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Ue contro Ankara: il Parlamento chiede sanzioni per il ministro della Giustizia turco Akin Gurlek, fedelissimo di Erdogan

19 Giugno 2026 ore 19:53

Il Parlamento europeo ha adottato questa settimana una risoluzione che chiede misure restrittive nei confronti di Akin Gurlek, ministro della Giustizia turco, fedelissimo del presidente nonché autocrate Recep Tayyip Erdogan, per “violazioni dei diritti umani e delle libertà fondamentali”. La risoluzione, approvata con 381 voti favorevoli, esorta l’Alto rappresentante dell’Ue a valutare l’applicazione di sanzioni ai sensi del Regime globale per i diritti umani dell’Unione. Le misure proposte includono il congelamento dei beni situati all’interno del territorio europeo. I membri del Parlamento hanno descritto Gürlek come “un attore chiave nell’apparato repressivo dello Stato”. Hanno inoltre criticato la sua recente promozione a ministro, definendolo “un attore politico che persegue un’agenda politica”.

Il Parlamento ha espresso profonda preoccupazione per un atto d’accusa di quasi 4mila pagine, redatto sotto la responsabilità di Gurlek quando ricopriva la carica di procuratore generale di Istanbul. Il bersaglio è Ekrem Imamoglu, il sindaco di Istanbul sospeso, che era stato dichiarato candidato alla presidenza dalla leadership, ora rimossa, del principale partito di opposizione, il Partito Popolare Repubblicano (CHP). Imamoglu, in carcere dal marzo del 2025, secondo accuse palesemente prefabbricate, rischia fino a 2.430 anni di carcere per essere a capo di “un’organizzazione criminale” e aver commesso 142 reati. La Corte europea dei diritti dell’uomo ha recentemente accolto la richiesta di Imamoglu relativa alla sua detenzione, secondo la procedura per i casi prioritari. La risoluzione deplora inoltre la decisione del Tribunale amministrativo di Istanbul del 23 gennaio, che ha confermato revoca del diploma universitario di Imamoglu. I

l ministro ha risposto alla bozza di risoluzione del Parlamento. “Distorcere i procedimenti giudiziari in corso in Turchia e condurre una campagna politica basata su casi in cui i processi sono ancora in corso, muovere accuse infondate contro la magistratura turca e contro di me: questa è una posizione che può essere spiegata solo da un pregiudizio ideologico. Questo approccio politicamente motivato, alimentato da certi ambienti all’interno del Parlamento europeo, mina la credibilità delle istituzioni che queste persone rappresentano”.

A proposito di Akın Gurlek va ricordato che è stato nominato ministro della Giustizia a febbraio. In precedenza, aveva ricoperto la carica di viceministro della Giustizia (2022-2024), di giudice penale di alto grado e di procuratore generale (2024-2026), supervisionando diversi processi politici di alto profilo. Come presidente del 14esimo Tribunale penale di Istanbul, Gurlek ha presieduto i collegi giudicanti che hanno condannato numerose personalità politiche, avvocati e giornalisti. Tra questi figurano Selahattin Demirtaş, ex co-presidente del Partito filo curdo Democratico dei Popoli (HDP), Sırrı Süreyya Önder, ex deputato dell’HDP, Canan Kaftancıoğlu, ex leader del CHP a Istanbul, e l’Associazione degli Avvocati Progressisti (ÇHD).

Nel febbraio 2021, Gürlek aveva anche emesso una sentenza che contravveniva a una decisione vincolante della Corte Costituzionale nel caso del giornalista Enis Berberoğlu. Il 14 ottobre 2020, il Consiglio dei Giudici e dei Procuratori (HSK) aveva promosso Gurlek al rango di giudice di prima classe, rendendolo idoneo alla nomina presso le corti supreme del paese: la Corte di Cassazione e la Corte Costituzionale. Il Parlamento europeo ha ribadito che i negoziati di adesione della Turchia all’Uesono in una fase di stallo dal 2018 a causa del deterioramento della democrazia e dello stato di diritto. La risoluzione rileva che, a gennaio 2026, la Turchia aveva il maggior numero di casi pendenti dinanzi alla Corte europea dei diritti dell’uomo, pari a oltre un terzo del totale dei casi trattati dalla Corte.

Il rapporto evidenzia anche una grave erosione della democrazia locale, rilevando che 28 sindaci dell’opposizione, di cui 18 del CHP e 10 del partito filo-curdo Uguaglianza e Democrazia dei Popoli (ex HDP oggi DEM), sono stati rimossi dall’incarico e sostituiti da sindaci nominati dal governo. Molti di loro sono in carcere come Imamoglu.

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Col. Macgregor: “Per Israele è un disastro”. Il patto USA-Iran cambia tutto

19 Giugno 2026 ore 15:00



Il colonnello Douglas Macgregor analizza una clamorosa svolta geopolitica. Al centro del dibattito vi è il recente memorandum d’intesa siglato tra Stati Uniti e Iran, una mossa con cui il presidente Donald Trump ha scelto di porre fine al coinvolgimento militare americano per evitare catastrofiche conseguenze economiche globali, come il blocco delle forniture energetiche e la crisi delle riserve petrolifere.

Secondo l’analisi di Macgregor, questo accordo rappresenta un durissimo colpo strategico per Israele e per il primo ministro Benjamin Netanyahu, rimasti isolati dopo aver cercato di estendere il conflitto a livello regionale nella falsa certezza di un supporto incondizionato da parte di Washington. Il colonnello evidenzia come l’architettura geopolitica occidentale in Medio Oriente sia ormai al tramonto: l’influenza statunitense ne esce drasticamente ridimensionata, aprendo la strada a un nuovo equilibrio di potere che vedrà il futuro della regione dominato da due storiche potenze locali, la Turchia e l’Iran.

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Israele e Hezbollah: è fragile tregua dalle 15. Colloqui di pace a Washington dal 23 al 25 giugno

19 Giugno 2026 ore 19:34
In mattinata saltata la firma Usa-Iran in Svizzera, mentre si contano 47 civili uccisi in Libano. Ben-Gvir: "Deve bruciare". Iran: "Hormuz senza pedaggi per 60 giorni". Khamenei: "Trump ha accettato accordo per disperazione", lui smentisce via Truth

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