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Why Trump Made a Diesel Deal With Putin

Our national security and White House correspondent David E. Sanger breaks down why President Donald Trump struck a deal with President Vladimir V. Putin to import Russian diesel fuel in the coming months, despite having signed recent congressional legislation tightening energy sanctions on Russia.

Why Trump Made a Diesel Deal With Putin

Our national security and White House correspondent David E. Sanger breaks down why President Donald Trump struck a deal with President Vladimir V. Putin to import Russian diesel fuel in the coming months, despite having signed recent congressional legislation tightening energy sanctions on Russia.

Meloni lega il destino dell’Italia a quello di Zelensky – Dietro il Sipario – Talk Show

14 Ottobre 2026 ore 17:19



Meloni giura fedeltà eterna a Zelensky mentre Trump e Putin cercano un accordo. Ne parliamo a “Dietro il Sipario” in compagnia di Luca Marfé, Davide Rossi e Francesco Forciniti

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I messianismi che tengono sotto scacco il mondo

14 Ottobre 2026 ore 14:42

Hamas che battezza l’operazione lanciata il 7 ottobre del 2023 “Diluvio di Al-Aqsa”, un’immagine carica di risonanze palingenetiche. La destra ebraica che lavora per la ricostruzione del Tempio a Gerusalemme sulla Spianata delle Moschee come preludio del ritorno del messia. Negli Usa un presidente come Trump che fa sistematicamente ricorso a temi biblici nei suoi interventi pubblici arrivando a presentarsi sui social travestito da Gesù. Come se non bastasse questa febbre ha contagiato anche il mondo tecnologico con figure come quella di Peter Thiel, fondatore di PayPal, che vede nella la potenza geopolitica e militare degli Stati Uniti l’argine al prevalere dell’Anticristo. Sempre più assistiamo a situazione nelle quali le categorie religiose vengono mobilitate per finalità politiche, mentre il discorso politico assume tratti tipicamente teologici. 

La narrazione mainstream che racconta palestinesi e israeliani sempre gli uni contro gli altri, è davvero l’unica storia possibile? No, è la più comoda. Così in questo book, “L’antidoto”, raccontiamo chi sono e cosa fanno gli attivisti che ogni giorno si riconoscono come persone, e non si guardano come nemici.
L’ANTIDOTO

Per tutti questi motivi è di grande interesse e attualità l’appuntamento proposto da Fondazione Oasis e dall’Alta scuola di economia e relazioni internazionali (Aseri) dell’università Cattolica per giovedì 15 ottobre. “Precipitare la fine. I messianismi e la politica internazionale” è il titolo della giornata che vede la partecipazione di figure autorevoli, da vari centri sudi del mondo.

Il tema è doppiamente urgente anche perché ci troviamo davanti ad un ritardo nella capacità interpretativa di questi fenomeni, un ritardo che incide sulla possibilità di combatterli e arginarli. Nel saluto inviato per questo incontro il cardinal Pierbattista Pizzaballa riconosce «che noi, almeno noi, noi cattolici non siamo molto ben preparati ad affrontare queste narrazioni, queste argomentazioni, questi discorsi». D’altra parte questo è un tema sempre più presente anche nella vita quotidiana delle persone. Come sottolinea Pizzaballa «L’interpretazione delle Scritture, ciò che sta accadendo ora in Cisgiordania, ciò che molti – non tutti, ma molti – coloni stanno affermando, le visioni messianiche provenienti da diverse parti e da diverse interpretazioni stanno influenzando pesantemente la vita concreta della nostra gente qui, non solo dei palestinesi, ma anche all’interno di Israele.».

Il messianismo politico contemporaneo non si presenta come un semplice ritorno della religione nello spazio pubblico, ma come una sua trasformazione, che ne modifica le finalità. Questo linguaggio religioso si intreccia in modo nuovo e drammatico con la politica: non è più confinato ai margini radicalizzati dello spazio pubblico, come è avvenuto per esempio negli ultimi decenni all’interno dell’islam sunnita con i movimenti jihadisti, ma è entrato nei palazzi e nei circoli del potere anche di alcune democrazie mature. Come sta accadendo negli Usa dove Trump è sostenuto da un’ampia base evangelica che interpreta la sua figura in chiave provvidenziale. Siamo di fronte quella «strumentalizzazione del nome di Dio» più volte denunciata da papa Leone in tanti suoi interventi recenti, che assegna alla politica un compito escatologico e rende di conseguenza impossibile ogni compromesso.

Come dimostra la storia recente le guerre si trasformano in fenomeni permanenti da cui nessuno vuole né riesce ad uscire. E la religione diventa fattore che delegittima qualsiasi tentativo di mediazione. «Stiamo aspettando con impazienza di ricevere da voi indicazioni su come affrontare queste situazioni anche qui, in questa terra», chiede Pizzaballa. «Il fine è creare, ri-creare queste relazioni, che sono importanti e necessarie qui, ma su basi solide e nel rispetto reciproco». Per questo è importante, e non solo teorico, il compito affidato ai relatori dell’appuntamento milanese, tra i quali Jocelyne Cesari, professoressa all’università di Birmingham e alla Georgetown, Blandine Chelini-Pont dell’università di Marsiglia, Shlomo Fischer, ricercatore del Jewish People Policy Institute di Gerusalemme, Farhad Khosrokhavar, Emerito all’Ehess di Parigi e Aymen Tamimi, ricercatore e analista britannico-iracheno.

L’incontro si tiene nella sede di Aseri in via San Vittore 18 a Milano, a partire dalle 9.

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Ukraine’s Exposure Grows as Satellite Use Is Restricted and Russia Escalates

15 Ottobre 2026 ore 15:08
A huge attack cut power to 600,000 people in Kyiv, and a Pentagon-funded satellite internet program appeared to be curbed without warning.

© Evgeniy Maloletka/Associated Press

Firefighters at the site of a strike at an apartment building in Kyiv on Wednesday.

Burnham Pledges to Back Zelensky as Trump’s Ukraine Support Wavers

14 Ottobre 2026 ore 20:26
President Volodymyr Zelensky, who met with Britain’s prime minister, has said Ukraine received no warning of Russian attacks, but President Trump has said Washington is still “sharing intel.”

© Jack Taylor/Reuters

Prime Minister Andy Burnham welcoming President Volodymyr Zelenskiy of Ukraine outside 10 Downing Street, in London, on Wednesday.

Per colpa di Putin gocciolano i frigoriferi francesi – Il Controcanto – Rassegna Stampa del 14-10-26

14 Ottobre 2026 ore 10:43



Grande scoop di Repubblica. I frigoriferi in Francia gocciolano per colpa della guerra ibrida di Putin! Cazzullo sul Corriere rimpiange il tempo in cui i cittadini credevano per davvero in questo mostro di Europa. Il Fatto definisce i possibili contorni di un accordo di pace fra Russia e Ucraina

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Kimberly Guilfoyle’s Rise and Fall as Trump’s Ambassador to Greece

14 Ottobre 2026 ore 16:17
President Trump cut her loose after damaging news reports about her tenure as ambassador to Greece. Once a prominent Trump insider, she suggested she will now fight to defend her reputation.

© Doug Mills/The New York Times

Kimberly Guilfoyle with President Trump at a White House event in March. In announcing her resignation, Ms. Guilfoyle decried what she called false accusations.

È infine arrivato il momento del soft power cinese?

14 Ottobre 2026 ore 07:00

Per gli studiosi, gli osservatori e i critici del soft power, una domanda è rimasta in sospeso fin da quando il concetto è emerso nei primi anni Novanta: fino a che punto le risorse del soft power possono produrre risultati tangibili? In altre parole, in che modo l’apprezzamento e l’ammirazione si traducono col tempo in influenza politica? Sebbene la Cina abbia speso miliardi in soft power e diplomazia pubblica, pochi ne hanno riconosciuto i reali traguardi fino a tempi recenti. Ora, tuttavia, le tendenze emergenti provenienti dalla Cina — abbinate alla dottrina “America First” — potrebbero aver offerto a Pechino un’opportunità senza precedenti.

È quindi opportuno chiedersi: cosa deve accadere affinché la Cina diventi una superpotenza del soft power? Prima di affrontare questo punto, dobbiamo esaminare lo stato attuale del potere di attrazione della Cina, in particolare rispetto agli Stati Uniti.

Le Condizioni del Soft Power Americano

Per decenni, gli Stati Uniti sono stati il massimo diffusore di “coolness“, esportando di tutto (da Hollywood, la musica e la moda ai potenti e intangibili ideali del sogno americano). Accanto a questi, il dominio globale del dollaro statunitense e della lingua inglese sono serviti da pilastri strutturali del suo fascino mondiale.

Sebbene questa immagine idealizzata si sia erosa nel tempo a causa di guerre impopolari e decisioni politiche, la dottrina “America First” ha innegabilmente distrutto molti degli elementi centrali dell’attrazione del Paese. Sono stati pubblicati decine di articoli sull’effetto di Trump sull’appeal internazionale degli Stati Uniti, ad esempio quando si è discussa il potenziale epilogo del soft power americano o quando si è suggerito che la reputazione della nazione potrebbe non riprendersi mai del tutto. In particolare, il defunto Joseph S. Nye, che ha coniato il termine, ha lamentato nel suo ultimo articolo che “Trump è il primo [presidente americano] a rifiutare l’idea che il soft power abbia un qualche valore nella politica estera”.

La Situazione del Soft Power Cinese

Nel frattempo, sebbene la prima spinta della Cina verso il soft power sia stata probabilmente notata durante le Olimpiadi di Pechino del 2008, il consenso generale era che la sua natura rigorosamente gestita dallo Stato avrebbe sempre suscitato sospetti e fallito nell’attrarre sinceramente i pubblici stranieri. Verso la metà degli anni 2020, tuttavia, gli osservatori al di fuori del mondo accademico hanno iniziato a notare un’impennata di tendenze legate alla Cina. Alcune sono virali e potenzialmente effimere (come Labubu e “Chinamaxxing“), mentre altre — come i veicoli elettrici e le infrastrutture avanzate — mostrano un potenziale a lungo termine. Ciò ha spinto importanti testate occidentali ad affermare la nuova “coolness” della Cina. Forse a sorpresa, analogamente al Giappone, questo fascino attinge a un mix sorprendente di antico e futuristico, dalla mitologia tradizionale e l’architettura imperiale ai paesaggi urbani cibernetici di Shenzhen e Chongqing. Inoltre, i modelli di intelligenza artificiale open source cinesi vengono lodati e ampiamente adottati all’estero, mentre i giovani del mondo in via di sviluppo acquisiscono una crescente familiarità con la Cina. Sebbene permangano timori riguardo alla sua influenza, questa familiarità rappresenta un primo passo cruciale verso un apprezzamento autentico.

L’Arduo Percorso per Diventare una Superpotenza del Soft Power

Nonostante questi recenti e notevoli sviluppi, la Cina deve superare diversi ostacoli nel suo percorso per diventare una superpotenza del soft power.

In primo luogo, il popolo cinese potrebbe aver bisogno di diventare più “accessibile”. Gli stranieri che ammirano la cultura e i prodotti cinesi devono poter interagire facilmente con la gente del posto, sia quando visitano la Cina sia quando incontrano cittadini cinesi all’estero. Non si tratta di una questione di buone maniere, bensì di una persistente barriera linguistica. Fortunatamente, questo divario potrebbe ridursi man mano che un numero maggiore di persone in tutto il mondo imparerà il cinese e un numero crescente di cittadini cinesi acquisirà un inglese di base per viaggiare o interagire con turisti in Cina.

In secondo luogo, sebbene i cittadini cinesi debbano certamente essere orgogliosi dei successi della loro nazione, dovrebbero evitare di proiettare un senso di superiorità. Il soft power nasce dalla fiducia in sé stessi, non dalla vanteria. Questo non vuol dire che i cinesi siano eccessivamente vanitosi, ma è una dinamica fondamentale da tenere a mente. Man mano che i successi della Cina cresceranno, essi creeranno inevitabilmente attriti con altre nazioni — in particolare con gli Stati Uniti, che non rinunceranno facilmente al loro primato reale o percepito.

In terzo luogo, man mano che gli stranieri imparano ad apprezzare non solo i prodotti cinesi ma anche le persone dietro di essi, potrebbero iniziare a chiedersi sinceramente se il sistema politico che ha reso possibili questi successi sia così imperfetto come viene spesso descritto. Questo non per edulcorare la condotta del Partito Comunista Cinese (PCC), ma piuttosto per riconoscere che esistono modelli alternativi.

In quarto luogo, mentre un numero crescente di stranieri consuma prodotti culturali e digitali cinesi, visita senza visto e persino studia nel paese, in realtà trasferirsi e vivere lì rimane molto impegnativo. Questo rappresenta un grave ostacolo all’appeal generale della nazione, poiché l’ultima manifestazione di attrazione del soft power è spesso il desiderio di stabilirsi.

In quinto luogo, e forse il punto più complesso, vi è la necessità di un processo duplice a lungo termine. I cittadini cinesi devono trovare il modo di esprimere il proprio desiderio di adottare determinate pratiche straniere — come maggiori tutele legali e finanziarie — senza sfidare direttamente l’autorità del partito centrale. A loro volta, il partito potrebbe riconoscere queste riforme reciprocamente vantaggiose e implementarle per promuovere un maggiore sviluppo socioculturale ed economico. Il PCC potrebbe diventare meno restio ad accogliere tali riforme graduali non solo a causa della domanda interna, ma anche per soddisfare le aspettative esterne in qualità di leader globale responsabile, un ruolo ulteriormente evidenziato dal vuoto di leadership lasciato dagli Stati Uniti.

La Strada da Percorrere: un Egemone Benevolo?

Come tutti gli egemoni, gli Stati Uniti hanno sempre avuto i loro difetti e le loro pratiche discutibili; pertanto, nessuno si aspetta che la leadership cinese sia perfetta. Tuttavia, se la leadership cinese riuscirà a raccogliere un’ammirazione più ampia e genuina sia in patria che all’estero — in particolare nel mondo in via di sviluppo — i benefici in termini di soft power potrebbero essere evidenti.

Un’altra variabile critica da non sottovalutare è la diaspora cinese. Molti cinesi d’oltremare stanno già mostrando con orgoglio la propria eredità da una prospettiva socioculturale ed economica, tralasciando intenzionalmente le dimensioni politiche e ideologiche. Questo approccio cauto potrebbe ulteriormente favorire i propositi di Pechino.

Se la Cina riuscirà a fornire beni pubblici globali — ad esempio attraverso la Nuova Via della Seta e le sue più recenti Iniziative Globali — le opinioni straniere sul suo sistema politico potrebbero migliorare. Sebbene si tratti di una previsione a lungo termine, potenzialmente lontana decenni, questo articolo funge da esercizio intellettuale per immaginare come la Cina possa eventualmente eguagliare o superare gli Stati Uniti come superpotenza globale del soft power (e non solo), guidata da un’attrazione genuina anziché dall’attuale miscela di potere economico e soft, meno stabile.

In conclusione, potremmo assistere all’inizio del vero momento di soft power della Cina, andando oltre la mera dipendenza economica. Questo cambiamento appare possibile perché il PCC ha leggermente allentato la presa sulle iniziative creative che non si scontrano con gli interessi dello Stato. Sebbene questa ondata “cool” sia sempre più notata in tutto il mondo, essa rimane in gran parte superficiale. La sfida maggiore sarà garantire che non si tratti di una moda passeggera e che la Cina continui a innovare, condividendo al contempo le proprie novità con il mondo con convinzione. Parole e azioni devono coincidere. Solo allora la genuina attrazione potrà diventare un vantaggio strutturale di soft power, molto simile a quello di cui gli Stati Uniti hanno goduto per decenni.

Senators Urge Trump to Reverse Diesel Deal With Putin

14 Ottobre 2026 ore 02:12
A bipartisan group of 12 senators called on the president to drop his decision to ease sanctions on Russia’s exports of diesel fuel, saying the deal would help Moscow continue the war in Ukraine.

© Kenny Holston/The New York Times

The letter, led by Senator Richard Blumenthal, Democrat of Connecticut, came just weeks after Congress overwhelmingly approved legislation intended to increase economic pressure on Moscow and its allies.
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