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Targa Florio Classica 2026, le Madonie protagoniste della seconda tappa

16 Ottobre 2026 ore 18:15
Targa Florio Classica 2026, le Madonie protagoniste della seconda tappa

PALERMO (ITALPRESS) – Dopo l’itinerario tra i tesori del Trapanese, la Targa Florio Classica guarda alle Madonie, dove sabato 17 ottobre, la seconda tappa riporterà gli equipaggi nei luoghi che hanno reso la corsa ideata da Vincenzo Florio un patrimonio dell’automobilismo mondiale. L’appuntamento conclusivo del Campionato Italiano Grandi Eventi, organizzato dall’Automobile Club d’Italia insieme all’Automobile Club Palermo e affiancato dal Ferrari Tribute to Targa Florio, si prepara a rinnovare il legame con la terra nella quale, centoventi anni fa, ebbe origine la sua storia. La prima tappa della Targa Florio Classica ha offerto la possibilità di scoprire luoghi di grande fascino anche ai prestigiosi ospiti internazionali del Presidente Geronimo La Russa, i presidenti degli Automobile Club dei paesi fondatori della FIA (Fèdèration Internationale dell’Automobile), che hanno poi posato insieme per uno scatto dinnanzi il tempio di Segesta.
La giornata prenderà il via alle 8.30 dal Molo Trapezoidale del Marina Yachting di Palermo, da dove gli equipaggi si muoveranno verso l’iconica Campofelice di Roccella per affrontare la prima prova cronometrata. Il percorso proseguirà attraverso Collesano, tra i centri simbolo della storia e della passione per la Targa Florio, poi Castellana Sicula, dove i partecipanti saranno accolti con una degustazione dei prelibati dolci tipici. Quindi il passaggio dalle Petralie e la rotta verso Geraci Siculo, borgo madonita a oltre mille metri di altitudine, prima della discesa alla volta di Castelbuono. Sarà poi la caratteristica Pollina a riportare la carovana ad affacciarsi sul Mar Tirreno, con la pausa pranzo al Mangiàs Pollina Resort, prima di riprendere il percorso che ricondurrà gli equipaggi a Palermo.
Il Grande Circuito delle Madonie sarà il filo conduttore di una giornata che intreccia il confronto sportivo con la memoria. Curve, salite e attraversamenti dei paesi custodiscono il racconto di generazioni di piloti, delle intuizioni dei progettisti e delle sfide tra le case automobilistiche che proprio su queste strade hanno costruito una parte della loro fama. Qui la tecnica si misurava con le caratteristiche del territorio e la capacità di interpretare il percorso accompagnava il coraggio e la resistenza dei protagonisti.
E’ un’eredità che appartiene anche alle comunità madonite, custodi di una passione tramandata nelle famiglie, nei ricordi di chi ha assistito alle gare e nei racconti di chi ha vissuto da vicino l’epopea della Targa. Il ritorno delle vetture storiche rinnova questo rapporto: il passaggio di ogni equipaggio riannoda il presente a una memoria condivisa, nei luoghi in cui l’automobile è diventata espressione di progresso, occasione d’incontro e motivo d’identità.
La rievocazione ritrova così il significato dell’intuizione di Vincenzo Florio: aprire la Sicilia al mondo attraverso una competizione capace di richiamare uomini, idee e innovazione. Oggi la sfida di precisione della regolarità restituisce centralità alle vetture, alla sensibilità degli equipaggi e alla conoscenza delle strade, mentre il percorso offre ai partecipanti l’opportunità di scoprire il paesaggio e l’ospitalità delle Madonie. La sosta a Pollina scandirà l’itinerario prima del rientro a Palermo.
A introdurre la giornata madonita è il percorso di oggi, venerdì 16 ottobre, nel Trapanese, lungo un itinerario di oltre trecento chilometri che accosta il patrimonio automobilistico a quello turistico e archeologico della Sicilia occidentale. Le saline, la sosta alle storiche Cantine Florio di Marsala e i siti di Selinunte e Segesta compongono un viaggio attraverso epoche e paesaggi diversi. Un incontro tra cultura, tradizione enologica e storia del territorio che amplia il valore della manifestazione e porta gli equipaggi internazionali a conoscere alcuni dei luoghi più rappresentativi dell’isola.
Sul piano agonistico, le prime indicazioni delle sfide di precisione sui centesimi di secondo, vedono subito ai vertici Giovanni Moceri e Antonio Marco Campilongo sulla Lancia Ardea del Classic Team, Francesco e Giuseppe Di Pietra, papà e figlio, sulla Fiat 508 C della Franciacorta Motori, poi Massimo Zanasi e Corrado Corneliani, anche loro su Fiat 508 del Classic Team. In primo piano anche Gianmario Fontanella e Giovanni Scarabelli su Fiat 514 Sport come Alberto Aliverti con Francesco Polini su Aston Martin 1.5 Le Mans, in un confronto che riunisce alcuni dei maggiori specialisti della regolarità su auto di esclusivo prestigio.
Tra i gioielli della casa del Cavallino Rampante protagonisti Ferrari Tribute to Targa Florio, tra gli equipaggi più precisi nelle prime prove si segnalano Celestino e Oreste Sangiovanni su Ferrari 12Cilindri Spider e Giantonio e Marco Gasparini su Ferrari 296 GTS.

– Foto ufficio stampa Aci –
(ITALPRESS).

Targa Florio Classica, 200 auto al via. La Russa “La gara più antica del mondo”

16 Ottobre 2026 ore 17:44
Targa Florio Classica, 200 auto al via. La Russa

PALERMO (ITALPRESS) – Si rinnova la grande festa a Palermo per la Targa Florio Classica 2026, appuntamento decisivo del Campionato Italiano Grandi Eventi e Ferrari Tribute to Targa Florio. Alla manifestazione, realizzata in collaborazione con l’Automobile Club d’Italia, oltre 200 straordinarie vetture tra i marchi automobilistici più blasonati: Alfa Romeo, Aston Martin, Austin, Ferrari, Fiat, Jaguar, Lancia, Mercedes, Porsche. A dare a Palermo il benvenuto ai partecipanti e agli sportivi, il presidente dell’Aci Geronimo La Russa.
xd6/mrc/azn

Tamajo “Obiettivo della Regione Sicilia è attivare politiche a sostegno imprese”

16 Ottobre 2026 ore 15:09
Tamajo

PALERMO (ITALPRESS) – L’assessorato mira a “conoscere dati e comprendere come sono messi i territori dal punto di vista commerciale: l’obiettivo è attivare politiche pubbliche consequenziali”. Così l’assessore alle Attività produttive della Regione siciliana, Edy Tamajo, a margine della presentazione nella sede della Camera di Commercio, a Palermo, del Dashboard Registro Imprese, la nuova piattaforma interattiva di visualizzazione dei dati istituita dalla Cciaa con l’obiettivo di monitorare le dinamiche socioeconomiche del territorio. xd8/vbo/gtr

Albanese “Nasce piattaforma interattiva a sostegno di imprese e istituzioni”

16 Ottobre 2026 ore 15:02
Albanese

PALERMO (ITALPRESS) – “E’ uno strumento pensato per le imprese, le associazioni di categoria, le istituzioni. Riusciamo a fornire una quantità di dati a supporto non solo dell’economia, ma anche degli enti che vogliono programmare sapendo qual è la mappatura esatta delle aziende e degli addetti, se il trend è in crescita oppure in decremento. È uno strumento importantissimo per indirizzare l’economia, ma soprattutto per avvicinarci al futuro e ai nostri giovani: è una piattaforma interattiva, che avrà sviluppi e si completerà con la creazione di un Centro studi della Camera di commercio. Sarà la prima piattaforma per diffusione e certificazione del dato: i nostri dati sono tutti nel registro imprese, ma chi utilizza questa piattaforma sa che non ha margini di errore”. Così il presidente della Camera di Commercio Palermo-Enna, Alessandro Albanese, a margine della presentazione del Dashboard Registro Imprese, la nuova piattaforma interattiva di visualizzazione dei dati istituita dalla Cciaa con l’obiettivo di monitorare le dinamiche socioeconomiche del territorio. xd8/vbo/gtr

Camera di Commercio Palermo-Enna, nuova piattaforma interattiva per monitorare le dinamiche socioeconomiche / Video

16 Ottobre 2026 ore 14:09
Camera di Commercio Palermo-Enna, nuova piattaforma interattiva per monitorare le dinamiche socioeconomiche / Video

PALERMO (ITALPRESS) – Si chiama Dashboard Registro Imprese la nuova piattaforma interattiva di visualizzazione dei dati istituita dalla Camera di Commercio Palermo-Enna con l’obiettivo di monitorare le dinamiche socioeconomiche del territorio. Tale strumento, destinato a migliorare i processi decisionali e la programmazione di enti pubblici, enti professionali, imprese, associazioni di categoria e stakeholders, è stato presentato nella sede della Camera di Commercio, nel capoluogo siciliano, durante il convegno “Quando i dati diventano scelte. Conoscere il territorio, comprendere il cambiamento, pianificare le decisioni, anticipare il futuro”: tra i partecipanti il presidente Alessandro Albanese, nelle vesti di padrone di casa, e l’assessore regionale alle Attività produttive Edy Tamajo.

Attraverso la Dashboard Registro Imprese sarà possibile consultare un ampio patrimonio di dati che riguardano diversi ambiti: evoluzione demografica, dinamiche del sistema produttivo, tasso di crescita delle imprese, focus su settori specifici (agricoltura, artigianato, commercio, industria e turismo): si tratta di un prototipo assoluto in Sicilia per questo modello, nonché di un ulteriore cambio di passo in termini di innovazione digitale.

“Questo è uno strumento pensato per le imprese, le associazioni di categoria, le istituzioni – sottolinea Albanese -. Riusciamo a fornire una quantità di dati a supporto non solo dell’economia, ma anche degli enti che vogliono programmare sapendo qual è la mappatura esatta delle aziende e degli addetti, se il trend è in crescita oppure in decremento. È uno strumento importantissimo per indirizzare l’economia, ma soprattutto per avvicinarci al futuro e ai nostri giovani: è una piattaforma interattiva, che avrà sviluppi e si completerà con la creazione di un Centro studi della Camera di commercio. Sarà la prima piattaforma per diffusione e certificazione del dato: i nostri dati sono tutti nel registro imprese, ma chi utilizza questa piattaforma sa che non ha margini di errore”.

Attraverso un simile strumento, spiega Tamajo, l’assessorato mira a “conoscere dati e comprendere come sono messi i territori dal punto di vista commerciale: l’obiettivo è attivare politiche pubbliche consequenziali ai dati che ascolteremo”.

– Foto xd8/Italpress –

(ITALPRESS).

Puledro senza acqua né cibo in una stalla abusiva a Catania, una denuncia

16 Ottobre 2026 ore 13:55
Puledro senza acqua né cibo in una stalla abusiva a Catania, una denuncia

CATANIA (ITALPRESS) – Gli agenti della squadra a cavallo della Questura, insieme ai medici del servizio Veterinari del Dipartimento di prevenzione dell’Asp, hanno scoperto una stalla abusiva nel Villaggio Sant’Agata, a Catania. Passando davanti ad un locale, i poliziotti hanno avvertito un forte odore di letame che si sprigionava dall’interno, per cui hanno intuito che potesse esservi stabulato qualche animale detenuto in cattive condizioni igieniche. Immediatamente, è scattata la richiesta d’intervento ai Vigili del Fuoco per permettere l’accesso nel locale. Come ipotizzato dai poliziotti, la struttura era stata adibita a stalla abusiva in cui era detenuto un cavallo di circa sette mesi in precarie condizioni di salute, come accertato dal medico veterinario. La stalla è risultata priva dei necessari requisiti per garantire il benessere dell’animale, costretto a vivere in spazi angusti e con tetti molto bassi. Durante gli accertamenti è emersa anche la mancanza del bevitore automatico, necessario per favorire la pronta idratazione dell’animale. Il puledro non era stato mai censito e, pertanto, il medico ha applicato il microchip identificativo. Dopo pochi minuti, si è presentato nel locale il proprietario, un 19enne catanese, che aveva costruito la stalla senza alcuna autorizzazione, proprio accanto alla sua abitazione, occupando parte della sede stradale. Al termine di tutti i riscontri, l’uomo è stato multato per 6.500 euro ed è stato denunciato per maltrattamento di animali. vbo/gtr

Autotrasportatori in sciopero in Sicilia contro il caro carburante, presidio a Palermo

16 Ottobre 2026 ore 13:41
Autotrasportatori in sciopero in Sicilia contro il caro carburante, presidio a Palermo

PALERMO (ITALPRESS) – Autotrasportatori in sciopero in Sicilia contro il caro carburante. E’ scattato a mezzanotte nell’isola il blocco dei tir. I camion resteranno fermi nei piazzali e i semirimorchi carichi di merci non saranno ritirati dalle navi nei porti siciliani. Per cinque giorni, da oggi a martedì 20 ottobre, una parte importante del sistema dei trasporti si fermerà per protestare contro i rincari del prezzo del gasolio.

Una cinquantina di imprenditori del settore si sono riuniti davanti al varco d’ingresso per il molo Santa Lucia del porto di Palermo. Nessun blocco, solo un sit-in per comunicare il proprio malcontento. Sul posto le forze di polizia. Si registrano solo rallentamenti alla circolazione stradale. Gli autotrasportatori siciliani, infatti, hanno deciso di lasciare i loro tir fermi nei piazzali senza bloccare le strade dell’Isola.

“L’adesione al fermo dei trasporti ha superato ogni aspettativa, registrando una partecipazione totale – dichiara Salvatore Bella, leader del Cts-Comitato autotrasportatori siciliani, che ha proclamato la protesta -. In tutta la Sicilia non circola un solo mezzo pesante. Il dato più significativo è lo straordinario sostegno ricevuto dai cittadini: studenti, commercianti, agricoltori e moltissimi operai sono al nostro fianco, incoraggiandoci a non mollare. La riduzione del prezzo del carburante è una necessità assoluta per tutti; sostenere costi così esorbitanti è ormai diventato impossibile. Non abbiamo alcuna intenzione di cedere. Se sarà necessario, la protesta continuerà ad oltranza. Senza risultati concreti, non libereremo i piazzali”.

Critiche al ministro delle Infrastrutture e dei trasporti Matteo Salvini, dopo la convocazione delle rappresentanze dell’autotrasporto per il 27 ottobre.  “Riteniamo inoltre inspiegabile questo atteggiamento nei confronti degli autotrasportatori siciliani – aggiunge Bella -. Consideriamo un vero e proprio affronto la convocazione delle sigle sindacali nazionali che non stanno scioperando. Organizzazioni che beneficiano di un riconoscimento istituzionale, ma che nei fatti non fanno nulla per rappresentare i drammatici problemi della categoria nel Mezzogiorno. Alle prossime elezioni ci ricorderemo chiaramente di chi ci ha sostenuto e di chi, invece, ci ha abbandonato in un momento così drammatico”.

– Foto di repertorio Ipa Agency –

(ITALPRESS).

Ersu Palermo, attiva la nuova convenzione per la ristorazione studentesca a Trapani

16 Ottobre 2026 ore 13:00
Ersu Palermo, attiva la nuova convenzione per la ristorazione studentesca a Trapani

TRAPANI (ITALPRESS) – “A partire da lunedì 19 ottobre sarà operativa una nuova convenzione per il servizio di ristorazione nella città di Trapani”. Ad annunciarlo è il presidente di ERSU Palermo, Giuseppe Giordano, che informa anche che “al fine di garantire una maggiore flessibilità e rispondere alle diverse esigenze degli studenti, il nuovo servizio offrirà due comode opzioni di fruizione: la consumazione in loco e la consegna a domicilio”.

Per Giordano si tratta di “un’importante conferma dei servizi offerti alla comunità studentesca”. La data di avvio del servizio rivolto agli studenti universitari UniPa del polo di Trapani e del Conservatorio Scontrino di Trapani è fissata per lunedì prossimo. Ad assicurare il servizio sarà “Sei Gradi Steakhouse” in via Palmerio Abate 10, Trapani.

La ristorazione verrà garantita agli studenti in modalità self-service e come servizio di delivery tramite l’apposita APP ERSUPALERMO.

Il locale “Sei Gradi Steakhouse”, fanno sapere da ERSU, si aggiunge così alla rete di strutture partner dell’Ente. Questa collaborazione mira a offrire agli studenti un ambiente di qualità dove poter consumare i propri pasti, garantendo standard elevati e un’offerta variegata, sottolineano da ERSU.

– Foto ufficio stampa ERSU Palermo –

(ITALPRESS).

Nasce l’Agenzia Unica per la Mobilità dello Stretto, protocollo tra Messina e Reggio Calabria

16 Ottobre 2026 ore 12:38
Nasce l’Agenzia Unica per la Mobilità dello Stretto, protocollo tra Messina e Reggio Calabria

MESSINA (ITALPRESS) – Un’Area integrata dello Stretto per coordinare trasporti, turismo, cultura e servizi tra Messina e Reggio Calabria. È questo l’obiettivo del protocollo d’intesa sottoscritto dai sindaci Federico Basile e Francesco Cannizzaro, stamane, a bordo della nave traghetto Elio, alla presenza delle rispettive giunte e dei consigli comunali delle due città. Tra i punti centrali dell’accordo, della durata di cinque anni, la promozione dell’Agenzia Unica dello Stretto per la Mobilità, organismo sovracomunale destinato a coordinare il trasporto pubblico marittimo e terrestre, monitorare la qualità dei servizi e favorire l’accesso ai finanziamenti per le infrastrutture.

Il progetto punta inoltre a migliorare i collegamenti intermodali tra Messina e l’aeroporto Tito Minniti di Reggio Calabria, attraverso servizi coordinati di autobus, traghetti e treni, e a introdurre un biglietto unico per gli spostamenti nell’area. Prevista anche la promozione della denominazione commerciale “Reggio Calabria-Messina” per lo scalo aeroportuale.

“Abbiamo già un’interlocuzione direttamente col governo – ha dichiarato Cannizzaro -. Gli uffici nostri sono già al lavoro per elaborare questa norma, per sancire di fatto l’Area integrata dello Stretto”. Basile ha annunciato che dall’1 dicembre la flotta di Atm Messina sarà impegnata nei collegamenti tra la città e l’aeroporto. L’intesa comprende inoltre iniziative congiunte per la promozione turistica e culturale, la collaborazione tra le università, agevolazioni per gli studenti pendolari e un sistema integrato di monitoraggio e protezione civile.

– Foto xr6/Italpress –

(ITALPRESS).

Risolte le anomalie alla rete di trasmissione dati, ripristinata operatività voli a Catania e Comiso

16 Ottobre 2026 ore 12:15
Risolte le anomalie alla rete di trasmissione dati, ripristinata operatività voli a Catania e Comiso

CATANIA (ITALPRESS) – A seguito del ripristino del sistema nazionale per il controllo del traffico aereo, Sac comunica il ritorno alla piena operatività degli aeroporti di Catania e Comiso. E’ quanto si legge in una nota della società di gestione dei due scali.
Sac, sottolinea la nota, continua a monitorare la situazione e invita i passeggeri a verificare lo stato del proprio volo con la compagnia aerea di riferimento.

– Foto di repertorio Ipa Agency –

(ITALPRESS).

Palermo, riapre la “Zona Bianca” del centro commerciale Conca d’Oro dopo l’incendio di settembre

16 Ottobre 2026 ore 12:11
Palermo, riapre la “Zona Bianca” del centro commerciale Conca d’Oro dopo l’incendio di settembre

PALERMO (ITALPRESS) – Riapre parzialmente il centro commerciale Conca d’Oro, a Palermo, dopo l’incendio dello scorso primo settembre. Da oggi torna accessibile la cosiddetta “Zona Bianca”, l’area meno colpita dal rogo, che ospita 57 attività commerciali pronte ad accogliere i clienti a partire da mezzogiorno.

“La riapertura della zona bianca del Conca d’Oro di Palermo, rappresenta un momento importante, un primo passo che era giusto accompagnare con la nostra presenza. Ma voglio essere chiaro: oggi non è il giorno delle passerelle o delle celebrazioni. Sarà un momento di attenzione, responsabilità e soprattutto di rinnovato impegno”, dichiara l’assessore alle Attività produttive della Regione Siciliana, Edy Tamajo in occasione della riapertura della zona bianca del Conca d’Oro.

“Non dobbiamo abbassare la guardia. Questa prima apertura è certamente un segnale positivo, ma il nostro obiettivo resta uno solo: arrivare alla piena riapertura di tutte le zone. Solo allora potrò dirmi totalmente soddisfatto. Continueremo a seguire la situazione con la massima attenzione, mantenendo alta la pressione e lavorando affinché si possa arrivare nel più breve tempo possibile a una soluzione complessiva. Oggi riconosciamo l’importanza di questo primo risultato, ma sappiamo bene che il percorso non è ancora concluso. Il messaggio è semplice: nessuna passerella, nessun trionfalismo. Ci siamo oggi e continueremo a esserci, con la stessa determinazione, fino a quando tutte le aree del Conca d’Oro non saranno nuovamente aperte e pienamente fruibili”, aggiunge Tamajo.

“La riapertura di oggi – sottolinea il sindaco di Palermo, Roberto Lagalla – rappresenta un punto di ripartenza importante per il centro commerciale Conca d’Oro e per tutto il suo tessuto economico e occupazionale. Un risultato raggiunto in tempi brevi grazie all’impegno dei commissari e alla collaborazione tra le istituzioni, a partire dalla Regione Siciliana e dal Comune di Palermo. Non è una giornata di festa, ma un passaggio importante di un percorso che non può considerarsi concluso. Il mio pensiero, infatti, va alle lavoratrici e ai lavoratori che, a causa dei danni provocati dall’incendio, non hanno ancora potuto riprendere la propria attività. A loro e alle loro famiglie va la nostra attenzione, con la consapevolezza che nessuno può e deve essere lasciato indietro. Come Comune siamo al lavoro per individuare soluzioni concrete che consentano anche alle attività ancora escluse dalla riapertura di ripartire, attraverso la possibilità di una delocalizzazione temporanea in locali di proprietà comunale, in vista del periodo natalizio. L’obiettivo è creare le condizioni per tutelare l’occupazione e restituire prospettive a chi oggi si trova ancora in difficoltà. Essere presenti oggi significa riconoscere il valore di questo primo passo, senza dimenticare chi è ancora in attesa di tornare al lavoro. Per questo non abbasseremo la guardia: continueremo a lavorare, insieme a tutte le istituzioni e alle parti sociali, affinché questo percorso di ripresa sia il più possibile inclusivo e nessuno venga lasciato indietro”.

Assenti alla cerimonia le sigle sindacali, preoccupate per i risvolti occupazionali dei lavoratori delle aree ancora danneggiate.

– Foto comune di Palermo, Stefano Patania –

(ITALPRESS).

Il sud bloccato dalla protesta degli autotrasportatori, a rischio l'intera rete nazionale

16 Ottobre 2026 ore 16:32
Si teme anche per la consegna dei farmaci. Distributori esauriti in Puglia e Calabria, i tir non scaricano in Sicilia. Mobilitazione con presidi in tutte le Province: camion posizionati a bordo strada e disagi alla circolazione

© RaiNews

Lite nella notte e aggressione alla compagna, 54enne arrestato nel Catanese

16 Ottobre 2026 ore 10:01
Lite nella notte e aggressione alla compagna, 54enne arrestato nel Catanese

BIANCAVILLA (ITALPRESS) – Una violenta lite in casa finita nel sangue e poi l’intervento dei Carabinieri che hanno fatto scattare le manette per un 54enne del posto. È accaduto a Biancavilla, dove una gazzella del Nucleo Radiomobile di Paternò è intervenuta in un’abitazione nei pressi di via G. Matteotti a seguito di una chiamata d’emergenza al 112 da parte della vittima, una donna di 53 anni. All’arrivo dei militari, la donna presentava evidenti segni di violenza fisica ed era in forte stato di agitazione.

I sanitari del 118, allertati dagli stessi Carabinieri, l’hanno trasportata al Pronto Soccorso di un ospedale della zona, da cui è stata dimessa con 10 giorni di prognosi. Secondo quanto denunciato successivamente in caserma, le aggressioni fisiche e le pressioni psicologiche da parte del compagno andavano avanti da tempo, esacerbate dall’abuso costante di alcol e sostanze stupefacenti.

La discussione della notte, nata per futili motivi, è stata l’ennesimo episodio di un clima di continue minacce che aveva ingenerato nella vittima un forte timore per la propria incolumità. Attivata immediatamente la procedura del “Codice Rosso”, i Carabinieri hanno bloccato e arrestato il 54enne con l’accusa di maltrattamenti in famiglia. La donna, informata sui servizi di tutela del territorio, ha accettato il trasferimento in una casa protetta.

– Foto di repertorio Carabinieri –

(ITALPRESS)

A Catania il Festival della Cultura Finanziaria: Intelligenza artificiale, dalla sanità alla giustizia

15 Ottobre 2026 ore 20:50
A Catania il Festival della Cultura Finanziaria: Intelligenza artificiale, dalla sanità alla giustizia

CATANIA (ITALPRESS) – Dalla tutela dell’informazione alla prevenzione sanitaria, fino all’impatto sulla giustizia e sulla formazione finanziaria. L’intelligenza artificiale è stata al centro della terza giornata del Festival della Cultura Finanziaria 2026, con l’incontro dal titolo “Intelligenza artificiale: longevità, comunicazione e cybersicurezza”. Un confronto sulle opportunità offerte dalle nuove tecnologie, ma anche sulla necessità di regole, competenze e responsabilità per governarne gli effetti sulla società.

A moderare il dibattito è stata Janina Benedetta Landau, responsabile della sede di Roma di Class CNBC. Dopo i saluti iniziali di Teresa Calabrese, presidente del Festival della Cultura Finanziaria, Maria Cristina Busi Ferruzzi, presidente di Confindustria Catania, e Marco Corsaro, presidente di Anci, sono intervenuti rappresentanti delle istituzioni, della magistratura e del mondo finanziario e tecnologico.

Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri con delega all’Informazione e all’Editoria, Alberto Barachini, ha richiamato l’attenzione sulla necessità di tutelare i cittadini di fronte alla diffusione dell’intelligenza artificiale e dei contenuti manipolati. ‘Si può discutere se l’Europa faccia abbastanza, ma resta l’unica grande realtà ad aver approvato una legge sull’intelligenza artificiale. In America non c’è e in Asia nemmeno’, ha affermato Barachini, sottolineando come l’Unione europea si trovi a competere con grandi potenze internazionali che investono ingenti risorse nello sviluppo tecnologico. Il sottosegretario ha evidenziato anche il ruolo della normativa italiana, che introduce una specifica fattispecie di reato legata ai deepfake. ‘Abbiamo una legge italiana con una novità unica: il reato di deepfake. Lo abbiamo fatto perché i cittadini devono poter conoscere e riconoscere ciò che è reale e ciò che non lo è’, ha spiegato.

Il tema della trasparenza riguarda in particolare l’informazione, chiamata a utilizzare gli strumenti tecnologici senza rinunciare alla verifica delle notizie e alla responsabilità umana. Un’esigenza che diventa ancora più importante quando i contenuti possono condizionare le scelte dei cittadini e la loro capacità di distinguere le informazioni attendibili da quelle false. Sul fronte delle competenze economiche, Dario Damiani, capogruppo della Commissione Bilancio del Senato, ha ripercorso il percorso che ha portato anche all’introduzione dell’educazione finanziaria nelle scuole e alla legge che ha preso il suo nome. ‘Il primo giorno della legislatura, nel 2022, ho presentato due proposte di legge. La prima prevedeva che l’educazione finanziaria avesse uno spazio autonomo nel programma scolastico. La seconda, che è la strada seguita, proponeva di inserirla nell’educazione civica, già prevista dal 2019’, ha raccontato anche alla platea di studenti presenti all’interno della sala Concetto Marchese.

Il provvedimento è stato poi inserito nel percorso legislativo del disegno di legge sui capitali. Damiani ha seguito l’iter parlamentare come relatore al Senato, fino all’approvazione nel 2024. ‘Sono contento che l’iniziativa sia stata condivisa. Grazie a quella legge, l’insegnamento dell’educazione finanziaria è oggi obbligatorio nelle scuole. Le ore non sono ancora tante, ma si è partiti. Il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha già varato le linee guida l’anno scorso’.

Secondo il senatore, negli ultimi dieci anni è cresciuta l’attenzione verso la formazione economica, con un calendario di iniziative che ormai va oltre il tradizionale appuntamento del mese di novembre. Resta però il divario rispetto agli altri Paesi europei. ‘Siamo ancora in fondo alle classifiche europee sulle competenze finanziarie, ma qualche gradino lo abbiamo salito. C’è ancora tanto da fare’, ha sottolineato Damiani, che ha proposto anche di modificare la legge per consentire alle associazioni maggiormente rappresentative del settore di partecipare al tavolo ministeriale che definisce il Piano nazionale di educazione finanziaria. ‘Vogliamo mettere intorno allo stesso tavolo istituzioni e associazioni’, ha concluso.

Le applicazioni dell’intelligenza artificiale nella medicina e nell’assistenza agli anziani sono state al centro dell’intervento di Francesco Ciancitto, componente della Commissione Affari sociali e Sanità della Camera dei deputati. ‘La vita media in Italia è oggi di 84 anni. In cinquant’anni è cresciuta di circa 15 anni. L’obiettivo adesso è fare in modo che questi anni siano vissuti bene, e per riuscirci bisogna cominciare dalla prevenzione’, ha dichiarato l’esponente governativo. L’analisi dei dati sanitari può aiutare a individuare le patologie più frequenti, valutare l’efficacia degli interventi e comprendere come i pazienti rispondono ai farmaci. Informazioni che, se utilizzate correttamente, possono consentire di individuare prima alcune malattie e migliorare la qualità dell’assistenza. ‘Accanto alla formazione del personale sanitario, degli ospedali e delle strutture accreditate, abbiamo oggi uno strumento in più: l’intelligenza artificiale’, ha spiegato Ciancitto, indicando tra gli ambiti di applicazione anche l’analisi di radiografie, TAC ed esami diagnostici.

Il deputato ha collegato la prevenzione anche alla sostenibilità economica del sistema sanitario e delle famiglie. Un invecchiamento attivo, con anziani che continuano a partecipare alla vita sociale, può contribuire a ridurre il ricorso all’assistenza e il peso della spesa sociale. ‘L’intelligenza artificiale deve servire a migliorare la qualità della vita e l’assistenza agli anziani, e a ridurre le spese del Servizio sanitario nazionale e quelle delle famiglie. Il risparmio economico è una conseguenza: l’obiettivo è vivere meglio’. Ciancitto ha ricordato che oggi la prevenzione assorbe circa il 5% del Fondo sanitario nazionale e che il Governo punta ad aumentarne il peso. Ha inoltre richiamato il confronto a livello europeo per fare in modo che la spesa destinata alla prevenzione sia considerata un investimento, anziché una spesa ordinaria, nell’ambito del Patto di stabilità. ‘Investire nella salute dei cittadini e dei lavoratori fa crescere anche il Pil’, ha osservato.

Sui rischi e sulle responsabilità legati all’impiego dell’intelligenza artificiale nella giustizia si è soffermato Mariano Sciacca, presidente del Tribunale di Catania, che da circa vent’anni si occupa di innovazione giudiziaria. ‘La magistratura e la giustizia sono infrastrutture di fiducia. Hanno caratteristiche costituzionali precise, come l’indipendenza, e rappresentano un riferimento fondamentale anche per la finanza e per gli investitori’, ha affermato durante il Festival della Cultura Finanziaria. Per Sciacca, i dati prodotti dal sistema giudiziario costituiscono un patrimonio di grande valore, perché raccontano la storia di un Paese. Un patrimonio che deve essere conservato e valorizzato, soprattutto in una fase in cui l’intelligenza artificiale può incidere sui processi decisionali e sulla gestione delle informazioni.

‘Quando parliamo di intelligenza artificiale nel settore della giustizia, parliamo di decidere come gestire la nostra sovranità cognitiva e costituzionale’, ha spiegato il presidente del Tribunale, richiamando la necessità di garantire che l’innovazione non comprometta l’autonomia delle istituzioni e i diritti delle persone. Un passaggio importante riguarda la formazione di magistrati e avvocati. ‘Come magistrati abbiamo ricevuto ancora poca formazione sull’intelligenza artificiale. Eppure la responsabilità è grandissima. In questi giorni ci sono già casi di magistrati e avvocati che hanno usato questi strumenti senza verificare i risultati’, ha avvertito il presidente del tribunale etneo.

Proprio per questo, secondo Sciacca, giustizia e sanità sono ambiti nei quali occorre valutare con particolare attenzione l’impatto delle nuove tecnologie, perché coinvolgono alcune delle garanzie e dei diritti fondamentali della persona. Il presidente del Tribunale ha riconosciuto le preoccupazioni delle imprese rispetto al quadro normativo europeo e nazionale, ma ha giudicato opportuna la scelta di introdurre regole. Ha inoltre ricordato l’appello lanciato a luglio dai dirigenti giudiziari, sottoscritto dalla grande maggioranza dei presidenti delle Corti d’appello e dei tribunali, per offrire un contributo collaborativo e istituzionale alla gestione di questa trasformazione. All’incontro hanno partecipato anche Marzia Del Prete, senior manager AI presso EY Technology Consulting, Antonio Simeone, fondatore e amministratore delegato di Stoneprime US e direttore del Luiss Quantum & AI Lab, e Villy De Luca, responsabile dell’High Touch Trading & Syndicate per l’area EMEA di Squarepoint Capital LLC. I loro contributi hanno completato il confronto sulle applicazioni dell’intelligenza artificiale nei diversi ambiti professionali, dalla consulenza tecnologica ai mercati finanziari, in un dibattito che ha messo al centro la necessità di accompagnare l’innovazione con competenze adeguate e sempre in aggiornamento, regole chiare e attenzione alle ricadute concrete sulla vita dei cittadini.

-Foto xo5/Italpress-
(ITALPRESS).

Targa Florio Classica parte da Palermo, La Russa “La gara più antica al mondo”

15 Ottobre 2026 ore 20:34
Targa Florio Classica parte da Palermo, La Russa

PALERMO (ITALPRESS) – “La Targa Florio è una gara unica, la gara più antica al mondo. Una grande accoglienza di pubblico e di appassionati qua a Palermo, ACI da sempre vicino alla Targa Florio, e ora ancora di più verso il futuro di questa gara”. Lo ha detto il presidente dell’Automobile Club d’Italia Geronimo La Russa, per la cerimonia di partenza della Targa Florio Classica 2026: la manifestazione, realizzata in collaborazione con l’Automobile Club d’Italia, è un appuntamento decisivo del Campionato Italiano Grandi Eventi e Ferrari Tribute to Targa Florio con 200 straordinarie vetture al via dalla piazza Piazza Verdi, davanti al teatro Massimo a Palermo.
xd6/mrc/gsl

Al via da Palermo la Targa Florio Classica 2026, 200 auto e domani tappa a Trapani

15 Ottobre 2026 ore 20:30
Al via da Palermo la Targa Florio Classica 2026, 200 auto e domani tappa a Trapani

PALERMO (ITALPRESS) – Si rinnova la grande festa a Palermo per la cerimonia di partenza della Targa Florio Classica 2026, appuntamento decisivo del Campionato Italiano Grandi Eventi e Ferrari Tribute to Targa Florio con 200 straordinarie vetture al via dalla scenografica piazza Piazza Verdi, davanti al teatro Massimo. A dare il benvenuto ai partecipanti e agli sportivi, il presidente dell’Automobile Club d’Italia Geronimo La Russa che, non solo sarà presente in tutte le fasi dell’evento sportivo e culturale, ma lo virà dal suo interno perchè sarà al volante di una Fiat 500 insieme a prestigiosi ospiti internazionali. Sono arrivati a Palermo per l’esclusiva occasione infatti, i componenti del Club dei fondatori della FIA, ovvero del Founding Member Star, comitato che riunisce i 13 club automobilistici nazionali pionieri, che il 20 giugno 1904 a Parigi hanno fondato l’AIACR (Association Internationale des Automobile Clubs Reconnus), l’organizzazione che nel 1946 è diventata la Fèdèration Internationale de l’Automobile, ovvero la FIA. Il parterre di ospiti internazionali scoprirà le meraviglie della Sicilia al volante delle generose Fiat 500 messe a disposizione dal partner “Terre di Canossa”. A fare gli onori di casa il primo cittadino di Palermo, il professore Roberto Lagalla, e le autorità istituzionali civili e militari dell’isola.
Domani, venerdì 16 ottobre, la prima tappa di 304,79 km sarà nel Trapanese dove, si sta già concentrando l’attenzione degli appassionati, delle amministrazioni locali e delle associazioni di promozione del territorio, per accogliere ed acclamare i 200 equipaggi sulle loro splendide auto storiche e GT, veri e propri gioielli della tecnica ingegneristica e stilistica. Tra i marchi automobilistici più blasonati, Alfa Romeo, Aston Martin, Austin, Ferrari, Fiat, Jaguar, Lancia, Mercedes, Porsche.
Grande prestigio non solo di auto, ma anche di driver tra cui: Alessandro Alunni Bravi, Chief Business Affairs Officer Mclaren Racing, l’ingegnere Gabriele Tredozi, progettista di casa Minardi, Enrico Colombo, Direttore Generale di ACI Global Servizi, oltre agli assi della regolarità, come i campioni Moceri, e Di Pietra.
Tornando al percorso, la prima tappa attraverserà i comuni di Altofonte, Partinico, Alcamo e proseguiranno lungo la costa nord attraverso Castellammare, Custonaci, Erice, Trapani con le suggestive saline di Nubia e ancora Marsala, dove gli i concorrenti si ritroveranno per una preziosa sosta alle le storiche cantine Florio, dove la famiglia fondò uno dei più importanti stabilimenti per la vinificazione e commercializzazione delle uve provenienti da tutta la Sicilia. Dopo la sosta gli equipaggi andranno a Mazara del Vallo e Campobello di Mazara, considerato uno dei luoghi simbolo della disciplina della regolarità italiana. Una tradizione sportiva che affonda le proprie origini in una storia recente e caratteristica di Campobello grazie al suo ideatore, ovvero l’allora sindaco Nino Buffa che nel 1962, per festeggiare l’installazione del primo impianto di illuminazione pubblica nel paese, ebbe la brillante intuizione di organizzare una competizione automobilistica tutta notturna che si snodasse tra le vie cittadine richiamando migliaia di persone. Proprio a Campobello la locale Pro Loco, retta dall’imprenditore Mauro Cudia, donerà a ciascuno degli equipaggi dei doni con prodotti tipici del territorio. Altro momento dalla grande suggestione sarà certamente l’ingresso all’interno del Parco Archeologico di Selinunte, tra il blu del mare e le colonne di epoca ellenica. A Partanna si svolgerà invece la Power Stage Classic, l’avvincente prova spettacolo su tre rilevamenti cronometrici, allestita all’interno dell’abitato davanti al Castello Grifeo, antica fortezza araba del 1300, oggi sede tra l’altro del museo della preistoria. La Power Stage di grande richiamo per il pubblico, sarà integralmente trasmessa in differita su ACI Sport Tv, il canale televisivo dedicato all’automobilismo sui canali 228 di Sky, 52 di tivùsat ed on demand su acisport.tv. La prima tappa prevede lo svolgimento di 96 prove Cronometrate, 8 Prove di Media e 6 Controlli a Timbro. Al termine della tappa, gli equipaggi faranno rientro a Palermo. Sabato, la seconda tappa sul Grande Circuito delle Madonie. La competizione, che si svolge su strade aperte alla viabilità ordinaria, registra un’imponente organizzazione di uomini e mezzi, coordinati dal direttore di gara Marco Cascino. A supporto delle vetture in gara, vi saranno come sempre gli efficienti uomini e mezzi di ACI Global e Servizi. Tutte le informazioni sono come sempre disponibili sul sito www.targa-florio.it e www.acisport.it.

– Foto ufficio stampa Automobile Club d’Italia –
(ITALPRESS).

Targa Florio Classica, Lagalla “Una gara che celebra la storia di Palermo”

15 Ottobre 2026 ore 19:20
Targa Florio Classica, Lagalla

PALERMO (ITALPRESS) – “E’ una gara che racconta la Sicilia: nata in Sicilia, sviluppatasi in Sicilia, vissuta fino ad oggi intensamente in Sicilia, lungo un percorso che ne rivela fino in fondo le bellezze e la struggente orografia del territorio. Una gara che articoliamo adesso in due momenti della stagione: una per regolarità, un’altra riservata alle macchine storiche”. Così il sindaco di Palermo, Roberto Lagalla, a margine della partenza della Targa Florio Classica 2026,da Piazza Verdi a Palermo. “Insomma, una gara che ha mutato pelle, ma ha mantenuto intatta la tradizione, la forza, la sua rappresentatività e l’identità di una regione – ha aggiunto Lagalla -. Il fatto che parta da questa piazza Massimo, dove il teatro racconta del Liberty, del Basile e dei Basile, tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento, ci riporta a quella Sicilia dei Florio, a quella Palermo felicissima che intensamente stiamo lavorando per poter riportare ai fasti di un tempo”, ha concluso.
(ITALPRESS).
mrc/azn

A Palermo medici e istituzioni si vaccinano contro l’influenza

15 Ottobre 2026 ore 18:22
A Palermo medici e istituzioni si vaccinano contro l'influenza

PALERMO (ITALPRESS) – Un gesto simbolico. A Villa Magnisi, sede dell’Ordine dei Medici di Palermo, istituzioni e medici si sono vaccinati insieme per dare il buon esempio e richiamare l’attenzione sull’importanza della prevenzione in occasione della campagna antinfluenzale 2026-2027, che in Sicilia ha preso il via il 12 ottobre. A ricevere il vaccino tra gli altri l’assessore regionale alla Salute, Marcello Caruso, il presidente dell’Ordine dei medici di Palermo, Toti Amato, e il segretario regionale della Federazione italiana medici di medicina generale Luigi Tramonte.
f15/xd8/fsc/gtr

Inchiesta della Corte dei conti sulle consulenze alla Regione dell’avvocato Armao

15 Ottobre 2026 ore 17:49
Inchiesta della Corte dei conti sulle consulenze alla Regione dell’avvocato Armao

PALERMO (ITALPRESS) – Un’inchiesta è stata avviata dalla Procura della Corte dei conti sui compensi ricevuti dall’avvocato Gaetano Armao in qualità di consulente del presidente della Regione Siciliana.

Le Fiamme gialle si sono presentate negli uffici regionali per sequestrare i documenti sui contratti sottoscritti con Armao, già sotto inchiesta per corruzione da parte della Procura ordinaria.

-Foto di repertorio Guardia di Finanza-
(ITALPRESS).

Istituzioni e studenti a confronto agli Stati Generali della scuola in Sicilia

15 Ottobre 2026 ore 17:02
Istituzioni e studenti a confronto agli Stati Generali della scuola in Sicilia

PALERMO (ITALPRESS) – La scuola siciliana guarda al futuro. A Palermo, gli Stati generali dell’istruzione diventano un’occasione di confronto tra istituzioni, mondo scolastico e studenti, per riflettere sulle sfide della formazione e sulle esigenze delle nuove generazioni. Un dialogo che passa anche dai linguaggi della comunicazione, sempre più digitali. La sfida è avvicinare adulti e ragazzi, superando le distanze e imparando ad ascoltarsi reciprocamente.
xd6/mgg/azn

Giustizia più vicina ai cittadini, 3 nuovi Uffici di prossimità nell’Agrigentino

15 Ottobre 2026 ore 16:29
Giustizia più vicina ai cittadini, 3 nuovi Uffici di prossimità nell'Agrigentino

AGRIGENTO (ITALPRESS) – La giustizia è sempre più vicina ai cittadini anche nell’Agrigentino, con l’apertura di tre uffici di prossimità a Campobello di Licata, Racalmuto e Raffadali. La presentazione si è svolta al Tribunale di Agrigento nell’ambito della sesta Conferenza tematica del progetto promosso dal Ministero della Giustizia e realizzato dalla Regione Siciliana con il supporto di Formez.
xa9/fsc/gtr

UniCredit, la Sicilia punta sull’attrattività e sul ruolo di polo produttivo del Mediterraneo

15 Ottobre 2026 ore 14:55
UniCredit, la Sicilia punta sull’attrattività e sul ruolo di polo produttivo del Mediterraneo

CATANIA (ITALPRESS) – Rafforzare le imprese, valorizzare il capitale umano e rendere la Sicilia più attrattiva per gli investimenti nazionali e internazionali. Sono le direttrici emerse dal Forum dei Territori di UniCredit, che si è svolto a Palazzo degli Elefanti, a Catania, riunendo rappresentanti del mondo economico, istituzionale e accademico per un confronto sulle prospettive di sviluppo dell’Isola.

Ad aprire i lavori è stato il presidente di UniCredit, Pier Carlo Padoan, che ha richiamato le opportunità offerte dall’innovazione tecnologica e dalla valorizzazione delle risorse locali, in un contesto internazionale complesso. “La situazione globale che stiamo vivendo, purtroppo, non è positiva ed è fonte di problemi, ma anche di opportunità” ha affermato, indicando nell’innovazione tecnologica e nella capacità di mettere in rete territori e istituzioni due leve decisive per la crescita. Secondo Padoan, la frammentazione territoriale e istituzionale rischia di ostacolare la diffusione dell’innovazione. Per questo, ha sottolineato, occorre creare occasioni di confronto e strumenti capaci di mettere a sistema le potenzialità locali. Un percorso nel quale la Sicilia può puntare soprattutto sul capitale umano. “Quale capitale può essere particolarmente importante per la Sicilia? Quello umano, di cui l’Isola è particolarmente dotata”, ha spiegato il presidente di UniCredit in video collegamento con Palazzo degli Elefanti, richiamando il contributo dei giovani che scelgono di restare, investire le proprie energie sul territorio o tornare per avviare nuove attività.

Formazione, istituzioni, innovazione tecnologica e infrastrutture devono quindi concorrere a una strategia comune, capace di trasformare le risorse disponibili in crescita economica duratura. Un quadro che presenta segnali incoraggianti, ma anche elementi di fragilità. A delinearli è stato Luca Bianchi, presidente di Svimez, che ha illustrato i dati relativi all’andamento dell’economia siciliana. “La Sicilia ha partecipato alla ripresa post Covid con risultati anche migliori della media del Mezzogiorno, con un dato importante che è stato la ripresa della crescita industriale dopo tanti anni di deindustrializzazione” ha detto. A preoccupare è però la possibilità che il ciclo positivo perda slancio. “Questa crescita, trainata soprattutto dalla finanza pubblica e dal PNRR, rischia di indebolirsi e, soprattutto, l’effetto dell’aumento dell’inflazione, con salari bassi, rischia di ridurre il potere d’acquisto delle famiglie”. Il rischio, ha avvertito il presidente Svimez da Catania, è quello di una regione “un po’ più solida da un punto di vista economico, ma più fragile da un punto di vista sociale”.

Tra i nodi da affrontare figurano la frammentazione del tessuto produttivo, la scarsa presenza di grandi imprese, le carenze infrastrutturali e la difficoltà di distribuire i flussi turistici lungo tutto l’anno. Criticità che si affiancano alle opportunità legate alle risorse pubbliche ed europee e all’interesse degli investitori internazionali per settori come energia, logistica e innovazione.

In Sicilia sono attive circa 370 mila imprese. Per sostenerne lo sviluppo, il Regional Manager della Region Sicilia di UniCredit, Salvatore Malandrino, ha indicato la necessità di favorire la crescita dimensionale e sostenibile delle aziende, rafforzare le filiere tradizionali e sviluppare quelle strategiche, a partire da meccatronica, tecnologie dell’informazione e della comunicazione, energia e infrastrutture. Un percorso che può beneficiare anche degli investimenti avviati attraverso il PNRR e la Zona economica speciale unica.

Tra i comparti con maggiori margini di crescita c’è il turismo, che rappresenta circa il 4% dell’economia regionale e coinvolge una filiera estesa, dall’ospitalità ai trasporti, dalla ristorazione ai servizi culturali e ricreativi. Il settore conta oltre 32 mila imprese attive e genera un valore della produzione pari a circa 6 miliardi di euro. Il Forum ha approfondito anche il contributo delle produzioni cinematografiche alla promozione della destinazione Sicilia, con un intervento di Marco Grifoni, amministratore delegato della casa di produzione Palomar. Cinema e serie televisive possono infatti contribuire a rafforzare la riconoscibilità internazionale dell’Isola e ad alimentare i flussi turistici.

“Sono fondamentali gli investimenti focalizzati sull’innalzamento della qualità e della varietà dell’offerta turistica, ma anche sulla valorizzazione dell’unicità del nostro patrimonio“, ha sottolineato Malandrino, evidenziando la necessità di un ulteriore impegno di sistema per trasformare la visibilità della Sicilia in risultati economici concreti.

L’obiettivo del Forum è stato proprio individuare le leve per rafforzare il brand Sicilia nel medio e lungo periodo, attraverso quattro ambiti di intervento: impresa, proiezione internazionale, incoming e giovani. Un confronto che, come ha ribadito Remo Taricani, Deputy Head of Italy di UniCredit, punta a sostenere le potenzialità del territorio. “La Sicilia dispone di energie imprenditoriali, talenti e asset competitivi che possono renderla sempre più attrattiva e protagonista nel panorama nazionale e internazionale. Come UniCredit vogliamo continuare a fare la nostra parte, mettendo a disposizione risorse, competenze e una presenza radicata sul territorio per sostenere uno sviluppo duraturo e inclusivo”, ha dichiarato Salvatore Malandrino.

A confermare il ruolo della banca nell’economia regionale sono i dati sui finanziamenti. Nel 2025 UniCredit ha concesso in Sicilia nuovi finanziamenti per circa 1,6 miliardi di euro, in crescita del 20% rispetto al 2024, con oltre la metà delle risorse destinate alle imprese. Nel primo semestre del 2026 le nuove erogazioni hanno raggiunto 1,1 miliardi, di cui 624 milioni a favore delle aziende, con un incremento del 24% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. La banca conta nell’Isola quasi 900 mila clienti, tra cui oltre 70 mila imprese, e una quota di mercato del 21,8%.

Nel corso della giornata è intervenuto anche Nico Torrisi, alla guida dell’Advisory Board Sicilia di UniCredit. La tavola rotonda “Riflessioni sull’attrattività: Imprese, Export, Istituzioni, Turismo, Formazione e Capitale Umano a confronto”, moderata dalla giornalista di Class CNBC Janina Landau, ha riunito Giosy Romano, capo Dipartimento per il Sud e coordinatore della ZES unica, Donato Piscuoglio, Head of Real Estate di Arrow Global Italia, Lucio Colombo, presidente del Digital Innovation Hub Sicilia, Enrico Foti, rettore dell’Università degli Studi di Catania, José Rallo, amministratore delegato di Donnafugata, e Marco Anfuso, CEO di Regran.

Al centro del confronto, la possibilità di trasformare le risorse e le competenze già presenti in Sicilia in un sistema economico più competitivo, capace di attrarre investimenti, sostenere l’occupazione e consolidare il ruolo dell’Isola come polo produttivo nel Mediterraneo.

– foto xo5/Italpress –

(ITALPRESS).

Mobility Expo by SM a Palermo, le auto dei sogni in mostra a Piazza Castelnuovo

15 Ottobre 2026 ore 14:39
Mobility Expo by SM a Palermo, le auto dei sogni in mostra a Piazza Castelnuovo

PALERMO (ITALPRESS) – Un’anteprima nazionale assoluta, tre novità non ancora commercializzate e per la prima volta esposte in Sicilia, oltre alle più recenti proposte di dieci marchi automobilistici, saranno protagoniste del Mobility Expo by SM, in programma da venerdì 23 a domenica 25 ottobre in Piazza Castelnuovo, a Palermo. La manifestazione, organizzata dalla rivista Sicilia Motori con il patrocinio del Comune di Palermo, offrirà al pubblico non soltanto l’opportunità di conoscere da vicino alcuni dei modelli più recenti del mercato, attraverso un’esposizione all’aperto visitabile gratuitamente giorno e notte, ma anche un percorso tra ambiente, storia, tecnologia e sicurezza stradale. Tra i nuovi partner figura l’Automobile Club d’Italia (ACI), che dedicherà particolare attenzione ai temi della sicurezza stradale. Spazio anche alla formazione e alla ricerca con la partecipazione dell’Università degli Studi di Palermo, presente con il Museo dei Motori e dei Meccanismi e con il team Apex, che esporrà la monoposto progettata e realizzata dagli studenti di Ingegneria. A loro si affiancheranno i colleghi dell’Università di Messina, con il team Zancle E-Drive, e dell’Università di Catania, a completare una rappresentanza dei tre atenei siciliani. Accanto alle vetture di oggi e alle tecnologie di domani, troveranno spazio anche le automobili d’epoca con l’Heritage Red Carpet, una selezione di modelli che hanno segnato la storia dell’automobile a partire dagli anni Cinquanta.

Di mobilità, sicurezza e città intelligenti si parlerà anche venerdì 23 ottobre, subito dopo la cerimonia inaugurale prevista alle ore 10, nel corso della tavola rotonda dedicata al futuro della mobilità. Al confronto parteciperanno Maurizio Carta, assessore alla Mobilità del Comune di Palermo, Gianfranco Fenocchio, General Manager di Bosch Engineering Italy, e rappresentanti dell’ACI e dell’Università. Le conclusioni saranno affidate a Giuliano Forzinetti, assessore alle Attività Produttive del Comune di Palermo. Sul fronte automobilistico, a rappresentare i dieci marchi partecipanti saranno le concessionarie ufficiali Astercar (Kia e Mazda), Nuova Cori (Honda), R.Star (Chery, Jaecoo, Lepas e Omoda) e Stellantis & You (Fiat e Lancia), alle quali si affiancherà BYD. L’esposizione comprenderà una selezione di modelli elettrificati, dalle piccole vetture destinate alla mobilità urbana ai SUV di ultima generazione. Per la prima volta in Sicilia saranno inoltre esposte la Fiat Grizzly, nelle due versioni tradizionale e Fastback, e la Lancia Gamma, tre novità non ancora commercializzate. A completare la presenza dei due marchi italiani saranno la Fiat Topolino e la Lancia Ypsilon. Honda sarà rappresentata dai SUV CR-V e HR-V, mentre Chery e Lepas esporranno rispettivamente Tiggo 9 e L8. Tre i modelli proposti da Omoda – 5 BEV, 7 SHS-P e 9 SHS-P – e altrettanti quelli di Jaecoo, con 5 SHS-H, 7 SHS-P e 8 SHS-P.Kia sarà presente con EV2 e Seltos, mentre Mazda proporrà la CX-5. Accanto all’esposizione statica, i visitatori potranno prenotare test drive su una selezione di vetture messe a disposizione dalle concessionarie partecipanti, per approfondirne le caratteristiche e valutarne direttamente il comportamento su strada. Il Mobility Expo by SM sarà visitabile gratuitamente per tutte e tre le giornate, con le vetture che rimarranno in esposizione in Piazza Castelnuovo 24 ore su 24, fino a domenica 25 ottobre. Media partner della manifestazione saranno l’agenzia di stampa Italpress e il gruppo Giornale di Sicilia, con TGS e RGS.

– foto ufficio stampa Stratos DMP –

(ITALPRESS).

Palestre scolastiche a Palermo, il Mim revoca la richiesta di restituzione dei fondi. Lagalla “Risultato concreto”

15 Ottobre 2026 ore 14:13
Palestre scolastiche a Palermo, il Mim revoca la richiesta di restituzione dei fondi. Lagalla “Risultato concreto”

PALERMO (ITALPRESS) – Il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha revocato i provvedimenti di decadenza dai finanziamenti per circa un milione di euro per le palestre scolastiche “Colozza-Bonfiglio” alla Zisa, “Di Vittorio” allo Sperone e “Saladino” al Cep. La decisione riconosce che i tre interventi sono stati realizzati e che le criticità contestate riguardavano esclusivamente la rendicontazione amministrativa e contabile, non l’esecuzione dei lavori. Il Comune avrà adesso 20 giorni per completare la documentazione richiesta dal Ministero. “Esprimiamo soddisfazione per una decisione che mette un punto fermo su una vicenda importante per la città e per tre quartieri che hanno bisogno di strutture scolastiche sicure e funzionali. Il risultato arriva grazie alla proficua interlocuzione politica e amministrativa tra il Comune di Palermo e il Ministero, che ha consentito di rappresentare con chiarezza lo stato degli interventi e di individuare una soluzione nell’interesse della collettività”, dichiara il sindaco Roberto Lagalla.

“La revoca dei provvedimenti conferma che le opere sono state realizzate e che le procedure possono essere completate attraverso gli adempimenti di rendicontazione richiesti. È un risultato concreto per Palermo e per le scuole coinvolte, che consente di superare le preoccupazioni delle scorse settimane, quando qualcuno aveva già ipotizzato pesanti conseguenze per i conti del Comune. Continuiamo a lavorare, insieme agli uffici e in collaborazione con il Ministero, per portare a termine tutte le procedure e tutelare le risorse pubbliche“, conclude il sindaco.

– foto IPA Agency –

(ITALPRESS).

Vaccinazioni antinfluenzali, a Palermo istituzioni e medici “danno l’esempio”

15 Ottobre 2026 ore 14:00
Vaccinazioni antinfluenzali, a Palermo istituzioni e medici “danno l’esempio”

PALERMO (ITALPRESS) – Il presidente dell’Ordine dei medici di Palermo Toti Amato, componente del direttivo nazionale della Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri (Fnomceo), ha somministrato il vaccino antinfluenzale all’assessore regionale alla Salute Marcello Caruso, a Villa Magnisi, sede dell’Ordine. Un gesto simbolico per richiamare i cittadini all’importanza della prevenzione, a due giorni dall’avvio della campagna vaccinale 2026-2027 in Sicilia. All’iniziativa, promossa dall’Ordine dei medici chirurghi e degli odontoiatri di Palermo, hanno partecipato anche Alberto Firenze, direttore generale dell’Azienda sanitaria provinciale (Asp) di Palermo, Giacomo Scalzo, dirigente generale del dipartimento per le Attività sanitarie e Osservatorio epidemiologico (Dasoe) della Regione siciliana, i rappresentanti della medicina generale e i componenti del consiglio direttivo dell’Ordine.
“La prevenzione rappresenta uno dei pilastri fondamentali di una buona sanità. Perchè permette di tutelare la salute dei cittadini e, allo stesso tempo, di ridurre le conseguenze delle malattie sull’intero sistema sanitario. La mia adesione a questa iniziativa è spontanea e nasce dalla convinzione che vaccinarsi sia un gesto importante e doveroso. Desidero inoltre ringraziare l’Ordine dei medici per il lavoro capillare che svolge quotidianamente e per la presenza costante al fianco dei pazienti”, ha detto Caruso.
Al centro dell’incontro anche il ruolo dei medici nell’informazione sanitaria e nel rapporto di fiducia con gli assistiti. “Il compito del medico non si esaurisce nella somministrazione di un vaccino. E’ altrettanto importante saper informare i cittadini, spiegare loro come funziona e quali malattie può prevenire. Il rapporto con il paziente passa attraverso il dialogo e la capacità di accompagnarlo verso scelte consapevoli. Per questo è importante evitare che si affidi a percorsi che non hanno nulla a che fare con una corretta assistenza sanitaria. E’ questa una delle responsabilità più importanti della nostra professione”, ha sottolineato Amato.
Sul piano organizzativo, l’Asp di Palermo ha definito le modalità di adesione dei medici e distribuzione delle dosi, mentre sono già in programma ulteriori iniziative rivolte al personale sanitario. “La vaccinazione antinfluenzale costituisce uno strumento importante della prevenzione primaria e ci vedrà impegnati fino al nuovo anno. La prossima settimana organizzeremo una giornata dedicata ai dipendenti dell’Asp di Palermo, un’iniziativa che si aggiunge alle attività già programmate per promuovere le vaccinazioni. Vogliamo essere presenti su tutto il territorio provinciale, affinchè il messaggio della prevenzione raggiunga il maggior numero possibile di cittadini”, ha spiegato Firenze.
Tra i rappresentanti sindacali presenti Luigi Tramonte, segretario regionale della Federazione italiana medici di medicina generale (Fimmg) Sicilia, Luigi Galvano, segretario provinciale della Fimmg Palermo, Marco Alise, segretario regionale della Federazione medici territoriali (Fmt) Sicilia, e Giuseppe Bonsignore, segretario regionale della Confederazione italiana medici ospedalieri (Cimo) e presidente della federazione Cimo-Fesmed Sicilia.
Tramonte ha richiamato l’attenzione soprattutto sulla protezione dei pazienti fragili e delle donne in gravidanza, ricordando che la vaccinazione contribuisce a prevenire le complicanze e le riacutizzazioni di patologie croniche, con effetti anche sulla riduzione dei ricoveri. Galvano si è soffermato sulle opportunità offerte dalle Aggregazioni funzionali territoriali (Aft), che consentono ai medici privi di ambulatori idonei di indirizzare gli assistiti verso colleghi della stessa rete, facilitando l’accesso alle somministrazioni. Alise ha invece invitato i professionisti a considerare la profilassi parte integrante dell’attività assistenziale, sottolineando anche il ruolo delle Case della Comunità.
La campagna, partita il 12 ottobre, utilizza vaccini aggiornati ai ceppi influenzali della stagione 2026-2027. L’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) ha autorizzato nove prodotti e, tra le novità previste dalle raccomandazioni ministeriali, figura l’estensione dai 65 ai 60 anni della possibilità di utilizzare formulazioni potenziate.
La vaccinazione è gratuita per gli ultrasessantenni, le persone con determinate patologie croniche, le donne in gravidanza e nel periodo successivo al parto, i bambini dai sei mesi ai sei anni compresi, gli operatori sanitari e sociosanitari e le altre categorie individuate dalle disposizioni ministeriali. Le somministrazioni sono disponibili nei centri vaccinali dell’Asp, negli studi dei medici di famiglia, attraverso i pediatri di libera scelta e nelle farmacie aderenti.

– foto xd8/Italpress –
(ITALPRESS).

Forum territori a Catania, Malandrino “Momento complesso ma ricco opportunità”

15 Ottobre 2026 ore 12:27
Forum territori a Catania, Malandrino

CATANIA (Italpress) – “Abbiamo scelto di dedicare il Forum dei Territori all’attrattività della Sicilia perché questo è un momento complesso, ma ricco di opportunità. La crescita del Pil e il rafforzamento della base industriale ci dicono che è il momento di fare sistema per valorizzare il brand Sicilia nel mondo. Le 370 mila imprese attive rappresentano la forza del nostro tessuto economico, ma dobbiamo affrontare insieme le criticità legate alla frammentazione produttiva e alla carenza di grandi imprese. L’obiettivo è mettere in rete le eccellenze, le filiere e le potenzialità del territorio per rafforzarne la competitività e l’attrattività internazionale”.
Lo ha dichiarato il Regional Manager Sicilia di UniCredit, Salvatore Malandrino, aprendo il Forum dei territori 2026 in svolgimento a Palazzo degli Elefanti a Catania.

xo5/pc/gtr

Caso Armao, Schifani sentito quasi tre ore davanti alla commissione Antimafia all’Ars: “Clima sereno”

15 Ottobre 2026 ore 12:23
Caso Armao, Schifani sentito quasi tre ore davanti alla commissione Antimafia all’Ars: “Clima sereno”

di Franco Nuccio

PALERMO (ITALPRESS) – E’ durata poco meno di tre ore l’audizione del presidente della Regione Siciliana Renato Schifani davanti alla commissione regionale Antimafia dopo le ultime inchieste giudiziarie per corruzione che hanno coinvolto alcuni esponenti di vertice della Pubblica amministrazione. In particolare l’attenzione dei commissari si è concentrata sulla figura di Gaetano Armao, ex presidente della Commissione tecnico specialistica, costretto a dimettersi da consulente giuridico di Schifani dopo che la Procura di Palermo ne ha chiesto l’arresto. Armao, che è stato in passato anche vice presidente della Regione, è accusato di avere intascato tangenti per accelerare alcune autorizzazioni ambientali riguardanti nuovi impianti nel settore delle rinnovabili e per presunti favoritismi nei confronti di onlus che assistono malati oncologici. La seduta si è svolta a porte chiuse e il contenuto è stato secretato; un incontro “blindato”, con i giornalisti tenuti a distanza dalla stanza dove era in corso l’audizione.

Schifani, che ha risposto alle domande dei commissari, ha consegnato anche una relazione dettagliata sulle vicende oggetto dell’inchiesta la cui lettura è durata circa 40 minuti. La commissione, presieduta da Antonello Cracolici, ha anche convocato gli assessori e i dirigenti generali dei dipartimenti coinvolti nell’inchiesta che saranno ascoltati nei prossimi giorni. Secondo quanto si apprende la seduta si sarebbe svolta in un clima sereno e cordiale.

Il “caso Armao” continua dunque a tenere banco, anche dopo l’interrogatorio davanti al Gip nel corso del quale l’ex consulente di Schifani ha rilasciato dichiarazioni spontanee respingendo ogni accusa e sostenendo che quelle presunte “mazzette”, nascoste dentro l’orologio a pendolo del salotto di casa, sarebbero state in realtà il pagamento di consulenze o prestiti da parte del suo amico avvocato Pierluigi Matta.

Proprio quest’ultima bufera giudiziaria, dopo quelle che hanno investito anche alcuni componenti della giunta regionale, avrebbe determinato una “riflessione” all’interno di Forza Italia sulla ricandidatura di Schifani in vista delle elezioni regionali dell’anno prossimo, con uno scontro durissimo tra il coordinatore regionale azzurro Nino Minardo, che ha sollecitato un “cambiamento” politico e un “atto di responsabilità”, e lo stesso governatore che dopo avere minacciato le dimissioni ha avuto un incontro a Roma con il segretario nazionale Tajani. 

Ieri Schifani è tornato sulla vicenda parlando di retroscena “spifferati da malelingue che soffiano sul fuoco”, ribadendo che intende onorare fino alla fine il suo mandato e che la sua eventuale ricandidatura non è all’ordine del giorno. Ma il presidente ha lanciato anche una stoccata a Minardo, invitandolo “a occuparsi a tempo pieno del partito in Sicilia” e perfino nei confronti di Tajani, affermando che lo stato di salute di Forza Italia a livello nazionale “non è eccezionale”. Dichiarazioni che nè il commissario nè il leader nazionale azzurro hanno voluto commentare.

L’opposizione, che ha sollecitato con una manifestazione in piazza le dimissioni di Schifani, torna invece ad attaccare il governatore lasciando intravedere una sorta di “trattativa” dietro lo scontro in atto dentro Forza Italia.

“Tutto questo bailamme, lascio, non lascio per una settimana” osserva l’ex Iena e leader di Controcorrente Ismaele La Vardera avrebbe avuto l’obiettivo di alzare la posta: “Da Antonio Tajani, il presidente Schifani ha ottenuto strapuntini: un seggio per lui al Senato e uno per Simona Vicari, alla Camera invece uno per il suo delfino Marcello Caruso oggi assessore alla sanità”.

A La Vardera replica Simona Vicari: “mi chiedo come escano certe fantasie. Ho ribadito più volte di non essere interessata a tornare alla politica attiva e lo confermo ancora una volta, senza possibilità di equivoci. Non ho candidature da annunciare, né ambizioni elettorali da coltivare”.

E intanto il leader di Sud chiama Nord Cateno De Luca, fresco dell’accordo raggiunto a livello nazionale con Giorgia Meloni, continua la sua “campagna acquisti” in Sicilia. Scn ha ufficializzato oggi l’ingresso nel partito dell’ex assessore regionale alle Autonomie locali Andrea Messina, un altro cuffariano che ha deciso di lasciare la nuova Dc per aderire “al progetto politico per la costruzione di un Governo di liberazione della Sicilia” promosso da De Luca, che figura tra i nomi fatti circolare negli ambienti di Fratelli d’Italia per la successione a Schifani.

– foto IPA Agency –

(ITALPRESS).

Assalto in banca a Riccione, 5 fermi tra la Romagna e Palermo

15 Ottobre 2026 ore 10:40
Assalto in banca a Riccione, 5 fermi tra la Romagna e Palermo

RIMINI (ITALPRESS) – Tra le province di Rimini e Palermo, i Carabinieri della Compagnia di Riccione — supportati dai colleghi di Palermo Piazza Verdi e dal 13° Nucleo Elicotteri di Forlì — hanno eseguito un provvedimento di fermo emesso dalla Procura della Repubblica di Rimini nei confronti di cinque persone, accusate in concorso di rapina aggravata. L’indagine è partita a seguito del colpo messo a segno lo scorso 11 agosto ai danni della filiale BPER di Riccione. In quell’occasione, i malviventi con il volto travisato e tute da lavoro erano entrati nella banca tagliando la grata di una finestra, immobilizzando tre dipendenti con fascette da elettricista e rubando oltre 220.000 euro in contanti, con la complicità di due “pali” all’esterno
pc/gtr

Assalto in banca a Riccione, 5 fermi tra la Romagna e Palermo. I Carabinieri sventano un nuovo colpo

15 Ottobre 2026 ore 10:34
Assalto in banca a Riccione, 5 fermi tra la Romagna e Palermo. I Carabinieri sventano un nuovo colpo

RICCIONE (RIMINI) (ITALPRESS) – Tra le province di Rimini e Palermo, i Carabinieri della Compagnia di Riccione supportati dai colleghi di Palermo Piazza Verdi e dal 13° Nucleo Elicotteri di Forlì hanno eseguito un provvedimento di fermo emesso dalla Procura della Repubblica di Rimini nei confronti di cinque persone, accusate in concorso di rapina aggravata.

L’indagine è partita a seguito del colpo messo a segno lo scorso 11 agosto ai danni della filiale BPER di Riccione. In quell’occasione, i malviventi con il volto travisato e tute da lavoro erano entrati nella banca tagliando la grata di una finestra, immobilizzando tre dipendenti con fascette da elettricista e rubando oltre 220.000 euro in contanti, con la complicità di due “pali” all’esterno. Grazie all’analisi delle telecamere, dei tabulati telefonici e agli accertamenti scientifici del RIS di Parma, i militari hanno identificato i presunti responsabili. Le indagini hanno inoltre permesso di scoprire che la banda stava pianificando un nuovo assalto a un altro istituto bancario della zona, bloccato tempestivamente dai Carabinieri prima che potesse essere eseguito.

– foto da video Carabinieri –

(ITALPRESS).

“La Sicilia fa scuola”, a Palermo gli Stati Generali dell’Istruzione

14 Ottobre 2026 ore 19:09

PALERMO (ITALPRESS) – Oltre duecento scuole di ogni ordine e grado provenienti da tutta l’Isola, trenta stand espositivi, centinaia di docenti, dirigenti scolastici, ricercatori di livello nazionale. È entrata nel vivo “La Sicilia fa Scuola: gli Stati Generali dell’Istruzione”, la manifestazione regionale ai Cantieri Culturali alla Zisa di Palermo, organizzata per raccontare i traguardi raggiunti, mappare il presente e immaginare il sistema educativo del futuro.
xd6/mgg/gsl (Fonte video: Regione Siciliana)

Palermo, premiati la Neonatologia di Villa Serena e il pediatra Muscolino

14 Ottobre 2026 ore 17:51
Palermo, premiati la Neonatologia di Villa Serena e il pediatra Muscolino

PALERMO (ITALPRESS) – Giovanni Muscolino, responsabile dell’Unità funzionale di Neonatologia della Casa di Cura Villa Serena di Palermo, ha ricevuto il 17° Premio di ricerca pediatrica “Stretto di Messina”. Il riconoscimento è stato conferito nel corso del 26° Meeting nazionale di Pediatria traslazionale “I Percorsi Pediatrici – Letojanni/Taormina 2026”. Il premio corona un percorso professionale contraddistinto da entusiasmo, competenza, impegno e vocazione manageriale. Al contempo, valorizza il contributo di Muscolino e della sua équipe nel fare della Neonatologia di Villa Serena un’eccellenza medica in Sicilia per l’assistenza ai neonati prematuri, la cura delle patologie alla nascita e la patologia intermedia neonatale.

mgg/gsl

Schifani “Onorerò il mio mandato fino alla fine, non deluderò i siciliani. Ricandidatura? Dibattito stucchevole” / Video

14 Ottobre 2026 ore 11:52
Schifani “Onorerò il mio mandato fino alla fine, non deluderò i siciliani. Ricandidatura? Dibattito stucchevole” / Video

PALERMO (ITALPRESS) – “Onorerò il mio mandato fino al termine e non deluderò i siciliani”. Così il presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, a margine dell’incontro “La Sicilia fa scuola” ai Cantieri Culturali della Zisa di Palermo.

“La mia ricandidatura non è all’ordine del giorno perché si vota fra un anno. E siccome si vota fra un anno parlare un anno prima di ricandidatura è un dibattito stucchevole e fuor di luogo tra l’altro, perché ci distrae da quella che dovrebbe essere l’attenzione all’azione di governo. Stiamo facendo tante cose – ha sottolineato – purtroppo tutte queste grandi cose che io ritengo anche utili e importanti per la società vengono sovrastate da chiacchiere che offuscano quella che è l’azione di governo”. 

“Guardo dall’esterno lo stato di salute di Forza Italia nazionale, da quello che vedo e da quello che sento devo dire che non è eccezionale. Mi limito a dire che non è uno stato di salute eccezionale”, ha aggiunto Schifani.

 “Io l’etica politica la conosco e quindi gli inviti al rispetto del mandato degli elettori di Minardo, naturalmente, li respingo al mittente, perché la mia storia si commenta da sé per senso dell’istituzioni politiche. Mi auguro che l’onorevole Minardo – ha aggiunto – possa dedicarsi a tempo pieno, nei limiti del suo mandato parlamentare, al ruolo che ha di coordinatore, commissario del partito battendo in lungo e largo la Sicilia, perché ci attende un appuntamento importante, con le amministrative, e gli consegniamo una Sicilia che alle ultime europee ha conseguito un grande risultato del 23%”. 

“I retroscena spifferati da qualche malalingua, naturalmente li respingo al mittente. Ieri è stato un incontro tra vecchi amici. Con Tajani ci conosciamo da trent’anni. Abbiamo fatto l’analisi della situazione, poi c’è chi soffia sul fuoco naturalmente. Io sono sereno, naturalmente mi interessa che il partito in Sicilia abbia una guida, anche se capisco bene che la guida commissariale è sempre una guida parziale perché non è a tempo pieno, perché Minardo fa anche il parlamentare”, ha concluso.

IL VIDEO

-Foto IPA Agency-
(ITALPRESS).

La laicità dello Stato

di: iene
21 Agosto 2026 ore 17:01

Traduzione parziale di Laïque in Encyclopédie anarchiste. Tomo Deuxieme, La Librairie internationale, Parigi,1925-1934, pp. 1178-1181

 

Presentazione

Qualche giorno fa il sindaco di Catania Enrico Trantino, prima della deposizione del presunto cranio all’interno del busto di Sant’Agata, patrona della città etnea, ha baciato il teschio come “segno di devozione, un gesto di amore per la nostra Santa, che in quel momento ho espresso a nome di tutti quanti i catanesi, pensando che i cittadini potessero apprezzare quel che stavo facendo.”1

Il vespaio di polemiche non si è fatto ovviamente attendere: chi manifesta disgusto, chi crea meme ad hoc e battute facili sull’atto necrofilo, chi presenta la Santa come un simbolo femminista perché disse no a chi voleva riportarla nel mondo pagano e così via. I difensori istituzionali politici del primo cittadino catanese hanno ribadito che l’atto è una manifestazione d’amore e storia per la propria città e i cittadini.

Una scena del genere, al di là che fosse una pratica in voga durante il Medioevo,2 ci riporta in mente una serie di questione che qui, per ragioni di spazio, tratteremo in forma succinta.

Il simbolo del teschio di Sant’Agata, così come altri formato sangue, femori, braccia, costati, bacini etc, rappresenta una delle tante ostentazioni pubbliche del potere – laico e religioso -, spingendo le persone ad agire come vuole la classe dirigente clericale-politica.

Ciò viene confermato dallo storico Peter Brown nel libro Il culto dei santi. L’origine e la diffusione di una nuova religiosità : le reliquie, secondo il culto religioso, sono una forma di mediazione tra Dio e l’uomo attraverso una presenza stabile e costante di tali oggetti. Grazie a esse si assiste a «nuove forme di esercizio del potere, nuovi legami di dipendenza, nuove segrete speranze di protezione e giustizia in un mondo in cambiamento.»3

L’anarchico francese Albert Libertad (pseudonimo di Albert Joseph) definiva tutto questo, e senza mezzi termini, come il culto della carogna, dove «il morto non è solamente un germe di corruzione in seguito alla disgregazione chimica del suo corpo che avvelena l’atmosfera: lo è ancora di più per la consacrazione del passato, per l’immobilizzazione dell’idea ad uno stadio dell’evoluzione. Vivendo, il suo pensiero si sarebbe evoluto, sarebbe andato più avanti. Morto, esso si cristallizza. Ed è esattamente questo il momento che i vivi scelgono per ammirarlo, per santificarlo, per deificarlo. […] I morti ci dirigono; i morti ci comandano, i morti prendono il posto dei vivi […] ostruiscono le città, le strade, le piazze. Li incontriamo in marmo, in pietra, in bronzo; questa iscrizione ci dice la loro nascita, quest’altra la loro dimora. […] II culto dei morti è una delle più grossolane aberrazioni dei vivi. È un residuato delle religioni promettenti il paradiso.»4

La religione, in una società che si definisce laica – e quindi diversa, in linea molto teorica, dai governi teocratici -, accoglie un pubblico estremamente eterogeneo. Ricchi e poveri, padroni e precari-servi, intellettuali e stupidi: una massa così diversa a livello socio-economico ma pronta a raccogliersi quando la religione chiama. Certo, chi vive una condizione disagiata in territori fortemente clientelari e attraversati da quelle che vengono considerate organizzazioni criminali, la preghiera, insieme agli interventi degli enti del terzo settore5 di stampo religioso (cattolico, protestante o musulmano che sia), è l’unica speranza di volere un mondo e futuro diverso.

Se vediamo la questione in generale, e quindi al di là delle sole soggettività marginalizzate o escluse, possiamo dire che la credenza religiosa sia un immaginario collettivo dove le divinità con i santi, le sante e i profeti, fungono da taumaturghi nelle vite delle persone in generale.

Lo stomaco, però, non si riempie solo di belle parole. Occorrono degli atti materiali. Come accennavamo prima, gli enti del terzo settore di stampo religioso (come ad esempio la Caritas) scendono in campo quando lo Stato non riesce e non vuole intervenire nell’aiutare la parte della popolazione povera e impoverita. Così prosperano le mense, i dormitori o social-housing, fino a arrivare al micro-credito6 atto a ripristinare il commercio e dare fiducia al sistema capitalistico.

La domanda che sorge è: chi finanzia tutto questo? Ovviamente la cosiddetta parte ricca, a livello economico, della popolazione. Parliamo in pratica di quella che si divide la torta dei finanziamenti europei o statali, sbatte fuori gli affittuari per seguire il trend economico del momento – affitti a breve termine da destinare al turismo -, e impone prezzi dei beni di prima necessità e non solo tramite la Distribuzione Organizzata.

Secondo i razionalisti liberali, in buona o cattiva fede, la religione, nella società o Stato laico, non viene messa da parte ma ha un ruolo, sempre in linea teorica, subalterna all’entità statale. Il punto però è che di fronte alla pervasività sociale ed economica della religione, quest’ultima ha un rapporto alla pari con le istituzioni politiche e economiche. Non è, come erroneamente si pensa, una degenerazione del potere statale. Tutt’altro. È semplicemente una dimostrazione pratica di come i poteri culturali, sociali, economici siano uniti fra loro e collaborino attivamente nel mantenere privilegi e scale sociali ad hoc. Se dovessimo dirlo in termini anarchici, Stato, Capitale e Religione hanno un rapporto orizzontale dove la funzione di tale relazione è la sacralizzazione e feticizzazione del principio di proprietà e di gerarchia.

Appare così evidente che l’atto compiuto da Trantino nelle vesti di figura istituzionale mostri come il laicismo dello Stato non sia tanto prono ai diktat religiosi cristiani (in questo caso, vista la parte di mondo in cui viviamo) quanto, invece, legato strettamente al potere clericale e capitalistico.

Anche chi pretende di far uscire una figura di un Santo o una Santa dall’alveo religioso solo per attirare persone – soprattutto marginalizzate – dalla propria parte, fa un atto politicamente anti-emancipatorio e dà il fianco a quella società capitalistica desiderosa di mostrarsi “umana” nonostante «semini la morte, con la sua cattiva organizzazione, con la miseria che crea, con la mancanza d’igiene, le privazioni e l’ignoranza di cui soffrono gli individui. Sostenendo una tale società, gli uomini sono dunque la causa della loro stessa sofferenza e, invece di gemere davanti al destino, farebbero meglio a lavorare per migliorare le condizioni di esistenza in modo che la vita umana si sviluppi al suo massimo grado e alla sua massima intensità.»7

La traduzione parziale che presentiamo è tratta dal secondo tomo dell’Encyclopédie anarchiste. Abbiamo preferito usare “Laico, laicità” e non solo “Laico” in quanto nel testo redatto dall’anarchico Barbedette si passi dal parlare del personale laico all’interno delle Chiese alla laicità dello Stato.

Le parti non tradotte si riferiscono a episodi storici legati alla storia della Francia medievale, rinascimentale, illuministica, rivoluzionaria, ottocentesca e inizi del Novecento. Il motivo per non aver tradotto ciò è stato soltanto per evitare di appesantire la lettura e, al contempo, risaltare tutti i punti critici citati dall’estensore della voce.

 

Laico, laicità

di Lucien Barbedette8

In senso stretto, è laico ogni cristiano che non appartiene alla gerarchia ecclesiastica; da qui il nome di frati laici o laici, dato nei conventi a quegli imbecilli che non ricevono gli ordini sacri e si limitano a svolgere il ruolo di domestici [del clero]. Secondo il diritto canonico, le suore della carità, i fratelli delle scuole cristiane, tutti i monaci non tonsurati,9 così come l’esercito delle monache, rimangono nella categoria dei laici, nonostante gli immensi servizi che rendono al cattolicesimo. Per essere chierico, occorre aver ricevuto almeno gli ordini minori o la tonsura. Quest’ultimo grado non è che un segno di presa di possesso da parte delle autorità ecclesiastiche. Un tempo veniva conferito ai bambini nobili appena usciti dalla culla e destinati al clero. Come gli ordini minori, [l’esser laico] non comporta né il celibato né alcuno degli obblighi assunti dal sacerdote o dal semplice suddiacono.10 Questa condizione, però, evitava i processi presso i tribunali civili e, a volte, faceva ottenere benefici ecclesiastici – diventando persino cardinali.11 Oggi ha importanza solo per i seminaristi abbastanza stupidi o astuti da accettare di diventare docili funzionari del Vaticano.

Il termine laico ha assunto un significato ben diverso; serve a qualificare, ai nostri giorni, qualsiasi persona o cosa che non appartenga alla Chiesa. Pur non essendo sacerdoti, i frati ignoranti, i gesuiti in vestito corto,12 i conversi di ogni ordine, a volte persino i sacrestani pretendono di separarsi dal mondo profano per entrare nella tribù di Levi. Indossando la cuffia e il velo, le donne stesse si immaginano di diventare persone sacre, dimenticando che la Chiesa le ha escluse per sempre dalla sua gerarchia. Infatti, di fronte alla crescente ondata di incredulità popolare, e per lusingare la vanità di fedeli abbastanza sciocchi da servirli, le autorità ecclesiastiche accettano di riservare l’epiteto di laici agli uomini, alle dottrine o alle istituzioni che non traggono ispirazione dalle idee teocratiche. A leggere gli scrittori benpensanti, sembra che laico sia, per loro, sinonimo di criminale o di diabolico; di conseguenza, questo maldestro aggettivo non è più appropriato quando si tratta dei devoti servitori dei signori parroci.

«Quando la Chiesa era onnipotente, essa si era profondamente separata dalla massa popolare e aveva costituito una sorta di società a sé stante, con istituzioni speciali, proprie, e soprattutto non aveva trascurato di concedersi tutti i vantaggi che le sembravano idonei ad assicurare il suo dominio. In origine era stata povera, debole, popolare; diventata potente, cessò di essere liberale e protettrice come un tempo. Non c’è mai stato un governo più avido di potere né più geloso delle proprie prerogative [come la Chiesa]; e invece di rimanere popolare, mantenersi in quell’ambiente sociale fecondo e vivificante, si isolò sempre più, avendo cura di tracciare, per quanto possibile, delle linee di demarcazione tra sé e il popolo; non volle né portare lo stesso nome del popolo, né vivere la stessa vita. Vi è allora la condizione ecclesiastica e la condizione laica, due giurisdizioni, due tipi, se non due nature di beni, i primi con privilegi, i secondi con oneri, ecc. «Ogni laico», recita un antico regolamento, «che incontri per strada un sacerdote o un diacono, gli offrirà il proprio collo come appoggio13; se il laico e il sacerdote sono entrambi a cavallo, il laico si fermerà e saluterà riverentemente il sacerdote; se il sacerdote è a piedi e il laico a cavallo, il laico scenderà e risalirà solo quando l’ecclesiastico sarà a breve distanza, il tutto sotto pena di essere scomunicato per tutto il tempo che piacerà al metropolita.» Bisogna ammettere che la Chiesa e il clero hanno un po’ allentato la morsa da allora, ma non certo di loro spontanea volontà. Re e popoli hanno dovuto lottare successivamente e a turno per sfuggire a quel giogo che per secoli ha oppresso l’Europa nel corpo e nell’anima, in misura inaudita.» (Maurice Lachâtre, Le dictionnaire universel panthéon littéraire et encyclopédie illustrée. Tome Deuxieme, Administration de Librairie, Parigi, 1854, p. 256)

La Chiesa, piena di diffidenza per il semplice fedele, finché era padrona spingeva verso la tirannia, fino al punto di vietare l’insegnamento pubblico a chiunque non fosse chierico; adesso ha bisogno di quei laici tanto disprezzati. Si sa che i re di Francia erano ecclesiasti di Roma per diritto di nascita; chiunque oggi sia ricco o influente riveste la dignità di cameriere del papa o di cavaliere di un ordine romano. La gioventù dorata fornisce barellieri per Lourdes, istruttori per il catechismo, reclutatori volontari per tutte le opere sacerdotali. Così la prelatura riconoscente conferisce a questa schiera di chierichetti i titoli di crociati eucaristici, paggi di Cristo e cavalieri della croce.

Elevati al di sopra del vulgum pecus, questi ausiliari del clero occupano un posto ben definito, di fatto se non di diritto, nella gerarchia levitica che scende, a livelli successivi, dai cardinali ai volgari spioni della sacrestia.

È nel mondo dell’istruzione che la Chiesa si dichiara violentemente ostile allo spirito laico. Comprendendo che le menti adulte e normali non avrebbero potuto accettare il suo assurdo credo, rivendicò ben presto il diritto esclusivo di aprire scuole e istruire i bambini. Poi, una volta che le sue pretese vennero accolte, si guardò bene dal rendere la scienza accessibile al popolo. […]

E l’Università ha sempre dato prova, nei confronti del cattolicesimo, di una tolleranza che rasenta la servilità. Innumerevoli sono i credenti nell’istruzione secondaria e superiore; in tre quarti dei licei, il cappellano è il vero capo dell’istituto: e, per ottenere gli alti gradi accademici, sembra indispensabile frequentare la Chiesa, il Tempio o la Loggia. Chi viola la neutralità scolastica a favore delle idee cristiane è difeso in partenza; ma si perseguita senza tregua il nemico di tutti gli dei, antichi o nuovi che siano. Naturalmente, la morale tradizionale, il patriottismo, i pregiudizi razziali, ecc., fanno parte del corredo della laicità. […]

Nel suo straordinario libro Vers l’éducation humaine. La Laïque contre l’enfant, pubblicato nel 1911, Stephen Mac Say14 aveva perfettamente previsto questa evoluzione. E le sue critiche non hanno perso attualità dopo la tempesta del 1914–1918 – a riprova del fatto che non riguardavano vizi passeggeri, ma le piaghe durature del nostro sistema educativo. Ci sarebbe molto da citare: l’insensatezza dei programmi scolastici, i difetti insormontabili dei metodi pedagogici, gli obiettivi dichiarati o segreti dello Stato educatore.

«I soggetti laici ci sembrano meno incatenati perché, in realtà, lo sono attraverso una moltitudine di catene più sottili. L’enorme catena (comunque ben arrugginita) del cattolicesimo ci stringe maggiormente. Nella scuola cristiana si vede sempre Dio dietro l’uomo, al di là del vincolo del Dovere. Nella scuola laica, una leggera nebbia di dubbio nasconde, a volte, la divinità; ma il vincolo costituito dai molteplici filamenti la asservisce agli stessi oscuri imperativi. E non mi si venga a dire che questo spirito, ancora in vigore nei programmi, è in via di estinzione e che con la religione della causa prima15 scomparirà la «base esterna» (fondata a sua volta sulla fede) della morale. Risponderò che la laicità è consapevole del fatto che «pretendere di piegare il bambino al giogo della disciplina e dell’obbedienza, creare in lui un principio che lo induca ad accettare volontariamente la legge del lavoro e del dovere e non chiedere questa forza alla religione, significa tentare un’impresa impossibile,» che non è irreligiosa, ma religiosa in modo diverso, e che non è colpa sua se l’influenza della religione diminuisce non appena il suo assoluto si umanizza. Man mano che questo punto d’appoggio crolla, si fonda il dogma del Dovere nel cielo ipotetico di una nuova religione e la Patria sarà il primo Dio della decadenza».

E poi quali intuizioni penetranti sul soffocamento sistematico dell’iniziativa nel bambino:

«Il suo povero corpo esuberante è preda di regolamenti e divieti. Si muove solo al comando. Sono le otto. Un fischio. Come uno stormo di passeri che volano, i bambini interrompono i loro giochi. Su due file, la colonna varca la soglia della scuola. Si fa improvvisamente silenzio. Le teste si chinano. Saluto deferente al caporale pedagogo e al tempio scolastico. Gli alunni si fanno strada verso i banchi e, al segnale, si siedono. Docili, almeno in apparenza, all’orario imposto dalla volontà del maestro, si adeguano alle lezioni che, negli stessi giorni, negli stessi momenti, assorbono i loro sforzi. Scrivono a comando, recitano a comando, spostano libri e quaderni a comando. »

Così il bambino di sei anni, molto aperto il primo giorno, sarà chiuso il giorno dopo e completamente spento dopo una settimana di scuola… Non che gli educatori siano sempre da condannare. Stephen Mac Say l’ha ben visto non appena [gli educatori] vogliono ribellarsi alla routine. Essi vengono assaliti da numerose difficoltà: le materie del programma e il controllo dei presidi, degli ispettori, della burocrazia, delle famiglie – generalmente tradizionaliste. Nelle nostre scuole laiche, il margine di manovra individuale sembra singolarmente limitato per l’insegnante; è impossibile impartirvi un’educazione veramente umana. Ma occorrerebbero risorse che non abbiamo per fondarne altre – animate dallo spirito che desideriamo. Non disperiamo tuttavia: è soprattutto dalla nostra inerzia che deriva il trionfo dei nostri avversari.

 

Note

1Il bacio del Sindaco al teschio di Sant’Agata divide i social: tra devozione, ironia e polemiche–Il bacio del Sindaco al teschio di Sant’Agata divide i social: tra devozione, ironia e polemiche, Catania Today, 18 Luglio 2026. Link

2Nel periodo medievale si pensava che le reliquie corporali dei santi e delle sante compissero miracoli. In Jacques Le Goff e Nicolas Truong, Il corpo nel Medioevo, trad. it. a cura di Fausta Cataldi Villari, Laterza Editori, Roma-Bari, 2005, gli autori scrivono che «il santo medievale possiede anch’egli un potere che passa attraverso il corpo e si rivolge prevalentemente ai corpi. Come scrive Peter Brown, il santo è un «morto anomalo»: il suo cadavere e la sua tomba guariscono i malati che vi si accostano e riescono a toccare parti delle sue spoglie, divenute reliquie corporali, o il suo sepolcro. La sua efficacia si esercita soprattutto nei confronti del corpo: guarigione delle malattie, risanamento degli storpi e in particolare dei corpi deboli e a rischio, come quelli di bambini appena nati, partorienti, vecchi.» (op. cit., p. 130)

3Peter Brown, Il culto dei santi. L’origine e la diffusione di una nuova religiosità, trad. it. a cura di Luciana Repici Cambiano, Einaudi, Torino, 1983, p. 22

4Albert Libertad, Il culto della carogna e altri testi tratti da l’Anarchie, trad. it. Melina Di Marca, Edizioni Anarchismo, Catania, Marzo 1981, pp. 13-15

5Gli enti del terzo settore sono delle organizzazioni senza scopo di lucro che perseguono finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale nell’interesse generale. In Italia sono state normate dal decreto legislativo n. 117 del 2017.

6Vedasi il progetto Mi fido di Noi della Caritas. Link

7Albert Libertad, op. cit., p. 18

8Lucien Barbedette, nato nel 1890, conseguì la maturità a ventitré anni e poi una laurea in lettere e filosofia e una in scienze naturali. Nel 1919 fu nominato professore al liceo di Luxeuil-les-Bains (Haute-Saône); lì insegnava filosofia e storia e, se necessario, anche greco e latino. Antoine Perrier, che lo conobbe negli anni 1923-1925, lo descrisse così: «di bassa statura, ulteriormente rimpicciolita da un semplice mantello che arrivava quasi a terra e da un cappello a bombetta calato su una testa illuminata da piccoli occhi vivaci, dietro grossi occhiali, e prolungata da una lunga barba fulva.» Eccellente pedagogo, «possedeva l’arte di insegnare e sapeva suscitare l’interesse dei suoi allievi», disse uno di questi su di lui. Nella conduzione delle sue lezioni non vi era nulla di dogmatico e queste erano impartite attraverso una conversazione amichevole; gli argomenti trattati venivano presentati sotto diversi aspetti e gli allievi, pochi, è vero, a quell’epoca in un corso di filosofia – una decina al massimo –, erano invitati a discuterne. Nel 1925 era membro, insieme ad altri anarchici – tra cui L. Rimbault e V. Spielman – del consiglio di amministrazione dell’associazione Les Compagnons de la pensée, i cui presidenti erano Han Ryner e J. H. Rosny, e che pubblicava il mensile La Houle (Lione, 1926-1928), dedicato essenzialmente alla difesa degli intellettuali di lingua francese. All’inizio degli anni ’30 Lucien Barbedette era membro onorario dell’Union des Intellectuels Pacifistes (UIP), il cui presidente era Gérard de Lacaze-Duthiers, la vicepresidente Lucie Caradek e il segretario Louis Fillet. L’UIP pubblicò il giornale La Clameur (almeno 14 numeri dal novembre 1932 all’aprile 1936), il cui responsabile era René de Sanzy. Barbedette morì a causa di una crisi cardiaca nel 1942. Fonte principale: Les Anarchistes, dictionnaire biographique du mouvement libertaire francophone, Atelier/Éditions ouvrières, Ivry-sur-Seine, 2014, voce Lucien Barbedette.

9Nota del blog. Vedere la voce di wikipedia Tonsura. Link qui.

10Nota del blog. Vedere la voce di wikipedia Suddiacono. Link qui.

11Nota del blog. L’autore si riferisce a quel ruolo che, prima della riforma del codice canonico del 1917, veniva chiamato cardinale laico. Questo ruolo prevedeva il ricevimento degli ordini minori, ovvero che potevano svolgere servizi per la Chiesa ma senza l’ordinazione sacramentale dei preti e vescovi. Il ruolo di “cardinale laico,” quindi, era per ribadire, a livello pubblico o di una comunità di credenti, una posizione di potere e prestigio.

12Nota del blog. Definizione francese antica con cui si definivano i laici affiliati ai gesuiti.

13Nota del blog. Il laico doveva salutare per primo e col capo chino il sacerdote.

14Nota del blog. Anarchico e docente francese, Mac Say collaborò con diversi giornali anarchici. I suoi scritti principali riguardavano l’educazione, la salute e la difesa degli animali.

15Nota del blog. Per giustificare l’esistenza di Dio, Tommaso d’Aquino riprese ne Le cinque vie per dimostrare l’esistenza di Dio la Fisica di Aristotele. Per il teologo cristiano, «la seconda via parte dalla nozione di causa efficiente. Troviamo nel mondo sensibile che vi è un ordine tra le cause efficienti, ma non si trova, ed è impossibile, che una cosa sia causa efficiente di se medesima; ché altrimenti sarebbe prima di se stessa, cosa inconcepibile. Ora, un processo all’infinito nelle cause efficienti è assurdo. Perché in tutte le cause efficienti concatenate la prima è causa dell’intermedia, e l’intermedia è causa dell’ultima, siano molte le intermedie o una sola; ora, eliminata la causa è tolto anche l’effetto: se dunque nell’ordine delle cause efficienti non vi fosse una prima causa, non vi sarebbe neppure l’ultima, né l’intermedia. Ma procedere all’infinito nelle cause efficienti equivale ad eliminare la prima causa efficiente; e così non avremo neppure l’effetto ultimo, né le cause intermedie: ciò che evidentemente è falso. Dunque bisogna ammettere una prima causa efficiente, che tutti chiamano Dio.» (La Somma Teologica, I, q. 2, trad. it. a cura dei Domenicani italiani, edizione Adriano Salani, Città di Castello, 1964) Mac Say riprende questo concetto per ribadire come la religione cristiana non metta in discussione la laicità dello Stato – quest’ultima basata a sua volta su un atto di fede religioso.

La laicità dello Stato ©, .

Nicoletta Spedalieri (*), Crisi abitativa e turistificazione nei centri storici delle città

di: iene
1 Luglio 2026 ore 18:55

Pubblicato su Quaderni leif. Semestrale del Centro Interdipartimentale di Studi su Pascal e il Seicento (CESPES), XIX (2026), 27, pp. 80-88
doi: 10.58035/unict-ql.27.2026.8

Abstract 
The text critically examines the housing crisis and the touristification of historic urban centers, with particular reference to Catania. It argues that the commodification of housing, intensified by short-term rentals and tourism-led development, has undermined the right to dwell in the city. Such dynamics have fostered gentrification, displaced residents from central areas, and weakened the social and civic fabric of urban life. The historic center is thus reconfigured as a space of consumption, heritage display, and external investment rather than everyday inhabitation. The author ultimately advocates for an alternative urban vision grounded in inclusivity, care, social justice, and the primacy of residents’ needs.
Keywords: Housing crisis; Touristification; Gentrification; Urban inequality.

La società del nostro tempo ci pone dinnanzi a tante nuove sfide: una tra queste è rappresentata dal ripensamento del concetto di città. Con la globalizzazione, l’uomo può scegliere in che parte del mondo stabilirsi senza incorrere nel pericolo di ritrovarsi in una situazione di completa estraneità. Ogni paese conserva la propria cultura, questo è certo, ma al giorno d’oggi l’uomo può considerarsi come cittadino del mondo. In effetti, ovunque si trovi il cittadino cosmopolita avrà la certezza di poter intessere delle relazioni che annulleranno le differenze culturali. Ma qual è il costo di questa nuova frontiera relazionale? La società del consumo che trasforma desideri, passioni ed hobby in oggetti da acquistare, sarà capace di assorbire questa rivoluzione nel modo di stare al mondo, facendo sì che ciò non diventi un nuovo mercato da sfruttare? Nel corso di questo lavoro cercheremo di rispondere a queste domande, prendendo ad esempio una città isolana, pertanto centro turistico e commerciale di primo piano del sud Italia.

Prima di addentrarci nel cuore delle problematiche etiche e urbane di Catania, ci sembra doveroso effettuare una piccola analisi sul concetto di città, che resta di difficile collocazione. È un’idea che può variare da cultura a cultura, da epoca ad epoca e risente di influssi, talvolta, colonialisti. Nella società occidentale questo concetto assume una forma ben precisa: la costruzione di un sistema complesso, interconnesso, in cui gli abitanti dipendono l’un l’altro ma in cui l’obiettivo è quello di emergere dalla collettività, separando il proprio ego da quello altrui. Ogni ideale trova la propria concretizzazione in un’istituzione ben precisa e strutturata. L’isolamento dell’individuo rappresenta un tema di fondamentale importanza in questo lavoro, che approfondirà l’argomento della gentrificazione e della crisi abitativa nelle città, e nel particolare analizzerà la situazione catanese. La costruzione della città “nuova” del capoluogo etneo risale al piano regolatore coordinato da Giuseppe Lanza, duca di Camastra, a seguito del catastrofico terremoto del 1693.1 Rispetto all’assetto medievale, la nuova disposizione fu pensata per ovviare al problema della sicurezza dei cittadini. Piazze, palazzi e strutture vennero riformulati in chiave antisismica, puntando sulla larghezza e sul movimento. Tutto il Val di Noto venne ricostruito in chiave tardo barocca. Catania non fece eccezione: tra i mascheroni grotteschi e le facciate “in movimento” si unì il gusto artistico alla sicurezza architettonica. L’ambiente, come notiamo, influenza l’organizzazione della società ed è parte integrante della costruzione dell’uomo. Egli non può prescindere dalla terra che abita. Eppure, l’assetto urbano moderno taglia fuori l’aspetto della relazione con la natura. E in quest’ambito le grandi città occidentali presentano un aspetto più o meno simile. Vi sono delle differenze importanti tra città europee ed extraeuropee, però. In Europa esiste un “centro storico”, luogo preposto alla socialità, all’amministrazione e al commercio. Il downtown americano presenta delle caratteristiche differenti: la costruzione delle città americane è di recente nascita e dunque la suddivisione delle aree urbane e lo stesso concetto di città risente di altri parametri. Primo fra tutti la suddivisione tra vita domestica e lavoro. Il centro è pensato come luogo in cui vivere la dimensione lavorativa. Grattacieli e superstrade dominano i paesaggi delle grandi metropoli americane.2 La situazione è totalmente differente nel vecchio continente. Vivere il centro storico, soprattutto nelle città italiane, vuol dire assaporare un determinato stile di vita e godere dell’estetica offerta dalle testimonianze delle epoche passate. La fortuna delle città con un importante passato storico è rappresentata dal patrimonio artistico e culturale che forma la personalità civica e morale del cittadino che la fruisce. Vivere la città significa avere cura del passato ereditato, avere coscienza del territorio che si abita, comprendere di essere un individuo immerso in una comunità, partecipando alla costruzione dei significati condivisi dalla collettività. Con l’avvento della globalizzazione, i viaggi legati alle visite di piacere e cultura si sono intensificati. Dai grand tour dei viaggiatori del Settecento, antenati dell’odierno Erasmus, aventi come scopo la conoscenza di culture straniere, i viaggi con finalità turistiche inglobano questa tipologia di esploratori aggiungendone anche altre: coloro che viaggiano per rilassarsi, godendosi la scoperta di città e culture come contorno del viaggio. La turistificazione delle città è il risultato naturale della globalizzazione. Il viaggiatore con il passaporto in mano si sente cittadino del mondo, proprietario di un passepartout funzionante ovunque vada. Questo è vero in parte. L’uomo occidentale, possessore delle chiavi del mondo vive i viaggi come una passeggiata tra le vie del proprio quartiere. La fruizione delle città è a disposizione di chi reca con sé possibilità economiche. In poche parole, il turismo è un commercio e la merce di scambio è rappresentata dall’anima di un territorio venduta al miglior offerente. In questo lavoro scandaglieremo il caso di Catania, città alle pendici del vulcano attivo più alto d’Europa, l’Etna, attirante turismo naturalistico, artistico e culturale.

1. Case vacanza
Lo sviluppo economico della città di Catania è legato al boom delle industrie zolfatare, tessili e altre. Già dalla fine dell’Ottocento, il capoluogo etneo presentava una variegata popolazione costituita da classi borghesi e commercianti. L’intraprendenza catanese fece sì che la città diventasse un polo industriale e commerciale di primo piano. Arrivarono investitori da altre città e dall’estero. Uno dei primi esempi di attività alberghiera a Catania fu quello del Grand Hotel, ex sede di un’industria tessile, appartenente alla famiglia Fischetti, nel quartiere di San Berillo. Fu proprio il proprietario della fabbrica, Rosario Fischetti, a scorgere l’opportunità rappresentata dall’inaugurazione della vicina stazione ferroviaria di Catania nel 1873, aprendo le porte del proprio palazzo per farlo diventare un sontuoso hotel in cui soggiornarono nomi e volti noti (tra gli altri ricordiamo Bismarck, Cairoli e Sarah Bernhardt), godendosi la vista sull’Etna dalle finestre affacciate sull’allora Piazza Cappellini.3 Il quartiere di San Berillo era formato da un labirinto di vie che sbucavano in piazze che abbracciavano palazzi barocchi, in cui piccole attività commerciali si fondevano con le case. Il quartiere rappresentava il cuore pulsante del centro storico catanese e racchiudeva l’anima degli abitanti della città. Ogni aspetto della vita veniva condiviso comunitariamente. Quando venne approvato il progetto di risanamento del quartiere, la città subì uno sfregio da cui non si riprese mai più. Attraverso ISTICA, l’istituto preposto alla demolizione e ricostruzione del vecchio quartiere nel modernissimo asse Corso Sicilia-Corso Martiri della libertà, che sarebbe servito come viale per collegare il centro storico alla stazione centrale, Catania perse parte della sua identità. Le distruzioni e le ricostruzioni sono da sempre parte della memoria della città etnea ma in questo caso la mano distruttiva fu quella dei propri abitanti, che attraverso un referendum di democrazia partecipata scelsero la costruzione della city finanziaria, con la promessa da parte degli investitori che la città avrebbe guadagnato in efficienza, modernità ed igiene, adducendo la scusa che San Berillo rappresentava un’emergenza sanitaria.4

Una volta delineato il quadro storico e identitario della città possiamo addentrarci nella problematica che si analizzerà in questo paragrafo. Con il cambiamento della morfologia urbana la città inizia a essere percepita non più come comunità ma come luogo in cui mandare avanti la propria quotidianità attraverso il lavoro, quindi prevalentemente come centro economico. Così l’uomo perde entusiasmo e diventa l’ingranaggio della macchina-città, annoiato dagli stimoli di un centro urbano sempre più vasto in cui perdersi.5 Anche il concetto di casa muta attraverso i cambiamenti epocali che la società attraversa dal dopoguerra in poi. L’abitazione passa dall’essere un diritto all’essere una merce.6 In inglese il concetto appare rafforzato. In effetti, Madden e Marcuse utilizzano home per indicare il diritto all’abitare, mentre chiamano housing il caso dell’abitazione utilizzata come merce. Le città sono luoghi d’investimento, quindi non sorprende che le case diventino capitale da sfruttare. Con l’ammodernamento della città, frutto delle nuove infrastrutture, Catania entra a far parte del cerchio delle destinazioni turistiche. E con questo nuovo status, fioriscono le attività legate alla ricezione turistica. Se dapprima la novità delle case vacanze venne accolta come una novità positiva da parte dei catanesi, con il tempo l’emergenza affitti ha evidenziato un problema sistemico. La minor disponibilità di case a disposizione di chi vuole una residenza fissa fa volare i prezzi degli affitti alle stelle, favorendo i proprietari degli immobili e indebolendo le fasce più deboli della popolazione cittadina. In questo modo il processo di gentrificazione sfugge di mano agli attori principali, ovvero coloro che vivono la città e avrebbero diritto a partecipare alle decisioni collettive. Lees, Slater e Wyly ci parlano di gentrificazione dall’alto, distinguendola dal movimento spinto dal basso (gentrification from below), criticando le politiche municipali incentivanti il capitale privato, come se la gentrificazione favorisse una forma di violenza strutturale.7 Si ridisegna l’asset urbano, favorendo la ristrutturazione delle facciate di chiese e palazzi antichi per rendere il centro storico attraente per il turista di turno, spostando ospedali e servizi essenziali in periferia. La progressiva musealizzazione del centro storico attira sempre di più gli investitori, spesso stranieri, accentuando maggiormente il rent gap, ovvero la differenza tra il valore attuale di un immobile e quello che avrà dopo la trasformazione di un intero quartiere. Neil Smith a questo proposito si esprime in termini di “colonizzazione interna” della città.8 Vi è un’autentica invasione che spinge certe fasce sociali ai confini. Gli esempi concreti di spostamento dei servizi nel catanese stanno avvenendo sotto ai nostri occhi proprio negli ultimi anni. Con lo sradicamento dei presidi ospedalieri dal centro, il cittadino subisce una perdita in termini di servizi essenziali. Al posto degli ospedali sorgono o sorgeranno musei e piazze per “riqualificare” intere aree urbane. Mentre gli ospedali, i consultori, gli ambulatori spariscono, le case vacanza e i B&B sorgono come funghi ad ogni angolo, garantendo affitti brevi a chi vuole assaporare la città per poi poterla pubblicizzare come nuovo oggetto esotico da mostrare sui social. La dicotomia è presto servita su un piatto d’argento: i luoghi appartengono a una specifica popolazione o il mondo è di tutti, e pertanto i confini sono delle linee arbitrarie disegnate su una mappa? Non ha, forse, diritto un imprenditore di investire e guadagnarsi da vivere attraverso il turismo? Quesiti inquietanti che presentano delle sfumature non così nitide. Proviamo a rispondere alla prima. Partiamo da una breve analisi storica per farlo. Le nazioni sono il frutto di un processo così come l’idea di popolo. Il passaggio dall’antico regime allo stato moderno avvenne in modo tortuoso, attraversando momenti in cui si andò avanti per tentativi ed errori. Chiaramente vi era una stabilità culturale ancora prima che l’intero processo si mise in atto. Lingue, costumi, usi e identità erano una componente abbastanza stabile appartenente alle genti di determinati territori. L’appartenenza alla propria terra era un sentimento già diffuso. La costituzione degli stati ha rafforzato la questione identitaria, però. Si può, dunque, asserire che un pezzo di terra sia proprietà di chi la abita? Il concetto di possesso non può che rimandarci a ciò che Rousseau aveva teorizzato nel suo Discours sur l’origine et les fondements de l’inégalité parmi les hommes e cioè che «la prima persona che, dopo aver recintato un pezzo di terreno, si è messa in testa di dire questo è mio e ha trovato persone così ingenue da credergli, è stato il vero fondatore della società civile»9, aggiungendo che «i frutti appartengono a tutti, ma la terra non è di nessuno».10 Se accettiamo la lezione del pensatore ginevrino dovremmo assecondare la spinta globalizzatrice, eppure sembra che la questione non possa essere risolta con l’idea che il mondo appartiene a tutti e a nessuno. L’ideale umano della fratellanza viene messo a dura prova da un sistema che trasforma qualsiasi ambito sociale in affare economico. È il capitalismo che esaspera le condizioni di processi “naturali” come la migrazione e il movimento umani. Se una data comunità ha deciso di stanziarsi in un territorio non può di certo essere la logica del denaro a decidere chi deve spostarsi verso dove o chi ha bisogno di cosa. Si potrebbe rispondere a quest’argomento asserendo che gli strumenti economici sono un mezzo di sopravvivenza per la specie umana.
D’altronde, l’essere umano usa le armi a propria disposizione per garantirsi un soggiorno più lungo e confortevole sul pianeta. I numeri allarmanti, messi a nostra disposizione da geologi, climatologi, tecnici ambientali ecc., ci forniscono l’idea che forse il sistema usato per garantirci la sopravvivenza è andato troppo in là, distruggendo l’unico habitat che conosciamo. Questa metafora “climatica” ci permette di capire come il sistema capitalistico abbia preso largo in qualsiasi ambito della vita umana, sorpassando limiti e ristrutturando regole a proprio piacimento. Il non rispetto delle condizioni di chi si trova ad occupare per scopi abitativi un territorio, sfruttando la componente del marketing per attirare denaro, rappresenta una delle conseguenze del capitalismo.

2. Una città da mostrare
L’analisi fin qui condotta permette di pervenire alla fase finale del progetto di gentrificazione: attraverso l’espulsione degli abitanti verso zone periferiche e la proliferazione delle attività ricettive si completa il processo di musealizzazione della città. Il centro storico diventa un museo a cielo aperto fatto di percorsi realizzati ad hoc per invogliare il turista a consumare una pizza tra i vicoli o ad acquistare souvenir stereotipati di dubbia qualità e dal prezzo ipertrofico. La città si presenta seducente, illuminata da luci soffuse e abbellita da decorazioni che strizzano l’occhio alla festività di turno o alla presenza di attività limitrofe. Il caso dei famosi ombrellini che fanno da soffitto immaginario al centro storico catanese, posti proprio a segnalare la presenza dei locali della movida, è esemplare. Numerosi sono i TikTok di chi visita la città e rimane affascinato dal trionfo di colori svettanti sopra le proprie teste. Questo meccanismo di commercializzazione dell’autenticità è solo un’altra faccia della turistificazione. Perdipiù, forzarla rischia proprio di far perdere di veridicità i costumi, offrendo sia allo spettatore esterno che all’autoctono un sapore di artefatto.11 A questo proposito, la cultura assume il ruolo di placebo nei riguardi dell’espulsione del cittadino poiché viene utilizzata come dolcificante per edulcorare la pillola.12 Con la scusa dei palazzi storici, delle chiese, del patrimonio UNESCO, si tenta di giustificare lo sventramento di interi quartieri a favore della città-museo. L’analisi delle criticità della turistificazione non vuole, però, sminuire il ruolo della preservazione e della cura dell’arte e della bellezza della città. Semmai, si vorrebbe rivendicare la fruizione di quest’ultime da parte del cittadino in primis. Il caso di Venezia è emblematico. Infatti, da qualche anno il capoluogo lagunare ha approntato il pagamento di un ticket per accedere alla città, per cercare di ovviare al problema dell’over-tourism.13 Un’attenta educazione artistica e ai valori civici non possono che rafforzare la cura che ogni cittadino dovrebbe riservare al luogo in cui vive. La mancata analisi socio-politica del tessuto urbano ha portato a una scissione sempre più irreparabile tra le istituzioni e i cittadini. Interi quartieri vivono il mancato coinvolgimento alla vita politica come un vero e proprio abbandono. Ciò porta a una sorta di ribellione e distaccamento da parte dei quartieri, considerati periferici, proprio per questa traumatica separazione tra ciò che viene curato, cioè il centro, vero e proprio salotto accogliente, e i distaccamenti in cui vivono i cittadini di serie b. Il risultato è che molte zone della città non ricevono la stessa cura delle aree turistiche, con conseguente rassegnazione della popolazione. Il cittadino si abitua al degrado e inizia a considerarlo parte dell’arredo urbano. Oltre all’aspetto esteriore, il degrado assume forme più subdole: esso diventa pratica relazionale. I rapporti tra cittadini che vivono nel disagio non possono che soffrire di una condizione degradante. Il senso di comunità si perde, così come quello della cura. Il rispetto per il luogo in cui si vive si riflette soprattutto nella cura che si ha per il vicino. Questa problematica ci porta a un concetto molto discusso: può esistere una rigenerazione urbana? Sappiamo che dietro a quest’idea si intravede l’ombra di investimenti economici e progetti di marketing legati allo sfruttamento di certe aree “malfamate”, da ridisegnare e trasformare in luoghi “nuovi”.14 Ma chi beneficia davvero di questa rigenerazione? Agli occhi degli abitanti delle aree degradate si compie una sorta di colonizzazione, mentre da parte di chi la compie si avverta la “Sindrome di Cristoforo Colombo”.15 Il salvatore del degrado è simile al navigatore genovese: parte alla conquista di territori da scoprire, non rendendosi conto che esiste già una popolazione autoctona. A questo punto è chiaro come certi meccanismi non possano essere imposti dall’alto ma dovrebbero nascere dal dialogo o dal conflitto, all’interno della stessa comunità.

3. Una prospettiva diversa
L’analisi condotta fin qui evidenzia un problema di prospettiva: la città, così com’è, appare progettata da gruppi che detengono il potere. Innanzitutto, la struttura delle città occidentali o occidentalizzate presenta un assetto che favorisce il pendolarismo casa-lavoro, sfavorendo il tema della cura. In moltissimi casi, soprattutto al sud, sono ancora le donne ad occuparsi della gestione della casa e della famiglia, sobbarcandosi il peso delle trasferte sui mezzi pubblici, spesso inefficienti. Con lo spostamento dei servizi dal centro alle periferie, questo problema è andato aggravandosi. Assieme alle difficoltà di movimento, le donne ne sperimentano altre, non meno gravi. Se l’uomo è percepito come una presenza neutra per le strade della città, non si può dire lo stesso delle donne. Gli sguardi inquisitori, curiosi e invadenti rendono la permanenza del genere femminile per le strade spesso insicura.16 Nel paragrafo precedente si è parlato di degrado esterno e interiorizzato. Certamente, l’assenza di illuminazione efficiente e la presenza di sporcizia non aiutano le soggettività a rischio ad avvertire un senso di sicurezza. In una città “brutta” la percezione del pericolo cambia radicalmente. È incontestabile che l’essere umano si senta più a suo agio in uno spazio curato e bello dal punto di vista estetico, e non solo. La cura verso le soggettività più deboli fa parte della responsabilità che una comunità nutre verso il luogo che abita. Spostandoci all’urbanistica, la situazione delle donne non migliora. I marciapiedi sono spesso inadatti alla fruizione da parte delle mamme con passeggini, poiché troppo stretti o occupati da automobili. Riprogettare la città, pensando alle soggettività marginali, non può che rappresentare il futuro delle aggregazioni urbane. Una città che non si pone il problema di includere è una città che rischia di sprofondare nel buco nero della storia. Pertanto, la prospettiva diversa che dà il nome al paragrafo, non può che essere una prospettiva di abbattimento della struttura sociale esistente, quella piramidale, con a capo un uomo occidentale, normo-abile, legato a una visione capitalista e patriarcale del mondo. Riabbracciare il rapporto umano-natura non può che far parte di questa nuova prospettiva. Una città che non ingloba l’aspetto della natura nelle proprie politiche, con conseguente rispetto verso gli altri animali si ritroverà a fare i conti con i disastri ambientali provocati da un’urbanizzazione selvaggia. La prospettiva dovrebbe, quindi, passare dall’essere verticale all’essere orizzontale. Una società in cui le decisioni sono prese dall’alto, favorendo le élite di turno, non potrà che accentuare le ingiustizie e le disuguaglianze. Le popolazioni dovrebbe essere al centro della vita e delle decisioni riguardanti la propria città. La trasformazione di quest’ultima in un prodotto da vendere al turista non può che esacerbare le disuguaglianze sociali, e rischia di trasformare anche il sentimento di appartenere a un luogo da chiamare casa in valore economico. La “follia” capitalista appare inarrestabile e assume forme inafferrabili, d’altro canto. L’uomo contemporaneo si pensa come un ego solitario, immerso in obiettivi professionali, con hobby a cui dedicare i propri ritagli di tempo dopo una giornata passata a pensare al profitto. Il percorso di vita appare per tutti lo stesso: lavorare, avere una famiglia, comprare cose, pretendere di possedere sempre di più, abbandonando ogni forma di pensiero critico, delegando ad altri il compito di pensare e di prendere decisioni al proprio posto. Una macchina perfetta al servizio della produzione. Di fronte alla velocità del mondo globalizzato, però, il ritorno dell’umano a sé stesso e alla terra appare come una via di fuga liberatrice da una trasformazione in macchina di tutte le specie e del pianeta stesso.

Note
(*) Università di Catania, Laureanda in Scienze Filosofiche (LM-78)

1Archivio di Stato di Catania (d’ora in poi ASC) Fondo Atti Notarili, Notaio Carlo Lo Monaco, cc. 353-356 (1693–1696)

2Cfr. L. Wirth, Urbanism as a Way of Life, in «American Journal of Sociology» 44, no. 1, 1938, pp. 1-24.

3E. Lombardo, comunicazione personale, 24 novembre 2025.

4Cfr. C. Barbanti, Problematizzare il ‘basso’ nei processi di rigenerazione urbana per un’autentica inclusività: il caso di San Berillo a Catania, in «Tracce Urbane. Rivista italiana transdisciplinare di studi urbani» 8, no. 12, 2023, p. 166.

5Cfr. Georg Simmel, La metropoli e la vita dello spirito, in «Rivista di Scienze del Territorio», n. 3, 2015, Firenze University Press, p. 350-354.

6Cfr. D. Madden & P. Marcuse, In defense of housing, Londra,Verso Books, 2016, p. 60.

7Cfr. L. Lees, T. Slater & E. Wyly, Gentrification, Londra, Routledge, 2008, p. 222.

8Cfr. N. Smith, The New Urban Frontier: Gentrification and the Revanchist City, Londra, Routledge, 1996, pp. 64-6

9«Le premier qui, ayant enclos un terrain, s’avisa de dire ceci est à moi et trouva des gens assez simples pour le croire, fut le vrai fondateur de la société civile» (trad. mia); J.-J. Rousseau, Discours sur l’origine et les fondements de l’inégalité parmi les hommes, Parigi, Hachette Livre, 1997, p. 76.

10«Les fruits sont à tous, et que la terre n’est à personne» (trad. mia); ivi.

11Cfr. S. Zukin, Naked city: the death and life of authentic urban places, Oxford University Press, Oxford-New york, 2010, p. 45.

12Ivi, pp. 42-43.

13Comune di Venezia, Delibera di Consiglio Comunale n. 51 del 12 settembre 2023.

14Cfr. G. Semi, Gentrification: Tutte le città come Disneyland?, Bologna, il Mulino, 2015, p. 95-100.

15Ivi, pp. 99-100.

16Cfr. L. Kern, La città femminista: Reclamare lo spazio in un mondo a misura d’uomo, trad. N. Pennacchietti, Roma, Treccani, 2021, p. 29.

Nicoletta Spedalieri (*), Crisi abitativa e turistificazione nei centri storici delle città ©, .

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