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Tabacco, il mercato vale 22 miliardi. La filiera italiana chiede regole certe all’Europa

16 Ottobre 2026 ore 17:29

Contenuto tratto dal numero di ottobre 2026 di Forbes Italia. Abbonati!

Un mercato che perde volumi ma guadagna valore, che vede calare il suo prodotto storico eppure garantisce allo stato un gettito record. È la fotografia scattata dal Rapporto sulla distribuzione dei prodotti da fumo e non da fumo 2026, realizzato da Logista in partnership con la Fondazione Tor Vergata e presentato a Roma nel corso dell’evento ‘Logistica e distribuzione al servizio del Paese’ il 17 settembre. Un settore in piena trasformazione, che chiede all’Europa una cosa: regole chiare, graduali e prevedibili.

Le sigarette, i sigari e il trinciato restano il cuore del mercato, ma la loro quota si assottiglia: dall’85% dei volumi distribuiti nel 2019 al 70% attuale. A erodere il primato sono i prodotti di nuova generazione senza combustione, a partire dagli htp (heated tobacco products), che nel 2025 hanno raggiunto quasi il 20% dei volumi. Non è una moda passeggera: dietro c’è un ciclo di investimenti industriali importante e, soprattutto, una domanda che si è spostata. I consumatori hanno cambiato abitudini più in fretta di quanto la regolamentazione sia riuscita a seguirli.

Un mercato da quasi 22 miliardi di euro

Il paradosso più interessante riguarda i numeri economici. Nonostante la flessione delle sigarette tradizionali, il mercato complessivo è cresciuto da 18,5 miliardi di euro nel 2019 a quasi 22 miliardi nel 2025. La spiegazione è doppia. Da un lato la crescita del fatturato dei prodotti senza combustione, trainata dall’espansione dei volumi e dalla conversione dei fumatori.

Dall’altro l’effetto prezzo: la contrazione delle sigarette è stata quasi interamente compensata da un aumento dei listini dell’11% dal 2019. Meno unità vendute, quindi, ma un valore complessivo che non arretra.

Il peso della distribuzione e il contrasto al contrabbando

Il capitolo fiscale è quello che rende il settore un dossier di interesse nazionale. Ogni anno Logista movimenta oltre 80 milioni di chili di prodotti e versa allo stato circa 15 miliardi di euro di accise. Dietro questi numeri c’è un’infrastruttura fisica poco raccontata. Circa 90 transit point assicurano consegne a 60mila punti vendita, con una copertura del 100% del territorio nazionale, isole e aree interne comprese.

Su questa rete corrono i sistemi conformi al track & trace europeo: ogni confezione porta un codice univoco rilasciato dall’Adm, che consente alle autorità di seguire i flussi e intercettare rapidamente le anomalie. Un argine necessario, se si considera che il contrabbando in Italia vale circa 1,2 miliardi di euro e costa all’erario 690 milioni di mancato gettito.

La revisione delle direttive europee e i rischi per la filiera

La partita vera, però, si gioca a Bruxelles. La revisione congiunta della Direttiva sulla tassazione (Ted) e di quella sui prodotti del tabacco (Tpd) apre una fase delicata. L’ipotesi allo studio punterebbe a uniformare il trattamento regolatorio tra prodotti combustibili e non combustibili, superando la differenziazione che finora ha accompagnato l’ingresso sul mercato delle sigarette elettroniche e delle nuove categorie. Per la filiera italiana sarebbe un errore: le stime contenute nel rapporto indicano che una migrazione dei consumi verso i canali illegali potrebbe ridurre le entrate fiscali tra 1,2 e 5 miliardi di euro, con un effetto collaterale pesante su comparto agricolo, manifattura e distribuzione.

L’argomento che il settore porta al tavolo europeo è un dato di esperienza. Il calendario fiscale italiano, fatto di incrementi certi, graduali e sostenibili, ha prodotto un gettito in crescita stabile e superiore alle attese: +314 milioni di euro nel 2024 e +300 milioni nel 2025, senza shock di prezzo né distorsioni nei consumi. La prevedibilità ha permesso agli operatori di programmare investimenti e capacità produttiva. Il peso economico complessivo aiuta a capire la posta in gioco. La sola filiera distributiva genera oltre 7 miliardi di euro di valore aggiunto diretto e indiretto e sostiene più di 7.400 posti di lavoro. Allargando lo sguardo all’intera catena, dal tabacchicolo alla manifattura fino al dettaglio, si arriva a oltre 300mila addetti.

Logista chiede gradualità e stabilità normativa

“La revisione delle direttive europee Ted e Tpd arriva in un momento cruciale, con un mercato in piena trasformazione”, ha sottolineato Federico Rella, vicepresidente di Logista Italia. “È fondamentale che l’Europa trovi un equilibrio tra tutela della salute, sostenibilità economica e gradualità dei provvedimenti. Misure troppo rigide rischiano di rendere insostenibili i costi produttivi, favorire la delocalizzazione e ampliare lo spazio per il contrabbando”. Il messaggio che arriva dal rapporto è che la stabilità regolatoria non è una questione tecnica, ma la condizione per difendere gettito, investimenti e occupazione.

Il confronto tra istituzioni, politica e imprese

All’evento di presentazione, ad aprire sono stati Giorgio Mulè, vicepresidente della Camera, e il viceministro dell’Economia e delle finanze Maurizio Leo, in videomessaggio. La richiesta a Bruxelles è stata la stessa: gradualità, regole prevedibili e una distinzione netta tra prodotti tradizionali e senza combustione.

Al primo tavolo si sono confrontati Dario Crisci, amministratore delegato di Logista Italia, Luigi Liberatore, direttore centrale accise di Adm, Giovanni Catelli, vicepresidente nazionale vicario della Federazione italiana tabaccai, e i vertici delle aziende produttrici: Bat Italia, Imperial Brands Italia, Jti Italia, Manifatture Sigaro Toscano, Philip Morris Italia. Sfumature diverse, ma un’unica preoccupazione: che misure troppo rigide finiscano per spingere i consumi verso l’illecito.

Il secondo panel ha approfondito le prospettive e le proposte della politica con gli interventi di Claudio Durigon, sottosegretario del Ministero del lavoro e delle politiche sociali, di Maurizio Gasparri, presidente della Commissione affari esteri e difesa del Senato, di Dario Nardella, membro della Commissione Agri del Parlamento europeo, di Marco Osnato, presidente della Commissione finanze della Camera dei deputati, di Nicola Procaccini, membro della Commissione Envi e della Commissione Itre del Parlamento europeo, e di Valentino Valentini, vice ministro delle Imprese e del made in Italy. Un confronto che, pur con sensibilità diverse, ha indicato una direzione condivisa: stabilità delle regole e attenzione alle specificità della filiera italiana nel negoziato europeo.

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Ferrari Hypersail, lo scafo è pronto: così il monoscafo da 100 piedi si solleverà dal mare

16 Ottobre 2026 ore 14:48

Ferrari Hypersail, il monoscafo volante da 100 piedi progettato per affrontare gli oceani, entra nella fase conclusiva della costruzione. L’azienda di Maranello ha annunciato il completamento della verniciatura dello scafo e della livrea, mentre le appendici, ovvero gli elementi immersi nell’acqua che consentono all’imbarcazione di sollevarsi e mantenere l’equilibrio, sono arrivate in cantiere.ù

Ferrari ha inoltre svelato la tecnologia che permetterà a Hypersail di navigare sollevandosi dalla superficie del mare. Il sistema combina l’ingegneria delle appendici, composta da foil, chiglia e timone, con il Flight Control, una tecnologia di gestione automatizzata dell’assetto sviluppata a partire dalle competenze maturate dalla casa automobilistica nei sistemi elettronici e di controllo dinamico delle vetture sportive.

Come funziona il sistema che permette a Ferrari Hypersail di volare

Il funzionamento di Ferrari Hypersail si basa su tre componenti che operano sotto la superficie dell’acqua e permettono di generare portanza, mantenere l’equilibrio e adattarsi alle condizioni del mare.

I foil, ovvero le ali laterali, generano la spinta verso l’alto necessaria a sollevare lo scafo sopra la superficie dell’acqua. In questo modo riducono l’attrito e consentono all’imbarcazione di raggiungere la velocità desiderata. La chiglia integra invece una delle principali innovazioni tecnologiche del progetto: un foil dotato di una parte mobile, chiamata flap, che contribuisce alla gestione dell’assetto durante il volo. Questa soluzione crea un terzo punto di appoggio, migliorando la stabilità dell’imbarcazione durante la navigazione.

Anche il timone svolge una funzione più complessa rispetto a quella tradizionale. Oltre a dirigere la barca, è equipaggiato con una piccola ala mobile sulla sezione verticale, che permette di effettuare continui micro-aggiustamenti per mantenere la rotta. I tre elementi lavorano insieme per generare, modulare e controllare le forze necessarie a mantenere il monoscafo stabile ed efficiente anche quando lo scafo è sollevato dall’acqua.

Il Flight Control, la tecnologia Ferrari che gestisce l’assetto della barca

A coordinare il funzionamento delle appendici è il Flight Control, il sistema elettronico che gestisce automaticamente l’assetto di Ferrari Hypersail durante la navigazione in modalità volante. La tecnologia deriva dall’esperienza di Ferrari nello sviluppo dei sistemi elettronici e di controllo dinamico delle proprie auto sportive. Il suo compito è analizzare continuamente parametri come vento, onde, velocità e inclinazione dell’imbarcazione, intervenendo in tempo reale per mantenere stabilità e prestazioni.

Il funzionamento si articola in tre fasi. Una rete di sensori distribuiti sulla barca rileva costantemente le condizioni del mare e i movimenti dello scafo. I dati vengono trasmessi a un computer di bordo, che li elabora e calcola le correzioni necessarie. Infine, una serie di attuatori, costituiti da bracci e pistoni meccanici, modifica l’inclinazione dei foil e delle altre appendici per compensare le variazioni di assetto.

Il sistema non sostituisce però l’equipaggio. L’automazione è progettata per gestire le operazioni che possono essere ottimizzate attraverso il controllo elettronico, lasciando ai velisti il compito di interpretare le condizioni del mare, prendere decisioni strategiche e concentrarsi sulle prestazioni dell’imbarcazione.

Fibra di carbonio e titanio per resistere alle sollecitazioni

Un altro elemento centrale nello sviluppo di Ferrari Hypersail riguarda i materiali utilizzati per la costruzione dello scafo e delle appendici. Per garantire leggerezza e resistenza, lo scafo è realizzato con molteplici strati di fibra di carbonio. Questa struttura permette di ottenere un’elevata rigidità, limitando le deformazioni provocate dalle forze esercitate dal mare e consentendo alle appendici di rispondere con precisione ai comandi del Flight Control.

Nei punti sottoposti alle sollecitazioni maggiori, come i bracci dei foil e il carrello della randa, Ferrari ha adottato una struttura composita a sandwich, che combina strati di carbonio e titanio. Si tratta di una soluzione sviluppata sfruttando le conoscenze maturate nel settore delle auto sportive, con l’obiettivo di aumentare la resistenza dei componenti senza compromettere la leggerezza complessiva dell’imbarcazione.

Oltre 20 brevetti per il progetto Ferrari Hypersail

Ferrari Hypersail è stato sviluppato interamente all’interno di una struttura Ferrari, con l’obiettivo di trasferire alla vela oceanica le competenze tecnologiche e ingegneristiche dell’azienda di Maranello. Il lavoro di ricerca e sviluppo ha portato a oltre 20 brevetti. Tra le innovazioni figurano il sistema Winch by Wire, le turbine eoliche a range esteso e il sistema Mv/Hv per l’integrazione delle fonti rinnovabili, presentati nel luglio 2026 insieme al concept di autosufficienza energetica dell’imbarcazione.

A queste tecnologie si aggiungono un albero maestro orientabile dotato di alule, piccole superfici simili ad alette, e una randa double skin, progettata per migliorare il controllo e la gestione delle vele. Il progetto presenta diversi punti di contatto con lo sviluppo delle vetture sportive. Sia un’automobile ad alte prestazioni sia un monoscafo volante richiedono un’elevata efficienza aerodinamica e sistemi elettronici capaci di rilevare e correggere continuamente le reazioni del mezzo.

Per questo Ferrari ha applicato alla progettazione di Hypersail strumenti già utilizzati nel settore automobilistico, dalle simulazioni al computer allo studio dei flussi d’aria, fino ai software che gestiscono la stabilità delle vetture. Il trasferimento tecnologico potrebbe inoltre funzionare in entrambe le direzioni. Secondo Ferrari, i dati raccolti attraverso il progetto Hypersail potranno contribuire allo sviluppo di nuove conoscenze, modelli di calcolo e metodi di simulazione, con possibili applicazioni anche nelle future attività di ricerca dell’azienda.

    Ferrari Hypersail

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Dal management di Khaby Lame al cinema internazionale: l’imprenditore che unisce business e diritti umani

16 Ottobre 2026 ore 11:00

Produttore cinematografico, manager globale e attivista per i diritti umani. Nicola Paparusso, fondatore della Paparusso Communication, è l’uomo che ha saputo anticipare le dinamiche della creator economy globale, guidando per anni come manager la crescita di fenomeni planetari come Khaby Lame.

Attivo socialmente con la piattaforma internazionale da lui guidata All Future Generations (Afg), è attualmente impegnato nella produzione internazionale del docufilm One Heart, che unisce grandi stelle del cinema mondiale, sostenibilità e diplomazia culturale.

Paparusso Communication si è imposta come un punto di riferimento globale nel digital management e nelle produzioni audiovisive internazionali. Come si tengono uniti settori apparentemente così distanti?

Il segreto è vedere le connessioni dove altri vedono barriere. Quando gestiamo grandi talenti o produciamo un’opera cinematografica, non ci limitiamo alla massimizzazione del profitto, ma cerchiamo un valore immateriale che possa trasformarsi in un asset concreto. Muoversi tra la gestione di grandi star, la produzione cinematografica internazionale e i tavoli della cooperazione globale richiede una struttura aziendale agile e una reputazione fondata sulla trasparenza. I partner finanziari ed etici internazionali riconoscono questo approccio e investono sui nostri progetti perché sanno che la sostenibilità dei valori si traduce in una solida sostenibilità economica.

A breve presenterete a Parigi One Heart. Questo progetto ha un’anima profondamente familiare, ma è anche segnato da un recente, doloroso lutto. Ce ne può parlare?

È un progetto nato dal cuore e dalla visione di mio figlio Axel. È stato lui a scriverne il soggetto, dimostrando una sensibilità straordinaria nel connettere la salvaguardia del pianeta alle tradizioni dei nativi americani. Abbiamo messo insieme un cast d’eccezione, dal premio Oscar Wes Studi a Mo Brings Plenty, volto della serie Yellowstone, fino a Marshall e Crystle Lightning. Colgo questa occasione per ricordare la nostra regista, una donna straordinaria. Nonostante stesse combattendo una dura battaglia contro il cancro e affrontasse cure estremamente invasive, continuava a venire sul set con un’energia instancabile. Purtroppo, ci ha lasciati a causa di un tragico incidente a cavallo. Non ce ne facciamo ancora una ragione, il dolore è immenso. Questo documentario è interamente dedicato a lei, alla sua memoria e alla sua straordinaria lezione di vita.

Nella creator economy, che oggi muove miliardi a livello globale, lei ha un osservatorio privilegiato: si pensi al suo ruolo di manager di Khaby Lame. Come si può conciliare la monetizzazione con il suo imperativo di guidare i grandi talenti verso l’attivismo sociale?

La creator economy è oggi una solida realtà finanziaria globale, ma rischia il collasso di credibilità se si limita alla sterile sponsorizzazione di prodotti. L’esperienza di aver guidato e gestito per anni un talento straordinario come Khaby Lame mi ha confermato che, quando si raggiungono tali livelli di visibilità planetaria, i grandi numeri devono necessariamente comportare grandi responsabilità. Una reach multimilionaria deve trasformarsi in un veicolo per lanciare messaggi universali, positivi e accessibili a tutti. La mia filosofia di management è chiara: aiutiamo i creatori di contenuti a capitalizzare la loro influenza globale orientandoli verso cause umanitarie, l’inclusione e il contrasto al razzismo. Un posizionamento etico a lungo termine vince sempre sulla monetizzazione speculativa a breve termine. 

Lei ha all’attivo collaborazioni negli Stati Uniti al fianco di star hollywoodiane. Lavorare a questi livelli cambia la prospettiva di un produttore? 

Confrontarsi con l’industria americana, osservare sul set artisti del calibro di Will Smith, Martin Lawrence, Kevin Hart e Ryan Gosling, per citarne alcuni, ti regala una preziosa comprensione della scala industriale dell’intrattenimento. Eppure, se devo guardare indietro e scegliere le collaborazioni che hanno davvero forgiato la mia identità, che mi hanno arricchito dentro e da cui ho imparato di più, devo tornare alle mie radici, in Italia. Penso, innanzitutto, al mio socio Gian Carlo Nicotra, lo storico regista scomparso nel 2013, un genio assoluto con cui ho condiviso la scrittura e la produzione di Sua Eccellenza Italia – Il Galà del Made in Italy per Rai Uno. E penso a Pippo Baudo, che di quel grande show fu lo straordinario conduttore. Lavorare al loro fianco è stata la mia vera università. 

La sua organizzazione, All Future Generations, ha all’attivo collaborazioni come quelle con Unesco, Unar e Parlamento europeo. In che modo queste sinergie istituzionali trasformano l’attivismo in un motore di crescita sociale ed economica?

Abbiamo strutturato Afg come una piattaforma di cooperazione internazionale ad altissimo livello. Queste partnership testimoniano che la lotta per l’uguaglianza, contro il razzismo e per la valorizzazione delle diversità non è solo uno slogan, ma una necessità strutturale delle società moderne. Portare questi temi ai tavoli delle massime istituzioni e integrarli nelle filiere creative della moda e dell’arte permette di creare opportunità reali per i mercati emergenti. L’inclusione crea valore economico reale, apre nuovi mercati e forma una nuova generazione di cittadini e professionisti globali.

Ci risulta che Paparusso Communication stia lavorando a un nuovo progetto, questa volta tutto al femminile. Che cosa può anticiparci?

È tra i progetti in fieri: una docuserie dedicata alle donne e al loro successo, dove ogni puntata sarà dedicata a un personaggio contemporaneo. Ad aprire la serie sarà Jasmine Haffadi, fondatrice di StoreFit, imprenditrice di successo nel mondo fitness italiano. 

L’articolo Dal management di Khaby Lame al cinema internazionale: l’imprenditore che unisce business e diritti umani è tratto da Forbes Italia.

Forbes Powering Innovation: quando il Cio siede al tavolo della strategia

16 Ottobre 2026 ore 07:59

Al Duomo Space, sei dei principali responsabili della tecnologia delle grandi aziende italiane si sono ritrovati allo stesso tavolo per Forbes Powering Innovation, il progetto di Forbes Italia powered by HP. Un libero confronto sui temi più caldi, quelli che di solito si affrontano lontano dai riflettori.

Dal format editoriale al tavolo comune

L’incontro nasce dagli episodi dell’omonimo progetto podcast di Forbes Italia. A guidarlo è stato Antonio Ravenna, giornalista e coordinatore tax & legal di Forbes Italia, che ha ricordato come con quasi tutti gli ospiti avesse già condiviso un microfono. L’idea era portare allo stesso tavolo i protagonisti di quelle conversazioni, perché, ha spiegato, ognuno affronta responsabilità simili in contesti e con approcci diversi. Da qui la convinzione che “questa diversità, messa a confronto e a fattor comune, possa essere un grande valore aggiunto per tutti voi”.

Sei profili, sei modi di governare la tecnologia

Prima del confronto, Cristiano Testa, end user sales director di Hp Italy, ha aperto i lavori. Hp è una multinazionale della tecnologia, tra i principali protagonisti mondiali nel settore dei personal computer, delle stampanti e delle soluzioni per il posto di lavoro digitale. È l’azienda che ha “powered” il progetto, portando al tavolo la prospettiva di chi la tecnologia la mette ogni giorno nelle mani delle persone.

A raccontarsi sono stati Massimiliano Baga, group chief information officer di Bper Banca, un istituto che ha moltiplicato i propri confini, e Cristiano Agostini, group chief information officer di Prada Group, maison che custodisce l’unicità come un patrimonio. Con loro Alessandro Bottin, global infrastructure & operation director di Prysmian, il gruppo che cabla il pianeta, e Roberto Mazzilli, chief It group officer di Tim, impegnato a rinnovare ogni giorno una rete costruita in decenni. Hanno completato il quadro il direttore dei sistemi e delle infrastrutture tecnologiche e chief information security officer di un operatore che ha fatto di reti diverse una rete sola: Cosimo Buccella di Wind Tre, e Matteo Veneziani, chief digital transformation officer & change leader di PwC Italia, firma della consulenza che trasforma gli altri e, ogni giorno, anche sé stessa.

Dal ruolo ai costi, dall’infrastruttura al rischio

Il punto di partenza lo ha dato Ravenna: “Il Cio di dieci anni fa custodiva l’infrastruttura. Quello di oggi siede al tavolo della strategia”. Da lì il dibattito ha toccato le sfide che pesano di più oggi, comprese quelle che solo dodici mesi fa nessuno aveva messo in agenda, e il tema dei costi e benefici: priorità, investimenti e responsabilità di spesa tra la funzione It e il resto dell’azienda.

Ampio spazio anche alle scelte infrastrutturali, al rapporto tra controllo e potenza, al peso dei fornitori e al valore dell’eredità tecnologica, fino al governo del rischio e al fenomeno dello shadow AI, da arginare incanalandolo all’interno di percorsi condivisi e, soprattutto, controllati di sperimentazione.

Persone, competenze e i numeri dell’Hp Work Relationship Index

Il confronto si è poi spostato sulle persone, toccando anche il tema della formazione in materia di AI, con l’importanza di valorizzare lo spirito innovativo delle nuove generazioni da una parte e il profondo know how aziendale dei senior dall’altra. Sullo sfondo i dati dell’Hp Work Relationship Index: ha un rapporto sano con il lavoro il 29% dei knowledge worker, otto punti in più rispetto al 2025, ma in Italia ci si ferma al 22%.

Dal custode dell’infrastruttura al regista della strategia, il Cio è oggi chiamato a governare tecnologia, costi, rischio e persone: è su questo equilibrio che si giocherà la competitività delle aziende italiane.


Le foto dei protagonisti:


La gallery dell’evento:

    Forbes Powering Innovation

Le interviste dei protagonisti:







 

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Da autodidatta a imprenditore tech: così Fabrizio Bernini ha costruito un gruppo da 230 milioni

15 Ottobre 2026 ore 16:20

Articolo tratto dal numero di ottobre 2026 di Forbes Italia. Abbonati!

Dai primi software gestionali alle nuove frontiere dell’intelligenza artificiale oggi al servizio di industria, sanità, automazione, robotica ed energie rinnovabili. La Zucchetti Centro Sistemi (Zcs), azienda nata in Toscana nel 1985 per gestire la contabilità delle piccole imprese locali, è oggi gruppo multibusiness da 230 milioni di euro di fatturato e 850 dipendenti, oltre la metà under 40, protagonista dell’innovazione tecnologica in Italia e in Europa.

A guidare l’azienda con sede a Terranuova Bracciolini, comune del Valdarno superiore in provincia di Arezzo, è Fabrizio Bernini. Un imprenditore, oggi anche presidente di Confindustria Toscana, che si è costruito da sé e che è riuscito a far crescere la sua azienda pur provenendo, per formazione, dal mondo dell’elettronica. Alla programmazione si è avvicinato da autodidatta, e si è distinto dall’inizio per la capacità di interpretare prima degli altri i segnali di cambiamento nel mercato. “Sono sempre stato attento e curioso. La curiosità è cultura, e senza la curiosità non si apprende”, dice.

I tre laboratori di R&D: robotica, intelligenza artificiale e creatività

Non sorprende che Zcs abbia spinto sull’acceleratore dell’innovazione per ottenere soluzioni integrate tra informatica, elettronica e meccanica, capendo presto che la stessa competenza che gestiva i processi aziendali poteva governare anche un robot. Da lì la spinta a diversificare il business su mercati paralleli: dal mondo dell’impresa a quello della sanità, dai sistemi di automazione e tracciabilità ai robot rasaerba, fino alle proposte per l’efficientamento energetico. Idee, soluzioni e brevetti che arrivano dai diversi laboratori di ricerca e sviluppo: oltre 80 tra tecnici e ingegneri pronti a sperimentare di volta in volta secondo gli obiettivi aziendali e delle varie divisioni.

All’inizio, nel 2005, fu il Laboratorio delle idee, che oggi si occupa di robotica con una squadra di meccanici, informatici, elettronici e designer. Poi, dal 2023, il Laboratorio della follia per soluzioni ‘follemente azzardate’, destinate all’ambito dell’intelligenza artificiale, e il Laboratorio della creatività, che coniuga creatività e know-how da declinare secondo le necessità delle cinque business unit dell’azienda. Sull’intelligenza artificiale Bernini ha un’idea precisa: non va limitata, perché è una tecnologia trasversale e, dice, “socialmente democratica”. Va però governata, portata a scuola e in azienda con un lavoro di formazione e cultura, senza lasciare che le nuove generazioni la subiscano passivamente, come accade con i social.

Il capitale umano e la continuità generazionale guidata da Chiara Bernini

In azienda le persone sono al centro. Una scelta non casuale, in una terra che ha dato i natali a uno dei più grandi umanisti del Rinascimento: Poggio Bracciolini. Imprenditore di prima generazione, Bernini non nasconde da dove viene: “Ho sofferto, so cosa sono la povertà e la ricchezza. La più grande ricchezza è la povertà: chi capisce cosa c’è dietro la sofferenza, l’umanità, i valori, sa vedere l’importanza delle singole persone e del territorio”. Da qui, racconta, “è importante riconoscere al capitale umano un vero valore, dare fiducia alle persone che lavorano per te. Molte delle idee vengono proprio dai più giovani, che sono appena entrati e che sono anche più abituati a usare la tecnologia in un certo modo”.

Bernini punta sui giovani talenti e sostiene l’importanza di lavorare per tempo a un ricambio generazionale. Un tema, ricorda, che riguarda oltre il 60% delle imprese toscane, governate da ultra-65enni. In Zcs la transizione è già cominciata, visto che dal 2019 la figlia Chiara affianca Bernini nella gestione. Con un approccio diverso dal suo: far crescere e consolidare Zcs anche attraverso l’acquisizione di società dello stesso settore, in cerca di nuovi capitali, risorse e competenze strutturali. “Oggi si cresce anche così”, commenta.

Il Palazzo del Futuro e la spinta sulla robotica collaborativa

C’è poi da considerare, per l’imprenditore, il legame con la terra d’origine. L’identità, in un mercato che si muove su scenari globali, può fare la differenza. “Credo che sia cruciale il senso di appartenenza al territorio, riuscire ad avere successo nel luogo in cui si è nati, senza dover essere legati a fondi di investimento. Credo nell’idea di crescere insieme su questo territorio”. Zcs guarda con fiducia al domani nonostante le incognite all’orizzonte.

Pochi giorni fa ha inaugurato il Palazzo del Futuro, il nuovo spazio dedicato all’innovazione nel campo della robotica e dell’automazione. “Vedo un’accelerazione fortissima della robotica. Nel nuovo stabilimento punteremo a sviluppare robot professionali per la gestione delle grandi aree verdi, insieme a quelli collaborativi da impiegare, ad esempio, nei ristoranti e negli alberghi. Un altro campo d’azione è quello dell’automazione e della logistica industriale. A queste soluzioni affianchiamo gli strumenti per l’integrazione nei processi aziendali: dal software in cloud all’intelligenza artificiale. Strumenti che fanno la differenza nelle dinamiche di mercato”. 

La visione sulla sostenibilità e l’agrivoltaico in Europa

L’attenzione alla sostenibilità ambientale è un altro tema con cui l’azienda toscana si misura. Sul Green Deal europeo Bernini ha un giudizio netto: l’Ue “ha fatto la scelta giusta, ma forse è stata troppo spinta e troppo avanzata per permettere una buona e omogenea integrazione”.

La sua ricetta è più pragmatica: partire da quello che la natura mette a disposizione. “Il sole produce fino a diecimila volte più energia di quella di cui abbiamo bisogno: dobbiamo solo imparare a sfruttarlo meglio”, spiega, citando come esempio l’impianto agrivoltaico realizzato in Germania: pannelli fotovoltaici da un megawatt, abbinati a un sistema di accumulo modulare da 6,7 megawattora distribuito su 26 unità indipendenti. 

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Jio Platforms, il colosso del miliardario Mukesh Ambani, punta a raccogliere 3,2 miliardi con la più grande Ipo dell’India

15 Ottobre 2026 ore 14:00

Di Yessar Rosendar, Forbes Staff

Jio Platforms, controllata da Reliance Industries del miliardario Mukesh Ambani, punta a raccogliere fino a 302 miliardi di rupie (3,2 miliardi di dollari) in quella che potrebbe diventare la più grande Ipo mai realizzata in India.

I dettagli dell’Ipo di Jio Platforms

Reliance Industries ha comunicato in un documento depositato presso la Borsa nella tarda serata di mercoledì che Jio Platforms ha fissato una forchetta di prezzo compresa tra 1.065 e 1.119 rupie per azione per la sua prima offerta pubblica, che prevede l’emissione di un massimo di 270 milioni di nuove azioni.

Gli investitori istituzionali selezionati (anchor investors) potranno iniziare a sottoscrivere le azioni lunedì, prima dell’apertura dell’offerta agli investitori retail, prevista per il 21 ottobre, e della sua chiusura il 23 ottobre.

Una valutazione da 108 miliardi di dollari

Al prezzo massimo della forchetta, Jio Platforms raggiungerebbe una valutazione di 10.300 miliardi di rupie (108 miliardi di dollari). A questa valutazione, diventerebbe la quarta società indiana per capitalizzazione di mercato, dietro alla controllante Reliance Industries, Bharti Airtel e Hdfc Bank.

Si tratta inoltre di una valutazione più che doppia rispetto ai 4.900 miliardi di rupie del 2020, quando Meta Platforms investì 5,7 miliardi di dollari nella società e Google si impegnò a investirne altri 4,5 miliardi.

Come saranno utilizzati i proventi dell’Ipo

Jio Platforms, guidata in qualità di amministratore delegato da Akash Ambani, figlio maggiore di Mukesh Ambani, prevede di utilizzare circa 275 miliardi di rupie (2,9 miliardi di dollari) dei proventi dell’Ipo per rimborsare il debito, secondo quanto riportato nel prospetto informativo.

Durante l’assemblea degli azionisti dello scorso anno, il presidente di Reliance, Mukesh Ambani, aveva dichiarato che la società avrebbe potuto quotarsi in Borsa entro giugno 2026, ma i piani sono stati rinviati a causa delle tensioni geopolitiche.

Prima dell’Ipo, Reliance deteneva una partecipazione del 66,4% in Jio Platforms, mentre Meta possedeva il 10% e Google l’8%, secondo il prospetto preliminare dell’offerta.

Jio Platforms, oltre 533 milioni di abbonati e ricavi in crescita

Con oltre 533 milioni di abbonati a giugno, Jio Platforms è il più grande operatore di telefonia mobile dell’India. Nell’esercizio chiuso il 31 marzo 2026, i ricavi sono aumentati del 14,6%, raggiungendo 1.500 miliardi di rupie, mentre l’utile netto è cresciuto del 15%, attestandosi a 300 miliardi di rupie.

La società ha rivoluzionato il settore delle telecomunicazioni quando, nel 2016, ha lanciato il proprio servizio offrendo chiamate vocali gratuite e traffico dati a basso costo.

Da allora ha continuato ad ampliare la propria presenza nel settore digitale e prevede di investire 110 miliardi di dollari nei prossimi sette anni in nuovi data center e iniziative legate all’intelligenza artificiale.

Il patrimonio di Mukesh Ambani

Con un patrimonio netto in tempo reale stimato in 83,3 miliardi di dollari, Ambani è tra le persone più ricche dell’India. È presidente di Reliance Industries, conglomerato attivo nei settori dell’energia, della petrolchimica, delle telecomunicazioni, della vendita al dettaglio, dei media e dei servizi finanziari.

L’articolo Jio Platforms, il colosso del miliardario Mukesh Ambani, punta a raccogliere 3,2 miliardi con la più grande Ipo dell’India è tratto da Forbes Italia.

Trasporti, logistica e infrastrutture: a Roma il confronto di Forbes Italia su come rendere il Sistema Italia più competitivo

15 Ottobre 2026 ore 13:40

Infrastrutture, trasporti e logistica sono la base su cui si regge la competitività delle imprese italiane, e a Roma nel Palazzo Wedekind, Forbes Italia ha deciso di metterli al centro del dibattito: istituzioni, imprese e professionisti si sono confrontati sulle arterie, visibili e invisibili, che muovono il Paese.

A moderare le tavole di confronto è stata la giornalista Giulia Piscina, che ha aperto i lavori con la domanda guida della giornata: “come possiamo rendere infrastrutture, trasporti e logistica una leva competitiva per il Sistema Italia?”

Ad aprire la giornata è stato Nicola Formichella, amministratore delegato di Forbes Italia, che ha spiegato il senso dell’iniziativa: Forbes da anni si impegna a raccontare le aziende che sono un punto di riferimento per il Paese e che provano a competere in Italia e all’estero.

Proprio il viceministro delle infrastrutture e dei trasporti, Edoardo Rixi, ha dato il via al confronto partendo dalla riforma della governance portuale, in esame alla Camera, che prevede la nascita di Porti d’Italia Spa. Il settore, ha spiegato, è cambiato: “oggi si parla di industria della logistica”. La blue economy è tra i filoni che crescono di più a livello globale, anche perché tre quarti del globo sono coperti d’acqua e solo in parte sfruttati. Per questo il governo sta avviando un progetto pilota sulla subacquea.

Il nodo principale, secondo Rixi, è oggi la frammentazione: 16 autorità di sistema portuale, spesso in competizione tra loro.

La riforma risponde a tre esigenze. La prima è presentare un’offerta unitaria sui mercati internazionali. La seconda è investire anche all’estero. La terza è una programmazione nazionale pluriennale dei finanziamenti, con la presenza del Mef e con partnership pubblico-private che aprano alla finanza privata.

Il binario deve entrare nei porti, perché “il sistema logistico non è più diviso tra strade, ferrovie, aeree e mare, deve essere un tutt’uno”. Servono sistemi digitali che dialoghino tra loro: intelligenza artificiale, fibra e cyber security, per proteggere le linee logistiche di un Paese che resta il secondo manifatturiero d’Europa.

L’assessore alla mobilità sostenibile e trasporti di Roma Capitale, Eugenio Patanè, ha portato anche i saluti del sindaco Gualtieri. Per lui la sfida più importante è chiara: “recuperare quel gap infrastrutturale che c’è nelle nostre città, in particolare a Roma, rispetto alle altre grandi capitali europee” e “curare la lunga tratta e anche l’accessibilità delle città”.

La certezza del diritto, l’infrastruttura che non si vede

L’avvocato Marco Giustiniani, partner di Pavia e Ansaldo, ha osservato con ironia che in Europa gli appalti pubblici si riformano una volta ogni dieci anni, in Italia dieci volte l’anno. Per lui la certezza del diritto è “un’infrastruttura che non si vede”, che non compare nei rendering ma decide se un investitore, soprattutto straniero, sceglie l’Italia: vuole sapere quali sono le regole, chi decide e in quanto tempo.

Ha ricordato che la legge portuale in vigore ha 30 anni e che oggi la concorrenza è tra sistemi logistici, non tra porti. Esaurita la spinta keynesiana del dopo pandemia, e dopo le decisioni della Corte di giustizia europea sulla prelazione del promotore che hanno frenato il partenariato pubblico-privato, servono norme stabili: meglio una buona norma stabile che una perfetta ma instabile, anche per vincere la “paura della firma” dei funzionari.

Logistica, rigenerazione e intelligenza artificiale

Andrea Amoretti, managing director Italy di P3 Logistics Park, ha definito la logistica come il collegamento tra chi produce e chi usa un bene, minimizzando tempi e costi. Un territorio è attrattivo per il Pil manifatturiero, la vicinanza a strade, ferrovie e porti, la disponibilità di terreni e un’amministrazione pronta a ricevere. L’Italia, ha detto, ha ottimi elementi strutturali.

Conciliare sviluppo e tutela del suolo, ha spiegato, “è difficile ma è possibile”. Automazione e veicoli elettrici cambiano le esigenze dei magazzini, e rigenerare è sempre più conveniente che costruire in aree vergini lontane. L’esempio è Altedo, dove P3 ha trasformato l’area degradata di un ex zuccherificio in un polo produttivo, attivando una linea di trasporto pubblico con abbonamenti per i lavoratori e valorizzando, con la soprintendenza, un mulino medievale emerso in cantiere, oggi al centro di una pubblicazione e di una mostra.

Per il futuro Amoretti prevede che l’intelligenza artificiale sceglierà meglio dell’uomo dove costruire i magazzini, che torneranno vicini alle manifatture, e ha lanciato lo spunto dei porti per i droni, da riprendere nel 2027.

Appalto genuino, camionisti e caro gasolio

La consulente del lavoro di SD Worx, Roberta Maspes, ha spiegato i requisiti dell’appalto genuino, richiamando l’articolo 1655 del codice civile e l’articolo 29 della legge Biagi (decreto legislativo 276 del 2003): il committente non deve interferire nell’esecuzione né sui lavoratori, e il rischio d’impresa resta all’appaltatore. Ha illustrato la responsabilità solidale, l’importanza di un contratto ben fatto e di pochi documenti essenziali, e i campanelli d’allarme da monitorare: contratti collettivi non adeguati, rateizzazioni richieste agli enti pur in presenza del Durc e uso improprio del part-time per gestire la flessibilità.

Il presidente di Morisco Group Holding, Christian Morisco, ha descritto una filiera in difficoltà. Il gruppo conta circa 150 trattori, 100 semirimorchi e 200 dipendenti e, tramite Sinapsi, ha sviluppato il primo modello in Italia di noleggio con conducente di mezzi pesanti con servizio di backup. Il problema è la manodopera: “Non ci sono autisti e abbiamo bisogno di maggiore innovazione”.

Treni regionali, intermodalità e tecnologia

Il direttore operations regionale di Trenitalia, Maria Giaconia, ha ricordato che oggi la domanda di mobilità regionale è cambiata dopo il Covid ed è legata anche a tempo libero, borghi ed eventi. Dal 2018 Trenitalia ha inserito oltre 1000 treni nuovi, che nel 2027 saranno 1081, cioè l’80% della flotta, con 6.000 treni al giorno verso 1.700 destinazioni. I convogli consumano il 30% di energia in meno e il primo in Europa ha tre trazioni, diesel, batteria ed elettrica, con possibilità di usare biocarburante.

Per il futuro “la parola magica è intermodalità”: hub di interscambio, orari e biglietti integrati. Con l’Ertms i treni potrebbero viaggiare da soli entro due anni, mentre i sensori, che rilevano 20.000 segnali al secondo, e l’intelligenza artificiale permettono la manutenzione predittiva.

L’indice di fiducia di Cogit AI

Il finale è stato dedicato all’AI Reputation Index di Cogit AI, “L’Italia che muove fiducia”, con uno score di 40,9: non una reputazione cattiva, ma un profilo da stabilizzare e vicino alla fascia successiva. Sei le decisioni verificabili per migliorarlo: unificare la puntualità ferroviaria, pubblicare lo stato delle opere, rendere visibili i tempi portuali, separare gli stati della spesa, misurare la distanza climatica e costruire fiducia sui presidi. Gli scenari “+5” e “+10” sono solo un’illustrazione aritmetica, non una previsione.

L’evento è stato realizzato con il contributo di Acqua Chiara Collection, Anas (Gruppo FS Italiane), Cogit AI, Morisco Group Holding, P3, Pavia e Ansaldo Studio Legale e SD Worx.


Le foto dei protagonisti:


 

L’articolo Trasporti, logistica e infrastrutture: a Roma il confronto di Forbes Italia su come rendere il Sistema Italia più competitivo è tratto da Forbes Italia.

Top Creators Awards 2026: chi sono i 32 creator italiani premiati da Forbes

15 Ottobre 2026 ore 13:34

Forbes Italia Top Creators Awards 2026 ha riunito al Principe di Savoia di Milano i volti più riconoscibili della creator economy italiana per la quarta edizione del premio. Tra riconoscimenti di categoria, premi speciali e la novità dei Best Reputation, la serata ha raccontato un settore che chiede sempre meno visibilità e sempre più valore.

I Top Creators Awards sono il premio con cui Forbes Italia celebra i creator che hanno trasformato un’idea in un progetto e un progetto in un’impresa. A guidare la serata il managing editor di Forbes Italia Daniel Settembre, affiancato per tutta la premiazione dall’attrice e content creator Giulia Bellu.

Ad aprire la serata è stato Nicola Formichella, ceo di Forbes Italia, che ha sottolineato come il premio riconosca figure che non sono più semplici aggregatori di follower, ma veri imprenditori capaci di costruire fiducia e community, diventando “un pezzo importante della nostra economia e del nostro sistema Paese”.

La nuova maturità di un’economia che cresce

Marco Sorrentino, ceo di Influential, ha descritto una creator economy ormai in una nuova fase di maturità: se per anni i brand hanno puntato sui creator come testimonial, sfruttandone popolarità e capacità di amplificare i messaggi, oggi il valore nasce dalla capacità di creare contenuti, costruire relazioni con le community e generare rilevanza sulle piattaforme.

Spazio all’innovazione e intelligenza artificiale con Eugenio Azzinnari, co-founder di Wuin, startup italiana che ha sviluppato una piattaforma “che va oltre il digital twin”: un clone digitale addestrato con la knowledge, le esperienze e i talenti del creator, capace di trasferire il suo sapere a tutta la community attraverso chat, video e la modalità Learn, pensata per la condivisione didattica. Il punto di partenza, ha spiegato, è stato capire come un creator possa raccontarsi anche quando non pubblica contenuti, con una sorta di cervello scalabile, senza limiti di tempo e di spazio.

I premiati della serata

Una serata in cui a salire sul palco sono stati i creator che hanno fatto dei social un mestiere vero. I Top Creators Awards 2026 hanno assegnato 32 riconoscimenti, ciascuno con una motivazione della redazione di Forbes Italia che ha guardato oltre i numeri, a qualità del racconto e fiducia costruita con il pubblico. Debutta quest’anno il Best Reputation, in collaborazione con Cogit AI, dedicato ai creator che hanno fatto della credibilità il loro tratto distintivo.

Categoria Cross-medialità
Martina Socrate @martina_socrate
Francesca Biella @mynameisfrancescabiella

Categoria Podcast
Elisa True Crime @elisatruecrime

Categoria Education
Simone Filippini @grammaticoantipatico
Roberto Celestri @roberto_celestri

Categoria Travel
Roberto De Rosa @robertoderosa
Terri & Befric @territiracconta e @befric

Categoria Entertainment
Mattia Stanga @mattia_stanga
Turbo Paolo @turbopaolo

Categoria Lifestyle
Bionditudo (Giulia Latini) @bionditudo
Valeria Vedovatti @valevedovatti

Categoria Beauty
Valentina Cabassi @valentinacabassi
Irina Astor @iri_astor

Categoria Fashion
Vicky Montanari @vicmontanari
Rita Benedetto (Stylist à Porter) @stylist_a_porter

Categoria AI
Ace Spagni @aclas.io

Categoria Food
Nonna Silvi @nonnasilviofficial
Alessio Pellizzoni @alessio.pellizzoni

Categoria Sport
Paolo Zotta @paolozottatrainer
Bearded Scara @beardedscara

I premi speciali
Premio Speciale Comicità – Dada e Marcolino @dadaemarcolino
Premio Speciale Teatro – Giulia Rachele Mazza @giuliarachelem
Premio Speciale Art – Greg Goya @greg_goya
Premio Speciale Gentilezza – Luca Lobuono @lobuonoinside
Premio Speciale Visual Storytelling – Luca Vezil @lucavezil
Premio Speciale Vox Pop – Futur Motta @futurmotta
Premio Speciale Cambio di Scena – Alvise Rigo @alvise_rigo
Premio Speciale Creatività – Lillo @lillopetrolo
Ploom Best Cultural Moment – Federico Felletti @federicofelletti (in collaborazione con Ploom)

Best Reputation
Con il supporto di Cogit AI
Marcello Ascani @marcelloascani – Con un AIRI (AI Reputation Index) Score di 88 su 100 e un picco di 94 nella credibilità professionale
Camihawke @camihawke – Con un AIRI Score di 85 su 100 e una credibilità professionale a 91
Beatrice Mautino @divagatrice – Con un AIRI Score di 92 su 100, con un picco nella responsabilità comunicativa: 95 su 100

L’evento è stato reso possibile dal contributo di Acqua Chiara Collection, Aruba One Happy Island, Cogit Ai, Giannino Milano 1899, Gusto 17, Influential, McFit, Ploom, Specogna, con i suoi vigneti in Rocca Bernarda a Corno di Rosazzo, in Friuli, Terrazza Martini, Toblar e Xerjoff, brand che hanno accompagnato la quarta edizione dei Forbes Italia Top Creators Awards.


Le foto dei protagonisti:


Le foto dell’evento:

    Top Creators Awards @TommasoCimirelli
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