina, il 5 settembre 2025, la Rheinmetall ha inaugurato il più grande impianto di produzione di munizionamento europeo, collocato a Unterluess in Bassa Sassonia. Il nuovo stabilimento avrà un ruolo chiave nella produzione di munizioni, diventando di fatto il principale sito produttivo dell’azienda. Grazie anche al supporto degli impianti in Spagna, Sudafrica, Ungheria e Lituania, sarà in grado di raggiungere una capacità produttiva fino a 1,5 milioni di munizioni da 155 mm all’anno. L’espansione della Rheinmetall sul continente europeo, quindi, è una chiara risposta alla necessità dei paesi europei di riarmarsi, contribuendo anche alla difesa NATO. In risposta alle attuali tensioni politiche internazionali, la Germania si pone all’interno dell’Ue e soprattutto della NATO come leader per la difesa collettiva. La sua posizione geografica strategica e le sue elevate capacità industriali la rendono il principale hub logistico della NATO per la mobilitazione di truppe e veicoli in caso di attacco. Non a caso, il governo tedesco ha dichiarato di voler investire ulteriormente nel ramo difensivo per rafforzare la difesa collettiva e nazionale. In questo modo, la Germania riuscirebbe a superare il prossimo obbiettivo NATO, investendo più del 5% del PIL nazionale per la difesa entro il 2035.
In conclusione, l’evoluzione della politica energetica e industriale della Germania mostra come il Paese stia cercando di ridefinire progressivamente il proprio ruolo strategico all’interno dell’Europa e della NATO.
Stando ai dati, infatti, sono preventivabili due scenari sia per la Energiewende, che per la Zeitenwende:
Nel primo scenario sul panorama energetico, la Germania riuscirebbe a sfruttare le crisi energetiche del 2022 e 2026 come trampolini di lancio per consolidare la propria autonomia strategica. La transizione energetica, di fatto, si evolverebbe da semplice politica climatica ad un pilastro fondamentale dell’autonomia energetica tedesca. In tale contesto, l’aumento della capacità rinnovabile potrebbe ridurre la dipendenza energetica da fornitori esterni, limitando così i rischi derivanti da eventi come il taglio di rifornimenti GNL e petroliferi dalla Russia nel 2022. Grazie all’impegno statale e soprattutto di realtà private come Rheinmetall e Vincorion, il settore della difesa diventerebbe, quindi, uno dei pilastri chiave dell’innovazione tecnologica nazionale. Il concetto di “green defence” aprirebbe, de facto, le porte ad una nuova dottrina industriale tedesca: lo sviluppo di nuovi sistemi militari autonomi ridurrebbe la dipendenza logistica dai combustibili fossili, promovendo anche lo sviluppo di carburanti sintetici dual use. Inoltre, i progetti portati avanti da Vincorion diventerebbero strategici non solo per la Germania, ma anche per la NATO. Lo sviluppo di tecnologie all’avanguardia, porterebbe la Germania a rafforzare il proprio ruolo di leadership europea. Berlino, quindi, diverrebbe il maggiore esportatore di “green military” europeo, riducendo la dipendenza energetica dagli USA e consolidando la collaborazione industriale sul piano europeo nel settore dell’industria sostenibile.
Nel secondo scenario, la Germania non riuscirebbe a sostenere il peso economico della Energiewende. In questo caso, Berlino non sarebbe capace di finanziare lo sviluppo di nuove tecnologie e infrastrutture sostenibili, optando per un ritorno ai combustibili fossili. Le cause principali sarebbero l’aumento dei prezzi energetici, che produrrebbero effetti significativamente negativi nel settore industriale. Ciò comporterebbe la crescita di diverse tensioni nel paese, creando conflitti tra obbiettivi industriali e priorità energetiche. Berlino potrebbe scegliere di tornare all’uso dell’energia nucleare come alternativa alle difficoltà della transizione energetica. In tale contesto, l’opinione pubblica appare molto divisa: in un sondaggio per conto dell’agenzia di stampa tedesca risulta che circa il 53% della popolazione considera l’abbandono totale del nucleare nel 2023 un errore strategico. La decisione risulta definitiva: Merz ha già dichiarato che non sarà possibile un ritorno al nucleare a causa di divergenze politiche interne e il desiderio di investire in fonti energetiche diverse. Quindi, l’impossibilità di un nuovo approccio al nucleare spingerebbe la Germania, di fatto, a una maggiore dipendenza energetica da fornitori terzi. Inoltre, l’eventuale ascesa politica dell’Alternative für Deutschland (AfD) potrebbe riaprire il dibattito sulla ripresa dei rapporti energetici con la Russia, inclusa la possibilità di riattivare i flussi di gas attraverso il sistema Nord Stream, in linea con posizioni espresse da esponenti del partito favorevoli alla normalizzazione delle relazioni energetiche con Mosca. La politica della Energiewende diventerebbe, di fatto, una semplice politica securitaria, perdendo così il suo carattere evolutivo originario.
Nel primo scenario sulla Zeitenwende, invece, le misure prese dal cancellierato Scholz ed in seguito Merz riuscirebbero a rafforzare l’industria bellica tedesca. La Germania, quindi, consoliderebbe la propria posizione a livello europeo, diventando uno dei partner più affidabili per la produzione ed esportazione bellica. Inoltre, il paese diventerebbe il nuovo leader dell’UE e della NATO nel campo della difesa grazie alle sue capacità economiche e industriali. Le azioni intraprese da Merz, per sollecitare la crescita economica, darebbero i suoi frutti, permettendo così di poter investire con maggior rigore in nuove tecnologie ed armamenti difensivi. In questo contesto, come concordato al vertice Aia del 2025, lo Stato tedesco sarebbe in grado di compiere il prossimo obbiettivo NATO di investire il 5% del PIL nazionale nella difesa entro il 2035. Tale passo, porterebbe la Germania a ridurre la propria dipendenza da fornitori terzi consolidando, quindi, la propria autonomia industriale. Rheinmetall diventerebbe uno dei partner strategici più stretti di Berlino, grazie alla sua grande capacità di produzione bellica all’avanguardia. La politica della Zeitenwende avrà così la possibilità di consolidarsi come la nuova dottrina strategica della Germania.
Nel secondo scenario, la Germania non riuscirebbe a portare avanti la politica della Zeitenwende. A causa di difficoltà economiche interne e internazionali, Berlino non avrebbe la possibilità di investire nell’industria bellica, perdendo così il suo status di “motore d’Europa”. In questo contesto, il paese dovrebbe abbandonare le proprie ambizioni di autonomia strategica e acquistare armamenti da altri partner come gli USA. Aziende private come Rheinmetall, non riuscirebbero più a mantenere un partenariato stretto con Berlino, rivolgendosi ad altri paesi con maggiori capacità economiche. Inoltre, l’accrescere delle tensioni politiche interne ed il rafforzamento di partiti come l’AFD creerebbero un clima di instabilità che potrebbe, di fatto, portare al crollo del governo. Ad ogni modo, l’odierno indice di apprezzamento del cancellierato Merz è un segnale d’allarme che potrebbe aggravarsi, portando ad un totale cambio del modus operandi tedesco. Tale ribaltamento politico, trasformerebbe quindi il paese da promotore della difesa in funzione antirussa, a sostenitore dell’esclusiva difesa nazionale in collaborazione con Mosca.
Il quadro tedesco continua a presentare rilevanti elementi di incertezza in merito alle sue prospettive future. Sebbene si registri l’intenzione di investire ingenti risorse nel settore energetico, le incertezze relative alla stabilità del governo potrebbero ostacolare l’effettiva attuazione di tali programmi. Parallelamente, il processo di riarmo costituisce un fenomeno che necessita di essere analizzato nel suo più ampio contesto: una volta completato, quali saranno le sue finalità operative? In quali scenari e per quali obiettivi potrà essere impiegato? Gli scenari, quindi, proiettano le incertezze sul quadro di insieme, facendo intuire come sia la transizione energetica, che la politica di riarmo siano effettivamente dubbiose sul piano effettivo, portando la Germania verso un clima di “titubanza politica”.