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Ucraina, la Russia annuncia raid «massicci» sulla rete elettrica: 8 morti e 1 milione di case al buio

17 Ottobre 2026 ore 10:00

KIEV — Un uomo di 64 anni è morto sabato mattina nei raid russi su Kherson e Zaporizhzhia, due città del sud dell’Ucraina; i feriti sono almeno 17, tra cui una bambina di 11 anni, secondo le autorità ucraine. È la coda della giornata più pesante delle ultime settimane: venerdì droni e missili hanno colpito nove regioni, con almeno 8 morti, 60 feriti e oltre un milione di utenze senza corrente. Da Kiev la domanda è una sola: che cosa resta del «cessate il fuoco energetico» annunciato da Donald Trump sei giorni fa?

La risposta di Mosca è arrivata nel pomeriggio di venerdì. «Le Forze armate russe hanno iniziato a condurre attacchi massicci contro gli obiettivi energetici dell’Ucraina. È stato definito l’elenco di questi obiettivi e il necessario quantitativo di armamenti per colpirli», ha detto al presidente Vladimir Putin il capo di Stato maggiore Valery Gerasimov, in un briefing a un posto di comando riferito dall’agenzia russa Interfax. Nel mirino, ha aggiunto, anche «ponti di importanza strategica», nodi ferroviari e data center «usati per i bisogni delle Forze armate ucraine». Il cessate il fuoco annunciato da Trump l’11 ottobre non è mai stato confermato dal Cremlino: «Non lo sapevamo, l’abbiamo appreso dai media», aveva detto Volodymyr Zelensky il giorno dopo a Varsavia.

A Kharkiv, la seconda città del Paese, nell’est, sono morti una donna di 71 anni e un uomo di 58. Nella regione di Volyn, al confine con la Polonia, un drone ha centrato uno stabilimento alimentare, un morto e 8 feriti; a Kovel, sulla statale che porta da Kiev alla frontiera polacca, una decina di camion è andata in fiamme davanti a un terminal doganale. Colpiti centri commerciali a Rivne e a Sumy. Il ministero dell’Energia dice di aver riallacciato oltre un milione di persone; circa 300.000 restano al buio.

La seconda domanda riguarda Washington. Venerdì Trump ha firmato un ordine esecutivo che sospende le sanzioni e i dazi sull’energia russa previsti dalla legge intitolata al senatore Lindsey Graham, morto a luglio: dazi fino al 100% sui maggiori acquirenti di greggio e gas russi e misure sulla «flotta ombra» delle petroliere. La legge l’aveva firmata lui stesso a settembre. «Ho trasmesso al Congresso una certificazione che il rilascio di tale deroga è nell’interesse nazionale degli Stati Uniti», ha scritto; il testo non spiega perché. Sullo sfondo ci sono l’intesa con Putin per immettere sul mercato 1,8 milioni di tonnellate di diesel russo, la crisi dei carburanti legata alla guerra in Iran e le elezioni di metà mandato del mese prossimo.

Il capo del fondo sovrano russo, Kirill Dmitriev, ha parlato su X di «un momento importante e davvero storico»; la senatrice democratica Elizabeth Warren di «fallimento assoluto e prevedibile della leadership». Nello stesso giorno Mosca ha messo nero su bianco la campagna contro la rete elettrica ucraina e Washington ha sospeso le sanzioni sull’energia russa.

Il conto presentato a Bruxelles

Zelensky era a Bruxelles, al Consiglio europeo. «La guerra costerà 155 miliardi di euro il prossimo anno. E abbiamo bisogno di almeno 70 miliardi in più da voi, per la difesa, per le armi, per la nostra resilienza», ha detto ai leader dei Ventisette, chiedendo altri sistemi antiaerei Patriot. Il presidente del Consiglio europeo António Costa: «Non è il momento di ritirare il sostegno all’Ucraina. Non è il momento di alleggerire le sanzioni alla Russia». Per Ursula von der Leyen la richiesta «deve essere coperta»; il cancelliere tedesco Friedrich Merz rinvia la discussione a fine anno.

La terza domanda è sui satelliti. Nei giorni scorsi il sistema Starlink di SpaceX, da cui dipendono i droni e l’allerta precoce ucraini, ha subito disturbi: Elon Musk nega ogni responsabilità dell’azienda e un funzionario americano esclude un intervento di Trump. Il presidente ha però definito «una vergogna» la ripresa dei raid ucraini sulle raffinerie russe, annunciata da Zelensky al Financial Times insieme all’accusa a Washington di aver ridotto la condivisione di intelligence. Su Newsmax ha aggiunto di non essere «un grande fan» del presidente ucraino e che gli alleati potranno comprare i Patriot quando le scorte americane saranno «ben rifornite».

A Bruxelles un giornalista gli ha chiesto se non sia diventato il capro espiatorio dei guai interni di Trump. Zelensky ha taciuto a lungo, poi: «Questa è la mia risposta». E ancora: «Difendo esclusivamente gli interessi dell’Ucraina e del popolo ucraino». Secondo l’Onu, da gennaio a settembre i civili uccisi sono stati 2.570 e i feriti 15.211, quasi il 60% in più dello stesso periodo del 2025. Putin ha detto a Gerasimov che gli attacchi «massicci e di gruppo» devono continuare; a Lutsk, capoluogo di Volyn, il sindaco ha avvertito che la corrente mancherà per almeno 24 ore.

Francia, liceali e gilet gialli scendono in piazza contro il carovita: attesi 200.000, il governo riautorizza le granate

17 Ottobre 2026 ore 09:36

Aggiornato alle 09:36

PARIGI — Alle 14 parte da Place de la République il corteo che il prefetto di polizia non ha voluto nel cuore della capitale. Oggi liceali, sindacalisti e quel che resta dei gilet gialli convergono in tutta la Francia contro il carovita e i tagli alla scuola: una fonte di polizia citata dall’AFP stima circa 200.000 partecipanti nel Paese, di cui 40.000 a Parigi. Alla vigilia il ministro dell’Interno Laurent Nuñez ha riaperto all’uso delle granate assordanti, sospese dopo il ragazzo mutilato a Lens: «Se ci fossero scontri, tutti i tipi di armi intermedie possono essere usati».

È una giornata senza regia. La data del 17 ottobre è nata su TikTok, da post e manifesti generati con l’intelligenza artificiale, senza un’organizzazione alle spalle, ha ricostruito Le Monde. Lo ammette anche Jérôme Rodrigues, volto storico dei gilet gialli del 2018: «Nessun gilet giallo è all’origine del 17 ottobre, è quasi diventato un marchio». Sul sito degli organizzatori sono censite oltre 600 manifestazioni; il ministero dell’Interno conta circa 500 «azioni» e più di 90 cortei.

A Parigi il prefetto Patrice Faure ha vietato ogni raduno intorno all’Eliseo, a Matignon, la sede del governo, e sugli Champs-Élysées; la trattativa con gli organizzatori per un percorso nel centro è fallita e 25 stazioni della metropolitana restano chiuse. In piazza anche tassisti, autisti a noleggio e la Confédération paysanne, sindacato dei piccoli agricoltori. Oggi, in tutto il Paese, cominciano le vacanze di Ognissanti.

Il presidente Emmanuel Macron, da Bruxelles, ha chiesto «calma e rispetto» e ha ricordato che il diritto di manifestare va con «il rispetto delle persone e dei beni». Il premier Sébastien Lecornu ha attivato una cellula di crisi e giovedì ha parlato di «un momento di stanchezza nel Paese», di «un clima di perma-crisi: guerre, inflazione, potere d’acquisto». Lo stesso Lecornu ha definito le proteste dei licei «un movimento di violenza urbana». Un funzionario governativo ha avvertito che i blocchi di grandi assi stradali o di infrastrutture essenziali «non saranno tollerati».

Il governo accusa La France insoumise, la sinistra di Jean-Luc Mélenchon, di soffiare sul fuoco; il partito nega, mentre Mélenchon ha chiamato la rivolta dei licei «un punto di partenza» per oggi. Sostengono la giornata anche i comunisti di Fabien Roussel e i Verdi di Marine Tondelier. Per l’Eliseo, a sei mesi dalle presidenziali, la partita è impedire che la rabbia dei licei si saldi con quella delle rotonde del 2018.

Il caso di Lens

Per capire bisogna tornare a metà settembre, quando i liceali hanno cominciato a bloccare centinaia di scuole. Sophie Binet, segretaria della Cgt, il maggiore sindacato francese, elenca i motivi: 1.588 posti di insegnante tagliati, 200 milioni in meno alle università, borse di studio e aiuti per l’alloggio congelati. Da allora i fermi sono stati circa 7.000, in larga parte minorenni; oltre 900 poliziotti sono rimasti feriti, secondo Lecornu.

Il 5 ottobre, davanti al liceo professionale Auguste-Béhal di Lens, nel nord, Evan, 15 anni, ha perso la mano sinistra e diverse dita della destra per una granata. «Le sue ferite assomigliano a ferite di guerra», dice il suo avvocato. La procura di Béthune sostiene che il ragazzo avesse raccolto l’ordigno da terra; la famiglia respinge quella versione e ha presentato denuncia. A Saint-Ouen-l’Aumône, alle porte di Parigi, Eden, 14 anni, ha avuto la mandibola fratturata da un colpo di lanciagranate sparato da un metro e mezzo: l’agente è stato incriminato. A Tours un altro agente è indagato per Maël, 16 anni, che ha perso l’uso di un occhio; nega l’addebito.

L’ispettorato della polizia ha aperto 36 inchieste interne. Davanti al Senato Nuñez ha negato ogni «repressione poliziesca» e ha ripetuto che «il nostro ruolo primario è proteggere i liceali». Il 7 ottobre aveva sospeso le granate contro i cortei studenteschi; ora le riammette in caso di «violenze urbane estremamente gravi». Il sindacato di polizia Alliance ha sporto querela contro lo Stato «per messa in pericolo della vita altrui»; il portavoce della polizia non commenta le inchieste in corso. Amnesty International e gli esperti dell’Onu chiedono il ritiro dei lanciatori di proiettili di gomma.

La giornata di oggi non chiude nessuno di quei fascicoli. Nei licei si organizzano gruppi di soccorso sanitario «in previsione delle violenze poliziesche», racconta un insegnante di La Crèche, nell’ovest; i manifestanti usano un’app che segnala in tempo reale polizia, lacrimogeni ed elicotteri. «Sarà una specie di culminazione», dice Marie-Lou, 18 anni, studentessa a Lille.

Premio Auto Europa 2027, ecco le 7 auto finaliste: modelli e novità

17 Ottobre 2026 ore 09:20

UIGA annuncia le sette finaliste di Auto Europa 2027: dalle elettriche ai modelli ibridi, la sfida si decide a Milano il 26 e 27 ottobre.

Il Premio Auto Europa 2027 entra nella fase decisiva con sette modelli che fotografano i cambiamenti dell’industria automobilistica. L’UIGA, Unione dei Giornalisti Italiani dell’Automotive, ha annunciato le finaliste: Alpine A390, BMW iX3, Hyundai Ioniq 3, Lancia Gamma, Renault Clio, Volkswagen T-Roc e Volvo EX60. Tutte sono costruite in Europa, compresa la Hyundai prodotta in Turchia: un segnale del ruolo industriale del continente in un mercato segnato da elettrificazione, digitalizzazione e concorrenza internazionale.

Quando si vota e chi sceglie la vincitrice

La fase conclusiva del Premio Auto Europa è in programma il 26 e 27 ottobre 2026 nella sede di Bosch Italia a Milano. Al verdetto concorrono i giornalisti specializzati dell’UIGA, una giuria di opinion leader e il pubblico. Gli automobilisti possono già partecipare alla votazione sul sito www.premioautoeuropa.it. La rosa delle candidate riunisce SUV, berline compatte e fastback, con alimentazioni elettriche, ibride e tradizionali.

Alpine A390: la sport-fastback elettrica

La Alpine A390 è una sport-fastback elettrica con tre motori, trazione integrale e batteria da 89 kWh. La GT eroga 400 CV e promette fino a 555 km WLTP, mentre la GTS raggiunge 470 CV e accelera da 0 a 100 km/h in 3,9 secondi.

BMW iX3: la Neue Klasse a 800 Volt

La BMW iX3, prima espressione SUV della Neue Klasse, punta su architettura a 800 Volt ed eDrive di sesta generazione. La 50 xDrive dichiara 469 CV, fino a 805 km WLTP e ricarica DC fino a 400 kW: numeri che mettono al centro l’efficienza nei lunghi viaggi.

Hyundai Ioniq 3: compatta elettrica e versatile

La Hyundai Ioniq 3 porta l’elettrico nel formato di una hatchback a cinque porte, progettata per l’Europa e prodotta a İzmit. Il bagagliaio offre 441 litri e la versione con batteria da 61 kWh dichiara fino a 500 km di autonomia.

Lancia Gamma: ritorna l’ammiraglia italiana

La Lancia Gamma, costruita a Melfi sulla piattaforma STLA Medium, rilancia invece il concetto di ammiraglia italiana con una carrozzeria crossover fastback. Sono previste una versione ibrida da 145 CV ed elettriche da 230, 245 e 375 CV, quest’ultima a trazione integrale.

Renault Clio: il full hybrid E-Tech

La sesta generazione della Renault Clio abbina un abitacolo con due schermi da 10,2 pollici al sistema openR link con Google integrato. Il full hybrid E-Tech da 160 CV dichiara consumi di 3,9 l/100 km e fino a 1.000 km di autonomia complessiva; restano in gamma anche benzina e GPL.

Volkswagen T-Roc: la seconda generazione ibrida

La seconda Volkswagen T-Roc cresce nello spazio e adotta una gamma elettrificata: motori 1.5 eTSI mild hybrid da 116 e 150 CV e versioni full hybrid da 136 o 170 CV. Due interpretazioni della transizione pensate per l’uso quotidiano.

Volvo EX60: il SUV elettrico fino a 810 km WLTP

La Volvo EX60 completa la lista delle finaliste con un SUV premium a batteria dal design scandinavo. L’architettura elettrica a 800 Volt accomuna le tre varianti: P6 a trazione posteriore da 374 CV e 611 km WLTP, P10 AWD da 510 CV e 660 km, e P12 AWD da 680 CV, con batteria da 117 kWh e autonomia massima dichiarata di 810 km WLTP. La diversità delle sette candidate rende il premio un osservatorio delle strategie con cui le case cercano di coniugare innovazione, prestazioni e accessibilità.

Una finale che racconta la trasformazione del settore

Il filo conduttore di Auto Europa 2027 non è una sola tecnologia, ma la ricerca di soluzioni per clienti differenti. Le sette finaliste mostrano quanto il settore si muova tra batterie più capienti, ricarica rapida, sistemi digitali e motorizzazioni ibride. La scelta finale, affidata a esperti e pubblico, darà anche una misura di quali caratteristiche contano oggi maggiormente per il mercato italiano. La presenza di vetture realizzate in diversi stabilimenti europei sottolinea inoltre il peso della produzione locale e delle competenze industriali. Dalle compatte ai SUV premium, la competizione mette a confronto esigenze di mobilità molto distanti, senza ridurre il futuro dell’auto a una sola formula.

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Rama non arretra le proteste neanche. Dopo Tirana le altre

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Cariche, lanci di sampietrini, gas lacrimogeni, fiamme, arredo urbano divelto e manganelli usati su giovani corpi. Da giorni Tirana è teatro di una protesta ad altissima intensità. La rivoluzione dei […]

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Il «frente» non è ampio, la sinistra spagnola punta ad accordi territoriali

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