Vista elenco

A Ceuta migliaia di bambini dormono in strada. «Il sistema di protezione è al collasso»

14 Agosto 2026 ore 16:11

A Ceuta ci sono migliaia di bambini che dormono per strada, senza una rete di accoglienza e protezione. Alcuni di loro hanno appena sette anni.  Quanti siano, per il momento, è impossibile dirlo. Molti, infatti, non sono stati identificati e registrati e potrebbero trovarsi per strada, nascosti o in altri luoghi privi delle necessarie condizioni di sicurezza.  A lanciare l’allarme è Save the Children, a  due settimane dall’inizio della crisi umanitaria, scatenata dall’arrivo di decine di migliaia di persone provenienti dal vicino Marocco, entrate via terra e via mare in pochissimi giorni. 

Un afflusso eccezionale che ha rapidamente saturato un sistema di accoglienza per i minori già caratterizzato da una capacità limitata.  Mentre l’attenzione è massima per l’allarme diffuso di una prossima imminente ondata di arrivi, un’équipe di Save the Children si trova a Ceuta, per valutare le condizioni di vita di bambini e adolescenti, individuare i bisogni di protezione più urgenti ed eventuali situazioni di vulnerabilità.

«Siamo di fronte a una situazione umanitaria che richiede risorse urgenti, come la creazione di spazi sicuri per loro», ha riferito nei giorni scorsi Jennifer Zuppiroli, esperta di migrazioni di Save the Children Spagna. 

Jennifer Zuppiroli (Save the Children Spagna) da Ceuta

«La responsabilità di proteggere questi bambini non può ricadere esclusivamente su Ceuta», ha detto. «Lo Stato deve mobilitare immediatamente le risorse necessarie affinché nessun bambino dorma per strada e Ceuta disponga del sostegno necessario per far fronte a questa emergenza». Per capire meglio la situazione attuale e le priorità di intervento, VITA ha intervistato Raul Arnaiz, direttore di programma di Save the Children in Spagna. 

Qual è oggi la situazione a Ceuta per i minori arrivati da soli?

Molto critica: tanti di loro si trovano a vivere per strada. Il sistema di protezione di Ceuta e i centri di accoglienza hanno infatti una capacità molto limitata e non riescono ad accogliere tutti i bambini e le bambine e i ragazzi e le ragazze arrivati soli. In questo momento, quindi, molti di loro sono in strada, soprattutto in alcune aree industriali, vicino ai capannoni, oppure in spazi che gli stessi abitanti di alcuni quartieri di Ceuta hanno allestito nei giorni scorsi. Vivono in condizioni molto precarie, in assenza di beni e servizi di prima necessità.

Raul Arnaiz

Dal vostro punto di vista, quali sono le priorità per garantire a questi ragazzi la protezione immediata?

Per prima cosa, bisogna identificare tutti i bambini e ragazzi che in questo momento si trovano per strada, fuori dal sistema di protezione. La seconda priorità è creare spazi fisici in cui possano essere trasferiti, per essere quantomeno al sicuro, avere un posto dove dormire e avere accesso ai servizi di base, come cibo e igiene. Poi è necessario che il sistema pubblico metta in campo misure di accoglienza e protezioni ufficiali, perché i minori possano essere registrati e poi distribuiti nelle diverse regioni o Comunità autonome — come le chiamiamo in Spagna — e verso i rispettivi sistemi di protezione. In questo momento il sistema di Ceuta è completamente collassato e incapace di far fronte alla situazione.

Quali sono gli ostacoli che oggi rallentano il trasferimento di questi minori verso altre regioni spagnole?

Il primo problema è che non esiste un numero definitivo e ufficiale: alcuni dati parlano di 1.500 minori  inseriti nel sistema di protezione, mentre diverse organizzazioni sociali e di quartiere stimano che circa 4mila bambini siano ancora al di fuori del sistema, in attesa di identificazione e indirizzamento verso risorse sicure. Sappiamo con certezza che molti in questo momento si trovano per strada e di loro non esiste alcun registro. Il secondo ostacolo ha a che fare con la volontà politica: ci sono Comunità autonome, o regioni, più disponibili ad accogliere e a farsi carico del trasferimento di questi bambini e ragazzi, ma ce ne sono anche altre meno aperte all’accoglienza. 

Ci sono gruppi particolarmente vulnerabili?

Sì, abbiamo incontrato, in questa circostanza, un numero consistente di bambine che vivono in strada. Questo ci preoccupa molto, perché le bambine sono esposte a rischi maggiori, come la tratta o lo sfruttamento sessuale, soprattutto quando non hanno praticamente nulla. Ci preoccupano anche i bambini molto piccoli, che pure vediamo vivere sulle strade di Ceuta. 

In cosa consiste, in questo momento, il vostro lavoro sul campo?

Abbiamo spostato a Ceuta un’équipe professionale che ha diversi compiti. Innanzitutto identifica i minori che si trovano per strada, per indirizzarli verso il sistema pubblico di protezione e accoglienza nei centri preposti.  La nostra équipe opera anche negli accampamenti temporanei, creati in due quartieri della città di Ceuta — spazi allestiti dagli stessi abitanti — per individuare vulnerabilità specifiche di questi bambini e ragazze. E poi realizziamo attività e laboratori, oltre che sostegno psicologico. Siamo anche al fianco delle associazioni locali e piccole realtà del territorio che stanno gestendo questi spazi temporanei e hanno bisogno di beni di prima necessità, come coperte o articoli per l’igiene.

Cosa chiedete alle istituzioni nazionali e internazionali per tutelare i bambini che vivono questa situazione?

Questi bambini sono arrivati a Ceuta, che è parte del territorio spagnolo, ma questo non è un problema di Ceuta: è una realtà che deve essere affrontata dallo Stato spagnolo e anche dall’Europa. Per questo, chiediamo che venga rispettata la normativa internazionale, che i bambini e le ragazze siano riconosciuti come soggetti di protezione, che vengano accolti in luoghi realmente protettivi per loro e che i casi di ricongiungimento familiare siano gestiti con tutte le garanzie legali e sempre, ovviamente, mettendo al primo posto l’interesse superiore del minore.

Esiste davvero un allarme per una possibile, imminente nuova ondata di arrivi? 

Girano voci su un possibile nuovo arrivo di persone migranti tra Ceuta e Melilla il 15 agosto o nei giorni successivi, ma nessuno ci ha comunicato nulla in tal senso, né ufficialmente né in via ufficiosa, perciò non posso confermare che si tratti di un allarme reale.  Ma l’allarme a Ceuta esiste già: la sua popolazione di 80mila abitanti è raddoppiata in una notte, con l’arrivo di altre 80mila persone. Il sistema di protezione e accoglienza è collassato, generando una situazione complicata e di grande vulnerabilità, che riguarda anche tanti minori in strada. Insomma, l’allarme esiste già adesso: non riesco a immaginare cosa potrà accadere, se ci saranno nuovi arrivi. 

Foto apertura Ana López per Save the Children, Video fornito da Save the Children. Foto interna fornita dall’intervistato

L'articolo A Ceuta migliaia di bambini dormono in strada. «Il sistema di protezione è al collasso» proviene da Vita.it.

Tra terrorismo e flussi irregolari, l’Europa accelera sulla sicurezza delle frontiere

14 Agosto 2026 ore 14:59

Mentre il ministro dell’interno italiano conferma lo stop a Schengen e la presidente del Consiglio rilancia la tesi che poggia sulla “difesa dei confini”, in Europa si registra una tendenza a cascata verso posizioni più rigide nei confronti dei flussi irregolari, che vanno letti in parallelo con i rischi di infiltrazioni terroristiche sventolati dalle analisi delle intelligence. Il Parlamento francese, ad esempio, ha votato un inasprimento delle procedure, mentre aumentano gli Stati membri che seguono i puntini politici tracciati dall’asse Meloni-Frederikssen.

La difesa dei confini

Giorgia Meloni, sin dall’inizio del suo arrivo a Palazzo Chigi, ha basato l’iniziativa del governo sui flussi migratori su un preciso assunto: i confini vanno difesi. Una traccia che non è solo stata seguita relativamente i fatti di Ceuta, con le note polemiche createsi sull’asse Roma-Madrid, ma che ha caratterizzato tutti i consigli europei dove la premier ha sollecitato gli Stati membri ad una ricalibratura delle politiche comunitarie. In questa direzione vanno letti gli incontri, più o meno ristretti, avuti da Meloni con vari leader che hanno condiviso in questi quattro anni dossier e soluzioni. Così nasce l’alleanza programmatica con la premier danese Mette Frederikssen, che pur partendo da diversi trascorsi politici, ha fatto una virata sulle posizioni di Roma. Che oggi raccoglie i frutti di un metodo e di un’idea (quella dei centri in Albania), su cui altri Paesi europei si stanno già muovendo.

La tendenza europea

La difesa dei confini è una tesi sostenuta anche dal governo francese. Il primo ministro Sébastien Lecornu ha parlato di “un solo principio guida: la sicurezza del popolo francese”. Parole che ha pronunciato dopo l’approvazione di una misura che inasprisce la detenzione per i migranti. Poche settimane fa infatti il Parlamento francese ha approvato un disegno di legge che estende la detenzione agli stranieri considerati “pericolosi” in centri di detenzione amministrativa (Cra) per circa sette mesi, più che raddoppiando il periodo massimo per coloro che erano stati condannati per terrorismo. Dopo il voto del Senato, l’Assemblea Nazionale ha votato con 345 voti sì e 177 no il provvedimento sostenuto dal governo, dalla destra e dal Rassemblement National. Per cui a questo punto gli immigrati senza documenti possono essere trattenuti in un centro di detenzione amministrativa in attesa di espulsione se sussiste il rischio che fuggano.

In Germania è un momento difficile per il cancelliere Friedrich Merz, già in grande difficoltà per i sussidi tedeschi alle auto elettriche che nella stragrande maggioranza vanno a marchi cinesi: il tema dell’exploit nei sondaggi di AfD lo costringe ad un giro di vite sul tema migratorio. Ma il governo italiano si rifiuta di riprendere tre migranti il ​​cui trasferimento dalla Germania era previsto per il 19 agosto, dal momento che i casi risalgono a prima del 12 giugno, giorno in cui il nuovo patto europeo su migrazione e asilo è entrato pienamente in vigore.

La tesi di Piantedosi

Se la tutela della dignità della persona rappresenta uno dei valori fondanti dell’Unione europea, allora è doveroso pretendere dai Paesi terzi un impegno effettivo e verificabile nella lotta contro le organizzazioni criminali di trafficanti di esseri umani. Questa la tesi che il ministro dell’interno, Matteo Piantedosi, affida all’Audizione al Comitato Schengen, con una serie di precisazioni di merito. Innanzitutto chiama in causa l’Ue, che deve mostrare maggior rigore nei confronti degli Stati membri che, “per scelte politiche o ideologiche, adottano decisioni suscettibili di produrre effetti su tutto il territorio dell’Unione”. In secondo luogo chiede di “proteggere le frontiere europee e garantire la tenuta del complessivo sistema di gestione dell’immigrazione è la nostra priorità. Solo su queste basi possiamo continuare a costruire una politica migratoria europea credibile, difendendo davvero lo spazio di libera circolazione, a cui il Governo italiano tiene e che difenderà sempre”. L’Italia segnala un calo degli arrivi e un aumento delle espulsioni: arrivi a meno 55% dall’inizio dell’anno rispetto al 2025. Dall’inizio dell’attuale legislatura, la diminuzione è stata ancora più marcata, pari all’82%.

Scenari

Non c’è solo Ceuta a preoccupare le intelligence europee. Giorni fa un gruppo di migranti ha attaccato le guardie di frontiera lituane dopo essere entrato nel Paese attraverso un tunnel al confine con la Bielorussia. Stesso scenario nel Sahel, che sconta i movimenti geopolitici dei super players esterni. Un allarme che sta risuonando anche al Cairo, dove il governo sta dialogando con la Comunità degli Stati del Sahel e del Sahara (CEN-SAD) al fine di rafforzare il blocco e sviluppare i relativi meccanismi istituzionali per consolidare la sicurezza e la stabilità nella regione. La lotta al terrorismo, il contrasto dell’immigrazione clandestina e il rafforzamento delle capacità di sicurezza sono i tre obiettivi su cui è al lavoro anche il Centro Antiterrorismo del Sahel e del Sahara al Cairo.

Ceuta e Anchorage: i fantasmi di Ferragosto – Dietro il Sipario – Talk show

12 Agosto 2026 ore 17:33



Si riaccende il dibattito sulle politiche migratorie in Europa dopo la crisi di Ceuta, di cui si teme una recrudescenza a Ferragosto: giorno peraltro del primo anniversario dell’incontro di Anchorage tra Vladimir Putin e Donald Trump. Ne parliamo con Francesco Carraro e Gianluca Savoini

L'articolo Ceuta e Anchorage: i fantasmi di Ferragosto – Dietro il Sipario – Talk show proviene da Visione TV.

Why Rumors About Morocco Followed Spain’s Ceuta Migrant Surge

11 Agosto 2026 ore 16:44
Claims swirled that Morocco, perhaps spurred by Israel and the United States, organized a recent border disaster. That unproven speculation, experts said, was exacerbated by the region’s complicated history.

© Finbarr O'Reilly for The New York Times

Migrants from sub-Saharan Africa waiting on a beach for humanitarian assistance after about tens of thousands of people, mostly from Morocco, surged across the border into Ceuta, Spain, this month.

How Social Media Sparked a Refugee Crisis Between Spain and Morocco

A wave of disinformation online contributed to a surge of migrants in the Spanish enclave of Ceuta who were trying to reach Europe, resulting in about 90 deaths.

© Sergey Ponomarev for The New York Times

Moroccan border guards and boats patrolling the coastline on the border with Spain in Fnideq, Morocco, this month.

Ceuta está perdida – Por Juan Manuel de Prada

9 Agosto 2026 ore 01:47

Por Juan Manuel de Prada

Después de calificar de «ataque» y «violación de la integridad territorial de España» la invasión de la horda marroquí, el doctor Sánchez puso el culo en pompa y atribuyó solidariamente la culpa al Tribunal Supremo y a las «mafias», agradeciendo a Marruecos su cooperación. A continuación, el mariachi Marlaska, todavía más lambiscón, calificó a Marruecos de «socio absolutamente fiable». Se puede ser sumiso, se puede ser servil, se puede ser rastrero, se puede ser cornudo y apaleado, se puede ser arrebatadamente abyecto; pero para lamer almorranas alauitas con tanto denuedo hace falta un alma anélida.

¿No sabrá esta patulea que quien se humilla ante el soberbio no gana clemencia, sino desprecio? Pues es propio del soberbio pisar a quien ve postrado. A esta invasión fingida (que, sin embargo, nos dejará cientos de manadas deambulando por nuestras calles) se sucederá una invasión verídica; pues el ruego del cobarde aviva la crueldad del agresor. Pero conformarnos con señalar la capitulación de estos alfeñiques sería no pasar de la corteza. Ciertamente, el doctor Sánchez y sus mariachis están atrapados en el cepo de Mujamé, a quien Pegaso susurró sus trapisondas y gatuperios; por eso vendieron vilmente a los saharauis, por eso ahora se humillan y arrastran como lombrices ante el ensayo de invasión decretado por Mujamé. Pero ese ensayo de invasión no se habría producido sin el plácet de Israel y Estados Unidos, que tal vez incluso lo hayan instigado. Y, aunque sea tentador pretender que Israel y Estados Unidos se la tienen jurada al doctor Sánchez, por sus aspavientos antibelicistas o propalestinos (más falsos que Judas), la realidad es bien distinta. Y la realidad es que España es una colonia, un caniche al que primero han doblegado y después humillan a placer.

Si al frente del Gobierno español estuviese la derecha, ¿nuestro Ejército no estaría igualmente participando en misiones grotescas en el Ártico, en lugar de proteger sus fronteras? ¿Un gobierno de derechas no habría traicionado igualmente a los saharauis? ¿No estaría igualmente echando las culpas del ensayo de invasión a las «mafias»? Tal vez sus lametones a las almorranas alauitas habrían sido un poco menos exagerados (siempre que Pegaso no anduviese ramoneando por ahí), tal vez habrían añadido unas gotitas de aspaviento islamófobo en el guiso, para engatusar al patrioterismo más pauloviano, pero su docilidad ante el expansionismo marroquí y su sometimiento a las directrices anglosionistas habrían sido igualmente indignos. Y es que el Régimen del 78 lleva en su ADN la conversión de España en un caniche sometido y pisoteado; envuelto en retóricas altisonantes, por supuesto, pero caniche con las orejas gachas y el culo reventado, a la postre. Si España desea ejercer una soberanía real sobre su territorio, tendrá que empezar por liberarse del Régimen oprobioso que la ha convertido en una piltrafa. Entretanto, seamos serios, Ceuta está perdida (como tantas otras cosas).

Crisi migratoria di Ceuta: cronaca di una tempesta in un bicchiere d’acqua

7 Agosto 2026 ore 10:16

Il nostro governo ha sospeso il sistema Schengen sugli arrivi dalla Spagna dopo i fatti di Ceuta. Una decisione che solleva dubbi di legittimità. Perché il provvedimento non sembra né necessario né proporzionato rispetto alla minaccia individuata.

L'articolo Crisi migratoria di Ceuta: cronaca di una tempesta in un bicchiere d’acqua proviene da Lavoce.info.

Crisi migratoria di Ceuta: cronaca di una tempesta in un bicchiere d’acqua

7 Agosto 2026 ore 10:16

Il nostro governo ha sospeso il sistema Schengen sugli arrivi dalla Spagna dopo i fatti di Ceuta. Una decisione che solleva dubbi di legittimità. Perché il provvedimento non sembra né necessario né proporzionato rispetto alla minaccia individuata.

L'articolo Crisi migratoria di Ceuta: cronaca di una tempesta in un bicchiere d’acqua proviene da Lavoce.info.

La destrucción de España – Por Juan Manuel de Prada

2 Agosto 2026 ore 05:14

Por Juan Manuel de Prada

Cuando todavía colean los incendios más voraces jamás padecidos en España sufrimos la invasión de una horda incontable de marroquíes. ¿Alguien puede todavía negar que estamos gobernados por chacales juramentados en la destrucción de España? ¿Alguien puede negar que estamos en manos de criminales dispuestos a convertir España en eso que vulgarmente se llama un «Estado fallido»? ¿Cómo podemos definir un país cuyos gobernantes no sólo se muestran incapaces de combatir estas calamidades, sino que las fomentan y alientan?

Los incendios que acabamos de padecer –que todavía estamos padeciendo– ocurren porque los chacales que nos gobiernan los promueven. Sólo así puede explicarse que España apenas haya invertido una cuarta parte de las ayudas recibidas desde el pudridero europeo para la prevención de incendios y el cuidado de nuestros bosques; sólo así puede explicarse que la partida destinada al llamado Fondo de Contingencia para paliar catástrofes, que asciende a cuatro mil millones de euros, se haya desviado hacia otros gastos completamente diversos. ¿Y cuáles son esos gastos? La partida más abultada es la que se destina a «operaciones militares»; traducido al román paladino, se desvían miles de millones para abastecer de armamento al títere Zelenski y para participar en «misiones» belicistas demenciales (como la que ahora mismo nuestros militares están desarrollando en el Ártico), cuya única finalidad es enviscar a Rusia y provocar el estallido de una Tercera Guerra Mundial.

Los chacales que nos gobiernan han triplicado al gasto militar para cebar el «complejo industrial-militar» yanqui y prolongar indefinidamente una guerra perdida que puede degenerar en apocalipsis atómico, mientras nuestros hospitales y nuestras escuelas se depauperan hasta extremos insoportables, mientras nuestras carreteras se llenan de baches y socavones, mientras nuestros trenes descarrilan y nuestras infraestructuras públicas revientan. Mientras cuatro mil millones de euros han sido entregados al títere Zelenski, España se cae a trozos, convertida en una pira y en un muladar; y los sufridos españoles sufren exacciones fiscales monstruosas, que en muchos casos superan el 70 por ciento de sus ingresos (porque no hay que contabilizar sólo el impuesto sobre la renta, sino también los impuestos al consumo, los impuestos especiales y tasas son que nos acribillan, también los impuestos por derechos de emisión de CO2 que las centrales eléctricas y las empresas de la cadena industrial y alimentaria repercuten sobre nuestros bolsillos). Y no contentos con desviar los fondos destinados a la prevención de las catástrofes y con saquearnos atrozmente (siempre pillando cacho para sus corruptelas, por supuesto), los chacales que nos gobiernan invocan una supuesta «emergencia climática» cada vez que una nueva catástrofe nos golpea, para incrementar todavía más la recaudación y financiar más pingüemente la llamada «transición energética» (que el último año recibió más de 17.000 millones de euros). Una «transición energética» que se alimenta de la aniquilación de nuestra agricultura y nuestra ganadería, sometidas a normativas que las hacen inviables); una «transición energética» que es la principal beneficiaria de los incendios que cada verano arrasan nuestro territorio, pues brindan terreno calcinado para construir «parques» eólicos y fotovoltaicos; una «transición energética» que –como explica de perlas la «doctrina del shock»– se sirve de la consternación que provocan los incendios para que los chacales que nos gobiernan pueden subir todavía más los impuestos, con la excusa de combatir la «emergencia climática». Por supuesto, todos esos miles de millones que los chacales nos rapiñan cada año para combatir el «cambio climático» no han servido para suavizar ni un ápice nuestro clima.

Atrevámonos a decirlo: son los chacales que nos gobiernan los causantes directos y los principales beneficiarios (en colusión son los magnates de la «transición energética») de los incendios que padecemos. También son los causantes directos y los principales beneficiarios de las invasiones bárbaras que España padece desde hace décadas y que en estos días han alcanzado su paroxismo con la llegada a Ceuta y Melilla de una horda incontable de marroquíes, entre la que se camuflan miles de delincuentes liberados por su reyezuelo, con motivo del aniversario de su entronización. Pero esa horda no habría llegado a Ceuta y Melilla si los chacales que nos gobiernan no hubiesen favorecido una política de fronteras abiertas que ha convertido España en la bicoca y el dorado del reinado plutocrático mundial, que necesita provocar avalanchas inmigratorias para reducir los salarios y multiplicar sus beneficios. Esa horda no habría llegado a Ceuta y Melilla si los chacales que nos gobiernan no hubiesen promovido, para atender las demandas del reinado plutocrático mundial (y de paso asegurarse un ejército de votantes a piñón fijo), una monstruosa regularización masiva de inmigrantes que ha convertido España en un enjambre de rica miel para todos los desharrapados del planeta. Esa horda no habría llegado a Ceuta y Melilla si los chacales que nos gobiernan invirtieran dinero en un ejército que protegiese nuestras fronteras de vecinos aviesos y hostiles. Esa horda no habría llegado a Ceuta y Melilla si los chacales que nos gobiernan no estuviesen genuflexos ante Marruecos, por razones o sinrazones muy turbias que nunca se nos han explicado; razones o sinrazones que han condenado al pueblo saharaui a un futuro de tortura y opresión y han beneficiado a la tiranía marroquí con chorros de millones que se niegan a los españoles, para que su agricultura y su industria prosperen mientras las nuestras languidecen y nos comemos sus zurrapas en la fruta que nos venden. Pero de todo ello los chacales que nos gobiernan pillan cacho; por eso ayer banqueteaban y brindaban en embajadas y consulados de Marruecos, celebrando el aniversario de la entronización del reyezuelo Mujamé, mientras la horda invadía Ceuta y Melilla. Los chacales que no gobiernan son los causantes directos y los principales beneficiarios de la destrucción de España. Son unos traidores hijos del obispo Oppas y del conde don Julián, hijos de Godoy y Antonio Pérez, que han hecho de la destrucción de España su pitanza y su misión vital. Mientras nos resistamos a aceptar esta verdad diáfana solo nos resta agonizar. Y va a ser una agonía larga y dolorosa.

❌