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Cnn: “L’Ucraina ha quasi esaurito i missili intercettori per i Patriot”. Senza le forniture Usa sarà impossibile fermare i raid russi

17 Agosto 2026 ore 19:11

I timori di Volodymyr Zelensky sulla mancanza di missili intercettori stanno diventando realtà. Proprio per questo era volato a Washington per chiedere a Donald Trump l’autorizzazione a fare accordi con Lockheed Martin sulla co-produzione di munizionamento per i sistemi Patriot in dotazione all’esercito ucraino. Il ‘no’ del tyccon, però, ha colpito con più forza di qualsiasi raid russo. E adesso Cnn rivela che i missili in mano all’Ucraina sono quasi terminati, col rischio che il Paese presto non possa più difendersi dagli attacchi balistici di Mosca.

Secondo quanto riferito dall’emittente, che per la prima volta dall’inizio della guerra ha avuto accesso a una batteria di Patriot in territorio ucraino, il lanciatore visitato è fermo con i suoi 16 tubi vuoti. Un ingegnere ucraino che si occupa del sistema, identificato solamente con il nome di Dmytro per motivi di sicurezza, ha precisato che il sistema non viene utilizzato ormai da settimane, proprio a causa dello scarso munizionamento.

La lunga offensiva russa, che a febbraio entrerà nel suo quinto anno, ha evidentemente saturato, seppur gradualmente, le difese di Kiev, nonostante il sostegno offerto sia dei Paesi europei sia, appunto, dell’alleato americano. Ma diversi fattori hanno contribuito al graduale esaurimento dei missili per i Patriot. Come detto, c’è la durata della guerra contro un avversario dalle capacità militari nettamente superiori. C’è poi il fatto che a fornire i Patriot e il munizionamento sono gli americani che, con il cambio di inquilino alla Casa Bianca, hanno assunto una posizione meno netta riguardo al sostegno all’Ucraina. Infine, la guerra in Medio Oriente e le esigenze di sicurezza del blocco europeo hanno fatto sì che la domanda internazionale di sistemi di difesa e del relativo munizionamento sia esplosa. Zelensky questo lo sapeva bene e per questo, dopo i primi attacchi americani e israeliani contro l’Iran, aveva predetto che il conflitto in Medio Oriente avrebbe tolto attenzione e risorse alla causa ucraina. In questo senso, la recente risposta di Trump a chi gli ha chiesto dell’invio dei Patriot all’esercito di Zelensky è inequivocabile: “Gli servono i missili? Gliene abbiamo dati tanti, servono anche a noi”.

Per rendere l’idea del consumo enorme delle munizioni per i Patriot, il Foreign Policy Research Institute ha calcolato che solamente nei primi quattro giorni di guerra in Medio Oriente sono stati utilizzati in media 225 intercettori al giorno. Nel 2025, Lockheed Martin ne ha realizzati 620, 1,7 al giorno. Un ritmo, quello dei conflitti in corso, che ha eroso velocemente le scorte americane.

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Russia-Ucraina: caro Corriere, se vogliamo la pace riflettiamo (anche) sugli errori dell’Europa

17 Agosto 2026 ore 17:35

russia ucraina

Se provate a scorrere un giornale assolutamente affidabile come l’Ukrainska Pravda, forse il più deciso nel denunciare gli scandali di corruzione all’interno del governo ucraino, noterete facilmente che tutte le azioni dell’Ucraina contro la Russia sono raccontate come successi e come imprese puramente belliche, mentre tutti gli attacchi russi vengono sottostimati nei risultati e comunque descritti solo attraverso le vittime civili. Un esempio dalla prima pagina di oggi: “Lo stato maggiore ucraino mostra il colpo contro un impianto petrolifero russo: due laboratori distrutti e quattro danneggiati” contro “La Russia attacca le infrastrutture portuali nella regione di Odessa, danneggiate navi civili, ferite quattro persone”.

Che lo facciano i media ucraini è più che comprensibile. Sarebbe incredibile se non lo facessero, vista anche la necessità di sostenere il morale della popolazione che da quattro anni e mezzo resiste all’invasione russa. È molto meno comprensibile, per usare un eufemismo, che lo facciano i media nostrani, che cercano ogni giorno di “venderci” una versione dei fatti unidimensionale: il bianco tutto di qua, il nero tutto di là; le vittorie tutte ucraine, le sconfitte tutte russe. Non solo. Abbiamo fatto notare ieri, parlando dell’attentato in cui una donna al soldo dei servizi segreti ucraini ha eliminato a Sebastopoli un ex ufficiale della marina ucraina poi passato ai russi, che tutti i giornali si sono sbrigati ad aggiungere una postilla sul fatto che la versione dei fatti disponibile è quella russa e che non c’è una versione “indipendente”. Anche Wikipedia fa così, per esempio su tutti gli attentati con cui sono stati eliminati alti ufficiali russi. Ma nessun giornale ha chiesto una versione “indipendente” dei fatti successivi all’attentato di Montecarlo contro l’oligarca ucraino Vadim Ermolaev, con la bomba piazzata da una certa Anastasia Berezovska, ucraina, fuggita a Kiev subito dopo e dopo un paio di giorni assassinata a colpi di pistola, mentre le autorità arrestavano un ufficiale di polizia e uno dei servizi segreti. In quel caso, quel che dicevano gli ucraini era più che sufficiente.

E così via. Com’è ovvio (anche se tocca ripeterlo ogni volta, visto il clima), nessuno può perdonare alla Russia la decisione di invadere l’Ucraina, qualunque fosse la ragione che, nell’ottica del Cremlino, sembrava giustificarla. Ma un racconto tanto parziale dei fatti, così totale e pervasivo da non poter essere che deciso a tavolino (il primo colpo di gong lo diede Ursula von der Leyen quando, nel settembre del 2022, già parlò di industria militare russa “a pezzi” e di militari costretti a usare i microchip delle lavatrici per far volare i missili) non solo è inevitabilmente destinato a lasciare perplessi i lettori non schierati o comunque ancora vogliosi di riflettere (come può essere che una Russia che da quattro anni e mezzo va incontro a disastri di ogni tipo stia ancora in piedi e, anzi, avanzi?) ma autorizza qualunque interpretazione.

La nostra è questa: l’Europa ha davvero pensato che una clamorosa sconfitta della Russia fosse a portata di mano. E si è davvero illusa di poterla ottenere in fretta, insieme con i dividendi politici del caso. Un pensiero sostenuto peraltro dagli “esperti”. Cosicché l’input politico, condiviso da quasi tutti i governi dei Paesi membri, è stato quello di diffondere quel pensiero. Non hanno forse provato a farci credere, per fare solo un esempio, che il gasdotto Nord Stream, di proprietà anche russa, la gallina dalle uova d’oro del Cremlino, era stato fatto saltare dai russi? Il tono dei commenti di allora si può rilevare facilmente dagli articoli della stampa specializzata in affari europei (“Le cause delle perdite registrate sono ancora da accertare, ma molte delle ipotesi conducono all’idea che i danni alle tubature siano dovute a un ennesimo tentativo del regime russo di fare pressioni sui governi europei sfruttando le forti dipendenze dal gas in arrivo da lì”), mentre Von der Leyen, Charles Michel e Josep Borrell, i massimi dirige nei Ue di allora, promettevano indagini veloci e rigorose che, ovviamente, non sono mai state condotte, viste le origini europeo-ucraine-americane dell’attentato.

La tesi dell’auto-attentato russo è stata molto accarezzata anche dal Corriere della Sera, il più autorevole e diffuso quotidiano italiano (e tra poco diremo perché lo tiriamo in ballo), che due anni dopo, per la stessa firma autorevole di Federico Rampini, si è scusato per l’appoggio a una tesi assurda, scrivendo: “Anche quando c’è un torto e una ragione, un aggressore e un aggredito, una vittima e un carnefice, questo non significa che da una parte vi sia sempre e soltanto il Male, dall’altra sempre e soltanto il Bene. Anche quando esiste un imperativo etico per schierarsi da una parte, questo non significa assolverla a priori da tutto ciò che farà”. Il tema vero è che quando ci si schiera in base a “un imperativo etico”, ovvero per il Bene contro il Male, e non in base ai fatti, poi diventa difficile usare il calibro e misurare quanto Male stia facendo il Bene e viceversa. Diventa difficile restare equilibrati. che è una condizione fondamentale per rendere un corretto servizio al lettore.

Poi le cose sono andate come sono andate, la Russia non è crollata e a quel punto stringere i bulloni di una certa narrazione è diventato ancor più necessario: come spiegare agli europei che l’impennata delle bollette, le spese per il riarmo, i soldi investiti nella resistenza ucraina (200 miliardi da parte della sola Europa), le tensioni internazionali, il persistente timore di un allargamento del conflitto erano la conseguenza di un calcolo sbagliato? Di una visione politica così improvvida da collocarsi ai limiti del dilettantismo?

Le trattative del 2022

È molto più facile attribuire qualunque responsabilità di questi ultimi quattro anni e mezzo (della colpa originaria, l’invasione, abbiamo detto poco sopra) alla Russia, come se noi europei fossimo sempre stati assenti, non avessimo mai preso decisioni capaci di influenzare il corso degli eventi. E ci dispiace che su questa strada proceda anche il direttore del Corriere della Sera, Luciano Fontana, che anche oggi scrive: “… I quattro anni e mezzo di battaglia, lo stallo sul campo, la capacità ucraina di difendersi dovrebbero spingere Putin a trattare, a trovare una soluzione. Finora non l’ha fatto e non sembra abbia alcuna intenzione di farlo… Putin non vuole il tavolo di pace e senza di lui non si aprirà mai: questa è la verità”.   

In questa risposta a un lettore, Fontana a nostro avviso perpetua la distorsione di prospettiva che ci ha portati in questa situazione. Intanto: dopo quattro anni e mezzo di guerra in cui l’Ucraina ha sacrificato una generazione (tra caduti e rifugiati all’estero), l’Occidente intero si è impegnato con armi, quattrini e ogni sorta di contributo di tecnologia e intelligence per la resistenza ucraina e la NATO si è allargata e rafforzata, l‘obiettivo primario, che dichiaratamente era piegare sul campo di battaglia la Russia, è stato clamorosamente mancato. Tutti annunciano il prossimo crollo militare ed economico di Mosca, riservandosi però di spostarlo mano mano in un futuro sempre più indefinito. Ed è stato mancato, come scrive lo stesso Fontana, anche l’obiettivo per così dire secondario, cioè quello di esercitare una pressione tale da costringere Putin a trattare. La Russia non tratta, ma continua a premere e a rosicchiare terreno nel Donbass, oltre a far valere la superiorità nel settore missilistico. Di fronte a questa realtà che cosa vogliamo fare? Ripetere all’infinito che la Russia ha torto, Putin è un imperialista, forse domani la Russia crollerà, se non si trova una soluzione la colpa è tutta del Cremlino? È vero ma è anche tremendamente inutile. A meno che il vero senso di questo loop non riguardi la Russia ma le opinioni pubbliche della nostra Europa, che vanno tenute “in caldo” mentre l’economia vacilla e le spese per il riarmo aumentano.

E poi: è chiaro che ora è Putin a non voler trattare. Ma nel 2022 era il contrario: era la Russia, dopo aver fallito la spallata iniziale tesa a far fuggire all’estero il governo ucraino e lo stesso Volodymyr Zelensky, che chiedeva il negoziato. Con Putin disposto a non indifferenti concessioni: Ucraina fuori dalla Nato e neutrale ma dentro la Ue, status della Crimea da discutere, garanzie di sicurezza di Usa ed Europa per Kiev nel caso la Russia avesse ripreso le ostilità. Le testimonianze in questo senso sono così numerose e autorevoli da non essere più discutibili: nessuno può far finta di non esserne al corrente. Quel negoziato poteva finire male in ogni caso. Ma furono proprio gli europei a non assecondarlo: perché convinti che la disfatta russa fosse inevitabile e perché molti Paesi, dietro la retorica bellicista che comunque prevede che a morire al fronte siano solo gli ucraini, non volevano firmare un accordo che li avrebbe obbligati a intervenire in un futuro eventuale scontro tra Russia e Ucraina.

È da questi fatti che dobbiamo partire se vogliamo sperare di trovare una soluzione a questa guerra assurda e drammatica. Che non a caso, almeno per quanto riguarda l’Europa e il suo ruolo nel mondo, si accompagna ad altre due crisi, quella di Gaza e del Libano e quella del Golfo Persico e dell’Iran, in cui siamo rimasti inchiodati tra ambiguità e impotenza. Ma nella Bibbia, libro dell’Apocalisse 3:16, Dio dice: “Così, perché sei tiepido e non sei né freddo né fervente, io ti vomiterò dalla mia bocca”. A condannarci, prima ancora della Russia, è la pigrizia culturale politica e spirituale.

Riferimenti

Per l’Ukrainska Pravda: https://www.pravda.com.ua/eng/

Per l’attentato di Sebastopoli: https://it.insideover.com/spionaggio/la-bomba-di-sebastopoli-la-bella-assassina-lufficiale-passato-ai-russi-e-la-tecnica-dei-servizi-ucraini.html

Per Wikipedia sul caso Berezovska: https://en.wikipedia.org/wiki/2026_Monaco_bombing#Suspect

Per il discorso di Ursula von der Leyen: https://youtube.com/shorts/R-g6jY8DI3c?si=XISnffFPZlADxfxE

Per i commenti sul Nord Stream: https://www.eunews.it/2022/09/28/ue-denuncia-sabotaggio-nord-stream/

Per i due articoli di Federico Rampini: https://www.corriere.it/oriente-occidente-federico-rampini/22_settembre_28/nord-stream-chi-conviene-sabotaggio-gasdotto-03172994-3f45-11ed-b6e3-34338f1c69a0.shtml. E poi: https://www.corriere.it/oriente-occidente-federico-rampini/24_agosto_16/nord-stream-verita-ucraina-966d1a5b-a3d7-4bad-a1a1-3dc96104exlk.shtml

Per l’articolo di Luciano Fontana: https://www.corriere.it/lettere-al-direttore/26_agosto_17/se-non-parte-un-tavolo-di-pace-il-vero-responsabile-e-putin-rd-ba0ab67b-596a-42f4-b49d-453e9c1b0xlk.shtml?vclk=BoardOpinioni+e+Commenti_ZB1_PH18_N2&refresh_ce

Per le testimonianze sulle condizioni delle trattative: https://www.avvenire.it/mondo/putin-era-pronto-a-concessioni-perche-falli-il-negoziato-nel-2022_75814. E anche: https://it.insideover.com/guerra/negoziati-russia-ucraina-del-2022-confermato-il-sabotaggio-nato.html#google_vignette

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I dem Usa fanno autocritica – Dietro il Sipario – Talk show

17 Agosto 2026 ore 17:34



La deputata di New York Alexandria Ocasio Cortez dice che il woke è stato una follia e che il Pd statunitense adesso è consapevole di doversi occupare dei problemi dei lavoratori. Nel frattempo il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov punta il dito contro l’Ucraina nel Sahel: che ruolo ha oggi l’Africa nello scacchiere globale? Ne parliamo con Francesco Forciniti e Gianluca Savoini

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Russia, maxi attacco di droni ucraini: esplosioni e una colonna di fumo nella regione di Mosca – VIDEO

17 Agosto 2026 ore 12:40

Centinaia di droni contro la Russia, incendio nel maxi deposito Wildberries: le immagini dalla regione di Mosca

Una delle più grandi ondate di droni ucraini contro la Russia dall’inizio della guerra ha interessato anche la regione di Mosca. Il ministero della Difesa russo ha dichiarato di aver abbattuto 822 droni in diverse zone del Paese, mentre nella regione della capitale un attacco ha colpito anche un grande magazzino di Wildberries a Koledino, circa 45 chilometri a sud di Mosca. Le immagini mostrano esplosioni e una densa colonna di fumo nero alzarsi dalla struttura colpita. Nella sola regione di Mosca un uomo di 83 anni è morto nell’attacco, secondo le autorità locali. Video Astra/Corriere TV.

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Pioggia di droni ucraini sulla Russia: oltre 1.500 in 24 ore. “Record da inizio guerra”. Telegraph: “Mosca ha costruito decine di basi per il lancio a lungo raggio”

17 Agosto 2026 ore 09:56

Il ministero della Difesa russo sostiene di aver abbattuto circa 1.500 droni ucraini sull’intero territorio nazionale solo nella notte tra sabato e domenica. Il sindaco di Mosca, Serghei Sobyanin, ha riferito che circa 600 erano diretti verso la capitale, mentre il governatore della regione, Andrei Vorobyov, ha definito quella di oggi “una delle più massicce” offensive degli ultimi anni. Il bilancio più grave in Russia è stato registrato nella regione meridionale di Rostov, dove cinque persone sono rimaste uccise. Un’altra vittima è stata segnalata nella regione della capitale, dove un drone ha colpito l’abitazione di un uomo di 83 anni, e una settima nella regione di Belgorod, in un attacco contro un autobus.

Un’ulteriore ondata si sarebbe abbattuta sulla Russia la scorsa notte, quando i sistemi di difesa aerea “hanno intercettato e distrutto 205″ droni ucraini sui territori delle regioni di Astrakhan, Belgorod, Bryansk, Voronezh, Volgogrado, Kaluga, Kursk, Rostov, Repubblica di Crimea e sulle acque dei mari d’Azov e Nero, ha comunicato il ministero della Difesa.

Domenica a Podolsk, a sud di Mosca, è stato colpito nuovamente un magazzino di Wildberries, il maggiore gruppo russo dell’e-commerce, già preso di mira nelle ultime settimane dall’Ucraina con l’accusa di contribuire alla logistica militare di Mosca. Secondo Kiev sono stati messi fuori uso sette centri logistici su dieci di quella che viene considerata l’Amazon russa. Un incendio è stato segnalato anche in un deposito farmaceutico a Domodedovo. Kiev ha inoltre rivendicato di aver colpito nella regione di Rostov un impianto per la produzione di carburante per missili.

Contemporaneamente la Russia ha attaccato diverse regioni ucraine. Due persone sono morte e 14 sono rimaste ferite in un bombardamento contro l’acciaieria ArcelorMittal di Kryvyi Rih (città natale di Volodymyr Zelensky), dove la produzione è stata parzialmente sospesa. Altre due persone sono state uccise nella regione di Zaporizhzhia e una nella regione di Sumy. A Kiev missili e droni hanno provocato incendi e ferito diverse persone, mentre le fiamme hanno devastato anche il popolare mercato dei libri di Pochaina, conosciuto per le bancarelle di volumi rari e antichi.

Secondo un’inchiesta del Telegraph, Mosca ha costruito e ampliato almeno 10 basi militari progettate per il lancio massiccio di droni di ultima generazione lungo i confini con l’Ucraina e la Bielorussia. Alcuni di questi hub sono stati creati convertendo basi militari e aeroporti civili preesistenti, mentre altri sono stati costruiti da zero in aree rurali. Analizzando immagini satellitari, documenti riservati e dati della società di analisi DroneSec, giornalisti e analisti militari hanno individuato 59 rampe di lancio meccaniche, catapulte su rotaia che sostituiscono le piste di atterraggio e consentono il lancio rapido di droni pesanti simili ad aerei proprio in prossimità della linea del fronte. Almeno 20 di queste sarebbero progettate per il lancio delle più recenti versioni ad alta velocità di droni a lungo raggio, dotate di propulsione a reazione.

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La Russia colpisce gli stabilimenti di Kiev che producono componenti per missili e droni, mentre l’Ucraina prende di mira i centri logistici alla periferia di Mosca.

17 Agosto 2026 ore 08:44

Nella notte del 16 agosto, le forze russe hanno condotto attacchi combinati contro installazioni militari in otto regioni dell’Ucraina. Secondo l’aeronautica militare ucraina, l’attacco ha coinvolto missili antinave Oniks, missili balistici Iskander-M/S-400/KN-23, missili guidati aviolanciati Kh-59/69, nonché 106 droni d’attacco.

Gli attacchi si sono concentrati su impianti dell’industria della difesa a Kiev, una raffineria di petrolio a Kremenchuk, nella regione di Poltava, e un impianto metallurgico a Kryvyi Rih, nella regione di Dnipropetrovsk.

A Kiev, due imprese industriali sono state colpite: la FIRE POINT LLC, che produce componenti, testate e propulsori a combustibile solido per i missili da crociera terrestri Flamingo, e l’azienda KIEV-111 (UKRDEFENSE COMPANY LLC), che produce componenti per droni d’attacco, droni intercettori Khrushch e droni intercettori Harpia.

A Kryvyi Rih, l’area occupata dall’impianto metallurgico e dalla più grande impresa mineraria e metallurgica dell’Ucraina, ArcelorMittal, è stata colpita da un incendio. I principali impianti di produzione, sia quello energetico che quello dell’altoforno, sono stati danneggiati. Incendi sono stati segnalati anche presso lo stabilimento di cemento di Kryvyi Rih e nei magazzini circostanti.

Vasti incendi sono stati registrati presso la raffineria di petrolio di Kremenchuk, nella regione di Poltava. Secondo il Ministero della Difesa russo, il deposito di serbatoi rimasto intatto dell’impianto veniva utilizzato per il trasbordo di carburanti e lubrificanti provenienti dall’estero.

https://southfront.press/russia-strikes-kyivs-missile-and-drone-component-plants-ukraine-targets-logistics-hubs-outside-moscow

Particolare attenzione è stata dedicata alle infrastrutture portuali nella regione di Odessa. Nel porto di Odessa, una nave mercantile che trasportava equipaggiamento militare per le Forze Armate ucraine è stata colpita, così come alcuni magazzini contenenti materiale militare. Nel corso della giornata, droni d’attacco hanno colpito tre navi mercantili e due petroliere utilizzate per il trasporto di materiale militare, carburanti e lubrificanti per le Forze Armate ucraine, oltre a serbatoi di stoccaggio del carburante.

Nell’insediamento di Bilhorod-Dnistrovskyi (40 km a sud-ovest di Odessa), sono stati colpiti un’officina di produzione e un magazzino per testate e componenti per droni, imbarcazioni utilizzate per attacchi contro navi e infrastrutture energetiche nel Mar Nero, nonché contro città russe sulla costa del Mar Nero. Nell’insediamento di Vylkove (138 km a sud-ovest di Odessa), è stato colpito un ormeggio per pattugliatori della Marina ucraina, imbarcazioni impiegate nella scorta di navi con carico militare e carburante nei porti. Inoltre, nel Mar Nero a est di Odessa, è stata colpita una nave mercantile che trasportava armi occidentali in Ucraina.

Secondo fonti di monitoraggio ucraine, tutti i missili hanno raggiunto i loro obiettivi. Dei 106 droni d’attacco, alcuni sono stati neutralizzati tramite guerra elettronica.

L’Ucraina attacca la Russia

Le forze ucraine hanno condotto un massiccio attacco con droni sul territorio di 17 regioni russe. Durante la notte, le forze di difesa aerea russe hanno abbattuto 822 droni ucraini.

Nella regione di Mosca, diverse importanti strutture logistiche sono state attaccate. A Podolsk, un magazzino di Wildberries, esteso su una superficie di circa 250.000 metri quadrati, è andato a fuoco: si tratta del più grande centro logistico e principale polo di distribuzione dell’azienda, che gestisce milioni di ordini al giorno. Complessivamente, secondo quanto riportato dai media, le forze ucraine hanno messo fuori uso 7 dei 10 principali centri logistici di Wildberries.

A Domodedovo, il complesso multimodale Severnoye Domodedovo e un magazzino farmaceutico noto come “Green Warehouses” sono stati colpiti da un incendio. Le fiamme hanno continuato a intensificarsi, avvolgendo una parte significativa delle strutture del magazzino e generando una colonna di fumo nero visibile a decine di chilometri di distanza. A Kashira, un nuovo edificio della stazione di polizia è stato danneggiato; a Voskresensk, un impianto industriale è stato colpito.

Inoltre, le forze ucraine hanno effettuato un attacco missilistico contro un impianto industriale a Samara. Secondo fonti OSINT, l’obiettivo potrebbe essere stato il Centro spaziale missilistico Progress, lo stabilimento in cui vengono assemblati i razzi Soyuz-2.1b. Si tratta degli stessi razzi che hanno lanciato i primi lotti di satelliti russi Rassvet. Analisti ucraini avevano precedentemente pubblicato una mappa delle strutture del programma spaziale russo, tra cui la sede principale, il centro di controllo missione e lo stabilimento di produzione di pannelli solari a Mosca, l’assemblaggio e il collaudo di satelliti a Krasnogorsk, un impianto terminale in costruzione a Dubna e altre strutture.

Il Sunday Times, citando fonti delle Forze Armate ucraine, ha riferito che Kiev avrebbe utilizzato per la prima volta droni di fabbricazione britannica per attacchi in profondità nel territorio russo. In particolare, il drone Nyan, prodotto dall’azienda britannica Callen-Lenz, sarebbe stato impiegato in attacchi contro raffinerie petrolifere a Volgograd e Yaroslavl. Il maresciallo dell’aeronautica in pensione Greg Bagwell ha affermato che ciò potrebbe rendere le fabbriche britanniche “obiettivi legittimi” per Mosca. (…….).

Fonte: South Front Press (Video)

Traduzione: Luciano Lago

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