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Da creator a community builder: valore digitale e connessione tra le persone nella storia di Leo Boom

17 Giugno 2026 ore 13:05

Contenuto tratto dal numero di giugno 2026 di Forbes Italia. Abbonati!

La storia del match analyst e creatore di contenuti sportivi Leo Boom racconta una nuova frontiera della comunicazione, in cui al valore digitale si affiancano l’aggregazione territoriale e la connessione tra le persone.

Nel panorama della creator economy sportiva italiana stanno emergendo figure capaci di trasformare il calcio in contenuto, intrattenimento e community. Ma pochi riescono a farlo mantenendo un legame autentico con il territorio da cui sono partiti. È qui che il percorso di Leonardo Ragno, conosciuto online come Leo Boom, rappresenta un caso interessante anche dal punto di vista della comunicazione digitale.

Originario di Trani, Leo Boom è oggi uno dei match analyst e content creator sportivi più seguiti in Italia. Un percorso costruito attraverso costanza, credibilità e una crescita organica della community: oltre 350mila follower su Instagram, 150mila su TikTok, una community Telegram da più di 180mila utenti e oltre 100mila download registrati in un anno dall’app TipKlub. Numeri che raccontano non soltanto una crescita social, ma la capacità di costruire un ecosistema verticale sul calcio, dove analisi, intrattenimento e partecipazione convivono in modo naturale. È anche uno dei segnali più evidenti dell’evoluzione della creator economy sportiva: i creator non sono più soltanto volti social, ma veri media verticali indipendenti, capaci di aggregare community riconoscibili attorno a passioni condivise.

Ciò che distingue il progetto costruito attorno a Leo Boom, però, è la qualità del rapporto sviluppato con il pubblico. Un modello fondato su contenuti verticali, linguaggio diretto e coinvolgimento costante, capace di trasformare gli utenti in una community altamente fidelizzata. Ed è qui che entra in gioco la Soccer Trani.

Nonostante la crescita digitale e la notorietà nazionale, Leo Boom ha continuato a investire nel calcio locale e nella comunità sportiva della sua città. Non come semplice testimonial, ma come calciatore della Soccer Trani e figura attiva all’interno di un progetto che, nell’ultimo anno, è riuscito a riportare entusiasmo attorno al calcio cittadino. Una doppia dimensione sempre più rara: da una parte la costruzione di una community digitale nazionale, dall’altra il mantenimento di un rapporto concreto con il calcio vissuto ogni settimana sul campo e nel territorio. Un percorso culminato con le 100 presenze in maglia biancazzurra e con la vittoria di campionato e coppa nella stagione 2025/2026. Leo Boom ha inoltre giocato l’ultima partita della sua carriera da calciatore, ma il suo legame con il progetto continuerà anche fuori dal campo: proseguirà infatti come dirigente e investitore del club.

Oggi la Soccer Trani coinvolge oltre 400 ragazzi nella scuola calcio e registra una media di circa duemila presenze allo stadio durante le partite casalinghe, numeri significativi per il calcio dilettantistico italiano.
Il punto centrale, però, va oltre i numeri social o i risultati sportivi. Perché oggi il vero valore non appartiene più soltanto a chi crea contenuti, ma a chi riesce a costruire relazioni, identità e comunità attorno a un progetto riconoscibile. Ed è proprio in questo equilibrio tra calcio, territorio e community che il percorso di Leo Boom racconta una delle direzioni più interessanti della nuova comunicazione sportiva italiana.

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Brembo e la cinese Ningbo Safe Brakes Systems insieme per produrre Abs in India

17 Giugno 2026 ore 11:48

Brembo, leader globale nell’innovazione per la mobilità, e Ningbo Safe Brakes Systems, leader di mercato nel settore Abs per motocicli in Cina, hanno firmato oggi una joint venture per la creazione di una nuova società, BRSF Active Safety Solutions, dedicata alla produzione di sistemi Abs per il mercato motociclistico indiano.

Brembo detiene una quota di maggioranza del 60% nella joint venture, che si concentrerà sull’assemblaggio locale e sulla fornitura di Abs per motocicli destinati al mercato indiano.

Un nuovo impianto produttivo a Pune

Le attività saranno svolte presso un impianto produttivo dedicato a Chakan (Pune), uno dei principali hub industriali automobilistici e motociclistici dell’India, nelle immediate vicinanze dello stabilimento Brembo India.

Il progetto prevede l’installazione di linee di assemblaggio altamente avanzate e automatizzate, a testimonianza della forte attenzione alla qualità, all’efficienza e all’eccellenza industriale. Lo stabilimento impiegherà circa 50 persone, con un incremento progressivo in linea con i volumi produttivi e la localizzazione della catena di approvvigionamento.

L’obiettivo: accompagnare l’evoluzione della sicurezza

“La joint venture con Ningbo Safe Brakes Systems riflette il nostro impegno nel supportare l’evoluzione progressiva degli standard di sicurezza per motocicli in India”, ha dichiarato Andrea Paganessi, coo della Motorcycle Gbu di Brembo. “Forti della nostra lunga esperienza nel mercato indiano e investendo nella produzione locale e nelle capacità industriali, intendiamo accompagnare la transizione del mercato verso soluzioni frenanti sempre più avanzate”.

“All’interno di questa joint venture, il nostro ruolo è tradurre questa visione condivisa in un’operatività industriale efficiente e localizzata. Insieme a Brembo, stiamo creando una piattaforma produttiva focalizzata su qualità, affidabilità e sulle specifiche esigenze del mercato motociclistico indiano”, ha dichiarato Hill Shan, fondatore di Ningbo Safe Brakes Systems.

Le sinergie industriali tra i due partner

Le sinergie tra Brembo e Ningbo Safe Brakes Systems rappresentano un’importante opportunità per rafforzare ulteriormente la leadership nelle soluzioni frenanti per motocicli a marchio Bybre, consentendo la fornitura di sistemi frenanti avanzati ai costruttori nel mercato indiano.

Soluzioni Abs per tutte le esigenze del mercato

La joint venture offrirà ai clienti soluzioni Abs sia a doppio canale sia a singolo canale, con l’obiettivo di coprire tutte le esigenze e le potenzialità del mercato indiano. In futuro, potranno essere introdotti prodotti tecnologicamente più avanzati, se necessario. L’assetto industriale è stato progettato per consentire alla jv di rispondere efficacemente alle attuali esigenze di mercato e di adattarsi rapidamente all’evoluzione degli standard di sicurezza in India.

Grazie alle competenze complementari dei due partner, la joint venture punta a posizionarsi come fornitore di soluzioni per sistemi frenanti per motocicli, offrendo ai costruttori un unico partner affidabile e in grado di integrare componenti e soluzioni frenanti avanzate.

L’India, il più grande mercato mondiale delle due ruote

L’India rappresenta il più grande mercato mondiale delle due ruote, che conta fino a 25 milioni di veicoli registrati, caratterizzato da solidi tassi di crescita, forti prospettive di innovazione tecnologica e crescente attenzione alla sicurezza. In questo contesto, la joint venture rafforza ulteriormente l’impegno di entrambe le aziende nello sviluppo industriale in India, con particolare attenzione al trasferimento tecnologico, all’efficienza operativa e alla progressiva localizzazione della catena di approvvigionamento. Il perfezionamento della transazione è soggetto alle consuete approvazioni da parte delle autorità competenti.

Chi è il presidente miliardario di Brembo Alberto Bombassei

Alberto Bombassei, presidente di Brembo e tra gli imprenditori più influenti dell’industria italiana, vanta un patrimonio stimato da Forbes in 2,7 miliardi di dollari. Figlio del fondatore Emilio Bombassei, ha guidato la crescita dell’azienda trasformandola in un leader globale dei sistemi frenanti ad alte prestazioni, oggi presenti su marchi come Ferrari, Chevrolet Corvette e Harley-Davidson. Entrato in azienda nel 1976 come direttore generale, ne è stato amministratore delegato e poi presidente dal 1993 al 2021.

Pur avendo trasferito le proprie quote ai figli Luca e Cristina, continua a mantenere il controllo della partecipazione di maggioranza della famiglia, pari al 53,5% del capitale.

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Personalizzazione e collaborazioni tecnologiche internazionali nella lavorazione avicola: l’esempio di Cattaruzzi

17 Giugno 2026 ore 11:47

Contenuto tratto dal numero di giugno 2026 di Forbes Italia. Abbonati!

Da 70 anni Cattaruzzi progetta e realizza impianti per la lavorazione avicola. Il suo modello si fonda su ricerca, tecnologia, approccio su misura e collaborazioni in tutto il mondo.

Cattaruzzi opera dal 1956 nel settore del poultry processing ed è specializzata nella progettazione e nella realizzazione di impianti completi per la lavorazione avicola. Oggi si posiziona non solo come fornitore di macchinari, ma anche come partner tecnico in grado di supportare clienti internazionali con soluzioni integrate e su misura.

Elemento centrale del suo approccio è la personalizzazione. Ogni progetto nasce da un’analisi delle esigenze produttive del cliente, delle capacità operative e del contesto di riferimento. Ne deriva una progettazione non standardizzata, ma costruita sulle necessità del singolo impianto, in linea con gli standard europei in materia di benessere animale.

“In questo approccio”, spiega l’amministratore delegato, Giacomo Cattaruzzi, “si inserisce anche lo sviluppo di soluzioni proprietarie, come il sistema Laps (low atmospheric pressure stunning), una tecnologia brevettata che ha ottenuto la valutazione scientifica positiva da parte dell’Efsa in termini di equivalenza rispetto agli standard di benessere animale riconosciuti a livello europeo. Questa innovazione è uno degli elementi più avanzati nel percorso di ricerca applicata dell’azienda. La ricerca e sviluppo è parte integrante del nostro modello industriale, con un lavoro continuo di miglioramento delle tecnologie e dei processi produttivi che si orientano ai migliori standard del made in Italy. L’obiettivo è evolvere le soluzioni per garantire maggiore efficienza, affidabilità e prestazioni lungo tutta la linea”.

Cattaruzzi ha consolidato la propria presenza in Europa e negli Stati Uniti e negli ultimi decenni ha sviluppato impianti in diverse aree del mondo, con particolare attenzione al Nord Africa e ai paesi emergenti. In questi contesti, spesso caratterizzati da livelli diversi di industrializzazione, l’approccio su misura favorisce la modernizzazione dei processi e l’evoluzione delle capacità produttive locali.

La dimensione globale dell’azienda si traduce anche in collaborazioni tecnologiche con partner internazionali specializzati in soluzioni avanzate per il controllo e l’ottimizzazione dei processi produttivi, come i sistemi basati su tecnologie innovative per l’ispezione e la gestione della linea. In questo ecosistema, Cattaruzzi ha un ruolo tecnico centrale, garantendo integrazione, continuità operativa e affidabilità su scala internazionale.

“Alla base di questo percorso”, dice Cattaruzzi, “c’è un team che unisce esperienza consolidata e nuove generazioni di professionisti. Il trasferimento di competenze e know-how tecnico è un elemento strutturale dell’organizzazione, che sostiene la continuità operativa e la capacità di evolvere in linea con le esigenze dei mercati internazionali”.

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Accenture mette a segno una doppia acquisizione per crescere in Italia

17 Giugno 2026 ore 11:27

Accenture ha annunciato due nuove acquisizioni in Italia. L‘azienda ha infatti raggiunto un accordo per acquisire Alfahealth, società del Gruppo Engineering e realtà di riferimento nella sanità digitale italiana e Industries eXcellence Group (IndX), una divisione sempre del gruppo Engineering e partner di lunga data di Siemens Digital Industries.

La prima operazione integrerà in Accenture una piattaforma leader per la gestione dei processi clinici e amministrativi, oltre a circa 1.200 professionisti specializzati. L’obiettivo è rafforzare le capacità aziendali nell’utilizzo di dati e intelligenza artificiale per migliorare l’accesso ai servizi, l’esperienza dei pazienti e gli esiti clinici.

“L’Italia sta vivendo una fase decisiva per la trasformazione del proprio sistema sanitario, sostenuta da crescenti investimenti nella sanità digitale, nell’interoperabilità dei dati e in nuovi modelli di assistenza”, ha dichiarato Teodoro Lio, amministratore delegato di Accenture in Italia. “Alfahealth porta in Accenture una profonda conoscenza del settore healthcare, relazioni consolidate con le organizzazioni sanitarie del Paese e competenze distintive nella digitalizzazione e nell’orchestrazione dei processi clinici e amministrativi. Insieme, supporteremo strutture sanitarie e istituzioni nell’accelerare l’innovazione, migliorare l’erogazione delle cure e offrire ai cittadini esperienze sempre più connesse, personalizzate e basate sull’intelligenza artificiale e sui dati”.

L’acquisizione di Industries eXcellence Group

La seconda operazione, invece, rafforzerà la capacità di supportare le aziende manifatturiere nella modernizzazione delle attività di sviluppo prodotto, produzione e gestione della supply chain attraverso software, dati e tecnologie abilitate dall’intelligenza artificiale.

“L’Italia può contare su una combinazione unica di eccellenza manifatturiera, competenze ingegneristiche e capacità di innovazione”, ha detto l’ad. “L’ampliamento delle nostre competenze nel software industriale Siemens e la creazione di un nuovo centro di eccellenza in Italia rafforzeranno la capacità del nostro Paese di competere a livello internazionale, accelerando la trasformazione digitale dell’industria e contribuendo alla crescita di nuove professionalità ad alta specializzazione”.

Le due operazioni confermano il percorso di investimento di Accenture in Italia e la strategia di integrazione tra software, piattaforme, dati e AI per accelerare la competitività e la trasformazione dei settori strategici del Paese. Dal 2023, Accenture ha realizzato otto acquisizioni strategiche in Italia, che includono Iqt (Engineering Managed Services), Ammagamma (Intelligenza Artificiale), Intellera Consulting (Pubblica Amministrazione), Fibermind (reti 5G e fibra ottica), Customer Management IT e SirfinPA (Giustizia e Sicurezza), il business Integrated Product Support di SIPAL (Aerospazio e Difesa) e Cabel Industry (servizi finanziari).

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Soource raccoglie 3 milioni di euro per la sua piattaforma di data intelligence per la gestione evoluta del procurement

17 Giugno 2026 ore 10:54

Soource, la startup fondata nel 2024 a Bolzano dall’olimpionico e oro europeo di tuffi Maicol Verzotto, insieme a Nazareno Mario Ciccarello, Silvia Chiarot, Serena Galli e Luca Taddeo, ha annunciato la chiusura di un round di investimento Seed da 3 milioni di euro. L’operazione è stata guidata da Vertis, attraverso il fondo “Vertis Venture 5 Scaleup”, e ha visto la partecipazione dell’operatore di venture capital elvetico Tenity, di 360 Capital – che attraverso il fondo 360 Digitaly aveva guidato il precedente round chiuso a gennaio 2025 – e del Club degli Investitori. Con questo round la raccolta complessiva di Soource ha superato i 5 milioni di euro dal 2025.

Soource, nuovo finanziamento da 3 milioni

Soource utilizzerà le risorse raccolte con questo round per consolidare la propria posizione nel mercato dell’intelligence nel procurement in Italia e supportare l’espansione nei principali mercati europei.

Tutto parte da un problema: l’AI è potente, ma dà risultati affidabili solo se lavora su dati puliti e completi. Nel procurement i dati sui fornitori sono spesso frammentati, incompleti o non verificati. La soluzione di Soource è la piattaforma che mette ordine in questi dati e ci costruisce sopra l’automazione. Una sola piattaforma per cercare, arricchire, automatizzare e monitorare ogni informazione sui fornitori.

Alla base del funzionamento c’è un database internazionale proprietario con dati verificati e certificati. Su questo lavora un’AI fatta di più agenti specializzati, ognuno dedicato a un diverso processo degli uffici acquisti: trovare fornitori (discovery), qualificarli, confrontarli, contattarli (outreach) e completarne i dati (enrichment). Attività che oggi richiedono ore di lavoro manuale diventano automatiche. Il risultato? Il procurement evolve da un modello “copilot”, in cui l’AI supporta gli operatori, a un modello “autopilot”, in cui numerose attività vengono eseguite automaticamente mantenendo dati affidabili e verificati al centro del processo decisionale.

A poco più di un anno dall’ingresso sul mercato, Soource è una delle soluzioni AI enterprise a più rapida crescita nel panorama italiano. La piattaforma è già utilizzata da primari gruppi operanti nei settori utilities, farmaceutico, energetico, assicurativo, alimentare, industriale e delle costruzioni. La startup, che conta su un team di 17 persone che operano nella sede presso il NOI Techpark di Bolzano, prevede di raddoppiare il proprio organico entro la fine del 2027.

I fondatori di Soource

Laureato in Economia e Management presso la Libera Università di Bolzano, Maicol Verzotto è stato oro europeo di tuffi, medagliato mondiale, olimpionico a Rio 2016 e capitano della Nazionale Italiana di tuffi. Maicol è stato anche co-fondatore e ceo di Functional, che sotto la sua guida è cresciuta esponenzialmente, generando da zero oltre 9 milioni di euro ricavi in soli tre anni e raccogliendo più di 2 milioni di capitali. Nazareno Mario Ciccarello è laureato in Scienze politiche alla Luiss Guido Carli e ha conseguito un Mba presso IE Business School: Ha maturato una solida esperienza nei settori healthcare e banking. È visiting professor di imprenditorialità presso IE Business school.

“Questo round rappresenta un passaggio fondamentale nel percorso di crescita di Soource, commenta Maicol Verzotto, ceo e co-founder di Soource. “A un anno dal go-to-market stiamo lavorando con le più importanti enterprise di ogni categoria e industria. Le nuove risorse ci permetteranno di accelerare lo sviluppo della nostra piattaforma basata sui dati, rafforzare il team e consolidare la nostra leadership in Italia, con l’obiettivo di portare Soource anche sui principali mercati europei”.

“Grazie a questo round d’investimento”, ha aggiunto Nazareno Mario Ciccarello co-founder di Soource, “Soource accellera un cambio di paradigma: attraverso l’integrazione di intelligence avanzata sui fornitori e sul mercato, trasformando il procurement da funzione semplicemente reattiva a capacità predittiva, abilitando decisioni più rapide, informate e strategicamente orientate”.

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Blue Marina Awards: a Marina Capo d’Orlando la resilienza climatica entra nell’agenda strategica

17 Giugno 2026 ore 10:30

Per anni i marina sono stati considerati principalmente infrastrutture dedicate all’ormeggio e ai servizi per la nautica da diporto. Oggi quella definizione appare sempre più riduttiva. La crescente pressione esercitata dai cambiamenti climatici, unita alla necessità di accelerare la transizione verso modelli di sviluppo sostenibili, sta trasformando i porti turistici in asset strategici per la competitività delle destinazioni costiere e per la crescita della Blue Economy.

È in questo contesto che si inserisce la terza tappa della quinta edizione dei Blue Marina Awards, in programma il 23 giugno presso Marina Capo d’Orlando. Un appuntamento che porta al centro del dibattito una questione destinata a diventare sempre più determinante per il settore: come costruire marina più resilienti, sicuri e sostenibili in uno scenario caratterizzato da fenomeni climatici estremi sempre più frequenti e impattanti.

L’iniziativa, sviluppata insieme ad Assonat-Confcommercio, Associazione Nazionale Approdi e Porti Turistici, con Rina in qualità di partner tecnico ed ente terzo di verifica, prosegue così il percorso nazionale che mira a valorizzare l’evoluzione della portualità turistica italiana verso modelli gestionali più avanzati e orientati al lungo periodo.

Il cambiamento climatico come tema di governance

Il cambiamento climatico non rappresenta più soltanto una questione ambientale. Per le infrastrutture portuali turistiche è ormai una variabile di governance, gestione del rischio e pianificazione strategica.

L’aumento dell’intensità delle mareggiate, l’esposizione crescente delle coste a eventi meteorologici estremi, le criticità legate agli allagamenti e la necessità di garantire continuità operativa impongono infatti una revisione dei modelli tradizionali di gestione. In questo scenario, la capacità di prevenire, monitorare e mitigare i rischi diventa un elemento essenziale per preservare il valore economico delle infrastrutture e la loro attrattività sul mercato.

La tappa di Marina Capo d’Orlando nasce proprio per affrontare questa trasformazione, proponendo una riflessione che supera la dimensione emergenziale e guarda alla resilienza come leva di sviluppo e competitività.

Da infrastrutture nautiche a piattaforme della Blue Economy

Negli ultimi anni il ruolo dei marina si è progressivamente ampliato. Oltre a ospitare imbarcazioni e servizi dedicati alla nautica, i porti turistici sono diventati nodi economici capaci di generare valore per interi territori, favorendo investimenti, occupazione qualificata, sviluppo turistico e integrazione con le filiere locali.

Questa evoluzione ha reso ancora più evidente la necessità di dotarsi di strumenti capaci di garantire sicurezza, efficienza e sostenibilità. La resilienza climatica diventa così un fattore abilitante per la crescita, non un semplice costo operativo.

Un marina capace di adattarsi alle nuove sfide ambientali è infatti anche una struttura più affidabile, attrattiva e competitiva, in grado di rispondere alle aspettative di armatori, operatori economici, investitori e istituzioni.

La sostenibilità come vantaggio competitivo

Se la resilienza rappresenta una priorità, la sostenibilità costituisce il quadro entro cui questa trasformazione prende forma.

Per questo il confronto di Marina Capo d’Orlando non si limiterà agli scenari di rischio, ma analizzerà anche le azioni concrete che consentono ai marina di ridurre il proprio impatto ambientale e migliorare le proprie performance operative.

Monitoraggio della qualità delle acque, efficienza energetica, sistemi di smart metering, riduzione della carbon footprint, gestione responsabile di rifiuti e reflui, utilizzo di prodotti e processi a minore impatto ambientale: sono tutti elementi che stanno assumendo un peso crescente nella valutazione delle infrastrutture portuali turistiche.

La sostenibilità, in questo senso, non è più soltanto un tema reputazionale. Diventa una componente misurabile della qualità gestionale e un indicatore sempre più rilevante della capacità di un marina di generare valore nel tempo.

L’approccio dei Blue Marina Awards

Giunti alla quinta edizione, i Blue Marina Awards rappresentano oggi uno dei principali osservatori sull’evoluzione della portualità turistica italiana.

Il percorso di valutazione si basa su 44 indicatori tecnici verificati da Rina e articolati in sei aree strategiche che comprendono sostenibilità ambientale, energia e clima, innovazione e digitalizzazione, turismo e territorio, inclusività e accessibilità, sicurezza e gestione del rischio.

L’obiettivo è accompagnare i marina in un percorso di crescita che favorisca non soltanto il miglioramento delle infrastrutture, ma anche l’affermazione di una nuova cultura manageriale della portualità turistica, sempre più orientata alla misurazione delle performance e alla creazione di valore condiviso.

La Sicilia laboratorio del Mediterraneo

La scelta di Marina Capo d’Orlando assume un significato che va oltre la singola tappa.

Le aree costiere del Mediterraneo sono infatti considerate tra le più esposte agli effetti del cambiamento climatico e rappresentano uno dei contesti più interessanti per sperimentare nuove strategie di adattamento e resilienza.

In questo quadro, la Sicilia si configura come un laboratorio naturale nel quale testare soluzioni innovative capaci di coniugare sviluppo economico, tutela ambientale e competitività territoriale. Una sfida che riguarda non soltanto la nautica, ma più in generale il futuro delle economie costiere.

La resilienza come nuovo indicatore di valore

“Il tema non è più se il cambiamento climatico riguardi la portualità turistica, ma quanto rapidamente i marina sapranno attrezzarsi per affrontarlo”, afferma Walter Vassallo, fondatore dei Blue Marina Awards. “I porti turistici non sono semplici luoghi di ormeggio: sono infrastrutture complesse, esposte, connesse ai territori e sempre più centrali nella creazione di valore per la Blue Economy”.

È proprio questa prospettiva a rendere l’appuntamento del 23 giugno particolarmente rilevante. La resilienza non è più soltanto una misura di protezione. Sta diventando un indicatore di valore economico, qualità gestionale e capacità competitiva.

Per la portualità turistica italiana, la sfida dei prossimi anni sarà trasformare questa consapevolezza in investimenti, innovazione e modelli operativi capaci di coniugare crescita e sostenibilità. Perché il futuro dei marina passerà sempre più dalla loro capacità di adattarsi a un contesto che cambia e di trasformare il rischio in opportunità.

L’articolo Blue Marina Awards: a Marina Capo d’Orlando la resilienza climatica entra nell’agenda strategica è tratto da Forbes Italia.

Bar Futuro: Flavia Sciannandrone lancia le PMI nel domani

17 Giugno 2026 ore 10:07

Un bancone dal sapore vintage, ispirato all’estetica dei locali anni ’60 e ’70, diventa il palcoscenico ideale per progettare l’imprenditoria di domani. È questa l’anima di Bar Futuro, il vodcast di HEY ITALIA, l’ecosistema creato da EY per valorizzare e raccontare le eccellenze del nostro Paese. Il format mette al centro l’evoluzione delle aziende italiane, esplorando l’impatto dirompente dell’Intelligenza Artificiale, la visione d’impresa e i complessi passaggi generazionali.

A guidare questo salotto, che unisce sapientemente memoria e futuro, troviamo la conduzione giornalistica di Mary De Gennaro, affiancata dalle analisi di Giuseppe Perrone, Partner EY e AI & Data Leader Italy, che interpreta le storie degli ospiti attraverso la lente tecnologica.

Un dialogo costruttivo che si chiude sempre con un rito fortemente simbolico: il dono di una Moka, un omaggio alla tradizione e un augurio affinché ogni imprenditore trovi la propria “miscela del successo”.

In questa puntata la protagonista è Flavia Sciannandrone, CEO di SIMEST, Gruppo Cassa Depositi e Prestiti. Al centro della puntata c’è il ruolo strategico che innovazione, trasformazione digitale e internazionalizzazione giocano per la crescita delle imprese italiane.

Sciannandrone analizza come i finanziamenti mirati e le competenze digitali siano ormai strumenti imprescindibili. L’obiettivo è duplice: da un lato rendere le PMI italiane sempre più competitive sui mercati globali, dall’altro utilizzare la tecnologia e l’AI per velocizzare i processi pubblici.

“Dobbiamo essere rapidi a dare fondi laddove servono in vista della prossima sfida che è il giorno dopo e su questo l’AI è un alleato pazzesco delle nostre risorse interne.”



 

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La classifica delle 30 migliori aziende italiane per leadership e fiducia

17 Giugno 2026 ore 10:00

Hilton, Bending Spoons e Cisco: sono queste le prime tre posizioni della classifica Great Place to Work Italia individua le 30 realtà che si distinguono per affidabilità ed efficacia della leadership. La prima edizione del ranking Best Workplaces For Trusted Leadership 2026, analizzando i feedback di oltre 81mila collaboratori di 126 aziende. Nelle organizzazioni premiate, l’indicatore sulla qualità del management raggiunge l’85%, registrando uno scarto di 43 punti percentuali rispetto alla media della norma italiana, ferma al 42%.

Le migliori grandi aziende in Italia con oltre 500 dipendenti

Nella categoria delle grandi aziende con oltre 500 collaboratori, il vertice della classifica italiana per la qualità della leadership è occupato quindi da Hilton. La società del settore alberghiero fonda il proprio modello sulla gestione delle persone, e come spiegato da David Kelly, senior vice president Continental Europe, l’obiettivo del management non è solo il perseguimento dei risultati, ma la creazione di un ambiente basato su fiducia, opportunità e ascolto per stimolare la crescita del personale.

Al secondo posto si posiziona Bending Spoons, attiva nel settore dell’information technology. Il ceo Luca Ferrari indica come pilastri aziendali la meritocrazia, la trasparenza radicale e la massima assunzione di responsabilità, dove i collaboratori operano con ampia autonomia e affrontano obiettivi ambiziosi supportati da standard di eccellenza. Il terzo gradino del podio è occupato da Cisco, specializzata nelle tecnologie di rete e nelle piattaforme software per la connessione e la collaborazione.

Completano il ranking: AbbVie (biotecnologie e farmaceutica), TP (servizi professionali), ConTe.it (servizi finanziari e assicurazioni), Micron Technology (manifattura e produzione), Esprinet (IT), Open Fiber (telecomunicazioni), Verisure (servizi professionali), Mondelez (manifattura e produzione), Unox (manifattura e produzione), Salesforce (IT), Kiabi (retail) e Agos (servizi finanziari e assicurazioni). 

Modelli di leadership nelle medie imprese

Nella categoria delle medie imprese, con un organico compreso tra i 150 e i 499 collaboratori, la prima posizione della classifica è occupata da Jet Hr. La startup specializzata in ambito hr tech punta sull’automazione per semplificare la gestione del personale. Il ceo e co-fondatore Marco Ogliengo sottolinea che l’azienda contrasta la burocrazia interna attraverso una trasparenza totale e un approccio organizzativo orizzontale, elementi che considerano fondamentali per responsabilizzare i dipendenti e stimolarne la partecipazione.

Al secondo posto si colloca Fenix Pharma, società cooperativa attiva nella distribuzione di prodotti farmaceutici e presidi medici. Come evidenziato dal ceo Salvatore Manfredi, il modello di gestione della cooperativa nasce da un’esperienza di ristrutturazione aziendale vissuta in prima persona dai fondatori.

Questo percorso ha portato a mettere al centro la stabilità e la fiducia nelle risorse umane, adottando processi decisionali rapidi e una costante condivisione strategica tipica del tessuto delle Pmi italiane. Il terzo gradino del podio è presidiato da Quantyca, società di consulenza It focalizzata sul data management e gli analytics avanzati.

Completano la classifica: adesso.it (IT), Issima (energia), Aton Società Benefit (IT), Prestiter (servizi finanziari e assicurazioni), Olympus (biotecnologie e farmaceutica), Octopus Energy (energia), Continental (manifattura e produzione), Cofidis Group (servizi finanziari e assicurazioni), MetLife (servizi finanziari e assicurazioni), ServiceNow (IT), Sector Alarm Italy (servizi professionali) e Agile Lab (IT).

L’articolo La classifica delle 30 migliori aziende italiane per leadership e fiducia è tratto da Forbes Italia.

Ferrari e il paradosso dell’elettrico: perché la Luce ha fatto crollare la reputazione del Cavallino

17 Giugno 2026 ore 09:10

Per anni Ferrari è stata considerata uno dei casi più solidi del capitalismo italiano. Un marchio capace di crescere senza perdere esclusività, aumentare i ricavi senza sacrificare i margini e innovare senza allontanarsi dalla propria identità. Eppure è bastata una presentazione per mettere in discussione questo equilibrio.

Il 25 maggio scorso, all’Auditorium Parco della Musica di Roma, il Cavallino Rampante ha svelato Luce, la prima Ferrari completamente elettrica della sua storia. Un modello destinato a segnare l’ingresso definitivo di Maranello nell’era della mobilità a zero emissioni. Ma quello che avrebbe dovuto rappresentare un momento di svolta si è trasformato in uno dei casi reputazionali più interessanti dell’anno.

Secondo l’AI Reputation Index (Airi), l’indicatore sviluppato da Cogit AI per Forbes Italia, Ferrari ha perso 15,8 punti reputazionali in appena 72 ore, passando da 84,1 a 68,3 punti. Una flessione che ha coinciso con una brusca reazione dei mercati finanziari e con un acceso dibattito tra appassionati, investitori e osservatori del settore.

Il momento più delicato arriva dopo anni da record

Il dato sorprende soprattutto perché arriva in una fase di straordinaria forza per Ferrari. A febbraio 2026 il gruppo aveva archiviato un 2025 record con 7,15 miliardi di euro di ricavi e 2,11 miliardi di euro di Ebit. Pochi mesi dopo, il 5 maggio, l’azienda aveva raggiunto il proprio massimo storico nell’AI Reputation Index con 84,5 punti, sostenuta da un margine operativo del 29,7%, un brand value stimato in 15,4 miliardi di dollari e un portafoglio ordini esteso fino al 2027. In altre parole, Ferrari affrontava il debutto della sua prima elettrica da una posizione di forza, sia finanziaria sia reputazionale.

La Luce nasce con caratteristiche tecniche che la collocano ai vertici del segmento premium: 1.050 cavalli, architettura a 800 volt, autonomia superiore a 530 chilometri, accelerazione da 0 a 100 km/h in 2,5 secondi e un prezzo di partenza di 550 mila euro. A firmarne il design sono Jony Ive e Marc Newson, due nomi celebri nel mondo del design industriale e già protagonisti di alcuni dei prodotti tecnologici più iconici degli ultimi decenni. Eppure, nelle ore successive alla presentazione, il dibattito si è spostato rapidamente dalla tecnologia all’identità.

La reazione dei mercati e dei social

Il 26 maggio il titolo Ferrari, quotato a Wall Street con il ticker Race, ha perso il 7,5% in una sola seduta, arrivando a cancellare circa 2,39 miliardi di dollari di capitalizzazione.

Parallelamente si è acceso il confronto online. Secondo l’analisi di Cogit AI, a 72 ore dal lancio il 52% delle conversazioni sul tema aveva una connotazione negativa, contro il 21% positiva e il 27% neutrale. Non si tratta di una contestazione legata alle prestazioni del veicolo. Al contrario, molti osservatori riconoscono alla Luce contenuti tecnologici di assoluto livello. A generare la frattura è stato piuttosto il significato simbolico dell’operazione.

Per una parte della community storica, Ferrari non è soltanto un costruttore di automobili. È il rumore di un motore termico, una tradizione sportiva, un immaginario costruito nel corso di oltre settant’anni. L’ingresso nell’elettrico è stato interpretato da alcuni come una naturale evoluzione, da altri come una rottura con il passato.

Il paradosso della reputazione

L’aspetto più interessante emerge osservando nel dettaglio le componenti dell’AI Reputation Index. La dimensione più colpita è quella relativa al sentiment digitale e alla risonanza social, che passa da 79 a 41 punti. Anche la componente legata alla percezione del brand e del suo heritage registra una contrazione significativa, scendendo da 91 a 74 punti. Allo stesso tempo, però, cresce in modo deciso l’indicatore che misura innovazione e capacità di affrontare il futuro, che sale da 72 a 83 punti.

È il paradosso che rende il caso Ferrari particolarmente interessante: lo stesso evento che ha indebolito il rapporto con una parte della base storica ha rafforzato la percezione del marchio presso chi guarda alla leadership tecnologica, alla sostenibilità e alle prospettive di lungo periodo. Ferrari perde consenso in una parte del proprio pubblico tradizionale ma guadagna credibilità presso segmenti diversi di investitori e consumatori.

Una nuova classifica del lusso automotive

Le conseguenze si riflettono anche nella graduatoria reputazionale del settore. Secondo il ranking Airi di giugno 2026, Ferrari è scivolata dal primo al quarto posto tra i marchi del lusso automobilistico. Davanti al Cavallino si trovano oggi Rolls-Royce con 80,2 punti, Porsche con 78 e Bentley con 74. Ferrari si ferma a 68,3 punti, seguita da Lamborghini, McLaren e Aston Martin.

Il dato non racconta però tutta la storia. Se si osserva la sola componente heritage, Ferrari continua infatti a occupare la prima posizione con 91 punti, davanti agli 88 di Rolls-Royce. Anche il valore economico del marchio rimane il più elevato del segmento. Questo suggerisce che il capitale reputazionale costruito negli anni non sia stato eroso in modo strutturale, ma stia attraversando una fase di ridefinizione.

L’Italia non è la Cina

Un altro elemento che emerge dall’analisi riguarda le differenze tra mercati. Le reazioni più critiche sono arrivate proprio nei Paesi dove il legame storico con Ferrari è più forte, a partire dall’Italia e dal Regno Unito. Negli Stati Uniti il dibattito è stato più polarizzato, mentre in Germania e Giappone ha prevalso un atteggiamento attendista.

La Cina rappresenta invece il caso più interessante. Qui la risposta è risultata prevalentemente positiva. In un mercato abituato alla diffusione di veicoli elettrici premium e meno legato alla tradizione motoristica europea, la Luce è stata percepita soprattutto come un prodotto innovativo e coerente con l’evoluzione del segmento luxury. È una differenza che potrebbe avere implicazioni rilevanti per la strategia internazionale del marchio. Dove l’heritage pesa maggiormente, la transizione viene vissuta come una perdita. Dove prevale la dimensione tecnologica, viene letta come un’opportunità.

La sfida dei prossimi mesi

Per Ferrari il tema non è più dimostrare di saper costruire un’eccellente auto elettrica. I dati suggeriscono che questo obiettivo sia già stato raggiunto. La vera sfida sarà integrare l’innovazione all’interno della narrazione del marchio senza compromettere quel patrimonio simbolico che ha reso il Cavallino uno dei brand più desiderati al mondo.

Secondo le simulazioni elaborate da Cogit AI, il marchio potrebbe recuperare terreno nei prossimi dodici mesi e tornare sopra quota 80 punti reputazionali. Molto dipenderà dalla capacità di trasformare la Luce da simbolo di rottura a nuova espressione della tradizione Ferrari.

L’articolo Ferrari e il paradosso dell’elettrico: perché la Luce ha fatto crollare la reputazione del Cavallino è tratto da Forbes Italia.

Il debutto in Borsa di SpaceX segna la fine dell’era dei Magnifici 7

17 Giugno 2026 ore 08:50

La clamorosa quotazione di SpaceX al Nasdaq ha portato l’azienda a superare, per capitalizzazione di mercato, tre membri dei Magnifici 7 già al suo secondo giorno completo di contrattazioni. Il risultato ha scatenato a Wall Street una corsa a pensionare il celebre acronimo in favore di nuove etichette, tra cui il virale “MANGOS” e il “Fab 10” di Vanda Research. Tuttavia, nessuna delle due sigle è completamente accessibile agli investitori, poiché due dei loro membri di punta, OpenAI e Anthropic, restano società private.

Fatti principali

  • La società aerospaziale di Elon Musk ha iniziato a essere scambiata al Nasdaq con il ticker SPCX il 12 giugno e, martedì, nel suo secondo giorno completo di contrattazioni, ha guadagnato un ulteriore 12%, raggiungendo una capitalizzazione di mercato di 2.850 miliardi di dollari e superando così Tesla, Meta e Amazon.
  • La società di ricerca Vanda ha coniato l’acronimo FAB 10 (Frontier AI & Big Tech 10), che include le sette aziende originarie delle Magnificent 7 (Nvidia, Apple, Alphabet, Microsoft, Amazon, Meta e Tesla), a cui si aggiungono SpaceX, OpenAI e Anthropic.
  • L’acronimo MANGOS (Meta, Anthropic, Nvidia, Google, OpenAI, SpaceX) è diventato virale questo mese dopo che uno sviluppatore ha pubblicato su X una grafica che ha raccolto milioni di visualizzazioni.
  • MANGOS sostituisce i tradizionali nomi dell’internet consumer con le aziende che rappresentano l’intera filiera dell’intelligenza artificiale, escludendo completamente Apple, Microsoft, Amazon e Tesla.
  • L’emittente di ETF Corgi Funds ha depositato questa settimana il prospetto per un ETF chiamato MANGOS. La notizia ha spinto Ben Johnson di Morningstar a scherzare su X osservando che “l’inchiostro non si era ancora asciugato” prima che arrivasse un fondo dedicato, nonostante due dei suoi componenti, Anthropic e OpenAI, siano ancora privati.
  • Entrambe le società di IA hanno depositato in giugno la documentazione in modo confidenziale per una quotazione in Borsa prevista entro l’anno, con valutazioni che potrebbero superare 1.000 miliardi di dollari.
  • Dalla quotazione, SpaceX è salita del 35%, mentre il Roundhill Magnificent Seven ETF (MAGS) ha perso circa il 4,7% nell’ultimo mese. Nello stesso periodo, il titolo Microsoft è sceso del 17%, mentre Meta e Tesla registrano ribassi di circa l’8% dall’inizio dell’anno.

In cifre

85,7 miliardi di dollari. È l’ammontare raccolto da SpaceX con la sua Ipo, la più grande offerta pubblica iniziale della storia, superando i precedenti record detenuti da Saudi Aramco e Alibaba. L’azienda spaziale aveva inizialmente previsto di raccogliere 75 miliardi di dollari giovedì scorso, ma le banche collocatrici hanno esercitato l’opzione che consente di vendere più azioni del previsto grazie alla forte domanda degli investitori.

La valutazione di Forbes

L’Ipo di SpaceX ha trasformato il suo fondatore e amministratore delegato, Elon Musk, nel primo trilionario della storia. Grazie alla sua partecipazione del 38% nella società, il patrimonio netto di Musk è aumentato di oltre 100 miliardi di dollari per ogni giornata completa di contrattazioni.

Contesto

L’acronimo FAANG (Facebook, Amazon, Apple, Netflix e Google) fu coniato dall’analista tecnico Bob Lang e reso popolare nel 2013 dal conduttore di CNBC Jim Cramer per descrivere cinque aziende dell’internet consumer capaci di trasformare l’attenzione degli utenti in ricavi. Al picco raggiunto nel 2021, queste cinque società valevano complessivamente circa 7.800 miliardi di dollari.

Nel 2023, lo stratega di Bank of America Michael Hartnett introdusse il termine Magnificent 7, aggiungendo Nvidia, Microsoft e Tesla e mantenendo Apple, Amazon, Meta e Alphabet. Già nel 2025, però, lo stesso Hartnett aveva iniziato a definire il gruppo le “Lagnificent 7”, poiché Apple, Tesla, Amazon e Microsoft stavano sottoperformando rispetto a Nvidia e Alphabet: un primo segnale che l’etichetta stava iniziando a mostrare i propri limiti.

Oggi il valore complessivo delle Magnificent 7 si aggira intorno ai 22.600 miliardi di dollari, con Nvidia in testa grazie a una capitalizzazione di 5.000 miliardi di dollari. Il debutto di SpaceX in Borsa, insieme alle imminenti IPO di OpenAI e Anthropic, sta introducendo sul mercato tre nuovi protagonisti che potrebbero ridimensionare il dominio delle tradizionali Big Tech.

L’articolo Il debutto in Borsa di SpaceX segna la fine dell’era dei Magnifici 7 è tratto da Forbes Italia.

La storia del primo antidolorifico al mondo a base di cannabis. E del miliardario tedesco che lo ha ideato

17 Giugno 2026 ore 07:00

In Germania è stato approvato un nuovo farmaco botanico derivato dalla marijuana per il trattamento del dolore cronico, inaugurando un nuovo futuro per le applicazioni mediche della cannabis. Alla fine di maggio, l’Istituto federale tedesco per i farmaci e i dispositivi medici, simile a quello statunitense Food and Drug Administration, ha concesso l’autorizzazione all’immissione in commercio per Exilby, una tintura orale derivata dalla marijuana prodotta dalla società farmaceutica tedesca Vertanical. Si prevede che Exilby arriverà sul mercato questo autunno.

Diventare leader per il dolore cronico in Ue

“È stata una lotta molto, molto dura”, afferma Clemens Fischer, 50 anni, ceo miliardario e cofondatore di Vertanical. “Siamo la prima azienda al mondo che ha ripetutamente dimostrato che il nostro farmaco, il nostro estratto, funziona meglio del placebo e meglio degli oppioidi.”

Exilby è il primo farmaco derivato dalla cannabis specificamente approvato per il trattamento del dolore cronico. Il mercato è potenzialmente enorme: ogni anno in Germania vengono prescritte circa 20 milioni di prescrizioni di oppioidi, con un numero di potenziali pazienti compreso tra 6 e 7 milioni. L’anno scorso, durante gli studi clinici condotti in Europa, si è scoperto che Exilby è più efficace degli oppioidi e del placebo. Exilby ha ottenuto l’autorizzazione all’immissione in commercio anche in Austria e l’azienda ne farà richiesta nel Regno Unito e in tutta l’Unione Europea.

L’obiettivo di Fischer è che diventi il farmaco leader per il dolore cronico nell’Ue, sostituendo le prescrizioni di oppioidi, che creano forte dipendenza, a differenza di Exilby. “Vogliamo davvero sostituire gli oppioidi; (Exilby) è una nuova classe,” afferma Fischer. “Vogliamo avere almeno una quota del 10% del mercato degli oppioidi. Penso che sia più che realistico.”

L’obiettivo finale di Vertanical è far approvare il suo farmaco negli Stati Uniti, che ospitano un mercato ancora più grande, dove ogni anno vengono prescritte circa 120 milioni di prescrizioni di oppioidi e l’epidemia di oppioidi ha causato 44.564 vittime lo scorso anno. A maggio, la Fda ha concesso a Vertanical la designazione di terapia rivoluzionaria per il suo farmaco sperimentale. Si prevede che l’azienda avvierà la fase III delle sperimentazioni cliniche negli Stati Uniti quest’estate. Se approvato negli Stati Uniti, Exilby diventerà probabilmente un farmaco di successo grazie al fatto che il 24% degli adulti americani riferisce dolore cronico, secondo il Cdc.

“Il mercato statunitense è di gran lunga il mercato più importante ed è quello in cui la domanda dovrebbe essere più alta ai nostri occhi e in base alle esigenze del paziente”, afferma Fischer.

L’idea di Fischer per la valorizzazione dell’industria della cannabis

Fischer, ex medico, è un imprenditore farmaceutico seriale, nato a Weilheim, in Germania, e attualmente gestisce un mini-impero attraverso il Gruppo Futrue, una holding con sede a Monaco con un insieme di circa 20 aziende farmaceutiche e di ricerca e sviluppo. Negli ultimi due decenni ha fondato e venduto una serie di aziende nel settore dei farmaci da banco e degli integratori, che spaziano dagli ausili per il sonno ai trattamenti per la sindrome dell’intestino irritabile, accumulando una fortuna di 1 miliardo di dollari. 

Nel 2017, Fischer stava leggendo notizie sulla fiorente industria della cannabis negli Stati Uniti e qualcosa attirò la sua attenzione: i pazienti affetti da marijuana terapeutica la usavano per curare il dolore cronico. Fece un viaggio in California e Nevada e incontrò più di una dozzina di aziende per fare ricerche e scoprire i migliori metodi di coltivazione e cercò ceppi che potessero essere efficaci nella gestione del dolore. Tornato in Europa, Fischer ordinò 500 semi di marijuana e trasformò una serra danese costruita per coltivare rose in un vivaio di cannabis di 215.000 piedi quadrati e si mise al lavoro sulla fenohunting, un termine che gli allevatori di marijuana usano per trovare la miglior coltivazione per uno scopo specifico, che si tratti di lapidare o medicare qualcuno.

Fischer ha scoperto un ceppo da lui chiamato DKJ-127, ricco di THC, CBD e un altro cannabinoide chiamato CBN, noto soprattutto come sonnifero. Vertanical ha ottenuto brevetti negli Stati Uniti e in tutto il mondo per questo ceppo e il suo utilizzo specifico nel trattamento del dolore cronico e ritiene che alla fine l’azienda sarà la sua impresa di maggior successo. Fischer ha investito più di 300 milioni di dollari di tasca propria in Vertanical, insieme alla sua socia in affari Madlena Hohlefelder. 

La dipendenza da oppioidi negli Stati Uniti

Dopo che farmaci approvati dalla Fda come l’OxyContin, prodotto da Purdue Pharma, hanno alimentato l’epidemia di oppioidi negli Stati Uniti, i professionisti medici sono alla ricerca di un’opzione migliore—un efficace antidolorifico senza rischi di dipendenza, overdose e morte. Journavx, un farmaco non oppioide che attenua i segnali del dolore inviati al cervello, è stato approvato dalla Fda per il dolore acuto nel gennaio 2025. Vertex, il produttore del farmaco, ha registrato vendite per 59,6 milioni di dollari durante il suo primo anno sul mercato. Anche Viatris, con sede in Pennsylvania, sta cercando di far approvare dalla Fda il suo farmaco antidolorifico, Meloxicam.

Secondo Precedence Research, il mercato statunitense degli oppioidi vale circa 20 miliardi di dollari di vendite annuali, il che significa che ci sono molte opportunità per i farmaci alternativi. Negli Stati Uniti esistono più prescrizioni individuali per il dolore acuto, ma il dolore cronico rappresenta un mercato più ampio. Ai pazienti affetti da dolore cronico vengono prescritti farmaci per un periodo molto più lungo, a dosi più elevate, con conseguente aumento del fatturato per paziente. Keonhee Kim, analista di Morningstar che si occupa delle aziende farmaceutiche che producono oppioidi, afferma che “anche una piccola quota (del mercato) potrebbe essere significativa”.

Il beneficio sociale di un trattamento efficace e non oppioide per il dolore cronico non può essere sopravvalutato. Caleb Alexander, professore di epidemiologia e medicina presso la John Hopkins Bloomberg School of Public Health, afferma che i benefici di un farmaco come Exilby dipenderanno tutti dal modo in cui verrà utilizzato, il che richiederà del tempo una volta che i pazienti inizieranno a ricevere la prescrizione.

“È un prodotto da tenere d’occhio attentamente, è il primo della categoria, un farmaco innovativo”, afferma Alexander, che non è coinvolto in Vertanical né nelle sue sperimentazioni cliniche. “Potrebbe essere un altro strumento nella cassetta degli attrezzi. Il dolore rimane una condizione devastante per milioni di americani e abbiamo imparato a nostre spese che nella maggior parte dei casi gli oppioidi non sono la soluzione.”

L’impegno per trasformare la marijuana in un medicinale

Vertanical non è l’unica azienda a impegnarsi per trasformare la marijuana in un medicinale approvato dalla Fda. Gli Stanley Brothers, noti per aver reso popolare il Cbd con la loro innovativa azienda Charlotte’s Web dieci anni fa, stanno attualmente sviluppando un farmaco derivato dalla canapa per trattare diversi sintomi associati all’autismo. La tintura botanica di Cbd e Thc, estratta da un ceppo brevettato di piante di canapa Charlotte’s Web, ha superato gli studi di Fase I della Fda ed è stata autorizzata a entrare nella Fase II per studiare l’efficacia e gli effetti collaterali del farmaco lo scorso anno. (In genere, solo il 33% dei farmaci supera gli studi di fase II.)

Come per il farmaco sperimentale degli Stanley Brothers, anche Exilby di Vertanical sta seguendo il percorso dei farmaci botanici della Fda, il che significa che è interamente derivato dalla pianta e non un farmaco sintetico a molecola singola, come la maggior parte dei prodotti farmaceutici sul mercato. Con il via libera all’avvio della sperimentazione di fase III negli Stati Uniti, Vertanical entrerà ora nella parte più impegnativa del processo, che monitora le reazioni avverse e l’efficacia in una popolazione di pazienti più ampia. Storicamente, oltre il 70% dei farmaci fallisce nella Fase III.

I farmaci botanici possono spesso essere più difficili da ottenere l’approvazione rispetto ai farmaci a molecola singola a causa dell’enorme numero di composti attivi nelle piante. Exilby, ad esempio, contiene più di 100 composti. Attualmente esistono solo quattro farmaci botanici approvati dalla Fda, tra cui le sinecatechine, una crema topica per le verruche genitali ricavata dalle foglie di tè verde e commercializzata con il nome di Veregen.

Tuttavia, trasformare i composti attivi della marijuana in medicinali non è un compito impossibile. Nel 1985 la Fda approvò il Marinol, una forma sintetica di Thc chiamata dronabinol, per i pazienti affetti da cancro e Aids. Si stima che le vendite di Marinol ammontino a circa 250 milioni di dollari all’anno. L’attuale prodotto di successo derivato dalla cannabis è Epidiolex, una tintura di Cbd approvata dalla Fda per bambini e adulti affetti dalla sindrome di Lennox-Gastaut, dalla sindrome di Dravet e da altri rari disturbi epilettici. Con una piccola popolazione di pazienti che si aggira intorno alle 100.000 persone in tutto il mondo, Epidiolex, di proprietà della irlandese Jazz Pharmaceuticals, è riuscita a superare 1 miliardo di dollari di vendite lo scorso anno.

Fischer ritiene che se Exilby venisse approvato negli Stati Uniti, la sua vendita supererebbe di gran lunga quella di Epidiolex. “Hanno solo poche migliaia di pazienti nel mondo, giusto? In confronto, quanti pazienti conosci con mal di schiena cronico?” dice. “La nostra popolazione di pazienti è qualche centinaio di volte più numerosa della loro.”

Fischer è anche fortunato che il governo federale abbia ufficialmente cambiato il suo atteggiamento nei confronti della cannabis. Ad aprile, il Dipartimento di Giustizia ha riclassificato la marijuana terapeutica da una droga vietata di Tabella I —insieme all’eroina e all’Lsd— a una droga di Tabella III, una categoria molto meno restrittiva che include steroidi, ketamina e Tylenol con codeina. Questo movimento potrebbe segnalare che la Fda sarà più ricettiva nei confronti dei farmaci contenenti cannabinoidi.

Peter Grinspoon, medico di base presso il Massachusetts General Hospital e docente di medicina presso la Harvard Medical School, afferma che riprogrammare la cannabis renderà probabilmente più semplice superare la procedura della Fda.
“Penso che sia una cosa estremamente importante perché il 90% degli americani è favorevole all’accesso legale alla marijuana terapeutica”, afferma Grinspoon, specializzato in cannabis terapeutica da oltre 25 anni e che ha recentemente pubblicato un libro, Aging Well With Cannabis. “Molte persone si sentono molto più a loro agio nell’ottenerlo dal proprio medico e si sentono molto più a loro agio se è confezionato come medicinale.”

L’obiettivo audace e impossibile di Fischer è quello di inaugurare un “mondo libero dal dolore cronico” che, a suo dire, crede di poter raggiungere. Ma si accontenterà di creare una nuova classe di farmaci che diventerà un successo.
“Ho speso tutti i miei soldi,” dice Fischer. “Non esiste un piano b per me; devo farlo avere successo.”

L’articolo La storia del primo antidolorifico al mondo a base di cannabis. E del miliardario tedesco che lo ha ideato è tratto da Forbes Italia.

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