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La fotografia del declino italiano

3 Giugno 2026 ore 18:01

Lavoce in mezz’ora è il format di divulgazione di lavoce.info che propone conversazioni con economiste ed economisti per approfondire i principali temi del dibattito economico e sociale. In questa puntata affrontiamo la reale situazione dell’economia italiana con Guido Ascari.

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Il Partito Comunista incontra Marija Zacharova

di: PC
3 Giugno 2026 ore 17:11

Continua il lavoro internazionale del Partito Comunista.

In questi giorni la compagna Daniela Mosca è presente allo SPIEF 2026 di San Pietroburgo, uno dei più importanti forum economici internazionali.

Proprio nella giornata di oggi, la nostra compagna ha avuto modo di incontrare Marija Zacharova, Direttrice del Dipartimento Informazione e Stampa del Ministero degli Affari Esteri della Federazione Russa.

Nel corso dell’incontro, Daniela Mosca ha presentato le proposte del Partito Comunista sui temi dello sviluppo economico in un mondo multipolare, della cooperazione tra i popoli e della costruzione di un ordine internazionale fondato sulla pace, sul rispetto reciproco e sulla sovranità delle nazioni.

Il confronto internazionale e il dialogo tra i popoli restano strumenti fondamentali per costruire un futuro di pace, sviluppo condiviso e cooperazione tra gli Stati.

Lo SPIEF 2026 prosegue intanto regolarmente, nonostante il tentativo del governo di Kiev di ostacolare lo svolgimento del Forum, confermando ancora una volta la volontà di dialogo e confronto internazionale dei Paesi partecipanti.

#SPIEF2026 #SanPietroburgo #PartitoComunista #Russia #Multipolarismo #Pace #CooperazioneInternazionale #MarijaZacharova #Sovranità #DialogoTraIPopoli #PoliticaInternazionale

 

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Germania, assoluzione per la canapa: il limite di THC rispettato non può bastare a condannare

3 Giugno 2026 ore 16:21
Una decisione giudiziaria arrivata dalla Baviera potrebbe avere effetti importanti sul futuro della canapa industriale in Germania. Il Tribunale distrettuale di Amberg ha infatti assolto un commerciante accusato di aver venduto prodotti derivati dalla canapa conformi ai limiti legali di THC. Dopo la rinuncia della Procura a presentare ulteriori ricorsi, il verdetto è diventato definitivo …

Il modello ARISTOTLE: la valutazione multi-rischio delle emergenze naturali

3 Giugno 2026 ore 12:00

Gli eventi naturali pericolosi possono non verificarsi da soli. Un’area colpita da un terremoto potrebbe essere interessata da una perturbazione meteorologica, oppure il territorio potrebbe essere già stato indebolito da eventi sismici recenti. In alcuni casi, un terremoto può essere innescato da dinamiche legate all’attività dei vulcani, o lo stesso può innescare uno tsunami o altri fenomeni secondari – frane, liquefazione del suolo, variazioni del regime idrogeologico – effetti a cascata che amplificano l’impatto sulla popolazione.

È da questa consapevolezza che nasce ARISTOTLE (All Risk Integrated System TOwards Trans-boundary hoListic Early-warning – European Natural Hazards Scientific Partnership), un’iniziativa promossa dal Parlamento Europeo per colmare una lacuna fondamentale nella gestione delle emergenze: l’assenza di una valutazione scientifica autorevole e tempestiva a supporto dei sistemi di allerta precoce automatici.

Sebbene questi ultimi siano in grado di rilevare rapidamente un evento e diffondere segnalazioni, non riescono a tradurre il dato in informazioni operative perché mancano di una comprensione scientifica completa della fenomenologia in atto e dei possibili effetti a cascata. ARISTOTLE nasce quindi con l’obiettivo di integrare queste informazioni con analisi esperte multi-hazard, fornendo all’Emergency Response Coordination Centre della Commissione Europea (ERCC) un quadro interpretativo più ampio e affidabile. In questo modo è possibile supportare decisioni operative più informate, comprendere quali siano le necessità reali delle aree colpite e valutare anche i rischi a cui potrebbe essere esposto il personale dispiegato sul campo.

ARISTOTLE riunisce 23 enti scientifici e università europee con competenze nei principali tipi di rischio naturale: terremoti, tsunami, eruzioni vulcaniche, incendi boschivi, alluvioni ed eventi meteorologici estremi. Il punto di forza del progetto è aver sviluppato, nei 10 anni di operatività, metodi e strumenti per valutare più rischi contemporaneamente, tenendo conto delle loro interazioni e della loro evoluzione nel tempo.

Il sistema multi-hazard operativo di ARISTOTLE a servizio di ERCC nell’ambito del Meccanismo Unionale di Protezione Civile

L’INGV è il coordinatore del progetto, partecipa alla valutazione della pericolosità di tre dei sei rischi naturali e fa parte del gruppo di coordinamento che gestisce le attività scientifiche e operative del consorzio.

Il valore della valutazione integrata

Cosa cambia quando si valutano i rischi in modo integrato? La risposta è nella qualità delle informazioni utilizzate al momento della crisi. Un sistema multi-hazard è in grado di identificare scenari in cui eventi distinti si influenzano reciprocamente, e di supportare le decisioni di allerta e di gestione dell’emergenza attraverso un quadro completo. Tutto questo concorre inoltre a migliorare la preparazione nel lungo termine, considerando il verificarsi in contemporanea dei pericoli.

Nel contesto multi-hazard, infatti, due o più fenomeni pericolosi possono verificarsi nello stesso periodo e/o nella stessa area geografica. Questo non implica necessariamente un rapporto causa-effetto diretto. I pericoli possono essere indipendenti ma simultanei oppure influenzarsi reciprocamente. Ad esempio, piogge intense e mareggiate possono aumentare il rischio di un’alluvione costiera.

Combinazioni di fenomeni come quelli descritti possono aumentare la vulnerabilità del territorio, moltiplicando gli impatti sociali ed economici, e richiedono analisi integrate.

Compito di ARISTOTLE è trasformare per ERCC dati scientifici complessi in informazioni chiare e utili per chi deve prendere decisioni operative rapide e finalizzate quindi anche a salvare vite umane e mitigare i danni.

Come funziona ARISTOTLE?

ARISTOTLE è una sala operativa virtuale in cui si alternano 24 ore su 24, 7 giorni su 7, circa 170 esperti rappresentativi dei sei hazard attualmente monitorati. A supporto degli esperti c’è una rete di ricercatori e tecnici di oltre 23 istituzioni scientifiche di tutta Europa che garantisce informazioni puntuali, aggiornate e realistiche per un monitoraggio continuativo a scala globale.

Il team ARISTOTLE fornisce il servizio operativo in:

  • Modalità di risposta alle emergenze (ERM): in risposta al verificarsi di un evento naturale rilevante, il team si riunisce virtualmente ed effettua una valutazione multi-hazard dell’impatto dell’evento su popolazione e infrastrutture del Paese coinvolto. Entro le tre ore successive redige e invia a ERCC un rapporto dettagliato a Bruxelles;
  • Modalità operativa ordinaria (ROM): con un servizio trisettimanale di monitoraggio multi-hazard in cui redige un report di aggiornamento per ERCC degli eventi occorsi nei giorni precedenti descrivendo anche la loro evoluzione nei giorni a venire;
  • Con un servizio di science “on-demand” (SEOD) per supportare ERCC nella comprensione della fenomenologia di eventi catastrofici estremi o durante crisi particolarmente rilevanti. 

I primi dieci anni

Quest’anno ARISTOTLE compie 10 anni di operatività. Nato come progetto pilota, oggi fornisce supporto scientifico a ERCC attraverso l’analisi di centinaia di eventi naturali che hanno richiesto il coordinamento degli aiuti internazionali. Il progetto ha inoltre supportato l’ERCC anche in occasione di crisi non legate a eventi naturali, fornendo informazioni utili alle attività di intervento umanitario. 

Sintesi delle attivazioni di Aristotle durante i 4 contratti precedenti a quello attuale e suddivisa per le diverse modalità: ERM (l’emergenza per un grave evento), ROM (il report trisettimanale), STAF/SEOD (il servizio on-demand in caso di eventi complessi). 

Guardando al futuro, ARISTOTLE punta a diventare ancora più efficace, integrando altri rischi naturali come Meteorologia spaziale, siccità e ondate di calore, e nuovi strumenti di monitoraggio, per far sì che la scienza sia sempre più al servizio della società.

A cura di Giovanna Forlenza, Spina Cianetti, Licia Faenza, Giuseppe Salerno, Marco Olivieri, Valentino Lauciani del Centro ARISTOTLE.


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Quest’opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non opere derivate 4.0 Internazionale.

La perla nera dei Caraibi. Cuba: scontro di poteri sulla pelle degli oppressi

3 Giugno 2026 ore 09:00

L’ipocrita accusa del Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti emessa il 20 maggio contro Raùl Castro Ruz, generale dell’esercito e personalità tra le più rappresentative della Rivoluzione cubana, non ha soltanto i tratti dell’arroganza impunita di chi si sente forte e al di sopra del diritto, ma forse vuole anche essere un tentativo di dare un tocco di legittimità al criminale embargo che dura da decenni e alle ancor più vergognose misure coercitive che in questi ultimi mesi hanno colpito la popolazione inerme (240 da gennaio). La popolazione è stata soffocata da un feroce blocco energetico imposto dalla potenza egemone, il cui unico risultato sembra essere stato quello di aver fatto precipitare la quasi totalità delle masse lavoratrici ad un livello di quasi sussistenza, incalzate dalla pressante urgenza di reperire beni di prima necessità e dalla minaccia costante di un’aggressione armata.

Una lettura unilaterale, assai poco conforme al contesto in cui si svolsero i fatti, un’incriminazione priva di alcun valore legale (anche a prenderlo per vero) e di una giurisdizione in cui poterla applicare, vorrebbe far giustizia in merito a un episodio che nel 1996 portò all’abbattimento di due velivoli facenti capo a Brothers to the Rescue, organizzazione che opera con metodi violenti e ha sede a Miami. L’abbattimento avvenne dopo ripetuti sconfinamenti e violazioni dello spazio aereo cubano, infrazioni più volte segnalate dalle autorità dell’isola agli enti governativi statunitensi e da questi ripetutamente ignorati; sintomo, quantomeno, di una certa complicità se non di una vera e propria pianificazione e sovvenzione; una condotta, tra l’altro, che si inscrive nella lunga traiettoria costellata di attentati, sabotaggi e tentativi di aggressione che il governo degli Stati Uniti ha messo in opera da che nel gennaio del 1959 il socialismo di stato è stato imposto quale religione ufficiale. Un ultimo – per ora – atto di quella mai sopita, controversa e irrisolta questione che tiene occupati i due paesi da quasi settant’anni, ma che pure visto dalla prospettiva meramente giuridica del diritto internazionale, della Carta delle Nazioni Unite e della Convenzione di Chicago sull’Aviazione Civile Internazionale, rientrerebbe in un’azione di legittima difesa del proprio spazio aereo contro quelli che potrebbero essere interpretati come atti di “terrorismo”, che la suddetta organizzazione avrebbe messo in pratica tra il 1994 e il 1996, in barba alla stessa legislazione statunitense. Oltretutto, questa accusa arriva dopo che le forze armate Usa per mesi hanno spadroneggiato nel Mar dei Caraibi e nel Pacifico, arrivando ad uccidere quasi duecento persone e a sequestrare il presidente del Venezuela, a corollario di una dottrina che, sostenuta da un imponente apparato bellico, cerca di applicare attraverso l’imposizione unilaterale delle sanzioni, quella pressione politica ed economica i cui scopi mirano a ridefinire gli assetti geopolitici della regione. Giustificata con le parole del procuratore generale “se uccidete degli americani, vi perseguiremo. Non importa chi siate. Non importa quale carica ricopriate”, frasi che riecheggiano da tempi storici che ritenevamo oramai tramontati ma che purtroppo oggi si ripropongono con logica spietata anche ad altre latitudini (vedi Medioriente). Questa montatura extragiudiziale che agisce su un piano politico vorrebbe essere la giustificazione delle recenti imposizioni coercitive che, operando a livello economico, producono i loro effetti devastanti direttamente sui corpi delle persone. Evidentemente questa Legge dei Poteri Economici d’Emergenza Internazionale (IEEPA), che amplia sanzioni già esistenti (tra l’altro in violazione degli articoli 1, 2 e 55 della Carta delle Nazioni Unite e della risoluzione del 1992 sulla rimozione del blocco), rientra in quella nuova fase di riassetto degli equilibri della regione che Washington sembra voglia ridefinire attraverso un protagonismo deciso e un utilizzo cinico di quelle che si mostrano come le raffinate tecniche della nuova guerra ibrida: sanzioni, dazi, strangolamento finanziario, incriminazione a livello internazionale, propaganda mediatica e uso extragiudiziale della propria giustizia. Nel frattempo però, si fa ricorso anche ai vecchi metodi con la portaerei Nimitz che scorrazza indisturbata nelle acque delle Antille, in attesa di sviluppi.

Al ritorno dal suo viaggio in Vaticano, tra le cui motivazioni non espresse figurava verosimilmente la ricerca di un’intesa col mondo cattolico, ben radicato sull’isola, il segretario di stato Marco Rubio, di origini cubane, soltanto poche ore prima dell’annuncio delle sanzioni se ne usciva con un video diretto alla popolazione oramai allo stremo: “Cuba non è governata da nessuna rivoluzione, ma da GAESA, uno stato dentro lo stato, i cui benefici sono appannaggio di una piccola élite”. Questo Gruppo di Amministrazione Imprenditoriale a cui si fa riferimento, bollato come organismo cancerogeno che parassita l’economia nazionale, incolpato dei continui black out, della scarsità di combustibile, cibo e medicine, è un consorzio imprenditoriale creato negli anni ’90 con lo scopo di captare la valuta estera, che in quei frangenti cominciava ad affluire in seguito all’apertura al turismo voluta da Fidel Castro e all’introduzione della doppia moneta (pesos e dollari). Ideato dall’allora ministro della difesa Raùl Castro, tale holding ha finito per inglobare tutta una serie di attività commerciali e finanziarie che vanno dagli hotel ai centri di immersione, dai porti sportivi alle agenzie di viaggio; dal 2010 assorbe Cimex, impresa statale dei supermercati, e centinaia di stazioni di servizio, e infine diventa proprietaria della Banca Finanziaria Internazionale, una delle più grandi del paese, arrivando a controllare il 40-70% dell’economia nazionale attraverso un impero stimato, nel 2025, in 18 miliardi di dollari. Il 7 maggio l’amministrazione Trump ha inasprito ulteriormente le sanzioni contro GAESA e la sua direttrice ufficiale Ania Guillermina Lastres Morera, adducendo il pretesto della sicurezza nazionale. Mentre  il 22 l’ ICE arrestava la sorella a Miami sotto identica motivazione, cercando così di  colpire l’esercito cubano nelle sue finanze. Quanto queste misure possano incidere realmente sulla tenuta di questo conglomerato imprenditoriale resta tuttavia un mistero, data l’estrema opacità da cui è sempre stato avvolto.

Il blocco energetico ha ridotto quasi a zero un turismo già in caduta libera, mentre le rimesse dall’estero, che nel 2019 erano stimate in 3,7 miliardi di dollari, la cifra più alta mai registrata, nel 2024 si aggiravano intorno all’ 1,1 milioni, con un crollo del 43% rispetto all’anno precedente. In parallelo, Washington si dice pronta ad offrire cento milioni di dollari in aiuti umanitari, mentre Rubio esorta la popolazione affinché si decida per un cambio di regime: “Una nuova Cuba, dove qualsiasi cubano, e non solo GAESA, possa aprire una banca o un’impresa edile”. Stessa ricetta, questa volta cucinata in salsa caraibica.

Cuba vive un periodo di decadenza che, sebbene si possa far risalire al perìodo especial degli anni ’90, vede oggi una recrudescenza senza eguali che investe la gran parte della popolazione e che è sfociata in una crisi alimentare spaventosa e in un altrettanto deplorevole crisi energetica; due aspetti di uno scenario dove il reperimento dei beni di prima necessità e i ricorrenti black out segnano le modalità e i ritmi della quotidianità. Quello che si dice del capitalismo, ovvero essere la gestione pianificata della scarsità, può a buon diritto essere applicato su scala locale anche a Cuba e al suo regime, che ha saputo far tesoro in questi decenni di tecniche di governo assai raffinate, ma che oggi vede progressivamente venir meno la sua autorevolezza grazie a un risveglio, seppur timido, delle coscienze, che si traduce in certe forme di comunitarismo o di solidarietà popolare che scandiscono l’agire quotidiano; nel mentre si va affievolendo l’immagine di padre benefattore che il castrismo ha saputo dispensare lungo tutto l’arco della sua esistenza. Di contro, però, bisognerebbe considerare anche l’altro lato della medaglia, ossia il fatto che la competizione per la sopravvivenza e le diverse manifestazioni di egoismo che l’accompagnano sono andate anch’esse aumentando. Di pari passo si è inoltre avuto un incremento dell’azione repressiva dello stato e un’estensione del raggio operativo della polizia politica, che ha portato a un aumento esponenziale delle carcerazioni e all’emersione di un vero e proprio problema carcerario, con migliaia di prigionieri politici da gestire e le complesse conseguenze sociali che questo comporta, con la sensibilizzazione di interi settori sociali contro la gestione autoritaria della cosa pubblica che interdice la benché minima possibilità di una qualche riforma, seppur blanda. Lo stato ha risposto con una serie di misure a carattere sociale per sopperire alle mancanze degli strati più disagiati della popolazione insieme ad una campagna propagandistica in grande stile nel tentativo di poter recuperare quell’aura di benevolenza che l’ha sempre caratterizzato. Ma di fatto,  quello che maggiormente definisce la gestione della sovranità continua ad essere, benché in forme più dissimulate, l’amministrazione centralizzata della paura, che può contare, oltre che su un apparato repressivo tra i più efficienti, anche sulla disaffezione generalizzata e su una pressoché totale ignoranza o disconoscimento di forme elementari di organizzazione e reazione nei confronti del dispositivo dispotico imperante; un dispositivo che può fare affidamento, oltre che sull’accaparramento delle risorse economiche e finanziarie, su un progressivo spopolamento che interessa le fasce più giovani, le quali trovano nell’emigrazione la possibilità di sottrarsi ad una condizione fattasi insostenibile ma che ha portato ad un decremento demografico e a un parallelo consolidamento del conservatorismo politico. Le deboli proteste che pur saltuariamente affiorano si limitano a qualche cacerolazo urlato a gran voce ma privo di una struttura organizzativa, espressione di una disperazione ormai endemica avvolta da fatalismo e rassegnazione, comunque ben lontane da quelle grandi manifestazioni di massa che si ebbero quattro anni fa, quando sembrava che qualcosa si stesse realmente muovendo. Le proteste antigovernative dell’11 luglio 2022 partite da San Antonio de Los Baños, poco fuori l’Avana, e da Palma Soriano, nella provincia orientale di Santiago, poi dilagate nei centri principali nel giro di ventiquattro ore, che videro riversarsi nelle strade migliaia di cittadini dei settori maggiormente precarizzati della società cubana, un evento di cui non si ricordano precedenti (se non forse il cosiddetto Maleconazo, del 1994), e che hanno portato all’arresto di 1848 persone, sono state anch’esse l’espressione di una resistenza al dominio dello stato e alle varie forme di autoritarismo imperanti che intere classi, gruppi e individui hanno cercato di opporre, nella loro complessità e anche a dispetto del tentativo di cooptazione da parte di forze esterne o straniere, con il fine di rivendicare scampoli di libertà e migliori condizioni di esistenza. È stata una spinta che è giunta dalle fasce più marginalizzate della classe proletaria, quella dei lavoratori precari, a giornata, dei disoccupati e delle moltitudini  contadine che abitano le periferie delle grandi città, arrivate sull’onda di una forte migrazione interna ma sprovviste della consapevolezza di essere classe, che però non può essere caratterizzata come movimento operaio in senso stretto, mancando di organizzazione, di forme sindacali o corporative classiche, o finanche di organismi territoriali vincolati al lavoro. Rispecchiano piuttosto la disperazione dei gruppi meno abbienti, influenzati dagli effetti delle politiche governative degli ultimi decenni che hanno portato ad una estrema atomizzazione del tessuto sociale, e dalla suggestione di un modello consumistico che arriva dall’emigrazione, soprattutto statunitense. Non si può quindi parlare di forze politiche a rigor di termini, tutt’al più di forze sociali non organizzate che si scontrano con forze di polizia, queste sì estremamente organizzate,  che nella loro opera meticolosa sono riuscite a disarticolare ogni forma di dissenso e di opposizione politica nel paese, lasciando una situazione anche peggiore ed eludendo la questione e le motivazioni che ne hanno decretato l’esplosione. Il vuoto che oggi viene avvertito, l’impossibilità sperimentata di poter operare un cambio politico dall’interno, sono con buona probabilità all’origine della grande popolarità di cui attualmente gode, ovviamente in alcuni settori, Marco Rubio, insieme all’ambasciatore Mike Hammer, e spiegano in parte il senso di impotenza sociale che avvolge l’isola. Secondo un recente sondaggio effettuato da El Toque, organo indipendente locale, sembrerebbe che la maggior parte dei cubani (56% di chi vive sull’isola e il 67% di quelli della diaspora) veda di buon occhio un intervento armato statunitense, o comunque come il male minore di fronte alla fame che avanza. L’amministrazione Trump ha avuto diverse interlocuzioni negli ultimi mesi con il presidente Dìaz-Canel e il suo consiglio dei ministri, e contatti diretti con Raúl Guillermo Rodríguez Castro, nipote del vecchio dirigente e il più zelante delle sue guardie del corpo, figlio dell’ex direttore di GAESA insignito del grado di generale da Raùl Castro per meriti nella gestione dell’azienda; il “granchio”, così soprannominato per via di una deformazione alla mano, si sarebbe incontrato più volte in Messico con il segretario di stato nordamericano. Se ciò fosse confermato, se ne potrebbe dedurre che gli USA hanno scelto di trattare con gli apparati militari, almeno con i settori maggiormente orientati agli affari, piuttosto che con quelli politici, che dopo decenni di criminalizzazione del dissenso si ritrovano ora a dover negoziare con l’unico interlocutore disponibile, ossia il potere corporativo yanqui. Nonostante la frattura che attraversa le forze armate, divise tra una fazione composta da generali anziani legati alla dirigenza politica e i quadri inferiori maggiormente esposti agli effetti della crisi (chiamati con spregio fagioli e riso, in riferimento alla loro dieta), la Casa Bianca sembra disposta ad un accomodamento, concedendo a Castro il privilegio di garantire una transizione tranquilla mentre alla cupola militare di disarticolare il vecchio sistema politico facendosi garanti del nuovo ordine; una soluzione molto auspicata dalla superpotenza, che di certo non vuole casini a 144 km dalle sue coste. In questo senso è da vedere anche la visita del direttore della CIA, John Ratcliffe, avvenuta a metà maggio, che ha alimentato le voci in merito ad una eventuale tutela di Raùl, che resterebbe a margine di qualsiasi rappresaglia, e ad un possibile cambio di regime per interposta persona, come avvenuto in Venezuela. Questa soluzione soddisferebbe Trump e il suo entourage più pragmatico, che grazie ad un tocco cosmetico favorirebbe l’ingresso mascherato del capitale nordamericano, ma assai meno l’ala più oltranzista, capitanata da Rubio, che pone tra i suoi desiderata una trasformazione radicale della società. Le parole di Marcell Felipe, direttore del Museo della Diaspora Cubana di Miami, “non abbiamo lottato per 67 anni, con prigionieri e morti, per guadagnare il diritto di investire sotto le regole di un regime comunista”, sono condivise da almeno tre deputati di origine cubana del congresso a stelle e strisce. L’ansia e il timore di molti, a Cuba e nell’esilio, è quello che sia arrivato il momento, per via di una serie di fattori: le elezioni di medio termine, la presenza a breve dei mondiali di calcio, Trump nelle vesti di colui che ha portato la democrazia, la nuova configurazione degli assetti geopolitici nell’emisfero occidentale; ma soprattutto perché  il popolo cubano non ce la fa più: i bambini non vanno più a scuola, molti non hanno di che sfamarsi, diversi gli ospedali incapacitati ad operare, gli altri si fermeranno a breve; le medicine scarseggiano mentre le malattie cominciano a mietere le prime vittime, uomini e donne disperano di una situazione sentita come surreale. Sul palcoscenico della storia di questo nuovo millennio, l’eterna commedia dello scontro di poteri si rappresenta sullo sfondo della tragedia che affama e asservisce moltitudini di proletari, oppressi e assoggettati, ma non ancora piegati, a logiche a loro estranee, i cui effetti devastanti avvertono sulla propria pelle.

Massimiliano Bonvissuto

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Modena ribelle. Contro lo sciacallaggio fascista e le intimidazioni di Stato

2 Giugno 2026 ore 18:00

La settimana tra il 16 e il 23 maggio ha visto la città di Modena trasformarsi in un terreno di scontro aperto tra il fango del razzismo di Stato e la risposta militante, autorganizzata e antifascista.

Sabato 16 maggio: la tragedia e l’attivazione della macchina reazionaria

Tutto ha inizio sabato 16 maggio. All’interno dello Spazio Sociale Libera è in corso un’assemblea per discutere l’autodifesa comunitaria contro i nuovi decreti sicurezza e la svolta autoritaria del governo Meloni. All’improvviso, la riunione viene interrotta da una notizia drammatica: un’auto a forte velocità ha travolto otto persone che stavano camminando in pieno centro, in una zona pedonale frequentata quotidianamente da ognuno di noi.

La macchina dello sciacallaggio razzista e securitario si attiva istantaneamente, non appena viene resa nota l’identità del guidatore: Salim El Koudri, trentunenne nato in Italia da genitori marocchini.

I professionisti dell’odio xenofobo si fiondano sulla tragedia per strumentalizzarla. Personaggi come Roberto Vannacci e Roberto Fiore piombano immediatamente a Modena per tenere comizi improvvisati, cercando di trasformare un dramma legato al disagio o alla fatalità in un manifesto d’odio permanente.

Questo odio xenofobo, viscerale e calcolato, non è un’anomalia: è lo strumento con cui il potere divide gli sfruttati, indicando un finto nemico per nascondere i veri responsabili della miseria sociale. Contro questa violenza verbale e antropologica, che deumanizza l’individuo in base alla sua origine, non chiediamo le ipocrite “politiche di inclusione” della sinistra istituzionale. L’inclusione di Stato è solo un’assimilazione forzata nelle logiche del capitale, un modo per rendere tollerabile lo sfruttamento purché normato. Noi non vogliamo essere inclusi in questo sistema violento; vogliamo distruggerlo attraverso la solidarietà internazionalista.

I giorni successivi: la caccia alle streghe e le intimidazioni all’avvocato

Nei giorni successivi al 16 maggio, il clima in città si fa ancora più pesante. La rabbia sociale viene scientificamente deviata dai media borghesi e dai fascisti contro un unico capro espiatorio. In questo scenario di caccia alle streghe si inseriscono le pesanti pressioni e le tutele negate alla difesa legale.

L’avvocato di Salim El Koudri, che è anche lo storico legale dello Spazio Sociale Libera, diventa il bersaglio di una campagna diffamatoria e intimidatoria senza precedenti. Non si è trattato solo di attacchi sui giornali o sui social, ma di vere e proprie pressioni politiche e minacce velate volte a isolare il legale e a colpire, attraverso di lui, l’intero tessuto politico della Modena antifascista e libertaria. Un tentativo di linciaggio che dimostra come, per lo Stato e i suoi servi, il “diritto alla difesa” sia solo un paravento ipocrita, pronto a saltare non appena un caso tocca gli interessi della propaganda razzista e dell’ordine costituito.

Di fronte a questa provocazione reazionaria, la parte autoorganizzata e antifascista della città non è rimasta a guardare, rispondendo subito con la mobilitazione, un presidio immediato e la costruzione della piazza successiva.

Sabato 23 maggio: la risposta della Modena complice e solidale

Il culmine della mobilitazione si è raggiunto sabato 23 maggio, quando le strade di Modena sono state attraversate da un corteo antifascista determinato, autogestito e partecipato. Centinaia di compagne, compagni, realtà studentesche, del sindacalismo di base e singole individualità si sono date appuntamento per respingere l’odio neofascista e le logiche securitarie dello Stato che lo spalleggiano.

A differenza di chi si limita alla sterile retorica delle celebrazioni istituzionali, la piazza ha voluto ricordare che l’antifascismo a Modena ha radici profonde, che affondano nella storica e mai sopita tradizione anarchica del territorio. Dalle barricate del passato alle lotte operaie, Modena ricorda i suoi figli libertari che hanno sempre combattuto il fascismo non in nome di una legalità borghese, ma per l’emancipazione totale delle oppresse e degli oppressi.

“La risposta della Modena complice e solidale è stata chiara,” dichiarano le realtà libertarie e antifasciste promotrici. “Il fascismo e l’odio xenofobo non si combattono delegando alle istituzioni, firmando patti per l’inclusione o difendendo carte costituzionali troppo spesso tradite dal potere. Si combattono con l’organizzazione dal basso, la vigilanza militante, il mutuo soccorso e l’azione diretta nelle strade. Di fronte alla violenza strutturale di chi propone confini, espulsioni e gabbie, noi rispondiamo con il rifiuto di ogni autorità.”

La mobilitazione si è svolta in un clima di forte compattezza e fermezza, dimostrando che la memoria della resistenza anarchica e comunarda non è un cimelio da museo, ma uno strumento vivo per bloccare ogni rigurgito nostalgico e autoritario.

Nessuno spazio al fascismo, al razzismo, ai loro servitori e a chi usa l’intimidazione per tappare la bocca ai compagni. La lotta continua nelle strade, ogni giorno.

Colby Lia. USI Modena

 

 

 

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Ossessioni securitarie e repressione. Il nuovo documento antiterrorismo della Casa Bianca

2 Giugno 2026 ore 14:00

A fine maggio la Casa Bianca ha diffuso il nuovo United States Counterterrorism Strategy 2026, il documento con cui l’amministrazione statunitense definisce priorità, obiettivi e strumenti della propria politica di contrasto al terrorismo. Non è una nota tecnica per addetti ai lavori. È il testo con cui Washington dichiara quali minacce considera prioritarie e quale idea di sicurezza intende affermare dentro e fuori i propri confini.

Sono sedici pagine dense di indicazioni operative e di visione politica. Si parla di cartelli della droga, jihadismo internazionale, controllo delle frontiere, cyber-operazioni, Medio Oriente e America Latina.  Ma dentro questo testo compare anche qualcosa che merita particolare attenzione, perché riguarda direttamente il terreno del conflitto politico e sociale.

Tra le principali minacce terroristiche contro gli Stati Uniti vengono infatti indicati anche i “Violent Left-Wing Extremists, including Anarchists and Anti-Fascists”. Il documento si sofferma sul tema in modo esplicito, indicando, tra le priorità strategiche, l’identificazione e la neutralizzazione di gruppi politici definiti anti-americani, radicalmente pro-transgender e anarchici.

Vale la pena soffermarsi su queste righe. Non si tratta di una dichiarazione estemporanea né di uno slogan da comizio. Si tratta di un documento ufficiale di sicurezza nazionale. Ed è proprio questo a renderlo politicamente rilevante.

Perché quando una potenza come gli Stati Uniti inserisce esplicitamente anarchici e antifascisti dentro il perimetro della lotta al terrorismo non siamo soltanto di fronte a una scelta lessicale. Siamo davanti a un segnale politico preciso, che parla agli apparati di intelligence, alle forze di polizia, agli alleati internazionali e ai governi occidentali. Un segnale che si colloca dentro un clima più ampio, in cui il dissenso sociale e politico viene trattato sempre più spesso come una questione di ordine pubblico e sicurezza.

 

Quando il nemico politico diventa una questione di sicurezza

La storia dello Stato moderno è anche la storia della costruzione del “nemico interno”. Cambiano i tempi, i governi, i nomi. Ma il meccanismo ritorna. Di volta in volta è stato il sovversivo, il bolscevico, lo straniero indesiderabile, l’anarchico, il terrorista. Figure diverse, ricondotte però a una stessa funzione politica: indicare chi viene percepito come estraneo all’ordine e presentarlo come minaccia collettiva.

Negli ultimi venticinque anni questo processo si è concentrato soprattutto attorno alla parola “terrorismo”. Dopo l’11 settembre quella categoria ha assunto un peso enorme nel lessico politico e giuridico occidentale. In suo nome sono state approvate leggi speciali, ampliati i poteri di sorveglianza, rafforzati gli apparati di intelligence. Misure nate come eccezionali sono diventate ordinarie.

Oggi quel paradigma sembra allargarsi ancora.

Nel documento della Casa Bianca non si parla soltanto di reti jihadiste o organizzazioni armate transnazionali. Compare qualcosa di ulteriore: il conflitto sociale entra esplicitamente nel linguaggio della sicurezza nazionale. L’anarchismo, l’antifascismo militante e più in generale la radicalità politica vengono nominati come elementi di una minaccia da monitorare e neutralizzare.

Non è soltanto un passaggio lessicale. È un passaggio politico.

Quando il dissenso viene letto attraverso la categoria della sicurezza smette di essere percepito come espressione di conflitto sociale o opposizione politica e viene ricollocato dentro il campo dell’emergenza. Non più avversario politico, ma possibile fattore di destabilizzazione.

Ed è proprio qui che il confine si fa sottile. Dove finisce la repressione di comportamenti violenti e dove comincia la gestione securitaria del dissenso? È una domanda che riguarda gli Stati Uniti, ma parla molto da vicino anche all’Europa di oggi.

 

Dall’America all’Europa: lessici diversi, stessa direzione

Sarebbe troppo semplice immaginare un passaggio diretto dagli Stati Uniti all’Europa. I contesti politici sono diversi, come diverse sono le tradizioni giuridiche e istituzionali. Eppure, osservando il quadro complessivo, una tendenza comune emerge con chiarezza.

Negli Stati Uniti il linguaggio è quello della counterterrorism strategy. In Europa il vocabolario cambia: sicurezza pubblica, controllo delle frontiere, ordine urbano, contrasto all’estremismo. Le parole sono diverse, ma spesso la direzione politica appare la stessa.

Il dissenso sociale e politico viene trattato sempre meno come parte fisiologica del conflitto democratico e sempre più come questione di sicurezza. Mobilitazioni, picchetti, occupazioni e proteste vengono sottratti al terreno del confronto politico per essere ricondotti a quello dell’ordine pubblico o dell’emergenza.

Il conflitto smette così di essere letto per ciò che esprime — una frattura sociale, una rivendicazione, un bisogno — e viene tradotto nel linguaggio del rischio da contenere.

È in questo slittamento che il conflitto viene progressivamente depoliticizzato. Non lo si affronta più sul terreno sociale o politico, ma attraverso il diritto penale, gli apparati di polizia, la sorveglianza preventiva.

Il risultato è che ciò che dovrebbe aprire uno spazio di discussione viene sempre più spesso trattato come un problema di sicurezza. E il dissenso, da espressione di conflitto, diventa fattore di disordine e oggetto di controllo.

 

Il caso italiano

In Italia questo processo non nasce oggi. Ha radici profonde, ma negli ultimi anni ha trovato nuova accelerazione e nuova legittimazione politica.

Il lessico dei cosiddetti “decreti sicurezza” ha spostato progressivamente il baricentro del discorso pubblico: ciò che un tempo veniva letto sul terreno sociale o politico viene sempre più spesso tradotto in termini di sicurezza, ordine pubblico, emergenza. Il conflitto finisce così per essere raccontato non per ciò che esprime — rivendicazione, opposizione, resistenza — ma per il disturbo che produce rispetto all’ordine esistente.

Non riguarda un solo movimento. Il fenomeno è più ampio e coinvolge realtà molto diverse tra loro: migrazioni, occupazioni abitative, conflitti territoriali, picchetti operai, mobilitazioni ecologiste, reti di solidarietà.

Il punto non è soltanto l’inasprimento delle sanzioni o la repressione di singoli comportamenti. C’è qualcosa di più profondo: la costruzione di una cultura politica dell’ordine in cui chi interrompe la normalità sociale viene facilmente trasformato in problema di sicurezza.

Così il dissenso smette di apparire come espressione di un conflitto reale e viene raccontato come minaccia collettiva. Non più voce scomoda nello spazio pubblico, ma elemento da contenere, isolare, prevenire. Ed è in questo slittamento — spesso graduale, quasi impercettibile — che si misura uno dei cambiamenti politici più evidenti di questi anni.

 

Una convergenza politica che viene da lontano

Sarebbe eccessivo parlare di una regia unica. Ma è difficile non vedere, tra Stati Uniti ed Europa, una convergenza politica e culturale sempre più evidente.

Cambiano i governi, i sistemi istituzionali, i lessici. Ma il quadro generale presenta tratti comuni. La sicurezza diventa terreno privilegiato della costruzione del consenso. L’ordine viene contrapposto al conflitto, la stabilità al dissenso, il controllo alla libertà di movimento e di organizzazione. Tutto ciò che eccede il perimetro della normalità governabile tende a essere ricondotto al linguaggio della minaccia.

Su questo terreno la destra contemporanea ha costruito una parte importante della propria egemonia. Promette protezione, ma spesso produce controllo. Invoca sicurezza, ma finisce per restringere lo spazio del conflitto legittimo e allargare quello della sorveglianza. Non reprime soltanto comportamenti: ridefinisce ciò che può essere percepito come pericoloso.

Per il movimento anarchico tutto questo ha qualcosa di profondamente familiare.

Negli Stati Uniti la criminalizzazione dell’anarchismo non è una novità. La storia americana l’ha già conosciuta: dopo Haymarket, durante le Palmer Raids del 1919-1920, nel clima politico e giudiziario che accompagnò il processo e l’esecuzione di Sacco e Vanzetti. Ogni volta il meccanismo si ripresenta con forme diverse ma secondo una dinamica riconoscibile: si costruisce un’emergenza, si rafforzano gli strumenti repressivi, si amplia il perimetro del bersaglio.

E quel perimetro raramente resta confinato ai primi colpiti.

È questa la lezione che la storia continua a consegnarci. Quando il dissenso viene trasformato in questione di sicurezza non è in gioco soltanto il destino di una minoranza politica. Si restringe, poco alla volta, lo spazio di libertà di tutte e tutti.

Per questo leggere oggi con attenzione un documento come lo United States Counterterrorism Strategy 2026 non significa soffermarsi su un dettaglio della politica americana. Significa osservare una tendenza più ampia del nostro presente. Perché ciò che oggi viene nominato come minaccia può diventare domani il confine della libertà di tutte e tutti.

Totò Caggese

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Perché il mercato italiano non è pronto per avere troppe varietà di infiorescenze

1 Giugno 2026 ore 15:09
Negli ultimi mesi sembra di aver perso il conto delle nuove varietà di cannabis medica in arrivo in Italia. Proprio durante Cosmofarma Exhibition (Bologna, 8-10 maggio 2026), un’altra novità: Farmalabor ha annunciato la prossima disponibilità di 2 nuove infiorescenze importate dalla Germania, una al 22% di THC e una al 27% di THC. Quest’ultima, numeri …

Il 78% delle aziende ha già subito o sospetta incidenti legati all’IA

28 Maggio 2026 ore 13:20

A leggere il nuovo “2026 Cloud Security Report” realizzato da Check Point insieme a Cybersecurity Insiders, sembra proprio che l’adozione dell’intelligenza artificiale nelle aziende stia crescendo più rapidamente della capacità delle organizzazioni di proteggerla. Il report, basato sulle risposte di 1.042 professionisti IT e cybersecurity provenienti da organizzazioni di tutto il mondo, mostra un quadro […]

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Cannabis medica, i malati come sospettati: “Pazienti convocati in caserma in tutta Italia”

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Ha la ricetta del medico, paga la farmacia, segue la terapia prescritta. Eppure si ritrova in caserma, seduto davanti a un carabiniere che gli chiede perché assume quel farmaco, da chi lo compra, se può mostrare i documenti. Negli ultimi due mesi, in diverse regioni italiane, le forze dell’ordine hanno bussato alla porta di centinaia …

SEO poisoning e chatbot AI dirottati per un malware miner

27 Maggio 2026 ore 15:00

Le campagne di SEO poisoning non sono certo una novità nel panorama cybercriminale. Da decenni gli attaccanti manipolano i motori di ricerca per spingere siti malevoli tra i primi risultati, inducendo gli utenti a scaricare malware credendo di visitare pagine legittime. Ma una nuova campagna analizzata da Microsoft Security Blog mostra un’evoluzione particolarmente interessante del […]

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IL RUOLO DELLA LOTTA DI CLASSE OPERAIA NEL CONTESTO NAZIONALE

di: PC
27 Maggio 2026 ore 12:37

Straordinaria giornata a Gallarate sabato 23 maggio nella sede del Sindacato Generale di Classe che ha convocato una Conferenza Operaia a cui hanno partecipato avanguardie di lotta da tutta Italia.

Ero presente con altri compagni del nostro Partito per ascoltare e approfondire il rapporto con la classe operaia.

Sono stati trattati diversi temi e relazioni su luoghi specifici, ma in ognuno di essi emergeva il nesso generale che lega le lotte di queste avanguardie.

Il tema del salario, il tema della sicurezza del lavoro e il tema della guerra imperialista.

Con mio grande piacere alla fine sono stato anche invitato a portare il saluto del Partito. Ho quindi fatto emergere qualcosa che è implicito nei discorsi fatti durante la giornata, ossia il ruolo nazionale che la classe operaia svolge nel nostro Paese, così come negli altri.

Perché la rivendicazione salariale non è un tema corporativo, ma coinvolge l’interesse di sviluppo e innovazione di una nazione?

Il padronato è sempre stato bravo a demonizzare le rivendicazioni salariali in nome del superiore interesse dell’azienda. È il vecchio apologo di Menenio Agrippa, in cui lo stomaco esalta la propria funzione indispensabile rispetto alle varie membra. In realtà, vediamo che l’abbassamento della conflittualità e la costante compressione dei salari nei decenni ha fatto fare enormi passi indietro all’intera economia nazionale, in quanto la competizione rispetto ai costi non viene sviluppata attraverso innovazione e ricerca, ma solo abbassando la qualità del prodotto. i padroni si lamentano della bassa produttività italiana, di cui però sono loro gli unici responsabili e non chi esegue i lavori. Essendosi impossessati in prima persona delle leve della politica e avendo ridotto questa a mera cinghia di trasmissione dei loro diktat, tutti i governi che si sono succeduti non hanno svolto alcuna funzione dirigente. Gravissima quindi anche la corresponsabilità che portano i sindacati concertativi, avendo avallato questa tendenza che ha portato alla situazione di sottosviluppo odierna.

Perché le privatizzazioni fanno male alla società?

I lavoratori dell’ATM di Milano rappresentano un baluardo di lotta anche contro il tentativo di privatizzare una delle più antiche e prestigiose aziende italiane. La loro lotta difende non solo il loro posto di lavoro, ma il servizio pubblico per tutti i cittadini. Si osservi come, dopo avere spolpato le aziende pubbliche, in tutto il mondo occidentale si sta facendo un passo indietro. Portiamo come esempio quello delle ferrovie inglesi, privatizzate dalla Thatcher e ora al collasso. Ma la situazione di sanità, trasporti, ecc. è ormai una evidenza incontestabile. Naturalmente, solo il controllo operaio all’interno dell’azienda pubblica può garantire che essa non venga piegata a interessi clientelari.

Perché la sicurezza nelle aziende non garantisce solo i lavoratori all’interno, ma tutti i cittadini all’esterno?

In Italia 3 morti al giorno sul lavoro. E la tendenza non diminuisce. Si vedono anche casi in cui a perire sono anche i piccoli padroncini che prendono appalti sotto costo, anche da commesse pubbliche, e poi tagliano i costi nell’unico modo che la parte debole può fare, la sicurezza, un tiro di dadi sperando che vada bene. Per le grandi aziende invece impunità più totale. Ma se si taglia sulla sicurezza, vuol dire che si è tagliato anche su tutto il resto della qualità del prodotto o del servizio. E quindi è tutto il sistema che è compromesso. Sicurezza per i lavoratori, significa qualità, qualità di ciò che si produce, che si crea, barriera contro chi inquina il lavoro offrendosi sottocosto.

Perché contro la guerra?

Perché, quando si smette di produrre auto e si passa a produrre carri armati, si distrugge ricchezza e l’intera nazione ne paga le conseguenze. Non è solo furto da parte dei padroni delle aziende produttrici di armi, è saccheggio con distruzione di ricchezza. Non lasciamoci ingannare dal “keynesismo militare”, esso ha funzionato nel centro della cittadella imperialista, quando lo ha pagato tutto il resto del mondo sottomesso.

Perché la classe operaia è l’unica che può dichiararsi classe “nazionale”?

Perché è l’unica che può incarnare l’interesse generale di una nazione. Perché i suoi interessi – il salario, lo sviluppo, la sicurezza, il benessere, la pace – sono gli interessi di tutti e non di una sempre più ristretta minoranza.

Il Partito Comunista si batte perché la classe operaia riprenda la propria coscienza del proprio ruolo storico, così come lo avuto nel recente passato, al di là delle sconfitte momentanee.

 

 

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Più svapi cannabis, più guadagni: il controverso modello di Gudtrip tra startup e bitcoin

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Nel panorama delle startup tecnologiche americane sta emergendo un fenomeno che sembra uscito da un episodio di Black Mirror: fumare cannabis e ricevere ricompense in criptovalute. È questa l’idea alla base di Gudtrip, una sigaretta elettronica sviluppata dalla startup Puffpaw, che promette agli utenti premi in Bitcoin semplicemente utilizzando il dispositivo. Un modello che unisce …

L’orto delle erbe aromatiche: il modo più semplice per cambiare la cucina

25 Maggio 2026 ore 10:30
Il basilico che compri al supermercato sembra già appassire ancora pirma di arrivare a casa con la spesa, con le foglie stressate dalla catena fredda della distribuzione che probabilmente non hanno mai conosciuto la luce del sole. Se invece lo coltivi tu — anche in un vaso da venti centimetri su un davanzale esposto a …

HackerOne taglia drasticamente le ricompense dei bug bounty

21 Maggio 2026 ore 15:43

L’epoca d’oro dei bug bounty potrebbe stare entrando in una nuova fase molto più complessa. HackerOne, una delle piattaforme più importanti al mondo per la segnalazione responsabile di vulnerabilità, ha drasticamente ridotto le ricompense economiche del proprio programma Internet Bug Bounty (IBB), provocando forti reazioni nella comunità dei ricercatori di sicurezza. Secondo quanto riportato da […]

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MSHTA, lo “zombie” di IE che alimenta attacchi su Windows

19 Maggio 2026 ore 15:52

Nonostante Internet Explorer sia ormai ufficialmente morto da tempo, uno dei suoi componenti storici continua a rappresentare un serio problema di sicurezza per gli ambienti Windows moderni. Si tratta di MSHTA.exe, il Microsoft HTML Application Host, una utility legacy ancora inclusa di default nel sistema operativo e oggi sempre più sfruttata dai cybercriminali per distribuire […]

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Attacco ai router Huawei dietro blackout telecom del Lussemburgo

20 Maggio 2026 ore 16:00

Un attacco informatico basato su una vulnerabilità sconosciuta nei router enterprise di Huawei avrebbe causato nel 2025 uno dei più gravi incidenti infrastrutturali europei degli ultimi anni, provocando il collasso temporaneo dell’intera rete telecom del Lussemburgo. Secondo quanto riportato da Recorded Future News, l’incidente avrebbe coinvolto un comportamento non documentato del sistema operativo di rete […]

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NGINX Rift, rischio RCE per una falla rimasta nascosta 18 anni

14 Maggio 2026 ore 15:40

Una vulnerabilità critica rimasta nascosta per quasi due decenni sta scuotendo il mondo della sicurezza applicativa. I ricercatori di depthfirst hanno infatti identificato una falla nel modulo di rewrite di NGINX che potrebbe consentire a un attaccante remoto non autenticato di causare crash dei processi oppure, in determinate condizioni, ottenere esecuzione di codice remoto (RCE). […]

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Falso repository OpenAI su Hugging Face distribuisce malware

11 Maggio 2026 ore 15:00

La corsa all’AI sta creando nuove superfici di attacco e i cybercriminali stanno iniziando a sfruttarle con tecniche sempre più sofisticate. L’ultimo caso arriva dal mondo dei modelli open source e delle piattaforme collaborative dedicate all’intelligenza artificiale: un repository malevolo pubblicato su Hugging Face è riuscito a spacciarsi per un progetto ufficiale di OpenAI, raggiungendo […]

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Ecco il GitHub per fare di Claude un operatore OSINT avanzato

8 Maggio 2026 ore 12:03

L’intelligenza artificiale sta, ovviamente e progressivamente, cambiando anche il modo in cui vengono condotte attività di reconnaissance, threat intelligence e analisi offensiva. Accanto ai tradizionali strumenti OSINT, stanno emergendo nuovi progetti che vanno oltre la pura automazione e puntano sulla capacità di guidare i Large Language Model attraverso metodologie operative strutturate. Uno degli esempi più […]

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Corso di preparazione agli esami ministeriali

8 Febbraio 2026 ore 18:28

Riceviamo dal C.R.T.:

«Anche quest’anno il Team Formazione del C.R.T. avvierà il nuovo corso di preparazione agli esami ministeriali previsti per il prossimo autunno.»

«L’inizio delle lezioni è previsto per la seconda settimana di marzo.

Nel corso delle prime tre lezioni sarà richiesto agli interessati di effettuare l’iscrizione A.R.I. Radio Club.»

Il corso indirizzato a tutti i toscani si svolgerà online, ma chi è interessato a un corso in presenza a Livorno e chi desidera qualsiasi informazione può trovare i nostri recapiti nella pagina dei contatti di ARI Livorno.

Per tutte le informazioni vedere la pagina ufficiale.

 

 

Contest BBI 10/11 gennaio 2026

31 Dicembre 2025 ore 17:50

È stata presentata al CD la proposta di partecipare con il nominativo di Sezione IQ5LI al prossimo contest Bande Basse Italia.
Per vostra guida questa competizione si svolgerà dalle ore 13:00 UTC di sabato 10/01/2026 fino alle 12:59 UTC della domenica 11/01 nei modi SSB e CW. 
La postazione è stata reperita dal socio organizzatore nei pressi del paese del Gabbro.
Le attrezzature saranno quelle della Sezione i.e.: IC7400, alimentatore dedicato, amplificatore lineare Heatkit SB220, antenne filari e dipoli, cavi, PC, e attrezzature per la logistica.
La manifestazione è aperta a tutti coloro che abbiano il piacere di condividere esperienza radio e conviviale.
A tale proposito, chi è intenzionato ad approfondire l’argomento, può intanto rivolgersi ad Alessandro IW5ELA.
È stato programmato anche un eventuale incontro tipo briefing in sezione per il giorno 04/01/26.
Va da sé che questa manifestazione potrebbe essere la prima occasione del nuovo anno per rinfrescare le proprie esperienze e capacità operative, e un’ottima palestra per chi, invece, è ancora alle prime armi.
Con questo vi salutiamo e rinnoviamo gli auguri per un sereno 2026.

CD/CS
KOV

Caccia alla Volpe

5 Ottobre 2025 ore 09:00

Con il patrocinio e l’impegno di Roberto “baldoria” BUX, dopo una lunga pausa di ri...ri..riflessione la nostra sezione, IQ5LI, ha intenzione di organizzare nuovamente l'evento denominato "Caccia alla Volpe" che nulla ha a che vedere con inseguimenti di poveri animali e non ha nulla di sanguinario, naturalmente.
Si tratta semplicemente di "cacciare" segnali radio opportunamente nascosti su frequenze radioamatoriali.
L evento si svolgerà nell’arco di una mattinata, di domenica, il giorno 19 ottobre 2025 con partenza alle ore 9.00 (chi c'è, c’è… chi non c’è ed è arrivato tardi, peggio per lui) e terminerà alle ore 12.00 esatte.

Si fa notare che, trattandosi di un evento che si svolge su territorio comunale, e che essendo NON competitivo, ma solo goliardico e sperimentale, i partecipanti si dovranno attenere strettamente a tutto ciò che la legislatura corrente indica riguarda la circolazione stradale, diritto civile e buona educazione, per tutto il resto.
Gli equipaggi dovranno trovarsi alle 08:15/ 08:20 presso la nostra sezione ARI in via don Bosco, 7, dove saranno consegnate le buste con le indicazioni per scovare la prima volpe . Iniziando la competizione alle 09:00, i partecipanti potranno portarsi, nel frattempo, nei luoghi da loro scelti in attesa del primo segnale.
All'arrivo del/i primo/i cacciatore/i presso la prima volpe verrà accesa la seconda, su frequenza diversa ., gli equipaggi che continueranno ad arrivare alla prima, troveranno una busta numerata progressivamente in ordine all’arrivo stesso, contenente le nuove indicazioni e la frequenza del secondo segnale.
Detta busta va conservata fino al termine della caccia, al fine di dimostrare che almeno il primo obbiettivo è stato raggiunto.
Anche presso la seconda postazione si troveranno buste numerate progressivamente e queste faranno fede per la classifica finale. In caso di concorrenti scarsi……. o che, malauguratamente, non dovesse arrivane in tempo alla seconda volpe, per la classifica finale, farà fede la sequenza di arrivo alla prima ..
Di sicuro, però, confidando nella maestria e capacità dei concorrenti…siamo certi che questo non avverrà, Hi !!!
Finita la “caccia”, alle 13.00 / 13.15 ci troveremo tutti insieme presso il ristorante dove, oltre al pranzo, ci sarà la premiazione dei primi 3 equipaggi, nonché dell’…ultimo, che per punizione, pagherà il caffè all’equipaggio primo classificato (questo è scritto nel regolamento).
Alla partenza verrà consegnata e fatta firmare una dichiarazione per l’assunzione di responsabilità, che di fatto obbliga i concorrenti a rispettare il codice della strada indicandolo come unico responsabile del proprio comportamento.
Gli equipaggi devono essere necessariamente in numero minimo di almeno due persone, non obbligatoriamente tutti radioamatori, in modo da poter gestire radio e automezzo nel miglior modo possibile.

Vi preannunciamo che non ci sarà bisogno di cartografia dettagliata della città o di un navigatore satellitare, ma sicuramente è consigliabile l’uso di una buona antenna direttiva, anche di soli 3 elementi in VHF, da abbinare ad una semplice radio tipo Baofeng, in modo da trovare la direzione del segnale, oppure usare qualsiasi altra apparecchiatura a scelta dei partecipanti, che diano lo stesso risultato . E qui si scatena l'estro dell’OM, che ci farà vedere di sicuro, bizzarrie e accrocchi vari adatti allo scopo...
Si consiglia per i neo patentati o novizi per l’evento, di frequentare la sezione in modo da avere qualche consiglio dagli Oldman (uomini vecchi non Oldham hi).
Si ricorda che l’importante non e' vincere ma …..arrivare primi per avere un anno di tempo per poter cantare vittoria e sbeffeggiare gli altri equipaggi ….e un anno e' luuuuunnggooo, hi.

Per l’occasione al ristorante, sarà possibile partecipare con amici e familiari, comunicandone il numero alla la segreteria di sezione con almeno una settimana di anticipo.

Per il momento è tutto, ne parliamo in Sezione o sui social..
Grazie e buona fortuna
IQ5LI

Inaugurazione della sede sugli Scali Rosciano nel 1982

21 Settembre 2025 ore 17:44

Stamani, in sezione, abbiamo ricordato le nostre sedi passate ed è spuntato il video dell’inaugurazione della sede sugli Scali Rosciano nel 1982. L’avevamo già riproposto, ma diversi anni fa... i novices, forse non l’hanno mai visto, e forse ne vale la pena... la qualità è quella che è, visto che è stato riversato su piattaforme diverse (se non erro RVM, CDRom, supporto digitale...) ma è sintomatico di quello spirito che gli OM dovrebbero avere, come si dice oggi, di default.

Buona visione

https://youtu.be/rLgOVIY92S4?

Se vi va bene bene se no seghe

cover valerio

Radio Alice – per chi le vuol bene, solo «Alice» – è sgomberata dai Biechi Blu la sera del 12 marzo 1977. C’è chi fugge sopra i tetti, passando accanto a un’antenna da carro armato, ma qualcuno rimane, perché non si abbandona la nave, pardon, la tecnologia, all’orda nemica. Il resto è storia: «Sono entrati… Abbiamo le mani alzate… Stanno strappando il microfono…»

A dire quelle frasi è Valerio Minnella, e in questo libro racconta la sua storia. Che comincia ben prima di Alice. Quel 12 marzo, Valerio ne ha già vissute e fatte tante: ha lottato per l’obiezione di coscienza, ha tirato su una tendopoli in piazza Montecitorio, ha bruciato la cartolina di leva, è stato 300 giorni in carcere militare, ha camminato per chilometri con Franco Battiato, ha preso parte alla rivoluzione di Franco Basaglia al manicomio di Trieste… Poi le radio libere, l’arresto e di nuovo il carcere (stavolta civile), altre lotte, intuizioni, trovate, marchingegni. Perché, come si dice a Bologna, ci vuole dello sbuzzo, e Valerio ne ha da vendere. Cos’è lo sbuzzo lo spiega poi lui.

Un’autobiografia basata su tre anni di conversazioni con Wu Ming 1 e Filo Sottile, registrate, trascritte, discusse, integrate lavorando d’archivio, mixate a sei mani in una lunga jam-session. Un oggetto narrativo assemblato dialogando non stop, come nel flusso creativo di Alice. Una lettura che sorprende, come un concerto per pianoforte e orchestra di Beethoven che parte mentre la polizia irrompe.

Niente seghe, perché è sicuro che vi andrà bene.

 

Edizioni Alegre

Valerio Minnella
Wu Ming 1
Filo Sottile

Pagine: 352
ISBN: 9788832067965

 

Qui Radio Alice - il catalogo

3 Novembre 2017 ore 00:09

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E' acquistabile online  il bellissimo catalogo di 100 pagine della mostra fotografica sulla storia di Radio Alice, che ha chiuso a Bologna nel Marzo 2017 a 40 anni esatti dalla chiusura della radio.

Foto di: Enrico Scuro, Giuseppe Cannistra, Stefano Aspiranti, Fabio Pancaldi, Luciano Capelli, Luciano Nadalinii, Andrea Ruggeri, Elio Baldini, Marzia Bisognin, Emanuele Angiuli, Valeria Medica.
Testi di: Enrico Palandri, Maurizio Torrealta, Valerio Minnella, Massimo Marino, Andrea Ruggeri, Paolo Ricci, Felice Liperi, Franco Berardi (Bifo), Carlo Rovelli, Emanuele Angiuli, Roberto Grandi, Elio Baldini, Jimmy Bellafronte, Stefano Saviotti, Roberto Nanni, Claudio Lolli.

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