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Amadio (FdI): presentata interrogazione in Regione sulla messa in sicurezza del fiume Cecina e Ponte di Via Volterra

15 Ottobre 2026 ore 15:56

Comunicato stampa a firma Marcella Amadio consigliere regionale FdI

“Il fiume Cecina continua a rappresentare una minaccia costante e inaccettabile per la sicurezza del nostro territorio e dei nostri cittadini. Nell’ottobre 2024 i cecinesi hanno vissuto l’esondazione del fiume e ogni volta che piove un po’ di più sono terrorizzati che succeda ancora una volta. Siamo a ridosso della brutta stagione e ancora non è stato fatto niente per mettere in sicurezza il fiume. 

Le criticità sono emerse chiaramente anche in sede di Valutazione di Impatto Ambientale per le opere portuali. Infatti, i pilastri del ponte di via Volterra diventano un vero e proprio “tappo” per i detriti e gli alberi trascinati da monte verso il mare perché ostacolano il regolare deflusso delle acque. Inoltre, sempre in sede di VIA, è emersa la necessità di completare definitivamente l’argine di destra a protezione degli abitati di San Pietro in Palazzi e della Mazzanta. I cittadini, i comitati e le associazioni locali – a partire dall’Associazione Difesa del Territorio e del Fiume Cecina – chiedono da anni tempi certi e risposte concrete.

Ultimamente il Presidente Giani e l’Assessore Boni hanno dichiarato l’intenzione di stanziare fino a 10 milioni di euro per abbattere e ricostruire il ponte, ma dalle parole a mezzo stampa dobbiamo passare ai fatti. Si vada otre  la solita pratica degli annunci e delle promesse. Per questo ho presentato una interrogazione a cui mi auguro che la Giunta risponda il prima possibile.

Nello specifico, vogliamo sapere se se sia stato effettivamente avviato l’iter di progettazione preliminare ed esecutiva per la messa in sicurezza del ponte di via Volterra e quali siano i tempi stimati per la conclusione della fase progettuale; quali siano le risorse economiche precisamente individuate e allocate nel bilancio regionale per coprire il quadro economico complessivo dell’opera (pari a circa 8-10 milioni di euro) e con quale cronoprogramma finanziario si intenda procedere per garantire l’inizio dei lavori; e quali iniziative urgenti si intenda promuovere per completare gli interventi di difesa idraulica dell’intera area” ,

Ho scritto “oil” sulla sabbia. In Canada protesta anti-bituminose

15 Ottobre 2026 ore 10:45

Bilancio energetico negativo, emissioni di gas serra, acqua, inquinamento, bacini di decantazione e battaglie legali condotte da alcune Ong per difendere le proprie terre natie sono i denominatori comuni dell’opposizione al metodo di estrazione delle sabbie bituminose. E poi ci sono i ricercatori, come Kevin Timoney, che, nel 2025, lancia l’allarme sul fatto che l’agenzia incaricata di supervisionare lo sviluppo energetico nella provincia canadese dell’Alberta (l’Alberta Energy Regulator) sia in mano all’industria.

In questa provincia occidentale, l’area di Athabasca ospita la più grande riserva mondiale conosciuta di bitume greggio, le sabbie bituminose (tar sands o oil sands), sotto una superficie di circa 140mila chilometri quadrati, sfruttamento iniziato dagli anni Settanta. L’apertura di miniere a cielo aperto e le frammentazioni rocciose effettuate con tecniche idrauliche, – il “fracking”, di cui ha parlato anche il National Geographic – al fine di ottenere il petrolio greggio pesante, è causadella distruzione di foreste boreali che ricoprono metà della provincia, di cui circa il 20% è stato interessato dall’apertura delle miniere a cielo aperto (visibili anche da immagini dell’agenzia spaziale europea, che ne ha fatto anche un interessante video esplicativo, in occasione di una mostra a Palazzo delle Esposizioni a Roma nel 2014 e della Nasa).

Si stima che le sabbie bituminose dell’Athabasca contengano una quantità enorme di petrolio, per un totale di 1.700 miliardi di barili. Le riserve “provate e tecnologicamente ed economicamente recuperabili” si attestano oggi ufficialmente a 159 – 166 miliardi di barili solo per le sabbie bituminose. La quota sfruttabile con le tecnologie attuali è quindi circa il 10% di tali riserve. In tale produzione, il Canada oscilla tra il terzo e il quarto posto mondiale, a seconda dell’agenzia statistica. Il Venezuela (grazie alla fascia dell’Orinoco) e l’Arabia Saudita mantengono le prime due posizioni. Negli ultimi anni, alcune classifiche internazionali (come quelle dell’ U.S. Energy Information Administration) inseriscono l’Iran al terzo posto, facendo scivolare il Canada al quarto, mentre i dati ufficiali del governo canadese lo posizionano ancora al terzo posto globale per riserve provate.

Tar sands Canada, immagine Esa

Eppur si muove

Non se ne parlava da qualche tempo (VITA ne aveva scritto a proposito della mobilitazione di Lush), ma il tema ritorna alla ribalta delle cronache per la recente l’acquisizione multimiliardaria di Athabasca Oil Corp. (con una produzione di 40.000 barili al giorno e oltre 75 anni di riserve) da parte di Cenovus Energy, operazione con la quale il 93% della produzione di sabbie bituminose del Canada sarà di proprietà di sole cinque società: Canadian Natural Resources Ltd., Suncor Energy, Cenovus, Imperial Oil e ConocoPhillips. Negli ultimi anni, si è assistito a una straordinaria concentrazione tra i produttori nella regione delle sabbie bituminose dell’Alberta, principalmente per incrementare le scorte, aumentare l’efficienza e massimizzare il flusso di cassa libero. Il rimescolamento degli asset arriva in vista di un potenziale aumento dello sviluppo upstream a livelli che non si vedevano da oltre un decennio, con gli operatori concentrati maggiormente sul sostegno legislativo a lungo termine e sugli attuali prezzi elevati del petrolio. Si ricomincia allora a sfruttare queste risorse. Si rilancia (nei piani futuri è rientrato anche l’asset non sviluppato Corner di Athabasca, che potrebbe diventare il primo progetto greenfield nelle sabbie bituminose a essere realizzato dal 2013). E poi ci sono il quadro normativo e fiscale federale che cambia, che, fra l’altro, consentirebbe alle aziende di ammortizzare immediatamente le spese per i grandi progetti d’investimento, e le recenti dichiarazioni del primo ministro canadese Mark Carney che ha definito il Pacific Link un progetto di interesse nazionale, garantendogli così un trattamento prioritario da parte del Major Projects Office federale. Si tratta della costruzione di un nuovo oleodotto per l’esportazione di petrolio verso la costa occidentale che rende ancora più urgente per Ottawa decidere cosa fare dei bacini di decantazione dei residui minerari, un annoso problema ambientale che affligge le sabbie bituminose della zona. Poco o nulla sulla stampa italiana (qualcuno….). La CBC vi dà ampio risalto. Forse troppo “locale” e per gli addetti ai lavori. Ma è un segno in controtendenza ai movimenti di tutela ambientale, dall’altra parte del mondo, per un tema che riguarda comunque anche il mondo.

Perché le tar sands fanno male all’ambiente?

Le tecniche di sfruttamento sono essenzialmente due: surface-mining (sfruttamento a cielo aperto) e in-situ. La prima forma, in generale la più impattante dal punto di vista ambientale, consiste nello scavare il terreno ed estrarre le sabbie a cielo aperto, come se si fosse in una cava. La seconda, utilizzata quando i giacimenti sono profondi, consiste nell’immettere acqua pressurizzata e componenti chimici nel terreno, componenti che liquefano le sabbie, poi pompate in superficie come il petrolio convenzionale. 

Gli impatti ambientali prodotti sono enormi. La superficie complessiva occupata dalle operazioni a cielo aperto copre ormai tra i 900 e i 1000 chilometri quadrati, una superficie paragonabile a quella di una piccola provincia italiana e le operazioni sono visibili dallo spazio e rappresentano una delle più grandi impronte dell’umanità sul pianeta. Gli enormi bacini di decantazione, dove sono mescolate le sabbie con l’acqua del fiume e i prodotti chimici, sono vaste come città e occupano decine di chilometri quadrati, un volume pari a 600.000 piscine olimpioniche. Un numero crescente di ricerche suggerisce che la deforestazione e le attività minerarie nelle zone umide legate all’estrazione delle sabbie bituminose in Alberta stiano causando alterazioni ecologiche, o danni estremamente gravi. I processi di estrazione a cielo aperto comportano il disboscamento di vaste aree di alberi, nonché la rimozione di torba, vegetazione e suolo fino a una profondità di 75 metri. Le zone umide nell’area destinata all’estrazione vengono prosciugate e i fiumi deviati, causando la perturbazione dell’habitat della fauna selvatica e la perdita di biodiversità, con effetti di vasta portata su tutto l’ecosistema. Sebbene l’estrazione in situ sia meno impattante in termini di deforestazione, anch’essa causa una significativa frammentazione del territorio, e gli impatti cumulativi rimangono sconosciuti. Le comunità indigene e gli scienziati hanno lanciato l’allarme per il drastico calo del caribù delle foreste boreali, già classificato come specie minacciata ai sensi del Species at Risk Act del Canada, nonché per gli impatti significativi delle attività legate alle sabbie bituminose su cervi dalla coda bianca, orsi neri, coyote, linci, volatili acquatici.

immagine satellitare ESA

Le emissioni legate alla produzione non-convenzionale delle sabbie sono, in generale, molto più elevate rispetto a quelle prodotte dall’estrazione di petrolio convenzionale e secondo il governo dell’Alberta contribuiscono per un quarto alle emissioni complessive dello stato, che per altro possiede molti progetti petroliferi tradizionali. Lo sviluppo di questo tipo di petrolio ha rappresentato di gran lunga il maggior aumento al contributo di CO2 in Canada dal 2005 al 2015. Da ricordare come l’’estrazione in situ consumi più energia e generi più emissioni di gas serra per barile estratto.

Sia le acque reflue che i fanghi tossici fanno parte dei residui di scarto del processo di estrazione e separazione del bitume. Sebbene spesso vengano menzionati insieme o utilizzati come sinonimi nei media, indicano fasi e componenti fisiche diverse dello stesso problema ambientale. Le acque reflue sono la fase liquida dei residui e derivano principalmente dal metodo d’estrazione con acqua calda ed enzimi/chimici usato per separare il bitume da sabbia e da argilla. I fanghi tossici rappresentano, invece, la fase semi-solida e densa che si deposita sul fondo dei bacini di decantazione (tailings ponds). Sono una miscela densa composta da argilla finissima, silicio, acqua e bitume residuo non estratto, intrisi degli stessi inquinanti tossici chimici e metalli pesanti presenti nell’acqua.

Oggi, con la volontà di espandere le sabbie bituminose, aumenterà anche il problema delle acque reflue del settore: è in corso un acceso dibattito sull’idea di trattare e rilasciare le acque di scarto minerario. In Canada, da sempre all’industria è stato vietato di scaricare acqua. Di conseguenza, grandi bacini di decantazione in tutta la regione sono pieni di acque reflue industriali accumulate negli anni. Questo fluido è tossico e dannoso per la fauna selvatica, si temono gli effetti nocivi sulla salute. Ogni giorno, ogni pochi secondi, i cannoni ad aria compressa sparano ai bordi dei bacini di decantazione per tenere lontani uccelli, anatre e altri animali selvatici dall’acqua, vi sono decine di spaventapasseri vestiti con tute e caschi. Secondo l’Alberta Energy Regulator, la quantità di fluido di scarto minerario continua ad aumentare, dopo essere cresciuta del 50% in un periodo di 10 anni, dal 2014 al 2024. Con il riempimento dei bacini di decantazione, l’industria sta esercitando forti pressioni sul governo affinché vengano introdotte normative che consentano il trattamento e il successivo rilascio del fluido. Allo stesso tempo, alcuni leader indigeni chiedono un rallentamento della produzione di sabbie bituminose fino a quando la questione non sarà risolta in modo adeguato. I bacini di decantazione sono al limite della capacità e nessuno vuole che ne vengano costruiti altri, ha dichiarato il ministro dell’Ambiente dell’Alberta, Grant Hunter, in un’intervista a CBC News. Se venisse autorizzata la pratica del trattamento e rilascio, l’acqua verrebbe pompata nel fiume Athabasca, che scorre direttamente verso nord da Fort McMurray e dalla regione delle sabbie bituminose, raggiungendo diverse comunità indigene prima di sfociare nei territori del nord-ovest e nell’Oceano Artico. I timori che la contaminazione si sia infiltrata nei corpi idrici e abbia contribuito all’insorgenza di casi di cancro a Fort Chipewyan, ad esempio, sono forti. Basti ricordare i 5,2 milioni di litri di acque reflue provenienti dalle sabbie bituminose fuoriuscite dall’impianto di Kearl Lake della Imperial Oil, nel 2023. L’industria, dal canto suo, sta testando vari metodi chimici e biologici per il trattamento delle acque di scarto e la filtrazione dei contaminanti. Le principali compagnie petrolifere hanno stretto collaborazioni con scienziati in decine di progetti di ricerca incentrati sulle acque di scarto nelle sabbie bituminose. Ma le comunità restano scettiche.

immagine satellitare ESA

E poi, si diceva, ci sono i fanghi tossici, il materiale più difficile e problematico da gestire. Le particelle finissime di argilla rimangono sospese nell’acqua senza riuscire a separarsi naturalmente. Per far sì che questi fanghi si consolidino e la parte solida si separi del tutto da quella liquida, occorrono decenni o perfino secoli. Quando le compagnie minerarie cercano di bonificare un bacino, la sfida principale riguarda proprio questo materiale. Oggi vengono usati trattamenti chimici o processi di centrifuga per accelerare la separazione dell’acqua dall’argilla, ma l’impatto complessivo sugli ecosistemi e sulle comunità indigene locali rimane uno dei temi ecologici più controversi in Canada.

Chi ha definito “ecocidio” lo sfruttamento in Canada?

Vi è un recente articolo accademico, The archetypal ecocide: is environmental devastation in the Alberta oil sands an international crime?, scritto da Kate Mackintosh e Lisa Oldring, che indica quello canadese come uno dei casi più evidenti e discussi di distruzione ambientale su larga scala a livello globale, analizzandolo attraverso la lente del diritto penale internazionale e del crescente movimento per il riconoscimento dell’ecocidio come crimine internazionale. Nel dibattito analizzato dalle autrici, le devastazioni e l’inquinamento sistemico vengono spesso definiti non solo come ecocidio, ma anche come forme di “lento genocidio industriale” o violazioni sistemiche dei diritti umani fondamentali.

In passato, tale accusa era stata formulata principalmente in due sedi: nel più volte citato mock trial sull’ecocidio alla Corte Suprema del Regno Unito e presso l’International Rights of Nature Tribunal (Tribunale Internazionale dei Diritti della Natura). Nel settembre del 2011, la pioniera della lotta contro l’ecocidio, l’avvocatessa Polly Higgins organizzò un “processo fittizio” (mock trial) all’interno della vera Corte Suprema del Regno Unito a Londra per testare la fattibilità di una legge internazionale sull’ecocidio. Veri magistrati, avvocati di alto livello e una giuria popolare reale hanno giudicato il caso (basato proprio sulle reali sabbie bituminose dell’Athabasca in Canada). La giuria ha impiegato solo 50 minuti per emettere un verdetto unanime di colpevolezza per ecocidio contro gli amministratori delegati delle multinazionali (interpretati da attori).

L’’International Rights of Nature Tribunal, tribunale etico istituito dalla società civile e da organizzazioni ambientaliste globali (come la Global Alliance for the Rights of Nature), ha tenuto, invece, varie udienze (tra cui una storica a Parigi nel 2015 durante la COP21). I giudici del tribunale – eminenti giuristi, scienziati e leader indigeni di tutto il mondo – hanno ascoltato le testimonianze dirette delle comunità native canadesi (i popoli cd. First Nations) e analizzato i dati scientifici riguardanti la distruzione delle foreste boreali, la contaminazione dell’acqua e l’impatto climatico. Le sentenze del Tribunale hanno stabilito che queste attività non costituiscono semplici danni collaterali sacrificabili in nome dell’economia, ma configurano un vero e proprio ecocidio e una violazione sistematica del diritto alla vita e alla rigenerazione degli ecosistemi. Anche se le sentenze di tale Corte non sono giuridicamente vincolanti per gli Stati, il suo valore culturale, scientifico e di pressione politica è enorme. Funziona come un vero tribunale, applicando i principi della Dichiarazione Universale dei Diritti della Madre Terra. Nel dichiarare colpevole il modello industriale delle sabbie bituminose, il tribunale applica direttamente l’articolo 2 della Dichiarazione. Le attività di estrazione in Alberta violano in modo sistematico il diritto di esistere e di rigenerarsi e il diritto all’acqua come fonte di vita. Esso evidenzia anche come sia impossibile separare la distruzione della natura dal danno culturale e fisico ai popoli nativi.

Raccomanda, quindi, l’arresto immediato di ogni nuova concessione ed espansione delle miniere di sabbie bituminose, l’obbligo per lo Stato canadese e le compagnie petrolifere di finanziare la bonifica e la rigenerazione totale delle aree devastate, non come “compensazione economica”, ma come dovere morale e legale verso la Terra e si chiede al Canada di riformare il proprio sistema giuridico, superando il concetto che la natura sia una “proprietà privata” o una “risorsa da sfruttare”, riconoscendola come soggetto di diritto. Inascoltato? Le azioni di oggi parlano da sé.

In apertura, le immagini Nasa dell’area dell’Alberta interessata dal fracking. Le altre immagini sono dell’Agenzia spaziale europea – Esa

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10 ottobre: il genocidio continua! riprendiamo le mobilitazioni a fianco del popolo palestinese

9 Ottobre 2026 ore 23:10

Sinistra Anticapitalista aderisce e partecipa alle manifestazioni che si terranno sabato 10 ottobre in diverse piazze italiane per rilanciare la mobilitazione contro il genocidio a Gaza e a fianco del popolo palestinese. Di seguito trovate il testo del volantino che sarà distribuito durante i cortei.

Gaza: il genocidio continua! Rilanciamo le mobilitazioni a fianco del popolo palestinese

Sono passati tre anni dallo scoppio della guerra genocidiaria scatenata dal governo Netanyahu contro Gaza, che con la scusa di vendicare il 7 ottobre, ha in realtà intensificato il progetto sionista di “pulizia etnica” che sta coinvolgendo anche la Cisgiordania.

Nell’intensificarsi dello scontro tra le potenze imperialiste Gaza è la vittima sacrificale per la costituzione del “nuovo Medio oriente” propagandato da Trump che vede proprio nello Stato d’Israele l’avamposto regionale dell’imperialismo statunitense.

L’occupazione dei territori sta imponendo questo piano con estrema brutalità, distruggendo tutte le infrastrutture indispensabili alla sopravvivenza con lo scopo di rendere invivibile la striscia di Gaza e con la distruzione delle abitazioni dei palestinesi e l’appoggio militare ai coloni in Cisgiordania.

L’obiettivo è quello di ridisegnare la carta politica della regione attraverso una guerra senza fine. Non a caso, l’aggressione si è estesa in Libano, dove l’esercito israeliano ha distrutto nel sud del paese interi villaggi costringendo l’abitazione a sfollare e ad abbandonare la zona. La guerra coinvolge ora l’Iran e lo Yemen.

Occorre denunciare la complicità del nostro governo e dei governi europei.

Il governo Meloni e i governi europei hanno dimostrato in questi tre anni di non essere semplici alleati dell’occupante, ma dei veri e propri partenere strategici nel momento in cui gli stanno fornendo ogni copertura politica e ogni sorta di finanziamenti anche militari. Il disegno di legge sull’antisemitismo serve a zittire proprio coloro che denunciano la complicità con le politiche genocidiarie e che vuole impedire questa immane tragedia senza fine.

Riprendere la spinta unitaria a sostegno della Palestina

Proprio un anno fa la Global Sumud Flotilla riuscì a innescare in Italia, così come su scala internazionale, la scintilla di un’indignazione che covava già da tempo in vasti settori della popolazione favorendo la costruzione di un grande movimento unitario costringendo alla convergenza anche le organizzazioni sindacali di base e la Cgil con l’indizione di due ben scioperi generali.

Sinistra Anticapitalista sarà presente alle manifestazioni del 10 ottobre con l’obiettivo di rilanciare questa spinta che ad un certo punto è sembrata esaurirsi.

Solo insieme, con una grande mobilitazione generale, potremo imporre al nostro governo e all’Ue la fine di tutte le relazioni economiche e politiche con il governo di Israele, imporre un embargo sul commercio e le armi.

Solo uniti potremo ostacolare le politiche genocidiarie di Israele e aiutare il   popolo palestinese nella sua lotta per la libertà e la giustizia.

Sinistra Anticapitalista

Noi restiamo là. Pinelli: un omicidio di stato

7 Ottobre 2026 ore 18:00

Mi piacerebbe sapere cosa dirà il 18 novembre prossimo al Politeama di Genova Mario Calabresi sul tema ‘Terrore e diritti – Anni Settanta’ in compagnia di Benedetta Tobagi, Sara Poma e Marco Damilano. Ma dato che non abito a Genova e non ho alcuna intenzione di pagare il biglietto per entrare mi dovrò accontentare dei resoconti del Secolo XIX.

Quello che so è quello che è emerso nella recente polemica sorta dalle sue dichiarazioni nei confronti di Adriano Sofri, fatte nel corso della trasmissione televisiva ‘La confessione’ condotta da Peter Gomez.

Durante la trasmissione, Calabresi aveva detto “Non ci siamo mai parlati con Adriano Sofri, ma prima della fine della sua vita sarebbe bello e prezioso verso di noi se, anziché barricarsi come ha fatto per tanto tempo dietro a mille distinguo, dicesse una parola di verità”, cioè in poche parole rendesse non solo confessione piena dell’omicidio che a suo tempo gli venne accollato, quello del padre, avvenuto a Milano il 17 maggio 1972, ma magari raccontasse un qualcosa di più utile a seppellire definitivamente la memoria di quegli anni, ridotti ad un ammasso di sangue.

Ovviamente non si è fatta attendere la replica dell’ex-leader di Lotta Continua, condannato in via definitiva a 22 anni di carcere come mandante dell’assassinio (pena interamente scontata e conclusa nel 2012). Attraverso una lettera aperta, Sofri ha respinto con decisione la sollecitazione di Calabresi, ribadendo perentoriamente la propria estraneità ai fatti: “Io dico che sono innocente, e che il tormentato itinerario giudiziario che abbiamo attraversato è stato dolosamente ingiusto.” Nel contempo Sofri afferma di avere più volte espresso direttamente a Gemma Capra, la vedova del commissario, “dispiacere per i modi dell’accanita campagna di Lotta Continua contro Luigi Calabresi, assumendomene la responsabilità piena (…). Io ero dalla parte di Pino Pinelli, e sono rimasto là.”

Non ho, confesso, simpatia per molte posizioni espresse attualmente da Sofri – e nemmeno della riduzione del suo giornale di allora a propagatore d’astio piuttosto che di stimolatore di verità, considerando che solo la virulenta campagna condotta dalle colonne di LC costrinse Calabresi a denunciarne il direttore, Pio Baldelli, e a sostenere un processo che gli si rivolse contro almeno fino all’opportunistica sospensione – ma debbo riconoscergli una coerenza di fondo, espressa in articoli, saggi, libri, riguardo la vicenda dell’assassinio del nostro compagno Giuseppe Pinelli. In effetti Adriano è “rimasto là”, così come ci siamo rimasti noi nel continuare a denunciare questo omicidio di Stato, avvenuto nella stanza al quarto piano della Questura di Milano, alla presenza di uomini dell’Ufficio politico capitanati dal commissario Luigi Calabresi e da quelli dell’Ufficio Affari Riservati diretti da Federico Umberto D’Amato nella notte tra il 15 e il 16 dicembre 1969. Il giudice D’Ambrosio con la sua ordinanza – con la quale nel 1975 derubricò la causa della morte di Pino ad un malore che lo avrebbe spinto incredibilmente al di là della balaustra della finestra – escluse la presenza del commissario da quella stanza dimenticandosi di interrogare l’unico testimone civile (cioè non appartenente a polizia, CC, ecc.) presente nel corridoio, quel Pasquale Valitutti che ha sempre negato di aver visto uscire il commissario da quella stanza. Ma non solo, un bel libro denuncia, scritto qualche anno fa, da Gabriele Fuga ed Enrico Maltini (edito da Zero in Condotta e poi riproposto, ampliato, da Colibrì) ha messo in luce un fatto di cui nessuno ha mai parlato, né dentro né fuori la Questura: la presenza di uomini dei servizi venuti appositamente da Roma per condurre le indagini nella direzione voluta, la criminalizzazione degli anarchici e, conseguentemente, l’avvio della svolta autoritaria contro il movimento di contestazione giovanile e operaia. E anche di questo nessuno, né dentro né fuori il Tribunale, se n’è mai fatto carico.

Sarebbe interessante se nell’incontro al Politeama di Genova venissero delle parole di verità ‘vera’; sul palco ci sono giornalist* di fama e di spessore, studios* del periodo, vorranno andare a fondo delle cose o rimarranno a coltivare il loro orticello di ‘buoni’ sentimenti fasulli?

Mario Calabresi ha già scelto da che parte stare (non avevo dubbi): la memoria condivisa di quegli anni deve passare dalla manipolazione, quando non dall’oblio, dei fatti, dall’abiura e dalla dissociazione, mai dal riconoscimento delle responsabilità e delle conseguenze di un sistema basato sull’oppressione e sullo sfruttamento. E allora io resto là.

Massimo Varengo

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DIO È? QUANDO LA LINGUA CAMBIA IL DIVINO

27 Settembre 2026 ore 07:10
LINGUAGGIO E FILOSOFIA — Il verbo “essere” tra Grecia, Israele, India, Cina e mondo islamico.DIO E L’ESSERE — Parmenide, Esodo, Upaniṣad, Dao e Avicenna: cinque modi di pensare l’Assoluto.UNA SCORRIBANDA TRA LE LINGUE — Che cosa accade alla nostra idea di Dio quando cambia la lingua nella quale lo pensiamo? «Dio è». Due parole soltanto. […]

Simone Weil e il mistero della sventura | Dio, amore e Croce

12 Settembre 2026 ore 08:21
Simone Weil affronta il mistero della sventura, del dolore e dell’assenza di Dio in una delle sue pagine più intense. Una lettura da Attesa di Dio sulla sventura, la Croce, l’amore e la ricerca di Dio nell’esperienza dell’estremo dolore per ascoltare direttamente la voce di Simone Weil. 🎬 PREMIERE12/09/2026 [riservata a Studenti Attivi]👉https://youtu.be/hZHu9f3qHQw Che cosa […]

Grosse Ehre der USKA durch die ETH Zürich

21 Agosto 2026 ore 18:33

Seit Dezember 2025 ist das HBradio ein fester Bestandteil der E-Periodica in der ETH-Bibliothek.

Nach rund 2-jähriger Vorarbeit war die ETH überzeugt, dass die Qualität des HBradio die hohen Ansprüche der Hochschule erfüllt. Das bedeutet eine grosse Ehre für die USKA, für ihr reichhaltiges Wissen und auch dasjenige ihrer Mitglieder. Nun wird dieses Wissen weltweit für jedermann kostenlos zugänglich gemacht.

Das HBradio ist ab Nr. 1/2008 bis 3/2026 im Tiff-Format aufgeschaltet; es können einzelne Seiten oder ganze Hefte heruntergeladen und wenn gewünscht ausgedruckt werden. Das neueste Heft bleibt jeweils für einen Monat gesperrt und ist in dieser Zeit nur für USKA-Mitglieder über www.uska.ch zugänglich.

Der Hefte des old man (1932 – 2007) ist in der E-Periodica nicht verfügbar, da wohl alle Hefte gescannt sind, deren Qualität aber nicht ausreichend ist. Für Interessenten sind sämtliche Hefte des old man im sog. USB-History-Stick enthalten, der im USKA-FanShop für CHF 48 Franken bei shop@uska.ch bezogen werden kann.

Dieser USB-Stick enthält zusätzlich zum old man auch sämtliche Hefte des HBradio; ist also ein Nachschlagewerk über mehr als 90 Jahre USKA-Geschichte.

Zum HBRadio-Archiv der ETH

Published: HB9HGH 2026-08-21 18:33:22

Neues HBradio 4/2026 ab sofort online

29 Luglio 2026 ore 15:38

Die neue Ausgabe 4/2026 des «HBradio» ist erschienen. USKA-Mitglieder können das Magazin ab sofort im geschützten Bereich der USKA-Website als PDF herunterladen.

Das Redaktionsteam um Chefredaktor Dr. Willy Rüsch (HB9AHL) und den technischen Redaktor Dr. Mathias Weyland (HB9FRV) bietet auf 84 Seiten wieder eine breite Palette an technischen Fachbeiträgen, Contest-Auswertungen und aktuellen Themen der Schweizer Funklandschaft. Einige Highlights aus der aktuellen Ausgabe:

Weltrekord auf 76 GHz: Erstes EME-QSO

Manfred Plötz (DL7YC) beschreibt den technischen Weg von 70 cm bis hinauf zu den Mikrowellen. Am 22. April 2026 gelang ihm gemeinsam mit Sergei (RW3BP) die weltweit erste Erde-Mond-Erde-Verbindung auf 76 GHz im Mode Q65-60E. Der Beitrag erläutert die komplexe Technik wie Hochleistungs-SSPA, Vorverstärker und die präzise Antennennachführung im Librations-Minimum.

Rechtliche Grundlagen: Eigenimport von Funkgeräten

Urs Lott (HB9BKT) beleuchtet die Fallstricke beim Direktimport kommerzieller Amateurfunkgeräte aus dem Ausland. Der Artikel fasst die Vorgaben von BAKOM und Zoll zusammen und erklärt die Sonderregelungen sowie Duldungspraktiken für HB9- bzw. HB3-Inhaber.

Nach der Havarie: Neuanfang mit ÜberSDR auf der Rigi Scheidegg

Nachdem ein Blitzeinschlag im Mai 2026 etwa 70 % der Remote-Station zerstörte, berichten Wolfgang Sidler (HB9RYZ) und Frédéric Furrer (HB9CQK) über den Neuaufbau. Der neue WebSDR-Server auf 1’660 m ü. M. bietet unter anderem Echtzeit-Zugriff auf das HF-Spektrum (0–30 MHz) sowie integrierte Decoder für digitale Betriebsarten.

Vernehmlassung: Eingabe der USKA zur Requisitionsverordnung

Die USKA fordert, dass private Notfunkeinrichtungen und Relaisstationen von staatlichen Requisitionen ausgenommen bleiben, um die zivile Krisenresilienz im Notfall nicht zu schwächen.

Contest-Ergebnisse: Helvetia-H26-Contest 2026

Contest-Manager Dominik Bugmann (HB9CZF) präsentiert die vollständigen Ranglisten, Log-Statistiken sowie Erfahrungsberichte und Bilder zahlreicher Teilnehmer.

HBradio 4/26

Published: HB9HGH 2026-07-29 15:38:19

Agostino e il mistero dell’anima | Il Libro X delle Confessioni

26 Luglio 2026 ore 07:50
Agostino ci conduce nel luogo più misterioso che esista: l’anima umana. Il Libro X delle Confessioni è una delle più grandi esplorazioni dell’interiorità mai scritte. In questa puntata di Scorribande filosofiche ascolteremo una selezione continuativa delle pagine dedicate alla memoria, alla felicità, alla verità e alla ricerca di Dio. Lasciate parlare direttamente Agostino: poche opere […]

Ritrovata morta a 59 anni in casa, si indaga per omicidio: interrogato il figlio della vittima

7 Luglio 2026 ore 11:51

Si propende per la pista dell’omicidio a Sanremo, dove una donna di circa 59 anni è stata trovata morta nella serata di ieri. Sul corpo della donna i segni delle violenze: in particolare sul collo e sui polsi. Potrebbe esser stata strangolata. Al vaglio degli inquirenti anche la posizione del figlio della vittima. Accertamenti in corso, in corso le indagini condotte dai Carabinieri coordinati dalla Procura di Imperia.

L’omicidio si sarebbe consumato in un’abitazione in via Hope. Il cadavere della donna è stato scoperto intorno alle 22:00, quando i Vigili del Fuoco sono intervenuti sul posto su richiesta del figlio ventenne della vittima. Aveva riferito di non riuscire più a entrare in casa, la porta dell’appartamento era chiusa dall’interno e i pompieri sono entrati passando da un balcone e aprendo dall’interno.

Il figlio avrebbe raccontato agli investigatori di essere uscito di casa intorno alle 19:15 per andare a mangiare una pizza. Fonti della Procura di Imperia hanno confermato all’AdnKronos che il figlio sarà interrogato in mattinata dal pm Enrico Cinnella Della Porta, che coordina le indagini affidate ai Carabinieri. Stando ai primi accertamenti medico-legali, la morte risalirebbe ad almeno tre ore prima del ritrovamento. Il padre si trovava fuori casa.

Rischio Nucleare – Cosa sappiamo e cosa c’è da sapere “Iodio-profilassi”

26 Marzo 2025 ore 14:19

Psicosi da Iodio-profilassi

A seguito delle vicende belliche riguardanti l’est Europa e la confinante Russia, la paura di un conflitto nucleare ed il relativo rischio radioattivo, ha scatenato una psicosi di massa portando i meno attenti ad un acquisto compulsivo delle compresse del famigerato Iodio o Ioduro di Potassio su qualsiasi sito lo rendesse disponibile.

La psicosi da iodoprofilassi è un fenomeno psicologico e comportamentale che si manifesta in alcune situazioni di emergenza radiologica o nucleare. È legato alla reazione di massa all’idea di dover assumere iodio stabile (ioduro di potassio, KI) per proteggere la tiroide dall’assorbimento di iodio radioattivo rilasciato nell’ambiente durante un incidente nucleare.

Cos’è la Iodio-profilassi per rischio radioattivo?

La iodio-profilassi è una misura preventiva adottata per proteggere la tiroide dall’assorbimento di iodio radioattivo in caso di esposizione a radiazioni, come durante un incidente nucleare o un’esplosione di una bomba atomica. Consiste nell’assunzione controllata di ioduro di potassio (KI), un composto chimico contenente iodio stabile, che satura temporaneamente la tiroide, impedendole di captare lo iodio radioattivo disperso nell’ambiente.

La tiroide utilizza lo iodio per produrre ormoni tiroidei. In caso di contaminazione, può assorbire lo iodio radioattivo, aumentando il rischio di danni cellulari e di sviluppare tumori, in particolare nei bambini e nei giovani adulti. Assumendo iodio stabile (non radioattivo) prima o durante l’esposizione, la tiroide si “satura”, riducendo o impedendo l’assorbimento dello iodio radioattivo.

Quando è necessaria?

La iodioprofilassi è indicata solo in caso di rischio concreto di esposizione a iodio radioattivo. Non è una misura preventiva generale e deve essere attivata su indicazione delle autorità sanitarie o di protezione civile.
È più efficace se il KI viene assunto entro poche ore prima o dopo l’esposizione al materiale radioattivo. Idealmente, entro 2 ore prima dell’arrivo del plume radioattivo.

Conti alla mano

Integratore da 225 mcg ossia 0,23 mg
Occorrerebbero 565 compresse al giorno a testa per una dose anti radiazioni da 130 mg

In rete è possibile trovare numerosi prodotti a base di ioduro di potassio stabile sotto forma di integratori, il problema però è che non sono idonei alla iodioprofilassi per incidente nucleare.

La motivazione è semplice; le compresse integratori hanno una grammatura in genere da 200/300 mcg (microgrammi ossia la milionesima parte del grammo).
Le compresse ufficiali di KI per la profilassi hanno una grammatura da 65 mg (milligrammi ossia la millesima parte del grammo).

Fatta questa premessa sulle grammature è importate capire i dosaggi.

Secondo gli studi della EUROPEAN COMMISSION – RADIATION PROTECTION, il dosaggio per un adulto di età inferiore ai 40 anni fino ai 12 anni è di circa 130 mg ossia 2 compresse di quelle ufficiali, se si dovessero usare invece quelle da integratori occorrerebbe ingerirne al giorno circa 650 per arrivare alla dose giusta (vedi Tabella).

Da qui si evince che spendere soldi per un prodotto che non è fisicamente possibile usare per lo scopo per cui lo si acquista è inutile.

Link Utili:

Chi deve assumerlo?

Popolazione più a rischio: Neonati, bambini, adolescenti e donne in gravidanza sono i più vulnerabili ai danni tiroidei causati da iodio radioattivo.
Gli adulti sopra i 40 anni generalmente non necessitano di iodio-profilassi, poiché il rischio di sviluppare tumori tiroidei è molto basso, e gli effetti collaterali potrebbero superare i benefici.

Chi è preposto alla distribuzione delle compresse di Ioduro di Potassio?

La fornitura di ioduro di potassio (KI) per incidenti nucleari è generalmente gestita da autorità nazionali o locali, in collaborazione con organismi internazionali, in base a protocolli di emergenza radiologica. Ecco una panoramica di chi può fornire il KI in tali situazioni:

Autorità sanitarie nazionali

  • Ministero della Salute: In molti Paesi, il Ministero della Salute è responsabile di acquisire e distribuire le scorte di KI, assicurandone la disponibilità in caso di emergenze nucleari.
  • Istituzioni sanitarie locali: Possono essere coinvolte nella distribuzione sul territorio, ad esempio attraverso ospedali, farmacie o punti di distribuzione organizzati.

Protezione Civile

  • In molte nazioni, la protezione civile coordina la risposta a emergenze nucleari e distribuisce ioduro di potassio nelle aree a rischio. Questo può includere scuole, luoghi di lavoro e abitazioni situate vicino a centrali nucleari.

Aziende farmaceutiche autorizzate

  • In alcuni Paesi, aziende farmaceutiche producono ioduro di potassio per uso medico e possono fornire scorte alle autorità governative o venderlo al pubblico con prescrizione medica o in libera vendita, a seconda della normativa.

Organizzazioni internazionali

  • Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA) e Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS): Questi enti possono assistere i Paesi nell’approvvigionamento e nella distribuzione di KI in caso di emergenze di portata internazionale.

Strutture locali nei pressi di centrali nucleari

  • In alcune regioni, i cittadini che vivono entro un certo raggio da una centrale nucleare ricevono scorte di ioduro di potassio come parte delle misure di preparazione alle emergenze.

Cosa fare in caso di emergenza:

  1. Seguire le indicazioni delle autorità competenti: Non assumere KI senza che venga dichiarato necessario.
  2. Evacuazione prioritaria: Il KI non è una protezione totale; è complementare alle altre misure, come l’evacuazione e il riparo al chiuso.
  3. Consultare fonti ufficiali: I canali delle autorità (come siti governativi, protezione civile, o ministero della salute) sono i più affidabili per sapere dove ottenere KI.

Nel caso di incidente dove si necessita la diffusione del farmaco, in ogni regione esposta vengono istituiti dei punti di consegna organizzati dalle istituzioni sanitarie, eventualmente coadiuvate da organizzazioni di volontariato.
L’eventuale somministrazione del farmaco verrà fatta in autonomia e con screening nominativo.

Nota: Limiti della iodioprofilassi?

L’uso di ioduro di potassio è raccomandato solo per proteggere la tiroide dall’assorbimento di iodio radioattivo. Non offre protezione contro altri isotopi radioattivi o contro i danni da radiazione totale. La distribuzione è mirata e avviene solo nelle zone in cui vi è un rischio concreto e immediato.

Non protegge da altri tipi di radionuclidi (cesio-137, stronzio-90) o dalle radiazioni ionizzanti in generale.
Non sostituisce altre misure di protezione, come l’evacuazione, il riparo al chiuso o l’uso di filtri per l’aria.

Effetti collaterali?

Sebbene generalmente sicuro, il KI può causare reazioni avverse, come:

  • Disturbi gastrointestinali (nausea, vomito).
  • Reazioni allergiche (rare).
  • Problemi tiroidei (ipotiroidismo o ipertiroidismo transitori).

È importante seguire le dosi raccomandate e le indicazioni delle autorità competenti.

Conclusioni

La iodioprofilassi è una misura salvavita in caso di emergenze radiologiche con rilascio di iodio radioattivo, ma deve essere utilizzata in modo responsabile e solo su indicazione delle autorità. La distribuzione e l’informazione preventiva sono fondamentali per garantire un uso appropriato.

ATTENZIONE!
Tutte le informazioni scritte nell’articolo sono da intendersi allo stato dell’arte, ossia alla data di pubblicazione.

L'articolo Rischio Nucleare – Cosa sappiamo e cosa c’è da sapere “Iodio-profilassi” proviene da Associazione Italiana Preppers.

Valsusa, Territori Occupati

7 Ottobre 2024 ore 16:12

Di fronte alla prospettiva di dover vivere per chissà quanti anni
a ridosso di un cantiere militarizzato,
si pensa all’alternativa di vendere.
E andarsene piuttosto che vedere la tua casa
occupata (che ho detto mioddio perdono,
sono gli squòtter che occupano!)
abitata da chi ti ci ha cacciato.
Ricorda niente?
Esatto,
Territori Occupati.

Il chilometro “elastico”. Da questa notte per raggiungere la stazione di Susa da San Giuliano è necessario circumnavigare l’area sgomberata, col risultato di trovarsi a percorrere un itinerario lungo più di 12 km (in linea d’aria sono 2,4 km!).

Arrivano nella notte le notizie dalla Valsusa, pronte per mandar di traverso il caffè appena svegli. La polizia ha sgomberato San Giuliano, storico presidio NoTav dove alcuni militanti avevano allestito mobilhomes e tende per poter pernottare.

Nulla di nuovo e nessuna meraviglia.

Il terreno è quello acquisito tempo addietro da oltre un migliaio di persone, ognuno una piccola parte, per rendere complicato l’esproprio annunciato. All’interno dell’area soggetta a esproprio si trovano anche alcune case abitate e al momento non ci è chiaro se verranno espropriati anche questi immobili o se il cantiere vi crescerà intorno.  Fra un commento e l’altro all’interno del nostro gruppo iniziamo a chiederci se e come sia possibile che “lo Stato” possa agire dentro un terreno privato attraverso le “forze dell’ordine”, senza che queste siano chiamate a intervenire dai proprietari. Domande un po‘ naïf se vogliamo ma nel momento in cui si spaccano i maroni da decenni prima con terroni, rom & sinti e poi con gli “extracomunitari” (forse si riferivano agli americani che comprano case in Sicilia) accusati di prendere con la forza le case “agli ‘taliani”, che si faccia spallucce nel momento in cui la polizia in assetto di guerra sgombera il “sacro terreno privato” lo troviamo un segnale quantomeno strano. Perfino La Stampa, mai tenera col movimento, fa notare che i terreni verranno sì espropriati mercoledì prossimo 9 ottobre 2024, ma che il clima del presidio era pacifico e che la situazione sarebbe precipitata in caso di azioni delle “forze dell’ordine”.
Un cambio di paradigma significativo: il presidio NoTav è stato sgomberato in via preventiva tra la notte di domenica 6 ottobre 2024 e questa mattina, mentre era radicato su un terreno ancora oggi di proprietà privata.
La cosa che lascia perplessi è un’“opinione pubblica” così attenta alla roba, alla proprietà, alla “casa occupata”, che fa spallucce al potere poliziesco, il quale fa quel che fa.
Preoccupa che gli abitanti e le autorità di Susa (il Sindaco, cascato dalle nuvole, è al mare), ancorché puntualmente informati da tempo dagli esperti del movimento, non sembrano pensare che siano fatti loro, nemmeno di fronte a esistenze che verranno rese schifosamente difficili per anni dall‘ennesimo cantiere inutile.
Vite già complicate dallo sgombero necessario per far spazio alla rotaia, dicono, mentre da stamattina si devono percorrere dodici chilometri e mezzo per colmare lo spazio di quei 2-3 che separano San Giuliano dalla stazione di Susa.

Abbiamo ragione di pensare che anche a causa della gestione militarizzata dell’emergenza covid degli ultimi anni, del suo linguaggio narrativo, ci sia stata una rimilitarizzazione dell’immaginario.
Un atto di forza evidente, davanti al quale sembra che la maggior parte dell’opinione pubblica si sia abituata.
Nonostante decenni di guerre preventive finite malissimo, l’opinione pubblica fatica – anzi, si ostina – a non capire che il paradigma è Gaza, che sarà Gaza per tutti. E *non possiamo* capirlo a fondo perché è troppo enorme, non saremo mai pronti a capirlo.
Si subisce il rapporto di forza in modo acritico, passivo, rassegnato, al limite fideistico.

Facciamo un po’ ridere, oggi, a scrivere di gas lacrimogeni CS vietati dalla convenzione di Ginevra e usati dai reparti di polizia italiani, quando il paradigma di riferimento che ci siamo dati è Gaza, quando gli orchi hanno fame e chiedono di fare più figli, quando è ormai palese che contro uno stato che si comporta illegalmente, la legalità può soltanto perdere.

L'articolo Valsusa, Territori Occupati sembra essere il primo su Alpinismo Molotov.

hsr24 Palestine

di: lost
18 Febbraio 2024 ore 00:00

dal 18 febbraio 2024 ore 12:00 UTC +2
al 19 febbraio 2024 ore 12:00 UTC +2

24hrs Palestine

presentazione loco19 libro

24hrs/Palestine è un programma radiofonico plurilingue che, attraversando differenti geografie e fusi orari, intende far sentire un coro eterogeneo di voci unite nella solidarietà con il popolo palestinese. Nel corso di 24 ore, ci riuniremo in spazi fisici e nell'etere con l'obiettivo di ascoltare, da persone e realtà di tutto il mondo, le necessità e le possibilità della solidarietà anticoloniale da prospettive locali. La Palestina è una terra che ci spinge e ci ispira ad agire, a pensare e a partecipare ad un internazionalismo capace di interrogarsi a ogni latitudine sulle interconnessioni e sulla solidarietà. La situazione a Gaza è misura della giustizia, ovunque nel mondo. La trasmissione inizia domenica 18 febbraio alle 12:00 (fuso orario palestinese, ore 11:00 in Italia), proponendo interventi da Santiago ad Algeri, da Nouméa a Helsinki, da Casablanca a Kampala, da Beirut a Montreal, da Bandung a Parigi, dal Cairo a Teheran, Betlemme, Ramallah, Città del Capo a Londra, Tunisia, Ucraina, Italia e India, per culminare alle 12:00 di lunedì 19 febbraio in Palestina. Connettendo una rete di stazioni radio indipendenti …

bitume - diritti sociali e digitali - podcast

di: Unit
5 Luglio 2023 ore 00:00

Bitume, trasmissione radiofonica aperiodica, impreparata e inaspettata, a "cura" di Unit hacklab Milano.

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Mercoledì 5 luglio 2023, dallo studio radio di ZAM

Diritti sociali e digitali

  • Twitter e la rivoluzione francese

  • Immaginazione teoretica

  • API, social media, scraping e la possibilità di informarsi anonimamente

durata: 50 minuti

bitume - mare crudele - podcast

di: Unit
28 Giugno 2023 ore 00:00

Bitume, trasmissione radiofonica aperiodica, impreparata e inaspettata, a "cura" di Unit hacklab Milano.

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Mercoledì 28 giugno 2023, dallo studio radio di ZAM

Mare crudele

  • IBM aveva una sua AI e la chiamava Watson

  • Aggiornamenti sul sottomarino che scese a visitare il Titanic

  • Viaggi su Marte e altri ambienti scomodi che …

bitume - parliamo d_altro - podcast

di: Unit
21 Giugno 2023 ore 00:00

Bitume, trasmissione radiofonica aperiodica, impreparata e inaspettata, a "cura" di Unit hacklab Milano.

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Mercoledì 21 giugno 2023, dallo studio radio di ZAM

Parliamo d'altro!

  • Moderatori di Reddit in sciopero (hanno ragione)

  • Gossipz dai socialz

  • Il sottomarino fermo a 3000 mm di profondità usa un Logitech game joystick

  • Apple Computers denuncia …

bitume - distro dramma n.1 - podcast

di: Unit
23 Febbraio 2022 ore 00:00

Bitume, trasmissione radiofonica aperiodica, impreparata e inaspettata, a cura di Unit hacklab di Milano.

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Mercoledì 23 febbraio 2022, dallo studio radio di ZAM

Distro dramma n.1 - Installazione Debian GNU/Linux su Mac AIR/Piccolo

durata: 59 minuti

L'approfondimento satirico della …

bitume il virus podcast

di: Unit
8 Dicembre 2020 ore 00:00

Bitume, trasmissione radiofonica aperiodica a cura di unit hacklab di Milano.

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Puntata di lunedì 07 dicembre 2020: il Virus.

L'approfondimento satirico della rivoluzione digitale.

Bitume parla di diritti digitali, di nuove forme di protesta incentrate sulla tecnologia, di media caldi e …

bitume piattaformazione delle nazioni podcast

di: Unit
1 Ottobre 2020 ore 00:00

Bitume, trasmissione radiofonica aperiodica a cura di unit hacklab di Milano.

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Puntata di mercoledì 30 settembre 2020: la Piattaformazione delle nazioni.

L'approfondimento satirico della rivoluzione digitale.

Bitume parla di diritti digitali, di nuove forme di protesta incentrate sulla tecnologia, di media …

bitume decodifiche binarie podcast

di: Unit
29 Gennaio 2020 ore 00:00

Bitume, trasmissione radiofonica aperiodica a cura di unit hacklab di Milano.

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Puntata di lunedì 27 gennaio 2020: decodifiche binarie.

L'approfondimento satirico della rivoluzione digitale.

Bitume parla di diritti digitali, di nuove forme di protesta incentrate sulla tecnologia, di media caldi …

bitume decodifiche binarie diretta

di: Unit
26 Gennaio 2020 ore 00:00

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Lunedì 27 gennaio 2020 ore 21

Quarta puntata di Bitume: trasmissione radiofonica aperiodica a cura di unit hacklab di Milano.

L'approfondimento satirico della rivoluzione digitale.

Bitume parla di diritti digitali, di nuove forme di protesta incentrate sulla tecnologia, di media caldi e freddi, di server liberi, di hacking, di sicurezza …

bitume antropocene podcast

di: Unit
27 Dicembre 2019 ore 00:00

Bitume, trasmissione radiofonica aperiodica a cura di unit hacklab di Milano.

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Puntata di mercoledì 25 dicembre 2019: antropocene.

L'approfondimento satirico della rivoluzione digitale.

Bitume parla di diritti digitali, di nuove forme di protesta incentrate sulla tecnologia, di media caldi e freddi …

bitume antropocene diretta

di: Unit
20 Dicembre 2019 ore 00:00

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Mercoledì 25 dicembre 2019 ore 22

Terza puntata di Bitume: trasmissione radiofonica aperiodica a cura di unit hacklab di Milano.

L'approfondimento satirico della rivoluzione digitale.

Bitume parla di diritti digitali, di nuove forme di protesta incentrate sulla tecnologia, di media caldi e freddi, di server liberi, di hacking, di sicurezza …

bitume memestupendo podcast

di: Unit
10 Dicembre 2019 ore 00:00

Bitume, trasmissione radiofonica aperiodica a cura di unit hacklab di Milano.

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Puntata di lunedì 10 dicembre 2019: meme stupendo.

L'approfondimento satirico della rivoluzione digitale.

Bitume parla di diritti digitali, di nuove forme di protesta incentrate sulla tecnologia, di media …

bitume meme-stupendo diretta

di: Unit
8 Dicembre 2019 ore 00:00

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Lunedì 09 dicembre 2019 ore 21

Seconda puntata di Bitume: trasmissione radiofonica aperiodica a cura di unit hacklab di Milano.

L'approfondimento satirico della rivoluzione digitale.

Bitume parla di diritti digitali, di nuove forme di protesta incentrate sulla tecnologia, di media caldi e freddi, di server liberi, di hacking, di sicurezza …

bitume datajustice podcast

di: Unit
19 Novembre 2019 ore 00:00

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Lunedì 18 novembre 2019 ore 21

Prima puntata di bitume, trasmissione radiofonica aperiodica a cura di unit hacklab di Milano.

L'approfondimento satirico della rivoluzione digitale.

Bitume parla di diritti digitali, di nuove forme di protesta incentrate sulla tecnologia, di media caldi e freddi, di server liberi, di hacking, di sicurezza …

bitume datajustice diretta

di: Unit
17 Novembre 2019 ore 00:00

logo-bitume

Lunedì 18 novembre 2019 ore 21

Prima puntata di bitume, trasmissione radiofonica aperiodica a cura di unit hacklab di Milano.

L'approfondimento satirico della rivoluzione digitale.

Bitume parla di diritti digitali, di nuove forme di protesta incentrate sulla tecnologia, di media caldi e freddi, di server liberi, di hacking, di sicurezza …

LOCo19 in Trattoria

di: lost
10 Giugno 2022 ore 00:00

1 luglio 2022
alle ore 19.30

presentazione del libro

LOC0-19 Pensieri, voci e cronache da un silenzioso pandemonio

presentazione loco19 libro

A un tratto è sembrato che il tempo si fosse fermato mentre invece stava iniziando il bordello...

A seguire: a tavola assieme

Prenotazioni cena: tel 348 055 9421
email: arci.traverso@gmail.com

Trattoria Popolare ARCI Traverso
Via Ambrogio Figino 13, Milano

LOC0-19

di: lost
10 Marzo 2022 ore 00:00

20 marzo 2022
alle ore 16.00
@Cox18 - via Conchetta 18 - Milano

presentazione del libro

LOC0-19 Pensieri, voci e cronache da un silenzioso pandemonio

presentazione loco19 libro

Dopo due anni LOST torna con un incontro in presenza.

Era proprio il 15 marzo 2020 quando sospendemmo un incontro con tracking.exposed sulla profilazione di pornhub (questo qui), ed era proprio il 15 marzo 2020 che iniziammo "la radio".

A distanza di due anni cerchiamo di riprendere il ragionamento materialmente presenti e con un testo che raccoglie, aggiornati, alcuni pezzi delle trasmissioni.

Nel frattempo molte cose sono successe, ad un tratto è sembrato che il tempo si fosse fermato mentre invece correva veloce, per non perdersi e non farsi confondere troppo vale la pena di ripercorrere i propri passi.

PODCAST integrale

============================================== SCHEDA ==============================================

Il virus Covid-19 si presenta nel 2020, la sua diffusione, grazie ai ritmi dello scambio globale di persone e merci, ne determina la diffusione su tutto il Pianeta. L'epidemia ha creato occasioni di confronto e obbligato all'ascolto di punti di vista molto diversi, mettendo alla prova diverse chiavi di lettura e quadri interpretativi sia sugli assetti generali che su quelli particolari. Queste testimonianze concrete di resistenza e di coscienza critica sono state trasmesse …

stakkastakka

6 Novembre 2018 ore 00:30

Abbiamo cominciato a trasmettere sulle mitiche libere frequenze di radio blackout con una trasmissione di critica delle nuove tecnologie e approfondimenti digitali, si chiama stakkastakka.
Per ora tutti i lunedì dalle 13 alle 15 sui 105.25fm (ovviamente solo torino e dintorni) o in streaming sempre qui

Durante le trasmissioni potete interagire con noi in tempo reale, ci trovate su IRC nel canale #stakkastakka del server di autistici (qui trovate come fare).

Ci uniamo quindi alla combricola acaroradiofonica che vede tra le sue fila:

e quindi stay tuned, qui trovate i podcast

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