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12 Killed in Skydiving Plane Crash in Butler, Missouri

Eleven passengers and a pilot were killed after the plane climbed about 100 feet and then crashed to the ground at the Butler Memorial Airport in Missouri, officials said.

© Mid America Live News

Twelve people were killed shortly after takeoff when the skydiving plane carrying them crashed into the ground.

Il Marocco nel pallone. Quando il calcio è disordine creativo e non scienza esatta

14 Giugno 2026 ore 19:47

Chi se lo ricorda il super santos? Quel pallone di plastica rosso granata, il compagno di giochi, di vita di tanti ragazzi italiani. Quel pallone mi è tornato in mente guardando il Marocco far girare la testa al Brasile che pure è uno squadrone. Da quando sono nate le scuole calcio, l’indottrinamento di questo sport è avanzato come fosse una specie di nuovo servizio militare, e le lezioni di tattica, l’allenatore col fischietto e bambini frastornati, inseguiti, inzuppati di promesse e di richieste. Un mondo di nuovi lavoratori del pallone, di impiegati annoiati che promuovendo la disciplina non si sono accorti di travolgere quel disordine creativo, quella gioia infinita e anche la caciara infinita di partite senza tempo e senza storie, di piccole e brevi zuffe quotidiane e di un amore totale a volte neanche ricambiato dalla palla.

Negli anni quegli spazi da noi sono andati svuotandosi di bambini, le nostre periferie sono divenute poco sicure, i paesi piegati dall’abbandono, le scuole calcio sempre invece più affollate, i papà più impazienti e più devoti alle necessità. Più tute, più tabelle, più ordine, più competizione. La fortuna dei Paesi che ancora arrancano in economia, come il Marocco, è che forse ancora si giocherà nei villaggi con un super santos africano, una palla e basta, senza linee laterali, senza arbitri e senza allenatori. Giocando a perdifiato, fin quando il sole non tramonta, fin quando ce n’è.

I marocchini ancora non hanno dismesso il loro super santos e, almeno in questo caso, il ritardo dell’economia africana rispetto a quella europea agevola il disordine creativo e non una scuola militarizzata, geometrica, competitiva già all’età della quinta elementare. Vedere i marocchini giocare così bene e tenere a distanza i giganti brasiliani dà fiducia in chi crede che la passione sopravanzi la gendarmeria, speranza a chi crede che ci si innamori senza la catene delle scuole, degli allenatori, delle tattiche.

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Il Segretario Nazionale del PSDI, Mario Calì, stigmatizza il grave attacco di Giorgia Meloni alla kermesse PLPL

14 Giugno 2026 ore 14:52

Il Segretario Nazionale del PSDI, Mario Calì, stigmatizza il grave attacco di Giorgia Meloni alla kermesse PLPL
Intollerabile ingerenza del Presidente del Consiglio per legittimare il fascismo strumentalizzando la Costituzione

Attraverso i propri profili social ufficiali, il Presidente del Consiglio dei Ministri ha accusato la Fiera Nazionale della Piccola e Media Editoria di voler obbligare le case editrici e gli espositori all’ottenimento di un presunto “patentino antifascista” sottoscrivendo una normale dichiarazione stabilita dagli organizzatori di Più libri più liberi” che si svolgerà anche quest’anno a Roma nel prossimo dicembre.
Così com’è netta la posizione di Giorgia Meloni, che ha definito la scelta degli organizzatori una censura incompatibile “con qualsiasi società democratica”, il Segretario Nazionale del Partito Socialista Democratico Italiano fondato da Giuseppe Saragat, antifascista e statista a lungo costretto all’esilio con Mussolini, ha deciso di prendere posizione a difesa della kermesse culturale che da anni offre la possibilità a piccole e medie realtà editoriali di confrontarsi con una ampia platea di lettrici e lettori, facendo conoscere pubblicazioni che diversamente potrebbero non avere una giusta visibilità.
«Sono sinceramente rammaricato per l’incredibile dichiarazione della leader di Fratelli d’Italia che sembra ragionare più come esponente di una parte politica, probabilmente a causa delle pressioni subite all’interno del partito insieme al tentativo di fermare l’erosione da parte di Vannacci di quella parte dell’elettorato, per così dire, più nostalgica del ventennio fascista. Arrivare a scrivere – prosegue Mario CalìSegretario Nazionale del PSDI – che “sei libero, ma solo se dici quello che loro ti permettono di dire, se pensi quello che loro pensano, se leggi quello che loro considerano consono. La cancellazione delle idee non di sinistra, camuffata da lotta antifascista, è un vecchio vizio della sinistra” è il pericoloso sintomo della mancata comprensione dei valori repubblicani e dei principi contenuti nella Carta Costituzionale, che da ottant’anni attestano la piena continuità con la lotta per la democrazia e la libertà condotta per mezzo della Resistenza con la sconfitta del nazismo e del fascismo, macchine di oppressione e di morte che costarono la vita a milioni di esseri umani. Una ferocia testimoniata dalle lapidi che puntellano la geografia e la memoria d’Italia e che è riportata anche nei libri di storia, libri che qualcuno dovrebbe aver cura di leggere, che ricordano i nomi dei tanti martiri prodotti dalla presunta “idea fascista”, a partire da Giacomo Matteotti, Giuseppe Di Vagno, Piero Gobetti, Carlo e Nello Rosselli, Bruno Buozzi. Al Presidente del Consiglio dei Ministri, quarta carica dello Stato – conclude Mario Calì, leader del partito dello storico “Sole Nascente” nato a Palazzo Barberini dopo la Liberazione proprio durante i lavori dell’Assemblea Costituente – mi permetto di rammentare l’ammonimento di Sandro Pertini, in sequenza antifascista, partigiano e Presidente della Repubblica Italiana, per anni privato della libertà e destinato dai nazifascisti insieme a Giuseppe Saragat a morte certa durante la prigionia a Regina Coeli: “tutte le idee vanno rispettate. Il fascismo, no. Non è un’idea. È la morte di tutte le idee”. Un ammonimento che rimane chiarissimo ed attuale, che dovrebbe suggerire maggiore senso delle istituzioni in chi, pro tempore, governa e amministra il nostro Paese».

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Massafra. Giorno ricevimento sindaco.

14 Giugno 2026 ore 14:50

Massafra. Giorno ricevimento sindaco.

 

Si ricorda che, da lunedì 15 giugno e sino a venerdì 18 settembre 2026, gli Uffici Comunali osserveranno la chiusura il giovedì pomeriggio.

 

Pertanto, in tale periodo, il giorno di ricevimento del Sindaco Giancarla Zaccaro avrà luogo il martedì pomeriggio sempre negli stessi orari (dalle ore 16,30 alle 18,00) e nello stesso luogo (Ufficio del Sindaco 3° piano – via Livatino n.18).

 

Nella. Foto il sindaco Giancarla Zaccaro.

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Vannacci ha ragione: sui militari, in Italia, si continua a fare propaganda. L’opinione di Butticé

14 Giugno 2026 ore 12:31

Non avrei mai pensato di scriverlo. Eppure, su un punto almeno, Roberto Vannacci ha ragione. Come ogni orologio rotto che, due volte al giorno, segna l’ora esatta.

Non ha ragione sulle provocazioni identitarie, non sulla politica fatta continuando a vestire l’uniforme da generale, non sulle semplificazioni che spesso lo accompagnano e che ho criticato pubblicamente anche su Formiche.net, immediatamente dopo la pubblicazione del suo Mondo al contrario. Ma sulla necessità di garantire maggiore rispetto – anche economico e pensionistico – a chi serve lo Stato in uniforme.

Perché esiste un problema reale. E il modo in cui certa stampa italiana continua ad affrontarlo lo dimostra perfettamente.

I recenti servizi televisivi di Piazzapulita su La7, dedicati, per attaccare Vannacci, al presunto “paradiso dei generali e colonnelli italiani” fra lidi militari, villaggi vacanze, pensioni anticipate e “privilegi”, ne sono stati l’ennesimo esempio.

Naturalmente nessuno sostiene che il mondo militare debba essere sottratto a controlli, critiche o verifiche. Al contrario. Alcuni istituti — come l’ARQ (Aspettativa per Riduzione Quadri), o troppe porte girevoli per i suoi vertici — meritano da anni una riflessione seria su sostenibilità, criteri e trasparenza. E il tema dell’eccessiva proliferazione di alti gradi non può essere liquidato con fastidio corporativo. Ne ho già parlato su «L’Identitá».

Ma qui il problema è un altro.

Si prende un tema complesso e lo si trasforma in caricatura televisiva. Ombrelloni a prezzi calmierati diventano simboli di casta. Le foresterie militari vengono raccontate come resort per privilegiati. Gli strumenti di welfare interno – spesso utilizzati soprattutto da graduati e sottufficiali, e che sono tutt’altro che resort a 5 stelle, dove spesso preferiscono andare, se possono, i generali – vengono confusi con benefici da oligarchia militare.

È il trionfo della speculazione facile: il servizio pubblico trasformato in indignazione da talk show.

La realtà della vita militare è assai meno cinematografica. E Vannacci ha fatto bene a ricordarlo pubblicamente ai giornalisti che lo hanno incalzato con ironie fuori luogo sulla sua pensione. E ripeterlo a gran voce sabato in occasione dell’Assemblea costituente del suo partito.

Mobilità continua. Famiglie separate. Trasferimenti obbligati. Reperibilità permanente. Stress operativo. Limitazioni di libertà personali che nessun altro lavoratore pubblico subisce nella stessa misura. E stipendi che, soprattutto nei gradi medio-bassi, non sono certo quelli raccontati da certa propaganda.

Basterebbe osservare la crisi vocazionale che colpisce ormai tutte le Forze Armate e di polizia per capire quanto sia grottesca la narrazione del “paradiso”. Se fosse davvero un sistema di privilegi, le caserme sarebbero prese d’assalto dai giovani italiani. Non accade. Anzi.

Ed è qui che il confronto internazionale diventa impietoso.

In Francia – tanto per citare un Paese spesso evocato come modello democratico e repubblicano, e che chi scrive conosce bene, come Vannacci che l’ha citato – i militari godono di tutele e riconoscimenti che in Italia verrebbero immediatamente bollati come scandalosi privilegi corporativi.

La République riserva ai propri militari appartamenti e foresterie prestigiose perfino nel centro di Parigi, nell’area degli Invalides o della Place Saint Augustin. Mantiene licei militari destinati esclusivamente ai figli dei dipendenti pubblici. Offre accesso esclusivo a istituzioni educative d’eccellenza alle figlie, nipoti e pronipoti degli insigniti della Légion d’honneur (corrispondente al nostro Ordine al Merito della Repubblica Italiana). E soprattutto conserva una cultura pubblica del rispetto verso chi indossa un’uniforme che in Italia sembra ormai smarrita.

Anche sul piano pensionistico il modello francese è molto diverso da quello raccontato nelle polemiche italiane che, volendo attaccare Vannacci, hanno umiliato tanti servitori dello Stato in uniforme. Molti sottufficiali francesi possono lasciare il servizio attivo prima dei vent’anni di servizio effettivo; ufficiali e quadri spesso terminano la carriera operativa tra i 45 e i 52 anni di età, non per privilegio, ma per la natura stessa della professione militare.  Analoga situazione a quella di altri Paesi europei.

Perché la domanda vera è semplice: chi affiderebbe la sicurezza nazionale, missioni operative o reparti speciali a personale ultra-sessantenne?

La specificità della funzione militare esiste in tutte le democrazie serie. Solo in Italia si continua periodicamente a fingere che sia una sorta di anomalia da smascherare.

Ed è qui che Vannacci – pur restando, a mio giudizio, profondamente criticabile, come militare, ma anche come politico, su molti altri aspetti – coglie un punto reale: lo Stato italiano pretende moltissimo dai suoi servitori in uniforme, ma troppo spesso restituisce poco. In termini economici, previdenziali e persino simbolici.

Il problema italiano, in fondo, è diventato culturale. Oscilliamo continuamente fra retorica patriottica e demolizione populista. Fra celebrazione degli “eroi in divisa” nelle emergenze e sospetto permanente quando si parla delle loro condizioni di vita.

Criticare è legittimo. Distinguere i privilegi veri dagli strumenti necessari a garantire dignità e funzionalità del servizio sarebbe però segno di serietà. Che alcuni colleghi giornalisti, e non solo, non dimostrano avere. Ed è proprio questa serietà che, troppo spesso, manca nel dibattito italiano.

 

Alessandro Villa: “Sabes Kè” è il grido di riscatto oltre ogni barriera

14 Giugno 2026 ore 12:19

Alessandro Villa: “Sabes Kè” è il grido di riscatto oltre ogni barriera

 

Il nuovo brano del cantautore e divulgatore sociale si fa testimonianza intima di un passato segnato dall’isolamento, trasformando il dolore in un ponte di speranza per il futuro.

 

Il cantautore e divulgatore sociale Alessandro Villa torna sulla scena con il suo nuovo brano, “Sabes Kè“, un’opera che scava nel profondo del vissuto personale per trasformare il dolore in una testimonianza di speranza.

Il brano nasce da un legame speciale, uno scambio di messaggi reale tra due persone separate da migliaia di chilometri e da una barriera linguistica. Quella connessione nata nel mondo virtuale rappresenta per Villa il rimpianto di non poter vivere una purezza simile nella quotidianità reale, dove la disabilità è stata spesso vissuta come un “guscio fragile” che impedisce di essere visti per chi si è veramente.

Il racconto non si ferma al presente, ma rilegge gli anni ’90, un’epoca segnata da traumi che hanno lasciato strascichi profondi in tutta la vita dell’artista. Villa ripercorre quel periodo in cui si è ritrovato a vivere clandestinamente affetti e amicizie, ostacolati da contesti sociali che non accettavano la sua disabilità, arrivando a constatare come ai comuni amici desse fastidio il legame che lo univa al ragazzo, poiché temevano che tale vicinanza potesse infangare il buon nome del gruppo, sentendosi disonorati dalla presenza della sua disabilità.

Evocare questo ricordo non significa che io voglia puntare il dito contro chi, all’epoca, non ha capito come mi ha fatto sentire“, confida l’artista. “La mia è solo una testimonianza, con la speranza che possa essere un messaggio positivo verso il futuro, anche per tutte le altre persone che hanno vissuto situazioni analoghe o in qualche modo simili“.

Con “Sabes Kè“, il vissuto di isolamento e le incomprensioni del passato trovano finalmente un momento di catarsi. Il brano si trasforma così in una dedica universale a chiunque cerchi di riscattare la propria dignità umana oltre le barriere fisiche e relazionali. È un augurio di buonanotte che vive per sempre, dedicato a chi oggi, seppur da lontano, funge da angelo custode, facendo sentire l’autore protetto.

Riflettendo sul significato profondo dell’opera, Villa aggiunge: “Il brano si chiude con un finale parlato, quasi come se fosse un messaggio vocale inviato nel cuore della notte. Per me, questo finale non è solo una scelta artistica: mi rasserena immensamente pensarlo così, perché mi fa pensare a tutte quelle volte che la persona che mi ha ispirato questo testo manda un messaggio alla sua ‘preciosita’. Questo finale mi permette di sognare per interposta persona, vivendo finalmente l’emozione di amare chi desidero, senza le barriere che solitamente mi circondano. Ma c’è una verità nuda in tutto questo: se non mi dissocio dalla mia ‘identità difettosa’ — da quella visione di me che la società spesso mi rimanda — quel sogno rischia di ritorcersi contro, facendomi soffrire per il rifiuto che purtroppo, a volte, provo verso me stesso. Eppure, quanto è illuminante e riscaldante riuscire a sentirsi parte della vita di qualcuno proprio dopo l’imbrunire? Quando il cielo si incupisce e ci lascia in balia delle nostre fragilità, sapere di essere nei pensieri di un altro è la luce più calda che si possa desiderare. ‘Sabes Kè‘ è esattamente questo: il mio grido di speranza contro ogni solitudine.

Scritto interamente da Alessandro Villa e prodotto con il supporto dell’intelligenza artificiale — scelta come strumento per dare voce a pensieri che le sole parole non bastavano a contenere — il brano si pone come un ponte verso quella sincerità limpida che l’artista insegue da sempre.

Ascolta “Sabes Kè” tramite la cartolina ufficiale: https://li.sten.to/sabeske

Per approfondire la storia e seguire il percorso artistico di Alessandro Villa, è possibile consultare il profilo ufficiale: https://linktr.ee/alessandrovillaofficial

 

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Taxi Girls’ New Single “Secret Handshake” Releases June 5, 2026

14 Giugno 2026 ore 12:10

Taxi Girls’ New Single “Secret Handshake” Releases June 5, 2026

Photo Credit:  Loicia

New Album Static Releases June 26, 2026

 

 

Track Info: 8. Secret Handshake (2:42) (MAPL/No Explicit Lyrics)

Genre Tags: Garage Punk, Garage Rock, Punk Rock, Indie Rock, Riot Grrrl, Power Pop, Alternative Rock, Feminist Punk, Rock ’n’ Roll, Post-Punk

RIYL: L7, The Interrupters, The Distillers, Bikini Kill, The Donnas, Joan Jett & The Blackhearts, Nikki Corvette, Amyl and the Sniffers, The Runaways, The No Talents

Montreal’s TAXI GIRLS return with “Secret Handshake,” the new single and video landing June 5 on Stomp Records. Following the punch of their debut “Say It,” the track offers a second look at the band’s upcoming LP Static, out June 26. If the first single kicked the door open, this one tears the walls down.

Formed in 2022, the all-female garage punk outfit has quickly carved out their place in Montreal’s underground, the kind built on packed basements, blown speakers, and nights that don’t really end so much as fade out. You can hear the city all over it, somewhere between a late-night dépanneur run, a half-crushed pack of DuMauriers, and the spill of bodies onto Saint-Laurent after last call. There’s a sense the band picked up half their moves from late-night VHS hangs, rewinding Ladies and Gentlemen, The Fabulous Stains, digging into The Runaways, Girlschool, and Nena’s The Stripes, then running it all back louder and faster.

“Secret Handshake” reveals a softer side of Taxi Girls, showcasing the band’s sweeter and more vulnerable side. Written from a place of love and longing, the song captures the feeling of wanting a summer fling to last a bit longer than the fading season. Even when summer is over, you’ll always have your secret handshake.

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The lyrics paint a picture as old as time: sharing something special with someone and wishing it could last beyond the summer. Even when time and distance make things complicated, friendship never fades, and you know you’ll always have your secret handshake. As Static takes shape, it’s clear this record is not just a collection of punk songs. There is something for everyone. Loud, raw, soft, sweet, gritty – enough to make you want to pick up the phone and call an old pal or have a solo kitchen dance party on a Tuesday afternoon.

That urgency has carried the band quickly. Over the past year, TAXI GIRLS have shared stages with NOBRO, NOFX, Lagwagon, The Hives, Billy Talent, and Pansy Division, building momentum the old-fashioned way, loud shows, word of mouth, and a reputation that sticks. The buzz has pushed well beyond Montreal, with Iggy Pop spinning the band on his BBC 6 Music show and putting them in front of an international audience already tuned in.

With “Secret Handshake,” TAXI GIRLS sound tighter, louder, and more confident in what they’re doing. Hook-driven, sharp, and rooted in the chaos and cool of Montreal’s underground, the single feels like a band locking into their identity and pushing it further, no hesitation, no cleanup, just forward.

 

For press inquiries, interviews, and review copies, please reach out.

 

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