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Francia, i gilet gialli tornano in piazza con i liceali: lacrimogeni a Parigi e 166 arresti

17 Ottobre 2026 ore 13:59

PARIGI — La polizia ha lanciato i lacrimogeni su place de la République alle 13.17, un’ora e mezza prima dell’inizio del corteo autorizzato, mentre a Marsiglia e Lione gli agenti antisommossa sgomberavano con i manganelli cortei non dichiarati e barricate improvvisate. A mezzogiorno gli arresti in tutta la Francia erano 166, riferisce France 24; alle 9.30 la prefettura di Parigi ne contava già 40 nella sola capitale.

Non sono episodi slegati. Il movimento partito un mese fa nei licei delle periferie povere a nord di Parigi, per i professori assenti e le aule fatiscenti, trova oggi la saldatura con i sindacati e con quel che resta dei gilet gialli: fino a 100.000 persone attese in piazza contro i prezzi alti, i salari fermi e «il modello sociale che si sfilaccia». Accade a pochi mesi dalle presidenziali del 2027, con Marine Le Pen che negli ultimi sondaggi allarga il vantaggio e il presidente Emmanuel Macron a fine mandato.

Il governo ha riautorizzato nel primo pomeriggio le granate stordenti, sospese dopo che un quindicenne di Lens, nel Nord, aveva perso una mano. A Parigi i manifestanti hanno bloccato la sede della rete televisiva CNews; a République sono partiti fuochi d’artificio contro le linee di polizia. Le fermate della metropolitana attorno agli Champs-Élysées, all’Eliseo e ai ministeri sono chiuse su richiesta della prefettura, e ogni altro raduno nel centro è vietato.

Il sito dei gilet gialli censisce 1.365 azioni in tutto il Paese, dai cortei ai blocchi di stazioni di servizio, caselli autostradali e depositi di carburante. Una fonte vicina al ministero dell’Interno ne conta circa 250. La Cgt, la principale confederazione sindacale, chiede salari e pensioni più alti e la difesa dei servizi pubblici. «Protestavo quando la benzina costava 1,40 euro al litro, immaginate ora che è a 2,20», dice Myrtil Devillers, gilet giallo della prima ora.

I liceali feriti

A Saint-Ouen-l’Aumône, periferia nord-ovest di Parigi, Eden, 14 anni, ha la mascella rotta e i denti spezzati da un candelotto sparato a distanza ravvicinata. La famiglia ha denunciato per tentato omicidio e l’agente è stato formalmente indagato per violenze con mutilazione, otto giorni dopo i fatti; secondo la procura ha dichiarato di essersi voluto proteggere. Reuters ha documentato 28 casi di feriti per uso della forza, tra proiettili di gomma, granate, manganelli e cariche a cavallo.

Davanti al Senato, martedì, il ministro dell’Interno Laurent Nuñez ha confermato 36 inchieste della polizia delle polizie, quattro delle quali per ferite «mutilanti». Il politologo Sebastian Roche osserva che la Francia è un caso a sé in Europa: queste armi «meno letali» non si usano per l’ordine pubblico in Gran Bretagna, Italia e Germania.

Il governo ribalta i conti. Nuñez parla di circa 200 studenti feriti, «molto raramente» per mano della polizia, e di 700 agenti feriti, scuole incendiate, insegnanti aggrediti; gli arresti dall’inizio del movimento sono 6.877, in maggioranza minorenni. «Quando le manifestazioni si svolgono pacificamente non ci sono arresti», ha detto in Parlamento. Il sindacato di polizia Alliance ha presentato un esposto contro lo Stato per «messa in pericolo della vita altrui».

Il premier Sébastien Lecornu ha definito queste proteste le più violente da decenni e accusa La France Insoumise, la sinistra radicale, di soffiare sul fuoco; il partito respinge. Macron dice che gli studenti sono «strumentalizzati» da forze politiche. «Siamo in un’atmosfera di perma-crisi: guerre, inflazione e potere d’acquisto», ha ammesso Lecornu giovedì.

I gilet gialli, nati nel 2018 contro la tassa sul diesel e poi addormentati dai miliardi di sgravi concessi da Macron, arrivano all’appuntamento senza una regia. «Nessun gilet giallo è dietro il 17 ottobre, ormai è quasi diventato un marchio», dice Jérôme Rodrigues, figura storica del movimento, che perse un occhio per una granata nel 2019. L’appello è nato da un video TikTok sui prezzi alla pompa, raccolto poi dal leader comunista Fabien Roussel e dalla leader dei Verdi Marine Tondelier. «Non ci siamo coordinati, ma abbiamo avuto tutti la stessa reazione davanti alle violenze della polizia sui liceali», dice François Boulo, altra voce del 2018. È quella rabbia, più di una piattaforma comune, a tenere insieme la giornata.

Nei punti di ritrovo si stanno formando gruppi di assistenza medica, racconta Yannick Maillou, insegnante e gilet giallo dal primo giorno. Nuñez, venerdì, aveva avvertito: «Se ci fossero scontri, tutti i tipi di armi intermedie possono essere usati».

Il terreno sta cedendo? Lo yen, il dollaro e l’autunno caldo in Francia

17 Ottobre 2026 ore 13:19
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Francia: gilet gialli e movimento studentesco si saldano contro il carovita. “piazze bollenti”, la redazione inviata a parigi e marsiglia

17 Ottobre 2026 ore 12:19
Giro di boa per le mobilitazioni francesi. Questo sabato 17 ottobre lo sciopero contro il caro-vita riunisce gilet gialli, studenti e studentesse delle scuole superiori, sindacati, agricoltori e trasportatori. Oltre 1700 le iniziative di lotta previste, tra blocchi e manifestazioni...
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Francia, la protesta contro il carovita nata su TikTok scende in piazza: 40 fermi a Parigi

17 Ottobre 2026 ore 11:43

Aggiornato alle 11:43

PARIGI — Quaranta fermi nella capitale prima delle dieci, lacrimogeni a Marsiglia e a Lione, un corteo da place de la République alle 14 che la prefettura ha costretto a ridisegnare all’ultimo. La giornata contro il carovita, nata su TikTok e senza una regia, è cominciata così. Il ministro dell’Interno Laurent Nuñez la affronta avendo rimesso in mano agli agenti le granate assordanti: le stesse per cui la sua polizia è sotto inchiesta, dopo che a un quattordicenne una di quelle granate ha portato via una mano.

Lo ha detto lui stesso martedì ai senatori: 36 inchieste dell’ispettorato generale della polizia nazionale, l’organo che indaga sugli agenti, per violenze dall’inizio del movimento studentesco, quattro delle quali per «ferite mutilanti». Venerdì, in un’intervista, ha aggiunto che le granate saranno consentite oggi in caso di «gravi violenze urbane», perché quelle armi «non sono mai usate quando le cose vanno bene». In campo oltre 10.000 fra poliziotti e gendarmi, almeno 5.000 a Parigi.

I 40 fermati parigini delle 9:30 avevano, secondo la prefettura, «materiale di protezione vietato o armi»; nei sequestri un coltello e un bracciale falso della polizia. Un gruppo di incappucciati ha bloccato il parcheggio della sede di CNews, il canale all news di orientamento conservatore che ospita anche la radio Europe 1, lanciando oggetti e rompendo vetri. Il prefetto Patrice Faure ha vietato il percorso che gli studenti volevano fare fino a place de la Concorde e ogni raduno intorno alle sedi del governo e alle stazioni.

A Marsiglia il boulevard du Prado, l’asse che porta alle spiagge, è stato barricato con cassonetti e scooter prima che i reparti antisommossa lo sgomberassero con i lacrimogeni, racconta France 24; a Lione e a Rennes i primi cortei sono partiti a metà mattina. Alla vigilia il ministero dell’Interno stimava 150.000 partecipanti nel Paese e 40.000 a Parigi. Le «azioni» censite sono circa 500, i cortei più di 90, mentre la mappa dei gilet gialli segna 1.757 punti fra rotatorie, caselli, distributori e ponti. Alcune azioni annunciate, come al casello del ponte dell’Île de Ré, non si sono viste. Oggi cominciano anche le vacanze di Ognissanti.

Le inchieste sugli agenti

Il conto delle ferite lo ha fatto Reuters, su interviste e atti giudiziari: 28 persone colpite dall’uso della forza, 15 casi all’esame dell’ispettorato, fra proiettili di gomma, granate, lacrimogeni e manganelli. Un quindicenne ha perso un occhio per un proiettile di gomma. Un agente di Belfort è indagato per tentato omicidio. In un altro caso, ricostruito dal procuratore, un poliziotto ha colpito un ragazzo con il manganello, il ragazzo ha risposto a calci e un collega gli ha sparato in faccia un candelotto lacrimogeno con un lanciatore.

Il ministero difende gli agenti: hanno dovuto fronteggiare gruppi violenti che si infilano nelle proteste. Dal 18 settembre conta «quasi 900» fra poliziotti e gendarmi feriti; dall’altra parte oltre 200 liceali e 147 membri del personale scolastico. Le ong e gli avvocati delle vittime contestano l’uso di armi antisommossa contro minorenni e chiedono che se ne verifichino necessità e proporzionalità. I fermi dall’inizio delle proteste sono 6.877, in grandissima maggioranza minorenni.

Il movimento è nato a Créteil, nella banlieue sudest di Parigi, per la carenza di personale nei licei; la risposta della polizia lo ha gonfiato. Martedì, nell’«atto V», gli studenti hanno rivendicato 480.000 partecipanti e il ministero ne ha contati 161.500; davanti a un liceo di Saint-Denis si è presentata Greta Thunberg. La data di oggi viene invece da un video su TikTok di un giovane esasperato dai prezzi alla pompa, sostenuto poi dal segretario comunista Fabien Roussel e dalla leader dei Verdi Marine Tondelier.

Jérôme Rodrigues, volto storico dei gilet gialli del 2018, che perse un occhio in una manifestazione del 2019, ne prende le distanze e insieme la sposa: «Nessun gilet giallo è stato all’origine del 17 ottobre. È quasi diventato un marchio», e poi, su Facebook: «Gilet gialli, studenti, lavoratori, pensionati: le nostre lotte possono incontrarsi». Un altro ex, Myrtil Devillers: «Ero un gilet giallo quando la benzina costava 1,40 euro al litro, immaginate come mi sento ora che costa 2,20».

Il premier Sébastien Lecornu, che ha attivato una cellula di crisi, ha detto che le proteste dei licei sono scivolate nella «violenza urbana»; il presidente Emmanuel Macron ha chiesto calma. Il governo accusa La France insoumise di Jean-Luc Mélenchon di soffiare sul fuoco, il partito nega. Bally Bagayoko, 53 anni, sindaco di Saint-Denis e presenza fissa ai cortei, applaudito per aver difeso gli studenti dalla polizia e criticato per frasi che per i suoi avversari legittimerebbero la violenza, stamattina ha parlato a Franceinfo degli obiettivi del movimento.

Per l’Eliseo, a sei mesi dalle presidenziali, la partita è impedire che la rabbia dei licei si saldi con quella delle rotatorie. Il corteo parigino parte alle 14; il bilancio della giornata arriverà in serata.

Francia, sindacati, “gilet gialli” e gruppi studenteschi oggi in piazza contro il caro vita: allerta massima per possibili scontri

17 Ottobre 2026 ore 08:47

Francia, oggi proteste in tutto il Paese: allerta massima per il rischio di scontri

La Francia è in stato di massima allerta per le grandi proteste in programma oggi, 17 ottobre, in tutto il Paese. Sindacati e cittadini che si definiscono “gilet gialli” manifesteranno contro la crisi del costo della vita e l’aumento dei carburanti, con una forte presenza prevista di studenti. Secondo una fonte vicina al ministero dell’Interno, sono attese circa 500 azioni sul territorio nazionale e una novantina di manifestazioni.

Le mobilitazioni arrivano dopo quattro settimane di proteste studentesche contro le assenze dei docenti, le classi sovraffollate e gli edifici scolastici vetusti. Nella maggior parte dei casi si sono svolte pacificamente, ma non sono mancati scontri con gruppi di facinorosi e pesanti critiche per presunte violenze degli agenti. Venerdì il presidente Emmanuel Macron ha ribadito che il diritto a manifestare è pienamente rispettato, ma deve andare di pari passo con il rispetto delle persone e dei beni, rivolgendo un appello alla calma.

Sotto osservazione c’è anche il comportamento della polizia. In un caso, uno studente di 15 anni avrebbe perso un occhio, colpito da un proiettile di gomma; in un altro, un quattordicenne avrebbe perso una mano raccogliendo una granata stordente. Entrambe le vicende sono oggetto di indagine. Dopo il secondo episodio la Francia ha sospeso l’uso di alcuni tipi di granate stordenti, ma il ministro dell’Interno Laurent Nuñez ha detto in un’intervista che oggi saranno autorizzate in caso di “gravi violenze urbane”, e mai quando la situazione è tranquilla. Martedì al Senato Nuñez ha riferito di 36 inchieste aperte su presunte violenze delle forze dell’ordine durante le proteste studentesche: quattro riguardano lesioni mutilanti, sei ferite gravi, le altre presunti pestaggi, insulti e segnalazioni di violenze sessuali.

Il ritorno dei gilet gialli

Alcuni osservatori ipotizzano che la giornata possa segnare il ritorno dei gilet gialli, il movimento nato nel 2018 contro il rincaro di benzina e diesel, che per mesi bloccò rotatorie, autostrade e depositi di carburante con frequenti tensioni con la polizia. Intanto il governo deve fronteggiare una grave crisi del debito pubblico e cerca di far approvare una legge di bilancio con misure di austerità in un parlamento privo di maggioranza assoluta.

Dall’inizio delle proteste sono rimasti feriti 937 tra poliziotti e gendarmi, 248 studenti e 149 membri del personale docente, il dato più alto mai registrato dal ministero dell’Istruzione. Martedì Alliance Police Nationale, uno dei principali sindacati di polizia, ha annunciato una denuncia contro lo Stato per “messa in pericolo della vita altrui”, lamentando istruzioni contraddittorie che lascerebbero gli agenti esposti alla violenza e all’ostilità pubblica.

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La Francia torna in piazza contro il caro vita: oltre 500 blocchi e asse Gilet Gialli-studenti. Governo: “Ci aspettiamo disordini”

17 Ottobre 2026 ore 09:28

Sul sito 17octobregiletjaune.net una mappa raccoglie tutte le azioni previste oggi in Francia per la giornata di mobilitazione contro il caro vita: “Gilet gialli, Generazione Z, Indignati, agricoltori, vigili del fuoco, operai, insegnanti, operatori sanitari, militanti ecologisti, pensionati – si legge sul sito -: sabato 17 ottobre, ovunque, le nostre lotte si organizzano, le nostre rivendicazioni si esprimono e la nostra solidarietà si rafforza”. Sul sito figurano più di 500 azioni, cortei, blocchi di autostrade, rotonde, depositi di carburante, stazioni di servizio. Ma le autorità si aspettano anche a centinaia di raduni e manifestazioni spontanei. Alcuni appelli sono stati lanciati da alcune figure storiche dei Gilet gialli, come Jérôme Rodrigues e Éric Drouet, protagonisti del movimento contro l’aumento delle tasse sui carburanti del 2018 e 2019. Attorno alla mobilitazione si ritrovano anche sindacati, militanti della sinistra radicale e poi ci saranno gli studenti, che da metà settembre protestano per rivendicare condizioni di studio più degne e uguali per tutti.

L’appello è nato sui social in sordina e si è intensificato nelle ultime settimane trainato proprio dai blocchi dei licei, a cui si sono aggiunte le università. I motivi per unirsi sono diversi, l’invito è a far convergere i malcontenti diversi. Difficile prevedere quale sarà la portata reale della protesta. Gli studenti in ogni caso ci saranno. Dalla riunione di oggi con il ministro dell’Educazione, Edouard Geffray, non è emerso nulla di concreto. L’Unione sindacale dei liceali ha pure annunciato che boicotterà la prossima riunione già fissata per lunedì 19. Il governo insiste che la mobilitazione è in calo, ma anche oggi numerosi licei erano bloccati. È rimasta chiusa anche l’HEC, la prestigiosa Scuola di studi commerciali di Parigi.

Al liceo Paul-Éluard di Saint-Denis, che è stato tra i primi a mobilitarsi un mese fa, insegnanti e studenti hanno denunciato la “violenza” con cui alcuni poliziotti in borghese sono intervenuti per fermare uno studente. Secondo le prime ricostruzioni, gli agenti sono stati circondati da una cinquantina di persone, tra insegnanti e personale scolastico, che cercavano di impedire loro di portare via il ragazzo. I poliziotti alla fine lo hanno lasciato andare.

Dall’inizio del movimento, 36 inchieste interne sono state aperte dall’Ispettorato di polizia. I metodi utilizzati dalle forze dell’ordine contro i ragazzi sono sotto accusa da settimane. A questo proposito, è diventata virale sui social, una foto – che in realtà è un foto montaggio – una foto della Pantera rosa che fugge dai cannoni ad acqua. Contro i black bloc il ministro dell’Interno, Laurent Nuñez, ha autorizzato l’uso di tutte le controverse armi non letali, dette intermedie, utilizzate dalle forze dell’ordine, comprese e pistole LBD che sparano proiettili di gomma, e le pistole a impulsi elettrici taser, e anche le granate stordenti, il cui uso era stato sospeso in via precauzionale durante le proteste dei liceali, dopo che a Lens un quindicenne aveva perso una mano in seguito all’esplosione di uno di questi ordigno. Il via libera alle armi intermedie riapre il dibattito sulla gestione delle manifestazioni e sulla proporzionalità degli interventi delle forze dell’ordine.

A Parigi le organizzazioni sindacali dei giovani si uniscono alla protesta dei gilet gialli. Nella capitale si attendono due cortei, accanto ai gilet gialli ci sarà sicuramente la Cgt. “Il governo deve prendere i soldi dove ci sono”, ha detto la segretaria generale del sindacato, Sophie Binet, chiedendo che il peso delle misure economiche previste dalla nuova legge di Bilancio per il 2027 non ricadano solo sui lavoratori e sui pensionati. In strada ci sono anche i militanti di La France Insoumise, che sostengono sin dall’inizio le rivendicazioni degli studenti. Contro Jean-Luc Mélenchon si è scagliato Jordan Bardella, presidente del Rassemblement national, che ha accusato il leader LFI di strumentalizzare la manifestazione, “un’occasione per la Francia del caos – ha detto – di riunirsi dietro Mélenchon”.

Anche Nuñez punta il dito contro la sinistra radicale. Il ministro si aspetta “disordini, in particolare nei cortei parigini e nelle grandi città, che i movimento di estrema sinistra cercheranno probabilmente di far degenerare con le consuete azioni di aggressione alle forze dell’ordine e tentativi di violenze lungo i percorsi”, ha riferito alla stampa francese una fonte vicina al ministro dell’Interno. Le azioni di blocco su arterie stradali strategiche e su infrastrutture di grande rilevanza “non saranno tollerate”.

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Giornata di mobilitazione in Francia: centinaia di manifestanti a Parigi. Oltre 160 persone fermate

17 Ottobre 2026 ore 14:24
Due cortei non autorizzati dispersi a Parigi e incidenti Lione. La protesta si svolge in un clima di forti tensioni sociali, alimentate dal rincaro dei carburanti e dalla perdita di potere d'acquisto.

© RaiNews

Caraibi, la Marina francese sequestra 8,6 tonnellate di droga nelle acque dei raid Usa: 5 fermati in Martinica

17 Ottobre 2026 ore 06:59

FORT-DE-FRANCE — Centocinquanta balle stipate nella stiva di un peschereccio senza bandiera, in mezzo all’Atlantico, e cinque uomini di equipaggio che non hanno sparato un colpo. È la scena dell’8 ottobre che la Marina francese ha reso pubblica ieri, venerdì, con un comunicato firmato fra gli altri dal prefetto della Martinica: a bordo c’erano 5.292 chili di cocaina e la barca, scrivono i militari, «iniziava una traversata transatlantica».

Quel fermo è il colpo maggiore di una serie di operazioni condotte fra il 4 e il 13 ottobre nel mar dei Caraibi e nell’Atlantico, riferisce l’agenzia France-Presse: in tutto 8,6 tonnellate di stupefacenti, 6,9 di cocaina e 1,7 di marijuana. Nelle stesse acque, dal settembre 2025, l’esercito americano ha ucciso almeno 235 persone in 70 attacchi contro imbarcazioni sospette. La Francia ha scelto l’altra strada: fermo, sequestro, consegna ai giudici.

Il carico dell’8 ottobre e i cinque membri dell’equipaggio sono stati portati a Fort-de-France, capoluogo della Martinica, su richiesta della procura. Gli uomini sono in stato di fermo, nelle mani degli investigatori dell’ufficio antidroga francese dei Caraibi.

Le altre due operazioni si sono svolte nel mar dei Caraibi. Il 4 ottobre una fregata francese, con il proprio elicottero e l’appoggio della marina colombiana, ha bloccato un «go-fast», il motoscafo veloce dei narcotrafficanti, anch’esso senza bandiera: 16 balle di cocaina. Il 13 ottobre è toccato a un peschereccio venezuelano con 166 balle di cocaina e marijuana. Insieme le due operazioni caraibiche superano le 3 tonnellate. Equipaggi, droga e imbarcazioni «sono stati consegnati alle autorità colombiane e venezuelane competenti per il seguito giudiziario», scrive il ministero delle Forze armate. Né Bogotá né Caracas hanno commentato.

La ministra delle Forze armate Catherine Vautrin si è congratulata su X con gli equipaggi e ha aggiunto una frase che non riguarda soltanto i marinai: «L’azione delle forze armate francesi si iscrive nel rigoroso rispetto del diritto».

Le stesse rotte

Il 4 ottobre, lo stesso giorno della fregata francese, il Comando Sud degli Stati Uniti ha annunciato un «attacco letale e cinetico» contro un go-fast «lungo le consolidate rotte del narcotraffico nei Caraibi»: quattro morti. Il presidente Donald Trump ha detto che gli Stati Uniti sono in «conflitto armato» con i cartelli. A gennaio lo stesso dispositivo militare aveva portato alla cattura a Caracas di Nicolás Maduro e della moglie Cilia Flores. Le Nazioni Unite hanno avvertito che i raid rischiano di violare il diritto internazionale.

Parigi lo ha detto in faccia a Washington. Al vertice dei ministri degli Esteri del G7, a Niagara-on-the-Lake, in Canada, il capo della diplomazia francese Jean-Noël Barrot ha dichiarato: «Abbiamo osservato con preoccupazione le operazioni militari nella regione dei Caraibi, perché violano il diritto internazionale e perché la Francia è presente in questa regione attraverso i suoi territori d’oltremare, dove risiedono più di un milione di nostri concittadini». L’alto rappresentante dell’Ue Kaja Kallas, a margine dello stesso incontro, ha aggiunto che quegli attacchi sarebbero giustificabili solo come legittima difesa. Washington non ha reagito al sequestro francese.

Anche la Marina francese può sparare: secondo Le Monde, i tiratori scelti sono autorizzati a colpire i motori dei go-fast per fermarli, ma «il principio dell’operazione è zero vittime». Alle domande sulle basi giuridiche delle proprie operazioni, però, Parigi e Londra hanno risposto soltanto con una formula, piena conformità al diritto nazionale e internazionale. Il centro antidroga marittimo europeo di Lisbona chiede nel frattempo più navi militari sulla rotta atlantica della cocaina.

Mentre a Fort-de-France i cinque fermati aspettano il giudice, il Pentagono ha cominciato a spostare verso l’America Latina diverse centinaia di soldati della 10ª Divisione da montagna, di stanza a Fort Drum, nello Stato di New York. Il primo battaglione, circa 600 uomini, è diretto a Panama, agli ordini del comando Usa per l’America Latina.

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