Vista elenco

Ricevuto ieri — 20 Gennaio 2026

Ance, previsioni rosee per il 2026: costruzioni in ripresa grazie all'”ultimo miglio” del Pnrr

20 Gennaio 2026 ore 16:46

Le previsioni del 2026 sono positive: gli investimenti torneranno a crescere (+5,6% su base annua), le opere pubbliche segneranno un progresso del 12% e pure il mercato della riqualificazione abitativa, dopo la depressione causata dalla fine del superbonus, potrebbe crescere del 3,5% grazie alla proroga per 12 mesi degli incentivi fiscali prevista nell’ultima legge di bilancio. Così oggi l’Associazione nazionale dei costruttori edili ha potuto affermare che il settore delle costruzioni è “il motore del pil e dell’occupazione”: tra il 2021 e il 2025, secondo l’Ance, ha generato da solo 350mila nuovi posti di lavoro, portando a un aumento del 20% dell’occupazione complessiva grazie alla realizzazione e alla manutenzione di strade, ponti, scuole, reti idriche o energetiche. Sono i dati contenuti nell’ultima edizione dell’Osservatorio congiunturale sull’industria delle costruzioni. I problemi potrebbero arrivare con la fine del Pnrr, ma Federica Brancaccio, presidente dell’associazione, ha una proposta per il governo: un grande piano per l’edilizia abitativa pubblica.

Nel 2025 non sono state comunque tutte rose e fiori: il settore delle costruzioni ha segnato una “lieve flessione” degli investimenti dell’1,1%, ma è stata molto inferiore alle attese che erano del -7%. La flessione è stata causata principalmente dal calo dell’edilizia abitativa (-15,6%), solo in parte compensata dalla “forte spinta delle opere pubbliche trainate dal Pnrr” (+21%). Nelle previsioni per il 2026, gli investimenti dovrebbero però tornare positivi (+5,6%) grazie al rush finale per “l’ultimo miglio” del Piano nazionale di ripresa e resilienza che “traina il comparto”. Oltre alla spinta delle opere pubbliche (+12%), si prevede una crescita anche della riqualificazione abitativa grazie alla proroga degli incentivi fiscali (+3,5%).

Sul Pnrr, comunque, “noi abbiamo resistito alle preoccupazioni e alle pressioni, legittime, che avevamo. In nessuna intervista, in nessuno scritto dell’Ance voi avete mai visto la richiesta di una proroga perché ci teniamo moltissimo che questo diventi non il ‘Paese delle proroghe’ ma della certezza degli investimenti, della spesa, delle riforme. Non serve una proroga, ma la flessibilità sì”, ha sottolineato Brancaccio. “Una delle preoccupazioni che abbiamo è proprio questa: ci sarà questa flessibilità?. Siamo a gennaio 2026, le imprese sono non pressate, che sarebbe sano e normale, ma vivono ‘stalkerizzate’ dalle stazioni appaltati che minacciano solo penali e risoluzioni di contratti”. Una situazione, dunque, di “incertezza” che incrocia la gestazione del Dl Pnrr. “Siamo alle soglie di un dl che si pone tema quello del raggiungimento degli obiettivi, e vorremo sapere: una volta fatta la rendicontazione a marzo, poi?”, ha spiegato Brancaccio. “Ci sarà un periodo di fermo, siamo salvi dalle penali, ci sarà la sospensione dei lavori per poi avere fondi per completarli?”. Sono le domande che si pongono le imprese, “non è polemica”, assicura la presidente. L’obiettivo deve essere “evitare incidente percorso: abbiamo fatto tanti e tali sforzi, tutti in questo Paese, per fare bella figura in Ue, un incidente di percorso a fine gara sarebbe un peccato”. Ecco perché secondo Piero Petrucco, vicepresidente Ance per il Centro Studi, ha affermato che “il Pnrr è sotto tutti i punti di vista una stagione di efficienza che non dobbiamo disperdere, dove il nostro Paese non solo è riuscito a spendere di più e più velocemente ma ha speso meglio, raggiungendo obiettivi e innovando i processi. Un modello virtuoso che ha contagiato tutti: amministrazioni pubbliche, come i Comuni che hanno registrato performance di spesa inimmaginabili fino a poco tempo fa, ma anche le grandi stazioni appaltanti e le imprese che hanno dimostrato grande capacità realizzativa. Grazie al Pnrr, infatti, le imprese strutturate e con più qualità hanno trovato più spazio e si sono rafforzate sotto il profilo dimensionale e della redditività riducendo l’indebitamento, dimostrando così di aver operato con responsabilità e maturità finanziaria”, ha aggiunto Petrucco.

Da qui la proposta dell’Ance al governo: “Dare una casa da abitare tutti i cittadini è il futuro del Paese, quindi un piano casa, utilizzando sempre il modello del Pnrr, è ormai una esigenza indifferibile. Lo ha capito l’Europa, lo ha capito il nostro governo, noi lo diciamo da anni, il futuro passa per investire nelle città, nell’abitare e nel futuro del nostro Paese”, ha sostenuto Brancaccio. Dei 15 miliardi potenzialmente attivabili tra fondi italiani e fondi europei evidenziati dall’Ance, il governo ha individuato – secondo l’associazione – 7 miliardi, in aumento rispetto ai 2 previsti in precedenza, anticipando la spesa e rafforzando la governance. “La prima cosa è la governance, poi immaginare un ventaglio di strumenti finanziari e di credito, dei cosiddetti fondi pazienti che possono assistere in questo grande piano che non durerà uno o due anni, pensate che il piano Fanfani è durato ben 15 anni”. I fondi disponibili, secondo la scheda dell’Ance, sono 970 milioni del Fondo per il contrasto al disagio abitativo dal 2026 al 2030, circa 2,9 miliardi della politica di coesione europea e nazionale 2021-27 e 3,2 miliardi del Fondo sociale per il clima 2026-32. Vedremo se la proposta coglierà nel segno: tutto sta nel definire che debba essere il beneficiario delle politiche abitative.

L'articolo Ance, previsioni rosee per il 2026: costruzioni in ripresa grazie all'”ultimo miglio” del Pnrr proviene da Il Fatto Quotidiano.

GTWC | Rossi affiancato da Hesse e Harper sulla BMW #46 nel 2026

20 Gennaio 2026 ore 16:36
Saranno Max Hesse e Dan Harper i due compagni di squadra di Valentino Rossi per la stagione 2026 del GT World Challenge Europe, che il 'Dottore' affronterà nuovamente per intero.
Il Team WRT ha annunciato oggi i tre che saliranno a bordo della BMW #46 per dare l'assalto alla Classe PRO, mentre i piloti della M4 GT3 EVO #32 verranno comunicati il 2 febbraio, e il 16 febbraio quelli delle ...Continua a leggere

Ricevuto prima di ieri

Ricerca: da Fondazione Airc 142 milioni di euro

19 Gennaio 2026 ore 14:22

142 milioni di euro per sostenere 676 progetti di ricerca, 98
borse di studio e 5 programmi speciali ospitati da circa 100 istituzioni prevalentemente pubbliche come università, ospedali e centri di ricerca diffusi sul territorio nazionale: ecco le cifre dell’impegno di Airc per questo 2026.

Sono circa cinquemila ricercatrici e ricercatori che, sostenuti da Airc, sono al lavoro nel nostro paese per rispondere a domande sulle cause dell’insorgenza e la progressione della malattia, per mettere a punto terapie immuno-mirate, fondamentali per il trattamento dei tumori avanzati, per sviluppare metodi diagnostici ultra-precoci e approcci preventivi specifici. Il loro impegno contribuisce a costruire risultati tangibili. Impegno che si completa con il sostegno a Ifom, Istituto di Oncologia Molecolare della Fondazione, centro avanzato dedicato allo studio dei meccanismi molecolari alla base dei tumori.

«AIRC contribuisce alla ricerca sul cancro sostenendo un vero e proprio ecosistema diffuso sul territorio nazionale, dedicato alla ricerca di frontiera e alla formazione di giovani ricercatori operanti all’interno di gruppi affermati, o capaci di esprimere progettualità indipendenti. Promuoviamo innovazione, sinergia e crescita delle competenze» spiega la direttrice scientifica di Fondazione Airc, Anna Mondino (qui il video) «I nostri ricercatori si interrogano sulle componenti genetiche e metaboliche alla base dell’insorgenza e della progressione del tumore e dello sviluppo delle metastasi. Inoltre, lavorano sulla rilevanza di bersagli molecolari per inediti approcci diagnostici e terapeutici, e su come abbattere la resistenza a terapie consolidate e promuovere trattamenti di nuova generazione in grado di ottenere risposte più efficaci. Nei progetti finanziati i ricercatori usano tecnologie avanzate e approcci anche guidati dall’intelligenza artificiale, per esempio per studi clinici con i pazienti su terapie più precise e mirate. Per la selezione dei progetti e l’attribuzione dei finanziamenti, revisori esperti valutano l’innovatività, l’originalità e la fattibilità delle idee e la maturità del profilo scientifico dei proponenti. La selezione competitiva affidata a esperti indipendenti è effettuata in base al metodo internazionale del ‘peer review’, condiviso dalla comunità scientifica internazionale. Il nostro obiettivo è generare, tramite la ricerca, nuova conoscenza, declinabile in speranza e opportunità concrete di prevenzione, diagnosi e cura per la comunità».

Con Le Arance della Salute riparte la raccolta fondi di Fondazione AIRC. Sabato 24 gennaio, in migliaia di piazze in tutta Italia, le volontarie e i volontari distribuiranno reticelle di arance rosse (donazione minima 13 euro), vasetti di marmellata di arance rosse (8 euro) e di miele di fiori d’arancio (10 euro), insieme a una guida pensata per aiutare i cittadini a orientarsi tra informazioni affidabili e false credenze su alimentazione e comportamenti salutari. Inoltre, venerdì 23 e sabato 24 gennaio, studenti, insegnanti e genitori saranno protagonisti di “Cancro io ti boccio”, un progetto di cittadinanza attiva di Fondazione AIRC che promuove volontariato, divulgazione scientifica e cultura della prevenzione. Ogni informazione e la piazza più vicina si possono trovare su airc.it

Foto di Fondazione Airc

L'articolo Ricerca: da Fondazione Airc 142 milioni di euro proviene da Vita.it.

NLS | Incredibile Mercedes: chiede di spostare il via per far correre Verstappen

18 Gennaio 2026 ore 16:13
Con l'annuncio di Winward della partecipazione alla 24 Ore del Nürburgring-Nordschleife di quest'anno come Mercedes-AMG Performance Team, è stato aggiunto un altro tassello al puzzle della prevista partecipazione di Max Verstappen. Anche se inizialmente è stata presentata solo la vettura gemella, il progetto dell'olandese entra ora nella fase decisiva.
Secondo le informazioni raccolte da ...Continua a leggere

L’attualità della critica radicale incarnata nella poesia e nell’opera di Giorgio Cesarano

14 Gennaio 2026 ore 22:00

di Sandro Moiso

Gianfranco Marelli, Lorenzo Pinardi (a cura di), Giorgio Cesarano. Mordere la vita prima che la vita vi morda, Mimesis Edizioni, Milano-Udine 2025, pp. 346, 24 euro

Così è: ci siamo assuefatti

Siede il guasto nell’anima
come in deserta stanza il cane,
il cane che fiuta,
il cane che si gratta
con umidi occhi
e zampa docile.
S’è fatto muto il mondo
degli oggetti,
il senso si rintraccia
in altro dove
in altro quando, ma qui siamo
e colano gli umori
del vivere e le vesti
e i gesti se ne intridono.
Nascono i tristi odori.
(Giorgio Cesarano – L’erba bianca, 1959)

Gianfranco Marelli (1957-2024), già insegnante di filosofia nei licei, giornalista (è stato direttore di “Umanità Nova”), o più semplicemente anarchico, è stato tra i collaboratori di Carmillaonline. Tra le sue opere vanno ricordate L’amara vittoria del situazionismo (Mimesis1996, 2017), L’ultima Internazionale (2000), Una bibita mescolata alla sete (BFS 2015), la curatela di Racconto su come scrivere racconti (2008) di Boris Pil’njàk, tradotto con Enzo Papa, Ecologia e psicogeografia di Guy Debord (Elèutrhera 2021), mentre ha anche redatto la voce “L’Internazionale situazionista” per il secondo volume de L’altronovecento. Comunismo eretico e pensiero critico (Jaca Book 2011). Inoltre, ha pubblicato una silloge poetica intitolata Danza la vita (Zero in condotta 2024).

Ma l’elenco delle opere e delle collaborazioni non rende giustizia alla passione che lo ha sempre animato nel suo cammino di ricerca e scrittura militante che, tra le altre cose, lo avvicina a quelli che possono essere considerati due punti focali del suo percorso intellettuale e politico: Guy Debord (1931 – 1994) e Giorgio Cesarano (1928-1975). Entrambi accomunati dalla critica radicale dell’esistente e del suo più miserabile prodotto ovvero la società dello spettacolo e della spettacolarizzazione del consumo di massa, ma anche dalla tragica decisione di separare volontariamente e coscientemente le proprie vite dal palcoscenico sociale sul quale anche la critica più intransigente può essere trasformata in elemento spettacolare.

Per raccontare la figura del secondo, a chi ancora non lo conoscesse, non c’è viatico migliore di quello costituito dalle parole che lo stesso Marelli aggiunse in chiusura di uno dei testi del poeta, militante e filosofo nato a Milano, in parte riprese ed ampliate nel saggio che apre il testo pubblicato da MImesis.

Sicuramente la frequentazione sul finire degli anni ’60 degli ambienti anarchici milanesi e del milieu situazionista francese, oltre agli studi su Rosa Luxemburg, il consiliarismo e «Socialisme ou barbarie» […] segnarono l’orizzonte teorico di Cesarano e lo condussero a praticare una visione politica radicale rispetto a quanto ribolliva all’interno dei “politicissimi amici” con i quali sul piano intellettuale condivideva l’impegno a svecchiare da sinistra PCI e sindacato. In particolare la partecipazione alla Federazione Anarchica Giovanile Italiana con il gruppo milanese La Comune assieme a Eddie Ginosa, un giovane e stimato compagno con il quale si creò un solido legame intellettuale interrotto bruscamente con il suicidio del giovane nell’ottobre del ’71 – il primo di una lunga serie di suicidi che scosse profondamente Cesarano – gli consentì di tracciare una parabola che lo condusse a riconoscersi in un progetto comunitario intriso di venature marxiste, libertarie, situazioniste. Munito di questi strumenti teorici, cercò la loro attuazione dapprima nelle nascenti organizzazioni spontanee del Movimento milanese come il CUB Pirelli, divenuto nel 1967 il luogo dell’organizzazione autonoma delle lotte operaie e studentesche, per poi essere fra i protagonisti dell’occupazione del palazzo della Triennale e dell’hotel Commercio, due delle più importanti lotte che contraddistinsero l’anima più radicale del ‘68/’69 meneghino, slegata dalle camarille del Movimento Studentesco di Mario Capanna e dei gruppi politici quali Avanguardia Operaia intenti a monopolizzare ideologicamente la contestazione, fino a partecipare alla fondazione di Ludd, un gruppo informale la cui tendenza era l’estremizzazione delle lotte del proletariato spingendolo ad attuare lotte non sindacali, “anti-economiche”, e forme organizzative consiliari e “unitarie” (né partito, né sindacato) per l’immediata realizzazione del comunismo senza passare attraverso una transizione socialista e senza costruzione di un modello o di un progetto positivo da posporre al “tutto e subito” che allora pareva il realizzarsi della rivoluzione nei soggetti protagonisti del Sessantotto1.

Parole alle quali, però, vanno aggiunte le osservazioni, poste in apertura del testo qui recensito, con cui si sottolineano i motivi della autentica e definitiva “rottura” di Giorgio Cesarano con l’esperienza della vita.

Chissà se il cronista del «Corriere della sera» abbia consapevolmente o meno storpiato il cognome di Giorgio Cesarano in “Cesarotto” al fine di sottolineare che l’individuo morto suicida nell’appartamento di via Lomazzo a Milano il 9 maggio 1975 da qualche tempo si era ROTTO di “sopravvivere”, cercando di dare un senso alla vita che senso non ha.
Ci piacerebbe crederlo anche se, in tutta sincerità, per come la stampa nazionale diede la notizia della perdita di un uomo ben noto nell’ambiente intellettuale non solo lombardo, riconosciuto come un importante esponente dell’avanguardia politico-letteraria del secodo dopoguerra, più che un dubbio rimane una certezza. Certezza avvalorata dal fatto che ancora oggi la critica continui ad ignorare l’importanza avuta da Giorgio Cesarano – “ingiustamente trascurato dai gretti modi vigenti”, come scrisse a suo tempo Giancarlo Majorino – nell’essere stato fra i protagonisti della critica della società dei consumi, propagandati grazie alla rutilante fantasmagoria delle merci.
Certo è che Cesarano si era rotto di personificare il ruolo di intellettuale; così come si era rotto di raffigurarsi partecipante dello spettacolo di una critica radicale divenuta a sua volta merce e, in quanto tale, di riprodursi egli stesso come merce “rivoluzionaria” – o meglio “contro-rivoluzionaria” – da esibire all’interno del “dominio reale del capitale”. Insomma Giorgio si era CESA-ROTTO. Sennonché il desiderio di ricrearsi ALTRO dalla persona//maschera accettata e riverita dalla megamacchina sociale a sua volta si inceppò, travolto dal doloroso sopravvivere2.

L’opera, uscita postuma, di Gianfranco Marelli, curata insieme a Lorenzo Pinardi, vuole offrire una panoramica sull’opera del poeta e militante che pose termine alla sua vita nel 1975 nella convinzione che sia sempre più necessario farla emergere dal cono d’ombra in cui è stat troppo a lungo relegata, andando ad affiancarsi ad una precedente ricerca di Neil Novello, Giorgio Cesarano. L’oracolo senza enigma (Castelvecchi 2017), con cui Marelli aveva collaborato in occasione della ripubblicazione, sempre per Castelvecchi Editore, del già precedentemente citato testo di Cesarano: I giorni del dissenso. La notte delle barricate. Diari del Sessantotto.

Lo sguardo di Marelli, però, si focalizza maggiormente in questo caso sull’opera poetica, riassunta sostanzialmente in cinque raccolte di versi: L’erba bianca (Schwarz 1959), La pura verità (Mondadori 1963), La tartaruga di Jastov (Mondadori 1966), Romanzi naturali (Guanda 1980) e Il chiostro di Cambridge (Il Faggio 2007).

Così, forse per la prima volta, la comprensione dell’opera di Cesarano non passa prevalentemente attraverso i suoi testi eretici più famosi negli ambienti della sinistra radicale3, qui diligentemente riportati nella ricca bibliografia che chiude il volume insieme all’elencazione dei suoi saggi di carattere artistico-letterario e ai soggetti scritti per la televisione tra il 1967 e il 1971 oltre che all’unico testo scritto per il teatro nel 1968, ma soprattutto per mezzo dei suoi testi poetici, di cui per la prima vola è presentata un’ampia silloge (Questa storia: Giorgio Cesarano, pp. 37-186).

Oltre a ciò, dell’autore che fu contemporaneo e amico di Giovanni Raboni, Franco Fortini e di altri importanti esponenti del rinnovamento poetico e culturale italiano dei primi anni sessanta e settanta, come Pier Paolo Pasolini, è fornita nella terza parte (Un poeta dalla parte della realtà, pp. 187-320) una importante raccolta di testi critici sulla sua opera in versi e di ricordi di coloro che ebbero modo di conoscerlo personalmente o anche soltanto di condividerne lo slancio poetico e artistico. Tutti redatti tra il 1963 e il 2000.

Uno slancio mai separato da quello rivoluzionario, inteso però non soltanto come slancio politico, così come avrebbe voluto gran parte della tradizione marxista e anarchica, ma anche, e forse soprattutto come liberazione del corpo. Corpo fisico, sempre presente nell’opera di Cesarano, come in quel diario del ‘68 di cui si è già parlato: « Sono qui, con le ossa rotte (in pratica per modo di dire, anche se alla base c’è il fatto che sono stato bastonato), la schiena e le gambe che mi fanno male, non so più se per le botte o perché non sono più allenato a muovermi violentemente, a correre e a stare tanto tempo in piedi»4.

O, ancora, il corpo destinato al godimento, nel senso più ampio del termine, come si sottolinea ripetutamente nella Critica dell’utopia capitale e nel Manuale di sopravvivenza. Corpo con e in cui il microcosmo dell’individualità finisce con l’interagire materialmente con il macrocosmo sociale, nella cruda consapevolezza che la vita umana è certo da reinventare, oltre le forme del capitale e la semplice soddisfazione dei piaceri collegati alla società dei consumi. In cui il piacere diventa spettacolo, ma non soddisfazione reale di un desiderio umano mentre resta in attesa della rifondazione di una nuova Gemeinwesen o comunità umana in cui l’essere individuale non sia più separato dall’essere sociale. Unica capace di soddisfare quel desiderio senza limiti di piacere, ovvero di realizzazione completa del soggetto, che già Leopardi aveva colto nel suo Zibaldone di pensieri, ma che trova nel miserabile presente il suo limite principale nelle maschere imposte pirandellianamente dalla società del capitale a tutte le sue forme e manifestazioni.

Mettere in gioco e al centro il corpo significherà per Cesarano ben più che partecipare alle manifestazioni e agli scontri di piazza. Vorrà dire riflettere sui corpi come veri protagonisti dell’esistenza umana e sulla necessità di una loro liberazione immediata dalle catene del modo di produzione capitalistico e dal suo naturale corollario costituito dal consumo forzato di merci come unico scopo della vita.
E’ questa l’espressione diretta di un rifiuto totale del mondo che ci circonda, delle sue leggi, della sua economia, della assurda legge della miseria contro la quale sola può levarsi la rabbia degli oppressi. Immediata e rivoluzionaria già sul momento che solo il poeta potrà e dovrà esprimere con sufficiente potenza visionaria.

Soltanto in un tale contesto “operativo” si comprende perché Cesarano avesse utilizzato a suo tempo un’affermazione di Mario Savio, leader delle proteste studentesche americane a Berkeley. Un’affermazione tratta da un discorso tenuto per il movimento per la libertà di parola negli anni delle prime lotte per i diritti civili negli Stati Uniti:

C’è un’ora in cui le operazioni della macchina divengono così odiose, provocano tanto disgusto, che non si può più stare al gioco, che non si può più stare al gioco nemmeno tacitamente. E’ allora che bisogna mettere i nostri corpi sugli ingranaggi e sulle ruote, sulle leve e su tutto l’apparato della macchina per farla fermare. E’ allora che si deve far capire a chi la fa funzionare, a chi ne è il padrone, che se pure noi non siamo liberi impediremo ad ogni costo che la macchina funzioni.

Una macchina che non va intesa come mero strumento tecnico ma come macchina sociale, come “corpo macchinico” che imprigiona il vigore e la fisicità dei corpi reali, unici in grado di fermarla, come indicava già Charlie Chaplin in Tempi moderni, bloccandone la voracità. E indicandone la stupidità operativa, al di là delle pretese sull’intelligenza incorporata nell’evoluzione dell’apparato meccanico e ancor più oggi dell’intelligenza artificiale.

Una lotta spesso impari tra corpo vivo e corpo morto meccanico, che purtroppo può far sì che l’avversario di un tempo (il proletariato o il pensiero critico) finisca col soccombere diventandone strumento e rappresentante farsesco e mercificabile. Come hanno sottolineato sia Marelli in uno dei suoi saggi più importanti, L’amara vittoria del Situazionismo, che Cesarano con il proprio suicidio.

Una lotta che, però, continua sempre e che nei testi di Marelli e di Cesarano troverà ancora sempre lucidi e validi strumenti critici nella convinzione assoluta che «l’uomo non è mai stato ancora». Affermazione che da sola è in grado di far sognare la fine della preistoria come presente, accendere la speranza nella rivoluzione biologica, varare le ontologie del desiderio e della passione per annientare il senso morto dell’esistenza. Tutto per giungere ad un altro modello di vivere umano.

Motivo per cui si suggerisce, per meglio comprendere il testo, la sua lettura a partire proprio dal racconto di Cesarano posto in appendice: L’ora del rigetto.

:


  1. Gianfranco Marelli, Istantanea del Sessantotto [Per una rinascita ontologica del Movimento], in Giorgio Cesarano, I giorni del dissenso. La notte delle barricate. Diari del Sessantotto, a cura di Neil Novello e con uno scritto di Gianfranco Marelli, Castelvecchi Editore, Roma 2018, pp. 213-214.  

  2. G. Marelli, O la poesia come lingua in debito di rivoluzione in G. Marelli. L. Pinardi, Giorgio Cesarano. Mordete la via prima che la vita vi morda, Mimesis Edizioni, Milano-Udine 2025, pp. 9-10.  

  3. G. Cesarano, G. Collu, Apocalisse e rivoluzione, Dedalo, Bari 1973; G. Cesarano, Manuale di sopravvivenza, Dedalo, Bari 1974 (in seguito Bollati Boringhieri 2000, con una prefazione e una cronologia della vita e delle opere a cura di Gianfranco Marelli); G. Cesarano, Critica dell’utopia capitale. Vol. I, Varani, Milano 1979 (oggi compresa in G. Cesarano, Opere complete, vol. III, a cura del Centro di iniziativa Luca Rossi, Colibrì Edizioni, Milano 2010) oltre a decine di articoli e brevi saggi comparsi su «Ludd – Consigli proletari», «Puzz» e svariate altre testate, tra le quali «Invariance» di Jacques Camatte.  

  4. G. Cesarano, I giorni del dissenso. La notte delle barricate. Diari del Sessantotto, op. cit., p. 41.  

La riforma del TUF era necessaria?

14 Gennaio 2026 ore 17:51

Lavoce in mezz’ora è il format di divulgazione di lavoce.info: due volte al mese, in mezz’ora di conversazione, affrontiamo temi centrali per il dibattito pubblico con esperte ed esperti. Con Marco Ventoruzzo discutiamo la riforma del TUF.

L'articolo La riforma del TUF era necessaria? proviene da Lavoce.info.

[2026-01-16] TREMATE, SIAMO TORNATE! @ La Polveriera Spazio Comune

14 Gennaio 2026 ore 18:32

TREMATE, SIAMO TORNATE!

La Polveriera Spazio Comune - Via S. Reparata 12r, Firenze
(venerdì, 16 gennaio 16:00)
TREMATE, SIAMO TORNATE!

Tremate, siamo tornate!

Questo venerdì 16 gennaio dedicheremo la giornata al nostro io stregə, io animalə, noi collettivə per liberarci dagli archetipi e stare insieme.

Ci troviamo alle 16 per la laboratoria di immaginazione, scrittura e alterità “prima di essere umana” di Francesca Matteoni seguita dalla costruzione collettiva di una fanzine sul tema.

La cena andrà a benefit per le casse anti repressione e sarà accompagnata in cortile dalla performance “archetipo” seguita da un rituale collettivo aperto a tuttə. Dalle 20 in poi troverete anche dei banchini di autoproduzioni flinta e dalle 21 partirà la musica con Suz-psytrance seguita da Angie che ci farà ballare della deep techno!!

No machi, No fasci, No spaccio e droghe pesanti, No cis performativi, No sbirri!

Si presa a bene e spazio allə flinta!

A Quarter Century in Orbit: Science Shaping Life on Earth and Beyond 

12 Gennaio 2026 ore 23:43

For more than 25 years, humans have lived and worked continuously aboard the International Space Station, conducting research that is transforming life on Earth and shaping the future of exploration. From growing food and sequencing DNA to studying disease and simulating Mars missions, every experiment aboard the orbiting laboratory expands our understanding of how humans can thrive beyond Earth while advancing science and technology that benefit people around the world.  

Unlocking new cancer therapies from space

A woman conducts a research experiment aboard the International Space Station.
NASA astronaut Christina Koch works on MicroQuin’s protein crystallization research aboard the International Space Station.
NASA

The space station gives scientists a laboratory unlike any on Earth. In microgravity, cells grow in three dimensions, proteins form higher-quality crystals, and biological systems reveal details hidden by gravity. These conditions open new ways to study disease and develop treatments

Astronauts and researchers have used the orbiting laboratory to observe how cancer cells grow, test drug delivery methods, and examine protein structures linked to diseases such as Parkinson’s and Alzheimer’s. One example is the Angiex Cancer Therapy study, which tested a drug designed to target blood vessels that feed tumors. In microgravity, endothelial cells survive longer and behave more like they do in the human body, giving researchers a clearer view of how the therapy works and whether it is safe before human trials. 

Protein crystal growth (PCG) is another major area of cancer-related study. The NanoRacks-PCG Therapeutic Discovery and On-Orbit Crystals investigations have advanced research on leukemia, breast cancer, and skin cancers. Protein crystals grown in microgravity produce larger, better-organized structures that allow scientists to determine fine structural details that guide the design of targeted treatments. 

Studies in orbit have also provided insights about cardiovascular health, bone disorders, and how the immune system changes in space—knowledge that informs medicine on Earth and prepares astronauts for long missions in deep space. 

By turning space into a research lab, scientists are advancing therapies that benefit people on Earth and laying the foundation for ensuring crew health on future journeys to the Moon and Mars. 

 

Farming for the future 

NASA astronauts Jessica Watkins and Bob Hines work on the XROOTS space botany investigation, which used the station’s Veggie facility to test soilless hydroponic and aeroponic methods to grow plants. The space agricultural study could enable production of crops on a larger scale to sustain crews on future space explorations farther away from Earth.
NASA astronauts Jessica Watkins and Bob Hines work on the eXposed Root On-Orbit Test System (XROOTS) space botany investigation, which used the station’s Veggie facility to test soilless hydroponic and aeroponic methods to grow plants. The space agricultural study could enable production of crops on a larger scale to sustain crews on future space explorations farther away from Earth.
NASA

Feeding astronauts on long-duration missions requires more than packaged meals. It demands sustainable systems that can grow fresh food in space. The Vegetable Production System, known as Veggie, is a garden on the space station designed to test how plants grow in microgravity while adding fresh produce to the crew’s diet and improving well-being in orbit. 

To date, Veggie has produced three types of lettuce, Chinese cabbage, mizuna mustard, red Russian kale, and even zinnia flowers. Astronauts have eaten space-grown lettuce, mustard greens, radishes, and chili peppers using Veggie and the Advanced Plant Habitat, a larger, more controlled growth chamber that allows scientists to study crops in greater detail. 

These plant experiments pave the way for future lunar and Martian greenhouses by showing how microgravity affects plant development, water and nutrient delivery, and microbial interactions. They also provide immediate benefits for Earth, advancing controlled-environment agriculture and vertical farming techniques that help make food production more efficient and resilient in challenging environments. 

First year-long twin study 

Identical twin astronauts Mark and Scott Kelly
Mark and Scott Kelly, both former NASA astronauts, are photographed as part of NASA’s Twins Study.
NASA

Understanding how the human body changes in space is critical for planning long-duration missions. NASA’s Twins Study offered an unprecedented opportunity to investigate nature vs. nurture in orbit and on Earth. NASA astronaut Scott Kelly spent nearly a year aboard the space station while his identical twin, retired astronaut Mark Kelly, remained on Earth. 

By comparing the twins before, during, and after the mission, researchers examined changes at the genomic, physiological, and behavioral levels in one integrated study. The results showed most changes in Scott’s body returned to baseline after his return, but some persisted—such as shifts in gene expression, telomere length, and immune system responses. 

The study provided the most comprehensive molecular view to date of how a human body adapts to spaceflight. Its findings may guide NASA’s Human Research Program for years to come, informing countermeasures for radiation, microgravity, and isolation. The research may have implications for health on Earth as well—from understanding aging and disease to exploring treatments for stress-related disorders and traumatic brain injury. 

The Twins Study demonstrated the resilience of the human body in space and continues to shape the medical playbook for the Artemis campaign to the Moon and future journeys to Mars. 

Simulating deep space 

The 1,200 square foot sandbox located in the CHAPEA habitat at NASA's Johnson Space Center.
A view inside the sandbox portion of the Crew Health and Performance Analog, where research volunteers participate in simulated walks on the surface of Mars.
NASA/Bill Stafford

The space station, which is itself an analog for deep space, complements Earth-based analog research simulating the spaceflight environment. Space station observations, findings, and challenges, inform the research questions and countermeasures scientists explore on Earth.   

Such work is currently underway through CHAPEA (Crew Health and Performance Exploration Analog), a mission in which volunteers live and work inside a 1,700-square-foot, 3D-printed Mars habitat for about a year. The first CHAPEA crew completed 378 days in isolation in 2024, testing strategies for maintaining health, growing food, and sustaining morale under delayed communication. 

NASA recently launched CHAPEA 2, with a four-person crew who began their 378-day simulated Mars mission at Johnson on October 19, 2025. Building on lessons from the first mission and decades of space station research, they will test new technologies and behavioral countermeasures that will help future explorers thrive during long-duration missions, preparing Artemis astronauts for the journey to the Moon and laying the foundation for the first human expeditions to Mars. 

Keeping crews healthy in low Earth orbit 

NASA astronaut and Expedition 72 Flight Engineer Nick Hague pedals on the Cycle Ergometer with Vibration Isolation and Stabilization (CEVIS), an exercise cycle located aboard the International Space Station's Destiny laboratory module. CEVIS provides aerobic and cardiovascular conditioning through recumbent (leaning back position) or upright cycling activities.
NASA astronaut Nick Hague pedals on the Cycle Ergometer with Vibration Isolation and Stabilization (CEVIS), an exercise cycle located aboard the space station’s Destiny laboratory module. CEVIS provides aerobic and cardiovascular conditioning through recumbent or upright cycling activities.
NASA

Staying healthy is a top priority for all NASA astronauts, but it is particularly important while living and working aboard the orbiting laboratory.  

Crews often spend extended periods of time aboard the orbiting laboratory, with the average mission lasting about six months or more. During these long-duration missions, without the continuous load of Earth’s gravity, there are many changes to the human body. Proper nutrition and exercise are some of the ways these effects may be mitigated. 

NASA has a team of medical physicians, psychologists, nutritionists, exercise scientists, and other specialized medical personnel who collaborate to ensure astronauts’ health and fitness on the station. These teams are led by a NASA flight surgeon, who regularly monitors each crew member’s health during a mission and individualizes diet and fitness routines to prioritize health and safety while in space. 

Crew members are also part of the ongoing health and performance research being conducted to advance understanding of long-term spaceflight’s effects on the human body. That knowledge is applied to any crewed mission and will help prepare humanity to travel farther than ever before, including the Moon and Mars. 

Sequencing the future 

NASA astronaut Kate Rubins looking at DNA sample inside space station laboratory
NASA astronaut Kate Rubins checks a sample for air bubbles prior to loading it in the biomolecule sequencer. When Rubins’ expedition began, zero base pairs of DNA had been sequenced in space. Within just a few weeks, she and the Biomolecule Sequencer team had sequenced their one billionth base of DNA aboard the orbiting laboratory.
JAXA (Japan Aerospace Exploration Agency)/Takuya Onishi

In 2016, NASA astronaut Kate Rubins made history aboard the orbital outpost as the first person to sequence DNA in space. Using a handheld device called the MinION, she analyzed DNA samples in microgravity, proving that genetic sequencing could be performed in low Earth orbit for the first time. 

Her work advanced in-flight molecular diagnostics, long-duration cell culture, and molecular biology techniques such as liquid handling in microgravity. 

The ability to sequence DNA aboard the orbiting laboratory allows astronauts and scientists to identify microbes in real time, monitor crew health, and study how living organisms adapt to spaceflight. The same technology now supports medical diagnostics and disease detection in remote or extreme environments on Earth. 

This research continues through the Genes in Space program, where students design DNA experiments that fly aboard NASA missions. Each investigation builds on Rubins’ milestone, paving the way for future explorers to diagnose illness, monitor environmental health, and search for signs of life beyond Earth. 

Explore the timeline of space-based DNA sequencing

A Quarter Century in Orbit: Science Shaping Life on Earth and Beyond 

12 Gennaio 2026 ore 23:43

For more than 25 years, humans have lived and worked continuously aboard the International Space Station, conducting research that is transforming life on Earth and shaping the future of exploration. From growing food and sequencing DNA to studying disease and simulating Mars missions, every experiment aboard the orbiting laboratory expands our understanding of how humans can thrive beyond Earth while advancing science and technology that benefit people around the world.  

Unlocking new cancer therapies from space

A woman conducts a research experiment aboard the International Space Station.
NASA astronaut Christina Koch works on MicroQuin’s protein crystallization research aboard the International Space Station.
NASA

The space station gives scientists a laboratory unlike any on Earth. In microgravity, cells grow in three dimensions, proteins form higher-quality crystals, and biological systems reveal details hidden by gravity. These conditions open new ways to study disease and develop treatments

Astronauts and researchers have used the orbiting laboratory to observe how cancer cells grow, test drug delivery methods, and examine protein structures linked to diseases such as Parkinson’s and Alzheimer’s. One example is the Angiex Cancer Therapy study, which tested a drug designed to target blood vessels that feed tumors. In microgravity, endothelial cells survive longer and behave more like they do in the human body, giving researchers a clearer view of how the therapy works and whether it is safe before human trials. 

Protein crystal growth (PCG) is another major area of cancer-related study. The NanoRacks-PCG Therapeutic Discovery and On-Orbit Crystals investigations have advanced research on leukemia, breast cancer, and skin cancers. Protein crystals grown in microgravity produce larger, better-organized structures that allow scientists to determine fine structural details that guide the design of targeted treatments. 

Studies in orbit have also provided insights about cardiovascular health, bone disorders, and how the immune system changes in space—knowledge that informs medicine on Earth and prepares astronauts for long missions in deep space. 

By turning space into a research lab, scientists are advancing therapies that benefit people on Earth and laying the foundation for ensuring crew health on future journeys to the Moon and Mars. 

 

Farming for the future 

NASA astronauts Jessica Watkins and Bob Hines work on the XROOTS space botany investigation, which used the station’s Veggie facility to test soilless hydroponic and aeroponic methods to grow plants. The space agricultural study could enable production of crops on a larger scale to sustain crews on future space explorations farther away from Earth.
NASA astronauts Jessica Watkins and Bob Hines work on the eXposed Root On-Orbit Test System (XROOTS) space botany investigation, which used the station’s Veggie facility to test soilless hydroponic and aeroponic methods to grow plants. The space agricultural study could enable production of crops on a larger scale to sustain crews on future space explorations farther away from Earth.
NASA

Feeding astronauts on long-duration missions requires more than packaged meals. It demands sustainable systems that can grow fresh food in space. The Vegetable Production System, known as Veggie, is a garden on the space station designed to test how plants grow in microgravity while adding fresh produce to the crew’s diet and improving well-being in orbit. 

To date, Veggie has produced three types of lettuce, Chinese cabbage, mizuna mustard, red Russian kale, and even zinnia flowers. Astronauts have eaten space-grown lettuce, mustard greens, radishes, and chili peppers using Veggie and the Advanced Plant Habitat, a larger, more controlled growth chamber that allows scientists to study crops in greater detail. 

These plant experiments pave the way for future lunar and Martian greenhouses by showing how microgravity affects plant development, water and nutrient delivery, and microbial interactions. They also provide immediate benefits for Earth, advancing controlled-environment agriculture and vertical farming techniques that help make food production more efficient and resilient in challenging environments. 

First year-long twin study 

Identical twin astronauts Mark and Scott Kelly
Mark and Scott Kelly, both former NASA astronauts, are photographed as part of NASA’s Twins Study.
NASA

Understanding how the human body changes in space is critical for planning long-duration missions. NASA’s Twins Study offered an unprecedented opportunity to investigate nature vs. nurture in orbit and on Earth. NASA astronaut Scott Kelly spent nearly a year aboard the space station while his identical twin, retired astronaut Mark Kelly, remained on Earth. 

By comparing the twins before, during, and after the mission, researchers examined changes at the genomic, physiological, and behavioral levels in one integrated study. The results showed most changes in Scott’s body returned to baseline after his return, but some persisted—such as shifts in gene expression, telomere length, and immune system responses. 

The study provided the most comprehensive molecular view to date of how a human body adapts to spaceflight. Its findings may guide NASA’s Human Research Program for years to come, informing countermeasures for radiation, microgravity, and isolation. The research may have implications for health on Earth as well—from understanding aging and disease to exploring treatments for stress-related disorders and traumatic brain injury. 

The Twins Study demonstrated the resilience of the human body in space and continues to shape the medical playbook for the Artemis campaign to the Moon and future journeys to Mars. 

Simulating deep space 

The 1,200 square foot sandbox located in the CHAPEA habitat at NASA's Johnson Space Center.
A view inside the sandbox portion of the Crew Health and Performance Analog, where research volunteers participate in simulated walks on the surface of Mars.
NASA/Bill Stafford

The space station, which is itself an analog for deep space, complements Earth-based analog research simulating the spaceflight environment. Space station observations, findings, and challenges, inform the research questions and countermeasures scientists explore on Earth.   

Such work is currently underway through CHAPEA (Crew Health and Performance Exploration Analog), a mission in which volunteers live and work inside a 1,700-square-foot, 3D-printed Mars habitat for about a year. The first CHAPEA crew completed 378 days in isolation in 2024, testing strategies for maintaining health, growing food, and sustaining morale under delayed communication. 

NASA recently launched CHAPEA 2, with a four-person crew who began their 378-day simulated Mars mission at Johnson on October 19, 2025. Building on lessons from the first mission and decades of space station research, they will test new technologies and behavioral countermeasures that will help future explorers thrive during long-duration missions, preparing Artemis astronauts for the journey to the Moon and laying the foundation for the first human expeditions to Mars. 

Keeping crews healthy in low Earth orbit 

NASA astronaut and Expedition 72 Flight Engineer Nick Hague pedals on the Cycle Ergometer with Vibration Isolation and Stabilization (CEVIS), an exercise cycle located aboard the International Space Station's Destiny laboratory module. CEVIS provides aerobic and cardiovascular conditioning through recumbent (leaning back position) or upright cycling activities.
NASA astronaut Nick Hague pedals on the Cycle Ergometer with Vibration Isolation and Stabilization (CEVIS), an exercise cycle located aboard the space station’s Destiny laboratory module. CEVIS provides aerobic and cardiovascular conditioning through recumbent or upright cycling activities.
NASA

Staying healthy is a top priority for all NASA astronauts, but it is particularly important while living and working aboard the orbiting laboratory.  

Crews often spend extended periods of time aboard the orbiting laboratory, with the average mission lasting about six months or more. During these long-duration missions, without the continuous load of Earth’s gravity, there are many changes to the human body. Proper nutrition and exercise are some of the ways these effects may be mitigated. 

NASA has a team of medical physicians, psychologists, nutritionists, exercise scientists, and other specialized medical personnel who collaborate to ensure astronauts’ health and fitness on the station. These teams are led by a NASA flight surgeon, who regularly monitors each crew member’s health during a mission and individualizes diet and fitness routines to prioritize health and safety while in space. 

Crew members are also part of the ongoing health and performance research being conducted to advance understanding of long-term spaceflight’s effects on the human body. That knowledge is applied to any crewed mission and will help prepare humanity to travel farther than ever before, including the Moon and Mars. 

Sequencing the future 

NASA astronaut Kate Rubins looking at DNA sample inside space station laboratory
NASA astronaut Kate Rubins checks a sample for air bubbles prior to loading it in the biomolecule sequencer. When Rubins’ expedition began, zero base pairs of DNA had been sequenced in space. Within just a few weeks, she and the Biomolecule Sequencer team had sequenced their one billionth base of DNA aboard the orbiting laboratory.
JAXA (Japan Aerospace Exploration Agency)/Takuya Onishi

In 2016, NASA astronaut Kate Rubins made history aboard the orbital outpost as the first person to sequence DNA in space. Using a handheld device called the MinION, she analyzed DNA samples in microgravity, proving that genetic sequencing could be performed in low Earth orbit for the first time. 

Her work advanced in-flight molecular diagnostics, long-duration cell culture, and molecular biology techniques such as liquid handling in microgravity. 

The ability to sequence DNA aboard the orbiting laboratory allows astronauts and scientists to identify microbes in real time, monitor crew health, and study how living organisms adapt to spaceflight. The same technology now supports medical diagnostics and disease detection in remote or extreme environments on Earth. 

This research continues through the Genes in Space program, where students design DNA experiments that fly aboard NASA missions. Each investigation builds on Rubins’ milestone, paving the way for future explorers to diagnose illness, monitor environmental health, and search for signs of life beyond Earth. 

Explore the timeline of space-based DNA sequencing

VANCE, IL REPUBBLICANO NUOVO

22 Luglio 2024 ore 19:02


La corsa di J. D. Vance verso Donald Trump non è stata breve né facile: l’endorsement che gli ha fatto conquistare l’Ohio, il noto autore di Hillbilly Elegy lo ha dovuto sospirare. Ma una volta espiati i precedenti da Never Trumper, la nomina di candidato vice del Tycoon poteva in effetti calzargli a pennello per una serie di ragioni. Per la campagna elettorale orchestrata da Luke Thompson – aggressiva, spericolata ma efficace – che ne ha messo in luce tutto il potenziale. Per l’abilità con cui racconta il redneck e le sue frustrazioni profonde, ma in una favola che rispolvera il più classico sogno americano e con un linguaggio che parla anche al laureato suburbano.

Soprattutto, però, per la sua capacità di attrarre fondi, dati anche i legami con settori dell’economia verso cui Trump, evidentemente, ha uno sguardo sempre più attento. C’è il mondo delle criptovalute ad esempio, con cui Vance ha entusiastici rapporti e le cui aspettative nei confronti di Trump – dopo quattro anni di bastonature democratiche – sembrano alte. E c’è una Silicon Valley sempre meno dem.



Elon Musk
Tecno-ottimisti per Trump

“Certo” – commenta l’informatissimo Teddy Schleifer – “il vostro vicepresidente medio di Google crede ancora nel cambiamento climatico o nei visti H-1B, e andrà a San Francisco per protestare contro il divieto anti-islamico. Ai livelli più alti e più ricchi dell’industria, però, i creatori di tendenze culturali hanno ingoiato la pillola rossa”. Anche perché, a differenza che nel 2016, oggi essere presi di mira da persone di sinistra sui social potrebbe essere commercialmente un vantaggio. Ma al di là di un crescente fastidio per il fanatismo ricattatorio di marca woke, ciò che irrita i magnati del tecno-ottimismo è la stretta fiscale sulle startup o la prospettiva di una IA rigidamente controllata. La proposta di un’imposta sulle plusvalenze non realizzate, ad esempio, è stata la goccia di troppo per Marc Andreessen e Ben Horowitz, fondatori di una delle più importanti società di venture capital della Silicon Valley. E analoghi sono i discorsi che si fanno al Cicero Institute di John Lonsdale o dalle parti del suo amico Elon Musk, che oggi incassa contro Biden anche l’appoggio di un megadonatore democratico come Jeff Skoll. Siamo nel mondo della Little Tech Agenda che scalpita sotto i tacchi del GAFAM. Dove Meta o Google – che da anni mantengono, insieme alle loro posizioni dominanti, il baraccone della censura progressista – vengono liquidati come modelli obsoleti. E in cui libertà d’espressione fa rima con libertà dalla stretta politica che si traduce in tasse e burocrazia. Una prospettiva integralmente libertaria e liberista, quindi. Ma non massimalista. Anzi, strategicamente molto scaltra.



Lina Khan, presidente della Federal Trade Commission

Ci si potrebbe stupire ad esempio che la corte trumpiana – pur unita dalla richiesta di un laissez faire radicale – stia imparando a tollerare figure come Lina Khan, l’agguerrita presidente della Federal Trade Commission. Che sostiene da tempo l’idea di una legge sull’antitrust potenziata. Non focalizzata solo su prezzi e tariffe, ma su natura e qualità dei servizi, sul pluralismo dell’offerta, sull’equilibrio tra piccole e grandi aziende. In realtà si capisce che quella suggestione oggi si insinui anche in ambienti conservatori, dove matura la consapevolezza che il modello progressista non si sconfigge depotenziandone le casematte. Semmai, anzi, rafforzandole e sfruttandole.



I conservatori non possono disarmare unilateralmente o non usare il potere del governo per promuovere il loro programma. Lo dice l’esperienza: la struttura amministrativa porterebbe avanti la propria agenda, spesso in contrasto con quella conservatrice, anche sotto un governo conservatore. A meno che non mettano in mano alla burocrazia il potere di promuovere un programma di libertà, non fermeranno la sua marcia anti-libero mercato e di sinistra


Così si legge nel voluminoso Project 2025, patrocinato dalla Heritage Foundation. Ritorcere contro i democratici gli odiati residui post New Deal è il momento tattico fondamentale. Ben venga dunque un antitrust che colpisca gli oligopoli a dispetto dei cavilli. In quanto pericolosi non solo per il consumatore di merci ma anche per il cittadino, fruitore del mercato delle idee. Quindi ben vengano le bordate (quantomeno rumorose) della Khan al GAFAM e il modello teorico che le sostiene. Perché “è ora di smantellare Google”, come dice senza mezzi termini Vance. Il quale del resto appoggia la proposta di revisione della Sezione 230 del Communication Decency Act, che tanto dispiacerebbe a Microsoft. E da tempo è investitore di Rumble, piattaforma alternativa a YouTube.





Giovani Repubblicani crescono

Questa Silicon Valley sempre più plurale, pro-crypto, pro-business, ma disposta alla strategia politica, in Vance trova l’uomo ideale. Perché è essenzialmente uno di loro, ed è capace di tradurne le aspirazioni in parole d’ordine efficaci. Oltretutto non ha ancora quarant’anni, guarda al lungo periodo e ha una vasta rete di relazioni. Non ultima, peraltro, l’amicizia col magnate visionario (e suo megafinanziatore) Alex Thiel, con cui Trump evidentemente mira a ricucire rapporti da tempo gelidi (ne abbiamo parlato qui).Inoltre, Vance incarna un nuovo tipo di attivista repubblicano. Quello rappresentato da gruppi come il Rockbridge Network, di cui è co-fondatore. Una rete di facoltosi sostenitori del GOP che ama la discrezione (il New York Times parlò di Secret Coalition). Ma che in uno dei rari documenti resi pubblici, risalente al 2021, già dichiarava a chiare lettere la propria mission: “sostituire l’attuale ecosistema repubblicano di think tank, organizzazioni mediatiche e gruppi di attivisti che hanno contribuito al declino del Partito con persone e istituzioni più orientate all’azione, più efficaci e focalizzate sulla vittoria”. Concretamente: rinnovare la rete dei media conservatori e le modalità di comunicazione, lavorare su contenziosi strategici, formare nuovo personale politico, strutturarsi capillarmente sui territori. Cultura di governo, non solo vittorie elettorali. E vittorie con largo margine, per assicurarsi spazi egemonici sufficienti. Ma soprattutto declinazione di strategie, obiettivi e risorse come in una sorta di political venture capital, dove ogni donatore è un azionista. Un modello potrebbe offrirlo il fondo d’investimento anti-woke Capital 1789 di Christopher Buskirk e Omeed Malik (non senza i fondi di Mercer e del solito Thiel). L’obiettivo allora era rompere il muro dei tradizionali donatori, scettici su Trump. E lo è verosimilmente anche oggi, dato che i Rockbridge – di solito restii ad invitare candidati in corsa alle loro iniziative – qualche mese fa hanno voluto il Tycoon in un incontro a porte chiuse. Ma oltre questo, c’è la volontà di rimettere in gioco forze giovani per destrutturare le obsolete liturgie repubblicane. “La si potrebbe pensare” avrebbe detto uno dei partecipanti “come una sorta di ambiziosa coalizione di destra che mescola dinamismo americano, nuova tecnologia spaziale, infrastrutture di sicurezza nazionale e innovazione con la politica repubblicana. Tutto molto più cool, sotto ogni punto di vista, rispetto ai tradizionali eventi e alle coalizioni repubblicane che ovviamente non sono cool per definizione“.Di “tecno-populismo” ha parlato subito la stampa liberal. In realtà la prospettiva di Vance – forse contraddittoria, a tratti propagandistica – è esplosiva. E ispirata da un’elaborazione non improvvisata. Nulla di paragonabile alla rete Koch o al Growth Club, polverosi monumenti al GOP che fu, con cui pure ovviamente Trump non disdegna interlocuzioni. Questa è la cifra che distingue Vance da quelli che la stampa dava come i suoi principali concorrenti, Nikki Haley o Tim Scott. Con lui, Trump ha fatto una scelta di campo, anche in questo senso. Vance, in sostanza, si candida ad essere il volto di un trumpismo che ormai sembra definitivamente uscito dalla fase delle malattie infantili.






L'articolo VANCE, IL REPUBBLICANO NUOVO proviene da Giubbe Rosse News.

❌