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A Villa Medici l’esposizione collettiva “Oracoli al di là del mare”

15 Giugno 2026 ore 10:28

Dal 19 Giugno al 7 Settembre 2026 la mostra presenta opere e progetti nati dall’incontro tra arti visive, architettura, letteratura, ricerca e composizione musicale, in un percorso che attraversa linguaggi, geografie e immaginari differenti.

Curata da Imma Tralli e Roberto Pontecorvo, con Camille Coschieri curatrice associata

Nata da un anno di ricerca e di scambi nel contesto della residenza romana, mette in luce l’incontro tra linguaggi estetici, percorsi e geografie molteplici. L’esposizione dà corpo a progetti che si affrancano dai formati classici per mettere in dialogo le pratiche dei borsisti, dalle arti plastiche e visive alla storia e alla teoria delle arti, dall’architettura alla letteratura, rivelando una creazione in movimento.

I borsisti

Alia Bengana, Arianna Brunori, Diaty Diallo, Marin Fouqué, Elitza Gueorguieva, Hugo Lindenberg, Giulia Lorusso, Paul Maheke, Marie-Claire Messouma Manlanbien, Randa Maroufi, Farnaz Modarresifar, Baptiste Pinteaux, Enrique Ramírez, Ben Russell, Camille Lévy Sarfati e Thu Van Tran. Artisti invitati: Nastasia Alberti, Jacques Kaufmann, Alice Visentin.

Il percorso espositivo propone di immaginare ogni opera come una sibilla

Le creazioni dei residenti sono presenze misteriose, ispirate alle antiche profetesse, a cui ci si rivolge per cambiare sguardo sul mondo, senza per questo cercare risposte predefinite. Il visitatore è invitato a perdersi in uno spazio imprevedibile dove i confini tra le discipline si sfumano. Le opere diventano la soglia di racconti e visioni che solitamente sfuggono alla percezione ordinaria. Il titolo della mostra è ispirato all’opera Oracles from the Sea (1998) dell’artista visiva palestinese Vera Tamari. Gli artisti invitati per la mostra sono Nastasia Alberti, Jacques Kaufmann e Alice Visentin.

La pubblicazione

In occasione dell’esposizione, Villa Medici pubblicherà un volume che ripercorre le ricerche e i progetti sviluppati dai borsisti durante il loro anno di residenza a Roma, arricchito dai contributi di autori e autrici invitati a offrire una prospettiva critica sul loro lavoro. Con contributi di Nastasia Alberti, Alma Chaouchi, Eddy De Pretto, Adrienne Drake, Cécile Guilbert, Tamsin Hong, Karim Kattan, Maylis de Kerangal, Bernard Quirot, Laurie Laufer, Anne Montaron, Myriam Rabah-Konaté, Georgia René-Worms, Luisa Santacesaria, Öykü Sofuoğlu, Francesco Vitali Rosati.

I curatori della mostra

Imma Tralli e Roberto Pontecorvo hanno fondato nel 2021 Marea Art Project, un programma di residenze e una piattaforma curatoriale. Sviluppato in dialogo con Stefano Collicelli Cagol, direttore del Centro Pecci di Prato, e in collaborazione con Carol LeWitt, presidente del consiglio di amministrazione della Yale University Art Gallery, questo progetto riattualizza i saperi femministi, queer e decoloniali. Operando dal sud dell’Italia, Marea Art Project lavora per restituire centralità alle memorie e alle pratiche che attraversano il Mediterraneo.

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Sgt. Pepper e il club dei fantasmi: perché la copertina dei Beatles oggi fa venire i brividi

15 Giugno 2026 ore 10:00

Ci sono immagini che raccontano un’epoca. E poi ci sono immagini che riescono a raccontare il tempo stesso. È il caso della storica copertina di Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band, l’album che nel 1967 rivoluzionò la musica popolare e contribuì a consacrare definitivamente i Beatles nell’Olimpo della cultura contemporanea.

A uno sguardo superficiale appare come un colorato assemblaggio di personaggi famosi: attori, scrittori, musicisti, filosofi, sportivi e figure simboliche scelte dai Fab Four per popolare il loro immaginario universo artistico. Eppure, osservandola oggi, quella fotografia restituisce una sensazione sorprendente e quasi malinconica.

Qualche curiosità che non tutti sanno

La celebre copertina fu realizzata dagli artisti britannici Peter Blake e Jann Haworth, sotto la direzione creativa dei Beatles e con un contributo particolarmente importante di Paul McCartney.

L’idea era rivoluzionaria per l’epoca: immaginare che i Beatles avessero abbandonato la propria identità per trasformarsi nella banda immaginaria del Sergente Pepper, posando davanti a una folla composta dai personaggi che avevano influenzato la loro formazione culturale e artistica. La sua realizzazione materiale fu un’impresa piuttosto complessa. Blake e Haworth crearono un grande set fotografico utilizzando fotografie a grandezza naturale montate su cartone, statue di cera prese dal museo Madame Tussauds e numerosi oggetti scenografici. Lo scatto finale venne eseguito dal fotografo Michael Cooper il 30 marzo 1967 nello studio londinese di Chelsea.

Una folla diventata storia

Intorno a John Lennon, Paul McCartney, George Harrison e Ringo Starr si affollano decine di volti che hanno segnato il Novecento. Ci sono Oscar Wilde, Edgar Allan Poe, Carl Gustav Jung, Marlene Dietrich, Stan Laurel e molte altre personalità che hanno lasciato un’impronta profonda nella letteratura, nel cinema, nella scienza e nell’arte.

Nel 1967 molti di quei protagonisti erano ancora vivi. Oggi, invece, la situazione è radicalmente cambiata. La quasi totalità delle persone rappresentate nella celebre foto appartiene ormai alla storia. Anche due membri dei Beatles, Lennon e Harrison, non ci sono più, lasciando a McCartney e Starr il ruolo di ultimi custodi viventi di quell’avventura irripetibile.

La fotografia che sfida il tempo

È proprio questo a rendere la copertina di Sgt. Pepper così affascinante ancora oggi. Quella che all’epoca sembrava una festa popolata dalle grandi celebrità del mondo si è trasformata, con il passare dei decenni, in una sorta di museo visivo della memoria collettiva.

Ogni volto racconta una storia, ogni figura richiama un’eredità culturale che continua a influenzare il presente. L’immagine non rappresenta più soltanto un album leggendario, ma diventa una riflessione sul trascorrere del tempo e sulla capacità dell’arte di sopravvivere ai suoi creatori. Forse è proprio questo il segreto della sua eterna attualità. Mentre le persone scompaiono, le idee, la musica e le opere restano. E quel celebre scatto di gruppo, immortalato quasi sessant’anni fa, continua ancora oggi a parlare alle nuove generazioni come se fosse stato realizzato ieri.

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Nel giorno del compleanno di Alberto Sordi, il cugino Igor Righetti svela alcuni aneddoti della vita del grande attore

15 Giugno 2026 ore 09:00
Nel giorno del compleanno di Alberto Sordi, il cugino Igor Righetti svela alcuni aneddoti della vita del grande attore
Igor Righetti con suo cugino Alberto Sordi in una immagine degli Anni Novanta

Su Rai Radio 1, Igor Righetti con “Igorà” svela il dietro le quinte del mondo digitale; in diretta, alle 15:00, l’innovativo format in chiave pop, ideato e condotto dal giornalista e conduttore radiotv Rai vincitore di  3 “Microfoni d’oro” consecutivi, ha portato con lui l’influencer da oltre 1 milione di follower sui social Lorenzo Castelluccio e Byron, il bassotto più irriverente del web con 255 mila follower. Igor ha anche scritto e diretto “Alberto Sodi secret”, pluripremiato docufilm internazionale, anche in inglese e spagnolo, arrivato a quota 35 Premi in Italia e all’estero, dall’Europa agli dagli Stati Uniti fino all’Asia. Attualmente è in onda su Prime Video in Cina, Usa, Gran Bretagna, Nuova Zelanda e Australia. Dopo la proiezione nei cinema italiani è stato presentato alla Festa del Cinema di Roma e al Senato della Repubblica.

Nel giorno del compleanno di Alberto Sordi, il cugino Igor Righetti svela alcuni aneddoti della vita del grande attore
Igor Righetti in Radio

Tratto dal suo libro “Alberto Sordi segreto”, pubblicato da Rubbettino editore, con la prefazione del critico Gianni Canova, giunto alla 12ª ristampa.

Nel giorno del compleanno di Alberto Sordi, il cugino Igor Righetti svela alcuni aneddoti della vita del grande attore
Il Libro e ebook Alberto Sordi Segreto, di Igor Righetti, da cui è tratto il docufilm Internazionale Alberto Sordi Secret, il primo sulla vita privata del grande attore

Nell’opera prodotta da Massimiliano Filippini e CameraWorks con la fotografia di Gianni Mammolotti, le musiche di Maria Sicari e i costumi di Stefano Giovani, vengono raccontati accadimenti e aneddoti della vita privata di Sordi a partire dalla sua infanzia.

Il padre di Alberto Sordi era nato a Valmontone, in Provincia di Roma, cittadina che, in omaggio al papà, il grande attore citò in due dei suoi film, “Il Marchese del Grillo” e “Il Tassinaro”

Nel giorno del compleanno di Alberto Sordi, il cugino Igor Righetti svela alcuni aneddoti della vita del grande attore
con Tiziana Appetito figlia del fotografo di scena Enrico

“Valmontone si trova a circa 35 chilometri dalla capitale”-dice Righetti-“qui ha vissuto anche la sorella di suo padre, Ginevra, della quale nelle interviste pubbliche Alberto parlò spesso con grande affetto magnificandone i suoi gnocchi, i carciofi, i sughi e le tagliatelle. Nel 1996, ad Alberto fu consegnato l’atto di nascita del padre nato nella cittadina nel 1879. In quell’occasione pubblica disse: “Dovrei essere triste perché tanto tempo è passato da quando il mio babbo mi portava qui, nella vostra e sua cittadina, per fare visita a zia Ginevra. E, invece, tutto ciò mi rende allegro perché, uno a uno, mi vengono in mente tanti ricordi felici”.

I vestiti comprati dalla sorella Aurelia

“Alberto è sempre stato molto classico: giacche, completi, trench beige, grigi e marroni, nessuna concessione verso i colori accesi. Ci teneva a essere sempre elegante, ma era troppo indolente per acquistare i vestiti. Glieli comprava la sorella Aurelia che conosceva bene i suoi gusti. E poi non aveva tempo che avrebbe dovuto sottrarre al suo lavoro. Aurelia si occupava delle spese per la casa ed era molto attenta ai conti e a evitare sprechi inutili”.

Nel giorno del compleanno di Alberto Sordi, il cugino Igor Righetti svela alcuni aneddoti della vita del grande attore
Igor Righetti regista e sceneggiatore del docufilm internazionale Alberto Sordi Secret in cui compare anche Byron

A differenza di come appariva nei suoi film o in televisione era un uomo abbastanza schivo e solitario

“Per nulla amante della mondanità che lo avrebbe distratto dal lavoro, Alberto era molto determinato, tenace, innamorato della sua professione che ha sempre messo sopra ogni altra cosa, consapevole del suo grande talento; “cambiava umore facilmente, spesso era malinconico e amava il silenzio dopo i bagni di folla”-prosegue Righetti-“dotato di ironia sorniona, dopo una giornata sul set si rifugiava nella sua casa dove continuava a studiare il copione per le riprese del giorno dopo. Cattolico praticante cresciuto all’Azione cattolica, amava spiazzare l’interlocutore con un’ironia pungente. Era un abitudinario: quando non era sul set, non rinunciava al riposo pomeridiano dopo pranzo, la pennichella di almeno un’ora, abitudine ereditata dal padre. La domenica, invece, il suo riposo pomeridiano durava qualche ora. E la sera non faceva mai tardi”.

Nel giorno del compleanno di Alberto Sordi, il cugino Igor Righetti svela alcuni aneddoti della vita del grande attore
La locandina del docufilm internazionale

Abitudinario anche negli orari del pranzo e della cena così come nel cibo

“Al ristorante ordinava sempre gli stessi piatti senza mai concedersi novità. Teneva molto alla sua immagine e ad avere un aspetto curato: aveva sempre la barba fatta e portava con sé un pettine che teneva nel taschino interno della giacca per avere i capelli in ordine. Conservava tutto in modo maniacale e con grande cura, dai vestiti fino a una copia di ogni suo film. La scrivania del suo studio era affollata, ma sempre perfettamente ordinata. Una volta diventato famoso, frequentava solo persone che conosceva da tempo e di cui si fidava”.

Sì, anche perché per il grande attore rigore e indipendenza erano determinanti per svolgere la sua professione, quindi, per realizzare il suo progetto, doveva restare solo e non disperdere energie verso altri,  come una moglie o dei figli. Mai avrebbe voluto deludere il suo pubblico, con il quale era sempre disponibile con un sorriso e per un autografo.

Era rimasto semplice anche nel mangiare: preferiva la bruschetta e un bicchiere di vino, o l’anguria durante l’estate. A pranzo, nella sua casa, mangiava un piatto unico, come spaghetti al pomodoro con le polpette che adorava. Alla pasta non sapeva rinunciare: dagli spaghetti alle fettuccine, dai bucatini agli gnocchi ma sempre al sugo di pomodoro, mai in bianco. Al bando piatti pasticciati, sì per il pesce (ma guai a non proporglielo già pulito dalle lische) ed era goloso di Nutella che metteva pure nel caffè e latte. Con la minestra di verdure aveva un pessimo rapporto in quanto era il piatto che la madre gli faceva da bambino a causa delle ristrettezze economiche. Non mangiava mai i funghi in quanto li riteneva tutti velenosi.

Nel giorno del compleanno di Alberto Sordi, il cugino Igor Righetti svela alcuni aneddoti della vita del grande attore
con Sabrina Sammarini, figlia dell’attrice Anna Longhi, “la buzzicona” di tanti film di Sordi

Il padre, Pietro Sordi, non voleva che facesse l’attore

“Alberto perse suo padre nel 1941, quando aveva soltanto 20 anni e non era ancora famoso”-continua Righetti-“mio nonno lo incoraggiò a proseguire nel suo sogno, lo sostenne e aveva fatto più volte riflettere Pietro sul grande talento e la forte determinazione del figlio che non voleva far altro nella vita se non l’attore. Alberto gliene fu sempre grato e, anni dopo, quando mio nonno si paralizzò, provvide a farlo curare da un luminare della scienza e al suo ricovero in una clinica di lusso. Il tutto a sue spese.

Mio padre, invece, realizzava con lui le statuine di gesso del presepe per la parrocchia di Santa Maria in Trastevere. Successivamente Alberto lo volle come capoclaque nei suoi spettacoli, cioè colui che faceva partire gli applausi nei teatri in cui si esibiva all’inizio della sua carriera.  Gli scriveva sul copione le parti in cui mio padre doveva far intervenire gli spettatori. Alcuni elementi decorativi della sala cinematografica della sua villa romana, li fece realizzare a mio padre Alessandro”.

Nel giorno del compleanno di Alberto Sordi, il cugino Igor Righetti svela alcuni aneddoti della vita del grande attore
Igor con Byron sul red carpet

Nella sua villa nessuno poteva scattare fotografie

“Ricordo ancora che tutte le stanze della sua villa erano chiuse a chiave e che il piano di sopra, dove c’era la sua camera e la barberia, era interdetto”-sottolinea Righetti-grande tifoso della Roma, non amava seguire le partite in televisione, preferiva sdraiarsi sulla poltrona del suo studio e ascoltare la radiocronaca di Nicolò Carosio”.

Non pensava alla morte e nemmeno riusciva a pronunciare quella parola, preferiva parlare di “orizzontale”

“Era talmente scaramantico che anche quando ormai stava molto male, non volle fare nessun testamento. Negli ultimi anni era soltanto molto preoccupato del suo grande patrimonio che la sorella Aurelia, più grande di lui di tre anni, si sarebbe trovata a gestire da sola senza averne le capacità. Le sue sorelle e il fratello erano la sua famiglia: vivevano come un clan e tutti lavoravano per Alberto. Un’altra persona importate nella sua vita e della quale si fidava era la sua fedele segretaria per oltre cinquant’anni, Annunziata Sgreccia, considerata anche da Aurelia alla stregua di una sorella (erano state compagne di scuola”.

In America ha avuto due cittadinanze onorarie

“Nel 1955 il presidente americano Harry Truman lo invitò a Kansas City per consegnargli le chiavi della città (e la carica di governatore onorario) ed ebbe diverse proposte di trasferirsi negli Stati Uniti, ma amava troppo il suo Paese per lasciarlo”.

Nel giorno del compleanno di Alberto Sordi, il cugino Igor Righetti svela alcuni aneddoti della vita del grande attore
Igor Righetti in via San Cosimato dove nacque suo cugino Alberto Sordi

Il suo rapporto con la Fede

“Dalla madre aveva ereditato la devozione per la Vergine Maria, come per Giovanni Paolo II. La madre di Alberto, Maria Righetti, è stata la persona più importante della sua vita; maestra elementare, aveva lasciato il lavoro per seguire i suoi figli. Alberto era il più piccolo, il più coccolato: “quando ricordava sua madre che gli leggeva le poesie di De Amicis, commuovendosi”-aggiunge Igor Righetti”.

Righetti, nel 2017, ha ideato il Premio internazionale “Alberto Sordi Family Award”, che organizza con la sua società “Loro Comunicazione”, prestigioso riconoscimento per omaggiare e ricordare la figura dell’ Alberto nazionale

Nel giorno del compleanno di Alberto Sordi, il cugino Igor Righetti svela alcuni aneddoti della vita del grande attore
Igor Righetti con il Premio Oscar Helen Mirrer alla quale ha consegnato il Premio Internazionale Alberto Sordi Family Award


“Il Premio all’eccellenza, diventato ormai di culto, ha conquistato anche Hollywood con quattro Premi Oscar nel suo albo d’oro come gli attori Helen Mirren e Colin Firth e i registi Taylor Hackford e Robert Moresco. Tra i premiati figurano anche Gina Lollobrigida, Mark Strong, Matt Dillon, il regista e produttore cinematografico Pupi Avati, Fioretta Mari, Maurizio Mattioli, l’amministratore delegato della Rai Giampaolo Rossi, il pittore e attore-trasformista Dario Ballantini del programma “Striscia la Notizia”, solo per citarne alcuni. Con il presidente della Commissione Cultura della Camera dei deputati, l’on. Federico Mollicone, stiamo valutando iniziative internazionali volte a celebrare la figura di Alberto Sordi, ambasciatore della cultura italiana nel mondo. Attraverso i suoi film e i suoi personaggi, Alberto continua a trasmettere un’immagine autentica dell’Italia, della sua storia e del suo patrimonio umano e culturale”.

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Bagaglio a mano, ma molto pesante: scoperti 140mila euro sul Frecciarossa

15 Giugno 2026 ore 08:00

A volte basta un dettaglio per far scattare un controllo più approfondito. È quanto accaduto alla stazione Termini di Roma, dove un uomo di nazionalità italiana è stato fermato dagli agenti della Polizia Ferroviaria durante un servizio di verifica a bordo di un treno ad alta velocità. A insospettire gli operatori non è stato un bagaglio particolare o una segnalazione preventiva, ma il comportamento del viaggiatore, apparso fin da subito visibilmente agitato al momento della richiesta dei documenti.

Il controllo è quindi proseguito negli uffici della squadra di polizia giudiziaria del compartimento Polfer Lazio, dove gli agenti hanno deciso di ispezionare con maggiore attenzione il voluminoso zaino che l’uomo portava con sé.

Il tesoretto nello zaino

All’interno del bagaglio sono state rinvenute diverse buste di plastica contenenti banconote di vario taglio. Una somma considerevole, pari a circa 140mila euro in contanti, custodita senza alcuna documentazione che ne attestasse la provenienza o il possesso legittimo.

Di fronte alle domande degli investigatori, il viaggiatore non sarebbe stato in grado di fornire spiegazioni convincenti sull’origine del denaro né sul motivo per cui trasportasse una cifra così elevata durante il viaggio.

Indagini sulla provenienza del denaro

Gli accertamenti sono immediatamente scattati per ricostruire la provenienza dei contanti e verificare eventuali collegamenti con attività illecite. Al termine delle verifiche preliminari, per l’uomo è stata formalizzata una denuncia con l’ipotesi di ricettazione.

L’intera somma è stata posta sotto sequestro e sarà ora al centro delle indagini coordinate dagli inquirenti. Gli investigatori stanno cercando di capire se quei 140mila euro siano il frutto di reati precedenti o se possano essere collegati a operazioni economiche non dichiarate. L’episodio conferma l’attenzione delle forze dell’ordine nei principali nodi ferroviari della Capitale, dove i controlli quotidiani della Polfer rappresentano uno strumento fondamentale per contrastare traffici illegali e movimenti sospetti di denaro.

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Al MAXXI si raccontano le storie di emigranti che non possono fuggire

15 Giugno 2026 ore 07:30

In libreria dal 29 maggio Chi resta mentre il mondo scappa. Storie di confini e sopravvivenza” edito da Vallecchi Editore, è il nuovo romanzo di Daniela Tagliafico ispirato a vicende realmente accadute che intrecciano le vite di una giovane donna di Lampedusa ed un poliziotto romano, osservando il tema complesso dell’immigrazione.

I protagonisti della storia

Al centro della narrazione ci sono Mara e Sandro, due esistenze lontane che si sfiorano senza mai sovrapporsi del tutto. Mara vive a Lampedusa, isola simbolo degli sbarchi e delle tragedie del Mediterraneo: ogni giorno assiste a un dolore che si ripete, tra morte, salvataggi e silenzi. Sogna di andarsene e diventare vigile del fuoco, ma resta intrappolata tra legami, radici e una realtà che non concede vie di fuga.

Sandro, poliziotto romano abituato a gestire tensioni e ordine pubblico, vede la propria vita cambiare quando incontra un venditore ambulante senegalese. Da quell’incontro nasce un rapporto fatto di fiducia, diffidenza, aiuto reciproco e domande che mettono in discussione certezze consolidate.

Al MAXXI si raccontano le storie di emigranti che non possono fuggire

Un racconto oltre l’immigrazione

Nel romanzo si muove, sottotraccia, il grande tema dell’accoglienza, osservato senza retorica: paura e solidarietà convivono, si scontrano e si contaminano. L’autrice sceglie di raccontare l’Italia attraverso chi la vive nei margini e nei luoghi di frontiera: dagli operatori della scientifica all’hotspot di Lampedusa, alla proprietaria di un’agenzia di pompe funebri costretta a dare dignità a un neonato morto in mare, fino al parroco di Ventimiglia che assiste i migranti al cosiddetto “Passo della Morte”.

La ricerca

Dietro le pagine del romanzo c’è un lungo lavoro di ascolto e osservazione, storie raccolte tra Lampedusa e Ventimiglia che hanno contribuito a costruire una narrazione capace di interrogare non solo chi arriva, ma anche chi accoglie. Da qui prendono forma alcune domande rivolte direttamente all’autrice.

L’intervista

“È stata una scelta narrativa. Le storie dei migranti sono già note nella loro drammaticità; mi interessava raccontare gli italiani che si confrontano ogni giorno con questo fenomeno, tra generosità e paure legittime. Come scrive Léopold Sédar Senghor “La vera cultura è mettere radici e sradicarsi” un percorso difficile che riguarda tutti”.

È la storia vera del protagonista, un poliziotto romano, la cui vita cambia dopo l’incontro con un venditore senegalese di collanine, che sostava davanti al supermercato sotto casa sua. Da una semplice conoscenza nasce un’amicizia, fino a un gesto straordinario: il poliziotto decide di donargli 15.000 euro affinché possa realizzare il suo sogno, aprire una panetteria nel villaggio dove è nato, in Senegal. Sandro ha voluto offrirgli un’opportunità – svela l’autrice, emozionata – che cambia il destino di entrambi”.

Non è un romanzo sull’immigrazione in senso stretto, ma un racconto sui confini  – geografici e morali – e sulle coscienze che si misurano con l’altro. Con una scrittura asciutta e ritmica, Tagliafico mette in scena ciò che sopravvive agli eventi: gesti minimi, scelte difficili, vite che si incrociano senza riuscire davvero a salvarsi.

L’incontro romano

La presentazione del libro “Chi resta mentre il mondo scappa. Storie di confini e sopravvivenza” è lunedì 15 giugno alle ore 18.00 presso il MAXXI – Museo nazionale delle arti del XXI secolo (Sala Carlo Scarpa), alla presenza del Cardinale Baldassare Reina, del Questore di Roma Roberto Massucci e del costituzionalista Roberto Zaccaria, intervistati dal vaticanista Fabio Zavattaro.

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Balzo dell’export laziale grazie al settore farmaceutico

15 Giugno 2026 ore 07:00

Il Lazio continua a sorprendere sul fronte dell’export, con un balzo del 9,6% che ribalta la tendenza stagnante dei servizi romani. Il merito è quasi interamente del polo chimico farmaceutico dell’asse Latina- Frosinone, ormai riconosciuto come uno dei più importanti d’Europa. Qui operano multinazionali, centri di ricerca e stabilimenti ad alta specializzazione che da soli coprono metà delle vendite estere regionali. Un risultato che conferma la centralità del settore e la sua capacità di competere sui mercati globali.

Le aziende del settore investono in innovazione

Mentre Roma fatica a far crescere i servizi avanzati, il Sud del Lazio corre. Le aziende farmaceutiche investono in innovazione, ampliamenti produttivi e nuove linee dedicate ai farmaci biologici. La domanda internazionale resta elevata e il settore beneficia di una filiera integrata che va dalla ricerca alla produzione, fino alla logistica.

Il territorio, però, paga ancora la carenza di infrastrutture adeguate, soprattutto nei collegamenti con i porti e gli aeroporti.

Il Pharma un asset competitivo globale

Il successo del pharma compensa il rallentamento di altri comparti, come turismo e servizi professionali, che mostrano segnali di affaticamento dopo il boom post pandemia.

Ma pone anche una questione strategica: quanto è sostenibile una crescita così concentrata? Gli economisti parlano di “specializzazione rischiosa”, ma riconoscono che il Lazio ha trovato nel farmaceutico un asset competitivo globale. La sfida sarà ora attrarre nuovi investimenti e rafforzare la filiera, evitando che la dipendenza da un solo settore diventi un limite.

Il polo industriale del basso Lazio si conferma dunque il vero motore della regione, capace di trainare l’export e di generare occupazione qualificata. Un modello che potrebbe ispirare anche altre aree, se accompagnato da politiche industriali mirate e da un miglioramento delle infrastrutture logistiche, tema al centro del dibattito sulla Zls del Lazio.

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Roma, dramma sulle strisce pedonali: furgone tampona auto e travolge madre e figlia, morta la 58enne

14 Giugno 2026 ore 17:20

Tragedia sulle strisce a Roma: tamponamento a catena travolge madre e figlia

Due donne sono state travolte mentre stavano attraversando la carreggiata sulle strisce pedonali alla periferia di Roma. Secondo i primi accertamenti, una vettura si era arrestata per consentire il passaggio di madre e figlia, rispettivamente di 92 e 58 anni, ma è stata centrata in pieno da un furgone che l’ha spinta in avanti contro i pedoni. L’anziana è finita sotto il veicolo: dopo essere stata liberata dai vigili del fuoco, è stata trasferita d’urgenza in ospedale in codice rosso. La figlia, invece, soccorsa in condizioni disperate, è deceduta poco dopo il ricovero. Gli agenti della polizia locale si sono recati sul luogo dell’incidente per effettuare i rilievi.

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Vannacci: "Il femminicidio non esiste, omicidio come tutti altri. Uomini e donne sono uguali"

14 Giugno 2026 ore 17:23
"Assurdità considerare più grave reato in base a vittima e non a reato". I punti del programma scanditi dall'ex generale: riportare il libretto di lavoro a 14 anni, scuola pubblica preferibile, remigrazione. E cita De Andrè

© RaiNews

Meloni: “Più libri più liberi chiede agli editori il patentino antifascista. È censura”. M5s: “Rincorre Vannacci con argomenti ridicoli”

14 Giugno 2026 ore 10:44

È “censura“, dice Giorgia Meloni, chiedere alle case editrici che partecipano a una fiera di firmare una dichiarazione di antifascismo. Nel mirino c’è Più libri più liberi, l’evento che si svolge a dicembre alla Nuvola dell’Eur di Roma e che l’anno scorso aveva visto un gruppo di editori protestare contro la presenza della casa editrice di destra Passaggio al Bosco il cui catalogo, aveva denunciato un gruppo di ospiti della manifestazione, si basa “in larga parte sull’esaltazione di esperienze e figure fondanti del pantheon nazifascista e antisemita”. Nei giorni scorsi Francesco Giubilei sul Giornale ha scritto che tra le novità della prossima edizione (dal 4 all’8 dicembre) ci sarà appunto la necessità di firmare una “dichiarazione di antifascismo”, mentre fino all’anno scorso era richiesta una più generica adesione a “tutti i valori espressi nella Costituzione Italiana, nella Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea e nella Dichiarazione universale dei diritti umani”. Il presidente dell’Associazione italiana editori Innocenzo Cipolletta ha confermato: “Agli editori che intendono esporre a Più libri più liberi chiediamo di affermare il proprio antifascismo” perché “il richiamo all’antifascismo esplicita semplicemente il fondamento costituzionale della nostra democrazia“.

Meloni: “Sei libero solo se dici quello che loro ti permettono di dire”

“Per partecipare”, commenta dunque la presidente del Consiglio sui social, “le case editrici dovranno ottenere quest’anno il “patentino antifascista”, sottoscrivendo un’apposita dichiarazione. È così che la sinistra concepisce la libertà di pensiero: sei libero, ma solo se dici quello che loro ti permettono di dire, se pensi quello che loro pensano, se leggi quello che loro considerano consono. La cancellazione delle idee non di sinistra, camuffata da lotta antifascista, è un vecchio vizio della sinistra, ma è una storiella alla quale ormai non crede più nessuno. Si chiama, banalmente, censura. E la censura è incompatibile con qualsiasi società democratica“.

Vannacci: “Ha perfettamente ragione”

L’uomo del momento, il leader di Futuro nazionale Roberto Vannacci, sottoscrive compiaciuto e, dall’assemblea costituente del suo partito all’Auditorium della Conciliazione, fa sapere che Meloni “ha perfettamente ragione” perché “in un Paese dove la libertà di espressione è in Costituzione questa libertà di espressione non deve essere soggetta ad alcun patentino, sia esso di antifascismo o di anti non so che cosa”. Segue un esempio che ritiene calzante: “Se io domani volessi fare l’elogio della monarchia, non vedo perché non potrei farlo visto che è una libertà di espressione, poi sarà il popolo italiano a decidere se la monarchia o se il livello che ho intenzione di pubblicare sia opportuno o non sia opportuna sia da buttare in un cestino. A me non piace vivere in un Paese dove per parlare ti devi dichiarare che sei di una parte piuttosto che dell’altra, a me piace vivere in un Paese dove le espressioni che vengono esternate vengono giudicate sulla base delle argomentazioni e non sulla base dei divieti o della censura”.

Conte: “Nulla da dire su corruzione e flop su giustizia e sanità?”

Sui social ha replicato intanto a Meloni il leader M5S Giuseppe Conte: “Nulla da dire e da fare sull’inchiesta per corruzione sul Ponte dello Stretto, con progetti fallimentari e 13,5 miliardi bloccati ma che sarebbero utili per infrastrutture, scuole, sanità. Fallite, ritirate o bocciate dai cittadini le riforme su giustizia e sanità, mentre esplodono le code sia in tribunale che in ospedale. Vertici internazionali vitali per i nostri interessi con la sedia dell’Italia che rimane vuota perché preferisce presentare un francobollo o la escludono. E allora Meloni va sull’usato sicuro: polemica domenicale surreale sulla fiera del libro e sull’antifascismo”. E continua: “Giustamente oltre all’ossessione nei miei confronti adesso ha l’ossessione per Vannacci, che cresce grazie ai suoi fallimenti e ai suoi tradimenti. Un piccolo quesito: ma quando si occupa dell’Italia, del carovita e delle aziende che chiudono? Quattro anni zero riforme”.

Pd: “Parole vergognose”

“Le parole di Giorgia Meloni sono vergognose. È comprensibile che la competizione con Vannacci renda la Presidente del Consiglio assai nervosa, ma le ricordo che ad aver giurato sulla Costituzione antifascista è anzitutto lei”, commenta il senatore del Pd Marco Meloni in una nota. “Se per inseguire l’elettorato più estremo e nostalgico intende negare le radici costitutive della Repubblica, proprio mentre celebriamo gli 80 anni dell’Assemblea costituente, dimostra di essere rimasta nell’ambiguità dalla quale del resto trae origine il suo movimento politico, simboleggiata dalla fiamma e ribadita nelle scorse settimane con la celebrazione di uno dei capi del regime di Salò come Giorgio Almirante e con l’assenza del gruppo di Fratelli d’Italia all’intitolazione a Giacomo Matteotti del banco che occupava alla Camera dei Deputati prima di essere ucciso dai fascisti. Chi rifiuta di definirsi antifascista – conclude l’esponente dem – non è degno di rappresentare l’Italia“.

“Pensa di rincorrere Vannacci con questi argomenti ridicoli”

“Con tutto quello che accade in Italia e nel mondo, Giorgia Meloni non trova di meglio da fare che parlare di una fantomatica “censura antifascista”. Pensa di rincorrere Vannacci con questi argomenti ridicoli”, sostiene dal canto suo il capogruppo M5S al Senato Luca Pirondini. “Il problema grosso è che lo fa da Presidente del Consiglio che ha giurato sulla Costituzione, che fino a quando non verrà riscritta da Meloni o Vannacci, è e rimane antifascista. Se c’è qualcuno o qualcosa che cancellava le idee degli altri, quello era proprio il fascismo. Meloni vuole passare il tempo che le resta gareggiando con Vannacci a chi sta più a destra? Sono veramente messi malissimo”.

Aggiunge un altro tassello la vicepresidente M5S Vittoria Baldino: “”La censura è incompatibile con qualsiasi società democratica”. Prendo nota Presidente”, scrive su Facebook. “Dunque immagino che lei voglia chiedere scusa ad Antonio Scurati e Serena Bortone perché nel 2024, alla vigilia del 25 aprile, Scurati voleva recitare nel programma di Bortone un monologo antifascista. Gli è stato impedito. Si chiama censura preventiva. Chieda scusa a Sigfrido Ranucci per aver tentato di mettergli il bavaglio, attraverso tagli di puntate, cambi di palinsesto e varie minacce di querele e richieste di non messa in onda dei suoi servizi da parte di esponenti della sua maggioranza. Anche questa si chiama censura preventiva e intimidazione. Chieda scusa a tutti i giornalisti che avete querelato per aver osato fare il loro mestiere: il cane da guardia del potere. So che non siete abituati ad accettare critiche, ma si chiama “censura indiretta” ed è oggetto di una direttiva europea, la direttiva SLAPP che il nostro Paese deve recepire entro l’anno. Ecco, se non concepisce, come dice, la censura, faccia ratificare questa direttiva al più presto per proteggere tante e tanti giornalisti che ogni giorno si vedono recapitare richieste di risarcimento sproporzionate da parte di suoi colleghi di governo”.

Avs: “Evidentemente la premier non è antifascista”

Per Nicola Fratoianni di Avs le dichiarazioni di Meloni sono la prova che “evidentemente non è antifascista”: “Oggi con il suo attacco alla Fiera “Più Libri Più Liberi” lo conferma ancora una volta. Dichiararsi antifascista in modo limpido e sereno non vuol dire censurare qualcun altro, ma rispettare i valori della nostra Costituzione. È ora che gli italiani si accorgano fino in fondo a chi hanno affidato in questi anni il nostro Paese: ai nipotini del Ventennio. È ora di accompagnarli gentilmente da dove sono venuti”.

“L’antifascismo è il valore fondante della nostra Costituzione e quindi della nostra democrazia”, rincara Angelo Bonelli, deputato AVS, co-portavoce di Europa Verde. “Negarlo, come ha fatto la Presidente del Consiglio con il suo post su X, significa non accettare le basi costituzionali del nostro ordinamento democratico. E questo è gravissimo. Non è un caso che quel post arrivi il giorno dopo la manifestazione scandalosa sulla cosiddetta ‘remigrazione‘, organizzata da CasaPound, Fronte Skinheads e Fortezza Europa, e a ridosso del congresso di Vannacci. Con il post di oggi Giorgia Meloni ha deciso di rincorrere il voto dell’estrema destra e fascista, e per farlo non si fa scrupoli di voltare le spalle alla nostra Costituzione e a chi ha dato la vita per consegnarci la democrazia. Ieri per le strade di Roma sono risuonati slogan inascoltabili: ‘immigrato pezzo di merda’, ‘musulmano pezzo di merda’, ‘l’antifascismo è mafia’, ‘viva il Duce’. Di fronte a tutto questo, Giorgia Meloni ha ritenuto di non dover pubblicare alcun post, alcun comunicato, alcuna parola di condanna”. Eppure oggi trova il tempo per difendere chi non vuole sottoscrivere una dichiarazione antifascista per partecipare a una fiera dell’editoria”.

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M7, l’Esa ha scelto una missione a guida Inaf

12 Giugno 2026 ore 14:18

L’annuncio è arrivato ieri da Tenerife, dov’erano riuniti i rappresentanti degli Stati membri dell’Agenzia spaziale europea per prendere decisioni di ampia portata sul futuro del programma scientifico dell’agenzia stessa: la scelta del Comitato consultivo per le scienze spaziali (Ssac, Space Science Advisory Committee) per la prossima missione di classe media – la cosiddetta M7 – è andata a Plasma Observatory, una missione la cui lead proposer è l’astrofisica Maria Federica Marcucci, ricercatrice all’Inaf Iaps di Roma.

«La missione nasce da una visione scientifica maturata nel corso degli ultimi anni grazie al contributo di una vasta comunità internazionale e consentirà di studiare per la prima volta in modo sistematico i processi fondamentali che governano il comportamento dei plasmi nello spazio attraverso osservazioni simultanee su diverse scale spaziali realizzate da una costellazione di sette satelliti», spiega Marcucci «Questa capacità osservativa multiscala senza precedenti permetterà di comprendere fenomeni fondamentali che avvengono nei plasmi che permeano l’intero universo e che hanno effetti diretti anche sull’ambiente spaziale che circonda la Terra».

Il team di Plasma Observatory. Crediti: Esa

«Come lead proposer della missione, insieme ad Alessandro Retinò (co-lead proposer) del Laboratoire de Physique des Plasmas di Parigi, e chair dello science study team», continua Marcucci, «sono particolarmente orgogliosa del ruolo svolto dalla comunità italiana e dall’Inaf durante tutte le fasi dello studio. Ricercatrici e ricercatori dell’Istituto hanno partecipato attivamente ai gruppi di lavoro che hanno contribuito a definire gli obiettivi scientifici della missione. In questo contesto, un contributo fondamentale è stato fornito dall’Università della Calabria, attraverso la partecipazione di Francesco Valentini allo science study team, sul solco di una lunga e fruttuosa collaborazione».

«Desidero inoltre sottolineare il ruolo fondamentale svolto dall’Agenzia spaziale italiana, che ha consentito alla comunità scientifica nazionale di contribuire in modo sostanziale alla maturazione scientifica e tecnologica della proposta», ricorda Marcucci. «La raccomandazione di Plasma Observatory rappresenta anche il riconoscimento di questo investimento strategico perseguito con lungimiranza e continuità, nonché della capacità dell’Italia di valorizzare le competenze maturate ed essere protagonista nei grandi programmi scientifici europei, dalla definizione delle domande scientifiche fino alla realizzazione delle tecnologie necessarie per affrontarle.

Schema del processo di selezione di una missione di classe media dell’Esa. Crediti: Esa/Atg

La proposta del Comitato consultivo dell’Esa – che si avvale di gruppi di lavoro composti da scienziati esterni specializzati in diversi ambiti  – arriva al termine di una durissima selezione: il numero delle missioni in gara, inizialmente 27, si è infatti ristretto progressivamente a cinque, poi a tre e infine, appunto, alla sola Plasma Observatory. Ora il Comitato per il programma scientifico (Spc, Science Programme Commitee) ha preso atto di questa raccomandazione e adotterà una decisione formale in merito nella prossima riunione, prevista per novembre 2026, una volta consolidati gli impegni finanziari relativi allo sviluppo della strumentazione.

 

2 giugno Festa della Repubblica che ripudia la guerra – una riflessione

3 Giugno 2026 ore 14:11

Come Movimento Nonviolento - Roma rilanciamo questa riflessione dell'amica Maria Grazia Cotugno per continuare a riflettere sull'insensatezza della parata militare che prepara le prossime guerre. Festa della Repubblica, 2 giugno 2025. Festa di pace e democrazia . Pronti per la sfilata di uomini e carri e frecce? Io no. Una sensazione di impotenza e di [...]

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Andy Diaz vince il Golden Gala di Roma con 17.59, miglior prestazione europea della stagione

6 Giugno 2026 ore 01:13

Esordio stagionale con il botto per il nostro Andy Diaz che al Golden Gala di Roma, tappa della Diamond League si conferma il numero uno al mondo lui che ha gareggiato per la 15^ volta nel circuito mondiale andando a vincere per ben nove volte e a podio per quattordici volte. Lui che aveva già vinto due edizioni (2023 e 2024) ed ora la terza di cui quella a Firenze nel 2023 dove fece il  primato italiano dopo pochi giorni dall’ottenimento della cittadinanza italiana. Ora è , insieme ad Alessandro Lambruschini, l’unico italiano ad avere conquistato tre vittorie al Golden Gala, unico triplista a conquistare per tre volte questo evento.

Il primo salto è un nullo ma al secondo salto dimostra la sua volontà di dimostrare che è lui il migliore al mondo andando a cogliere un 17,58 staccando molto lontano (ben 35 centimetri) per poi migliorarsi a 17,59 dimostrando di avere nelle gambe i 18 metri. Per lui all’esordio dopo il secondo oro mondiale, una prestazione sontuosa con il solo giamaicano Scott che gli si avvicina con 17,33.

Per Andy la miglior prestazione europea stagionale e ora pronto per i prossimi appuntamenti anche societari, lui che ha visto arrivare nella capitale oltre cento tifosi amaranto a sostenerlo.

Fuori Alfredo dal 41 bis. Presenza solidale in occasione dell’udienza al tribunale di sorveglianza (Roma, 12 giugno 2026)

31 Maggio 2026 ore 19:24
Fuori Alfredo dal 41 bis. Presenza solidale in occasione dell’udienza al tribunale di sorveglianza (Roma, 12 giugno 2026) FUORI ALFREDO DAL 41 BISPER LA SOLIDARIETÀ INTERNAZIONALE TRA GLI OPPRESSICONTRO TUTTI…
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